Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) [ Opere | Beethoven Page | Photo Gallery | Home Page] |
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Quartetto in fa maggiore op. 18 n. 1 per archi L'opera 18, dedicata al principe Franz Joseph Lobkowitz, inaugura il cimento beethoveniano nel genere del quartetto per archi. Fu pubblicata nel 1801, ma la sua composizione ebbe inizio qualche anno prima, forse già a partire dal 1798. Beethoven, conscio dell'importanza dei risultati ottenuti nel
Quartetto di Mozart e dall'ancora in vita Haydn, affrontò con grande cautela la
pubblicazione dei suoi primi 6 Quartetti, facendola precedere da molte esecuzioni private
e vari aggiustamenti di scrittura. E i segni inequivocabili del suo stile personale, sebbene Haydn e
Mozart fungano da modelli di riferimento, si rivelano appena in questo lavoro, in
particolare nell'Allegro d'apertura dallo svolgimento serrato, fedele ai materiali
dell'esposizione e ai due temi di contrastante carattere che vi si presentano. D'impronta felice lo Scherzo: Allegro molto, dove spicca il centrale Trio dal tratto burlesco, e il brioso "Allegro" conclusivo. Pur figurando in catalogo numero 1, quest'opera fu il secondo Quartetto beethoveniano nel reale ordine cronologico. (durata 26 minuti) Quartetto in sol maggiore op. 18 n. 2 per archi Questo lavoro si guadagnò nel corso dell'800 l'appellativo di Quartetto dei complimenti, senza dubbio per la sua svagata, spiritosa semplicità. Ma in realtà la trama compositiva che lo caratterizza, al di là
dell'impressione superficiale, è tutt'altro che generica e gratuita, anzi è un esito
raffinatissimo e intellettualmente filtrato. E' una partitura pulsante di vita e di frizzante inventiva, in cui
qualunque accenno di manierismo va inteso come volontario parodistico. (durata 23 minuti) Quartetto in re maggiore op. 18 n. 3 per archi Catalogato come terzo, il Quartetto in re maggiore fu invece
il primo che Beethoven realizzò. Ma il fatto non ha rilevanza sul livello qualitativo
dell'opera, la quale appare, al contrario, di notevolissima ricchezza e intensità
espressiva, nonché caratterizzata da soluzioni compositive ammirevoli e originali. Il primo movimento, "Allegro", è una pagina dai temi
eleganti che assume però toni perentori e imbocca la via di arditi rapporti armonici. Breve e in forma di Scherzo è poi il nuovo "Allegro" della composizione, dove il Trio disegna veloci successioni di suoni ben ritmati cui fa seguito un conclusivo "Presto" dall'esuberanza quasi sinfonica, che chiude a sorpresa svanendo. (durata 20 minuti) Quartetto in do minore op. 18 n. 4 per archi Il luogo comune del "do minore" come tonalità
prediletta da Beethoven per rivelare il proprio istinto drammatico viene qui parzialmente
sfatato. A un'espressione più lirica e sentimentale tende invece il seguente
"Menuetto: Allegretto", immemore del tradizionale accento di danza cortigiana,
dopo il quale si pone a conclusione il brillante "Allegro" in forma di rondò
che muta poi in "Prestissimo", pagina che tuttavia resta la più debole delle 4. (durata 20 minuti) Quartetto in la maggiore op. 18 n. 5 per archi Questo Quartetto si caratterizza per la semplicità dei temi
principali a cui ricorre e per l'apparente disimpegno che la trasparenza delle soluzioni
suggerisce. Già il primo movimento, "Allegro ma non tanto", affronta
un'elaborazione vivace, anche sul piano del puro sfruttamento strumentale. Di maggiore consistenza il successivo "Andante cantatile"
in forma di tema con variazioni: le 5 variazioni sulla tenue idea fondamentale sono lievi
e decorative, ma la loro armoniosità e piacevolezza non superficiali trasmettono già un
profetico senso di completezza. (durata 25 minuti) Quartetto in si bemolle maggiore op. 18 n. 6 per archi Serena discorsività e interessanti innovazioni della sintassi si trovano a convivere in questo lavoro, l'ultimo dell'op.18. I movimenti più tradizionali sono i primi 2, un "Allegro con brio" dall'incipit pomposo ed energico a cui ha seguito un breve svolgimento e il seguente "Adagio ma non troppo", più esteso, dove il tono garbato non impedisce l'emergere di una dimensione seriosa. Il senso di instabilità ritmica con il quale si presenta il terzo
movimento, "Scherzo: Allegro", è invece frutto di una di quelle straordinarie
intuizioni del nuovo ordine beethoveniano, amabile e sorprendente. Con un tale suggerimento tematico Beethoven dà origine a una
struttura insolita, per libere associazioni di idee. (durata 24 minuti) Quartetto in fa maggiore op. 59 n. 1 per archi Nell'op. 59, pubblicata nel 1808 e comprendente 3 Quartetti, è comunemente riconosciuta la seconda maniera stilistica del maestro di Bonn nell'ambito quartettistico. In effetti qui i riverberi del '700, in varia misura riscontrabili nei precedenti Quartetti op. 18, sono completamente svaniti e la scrittura elaborata, fantasiosa, minuziosamente contrappuntistica conduce a un piano espressivo molto più astratto ma al contempo più profondamente eloquente, dove l'aspetto formale, pur fermamente stabilito e massimamente funzionale, appare quasi come una dimensione istintiva. E' una nuova misura del temperamento romantico di un Beethoven già
trentacinquenne all'epoca delle Sinfonie centrali, del Concerto per violino, della Sonata
"Appassionata", che testimonia un'aderenza straordinariamente viva e produttiva
alle più intime ragioni dell'ispirazione. I tempi sono 4: un "Allegro" di squisita liricità,
contrassegnato all'esordio da un fluente motivo affidato prima al violoncello poi al primo
violino; quindi un ampio "Allegretto vivace e sempre scherzando", dal raffinato
tono umoristico, talora celato con grazia. (durata 40 minuti) Quartetto in mi minore op. 59 n. 2 per archi Anche questo Quartetto, come gli altri 2 dedicati a
Rasumovskij, fu pubblicato nel 1808, ma scritto non oltre il 1806. Si compone di 4 movimenti: un "Allegro" di nobile
incisività, che propone per l'estensione della forma i ritornelli al termine
dell'esposizione e prima della coda. Anche qui lo sviluppo formale è determinato dalle ripetizioni: al
termine della sezione Maggiore l'indicazione è "Da capo il minore ma senza replica
ed allora ancora una volta il trio, e dopo di nuovo da capo il minore senza replica".
(durata 39 minuti) Quartetto in do maggiore op. 59 n. 3 per archi Rispetto agli altri 2 Quartetti della medesima opera, questo
in do maggiore appare subito come il meno audace, per l'impronta familiare dei temi e per
la condotta strumentale più tradizionale. Tuttavia l'istinto innovatone beethoveniano è presente e agisce a
un livello meno scoperto, con improvvise invenzioni che incrinano l'apparente serenità. Il successivo "Minuetto: Grazioso" ricrea l'incanto della
danza settecentesca con la brusca interruzione del Trio di carattere contrastante. (durata 32 minuti) Quartetto in mi bemolle maggiore op. 74 per archi Composto tra l'estate e l'autunno del 1809, contemporaneamente al Quinto Concerto per pianoforte e orchestra terminato l'anno successivo, questo decimo lavoro del genere è noto anche come "Harfen-Quartett" ("Quartetto delle arpe") per l'intenso uso del pizzicato nel primo movimento. Fu dedicato da Beethoven al principe Lobkowitz, già onorato
dall'omaggio dei Quartetti op. 18, ed è una delle due partiture isolate che si situano
tra l'op. 59 e i capolavori estremi degli anni '20. Intimo, in una forma che avvicina il rondò alla variazione, è
l'"Adagio ma non troppo", d'una cantabilità accorata. (durata 33 minuti) Quartetto in fa minore op. 95 per archi Dopo questo Quartetto dedicato al violoncellista Zmeskall von Domanowecz, trascorse più di un decennio prima che Beethoven lasciasse testimonianza della sua maturazione in quello stesso genere. L'op. 95, denominata dall'autore Quartetto serioso, scritta nel
corso del 1810 e pubblicata nel '16, può spiegare parzialmente la successiva interruzione
proprio attraverso la modernità delle soluzioni compositive. Non molto esteso è l'iniziale "Allegro con brio", pagina
di eccitazione febbrile, cui segue un pacato "Allegretto ma non troppo" dalla
pensosa elaborazione contrappuntistica, che genera episodi fugati destinati però alla
dissoluzione. Un breve "Larghetto espressivo" di poche battute conduce infine all'ultimo movimento, "Allegretto agitato", che è un'indagine tutta interiore e fremente, della quale nemmeno la coda in fa maggiore riesce a risolvere l'enigmatica inquietudine. (durata 22 minuti) Quartetto in mi bemolle maggiore op. 127 per archi Il Quartetto in mi bemolle maggiore, terminato nell'ottobre del 1824 ed eseguito per la prima volta a Vienna nel marzo dell'anno seguente, è la prima delle 3 composizioni che Beethoven compì su invito del principe di San Pietroburgo Nikolaus Galitzin. La commissione di quest'ultimo interruppe dunque il silenzio
seguito, nel genere del quartetto per archi, all'op. 95, scritta nel 1810, e condusse
Beethoven ad una delle sue più alte stagioni creative, inaugurata con la Nona sinfonia,
completata appunto all'inizio del 1824. Eloquente a tale proposito è già il movimento iniziale che si
avvia su poche decise battute in tempo "Maestoso", introduzione alla sezione
"Allegro" dal taglio cantabile ("Teneramente", indica Beethoven), la
quale ricava sempre nuove energie dalle ripresentazioni, ogni volta differenti, della
prima idea. Il seguente "Scherzando vivace" rimanda, per il suo scatto
caratteristico, alla forma dello Scherzo, ma Beethoven anche qui evita gli schemi
precostituiti e lascia emergere la sua forza estrosa, assai complessa e libera (sebbene
centralmente si possa individuare il classico Trio nel "Presto" che
sopravviene). (durata 37 minuti) Quartetto in si bemolle maggiore op. 130 per archi Fra le principali discussioni suscitate da questo Quartetto ultimo del gruppo dedicato al principe Galitzin, pubblicato nel 1827 ma completato già verso il novembre del 1825, c'è quella, sempre viva, sulla sostituzione dell'ultimo movimento attuata da Beethoven su consiglio dell'editore Artaria. Le opinioni infatti divergono a proposito della completezza assunta dall'opera nelle 2 diverse versioni: la prima, con la Grande Fuga, poi pubblicata a parte come op. 133; la seconda definitiva, con il Finale in forma di rondò, assai diverso anche come durata. In ogni caso, fu Beethoven a prendere la decisione, certo né per
favorire gli interpreti né per facilitare l'ascolto. Alla forma-sonata si riconduce, con elaborazione non convenzionale, il primo movimento, che alterna più volte brevi sezioni "Adagio ma non troppo", di nobile compostezza, ad altre più estese in tempo Allegro. Seguono un conciso "Presto", che porta l'eco gioiosa del Rondò del Concerto op. 58, quindi un "Andante con moto ma non troppo" dal tono "Poco scherzoso" (come aggiunge lo stesso Beethoven), pagina incantevole, d'intatta innocenza. Compare quindi un "Allegro assai" ("Alla danza tedesca") d'una leggerezza sognante, cui si oppone la vibrante rivelazione poetica della Cavatina: "Adagio molto espressivo", che culmina col trepido momento commentato dalla didascalia "Beklemmt" ("Angoscioso"). Liberatorio è il gagliardo "Finale: Allegro", scritto da Beethoven nel '26, pochi mesi prima della morte. (durata 33 minuti) Grande Fuga in si bemolle maggiore op. 133 per quartetto d'archi Pagina ardua questa per chiunque vi si avvicini, ma
d'impronta geniale, e governata da un'intelligenza lucidissima. E' un lavoro molto impegnativo per gli strumenti, costruito con
magnifica arte contrappuntistica. Il pezzo si sviluppa senza soluzione di continuità, con episodi ora liberi ora severi: dall'Overture alla doppia Fuga iniziale, dalle 2 fughe centrali alle invenzioni che vi si alternano con continua, strabiliante rigenerazione di materiali. È un pezzo tumultuoso, livido, raramente disteso, che soddisfa
pienamente anche il più intellettuale degli ascolti. (durata 15 minuti) Quartetto in do
diesis minore op. 131 per archi Il clima di ricerca che caratterizza la produzione beethoveniana ha, nell'espressione quartettistica, uno dei suoi punti culminanti con l'op.131. Qui il senso della forma che è rivelazione di una speculazione intellettuale, trova una soluzione senza precedenti con una progressione di movimenti ("Insieme di pezzi diversi presi qua e là", nella descrizione che ne diede l'autore presentando il lavoro all'editore Schott di Magonza) che addirittura divengono 7, secondo la numerazione originale. In realtà questa suddivisione, voluta da Beethoven, è fuorviante, perché emerge chiarissimo, sia all'ascolto che all'analisi, proprio l'intendimento contrario, che si spiega nell'organicità del progetto complessivo. Come in altri casi, Beethoven raggiunge questo obiettivo, così innovatore nella storia della composizione musicale, grazie alla sua straordinaria capacità di fondere una razionalità geniale e un'instancabile immaginazione. La sua invenzione, di un'essenzialità bruciante, inizia solenne e pacata con un "Adagio ma non troppo e molto espressivo", che si sviluppa polifonicamente come una Fuga. La tensione espressiva accumulata si scioglie sul seguente "Allegro molto vivace" dal tono spensierato. La terza sezione, "Allegro moderato", che muta in Adagio dopo sole 5 misure, fa da ponte verso il successivo "Andante ma non troppo e molto cantato" in forma di tema con variazioni. Questo movimento, il più ampio della partitura, illustra
perfettamente la duttilità del pensiero beethoveniano, di natura intima ed elevata,
espresso con una straordinaria abilità di scrittura. Concluso nel luglio del 1826, mese in cui il maestro fu drammaticamente scosso dal tentato suicidio del ventenne nipote Karl, il Quartetto, pubblicato nel 1827, fu dedicato al barone von Stutterheim, un militare che, subito dopo quel drammatico fatto, si prese cura del giovane. (durata 39 minuti) (Versione Midi 1° Parte | 2° Parte ) Concluso nell'estate del 1825, questo Quartetto è il secondo, in
ordine cronologico, dei 3 destinati al principe Galitzin. Il senso di profonda meditazione e la rigorosa purezza della portata emozionale si colgono già dal primo movimento che inizia con un tenebroso "Assai sostenuto" per poi tramutarsi in un "Allegro" dal tratto teso, inquieto, rischiarato però da una seconda idea cantabile di sapore alla Schubert. Il secondo tempo è un "Allegro non tanto" in la maggiore
che richiama l'andamento del minuetto, sfiorato però da un turbamento che si ritira solo
nell'episodio pastorale centrale. Fu scritto da Beethoven subito dopo una grave crisi di salute fisica ed ebbe la seguente didascalia: "Heiliger Dankgesang eines Genesenen, in der lydischen Tonart" ("Canzone di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito, in modo lidico"). Il modo, d'antiche radici, dà un colore arcaico alla musica, evocando sapientemente la timbrica dei cori devozionali. Ma la costruzione della pagina, in 5 parti, lascia emergere anche un romanticismo vitale che ha il senso del respiro della natura, in sublime contrappunto ai momenti di raccoglimento. L'irrompere di una sezione "Alla Marcia, assai vivace" conduce direttamente, attraverso un breve e drammatico recitativo, al conclusivo "Allegro appassionato", pervaso da un ardore struggente, incredibilmente profetico. (durata 43 minuti) ( Disponibile Versione Midi ) Scritto nel '26 e pubblicato da Schlesinger nel 1827,
quest'ultimo Quartetto per archi beethoveniano sarebbe stato in un primo momento pensato
dal suo autore con soli 3 movimenti. La concisione del lavoro, che fu dedicato da Beethoven all'amico Johann Wolfmeier, è in qualche modo sorprendente, date le grandi dimensioni dei precedenti, ma resta tuttavia un dato esclusivamente esteriore, perché vi domina ancora una volta l'asciuttezza delle idee musicali, la completezza della parabola compositiva, la coerenza intelligentemente ricercata, nonché una gran varietà - attentamente selezionata - degli atteggiamenti espressivi, attraverso cui si libera un senso molto presente di spiritualità. D'una lievità quasi settecentesca l'iniziale
"Allegretto", appena interrotta da pensosi unisoni;. Ed estremamente
caratteristico appare il seguente "Vivace", che l'eccitazione del ritmo e la
ricerca timbrica rendono impercettibilmente allucinato. L'ultimo tempo, ("Grave, ma non troppo - Allegro"), dotato di una singolare epigrafe ("Muss es sein? Es muss sein! Es muss sein!": "Deve essere così? Così deve essere!") e di un titolo altrettanto insolito ("Der schwer gefasste Entschluss", "La difficile decisione"), ha dato luogo a montagne di ipotesi interpretative ma mai a una definitiva chiarificazione. Resta il fatto che le parole, tradotte in suoni,
formano vere e proprie 4+4 "cellule melodiche" che Beethoven usa con una tecnica
magistrale. (durata 25 minuti) |