Johannes Brahms
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Quartetto in do minore op. 51 n. 1 per archi Per un maestro che, per tutto il corso della sua vita, trovò nella
musica da camera una costante forma espressiva, 3 Quartetti per archi non sono molti. I Quartetti per archi, tradizionalmente di atmosfera più speculativa, conducono invece in una dimensione differente, dove si consumano esperienze più severe ed ardite, nate da un confronto intellettuale con la storia. Se è vero che Brahms trasmise il senso di un'attualità vissuta con la forza della coscienza artistica - attraverso il confronto con il passato e la fiducia in un ideale di progresso logico e raziocinante - ebbene, quest'attualità è ben documentata proprio dai Quartetti. Può a tal riguardo essere indicativo il fatto che l'autore attese
ben 7 anni prima di dare alla stampa il Quartetto in do minore che fu preceduto da
parecchi esperimenti. In essa Brahms ricorre ai procedimenti compositivi più sapienti,
scegliendo temi strettamente imparentati e derivati fra loro di modo che ogni idea
acquisti giustificazione e necessità. I suoi motivi subiscono reimpieghi e trasformazioni nel corso dei
movimenti seguenti, come veri e propri materiali da costruzione. La Romanza ("Poco
adagio"), breve, esordisce sul ritmo puntato. (durata 28 minuti) Quartetto op. 51 n. 2 in la minore per archi Pubblicato nel 1873, contemporaneamente al Quartetto in do minore, da Simrock di Berlino, questa opera richiama, per eleganza e leggerezza di tratti, un'altra, ben diversa, età creativa. In effetti, mentre sul primo Quartetto grava una cupa drammaticità
quasi ossessiva, in questa seconda prova per archi domina una serenità che già dal primo
movimento crea il clima di intima tenerezza che pervade poi tutta l'opera. Queste caratteristiche creative apparterranno ancor più compiutamente al Brahms degli ultimi anni, segnando un inequivocabile traguardo della maturità nei lavori brevi per pianoforte solo e per insiemi cameristici. Il Quartetto in la minore, in 4 movimenti, si apre con un "Allegro non troppo" che presenta subito la traduzione musicale del motto "Frei aber einsam" ("Libero ma solo", con i suoni "la, fa, mi", secondo un'abitudine tipica di Schumann), sviluppandosi successivamente in sonorità contenute, mai oltre il "forte", con un "Grazioso ed animato" secondo tema che ricorda lontanamente l'incipit celebre della prima Danza ungherese in sol minore. Il secondo tempo è un "Andante moderato", dolcemente lirico, caratterizzato da una sezione mediana più vibrante e da un cambio di tonalità temporaneo che evidenzia il riaffermarsi di quella d'impianto, la maggiore. Originale il terzo movimento "Quasi minuetto moderato" in
cui l'atteggiamento danzante non compare che come flebile ombra. Uno spiritoso
"Allegretto vivace" si inserisce a sorpresa come elemento di contrasto. (durata 32 minuti) Quartetto in si bemolle maggiore op. 67 per archi Questo terzo ed ultimo Quartetto per archi, fu composto nel
1875 e conferma la non casualità del nuovo orientamento con cui Brahms conclude la sua
esperienza quartettistica, configurando tutto un ripensamento dell'età classica. La nettezza dei temi, la trasparenza e la leggerezza della trama, a volte anche l'impronta spiritosa e la distensione melodica, riportano alla civiltà viennese di Haydn e Beethoven, rivissute dalla sensibilità e dall'intelligenza brahmsiana che la depura da qualsiasi tentazione nostalgica ed eroica. Il risultato è una partitura limpida, asciutta, senza retorica,
pulsante di vita e orientata ad una comunicativa gentile e immediata. I tempi sono 4: un
"Vivace" dal tono neoclassico, un "Andante" più flessuoso, un
"Agitato" dal palpito romantico e un "Poco Allegretto con Variazioni"
di grande acutezza costruttiva. (durata 34 minuti) Quartetto in sol minore op. 25 per pianoforte e archi Questo lavoro, scritto da un Brahms non ancora trentenne, è
il primo dei 3 concepiti per l'organico di violino, viola, violoncello e pianoforte. La presentazione pubblica, dopo un'altra tappa privata nella dimora di Julius Epstein (pianista che si ricorda anche come maestro di Mahler) nel novembre 1862, riscosse immediato successo, nonostante le riserve esternate dall'amico Joachim. Qui le idee, non si impongono ovunque per forza illustrativa, ma si
prestano piuttosto ad un'elaborazione analitica che ingigantisce i materiali, pur senza
privare la struttura di compattezza. I movimenti sono 4: apre la composizione un "Allegro", seguito da un "Intermezzo con Trio", un "Andante con moto" e un "Rondò alla zingarese" che chiude il cerchio, attuando in senso positivo quella mescolanza di ceppi linguistici che è cosi spesso riconoscibile nelle esperienze dell'800. La scrittura presenta un ampio ventaglio di combinazioni, dal
crepuscolare Intermezzo allo scatenato Finale, mentre la densità del materiale richiama
un'impronta sinfonica. (durata 40 minuti) Quartetto in la maggiore op. 26 per pianoforte e archi Questo Quartetto, gemello dell'op. 25, contribuì a far conoscere Brahms nell'ambiente viennese e rientra tra gli esiti di quell'atteggiamento sperimentale e autocritico che portò il maestro amburghese a contatto con le più disparate forme espressive. Al Quartetto con pianoforte pervenne, dopo un Trio e un Sestetto,
con 2 partiture scritte per lo stesso organico che presentò al pubblico, a distanza di
pochi giorni l'una dall'altra, nel novembre del 1862, con lui stesso come pianista insieme
ai membri del quartetto Hellmesberger. Rivela una straordinaria indagine del materiale tematico, che si espande con organizzazione altamente razionale, talora a scapito della spontaneità dell'insieme, come a tratti, nel primo movimento, "Allegro non troppo", logicamente ineccepibile anche se dai motivi vagamente convenzionali. Segue un bellissimo "Poco Adagio" in mi maggiore, che si delinea con il momento centrale dell'opera. Qui viene evocato infatti con poetico abbandono un clima fantastico
e rarefatto, tenero ed errabondo. (durata 50 minuti) Quartetto in do minore op. 60 per pianoforte e archi Pubblicato tardivamente, nel 1875, dall'editore Simrock di
Berlino, il Quartetto in do minore, terzo ed ultimo della serie, in realtà rigenera
materiali giovanili, risalenti, pare, almeno al 1856, anno cruciale segnato dalla morte
precoce di Schumann. Tuttavia raggiunse esiti altissimi, di grande equilibrio tra essenzialità di scrittura ed eloquenza espressiva. L'atmosfera predominante è tesa, drammatica, dolorosamente intensa. Lo stesso Brahms in più occasioni ebbe a segnalare l'analogia di
caratteri tra la sua musica e il romanzo goethiano ove si narra l'amore impossibile di un
giovane per una donna sentimentalmente impegnata, conclusosi col suicidio ("I dolori
del giovane Werther"). I movimenti di questo Quartetto, vibrante di emozioni, sono 4: un
"Allegro non troppo", cupo e ansimante, uno "Scherzo: Allegro" di
incredibile vigore, quindi un "Andante" in mi maggiore, lieve e teneramente
affettuoso, di contrasto, e un "Finale: Allegro comodo" in forma-sonata, dal
tono appassionato, ora tormentato da un'angoscia che si stempera nella serenità la
conclusione. (durata 34 min.) |