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Antonin Dvorįk
Musica da camera senza pianoforte

(1841 - 1904)

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La musica da camera di Antonin Dvorįk


"I Cipressi" per quartetto d'archi

Sotto questa denominazione, identica a quella di una serie di Lieder composti nel 1865, si raccolgono 12 pezzi, tutti abbastanza brevi, accomunati da una libera espansivitą melodica, dal carattere intimo, soave e malinconico.

Il ciclo originale consta di 18 numeri, ma Dvorįk, allorché si decise a rielaborarli per quartetto d'archi, ne scelse soltanto una parte mutando l'ordine ma mantenendo i titoli, che sono:
"Io conosco la fede del mio amore per te" ("Moderato"); "La morte regna in molti cuori umani" ("Allegro ma non troppo"); "Sotto il dolce dominio dei tuoi occhi" ("Andante con moto"); "Mai l'amore ci condurrą alla gioia ardentemente inseguita" ("Poco adagio"); "Questa lettera d'una volta, conservata tra le pagine del mio libro" ("Andante"); "Oh tu, rosa gloriosa" ("Andante moderato"); "Io erro, rattristato, attorno alla tua casa" ("Andante con moto"); "Al cuore della profonda foresta" ("Lento"); "Mio unico bene, č per te sola" ("Moderato"); "Qui si erge la vecchia rupe scoscesa" ("Andante maestoso"); "Intorno la natura riposa, abbandonata al sonno e ai sogni" ("Allegro scherzando"); "Tu mi domandi il perché dei miei canti" ("Allegro animato").

Si tratta di un ciclo che contiene alcune pagine stupende e che illustra la vena pił eloquente di Dvorįk, quella spontanea, intensamente sentimentale.
Questa rielaborazione data 1887, ma se ne ebbe una prima parziale pubblicazione solo nel 1921.
L'edizione completa fu successiva (1957).

(durata 40 minuti)

Quartetto in re minore op. 34 per archi

Scritto nel dicembre del 1877 in meno di 2 settimane, questo Quartetto, nono dei 14 di Dvorįk , appare come uno dei pił riusciti per la qualitą dell'ispirazione e per il bell'equilibrio tra soliditą del disegno formale ed eloquenza espressiva.
Dei 4 movimenti che lo compongono, l'"Allegro" iniziale č il pił esteso e sottopone i suoi temi affascinanti, sottilmente nostalgici, a un raffinato lavoro di elaborazione.
Di tratto pił marcatamente slavo e popolaresco č il seguente "Allegretto scherzando, alla polka", dall'incedere libero e giocoso, il cui Trio centrale possiede il sussiego di una danza settecentesca.

Notevole poi l'intenso, accorato "Adagio", che evoca lo struggimento per una quiete perduta.
Vigoroso e lirico č il "Finale: Poco allegro" in "forma-sonata", i cui due temi di contrastante carattere si alternano armoniosamente.
Dedicato a Brahms, verso il quale Dvorįk fu sempre riconoscente per l'appoggio che da lui ricevette in un momento delicato della carriera, il Quartetto, che rivela la raggiunta maturitą del suo autore, fu pubblicato da Schlesinger nel 1880, ma ebbe prima esecuzione 2 anni pił tardi.

(durata 35 minuti)

Quartetto in mi bemolle maggiore op. 51 per archi 


(Versione Midi: 1° mov. | mov. | mov. | mov. )

Tra la fine del 1878 e il marzo dell'anno seguente Dvorįk compose quest'altro Quartetto, il suo decimo, su commissione dell'allora celebre Quartetto Fiorentino, complesso fondato a Firenze negli anni '60 dal violinista tedesco Jean Becker.
L'ensemble richiese esplicitamente che la nuova opera avesse una caratterizzazione slava.

E Dvorįk, di buon grado, si dispose a far uso di materiali di riconoscibile radice culturale.
L'esito eccellente rese questa partitura una delle pił amate.
Complessa č l'elaborazione del primo movimento "Allegro ma non troppo" dal quale sbocciano motivi teneri e sottilmente malinconici, di sapore quasi alla Schubert.
La seguente, "Dumka", presenta il caratteristico contrasto di atmosfere giustapposte evidenziate anche dalle differenti indicazioni di tempo.

Gli episodi lenti manifestano un'impronta espressiva dolente, in cui l'invenzione melodica denuncia tratti tipici dell'origine russa della Dumka.
Le sezioni vivaci rischiarano serenamente l'atmosfera.
Dopo la confidenziale, fervida "Romanza: Andante con moto", troviamo come vivace conclusione, il "Finale - Allegro assai", pulsante di ritmi di danza, ricco di improvvise, delicate sospensioni da cui scaturiscono rinnovate festositą.

(durata 32 minuti)

Quartetto in do maggiore op. 61 per archi

Questo Quartetto nacque nell'autunno del 1881 per una sorta di sfida.
Dvorįk ne avviņ la composizione dopo aver letto sul giornale viennese "Nette Freie Presse" la falsa notizia che un suo nuovo Quartetto sarebbe stato eseguito verso la metą di dicembre dalla formazione di Joseph Hellmesberger, famoso per numerose ed importanti prime esecuzioni di opere di Schubert e di Brahms.
Dvorįk, pungolato, si mise al lavoro e, dopo aver scartato un primo tentativo, in novembre concluse la nuova partitura.

Fu un'opera nata in un momento di evoluzione del maestro boemo, il quale dopo il periodo giovanile, permeabile alle influenze innovativi di un Wagner e di Liszt, e dopo l'entusiastica adesione ai modi popolari, affidņ di nuovo al Quartetto i valori intellettuali della grande tradizione tedesca, attraverso una ricerca attenta della scrittura, che sfrutta intensivamente le tessiture strumentali, pervenendo a elaborazioni formali per nulla accademiche.
Ne derivņ un lavoro impegnativo, pregnante ma raramente dotato di quell'immediatezza comunicativa che in genere č propria delle invenzioni musicali di Dvorįk.

I tempi sono 4: "Allegro", dal respiro sinfonico, ardente, appassionato; quindi "Poco adagio e molto cantabile", toccato da un senso di afflizione; poi un energico "Scherzo: Allegro vivo", lievemente inquieto; e un "Finale: Vivace", dove emerge deciso un ritmo di danza popolare che vivifica l'invenzione melodica, la quale tuttavia non sfugge all'elaborazione contrappuntistica.

(durata 40 minuti)

Quartetto in mi maggiore op. 80 per archi

All'inizio del 1876, non ancora trentacinquenne, Dvorįk portņ a termine nel giro di 2 settimane questo Quartetto, la sua prima opera importante e matura del genere.
Nei mesi successivi seguirono il Concerto in sol minore per pianoforte e orchestra, l'abbozzo dello "Stabat Mater", il Trio con pianoforte op. 26, pagine pianistiche e vocali.

Anno proficuo, insomma, nonostante l'evento funesto della scomparsa di una figlioletta.
Di questo Quartetto, piuttosto discontinuo nell'ispirazione, notiamo il meditato ordito contrappuntistico, mutuato dall'ereditą tedesca, ed una libera e gią caratteristica invenzione melodica, che trae vivacitą ed eloquenza dalla vena popolare.

4 i tempi: "Allegro", dal lirismo un po' generico; "Andante con moto" in cui 2 temi malinconici sviluppano distinti episodi alternati; "Allegro scherzando", tripartito, dove l'austera parte centrale contrasta con le altre due; "Finale: Allegro con brio", che mescola inflessioni slave ad idee dove spunta l'ombra dei romantici tedeschi.

Il lavoro fu pubblicato solo nel 1888 da Simrock, il quale perņ, per garantirsi l'interesse degli eventuali acquirenti, ne cancellņ l'originale numero d'opera (27).

(durata 28 minuti)

Quartetto in fa maggiore op. 96 per archi ("Americano")

Il Quartetto op. 96, il cui titolo non č originale, č una significativa partitura cameristica che documenta il mutamento di prospettiva sopraggiunto in Dvorįk con la sua permanenza in America, che arricchģ la sua invenzione di tratti inconfondibili, penetranti, indimenticabili.
In questo Quartetto i ritmi e le impronte melodiche caratteristiche ricorrono dunque, creando un clima unitario dove il "nuovo mondo" vive con la sua storia, tra il vociare dei saloon fumosi e gli sconfinati silenzi di boschi e praterie.

Il potere evocativo della musica di Dvorįk si sviluppa in 4 movimenti: un "Allegro ma non troppo", un "Lento" in re minore, con una melanconica linea melodica affidata ora al violino, ora al violoncello; quindi un "Molto vivace", che inserisce 2 sezioni in modo minore ed un "Finale: Vivace ma non troppo", elaborazione di precedenti elementi tematici in forma pił articolata.

Composto nell'estate del 1893, il Quartetto Americano, concepito a Spilvillenello Iowa, fu eseguito per la prima volta a Boston dal quartetto Kneisel, all'inizio del '94.
Nello stesso anno Simrock lo pubblicņ a Berlino.

(durata 25 minuti)

Quartetto in la bemolle maggiore op. 105 per archi

Un po' meno immediato dell'op. 106, pił sottilmente comunicativo, questo Quartetto fu l'ultimo portato a termine da Dvorįk, negli ultimissimi giorni del 1895.
In seguito la sua produzione si sarebbe quasi arrestata, con l'eccezione piuttosto consistente di una serie di poemi sinfonici e di Rusalka (1900), destinata a divenire la sua opera pił rappresentata.

Un breve "Adagio ma non troppo" introduttivo sfocia in un "Allegro appassionato" di vigorosa plasticitą; e la sezione "Adagio", densamente elaborata, forse la pił avvincente dell'opera, ritorna poi a sigla del primo movimento.

Seguono il secondo tempo, "Molto vivace", di tersa, danzante melodiositą nonostante i ritmi incalzanti; poi il terzo, "Lento e molto cantatile", d'atmosfera complessivamente serena.
L'ultimo movimento, "Allegro non tanto", privilegia uno svolgimento rapsodico, dove la scrittura assume i pił svariati caratteri stilistici: ricchissimo di spunti, rimane perņ debole e generico rispetto al resto della partitura.

(durata 32 minuti)

Quartetto in sol maggiore op. 106 per archi

Questo Quartetto fu completato qualche settimana prima di quello in la bemolle op. 105.
E' dunque il penultimo scritto da Dvorįk e risale alla fine del 1895, l'anno che segnņ per il maestro boemo il ritorno definitivo in patria dopo il periodo trascorso a New York.

E' una partitura che si rivela con ben maggiore evidenza rispetto alla sua gemella per il magistrale sapere compositivo, per la grande continuitą d'ispirazione e per i bellissimi, incisivi, eloquenti temi che la percorrono, ancora sensibili al colore "americano" delle partiture immediatamente precedenti.

I tempi sono 4 e disegnano una linea narrativa senza cedimento, di notevole, toccante intensitą.
Il primo č un "Allegro moderato" pulsante di gioiosa vitalitą, dai motivi cordiali, calorosi, cui segue un "Adagio ma non troppo" ampiamente sviluppato in un'atmosfera contemplativa, in cui emergono episodi di affettuositą malinconica ed improvvisi rigurgiti drammatici.

Dopo questa pagina, che sembra dare una sorta d'addio ad esperienze umane ormai lontane, si apre il terzo movimento "Molto vivace", dall'energico dinamismo, cui fa da contrasto interno il pacato Trio.
Nell'ampio "Finale", una breve sezione in tempo "Andante sostenuto" introduce "l'Allegro con fuoco", in cui il rincorrersi dei temi e i rapidi mutamenti d'umore rispecchiano uno sguardo soddisfatto sulle ricchezze della vita.
La prima esecuzione pubblica di questa partitura si ebbe nell'ottobre 1896.

(durata 38 minuti)

Quintetto in sol maggiore op. 77 per 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso

Un'opera importante, sebbene poco conosciuta, di Dvorįk č questo Quintetto, scritto per un insieme inconsueto.
Alla classica formazione quartettistica di 2 violini, viola, violoncello si aggiunge il contrabbasso, arricchendo la scrittura grazie all'uso della totalitą dei timbri offerti dall'intera famiglia degli strumenti ad arco.

Il lavoro risale al 1875 e ci presenta uno Dvorįk ancora agli inizi (il numero d'opera attribuito fu dapprima il 18), eppure gią piuttosto evoluto sotto l'aspetto tecnico, nonché consapevole di un indirizzo stilistico al quale rimarrą fedele anche in seguito, riassumibile nella fusione tra elementi popolari e sensibilitą costruttiva, architettonica.

Non si presentano difficoltą d'ascolto particolari.
I motivi sono piacevoli, elaborati con il gusto per l'equilibrio, in un clima di sostanziale serenitą.
I 4 tempi sono: "Allegro con fuoco", che ha uno svolgimento piuttosto lirico, dagli accenti talora alla Schubert; quindi "Scherzo: Allegro vivace" in mi minore, dal marcato carattere di danza, dove contrasta il disteso episodio centrale; poi ancora "Poco andante", in do maggiore, intriso d'un canto gentile e tenero, e per concludere il "Finale: Allegro assai", pagina energica e vitale, dalle notevoli risorse espressive.

Dato in prima esecuzione nel marzo del 1875, questo Quintetto fu pubblicato da Simrock nel 1888.
Un quinto movimento ("Andante religioso") in origine posto subito dopo l'"Allegro con fuoco", fu scartato e pubblicato come pezzo separato nel 1883, con il titolo di "Notturno" op. 40.

(durata 35 minuti)

Serenata in re minore op. 44 per 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti,
controfagotto, 3 corni, violoncello, contrabbasso


( Disponibile Versione Midi )

Nel catalogo del compositore boemo anche le Serenate, benché non annoverate tra le musiche propriamente cameristiche, si impongono come momenti abbastanza determinanti nella definizione del suo orientamento stilistico.
In questa Serenata in re minore, una delle 2 inserite in catalogo (l'altra, scritta per archi, costituisce l'op. 22), che recupera l'immagine del "popolare" e del suono all'aria aperta, si spiegano molte delle migliori qualitą di Dvorįk.

Il suo affetto per la natura e la gente, la memoria nostalgica della tradizione, la vena libera e contemplativa del pensiero musicale ed il suo organizzarsi in forme equilibrate, di appagante plasticitą.
Del resto lo stesso Brahms, suo mentore negli anni che lo imposero all'attenzione del pubblico internazionale, asseriva - in una lettera del 1879 indirizzata a Joseph Joachim - che "non č facile ricevere un'impressione pił bella e pił fresca di un talento creativo vero, ricco e stimolante", rimproverandosi quasi la "voglia invidiosa di passare attraverso tutto quello che per quest'uomo non č che una facile ispirazione".

La Serenata op. 44, scritta per 10 fiati, violoncello e contrabbasso, data 1878 e fu pubblicata l'anno successivo dall'editore Simrock a Berlino.
E' un lavoro contemporaneo alla prima serie delle fragorose "Danze slave", ma non mostra con esse parentele di carattere.

Consta di un "Moderato" dal tono scherzosamente marziale, di un "Minuetto" comprendente la classica sezione di Trio (dove ritmo e melodia assumono gli schemi di danze popolari, la "Sousedską" e la "Furiant"), di un "Andante con moto" che per clima romantico ed estensione si pone come fulcro della composizione, e di un "Finale: Allegro molto", di contagiosa effervescenza ritmica.

(durata 27 minuti)