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Johannes Brahms
Tutti i Quintetti e Sestetti:

(1833 - 1897)

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La musica da camera di Johannes Brahms


Quintetto in fa maggiore op. 88 per 2 violini, 2 viole, violoncello

Nel 1882 in Brahms si risvegliò l'interesse per il quintetto d'archi, 20 anni dopo un tentativo abbozzato per una formazione con 2 violoncelli ma concretizzatosi poi in qualcosa di totalmente diverso, ossia nell'op. 34 con pianoforte.

In questo nuovo lavoro Brahms optò per il raddoppio della viola orientandosi verso un suono più opalescente che gli permettesse di esprimere con maggiore chiarezza e con leggerezza di tratto.
Questo organico in effetti si dimostrò perfettamente adeguato al suo stile e al carattere delle sue idee musicali, d'un lirismo intimo e gentile, riservato e fresco.

Questo primo Quintetto meritò l'appellativo di "Fruehlingsquintett" e fu apprezzato da Clara Schumann e persino da Hugo Wolf, che non nascose mai l'avversione per molta musica di Brahms.
Particolarmente notevoli i primi 2 movimenti.
Risaltano dapprima i temi affettuosi dell'"Allegro non troppo, ma con brio", quindi il tono contenuto e quasi sognante del secondo movimento che presenta una struttura in 5 sezioni.

Un "Grave ed appassionato" ispirato dalla Sarabanda in la minore per pianoforte solo del 1855 si alterna con un grazioso "Allegro vivace "e con uno spiritoso "Presto", a modo di libera sintesi dei 2 movimenti classici centrali.
A conclusione troviamo il "Finale: Allegro energico", di fitta elaborazione contrappuntistica.

(durata 25 minuti)

Quintetto in sol maggiore op. 111 per 2 violini, 2 viole, violoncello

Ecco un'altra vetta della produzione da camera di Brahms. Risale al 1890 e fu l'unica composizione di quell'anno.
L'organico è il medesimo del precedente Quintetto op. 88, che si presta a un uso spregiudicato e a un'invenzione continua di sonorità, che trova linfa vitale nella ricchezza dell'ispirazione.

Vi si aggiunge una saldezza formale immediatamente percepibile, e una coerenza intima di struttura per nulla artificiosa.
L'esito è di bellezza purissima, di un'eloquenza sinfonica e di una poeticità lieve e toccante, ricca di memoria storica.
Vi appare la Vienna poliedrica e cosmopolita, con i suoi tipici tratti festosi e insieme malinconici.

4 i tempi di questa magistrale composizione: "Allegro non troppo, ma con brio", che secondo la testimonianza del critico musicale Max Kalbeck, contemporaneo di Brahms, recupera abbozzi per una mai compiuta Quinta Sinfonia; un "Adagio in forma di tema con variazioni", ma di straordinaria continuità e raccoglimento; "Un poco Allegretto", venato di ansietà; infine il "Vivace, ma non troppo presto" di positiva energia, esuberante nel finale, dove affiora la tinta ungherese.

(durata 25 minuti)

Quintetto in fa minore op. 34 per pianoforte e archi

Il Quintetto brahmsiano con pianoforte in fa minore, costituisce uno dei lavori più giustamente celebri nell'ambito della produzione cameristica ottocentesca.

Brahms è poco più che trentenne allorché lo dà alle stampe di Rieter-Biedermann nel 1865, avendo alle spalle già opere significative come le 3 Sonate per pianoforte solo, il Concerto op. 15, i 2 Quartetti con pianoforte op. 25 e 26, e decine di Lieder.
E in cantiere vi sono la Prima Sinfonia ed il Requiem Tedesco.

In breve, il ventaglio espressivo è ormai ben ampio, sorretto da una non trascurabile esperienza in vari e distinti settori.
Eppure, il Quintetto in fa minore, similmente al Primo Concerto per pianoforte e alla Prima Sinfonia, ha una genesi travagliata. Conosce 2 versioni differenti in pochi anni - una delle quali è andata perduta - prima di approdare a quella definitiva, che resta la più comunemente eseguita. La prima stesura, per quintetto d'archi (2 violini, viola, 2 violoncelli), non ebbe fortuna.

Anche su pressione di Clara Schumann l'opera fu trasformata in Sonata per 2 pianoforti e cosi presentata al pubblico dallo stesso Brahms e da Carl Tausig, in un concerto viennese dell'aprile del 1864.
Avrebbe potuto essere la versione definitiva ma Brahms, ancora una volta spinto da Clara Schumann, volle compiere una specie di sintesi delle 2 esperienze, scegliendo l'organico di pianoforte e archi.

Il Quintetto così concepito presenta problematiche questioni da sciogliere, con architettura e contenuti di tecnica strumentale in primo piano, sull'onda di idee musicali di grande forza e pregnanza che si scolpiscono immediatamente nella memoria.

I movimenti sono 4: in ciascuno i differenti problemi formali sono risolti grazie alla coerenza tra motivi e temi principali e secondari.
Il primo movimento, "Allegro non troppo", che si equilibra per dimensioni con l'ultimo, espone subito il primo tema, di plastica armoniosità, affidandolo a violino, violoncello e pianoforte all'unisono.

Il secondo tema, che si caratterizza per l'accompagnamento in terzine, si presenta in sonorità "pianissimo" nella tonalità di do diesis minore.
L'intero movimento, appassionato e quasi sinfonico, trae origine da questi elementi.

Il seguente "Andante, un poco Adagio", in la bemolle maggiore, coltiva invece un tono più liederistico.
Caratterizzato da un vivacissimo impeto ritmico, tagliente ed ansimante, è poi lo "Scherzo" in do minore, dotato della tradizionale sezione di "Trio" in modo maggiore.

Il quarto movimento è più articolato.
Dopo un introduttivo "Poco sostenuto" con ingresso a canone dei 5 strumenti troviamo un "Allegro non troppo", decifrabile come un primo tempo di sonata privato dello sviluppo, che a sua volta sfocia in un "Presto non troppo" con funzione di coda risolutiva.
La composizione si conclude in un'atmosfera infuocata, di spasmodica tensione espressiva.

(durata 44 minuti)

Quintetto in si minore op. 115 per clarinetto e archi

Nell'estate del 1891, sull'onda dell'emozione provata alla corte del duca di Meiningen all'ascolto del clarinettista von Muehlfeld, Brahms compose questo Quintetto, rimasto opera unica nella sua produzione da camera, presentandolo quasi subito, più o meno contemporaneamente al Trio op. 114.

Il Brahms crepuscolare degli ultimi anni trova qui una straordinaria fiamma d'ispirazione, atipica se confrontata con quelle di tante partiture precedenti, in quanto vi si rivela chiara la rinuncia alla volontà battagliera e all'intento dimostrativo, mentre si manifesta il proposito contemplativo, espresso da una poeticità astratta, mai enfatica, pervasa da una nostalgia stanca, lievemente sfibrata eppure toccante.

L'unità stilistica del Quintetto aderisce in maniera perfetta a questa intima, quasi rassegnata vibrazione emozionale, con la semplicità che deriva dalla comprensione di grandi orizzonti.
Magnifico l'"Allegro" iniziale, colmo di teneri abbandoni e appassionato, gentile lirismo, cui segue un altrettanto ampio "Adagio", luogo di estatica poesia, dove trova spazio un episodio centrale di vìsionaria agitazione. Il "Finale: con moto", in forma di tema con variazioni (5 più la coda), ribadisce lo sguardo retrospettivo di Brahms con il disegno di un riepilogo, per concludersi nella citazione del motivo primo dell'Allegro.

(durata 27 minuti)

Sestetto in si bemolle maggiore op. 18 per 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli

Questa opera brahmsiana, la prima delle 2 per 2 violini, 2 viole e 2 violoncelli, è considerata emblematica per la storia del sestetto romantico.
Fu stesa tra il 1859 e il 1860 come prova di scrittura per soli archi, ma, nonostante la relativa inesperienza del suo autore, ancora esordiente nel genere cameristico, ottenne uno spontaneo successo, confermatosi poi con il tempo.

Brahms non si negò mai curiosità, esperimenti, indagini, varietà di combinazioni strumentali.
E questa partitura per sestetto va intesa, sotto l'aspetto espressivo, come una pagina d'evasione, intensa e raffinata.
Non ci sono ansie, trasalimenti, sofferenze, quesiti senza risposta.
Il lavoro evita questi problemi per affermare invece la legittimità del puro piacere estetico e contemplativo.

La strumentazione è estremamente affascinante, con una preponderanza di colori tenui e scuri che si adattano perfettamente al gusto armonico e timbrico di Brahms, già rivelatosi nelle giovanili Sonate per pianoforte.
L'interessante e frequente suddivisione dell'organico apre orizzonti sonori di grande fascino.

D'un lirismo trepido, quasi alla Schubert, è il primo movimento, "Allegro ma non troppo", cui segue un "Andante ma moderato".
Questa seconda sezione è in forma di tema con variazioni.
Il motivo che dà origine alle 5 elaborazioni è di natura arcaica, una sorta di sintesi tra l'antica "follia" corelliana e lo spunto tematico delle Variazioni di Beethoven in do minore per pianoforte.

Di questo movimento Brahms fece una trascrizione per pianoforte - pubblicata soltanto nel 1927 - che dedicò a Clara Schumann.
Il successivo "Scherzo: Allegro molto" assume un tono tipicamente viennese, di danza rustica, con un Trio armonicamente mobilissimo. Chiude la composizione un "Rondò: Poco allegretto e grazioso" di immediata amabilità.

(durata 35 minuti)

Sestetto in sol maggiore op. 36 per 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli

Con ogni probabilità alcune idee di questo Sestetto, composto nel biennio 1864-1865 e stampato nel 1866, erano già vive parecchi anni prima.
Il che confermerebbe una volta di più le capacità autocritiche del maestro amburghese e il criterio morale che guidò sempre il suo operato.

Si tratta di un Sestetto completamente diverso dal primo in quanto ad atmosfera, più elaborato sotto l'aspetto polifonico e tematico. I motivi nascono infatti da uno stesso ceppo, mediante trasformazioni, deduzioni, analogie.
Tutto questo processo, comunque, è filtrato da una creatività che manifesta uno straordinario intuito per il suono e per la fantasia della strumentazione.

Quest'opera romantica e fresca presenta un accorato atteggiamento d'origine biografica, che le valse la denominazione di "Agathe-sextett", allusione non solo al tema del primo movimento, ricavato dalle lettere del nome (AGAHE, corrispondenti a la-sol-Ia-si-mi) alla maniera di Schumann; ma soprattutto al rapporto amoroso che legò il compositore ad una ventitreenne di Gottinga, Agathe von Siebold.

Noto anche come "Sestetto degli addii" ("Lebewohl-sextett") questa partitura, in effetti, insinua in ogni pagina un fremito nostalgico, un'atmosfera allusiva ed elusiva al tempo stesso.

L'iniziale "Allegro non troppo", coronato dallo slancio affettivo del secondo tema, nasce con un senso di fragilità e di tenerezza, mentre lo "Scherzo: Allegro non troppo" è inquieto, con un andamento ondeggiarite interrotto dal profilo tagliente del "Trio: Presto giocoso", una sorta di breve visione.
Seguono un "Poco adagio" in forma di tema con variazioni, assai originale e poetico, e infine un "Poco allegro", d'una vivacità leggermente malinconica.

(durata 33 minuti)