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Ludwig van Beethoven
Trii per archi (violino, viola e violoncello)

(1770 - 1827)

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La musica da camera di Ludwig van Beethoven


Trio in sol maggiore op. 9 n. 1 per violino, viola, violoncello

I Trii op. 9, sebbene siano tra i lavori meno conosciuti e pubblicamente eseguiti di Beethoven, vanno invece inclusi tra i suoi lavori ameristici più significativi e profetici.

Furono composti tra il 1796 e il 1798 e immediatamente pubblicati, dedicati in segno di riconoscenza al conte Johann Georg von Browne, legato alla corte russa che a Vienna aveva ospitato diversi concerti di musiche beethoveniane.
Benché nell'op. 9 Beethoven si avvalga d'un insieme strumentale tipicamente settecentesco, il risultato è quasi totalmente affrancato dagli stilemi della musica d'intrattenimento.
Non solo, ma emerge la consapevole ricerca di una dimensione innovatrice e di un linguaggio dinamico e propulsivo.

Questi segni tangibili d'indipendenza straodinariamente precoci e utili a comprendere i successivi sviluppi della scrittura per soli archi che si manifesterà nei Quartetti, sono numerosi anche nel primo Trio in sol maggiore.

Di notevole valore, infatti, appare il primo movimento che consta di un'introduzione, "Adagio", e di un ampio "Allegro". Altrettanto interessante il successivo "Adagio, ma non tanto, e cantabile", dove il violino ha un ruolo di primo piano, intimamente espressivo.

Leggiadro e spiritoso il seguente "Scherzo: Allegro", che sostituisce il consueto Minuetto; illuminato da un virtuosismo prorompente, quasi un moto perpetuo, il bel "Presto finale", costruito con impressionante maestria.

(durata 26 minuti)

Trio in re maggiore op. 9 n. 2 per violino, viola, violoncello

L'intuito formale e la padronanza della tecnica compositiva del giovane Beethoven assumono un rilievo indiscutibile anche in questo secondo Trio.

Valorizzazione timbrica degli strumenti, ricchezza e varietà di scrittura, considerazione del dettaglio, armonia delle proporzioni, originalità già inconfondibile dei temi trovano un'applicazione estesa, razionale, ispirata.

La struttura in 4 tempi, che costituisce anche il modello per i lavori della piena maturità, presenta un iniziale "Allegretto" assai elaborato e ricco di risorse espressive, quindi un "Andante quasi Allegretto" in re minore, pervaso da una melodiosità tenera e affettuosa.

Seguono un "Menuetto: Allegro", che elude elegantemente la caratterizzazione settecentesca di danza con una stilizzazione arguta e spiritosa, e infine un "Rondò: Allegro", dove l'amabilità del tema principale non impedisce una certa severità di toni.

(durata 25 minuti)

Trio in do minore op. 9 n. 3 per violino, viola, violoncello

La rarità d'esecuzione dei Trii op. 9 pare davvero inspiegabile al cospetto di quest'ultimo della serie, la cui concretezza e la cui profondità espressiva appaiono segni di magistrale svincolo dall'eredità settecentesca.
Forse mai chiaramente come nel Trio in do minore si manifesta l'indipendenza della scrittura per 3 strumenti da quella per 4.
Ciò fa sfumare decisamente l'ipotesi, del tutto arbitraria ma diffusa, che il trio sia una sorta di prova propedeutica al quartetto.

Tanto più che la modernità di Beethoven qui si proietta ben oltre l'op. 18, sebbene sopravvivano, naturalmente, disegni formali tradizionali.
Dei 4 movimenti che costituiscono quest'opera stupefacente, luminosa e ispirata spiccano l'iniziale "Allegro con spirito", pervaso da una grande energia, e soprattutto il seguente, "Adagio con espressione", d'una spiritualità commovente.

Seguono uno slanciato "Scherzo: Allegro molto e vivace" e il "Finale: Presto", dalla garbata vitalità.
Questo breve Trio in un movimento ("Allegretto") è di recente dominio pubblico, essendo stato edito solo nel 1955.
Si tratta di una composizione giovanile, che con ogni probabilità risale a prima del novembre 1792, data del definitivo trasferimento di Beethoven a Vienna.

La personalità dell'appena ventenne Ludwig si rivela già nella compattezza e nella sinteticità di questa pagina, nella quale predominano le tinte tenui e delicate, in un intreccio strumentale semplice e mai forzato che si presta ad un ascolto rasserenante.

(durata 4 minuti)

Serenata in re maggiore op. 8 per violino, viola, violoncello

Probabilmente composta tra il 1796 e il 1797, questa partitura si pone a cavallo fra la tradizione settecentesca e l'emancipazione del nuovo secolo.
L'organico e anche il titolo sono caratteristici del '700, proponendo l'idea della musica come intrattenimento, espressione occasionale e leggera.

S'insinua però, in queste collane di brevi pezzi, un'espressività studiata, non superficiale, che emerge anche dalla trasparenza e dalla solidità della scrittura.

Secondo la classica concezione della Serenata, anche questo lavoro è suddiviso in numerosi movimenti e si caratterizza per la presenza del medesimo tempo di Marcia a introduzione e conclusione, sorta d'ingresso e congedo come era d'uso soprattutto per i complessi di fiati all'aperto.

Alla "Marcia: Allegro" seguono un "Adagio" dalle ampie volute melodiche affidato al violino, quindi un "Minuetto: Allegretto".
D'impronta estrosa la pagina successiva, che alterna sezioni "Adagio" con altre di "Scherzo: Allegro molto", mentre un'altra concessione alla moda è l'"Allegretto alla Polacca".

Prima della ripresentazione della Marcia è inserito infine un "Andante quasi Allegretto con variazioni", che non disdegna il tono serio, riflessivo, rivelatore.
Di questa Serenata, che ottenne immediato successo, Beethoven realizzò un'elaborazione per viola e pianoforte intitolata Notturno (op. 42), pubblicata nel 1804.

(durata 27 minuti)