| Biografie Compositori - Languages - | ||
Luigi Cherubini (1760 - 1842) [ La Vita | L'opera cameristica | Le opere teatrali | Photo Gallery | Home Page] |
|
![]()
Incoraggiato dal padre Cherubini iniziò gli studi musicali ancora bambino, perfezionandosi poi a Bologna con Giuseppe Sarti, con l'aiuto del quale, non ancora ventenne, mise a punto la sua prima opera. Trasferitosi per un periodo a Londra, dove ottenne fra l'altro la nomina di compositore di corte, e dopo un altro breve soggiorno a Torino, fissò la sua residenza definitiva a Parigi nel 1788, dove, tramite l'amicizia di Viotti, entrò in contatto con gli ambienti aristocratici. Nominato direttore
del "Théátre de Monsieur", aderì poi alle iniziative di Bernard Sarrette,
creatore di una banda musicale e di una scuola di musica, e dal '94 divenne insegnante al
Conservatorio. Quindi ebbe occasione di recarsi a Vienna, nel 1805, dove conobbe Haydn. Invitato nel 1815 a Londra dalla Philarmonie Society, tornò infine a Parigi dove divenne direttore della Cappella reale. Direttore del Conservatorio dal 1821, proseguì questo impegno fino al termine della sua vita lasciando un'eredità musicale ammirata da intere generazioni di grandi musicisti, da Beethoven a Brahms. Compose più di 30 Opere, diverse Messe e altre pagine sacre, cantate e altre pagine vocali, una Sinfonia. Il catalogo di musica da camera annovera 6 Quartetti e un Quintetto per archi, oltre a un Adagio intitolato Souvenir, anch'esso per quartetto d'archi. |
![]()
Quartetto in mi bemolle maggiore n. 1 per archi Dimenticati dalla pratica concertistica, i 6 Quartetti di Cherubini costituiscono il più rilevante contributo italiano alla tradizione specifica ottocentesca. Tuttavia è da segnalarne la loro particolarità e originalità stilistica che li fece bersaglio, in passato così come oggi, di giudizi piuttosto critici tesi a marcarne negativamente il formalismo, la molteplicità bizzarra degli atteggiamenti compositivi o certe colpevoli analogie con la scrittura dei quartetti cosiddetti "brillanti" in auge in Francia, estranei alla purezza della scuola tedesca. Ma sono proprio tali anomalie a costituire la principale attrattiva di queste composizioni, dove, nei casi migliori gli equilibri si compongono secondo prospettive tutt'altro che aride o gratuitamente ricercate. Un bell'esempio è il primo Quartetto (per apprezzarlo, "prima ci si deve familiarizzare con lo spirito particolare di quest'opera", annotò già nel 1838 Schumann) da cui sgorga una ricchezza d'idee di gran fascino. Intenso è l'"Adagio" introduttivo da cui nasce un cantabile "Allegro agitato" pieno di luminosa energia. Segue un "Larghetto sans lenteur", il cui tema dalla grazia settecentesca si presta a varie trasformazioni di carattere, anche assai spinte. Bellissimo poi lo "Scherzo: Allegretto moderato" dove si insinua con sottile ironia e con gusto spagnoleggiante un tema leggero e danzante. E non meno curioso l'interno "Trio" che privilegia il registro acuto degli strumenti. Di spirito più evidentemente virtuosistico il "Finale: Allegro assai", valorizzato da una pregevole eleganza di tratto. Questo Quartetto, pubblicato come i due successivi nel 1836, risale all'autunno del 1814. (durata 30 minuti) Quartetto in do maggiore n. 2 per archi Scritto nel corso del 1829, questo Quartetto risulta essere parziale rielaborazione di una precedente Sinfonia in re maggiore per archi compiuta per la Società Filarmonica di Londra. Data in prima esecuzione nel 1815 la Sinfonia, però, per lo scarso interesse con il quale venne accolta, fu subito ritirata dall'autore e quindi, solo molto più tardi, rivista per quartetto. E' un lavoro con caratteristiche originali, a volte bizzarre per la ricercatezza della scrittura. Ma ciò non porta a risultati particolarmente consistenti. Opera di piacevole consumo, brillante, curiosa per le molte invenzioni anticonvenzionali, sottilmente ironica, il Quartetto n. 2 consta di 4 movimenti: "Allegro", preceduto da un introduttivo "Lento"; quindi "Lento" in la minore, che Cherubini riscrisse integralmente al posto del "Larghetto" inserito nella Sinfonia; poi "Scherzo: Allegro assai" e "Finale: Allegro vivace". (durata 27 minuti) Quartetto in re minore n. 3 per archi Scritta da Cherubini a 74 anni, nel 1834, questa sua terza prova quartettistica è un'opera ardente e severa, vitalissima, eccentricamente aperta a un certo gusto brillante e salottiero portatore di teatralità. Potrebbe sembrare perciò un lavoro discontinuo, ma non è così. La ricchezza stilistica della scrittura trova equilibri impensabili e lo svolgimento, pur presentando una straordinaria mutevolezza di tinte espressive, dal drammatico al frivolo, appare fluido, assai affascinante. I tempi sono: "Allegro comodo", che richiama vagamente Schubert per l'inesausta ricerca armonica e per il tono lirico e appassionato; quindi "Larghetto sostenuto", di semplice contabilità, che presenta centralmente stilemi quasi belcantistici; seguono lo "Scherzo", dalla scrittura imitativa che nel Trio assume un'espressività decorativa un poco accademica, e poi il "Finale: Allegro risoluto", oscillante tra cortigianerie e intensità quasi sinfoniche. (durata 30 minuti) Quartetto in mi maggiore n. 4 per archi Il Quartetto in mi maggiore possiede una concentrata e nobile energia, tradotta in rispettabilità di idee e meditata ricerca formale. Cherubini non rinuncia alla brillantezza e agli slanci estroversi della sua più tipica scrittura strumentale, ma tutto qui appare più controllato e meditato, in una dimensione più intellettuale e forse meno comunicativa. Scritto tra la fine del 1834 e l'inizio dell'anno seguente, il Quartetto n. 4 consta di un "Allegro maestoso" ricco di energico brio (con una singolare breve cadenza del primo violino prima della chiusura), poi di un "Larghetto" dal carattere gentile, cui seguono uno "Scherzo", pagina formalmente originale, la più interessante dell'opera, che ignora il tradizionale schema tripartito, e il "Finale: Allegro assai", con maggiori concessioni al virtuosismo. (durata 31 minuti) Quartetto in fa maggiore n. 5 per archi Pochi giorni dopo aver concluso il Quartetto in mi maggiore, Cherubini iniziò la composizione del suo quinto Quartetto, prolungata per 4 mesi, sino alla fine del giugno 1835. È il lavoro che, forse, più risente dell'influenza della cultura tedesca e viennese, che affiora non solo nella rifinitura formale e nel maggiore equilibrio tra i quattro strumenti, ma anche nel gusto melodico e armonico. E' un lavoro espressivamente pregnante, molto essenziale, suddiviso nei 4 classici movimenti: "Moderato assai", "Adagio" (l'unico in tutta la serie quartettistica), poi "Scherzo: Allegro non troppo" e "Finale: Allegro vivace". (durata 25 minuti) Quartetto in la minore n. 6 per archi Composto tra il 1835 e il 1837, questo Quartetto non aggiunge niente di nuovo all'esperienza dei precedenti 5 lavori. L'atmosfera è complessivamente tersa, i motivi semplificati, il tono sovente salottiero. Si tratta nondimeno di un lavoro gradevole, d'immediata comunicativa. I tempi sono Allegro moderato, Andantino grazioso, Scherzo: Allegro e Finale: Allegro affettuoso. In quest'ultimo movimento sono citate le battute iniziali delle sezioni precedenti. (durata 26 minuti) |
|
|