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Johannes Brahms
Trii per pianoforte e altri 2 strumenti

(1833 - 1897)

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La musica da camera di Johannes Brahms


Trio in si maggiore op. 8 per violino, violoncello, pianoforte

Primo ampio lavoro da camera di Brahms, questo Trio dalle tinte accese può essere assunto come paradigma della sua fase compositiva giovanile.
È un lavoro in 4 movimenti dalla scrittura concertistica, difficile e densa, dal respiro fortemente appassionato, in qualche tratto veemente. È conosciuto in 2 diverse versioni.
La prima, conclusa verso i 30 anni, al tempo del fortunato incontro con Schumann.

La seconda, quella comunemente eseguita nelle sale da concerto, è del 1889 e rielabora parecchio il materiale, su indicazione dell'amico e critico Eduard Hanslick.
Il successo di pubblico arrise ad entrambi.
Le 2 diverse stesure non impedirono di inquadrarne il comune orientamento estetico, dove convivono lo slancio esuberante e l'indagine pensierosa.

I tempi sono "Allegro con brio", che esordisce con un'ampia voluta melodica affidata al pianoforte solo, sulla quale si innestano prima il violoncello poi il violino; quindi "Scherzo: Allegro molto", l'unico movimento che rimase invariato nelle due versioni dell'opera; "Adagio", esposto con il carattere di una rimembranza beethoveniana.

Infine, con un abbandono dei propositi di ciclicità riscontrabili nelle parentele tematiche dei 3 movimenti precedenti, un conclusivo "Allegro", dapprima tenebroso e trepido, poi luminosamente palpitante.

(durata 35 minuti)

Trio in do maggiore op. 87 per violino, violoncello, pianoforte

Questo Trio in do maggiore, scritto tra il 1880 ed il 1882, può essere assunto come testo particolarmente rappresentativo della maturità brahmsiana, caratterizzata evidentemente dall'allontanamento, o meglio, dal distacco dai modi irruenti tipici dell'esuberanza giovanile.
Come il seguente Trio op. 101 evita le dimensioni monumentali e, sotto l'aspetto tematico, rinuncia alle aperture liriche cariche di emotività - ad eccezione del secondo movimento - curando invece, con estrema determinazione, le connessioni interne della struttura.
Il Trio è suddiviso nei consueti 4 movimenti: l'"Allegro" iniziale presenta le caratteristiche di cui s'è detto, lasciando per lunghi tratti l'iniziativa melodica agli archi.
Fa eccezione una frase dolce affidata al pianoforte, sui suoni tenuti di cello e violino. Una sezione in tempo "Animato" chiude il movimento.

Il seguente "Andante con moto" si delinea come un tema con variazioni e trae spunto da un'invenzione melodica realizzata da violino e violoncello.
L'intensa espressività del tema si presta a trasformazioni che ne valorizzano ed amplificano la liricità intima e calda.
Di immediato contrasto è lo "Scherzo", che si avvia in tempo "Presto e sonorità Pianissimo", con un disegno dai contorni sfumati, dai tratti inquieti e misteriosi.

Il "Trio: Poco meno presto" rasserena temporaneamente l'atmosfera, che muta definitivamente con il "Finale: Allegro giocoso", non particolarmente esteso.
Questo Trio, per il quale Clara Schumann ebbe parole di ammirazione, fu suonato per la prima volta nell'agosto 1882 nella villa di Ladisslaus Wagner ed ebbe la sua prima esecuzione pubblica il 15 marzo dell'anno dopo, con il pianista Ignaz Bruell e 2 membri del quartetto Hellmesberger.

(durata 28 minuti)

Trio in do minore op. 101 per violino, violoncello, pianoforte

Questo Trio, che si inserisce con pieno diritto tra i capolavori dell'età matura di Brahms, è del 1886.
Giunge quindi dopo le 4 Sinfonie e i Concerti per violino e per pianoforte.
Il Trio op. 101, forse il più amato da pubblico ed interpreti, convince per l'essenzialità della forma, per la rinuncia all'orpello decorativo, per l'identità tra mezzi e obiettivi.

Ogni pagina ne nasce, in definitiva, carica di verità. 4 i movimenti: un "Allegro energico", dall'avvio perentorio e dallo svolgimento sfiorato dall'inquietudine; uno "Scherzo: Presto non assai", dove le sonorità si fanno attutite; quindi un più confidenziale "Andante grazioso" e un conclusivo "Allegro molto", dai temi coinvolgenti ed appassionati che, pur nel libero sfogo espressivo, rispetta con coerenza l'esemplare sinteticità dei tre movimenti precedenti.

Questo lavoro, che colpì Clara Schumann per "passione, forza, fascino", fu eseguito per la prima volta nel dicembre dell'86 con Brahms pianista, e pubblicato l'anno successivo dall'editore Simrock.

(durata 22 minuti)

Trio in mi bemolle maggiore op. 40 per violino, corno, pianoforte

Opera dall'organico inconsueto, il Trio op. 40 risulta singolare anche all'ascolto.
Non è una partitura "facile": per questo ha generato una quantità di giudizi divergenti.
È innegabile comunque che qui Brahms appaia in crisi comunicativa e che le idee musicali arrivino filtrate, trattenute, un poco raffreddate rispetto all'emotività seduttrice che si riscontra di solito nella sua produzione.

Scritto tra il 1864 ed il 1865, nel Trio forse è leggibile il grave momento di depressione che colpì Brahms dopo la morte della madre, avvenuta nel febbraio del '65.

Come sempre, conviene essere cauti nel porre in diretta relazione biografia e creatività. Da tutta la composizione, però, emergono disagio e inquietudine.
Anche nei momenti brillanti filtra una malinconia che il timbro del corno, evocatore per eccellenza, accentua con una scrittura per nulla convenzionale, seria ed asciutta.

Raramente eseguita, quest'opera consta di 4 movimenti: un "Andante" dolce e velato di fervide tenerezze (che Brahms confessò ispirato dall'ammirazione commossa per la bellezza della natura), quindi un esteso "Scherzo: Allegro", un elegiaco "Adagio mesto", molto sofferto, infine un "Allegro con brio", in cui viene recuperata una certa vitalità.

Il Trio, che Brahms concepì per un corno sprovvisto di chiavi, il cosiddetto "corno da caccia", sostituibile dalla viola o dal violoncello, ebbe la prima esecuzione nel novembre 1865.
Simrock lo pubblicò 3 anni più tardi.

(durata 30 minuti)

Trio in la minore op. 114 per clarinetto, violoncello, pianoforte

Questo Trio è unanimemente considerato uno dei grandi capolavori brahmsiani in assoluto.
Di straordinaria efficacia è la continuità di atmosfera che attraversa i 4 movimenti, suggerita da un'ispirazione intensa, convinta, priva della minima forzatura.

La composizione è dell'estate del 1891, un momento in cui si fa ancor più viva, per l'autore, la consapevolezza di star vivendo l'ultimissima stagione creativa (Brahms si era proposto di arrestarsi all'op. 111, il Quintetto per archi).
In essa si ritrovano ben poche tracce dell'esuberanza giovanile, sfumate nei toni sommessi di una verità pacata e serena, espressa con commossa lucidità.

Qui Brahms non si pente di nulla, non riafferma alcunché.
Racconta soltanto se stesso, la sua umanità vissuta e rassegnata.
Trepidante e toccante è l'afflato inventivo del Trio, con un ritmo di impressionante spontaneità.
Questa pagina, pubblicata nel 1892, fu il primo dei 4 lavori che Brahms, dopo aver conosciuto il clarinettista Richard Muehlfeld, strumentista di qualità eccezionali, concepì per organici cameristici con clarinetto.

I tempi sono "Allegro", "Adagio", "Andante grazioso", con un carattere viennese di valzer lento, "Allegro".
La prima esecuzione di questo lavoro, subito accolto da un grande successo, risale al novembre 1891.

(durata 27 minuti)

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -