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Antonin Dvorįk
Musica da camera con pianoforte

(1841 - 1904)

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La musica da camera di Antonin Dvorįk


Pezzi romantici (4) op. 75b per violino e pianoforte

Si tratta di una serie di brevi composizioni di modesto spessore musicale, ma comunque ricche di un lirismo sincero che si realizza con scritture eleganti, dove il violino ha il ruolo essenziale.
Dvorįk scrisse i 4 Pezzi all'inizio del 1887, con alle spalle l'esperienza di ben 7 Sinfonie.
Queste pagine, tuttavia, appaiono come annotazioni d'ambiente, prive di particolari ambizioni, suadenti nel loro tratto vagamente salottiero.

I Pezzi comprendono un "Allegro moderato", dall'affettuosa linea melodica; un "Allegro maestoso", frizzante danza popolare; quindi un "Allegro appassionato" e un "Larghetto", pagina dagli accenti dolorosi.
Con il numero d'opera 75/a essi sono catalogati come Miniature per 2 violini e viola, stesura primitiva.

(durata 13 minuti)

Sonatina in sol maggiore op. 100 per violino e pianoforte


(Versione Midi: 1° mov. | mov. | mov. | mov. )

La Sonatina op. 100 fu l'ultimo lavoro "americano" da camera composto da Dvorįk.
In genere, in tutta la sua produzione risalente agli anni del suo soggiorno negli Stati Uniti, gli influssi del folclore si intrecciano con le ereditą di stile e di gusto europei, con esiti di indubbio fascino.
Cosģ č anche per questa partitura di contenute dimensioni, dove lontane rimembranze di Beethoven si sovrappongono agli echi dei motivi carpiti alle minoranze indiane, alle voci dei nuovi immigrati, alle suggestioni delle meraviglie naturali.

L'op. 100, che Dvorįk volle dedicare a 2 dei suoi 6 figli, Otilka e Tonik, fu composta in circa 2 settimane, tra il novembre e dicembre 1893, e presenta aspetti tecnici e musicali di piana comprensibilitą, in una vivace allegria di fondo, solo a tratti ombreggiata dalla pensositą.
I tempi sono: "Allegro risoluto", "Larghetto", "Scherzo: Molto vivace", e "Finale: Allegro".

(durata 20 minuti)

Trio in fa minore op. 65 per violino, violoncello, pianoforte

Dvorįk ha lasciato 4 Trii per la formazione tradizionale di violino, violoncello e pianoforte, tra i quali questo, in fa minore, il terzo, gode di frequenti riprese.
E' una composizione scritta nel 1883, nel pieno della maturitą, che si presenta con le tinte di un vitalismo esuberante espresso senza compromessi e senza pudori, sia negli aspetti positivi, appassionati, che in quelli malinconici, sentimentali.

Si tratta di un lavoro avvincente che illustra lo Dvorįk debitore degli influssi di Brahms, riscontrabili nell'impronta sinfonica dei movimenti estremi, e figlio della propria terra, che fa suoi gli umori popolari pił disparati.
L'opera consta di 4 estesi movimenti: un "Allegro ma non troppo", accesissimo, un "Allegretto grazioso", dallo schietto ritmo danzante, che s'interrompe con una sezione centrale in tempo "Meno mosso" dove si ripresenta un'idea del primo movimento; quindi un "Poco Adagio" ed un conclusivo "Allegro con brio", che fa uso del ritmo di "Furiant".

(durata 30 minuti)

Trio in mi minore op. 90 ("Dumky") per violino, violoncello, pianoforte

L'adesione di Dvorįk alle forme espressive popolari trova un esempio assai significativo in questo Trio scritto tra il 1890 e il 1891, ultimo e pił celebre dei 4 che compaiono in catalogo.
L'eloquente denominazione di Dumky rende palese il processo compositivo che caratterizza l'opera e che si realizza con impronta rapsodica sul modello variegato della dumka, canto popolare d'origine russa.
Questo č un tipo di canto il cui testo si sviluppa con scarti improvvisi d'umore e cui fa riscontro un'invenzione musicale di aderente contenuto espressivo.

Dvorįk assume questo principio di contrasto, di giustapposizione di caratteri, creando un'ampia composizione che per il suo intimo e coerente disegno acquista un forte senso narrativo.
La mirabile invenzione, che oscilla tra la malinconia, l'assorta nostalgia evocata dai movimenti lenti e la vitalitą gioiosa, rustica, pulsante delle sezioni veloci, č sorprendente per armoniositą e spontaneitą.
La forma della "dumka" č sfruttata 6 volte e dą origine a 5 parti dove le differenti indicazioni agogiche si succedono numerosissime: circa 40 sono i mutamenti di tempo.

La prima sezione inizia con un "Lento maestoso" per mutare in "Allegro", quasi doppio movimento e concludere con un "Vivace".
La seconda, pił breve, č un "Andante" che diviene "Vivace non troppo" e infine "Allegretto".

La terza sezione, "Andante moderato" (quasi a tempo di "Marcia"), č meno oscillante delle precedenti e svolge un ruolo di intermezzo: si collega con il successivo "Allegro", che potrebbe essere inteso come Scherzo, secondo la definizione tradizionale. L'ultima sezione inizia con un "Lento maestoso" ma subisce una progressiva accelerazione fino a divenire "Vivace", quasi doppio movimento. Una parentesi in "Lento" prelude ad una nuova, definitiva intensificazione che chiude in "Vivace".

(durata 33 minuti)

Quintetto in la maggiore op. 81 per pianoforte e archi

Inspiegabilmente meno eseguito delle opere similari di Schumann o Brahms, questo Quintetto, che č il secondo scritto da Dvorįk (il primo, op. 5, data 1872) č un lavoro di altissimo livello artistico, sicuramente da annoverarsi tra i migliori del maestro boemo.

Scritto nell'arco di 3 mesi, tra l'agosto e l'ottobre del 1887, dispiega nei 4 movimenti di cui č costituito un'inventiva ispirata, esuberante, di immediato potere comunicativo, dove convergono i temi caratteristici del compositore boemo: temi popolari straordinariamente nobilitati, nostalgie pensose, estrose impennate, atmosfere contemplative.
Il tutto ordinato secondo un progetto formale non schematico eppure assai solido, persuasivo, che tende a disegnare un diagramma pił emozionale che intellettuale.

Il primo movimento, "Allegro ma non tanto", esibisce un'espressivitą toccante, ora energica, ora amorosamente lirica, che mostra evidenti impronte brahmsiane.
A questa ampia prima sezione segue, non meno esteso, il secondo movimento, "Dumka": "Andante con moto".
Qui l'atmosfera assume toni pił sentimentali e si svolge secondo lo schema tipico di alternanza tra motivi lenti, malinconici, ed altri, di carattere pił sereno.
La struttura č quella del rondņ.
Vivace e zampillante č poi lo "Scherzo: Molto vivace", cui Dvorįk aggiunse la specifica di "Furiant".

Si tratta di una danza boema dall'andamento particolare, asimmetrico, che perņ qui viene liberamente interpreta ed ampliata.
Il "Finale: Allegro" č una pagina scintillante, ricca di spirito umoristico e di viva fantasia.
La conclusione č giocosa e serena.
Quest'opera riuscitissima fu pubblicata da Simrock nel 1888 ed ebbe prima esecuzione nel gennaio dello stesso anno a Praga.

(durata 40 minuti)

Danze slave op. 46 per pianoforte a 4 mani
Danze slave op. 72 per pianoforte a 4 mani


(Versione Midi op 46 Danze n° 1 | n° 5 | n° 10 )

Dopo il successo ottenuto nel 1869 con la pubblicazione dei primi 2 quaderni delle Danze ungheresi di Brahms, l'editore Simrock di Berlino abbe un'altra ottima idea, commissionando al giovane Dvorįk, gią dimostratosi sensibile cantore della propria terra, una serie di pezzi similari.

La richiesta di Simrock fu immediatamente accolta dal maestro boemo che, in preda a un vero e proprio "raptus" creativo, stese in breve tempo la prima serie di 8 Danze slave per pianoforte a 4 mani.
Pezzi brevi, suggestivi, impregnati di umori popolari ma fondati su un'invenzione melodica del tutto originale, estranea a precisi riferimenti tradizionali.
Queste Danze, come quelle di Brahms, trovarono entusiastica accoglienza da parte dei musicisti e del pubblico, tanto da spingere Dvorįk ad una pronta trascrizione per orchestra.

Tutto ciņ avveniva nel 1878.
Nel 1886 fu pubblicata la seconda serie di 8 danze, nelle medesime 2 versioni della precedente.
Oggi le Danze slave di Dvorįk sono eseguite molto sovente e fondano il loro successo sui medesimi valori individuati al tempo della prima presentazione: spontaneitą dei temi, vitalitą ritmica, elegantissima rifinitura della scrittura, dagli elementi armonici a quelli formali, straordinario potere illustrativo.
E' un susseguirsi di immagini, di atmosfere, di emozioni intime e di irrefrenabili gioie, magicamente coinvolgenti nei loro ritmi caratteristici, gli stessi che Dvorįk sfrutta anche nei suoi lavori pił dichiaratamente impegnati, come i Quartetti per archi.

La sequenza di queste splendide Danze, che nella originaria versione a 4 mani esercitano una suggestione sottile e confidenziale, č la seguente:

"Furiant" (n. 1) in do maggiore, "Danza serba" (n. 2) in mi minore, "Sousedskd" (n. 3) in re maggiore, "Sousedskd" (n. 4) in fa maggiore, "Skoéna" (n. 5) in la maggiore, "Polka" (n. 6) in la bemolle maggiore, "Skoéna" (n. 7) in do maggiore, "Furiant" (n. 8) in sol minore, "Ozemek slovacco" (n. 9) in si maggiore, "Mazurka" (n. 10) in mi minore, "Skoéna" (n. 1 1) in fa maggiore, "Danza ucraina" (n. 12) in re bemolle maggiore, "Gpasķrka" (n. 13) in si bemolle maggiore, "Polacca" (n. 14) in si bemolle maggiore, "Kolo serbo" (n. 15) in do maggiore, "Sousedskd" (n. 16) in la bemolle maggiore.

(durata 33 minuti l'op. 46; 32 minuti l'op. 72)