Johannes Brahms
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Quintetto in fa maggiore op. 88 per 2 violini, 2 viole, violoncello Nel 1882 in Brahms si risvegliò l'interesse per il quintetto d'archi, 20 anni dopo un tentativo abbozzato per una formazione con 2 violoncelli ma concretizzatosi poi in qualcosa di totalmente diverso, ossia nell'op. 34 con pianoforte. In questo nuovo lavoro Brahms optò per il raddoppio della viola
orientandosi verso un suono più opalescente che gli permettesse di esprimere con maggiore
chiarezza e con leggerezza di tratto. Questo primo Quintetto meritò l'appellativo di
"Fruehlingsquintett" e fu apprezzato da Clara Schumann e persino da Hugo Wolf, che non nascose mai l'avversione per molta musica di Brahms. Un "Grave ed appassionato" ispirato dalla Sarabanda in la
minore per pianoforte solo del 1855 si alterna con un grazioso "Allegro vivace
"e con uno spiritoso "Presto", a modo di libera sintesi dei 2 movimenti
classici centrali. (durata 25 minuti) Quintetto in sol maggiore op. 111 per 2 violini, 2 viole, violoncello Ecco un'altra vetta della produzione da camera di Brahms.
Risale al 1890 e fu l'unica composizione di quell'anno. Vi si aggiunge una saldezza formale immediatamente percepibile, e
una coerenza intima di struttura per nulla artificiosa. 4 i tempi di questa magistrale composizione: "Allegro non troppo, ma con brio", che secondo la testimonianza del critico musicale Max Kalbeck, contemporaneo di Brahms, recupera abbozzi per una mai compiuta Quinta Sinfonia; un "Adagio in forma di tema con variazioni", ma di straordinaria continuità e raccoglimento; "Un poco Allegretto", venato di ansietà; infine il "Vivace, ma non troppo presto" di positiva energia, esuberante nel finale, dove affiora la tinta ungherese. (durata 25 minuti) Quintetto in fa minore op. 34 per pianoforte e archi Il Quintetto brahmsiano con pianoforte in fa minore, costituisce uno dei lavori più giustamente celebri nell'ambito della produzione cameristica ottocentesca. Brahms è poco più che trentenne allorché lo dà alle stampe di
Rieter-Biedermann nel 1865, avendo alle spalle già opere significative come le 3 Sonate
per pianoforte solo, il Concerto op. 15, i 2 Quartetti con pianoforte op. 25 e 26, e
decine di Lieder. In breve, il ventaglio espressivo è ormai ben ampio, sorretto da
una non trascurabile esperienza in vari e distinti settori. Anche su pressione di Clara Schumann l'opera fu trasformata in
Sonata per 2 pianoforti e cosi presentata al pubblico dallo stesso Brahms e da Carl
Tausig, in un concerto viennese dell'aprile del 1864. Il Quintetto così concepito presenta problematiche questioni da sciogliere, con architettura e contenuti di tecnica strumentale in primo piano, sull'onda di idee musicali di grande forza e pregnanza che si scolpiscono immediatamente nella memoria. I movimenti sono 4: in ciascuno i differenti problemi formali sono
risolti grazie alla coerenza tra motivi e temi principali e secondari. Il secondo tema, che si caratterizza per l'accompagnamento in
terzine, si presenta in sonorità "pianissimo" nella tonalità di do diesis
minore. Il seguente "Andante, un poco Adagio", in la bemolle
maggiore, coltiva invece un tono più liederistico. Il quarto movimento è più articolato. (durata 44 minuti) Quintetto in si minore op. 115 per clarinetto e archi Nell'estate del 1891, sull'onda dell'emozione provata alla corte del duca di Meiningen all'ascolto del clarinettista von Muehlfeld, Brahms compose questo Quintetto, rimasto opera unica nella sua produzione da camera, presentandolo quasi subito, più o meno contemporaneamente al Trio op. 114. Il Brahms crepuscolare degli ultimi anni trova qui una straordinaria fiamma d'ispirazione, atipica se confrontata con quelle di tante partiture precedenti, in quanto vi si rivela chiara la rinuncia alla volontà battagliera e all'intento dimostrativo, mentre si manifesta il proposito contemplativo, espresso da una poeticità astratta, mai enfatica, pervasa da una nostalgia stanca, lievemente sfibrata eppure toccante. L'unità stilistica del Quintetto aderisce in maniera perfetta a
questa intima, quasi rassegnata vibrazione emozionale, con la semplicità che deriva dalla
comprensione di grandi orizzonti. Il
"Finale: con moto", in forma di tema con variazioni (5 più la coda), ribadisce
lo sguardo retrospettivo di Brahms con il disegno di un riepilogo, per concludersi nella
citazione del motivo primo dell'Allegro. (durata 27 minuti) Sestetto in si bemolle maggiore op. 18 per 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli Questa opera brahmsiana, la prima delle 2 per 2 violini, 2
viole e 2 violoncelli, è considerata emblematica per la storia del sestetto romantico. Brahms non si negò mai curiosità, esperimenti, indagini, varietà
di combinazioni strumentali. La strumentazione è estremamente affascinante, con una
preponderanza di colori tenui e scuri che si adattano perfettamente al gusto armonico e
timbrico di Brahms, già rivelatosi nelle giovanili Sonate per pianoforte. D'un lirismo trepido, quasi alla Schubert,
è il primo movimento, "Allegro ma non troppo", cui segue un "Andante ma
moderato". Di questo movimento Brahms fece una trascrizione per pianoforte -
pubblicata soltanto nel 1927 - che dedicò a Clara Schumann. (durata 35 minuti) Sestetto in sol maggiore op. 36 per 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli Con ogni probabilità alcune idee di questo Sestetto,
composto nel biennio 1864-1865 e stampato nel 1866, erano già vive parecchi anni prima. Si tratta di un Sestetto completamente diverso dal primo in quanto
ad atmosfera, più elaborato sotto l'aspetto polifonico e tematico. I motivi nascono
infatti da uno stesso ceppo, mediante trasformazioni, deduzioni, analogie. Quest'opera romantica e fresca presenta un accorato atteggiamento d'origine biografica, che le valse la denominazione di "Agathe-sextett", allusione non solo al tema del primo movimento, ricavato dalle lettere del nome (AGAHE, corrispondenti a la-sol-Ia-si-mi) alla maniera di Schumann; ma soprattutto al rapporto amoroso che legò il compositore ad una ventitreenne di Gottinga, Agathe von Siebold. Noto anche come "Sestetto degli addii" ("Lebewohl-sextett") questa partitura, in effetti, insinua in ogni pagina un fremito nostalgico, un'atmosfera allusiva ed elusiva al tempo stesso. L'iniziale "Allegro non troppo", coronato dallo slancio
affettivo del secondo tema, nasce con un senso di fragilità e di tenerezza, mentre lo
"Scherzo: Allegro non troppo" è inquieto, con un andamento ondeggiarite
interrotto dal profilo tagliente del "Trio: Presto giocoso", una sorta di breve
visione. (durata 33 minuti) |