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Ludwig van Beethoven
Sonate per violino e pianoforte:

(1770 - 1827)

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La musica da camera di Ludwig van Beethoven


Sonata in re maggiore op. 12 n. 1 per violino e pianoforte

L'op.12, dedicata ad Antonio Salieri e pubblicata nel 1799, costituisce, anche per il suo impegno formale, il primo importante riferimento (dopo le "Variazioni su un tema di Mozart", un "Rondò" in sol maggiore ed una serie di sei "Allemande") nella produzione beethoveniana per violino e pianoforte.

Qui, in questa unione strumentale che ha il suo diretto antecedente storico in Mozart, si registra una volta di più quell'interesse così vivo e così insistente che Beethoven nutrì sempre per gli archi e per la tastiera, intesi come gli strumenti principi di una ricerca musicale che trae da ogni forma espressiva (dalla Sonata per violino o per violoncello, al Quartetto) tutte le possibili conseguenze in termini di maturazione interiore e tecnica; anche quando, apparentemente, gli esiti appaiono poco innovativi.

La Sonata in re maggiore, che, al pari delle due seguenti, trovò accoglienze ben poco incoraggianti da parte del pubblico, consta di 3 movimenti dal taglio incisivo e dalla scrittura serrata.

C'è un "Allegro con brio", che esordisce con i 2 strumenti all'unisono in un disegno ritmico vigoroso, un "Andante con moto", che propone un tema seguito da quattro variazioni (la terza in minore) interessanti ed espressive, quindi un giocoso "Allegro" in forma di rondò, aperto, alla maniera di un Concerto, da un estroverso tema affidato al solo pianoforte, al quale si alternano nello svolgimento motivi melodicamente più distesi.

(durata 22 minuti)

Sonata in la maggiore op. 12 n. 2 per violino e pianoforte

Anche in questa Sonata, composta da Beethoven verso i 28 anni, si riscontra la limpidezza di scrittura che caratterizza la precedente. La pervade però un carattere ironico e leggero che lascia un'impressione di maggiore estrosità e di un disinvolto, piacevole divagare dei motivi.

I tempi sono: "Allegro vivace", dal piglio spiritoso, "Andante, piuttosto Allegretto", dove i due strumenti dialogano in armonia, e un conclusivo "Allegro" in forma di rondo-sonata, che porta a un sereno epilogo.

(durata 18 minuti)

Sonata in mi bemolle maggiore op. 12 n. 3 per violino e pianoforte

Di ardua esecuzione, la terza Sonata dell'op.12 esprime già dalle prime battute una natura spiccatamente concertistica, dal tono brillante, realizzandosi quale sostanziosa anticipazione di capolavori a venire.

L'"Allegro con spirito" iniziale già nell'esposizione spinge il dialogo strumentale in precisi incastri d'agilità, che si rinnovano, più estesi, nello sviluppo.
L'"Adagio con molt'espressione" in do maggiore stende le frasi con intensa commozione, rivelando nella parte centrale accenti dolorosi.

Conclude la composizione un "Rondò: Allegro molto" d'accesa vitalità, il cui tema principale, d'ascendenza haydniana, possiede un brio che spesso conduce a un virtuosismo un poco manierato.

(durata 20 minuti)

Sonata in la minore op. 23 per violino e pianoforte

Dedicata al conte Moritz von Fries, la Sonata op. 23, scritta tra il 1800 ed il 1801, coeva della Seconda Sinfonia e del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra, esibisce una personalità del tutto originale rispetto alle Sonate precedenti, e per l'asciuttezza della scrittura e per l'aura di misteriosità che emana.

Si entra in argomento subito, fin dalla prima battuta del "Presto" iniziale che si svolge in una tinta espressiva cupa, rischiarata qua e là da improvvisi bagliori.
L'"Andante scherzoso, più Allegretto" in la maggiore si pone, in seguito a contrasto con una squisita leggerezza di tratto; emergono episodi fugati dalle figurazioni eleganti.

L'"Allegro molto" recupera la tonalità minore e conclude con sobrietà; una seconda idea in maggiore lascia trasparire una curiosa parentela con l'incipit dell'ultimo movimento della Sinfonia Jupiter di Mozart.

La chiusa di questo terzo tempo, che ricorre spesso al "piano" e al "pianissimo" quali indicazioni dinamiche, è sottovoce.

(durata 18 minuti)

Sonata in fa maggiore op. 24 "La primavera" per violino e pianoforte

Probabilmente la più nota nel gruppo delle prime Sonate per violino e pianoforte, l'op.24 (il cui fortunato titolo non è dovuto a Beethoven) ebbe una prima stampa come op. 23, accanto alla Sonata in la minore a cura dell'editore Mollo di Vienna, nell'ottobre del 1801.

Solo in seguito, nel 1802, per rimediare a un disguido editoriale, fu ristampata separata e con il nuovo numero d'opera.
Sebbene l'indicazione originale fosse quella di "Sonate pour le PianoForte avec un Violon", in questo quinto lavoro beethoveniano il violino ha un ruolo per nulla subordinato nei confronti della tastiera.
Inoltre la scrittura ne evidenzia le caratteristiche peculiari legando indissolubilmente il particolare timbro dello strumento alle idee musicali.

Questo carattere della Sonata si chiarisce già dall'"Allegro" iniziale, dove il violino espone un tema di semplice cantabilità, che si presta a uno sviluppo abbastanza esteso, alternandosi a un secondo motivo più ritmicamente incisivo.

Seguono un "Adagio molto espressivo" dal tono intimo e meditativo, un brevissimo "Scherzo: Allegro molto", che pare anticipare, nel vivido tratto, certi fogli d'album schumanniani, quindi un pacato ed esteso "Rondò: Allegro ma non troppo".
È la prima Sonata per violino e pianoforte strutturata in 4 movimenti.

(durata 24 minuti)

Sonata in la maggiore op. 30 n. 1 per violino e pianoforte

Con le 3 Sonate op. 30 si compie un altro passo nella scoperta tutta beethoveniana della forma e dello stile musicale, legata all'impulso dell'idea quanto al continuo perfezionamento tecnico degli strumenti, in questo caso del pianoforte, nonché della tecnica violinistica, padroneggiata da virtuosi come Rode o Kreutzer, che il maestro di Bonn conobbe.

Si tratta di lavori, diversi nei contenuti, che sostanziano l'orizzonte espressivo beethoveniano dei primi mesi del 1802, mesi cruciali, di grave crisi interiore che di lì a poco produrranno il celebre documento noto come il "Testamento di Heiligenstadt".

Di questa crisi, comunque, non si riscontra traccia nella versione definitiva di questa prima Sonata (il Finale previsto finì poi come terzo movimento della Sonata "a Kreutzer"), che si svolge in un'atmosfera di classicità rivisitata, dove in tutti e 3 i movimenti si sentono i modi di Mozart e Haydn: dall'"Allegro" iniziale, con temi quasi inafferrabili, all'"Adagio, molto espressivo", che mantiene una tinta di serenità (in re maggiore), fino al pacato, abbastanza tradizionale "Allegretto con Variazioni" (complessivamente sei, la quinta in minore).
La composizione mantiene una sua linea coerente, ma la temperatura generale è piuttosto tiepida, cosa poco comune in Beethoven.

(durata 21 minuti)

Sonata in do minore op. 30 n. 2 per violino e pianoforte

Questa Sonata di mezzo dell'op. 30 disattende completamente la formula della presentazione, per il pianoforte con accompagnamento di violino, e, anzi, appare come la più avanzata del gruppo in quanto a solidità, virtuosismo e portata intellettuale della scrittura.
Essa anticipa, in qualche modo, la Sonata "a Kreutzer", composta circa un anno più tardi (1803).

Qui la tonalità di do minore, nella quale Beethoven espresse sempre accenti intensi, eroici o patetici - dal Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra, alla Sonata op. 13, dal Quarto Quartetto op. 18 alla Quinta Sinfonia - sottolinea efficacemente l'indirizzo espressivo, che appare particolarmente deciso, senza alcuna concessione al convenzionale.
Le idee sono meticolosamente selezionate e l'elaborazione è esemplare.

Il primo movimento, "Allegro con brio", che non porta il tradizionale segno di ritornello al termine dell'esposizione, ha un tono perentorio, mentre il seguente "Adagio cantabile", in la bemolle maggiore, ne appare come il prolungamento pensoso, teso in un misterioso raccoglimento.

Rasserenante è invece il conciso "Scherzo: Allegro" in do maggiore, di baldanzosa vivacità, cui si oppone il "Finale: Allegro", che recupera il modo minore con un vigore drammatico senza precedenti.

(durata 27 minuti)

Sonata in sol maggiore op. 30 n. 3 per violino e pianoforte

Concisa ed equilibratissima nei suoi caratteri espressivi, che si succedono in armoniosa contrapposizione, la Sonata in sol maggiore è l'ultima del gruppo dedicato ad Alessandro I di Russia, pubblicato dal "Bureau d'Arts et d'industrie" di Vienna nel corso del 1803.

In essa Beethoven si avvale di una scrittura semplice ed essenziale, evitando, una volta tanto, la ricerca e la sperimentazione, per riscoprire invece spiritose agilità e placidità domestiche.

I movimenti sono 3: un "Allegro assai", d'una irruenza appena trattenuta da episodi contrappuntistici brevi e lirici, quindi un "Tempo di Minuetto, ma molto moderato e grazioso", in mi bemolle maggiore, malinconicamente effusivo, infine un "Allegro vivace", arioso e dal ritmo ininterrotto, vicino alla circolarità del moto perpetuo.

Qui il motivo principale, già accennato sul finire del tempo precedente, fiorisce di trilli e acciaccature, esprimendo una gioiosa e spensierata vitalità.
Tali caratteristiche conferiscono a questa Sonata un posto di assoluto rilievo nella produzione beethoveniana per violino e pianoforte.

(durata 18 minuti)

Sonata in la maggiore op. 47 "a Kreutzer" per violino e pianoforte

La nona Sonata per violino e pianoforte, composta quasi completamente all'inizio del 1803, fu presentata personalmente da Beethoven all'Aufgarten di Vienna nel mese di maggio, insieme al violinista mulatto George Polgreen Bridgetower.
Oggi gode di enorme popolarità e si può considerare la preferita del pubblico e degli interpreti.
Si tratta di un'opera dalla struttura studiatissima e dai temi pregnanti, ben definiti, d'un fascino inconfondibile, le cui ampie dimensioni, eccezionali per l'epoca, non ne hanno per nulla frenato la diffusione.

Effettivamente, si stampa nella memoria con la naturalezza delle cose perfette, sebbene sia tutt'altro che semplice sotto il profilo compositivo.
I virtuosi da sempre la prediligono anche per le opportunità che concede ai fini del puro spettacolo, dato il suo grande impegno emotivo e tecnico, sia per il violinista che per il pianista.

Al di là delle motivazioni più esteriori, questa Sonata è di notevole modernità, sia per il rapporto paritario tra i 2 strumenti, con punte di elevata difficoltà ("Sonata per il Pianoforte e un Violino obbligato, scritta in uno stile molto concertante, quasi come d'un concerto", aveva indicato lo stesso Beethoven) sia per la densità strutturale che non viene mai meno, nonostante i limiti d'estensione dei singoli tempi (soprattutto il primo) siano tali da poter diluire la tensione degli svolgimenti.

Incisivo e potente si presenta il movimento d'apertura, dove l'introduzione "Adagio sostenuto" prepara lo scatenarsi del "Presto" impetuoso ed eroico, in cui trovano spazio pensosi ripiegamenti.
Al respiro sinfonico di questa pagina fa seguito poi un "Andante con variazioni" dal tono sdrammatizzante e dalla grazia leggermente irrequieta.
Una poeticità astratta, precorritrice di successive conquiste fa la sua comparsa nell'episodio che segue la quarta variazione e che conclude il movimento.

Con un guizzante ritmo di tarantella si sviluppa invece il "Finale: Presto" (che secondo un precedente piano avrebbe dovuto concludere l'op. 30 n. 1), in cui si inseriscono brevi momenti contemplativi sempre interrotti da animate riprese.

La Sonata op. 47, originariamente scritta per Bridgetower, in seguito a qualche screzio mai ben chiarito, cambiò destinatario. L'edizione stampata nel 1805 da Simrock recava la dedica al celebre strumentista Rudolph Kreutzer (1766-1831), il quale, ironia della sorte, non l'apprezzò.

(durata 42 minuti)

Sonata in sol maggiore op. 96 per violino e pianoforte

A 42 anni Beethoven pose termine al ciclo delle Sonate per violino e pianoforte con questo decimo lavoro, quasi 10 anni dopo l'op. 47.

Non è certo in base a un disegno premeditato che in seguito il maestro tedesco abbandonò questo genere di composizione, ma sta di fatto che, per una di quelle fatali coincidenze che caratterizzano tutta la produzione beethoveniana, quest'ultima esperienza sonatistica si fa portatrice di un messaggio riassuntivo e in qualche modo definitivo, che si traduce in una scrittura sapiente, in una maturità pacata e profonda che nobilita armoniosamente tutti e 4 i movimenti della partitura.

Completamente immerso in questo clima di serena saggezza è il primo tempo, "Allegro moderato", che si affida subito a un breve inciso del violino solo, da cui prende corpo una trama salda e trasparente, elegante ma non superficiale.
Abbiamo poi un "Adagio espressivo", in mi bemolle maggiore, di una dolcezza sussurrata, liricamente sospesa, da cui sgorga quasi per incanto l'agile "Scherzo: Allegro".

Il conclusivo movimento "Poco Allegretto" prende spunto da un motivo popolare viennese, di ingenua semplicità, che presto si trasforma in un saggio dell'abilità compositiva beethoveniana e della concretezza del suo pensiero: nel suo svolgimento, in forma di variazioni, spicca per trasfigurazione poetica l'"Adagio espressivo".

Più tradizionale l'epilogo vero e proprio, che rallenta il movimento, "Poco Adagio", per introdurre le ultime battute in tempo "Presto". Composta nel 1812 per il violinista francese Pierre Rode, che la eseguì in un concerto privato alla fine dello stesso anno, questa Sonata fu pubblicata qualche tempo dopo, nel 1816, con dedica all'arciduca Rodolfo d'Austria.

(durata 29 minuti)