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Gabriel Fauré
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Nel 1853 fu ammesso gratuitamente, grazie alle sue attitudini speciali, alla Scuola Niedermeyer di Parigi, dove rimase fino al '65 studiando anche con Saint-Saens. Fu poi organista in diverse chiese della città, sostituendo anche Widor a Saint-Sulpice. Nel '77 fu nominato maestro di cappella alla Madeleine dove, nel
'96, divenne organista titolare. Nel 1903 cominciò a collaborare con "Le Figaro" per la
critica musicale e 2 anni più tardi ottenne la direzione del Conservatorio, che mantenne
fino al 1919. Il catalogo di musica da camera annovera un Quartetto per archi, 2 Quartetti per pianoforte e archi, 2 Quintetti per pianoforte e archi, 2 Sonate per violino e pianoforte, 2 Sonate per violoncello e pianoforte, una Fantasia per flauto e pianoforte e altri pezzi brevi.
- MIDI FILE - "Pavane" (5'12'') - MIDI FILE - "Après un rève" (2'40'') - MIDI FILE - From "Pelleas et Mélisande": Sicilienne (4'23'') - MIDI FILE - From "Requiem": Agnus Dei (4'53'')
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Sonata in la maggiore op. 13 per violino e pianoforte Questo è il primo lavoro del catalogo di musica da camera di
Fauré. Fu costretto a rivolgersi all'estero, alla Breitkopf & Haertel di Lipsia, dove, fra l'altro, gli fu imposta la condizione-capestro di rinunciare ai diritti d'autore. Tuttavia la tenacia di Fauré fu ripagata dal successo, già dalla prima esecuzione pubblica, nel gennaio del '77 alla Salle Pleyel di Parigi, patrocinata dalla "Société Natìonale de Musique", fondata da Franck e Saint-Saens qualche anno prima. Come sappiamo i tempi erano ormai maturi per una svolta nel gusto
dei musicisti e del pubblico, con il tentativo di emancipare l'espressione musicale dalle
esigenze dello spettacolo. I movimenti sono 4: un "Allegro molto" dal tratto elegante
ma ardente, cui segue un "Andante" in re minore dal tono sommesso e malinconico;
quindi un "Allegro vivo", leggero, vibratile, che ha il ruolo di Scherzo ed apre
una cantabile sezione centrale in fa diesis minore. La Sonata fu dedicata a Pauline Viardot, un celebre mezzosoprano parigino cui già Schumann aveva indirizzato i suoi "Liederkreis" op. 24. (durata 25 minuti)
Berceuse op. 16 per violino e pianoforte Anche questa paginetta, contemporanea del primo Quartetto con pianoforte (1879), partecipa all'estetica del primo Fauré, alla ricerca di un lirismo purificato ed essenziale. Fu eseguita per la prima volta nel febbraio del 1880 e divenne
presto celebre anche grazie alla sua brevità, che l'ha resa uno dei pezzi da bis favoriti
dagli interpreti. (durata 3 minuti) Siciliana in sol minore op. 78 per violoncello e pianoforte Altro pezzo breve e piuttosto noto di Fauré, la Siciliana si rende godibile per l'estrema eleganza del tratto, la malinconia aleggiante, la preziosa semplicità. Successivamente alla stesura originale per violoncello e pianoforte
(1893) la Siciliana trovò altra collocazione tra le musiche di scena per il
"Pelléas et Melisande" di Maeterlink (1898), da cui Fauré poi trasse una
fortunata suite. (durata 4 minuti) Elegia in do minore op. 24 per violoncello e pianoforte Scritta nel 1883, questa Elegia è una pagina breve,
formalmente limpida, che ha acquisito immediata popolarità per la sua intensa vena
patetica, eloquente sino all'esteriorità. Tuttavia l'Elegia, che è una delle 6 paginette per violoncello e
pianoforte che compaiono nel suo catalogo di musica cameristica, esibisce un forte potere
di suggestione con una contabilità sofferente, intensa. (durata 7 minuti) Fantasia op. 79 per flauto e pianoforte Dedicata a Paul Taffanel, insigne flautista, con il quale
collaborò anche Saint-Saens, questa Fantasia è l'unico pezzo
che Fauré scrisse per uno strumento a fiato. Questa breve Fantasia si può intendere come un piccolo saggio
d'autore, ricco di idee lievi e brillanti. (durata 6 minuti) "Dolly", pezzi (6) op. 56 per pianoforte a 4 mani Questa suite, unica opera per pianoforte a 4 mani di Fauré, scritta tra il 1893 ed il 1896, è baciata dal dono della spontaneità, che del resto non abbandonò mai Fauré, neanche nei lavori più intensamente romantici. Fu ispirata da un tenero affetto per la piccola Hélène "Dolly" Bardac; ecco l'origine del dispiegarsi di un mondo infantile di piccoli sogni, di sincere emozioni, disegnato con grazia straordinaria, mai troppo sentimentale. Nell'ordine, i 6 pezzi sono: "Berceuse" ("Ninna-nanna") in tempo "Allegretto moderato"; "Mi-a-ou" ("AIlegro vivo") (dall'infantile contrazione di "Messieu Aoul", il richiamo lanciato dalla piccola Dolly al fratello Raoul). Seguono "Lejardin de Dolly" ("Andantino"), scritto per festeggiare il Capodanno 1895; "Kitty- Valse", offerto per i 4 anni della bambina (un Tempo di valse che onora il nome del cagnolino di casa); poi "Tendresse" ("Tenerezza"), "Andante", che appare come la pagina armonicamente più audace della raccolta, infine "Pas espagnol" ("Allegro"), vivacissimo e luminoso epilogo. (durata 17 minuti) Quartetto in do minore op. 15 per pianoforte e archi Nell'arco di qualche decennio la Francia acquisì un ruolo di
primo piano nell'evoluzione del linguaggio strumentale. Primo dei 2 Quartetti con pianoforte, il cui organico è quello sperimentato largamente dai musicisti romantici di cultura tedesca, fu terminato nel 1879 ma l'ultimo movimento venne riscritto nell'83. E' un lavoro dal quale sgorga un caldo, aggraziato lirismo, che
rappresenta uno dei caratteri fondamentali del maestro francese, in un miracoloso
equilibrio di civiltà, gusto, fervori appassionati e indipendenza stilistica. Seguono un "Adagio" malinconico, dove pare potersi leggere
lo sconforto in cui cadde Fauré in seguito al mancato fidanzamento con Marianne Viardot,
evento profondamente sofferto di quegli anni; infine un vibrante, vitale "Finale:
Allegro molto". (durata 30 minuti) Quartetto in sol minore op. 45 per pianoforte e archi Concluso nel 1886 - l'anno prima Fauré aveva conseguito il "Prix Chartier" dell'"Accademia delle Belle Arti" per la musica da camera - il secondo Quartetto con pianoforte è meno noto del primo, ma è comunque un'opera di grande qualità, provvista di caratteri assai moderni che indicano come il suo autore sia effettivamente tra le personalità più interessanti del suo momento storico. Isolato e schivo sia come artista sia come uomo, Fauré è un protagonista a tutto tondo della rinascita strumentale francese e si proietta nel '900 con l'economia del mezzo espressivo, con una semplicità di atteggiamento profonda e meditata, che via via si spoglia della componente manieristica e sentimentale, mirando sempre più a un'ideale essenzialità. Questo Quartetto si pone piuttosto decisamente su un tale cammino attraverso la sottile ciclicità dei temi, la libera condotta armonica, quasi evasiva, l'asciutta melodicità, di stampo talora riferentesi a Ravel. I tempi sono: "Allegro molto moderato", ardente e nobile, poi "Scherzo: Allegro molto", che sfoggia una dinamicità ritmica quasi da primo Novecento futurista, quindi "Adagio non troppo", pagina estesa, di placida bellezza e "Finale: Allegro molto", d'appassionata energia. (durata 33 minuti)
Quintetto in re minore op. 89 per pianoforte e archi Opera emblematica del progressivo distacco di Fauré dal
romanticismo "emotivo", questo Quintetto vide la luce nel 1906, originato da un
tentativo mai portato a termine per un terzo Quartetto, iniziato nel 1891. Si coglie insomma un senso spiccato di essenzialità tendente a
diventare messaggio morale ed etico. Il Quintetto in re minore, dove anche la sensualità si eleva a nobilissima forma artistica, senza mai una caduta di stile, ebbe la prima esecuzione a Bruxelles nel marzo del 1906 e fu dedicato al violinista belga Eugène Ysave. Sebbene relativamente trascurato nei programmi da concerto è un
lavoro di grande interesse, scritto magnificamente. (durata 30 minuti)
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