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Johannes Brahms
Composizioni per pianoforte
a 4 mani e 2 pianoforti

(1833 - 1897)

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La musica da camera di Johannes Brahms


Danze ungheresi, per pianoforte a 4 mani


(Versione Midi danze numero: 1 | 2 | 3 | 6 | 7 )

Le Danze ungheresi sono curiosamente legate ad una polemica su un caso di "spionaggio artistico" che all'epoca fece scalpore. Il movente lo diede lo stesso Brahms, "limitandosi" a fornire nuova veste a materiali popolari di dominio comune.
Il che autorizzò Eduard Remény, un violinista ungherese con il quale Brahms condusse una discreta attività concertistica in gioventù, ad accusarlo di avergli addirittura trafugato note personali.

Nel litigio intervenne Joseph Joachim, che scrisse:

"Le inimicizie provocate dalle Danze ungheresi sono addirittura infantili e ridicole. Prima di tutto Brahms ha scritto chiaramente, accanto al titolo, "messe in musica", e poi erano note a tutti, erano quindi patrimonio comune.
Da Reményi, Brahms ha certo preso qualcosa: ambedue erano amanti della musica ungherese quando li vidi a casa mia nel 1853. Ma Brahms era un raccoglitore così diligente e un così vasto conoscitore da non aver certo bisogno di quel magiaro disordinato.
Nei fascicoli 30 e 40 ci sono alcune invenzioni proprie di Brahms, e queste aggiunte si devono al desiderio dell'editore, al fine di poter meglio proteggere le sue elaborazioni da edizioni pirata: ritengo dunque i numeri 11, 14, 16 perfettamente originali".

Le Danze ungheresi, ulteriore esempio di un interesse che già aveva avuto precedenti in Schubert e Weber oltre che nel contemporaneo Liszt (tutti incuriositi dal repertorio popolare o meglio tzigano ungherese), ottennero un successo eccezionale.
21 in tutto, furono pubblicate nella versione originale a quattro mani dall'editore Simrock di Amburgo in 2 occasioni successive.

Nel 1869 (le prime 10 suddivise in 2 quaderni) e nel 1880 (in altri 2 quaderni contenenti rispettivamente 6 e 5 danze). Si presentano in una scrittura sostanzialmente brillante, alternando, con un gioco di contrasti accattivante, sezioni vivaci a altre più tranquille, sulla traccia di invenzioni melodiche dalla personalità inconfondibile, che restituiscono il folclore in termini nobilitanti, pur senza snaturarlo.

3 di esse furono trascritte per orchestra nel 1874, mentre una versione dei primi 10 numeri, versione per pianoforte a 2 mani, fu approntata nel corso del 1872 e pubblicata dall'editore Simrock di Berlino, nello stesso anno.

(durata 55 minuti)

Liebeslieder Valzer op. 52/a per pianoforte a 4 mani
Liebeslieder Valzer op. 65/a, per pianoforte a 4 mani

Queste 2 serie di brevi e affascinanti composizioni rappresentano l'adattamento per pianoforte a 4 mani di lavori nati per quartetto vocale e pianoforte a 4 mani.
La versione strumentale rimanda quindi immediatamente alla stesura con voci.

Questi lavori, che con ogni probabilità servirono a Brahms per colmare un'esigenza di mercato, sono tuttavia di ascolto godibilissimo, unendo la brillantezza o la soavità della danza, tratteggiata con gusto raffinatissimo, con l'affettuosità e il calore dell'espressione.

I "Liebeslieder" ("Canti d'amore"), le cui 2 serie raccolgono rispettivamente 18 e 15 numeri, furono pubblicati in questa veste dall'editore Simrock di Berlino nel 1869 e nel 1877.
La spontanea ispirazione che sorregge queste pagine le rese in breve tempo popolarissime.

(durata: 20 minuti op. 52/a, e 17 minuti op. 65/a)

Valzer (16) op. 39 per pianoforte a 4 mani

Questi "16 piccoli valzer innocenti in forma schubertiana" - così li defini lo stesso Brahms - scritti nel 1865 costituiscono la seconda opera per pianoforte a 4 mani del maestro amburghese.

Sono lavori di limitatissime dimensioni, strutturalmente molto simili l'uno all'altro, eppure incantevoli nella loro semplicità salottiera. Sono Valzer di tenera luminosità, che si adattano facilmente al consumo familiare e alla piccola sala da concerto.
Le principali differenze fra i brani stanno nell'articolazione dei particolari, nel colore delle tonalità, nello stacco dei tempi.

E' una deliziosa raccolta che va suonata e ascoltata nel suo insieme. Fu dedicata dall'autore al celebre critico musicale Eduard Hanslick.
4 anni più tardi ne fu approntata una nuova versione per pianoforte solo.

(durata 17 minuti)

Variazioni in mi bemolle maggiore su un tema di Schumann op. 23 per pianoforte a 4 mani

Queste Variazioni poco note e poco eseguite risalgono, come si desume dal numero d'opera, allo stesso periodo delle celebri Variazioni su un tema di Haendel op. 24, per pianoforte solo.

Ispirata dal solenne riserbo del tema di Schumann, l'intenzione commemorativa di Brahms nei confronti del venerato maestro si esprime con la soluzione del 4 mani in questa pagina, datata 1861, di notevole e raccolta bellezza.

Consta di 10 variazioni di mutevole carattere, dove la razionale e profonda elaborazione porta ad una vera e propria indipendenza di linguaggio.
Il tema, che Schumann compose nel '54 sull'emozione di un delirio notturno, definendolo un messaggio angelico di Mendelssohn e Schubert, ritorna nell'ultima variazione su un ritmo "Molto moderato, alla marcia".

(durata 17 minuti)

Sonata in fa minore op. 34b per 2 pianoforti

La lettera "b" accanto al numero d'opera indurrebbe a credere che questa Sonata costituisca una soluzione successiva al Quintetto con pianoforte op. 34.

La posizione di rincalzo nel catalogo si spiega invece con l'anno di pubblicazione, il 1872.
In realtà questa per 2 pianoforti fu la prima alternativa sperimentata da Brahms dopo la prova insoddisfacente del Quintetto per archi. Le radici di questa scelta vanno cercate nella natura della formazione musicale brahmsiana, innanzitutto pianistica.

Questa stesura, dalle sonorità massicce, sfrutta anche le possibilità esibizionistiche dello strumento, evidenziando le doti tecniche degli esecutori e l'esigenza del loro sincronismo, valutabile come dote di bravura.

La Sonata in fa minore, presentata a Vienna nell'aprile del 1864 da Brahms e Tausig e successivamente eseguita anche da Clara Schumann, in duo ora con Herrnann Levi, ora con Brahms stesso, fu dedicata alla principessa Anna d'Assia, la quale ricambiò la gentilezza donando a Brahms il manoscritto della Sinfonia K. 550 di Mozart.

(durata 44 minuti)

Variazioni in si bemolle maggiore su un tema di Haydn op. 56b per 2 pianoforti


( Disponibile Versione Midi )

Diversamente da altre opere trascritte a fini divulgativi o commerciali, la versione per 2 pianoforti di queste Variazioni non è da intendersi come riduttiva rispetto a quella, notissima, per orchestra.
Si tratta, infatti, di una vera e propria stesura alternativa, o, meglio, complementare.

Là si riscontra un dato espressivo approfondito dalla tavolozza timbrica, una ricerca di scrittura sinfonica, qui è più evidente l'aspetto intellettuale, la nuda tecnica variazionistica che si scompone tra le 2 tastiere con limpida essenzialità.

Il tema attribuito ad Haydn, estratto da un "Divertimento" per fiati del 1784, è noto come "Corale di S. Antonio" e rivela un'origine celebrativa.
Forse però le radici di questo motivo sono ancor più antiche e rimandano al repertorio luterano.

Comunque sia, Brahms, tra il 1870, anno in cui conobbe e annotò il tema, ed il 1873, ne indagò le potenzialità costruttive, giungendo all'elaborazione di 8 Variazioni più un "Finale in forma di passacaglia".
Questa composizione presenta innumerevoli aspetti interessanti, ma oltre all'esercizio tecnico, risalta l'armoniosità complessiva, il chiaro proposito di individuare nel succedersi dei vari quadri un percorso psichico-emozionale compiuto.

Stese forse contemporaneamente nelle 2 versioni, le Variazioni furono date in prima esecuzione nel novembre 1873 (per orchestra) e nel marzo 1874 (per 2 pianoforti).

(durata 17 minuti)

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -