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Johannes Brahms
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Trio in si maggiore op. 8 per violino, violoncello, pianoforte Primo ampio lavoro da camera di Brahms, questo Trio dalle tinte
accese può essere assunto come paradigma della sua fase compositiva giovanile. La seconda, quella comunemente eseguita nelle sale da concerto, è
del 1889 e rielabora parecchio il materiale, su indicazione dell'amico e critico Eduard
Hanslick. I tempi sono "Allegro con brio", che esordisce con un'ampia voluta melodica affidata al pianoforte solo, sulla quale si innestano prima il violoncello poi il violino; quindi "Scherzo: Allegro molto", l'unico movimento che rimase invariato nelle due versioni dell'opera; "Adagio", esposto con il carattere di una rimembranza beethoveniana. Infine, con un abbandono dei propositi di ciclicità riscontrabili nelle parentele tematiche dei 3 movimenti precedenti, un conclusivo "Allegro", dapprima tenebroso e trepido, poi luminosamente palpitante. (durata 35 minuti) Trio in do maggiore op. 87 per violino, violoncello, pianoforte Questo Trio in do maggiore, scritto tra il 1880 ed il 1882,
può essere assunto come testo particolarmente rappresentativo della maturità brahmsiana,
caratterizzata evidentemente dall'allontanamento, o meglio, dal distacco dai modi irruenti
tipici dell'esuberanza giovanile. Il seguente "Andante con moto" si delinea come un tema con
variazioni e trae spunto da un'invenzione melodica realizzata da violino e violoncello. Il "Trio: Poco meno presto" rasserena temporaneamente
l'atmosfera, che muta definitivamente con il "Finale: Allegro giocoso", non
particolarmente esteso. (durata 28 minuti) Trio in do minore op. 101 per violino, violoncello, pianoforte Questo Trio, che si inserisce con pieno diritto tra i
capolavori dell'età matura di Brahms, è del 1886. Ogni pagina ne nasce, in definitiva, carica di verità. 4 i movimenti: un "Allegro energico", dall'avvio perentorio e dallo svolgimento sfiorato dall'inquietudine; uno "Scherzo: Presto non assai", dove le sonorità si fanno attutite; quindi un più confidenziale "Andante grazioso" e un conclusivo "Allegro molto", dai temi coinvolgenti ed appassionati che, pur nel libero sfogo espressivo, rispetta con coerenza l'esemplare sinteticità dei tre movimenti precedenti. Questo lavoro, che colpì Clara Schumann per "passione, forza, fascino", fu eseguito per la prima volta nel dicembre dell'86 con Brahms pianista, e pubblicato l'anno successivo dall'editore Simrock. (durata 22 minuti) Trio in mi bemolle maggiore op. 40 per violino, corno, pianoforte Opera dall'organico inconsueto, il Trio op. 40 risulta
singolare anche all'ascolto. Scritto tra il 1864 ed il 1865, nel Trio forse è leggibile il grave momento di depressione che colpì Brahms dopo la morte della madre, avvenuta nel febbraio del '65. Come sempre, conviene essere cauti nel porre in diretta relazione
biografia e creatività. Da tutta la composizione, però, emergono disagio e inquietudine. Raramente eseguita, quest'opera consta di 4 movimenti: un "Andante" dolce e velato di fervide tenerezze (che Brahms confessò ispirato dall'ammirazione commossa per la bellezza della natura), quindi un esteso "Scherzo: Allegro", un elegiaco "Adagio mesto", molto sofferto, infine un "Allegro con brio", in cui viene recuperata una certa vitalità. Il Trio, che Brahms concepì per un corno sprovvisto di chiavi, il
cosiddetto "corno da caccia", sostituibile dalla viola o dal violoncello, ebbe
la prima esecuzione nel novembre 1865. (durata 30 minuti) Trio in la minore op. 114 per clarinetto, violoncello, pianoforte Questo Trio è unanimemente considerato uno dei grandi
capolavori brahmsiani in assoluto. La composizione è dell'estate del 1891, un momento in cui si fa
ancor più viva, per l'autore, la consapevolezza di star vivendo l'ultimissima stagione
creativa (Brahms si era proposto di arrestarsi all'op. 111, il Quintetto per archi). Qui Brahms non si pente di nulla, non riafferma alcunché. I tempi sono "Allegro", "Adagio", "Andante
grazioso", con un carattere viennese di valzer lento, "Allegro". (durata 27 minuti) |