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Johannes Brahms
Sonate per pianoforte e un altro strumento

(1833- 1897)

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La musica da camera di Johannes Brahms


Sonata in sol maggiore n. 1 op. 78 per violino e pianoforte

La composizione della Sonata in sol maggiore per violino e pianoforte, la prima delle 3 pervenuteci (altre prove precedenti andarono distrutte o perdute, ad esempio quelle che Schumann citò nel suo celebre articolo del 1853 "Vie nuove", additandone l'autore come "un eletto") risale all'estate del 1878, durante un soggiorno distensivo sulle rive del lago austriaco di Poertschach, amato da Brahms.

Si tratta di un lavoro splendidamente proporzionato che si guadagnò il curioso titolo di "Regen-Sonate" ("Sonata della pioggia"), per la presenza del tema del "Regenlied", pagina per canto e pianoforte composta qualche anno prima su testo di Klaus Groth.

Questo tema fornisce gli elementi ritmici e melodici a tutti e 3 i movimenti della Sonata, con citazioni ora palesi, ora nascoste, che si distendono con estrema naturalezza tra le maglie del suadente dialogo strumentale.
Il clima della composizione, come spesso avviene nella fase più matura del Brahms camerista, è di un'intensità avvincente ma riservata, dal sapore vagamente malinconico e domestico.

I tempi sono: "Vivace ma non troppo", "Adagio" e "Allegro molto moderato".
Alla prima esecuzione della Sonata provvide lo stesso Brahms con il violinista Joseph Hellmesberger nel novembre 1879.

(durata 30 minuti)

Sonata in la maggiore n. 2 op. 100 per violino e pianoforte

Anche questa seconda Sonata si fa notare per la serenità e la contabilità dei suoi temi.
Fu composta nel 1886 durante una vacanza estiva al lago di Thun e quindi fatalmente battezzata - dall'editore Widmann di Berna, amico di Brahms - "Thuner-Sonate".

Si compone di 3 brevi movimenti (è la Sonata più concisa del gruppo) di bella chiarezza formale, che valorizzano l'elegante semplicità dei motivi fondamentali: un "Allegro amabile", dove si presenta un tema di derivazione liederistica ("Wie Melodien zieht es mir", op. 105); un "Andante tranquillo", che apre originali parentesi in tempo "Vivace".

Infine un "Allegretto grazioso", dove la distesa idea iniziale, esposta dal violino, si svolge con ricchezza di chiaroscuri, fino all'epilogo generosamente lirico.
Brahms ed Hellmesberger fecero conoscere al pubblico questa Sonata nel dicembre 1886.

(durata 20 minuti)

Sonata in re minore n. 3 op. 108 per violino e pianoforte

La Sonata in re minore, l'ultima scritta da Brahms tra il 1886 e il 1888, si è guadagnata, più delle altre 2 precedenti, i favori del pubblico e degli interpreti.

Per quanto le generalizzazioni siano sempre imprecise e l'affermazione possa essere contestata, è indubbio che questa partitura, impregnata di un caldo pathos e densa di un materiale musicale che porta i due strumenti a far risaltare al massimo la loro natura timbrica e tecnica, abbia quasi sempre ottenuto grandi consensi.
Va in effetti riconosciuta a questa Sonata una ricchezza di scrittura e una varietà di atteggiamenti espressivi che non ritroviamo nelle pur straordinarie op. 78 e 100.

Qui il felice connubio fra tradizione formale e urgente desiderio di confessione interiore trova percorsi soleggiati, dal potere di conquista immediato, diretto.
Di qui l'ottima accoglienza del pubblico, ma anche i rilievi meno compiacenti di qualche frangia critica, orientata a scorgere i migliori valori laddove vengano velati dal pudore.
I movimenti di questa celebre Sonata, dedicata ad Hans von Bulow, sono 4: "Allegro", "Adagio", "Un poco presto e con sentimento" (in fa diesis minore), "Presto agitato".

(durata 24 minuti)

Sonata F.A.E. ("Tempo di Sonata") per violino e pianoforte

Si tratta dell'unica pagina giovanile brahmsiana per violino e pianoforte che si conosca.
Fu scritta a Duesseldorf nell'ottobre del 1853, quale contributo ad un lavoro di gruppo compiuto con Albert Dietrich e Robert Schumann, che nella sua forma completa si configurò come una Sonata.

Dietrich firmò l'ampio Allegro iniziale, Schumann il fugace Intermezzo e il Finale, Brahms lo Scherzo.
Quindi fu dedicata al violinista Joseph Joachim (durante un'assenza e in attesa del ritorno del caro e venerato amico) e intitolata "Sonata F.A.E." in omaggio al motto "Frei, aber einsam" ("Libero, ma solo"), etichetta romantica dell'individualismo nella quale i 4 amici si riconoscevano.

Lo Scherzo ("Allegro") dall'esuberante impeto ritmico, comprende la consueta sezione di Trio in tempo "Più Moderato" (il cui tema compare nella coda conclusiva del movimento).
La sua fisionomia è fortemente aggressiva e plateale.
Fu pubblicato con il permesso di Joachim solo dopo la morte di Brahms, nel 1906, rimanendo ai margini dell'interesse degli interpreti e del pubblico.

(durata 6 minuti)

Sonata in mi minore op. 38 per violoncello e pianoforte

Escludendo il Tempo di Sonata per violino e pianoforte scritto nel 1853 per il lavoro collettivo con Schumann e Dietrich in onore dell'amico Joseph Joachim, quest'op. 38 costituisce la prima partitura brahmsiana pienamente compiuta per duo strumentale non omogeneo.

E' un lavoro lungamente meditato, che risale al 1865 e ha avuto, come sappiamo, un fortunato inserimento nel repertorio dei violoncellisti, benché la scrittura non sia sempre appagante per l'arco, che viene spesso oscurato dalla ricca parte pianistica.

Ma forse anche qui sta il fascino della Sonata, che vive di temi plastici e fervidi e di una trama formale chiara, priva di lungaggini, stampandosi immediatamente nella memoria.
Pacato e misterioso è l'avvio del primo movimento, "Allegro non troppo", d'una bellezza intima e composta, cui segue il grazioso "Allegretto quasi Minuetto" che raccoglie un Trio delicato e melodioso, dal tenue carattere di intermezzo.

L'ultimo tempo, un vigoroso ed elaborato "Allegro", esibisce una ricca tecnica contrappuntistica di memoria barocca, dove la Fuga stabilisce la complicità con la forma-sonata.

Questo tentativo di far ardere l'invenzione musicale con "combustibile" rigoroso, razionale, era già stato visto in Beethoven, nella seconda Sonata op. 102 per violoncello e pianoforte.
Ma se là il radicalismo d'atteggiamento aveva portato l'opera al limite dell'intelleggibilità, con Brahms l'operazione acquista un senso retrospettivo.

Il passato non viene rinnegato, anzi, Brahms giunge perfino a citare l'"Arte della fuga" di Bach.
Questa bellissima Sonata, pubblicata nel 1866, fu da Brahms dedicata in segno di riconoscenza a Joseph Gaensbacher, uno dei più appassionati sostenitori della sua nomina a Maestro del Coro della Singakademie di Vienna, avvenuta nell'estate del '63.
La prima esecuzione si tenne nel 1871.

(durata 20 minuti)

Sonata in fa maggiore op. 99 per violoncello e pianoforte

Dopo più di 20 anni dalla precedente Sonata per violoncello e pianoforte, durante una vacanza al lago di Thun nell'estate del 1886 nacque questa seconda Sonata in 4 movimenti, d'atmosfera corrusca.
Considerata generalmente una delle opere migliori di Brahms, si tratta di una partitura largamente eseguita nelle sale da concerto.

In particolare il primo movimento, "Allegro vivace", è di notevole impatto per il piglio drammatico, passionale, gli audaci slanci dei 2 strumenti e la campata sinfonica dello svolgimento.

Lo contrasta il seguente "Adagio affettuoso", pervaso da un lirismo vibrante e crepuscolare, lievemente sofferto, la cui commossa contabilità viene cancellata dall'irrompere del successivo "Allegro passionato" in forma di scherzo, rischiarato appena dai teneri abbandoni del Trio.

Conclude serenamente l'opera l'"Allegro molto", che segue il modello formale del rondò.
La Sonata op. 99, percorsa da un'energia giovanile simile a quella delle prime Sonate pianistiche e del Quintetto con pianoforte, rimane, ad onta di critiche più o meno superate, uno dei lavori più godibili della letteratura violoncellistica.

La prima esecuzione si tenne nel novembre del 1886 al Musikverein di Vienna, per mano di Robert Hausmann, membro del celebre quartetto d'archi di Joseph Joachim, e dello stesso Brahms.

(durata 28 minuti)

Sonata in fa minore op. 120 n. 1 per clarinetto e pianoforte

Con le sue Sonate per clarinetto e pianoforte (risalenti al 1894, anche in versione per viola e pianoforte) si conclude l'esperienza cameristica di Brahms, 40 anni dopo l'op. 8.
Vi domina un'asciuttezza di scrittura segno di maturità estrema.
La comunicatività è semplice nei tratti esteriori, malinconica, di fatalistica rassegnazione, priva di retorica.

Più della Sonata in mi bemolle, questa in fa minore è disposta ancora ad offrire la bellezza dei temi e la rimembranza di energie giovanili come segno di affettuoso commiato, e il delicato equilibrio è realizzato con una sensibilità ed una lucidità d'analisi straordinarie.

4 i tempi: un movimentato "Allegro appassionato", un "Andante un poco adagio" dalla scrittura rarefatta, quasi onirica, poi un "Allegretto grazioso" di freschezza neoclassica, dal motivo gentile, infine un "Vivace", dagli accenti più brillanti.
Con l'op. 120, fatta conoscere al pubblico nel gennaio 1895, Brahms compì una delle sue creazioni più affascinanti e fece dono al clarinetto, qui sfruttato in tutte le sfumature e possibilità espressive, di due pagine fondamentali del suo repertorio.

(durata 22 minuti)

Sonata in mi bemolle maggiore op. 120 n. 2 per clarinetto e pianoforte

Anche la Sonata in mi bemolle maggiore, come la precedente, fu scritta per il clarinettista Muehlfeld.
In essa l'ispirazione brahmsiana non viene meno ai principi e al rigore di sempre, manifestandosi con un'essenzialità particolarmente evidente.

Alla riflessività che ha sempre dominato il pensiero musicale di Brahms si aggiunge, in questa fase conclusiva della sua vita (le 2 Sonate sono del 1894) una saggezza lungimirante che si esprime come solitudine e come distacco.

E il presagio si configura con un quadro di paesaggi deserti, dal tratto castigato e dalle tinte calde, autunnali. Il tutto sotto il segno di una vigile intelligenza, che anima intimamente la scrittura.
Interessante l'insolita struttura in 3 movimenti di questa Sonata, che sottolinea una dimensione espressiva singolare e assai poetica.

I tempi sono "Allegro amabile", una pagina pacata, scossa a tratti dalle irruenze della tastiera, quindi "Allegro appassionato" che funge da Scherzo con tanto di "Trio Sostenuto" in tono ieratico.
A conclusione un "Andante con moto" sotto forma di tema con variazioni, estremo saggio di un linguaggio spogliato da ogni vanità e da ogni eccedenza.

(durata 22 minuti)