| Biografie Compositori - Languages - | ||
Pierre Boulez
[ La Vita | Opere principali | Photo Gallery | |
|
![]()
Pierre Boulez è nato a Montbrison (il 25 marzo 1925), compositore e direttore d'orchestra francese. Inizialmente Boulez si orienta verso gli studi scientifici, frequentando il Politecnico, ma la musica diventa il suo impegno fondamentale. Studia con O. Messiaen al conservatorio e nel 1945 ottiene il primo premio di armonia.Negli anni seguenti perfeziona la sua preparazione studiando tecnica seriale e dodecafonia con R. Leibowitz e aprendosi alla musica concreta con P. Schaeffer presso la Radio Francese. In breve diventa uno dei più prestigiosi direttori d'orchestra del nostro tempo facendosi notare sia nei concerti, sia negli spettacoli teatrali. E sua la prima rappresentazione francese del "Wozzeck" di Berg nel 1963, come sue sono le importanti realizzazioni a Bayreuth delle opere di Wagner "Parsifal" nel 1966 e del "Ring" nel 1976, e poi la versione completa di "Lulu" di Berg all'Opèra di Parigi nel 1979.A questa importante carriera concertistica, Boulez affianca l'impegno di divulgatore e di insegnante: dal 1974 dirige l'IRCAM (Institut de Recherche et de Coordination Acoustique/Musique) al Centre Beaubourg di Parigi e nel 1976 viene istituita per lui presso il Collège de France la cattedra di invenzione tecnica e linguaggio musicale. I nuovi criteri di invenzione sono anche il fulcro di tutta l'opera di Boulez compositore: si afferma pienamente a Darmstadt con l'esecuzione di "Polyphonie X" del 1951. Si tratta di un saggio di serialismo totale, che traduce in pratica quanto teorizzava Leibowitz e quanto Boulez stesso scrive nei suoi articoli e nei suoi saggi dell'epoca. Egli attacca Schönberg, nel famoso saggio "Schönberg est mort" del 1952, perché secondo il Nostro - l'inventore della dodecafonia non ha saputo recidere fino in fondo le nervature del comporre tonale. A Schönberg Boulez preferisce Webern e attenendosi ai modelli di quest'ultimo sviluppa dal serialismo "la funzione generatrice di tutti gli aspetti dell'opera" e lo fa così diventare il principio organizzativo assoluto.Il lavoro, teorico e pratico, di Boulez è incessante: la scoperta della musica concreta lo affascina e lo stimola notevolmente. Non vi aderisce totalmente, così come non aderirà che parzialmente alla musica elettronica, ma il contatto intenso basta per far nascere lavori importantissimi. Primo fra tutti quello che è considerato il capolavoro di Boulez, "Le marteau sans martre" per contralto e 6 strumenti del 1954. Sul testo surrealista di Renè Char, Boulez compone una delle opere più significative dell'intero dopoguerra. La sua concezione estetica e le dimensioni sonore non hanno più i riferimenti all'ideale weberniano, ma si avvicinano alla sensibilità di Stravinskij.Furia ritmica e apertura alla realtà sonora extraeuropea (l'organico cameristico include strumenti orientali): Boulez allarga il suo orizzonte sonoro non per rifugiarsi nell'esotismo, ma per sganciarsi da un mondo musicale sclerotizzato. In questo senso è importantissima un'altra opera, "Pli selon pli" (1958-1960), vera e propria "work in progress", divisa in 5 pezzi autonomi per soprano e strumenti. Boulez è qui sul terreno della "forma aperta" e dell'"alea controllata", dove l'interprete può scegliere solo tra ipotesi casuali ben definite. Ma la sperimentazione continua con altri importanti lavori: nel 1981, con "Rèpons", Boulez fa per la prima volta uso del sistema digitale 4x dell'IRCAM, che trasforma il suono di 6 solisti in dialogo con un'orchestra di 24 strumenti. La sua produzione compositiva viene in seguito a cessare, e così si dedicherà esclusivamente alla direzione dorchestra, occupando una posizione di rilievo mondiale allinterno di tale disciplina. |
| The most important works of P. Boulez |