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Ernest Chausson
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Iniziò gli studi di pianoforte all'età di 15 anni, interessato in uguale misura alla musica, alla letteratura e alla pittura. Dapprima iscritto alla Facoltà di diritto, per volontà del padre, entrò poco dopo al Conservatorio, nelle classi di Massenet e Franck, avendo come compagni di corso Henri Duparc e Vincent d'Indy. Fu segretario della
"Société Nationale de Musique", fondata per la diffusione delle musiche
francesi. Compose pagine per teatro (scene e drammi), 3 Poemi sinfonici, una Sinfonia, un Poème per violino e orchestra, lavori corali e sacri, numerose liriche per canto e pianoforte, pezzi pianistici. Il catalogo di musica da camera annovera un Trio per pianoforte e archi, un Concerto per pianoforte, violino e quartetti d'archi, un Quartetto con pianoforte, un Quartetto per archi (incompiuto) e un Pezzo per violoncello (o viola) e pianoforte. |
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Trio in sol minore op. 3 per violino, violoncello, pianoforte Questo lavoro, che potrebbe senza dubbio rientrare in repertorio per i meriti della sua scrittura, risale al 1881, l'anno successivo alla ammissione di Chausson al Conservatorio di Parigi, nelle classi di Massenet e Franck. È una composizione ispirata, elegante, a tratti esuberante, che raccoglie gli elementi tipici dell'individualismo romantico, ordinandoli in un'architettura solida che sa sfruttare attentamente il materiale musicale tematico. La composizione è dominata da un senso di sofferente tensione,
manifestata con vigile sensibilità estetica. Il seguente, in tempo "Vite" ("Rapido"), attenua
l'espressione passionale e allenta i nodi drammatici con un clima giocoso, soave. La lezione franckiana, ravvisabile in questa partitura, si esprime
con la presenza di un tema ciclico affidato nell'introduzione al violino, oltre a molte
analogie nel gusto armonico e melodico. (durata 34 minuti) Quartetto in la maggiore op. 30 per pianoforte e archi Altro lavoro molto poco eseguito nelle sale da concerto, il Quartetto op. 30, per l'armoniosità e l'indipendenza stilistica che manifesta, rappresenta forse il culmine artistico della produzione di Chausson. L'orientamento del maestro parigino si avvicina qui alle scoperte di
Ravel e di Fauré, con una nuova trasparenza di scrittura e con una sensibilità armonica
tendente al preziosismo che non impedisce tuttavia la vibrazione sentimentale, la
plasticità dell'architettura. I tempi sono 4: "Animé" ("Animato"), di colore "esotico", soprattutto per l'impronta melodica del primo dei suoi tre temi, che danno luogo a un ampio e flessibile sviluppo, ora gaio e giocoso, ora appassionato. Poi seguono un'ampia, bellissima pagina "Très calme"
("Molto calmo"), dal lirismo intenso e toccante, vibrante d'intima nostalgia, e
quindi un breve intermezzo "Simple et sans hate" ("Semplice e senza
fretta"), in cui il delicato ritmo di danza acquista una stilizzazione elegante,
dall'espressività discreta. Il secondo movimento e soprattutto il primo prestano materiale per
l'episodio finale, un poco magniloquente. (durata 38 minuti) Concerto in re magg. op. 21 per violino, pianoforte e quartetto d'archi La produzione di Chausson va ricordata per il valore di
testimonianza che assume nella storia del secondo '800 francese, in quella corrente che
rivalutò l'espressione puramente strumentale. Il Concerto op. 21, del 1889, è un'opera di concezione originale per la libertà di scrittura che suggerisce, pur lasciando quasi sempre predominanti il violino e il pianoforte. L'intelligenza di Chausson però sfrutta abilmente gli elementi a
disposizione, conferendo all'opera una ricchezza di sfumature interessante e singolare. La grande forma è infatti ottenuta con lo sfruttamento e lo
sviluppo minuzioso degli incisi e delle microstrutture melodiche. I tempi sono: "Décidé" ("Risoluto"),
"Sicilienne: Pas vite" ("Siciliana: Non veloce"), "Grave" e
"Finale: Très animé" ("Molto animato"). (durata 41 minuti)
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| The most important works of E. Chausson
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