Antonin Dvorįk
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"I Cipressi" per quartetto d'archi Sotto questa denominazione, identica a quella di una serie di Lieder composti nel 1865, si raccolgono 12 pezzi, tutti abbastanza brevi, accomunati da una libera espansivitą melodica, dal carattere intimo, soave e malinconico. Il ciclo originale consta di 18 numeri, ma Dvorįk, allorché si
decise a rielaborarli per quartetto d'archi, ne scelse soltanto una parte mutando l'ordine
ma mantenendo i titoli, che sono: Si tratta di un ciclo che contiene alcune pagine stupende e che
illustra la vena pił eloquente di Dvorįk, quella spontanea, intensamente sentimentale. (durata 40 minuti) Quartetto in re minore op. 34 per archi Scritto nel dicembre del 1877 in meno di 2 settimane, questo
Quartetto, nono dei 14 di Dvorįk , appare come uno dei pił riusciti per la qualitą
dell'ispirazione e per il bell'equilibrio tra soliditą del disegno formale ed eloquenza
espressiva. Notevole poi l'intenso, accorato "Adagio", che evoca lo
struggimento per una quiete perduta. (durata 35 minuti) Quartetto in mi bemolle maggiore op. 51 per archi
Tra la fine del 1878 e il marzo dell'anno seguente Dvorįk compose
quest'altro Quartetto, il suo decimo, su commissione dell'allora celebre Quartetto
Fiorentino, complesso fondato a Firenze negli anni '60 dal violinista tedesco Jean Becker. E Dvorįk, di buon grado, si dispose a far uso di materiali di
riconoscibile radice culturale. Gli episodi lenti manifestano un'impronta espressiva dolente, in cui
l'invenzione melodica denuncia tratti tipici dell'origine russa della Dumka. (durata 32 minuti) Quartetto in do maggiore op. 61 per archi Questo Quartetto nacque nell'autunno del 1881 per una sorta
di sfida. Fu un'opera nata in un momento di evoluzione del maestro boemo, il
quale dopo il periodo giovanile, permeabile alle influenze innovativi di un Wagner e di Liszt, e dopo l'entusiastica adesione ai modi popolari, affidņ di
nuovo al Quartetto i valori intellettuali della grande tradizione tedesca, attraverso una
ricerca attenta della scrittura, che sfrutta intensivamente le tessiture strumentali,
pervenendo a elaborazioni formali per nulla accademiche. I tempi sono 4: "Allegro", dal respiro sinfonico, ardente, appassionato; quindi "Poco adagio e molto cantabile", toccato da un senso di afflizione; poi un energico "Scherzo: Allegro vivo", lievemente inquieto; e un "Finale: Vivace", dove emerge deciso un ritmo di danza popolare che vivifica l'invenzione melodica, la quale tuttavia non sfugge all'elaborazione contrappuntistica. (durata 40 minuti) Quartetto in mi maggiore op. 80 per archi All'inizio del 1876, non ancora trentacinquenne, Dvorįk
portņ a termine nel giro di 2 settimane questo Quartetto, la sua prima opera importante e
matura del genere. Anno proficuo, insomma, nonostante l'evento funesto della scomparsa
di una figlioletta. 4 i tempi: "Allegro", dal lirismo un po' generico; "Andante con moto" in cui 2 temi malinconici sviluppano distinti episodi alternati; "Allegro scherzando", tripartito, dove l'austera parte centrale contrasta con le altre due; "Finale: Allegro con brio", che mescola inflessioni slave ad idee dove spunta l'ombra dei romantici tedeschi. Il lavoro fu pubblicato solo nel 1888 da Simrock, il quale perņ, per garantirsi l'interesse degli eventuali acquirenti, ne cancellņ l'originale numero d'opera (27). (durata 28 minuti) Quartetto in fa maggiore op. 96 per archi ("Americano") Il Quartetto op. 96, il cui titolo non č originale, č una
significativa partitura cameristica che documenta il mutamento di prospettiva sopraggiunto
in Dvorįk con la sua permanenza in America, che arricchģ la sua invenzione di tratti
inconfondibili, penetranti, indimenticabili. Il potere evocativo della musica di Dvorįk si sviluppa in 4 movimenti: un "Allegro ma non troppo", un "Lento" in re minore, con una melanconica linea melodica affidata ora al violino, ora al violoncello; quindi un "Molto vivace", che inserisce 2 sezioni in modo minore ed un "Finale: Vivace ma non troppo", elaborazione di precedenti elementi tematici in forma pił articolata. Composto nell'estate del 1893, il Quartetto Americano, concepito a
Spilvillenello Iowa, fu eseguito per la prima volta a Boston dal quartetto Kneisel,
all'inizio del '94. (durata 25 minuti) Quartetto in la bemolle maggiore op. 105 per archi Un po' meno immediato dell'op. 106, pił sottilmente
comunicativo, questo Quartetto fu l'ultimo portato a termine da Dvorįk, negli ultimissimi
giorni del 1895. Un breve "Adagio ma non troppo" introduttivo sfocia in un "Allegro appassionato" di vigorosa plasticitą; e la sezione "Adagio", densamente elaborata, forse la pił avvincente dell'opera, ritorna poi a sigla del primo movimento. Seguono il secondo tempo, "Molto vivace", di tersa,
danzante melodiositą nonostante i ritmi incalzanti; poi il terzo, "Lento e molto
cantatile", d'atmosfera complessivamente serena. (durata 32 minuti) Quartetto in sol maggiore op. 106 per archi Questo Quartetto fu completato qualche settimana prima di
quello in la bemolle op. 105. E' una partitura che si rivela con ben maggiore evidenza rispetto alla sua gemella per il magistrale sapere compositivo, per la grande continuitą d'ispirazione e per i bellissimi, incisivi, eloquenti temi che la percorrono, ancora sensibili al colore "americano" delle partiture immediatamente precedenti. I tempi sono 4 e disegnano una linea narrativa senza cedimento, di
notevole, toccante intensitą. Dopo questa pagina, che sembra dare una sorta d'addio ad esperienze
umane ormai lontane, si apre il terzo movimento "Molto vivace", dall'energico
dinamismo, cui fa da contrasto interno il pacato Trio. (durata 38 minuti) Quintetto in sol maggiore op. 77 per 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso Un'opera importante, sebbene poco conosciuta, di Dvorįk č
questo Quintetto, scritto per un insieme inconsueto. Il lavoro risale al 1875 e ci presenta uno Dvorįk ancora agli inizi (il numero d'opera attribuito fu dapprima il 18), eppure gią piuttosto evoluto sotto l'aspetto tecnico, nonché consapevole di un indirizzo stilistico al quale rimarrą fedele anche in seguito, riassumibile nella fusione tra elementi popolari e sensibilitą costruttiva, architettonica. Non si presentano difficoltą d'ascolto particolari. Dato in prima esecuzione nel marzo del 1875, questo Quintetto fu
pubblicato da Simrock nel 1888. (durata 35 minuti) controfagotto, 3 corni, violoncello, contrabbasso Nel catalogo del compositore boemo anche le Serenate, benché non
annoverate tra le musiche propriamente cameristiche, si impongono come momenti abbastanza
determinanti nella definizione del suo orientamento stilistico. Il suo affetto per la natura e la gente, la memoria nostalgica della
tradizione, la vena libera e contemplativa del pensiero musicale ed il suo organizzarsi in
forme equilibrate, di appagante plasticitą. La Serenata op. 44, scritta per 10 fiati, violoncello e
contrabbasso, data 1878 e fu pubblicata l'anno successivo dall'editore Simrock a Berlino. Consta di un "Moderato" dal tono scherzosamente marziale, di un "Minuetto" comprendente la classica sezione di Trio (dove ritmo e melodia assumono gli schemi di danze popolari, la "Sousedską" e la "Furiant"), di un "Andante con moto" che per clima romantico ed estensione si pone come fulcro della composizione, e di un "Finale: Allegro molto", di contagiosa effervescenza ritmica. (durata 27 minuti)
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