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Gabriel Fauré

(1845 - 1924)

  

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La vita di Gabriel Fauré


Nel 1853 fu ammesso gratuitamente, grazie alle sue attitudini speciali, alla Scuola Niedermeyer di Parigi, dove rimase fino al '65 studiando anche con Saint-Saens.

Fu poi organista in diverse chiese della città, sostituendo anche Widor a Saint-Sulpice.

Nel '77 fu nominato maestro di cappella alla Madeleine dove, nel '96, divenne organista titolare.

Nello stesso anno fu nominato insegnante di composizione al Conservatorio, in sostituzione di Massenet.

Nel 1903 cominciò a collaborare con "Le Figaro" per la critica musicale e 2 anni più tardi ottenne la direzione del Conservatorio, che mantenne fino al 1919.

Negli ultimi anni soffrì di disturbi all'udito che lo portarono alla sordità completa.
Scrisse 2 Opere, musiche di scena, pagine religiose, vocali, pianistiche, una Fantasia e una Ballata per pianoforte e orchestra.

Il catalogo di musica da camera annovera un Quartetto per archi, 2 Quartetti per pianoforte e archi, 2 Quintetti per pianoforte e archi, 2 Sonate per violino e pianoforte, 2 Sonate per violoncello e pianoforte, una Fantasia per flauto e pianoforte e altri pezzi brevi.

 

- MIDI FILE - "Pavane" (5'12'')

- MIDI FILE - "Après un rève" (2'40'')

- MIDI FILE - From "Pelleas et Mélisande": Sicilienne (4'23'')

- MIDI FILE - From "Requiem": Agnus Dei (4'53'')


La musica da camera di Gabriel Fauré


 

Sonata in la maggiore op. 13 per violino e pianoforte

Questo è il primo lavoro del catalogo di musica da camera di Fauré.
Fu scritto tra il 1875 e il 1876, in un momento certo non particolarmente favorevole per i cultori di questo genere in Francia.
L'indirizzo dominante, infatti, si fondava su una consolidata tradizione di musica per il teatro.
Non stupisce, quindi, la difficoltà che ebbe l'allora trentenne maestro nel trovare un'editore.

Fu costretto a rivolgersi all'estero, alla Breitkopf & Haertel di Lipsia, dove, fra l'altro, gli fu imposta la condizione-capestro di rinunciare ai diritti d'autore.

Tuttavia la tenacia di Fauré fu ripagata dal successo, già dalla prima esecuzione pubblica, nel gennaio del '77 alla Salle Pleyel di Parigi, patrocinata dalla "Société Natìonale de Musique", fondata da Franck e Saint-Saens qualche anno prima.

Come sappiamo i tempi erano ormai maturi per una svolta nel gusto dei musicisti e del pubblico, con il tentativo di emancipare l'espressione musicale dalle esigenze dello spettacolo.
A questo riguardo la Sonata in la maggiore, la prima delle 2 di Fauré (la seconda, op. 108, fu scritta tra il 1916 e il 1917), è un'opera già significativa, dove è evidente il linguaggio caratteristico del suo autore, imbevuto d'un romanticismo raffinato, ricco di nuances.

I movimenti sono 4: un "Allegro molto" dal tratto elegante ma ardente, cui segue un "Andante" in re minore dal tono sommesso e malinconico; quindi un "Allegro vivo", leggero, vibratile, che ha il ruolo di Scherzo ed apre una cantabile sezione centrale in fa diesis minore.
Infine un "Allegro quasi presto", intessuto di nobile lirismo.

La Sonata fu dedicata a Pauline Viardot, un celebre mezzosoprano parigino cui già Schumann aveva indirizzato i suoi "Liederkreis" op. 24.

(durata 25 minuti)


Berceuse op. 16 per violino e pianoforte

Anche questa paginetta, contemporanea del primo Quartetto con pianoforte (1879), partecipa all'estetica del primo Fauré, alla ricerca di un lirismo purificato ed essenziale.

Fu eseguita per la prima volta nel febbraio del 1880 e divenne presto celebre anche grazie alla sua brevità, che l'ha resa uno dei pezzi da bis favoriti dagli interpreti.
La melodia è affidata al violino, mentre il pianoforte assume un ruolo di sfondo. Nonostante un certo manierismo, è un'opera assai piacevole.

(durata 3 minuti)

Siciliana in sol minore op. 78 per violoncello e pianoforte

Altro pezzo breve e piuttosto noto di Fauré, la Siciliana si rende godibile per l'estrema eleganza del tratto, la malinconia aleggiante, la preziosa semplicità.

Successivamente alla stesura originale per violoncello e pianoforte (1893) la Siciliana trovò altra collocazione tra le musiche di scena per il "Pelléas et Melisande" di Maeterlink (1898), da cui Fauré poi trasse una fortunata suite.
Va segnalato però che la versione orchestrale ebbe la firma di Charles Koechlin, allievo prediletto di Fauré.

(durata 4 minuti)

Elegia in do minore op. 24 per violoncello e pianoforte

Scritta nel 1883, questa Elegia è una pagina breve, formalmente limpida, che ha acquisito immediata popolarità per la sua intensa vena patetica, eloquente sino all'esteriorità.
Non è certo pezzo fondamentale per capire l'estetica di Fauré, anzi, può considerarsi fuorviante in quanto il musicista francese fu tutt'altro che retorico, e portato per carattere a velare quasi sempre il sentimento con la riservatezza.

Tuttavia l'Elegia, che è una delle 6 paginette per violoncello e pianoforte che compaiono nel suo catalogo di musica cameristica, esibisce un forte potere di suggestione con una contabilità sofferente, intensa.
E' in forma tripartita, con una sezione centrale più serena dove il pianoforte ha un ruolo di primo piano.
Alla ripresa, l'idea iniziale assume invece una colorazione più drammatica.

(durata 7 minuti)

Fantasia op. 79 per flauto e pianoforte

Dedicata a Paul Taffanel, insigne flautista, con il quale collaborò anche Saint-Saens, questa Fantasia è l'unico pezzo che Fauré scrisse per uno strumento a fiato.
Sul finire dell'800 il flauto, soprattutto in Francia, fu destinatario di molte pagine nuove che ne riproposero il ruolo di strumento solista, in orchestra e nella musica da camera.

Questa breve Fantasia si può intendere come un piccolo saggio d'autore, ricco di idee lievi e brillanti.
Composta nel 1897, consta di due movimenti conseguenti, un "Andantino" e un "Allegro": il primo, malinconico, di poche battute, è in minore, il secondo è in maggiore e sfrutta i 2 strumenti per una gara d'agilità, molto misurata ed elegante.

(durata 6 minuti)

"Dolly", pezzi (6) op. 56 per pianoforte a 4 mani

Questa suite, unica opera per pianoforte a 4 mani di Fauré, scritta tra il 1893 ed il 1896, è baciata dal dono della spontaneità, che del resto non abbandonò mai Fauré, neanche nei lavori più intensamente romantici.

Fu ispirata da un tenero affetto per la piccola Hélène "Dolly" Bardac; ecco l'origine del dispiegarsi di un mondo infantile di piccoli sogni, di sincere emozioni, disegnato con grazia straordinaria, mai troppo sentimentale.

Nell'ordine, i 6 pezzi sono: "Berceuse" ("Ninna-nanna") in tempo "Allegretto moderato"; "Mi-a-ou" ("AIlegro vivo") (dall'infantile contrazione di "Messieu Aoul", il richiamo lanciato dalla piccola Dolly al fratello Raoul).

Seguono "Lejardin de Dolly" ("Andantino"), scritto per festeggiare il Capodanno 1895; "Kitty- Valse", offerto per i 4 anni della bambina (un Tempo di valse che onora il nome del cagnolino di casa); poi "Tendresse" ("Tenerezza"), "Andante", che appare come la pagina armonicamente più audace della raccolta, infine "Pas espagnol" ("Allegro"), vivacissimo e luminoso epilogo.

(durata 17 minuti)

Quartetto in do minore op. 15 per pianoforte e archi

Nell'arco di qualche decennio la Francia acquisì un ruolo di primo piano nell'evoluzione del linguaggio strumentale.
Quest'opera, che va annoverata tra le più godibili della produzione cameristica di Fauré, si situa a buon diritto in questa "rinascita" musicale francese.

Primo dei 2 Quartetti con pianoforte, il cui organico è quello sperimentato largamente dai musicisti romantici di cultura tedesca, fu terminato nel 1879 ma l'ultimo movimento venne riscritto nell'83.

E' un lavoro dal quale sgorga un caldo, aggraziato lirismo, che rappresenta uno dei caratteri fondamentali del maestro francese, in un miracoloso equilibrio di civiltà, gusto, fervori appassionati e indipendenza stilistica.
I movimenti sono 4: "Allegro molto moderato" in "forma sonata", molto melodico, quindi "Scherzo: Allegro vivo", di deliziosa freschezza, con una spiritosa sezione centrale.

Seguono un "Adagio" malinconico, dove pare potersi leggere lo sconforto in cui cadde Fauré in seguito al mancato fidanzamento con Marianne Viardot, evento profondamente sofferto di quegli anni; infine un vibrante, vitale "Finale: Allegro molto".
Il lavoro fu dedicato da Fauré al violinista e didatta belga Hubert Léonard, protagonista illustre della vita musicale parigina nella seconda metà del secolo.

(durata 30 minuti)

Quartetto in sol minore op. 45 per pianoforte e archi

Concluso nel 1886 - l'anno prima Fauré aveva conseguito il "Prix Chartier" dell'"Accademia delle Belle Arti" per la musica da camera - il secondo Quartetto con pianoforte è meno noto del primo, ma è comunque un'opera di grande qualità, provvista di caratteri assai moderni che indicano come il suo autore sia effettivamente tra le personalità più interessanti del suo momento storico.

Isolato e schivo sia come artista sia come uomo, Fauré è un protagonista a tutto tondo della rinascita strumentale francese e si proietta nel '900 con l'economia del mezzo espressivo, con una semplicità di atteggiamento profonda e meditata, che via via si spoglia della componente manieristica e sentimentale, mirando sempre più a un'ideale essenzialità.

Questo Quartetto si pone piuttosto decisamente su un tale cammino attraverso la sottile ciclicità dei temi, la libera condotta armonica, quasi evasiva, l'asciutta melodicità, di stampo talora riferentesi a Ravel.

I tempi sono: "Allegro molto moderato", ardente e nobile, poi "Scherzo: Allegro molto", che sfoggia una dinamicità ritmica quasi da primo Novecento futurista, quindi "Adagio non troppo", pagina estesa, di placida bellezza e "Finale: Allegro molto", d'appassionata energia.

(durata 33 minuti)


Quintetto in re minore op. 89 per pianoforte e archi

Opera emblematica del progressivo distacco di Fauré dal romanticismo "emotivo", questo Quintetto vide la luce nel 1906, originato da un tentativo mai portato a termine per un terzo Quartetto, iniziato nel 1891.
Qui in effetti si esprime un pensiero musicale estremamente sofisticato, in una dimensione dominata dalle allusioni, dall'aristocratica contemplazione, da un lirismo sovente tenue, arioso, mai decorativo.

Si coglie insomma un senso spiccato di essenzialità tendente a diventare messaggio morale ed etico.
Al di là, quindi, del presunto ermetismo di Fauré, che si esprime nell'uso antitradizionale dei materiali armonici e melodici di derivazione ottocentesca, e nelle straordinarie incantate atmosfere che ne risultano, d'artigianato minuziosissimo.

Il Quintetto in re minore, dove anche la sensualità si eleva a nobilissima forma artistica, senza mai una caduta di stile, ebbe la prima esecuzione a Bruxelles nel marzo del 1906 e fu dedicato al violinista belga Eugène Ysave.

Sebbene relativamente trascurato nei programmi da concerto è un lavoro di grande interesse, scritto magnificamente.
I tempi sono: "Molto moderato", "Adagio", "Allegro moderato".

(durata 30 minuti)

Le opere principali di Gabriel Fauré

 

The most important works of G. Fauré

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -