Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) [ Opere | Beethoven Page | Photo Gallery | Home Page] |
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Trio in sol maggiore WoO 37 per flauto, fagotto, pianoforte Pubblicato soltanto nel 1888, questo Trio è l'unico per un tale organico nella produzione beethoveniana. Fu scritto verso il 1790, e probabilmente destinato all'esecuzione casalinga della famiglia Westerholt a Bonn, ma presenta dei caratteri di virtuosità che lo rendono ancor oggi un lavoro impegnativo. Lo stile richiama la tradizione mozartiana, con temi galanti e un dialogo strumentale brillante, forse un poco esteriore e sviluppato secondo un principio di alternanza fra le parti. Brioso ed esteso è il primo movimento "Allegro", mentre piuttosto generica è la contabilità del seguente "Adagio". Il terzo movimento è un "Tema, andante con variazioni" che Beethoven affida, secondo la tecnica decorativa, ora al pianoforte (prima e quinta variazione) ora al flauto (sesta variazione), ora al fagotto (seconda variazione). E' uno dei primi cicli di variazioni composti da Beethoven. (durata 22 minuti) Trio in si bemolle maggiore op. 11 per clarinetto, violoncello, pianoforte Pubblicata nel 1798, questa è l'unica composizione che
Beethoven destinò originariamente a un trio siffatto. È una partitura che non si segnala per la particolare bellezza delle idee ma palesa già decisamente la mano sicura del suo autore, che punta all'essenzialità e alla compattezza del discorso musicale. Si tratta perciò di una pagina non estranea alla via maestra del pensiero beethoveniano. (durata 20 minuti) Serenata in re maggiore op. 25 per flauto, violino, viola Di questa Serenata, che si riallaccia idealmente a un mondo
scevro da ogni premonizione romantica, si conoscono due versioni: la prima per flauto,
violino e viola, scritta con ogni probabilità tra il 1795 e il 1796 e pubblicata nel
1802; la seconda per flauto e pianoforte, op. 41, desunta dalla precedente e pubblicata
nel 1803. Si tratta di una composizione destinata all'esecuzione familiare o
cerimoniale. Il lavoro consta di un'Entrata (in tempo "Allegro"), avviata dal flauto saltellante sui suoni dell'accordo spezzato di re maggiore; di un "Tempo ordinario d'un Menuetto" seguito da due Trii, il primo dei quali per soli archi; di una breve sezione "Molto allegro" in re minore; di un "Andante" in sol maggiore con 3 Variazioni e Coda; di un "Allegro, scherzando e vivace" sviluppato su un ritmo puntato che, intercalato da un Adagio, sbocca sul finale "Allegro, vivace e disinvolto", cui un Presto funge da chiusa. Le scritture delle 2 versioni sono praticamente identiche; in quella dell'op. 41 il pianoforte riassume, con ovvie modifiche di realizzazione, le parti degli archi. (durata 25 minuti) Quintetto in mi bemolle maggiore op. 16 per pianoforte, oboe, clarinetto, fagotto, corno Dato alle stampe nel 1801 anche in versione di Quartetto per pianoforte e archi, questo lavoro, l'unico di Beethoven per un simile organico, risale in effetti al biennio 1796-'97, lo stesso periodo della Sonata op. 7 nella stessa tonalità, per pianoforte solo. L'op. 16, pur presentandosi più tradizionale e meno introspettiva rispetto alla contemporanea Sonata, è inconfondibilmente beethoveniana per la nettezza delle tinte e per la bella asciuttezza delle strutture, che presenta anche momenti soavi e tratti affettuosi. I movimenti sono 3: un "Allegro, ma non troppo" preceduto
da un "Grave serioso", poi un "Andante cantabile" dal tema grazioso
che si presta a un'elaborazione ricca di chiaroscuri, quindi un finale "Rondò:
Allegro, ma non troppo", che conclude brillantemente la composizione. (durata 25 minuti) Quintetto in do maggiore op. 29 per 2 violini, 2 viole, violoncello Scritto tra il 1800 e il 1801, pubblicato l'anno seguente da
Breitkopf e Hartel questo è l'unico Quintetto per archi beethoveniano. Per cui lo svolgimento è fluido, dinamico, piacevolmente
espressivo, con qualche spiritosa estrosità che testimonia la disinvolta disposizione
d'animo del suo autore. (durata 34 minuti) Settimino in mi bemolle maggiore op. 20 per violino, viola, violoncello, contrabbasso, clarinetto, fagotto, corno Il caso volle che questa celebre opera cameristica, scritta
tra il 1799 e i primi mesi del 1800, si ponesse proprio sulla linea di demarcazione
estetica tra '700 e '800. Al Settimino, che raccoglie in organico quattro archi e tre fiati, non manca l'intenzione di rivelarsi quale colloquio gentile e cordiale, attraverso l'uso degli stilemi tradizionali; vi traspare l'immagine di una ricca società che gradiva soprattutto un artigianato di immediato uso e consumo. Beethoven però vivifica questa collaudata struttura generale, che aveva per modelli le Serenate, le pagine di intrattenimento di Haydn e Mozart, con una scrittura copiosa e ispirata, che sfrutta mirabilmente la timbrica strumentale, sfiorando talora l'effetto sinfonico. Questo Settimino, che fin dalla sua prima esecuzione pubblica, nell'aprile del 1800 (insieme alla Prima Sinfonia e al Primo Concerto per pianoforte e orchestra) ottenne accoglienze favorevolissime, propone una generosa articolazione dei movimenti e quadri di incantevole eleganza. Notevoli l'"Allegro con brio" iniziale, introdotto da un
"Adagio", e il seguente "Adagio cantabile". (durata 40 minuti) Ottetto in mi
bemolle magg. op. 103 per 2 oboi, 2 clarinetti, 2 corni, 2 fagotti Questa composizione per soli fiati appartiene al periodo giovanile
di Beethoven, essendo stata scritta nel 1792 per l'orchestra di fiati del principe
elettore di Bonn. Non è uno dei suoi lavori più importanti, ma è indicativo del
rapporto che intercorreva allora tra il musicista e la società dominante e del ruolo che
in essa aveva certa produzione dichiaratamente non impegnativa. |