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César Franck
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Pianista-prodigio, dopo i primi studi al Conservatorio di Liegi nel '35 si trasferì a Parigi come allievo di Zimmermann e Reicha. Iscritto anche alla scuola d'organo, nel '42 abbandonò il Conservatorio di Parigi per dedicarsi al concertismo, all'insegnamento e alla composizione. Nominato nel '58 maestro di cappella e organista titolare in Sainte-Clotilde, successivamente partecipò alla fondazione della "Société Nationale de Musique" (1871) e ottenne l'insegnamento di organo al Conservatorio (1872), trovando però contrastato il riconoscimento del proprio genio compositivo. Suoi allievi furono Duparc, d'Indy, Vierne, Chausson, Lekeu ed altri. MIDI FILE - "Panis angelicus" (3'48'') Compose lavori sacri e per il teatro, lavori sinfonici, organistici,
pianistici, corali, vocali da camera. - MIDI
FILE - Chorale No.1 for organ (10'59'')
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Sonata in la maggiore per violino e pianoforte "In Franck vi è una costante devozione alla musica, da
prendere o lasciare; nessuna forza al mondo poteva ordinargli di interrompere un periodo
che egli credeva giusto e necessario; per quanto lungo, bisogna passare di là. Così scrisse Debussy in una breve nota
pubblicata dopo la morte del maestro di Liegi. Una belle époque, dunque, che negli anni del secondo '800 fu
comunque intaccata dalle voci più accreditate dell'anticonservatorismo, attraverso cui
passò buona parte dell'arte tedesca d'avanguardia. Ma soltanto in vecchiaia Franck ottenne un riconoscimento personale.
Un destino ben meritato per questo lavoro che oltre a un'accorta
struttura ciclica che conferisce una magistrale unità alle idee, e all'equilibrata
distribuzione di volumi (4 movimenti non troppo estesi), esibisce una scrittura sapiente,
di presa immediata. I 4 movimenti sono: "Allegretto moderato",
"Allegro", "Recitativo fantasia", "Allegretto poco mosso". (durata 28 minuti)
Trio concertante in fa diesis minore op. 1 n. 1 per violino, violoncello, pianoforte I 3 Trii concertanti op. 1, dedicati nel 1841 al re del Belgio
Leopoldo I e pubblicati dall'editore Schuberth di Lipsia nel '43, risalgono al periodo di
studio al Conservatorio di Parigi. Pressoché scomparse dal repertorio, queste partiture, conosciute ed
apprezzate da Liszt, nacquero in un momento della storia francese
ancora poco favorevole allo sviluppo della musica cameristica. In particolare nel Trio in fa diesis minore è presente già
chiaramente quel concetto di ciclicità che avrebbe caratterizzato la produzione matura di
Franck, dove la ricerca di coerenza assiste una lirica e appassionata ispirazione. La sequenza regolare e inquietante di suoni staccati, brevi, affidati al pianoforte, non soltanto è ampiamente sfruttata nel corso dell'Andante, ma viene citata assai chiaramente anche nei 2 tempi seguenti. Altri temi di spicco nel movimento d'apertura sono affidati,
nell'ordine, al violoncello, al violino e ancora al pianoforte, ma vengono elaborati
diversamente. Si tratta di una composizione densamente articolata, elaborata con
estrema attenzione, e avvincente per la straordinaria, focosa energia da cui è
alimentata, sullo sfondo di una sottile atmosfera patetica. (durata 32 minuti) Quartetto in re maggiore per archi Questo lavoro, datato 1889, conclude mirabilmente il catalogo
cameristico franckiano. La condotta armonica inquieta, cangiante, si riconferma una delle
caratteristiche principali di Franck ed esalta la modernità del suo pensiero di taglio
europeo - assai più che francese. Il Quartetto ha quindi un'importanza indiscutibile, anche se la sua
popolarità è contenuta e la sua presenza in repertorio non è ancora definita. Il pregio del Quartetto non consiste solo nella maestria del progetto compositivo o nell'avanzata concezione armonica - nella quale si scorgono spinte talora fortissime di disgregazione tonale - ma soprattutto nella spiritualità del sentimento ispiratore, direttamente originato dalla religiosità di cui Franck fu spessissimo interprete. Si tratta, insomma, di un'opera fondamentale nel panorama francese
dell'ultimo '800. A questa sezione, la più estesa, seguono un brevissimo
"Scherzo: Vivace", di vitalità alla Mendelssohn,
visionario nei suoi guizzi nervosi, poi un "Larghetto", pervaso da un lirismo
ardente ("Ho voluto una frase lunga, d'un sol pezzo, senza ripresa, senza ritorni su
se stessa", ebbe a dire l'autore). (durata 50 minuti) Quintetto in fa minore per pianoforte e archi Sull'onda della grande tradizione romantica tedesca, tra il 1878 e il 1879 Franck scrisse questo lavoro che va giudicato come uno dei suoi più caratteristici e riusciti, ben rappresentativo della storia della musica franco-belga del secondo '800. E' una partitura dominata da una forte tinta drammatica e da una tensione appassionata, sempre concretamente assistita da un'intelligenza costruttiva e coerente, che si serve di un ingegnoso impiego ciclico dei temi e di una costante ricerca armonica, che porta la concatenazione delle invenzioni a seguire vie tormentate e ad aprire liberi accostamenti che attingono alla fonte inesauribile del cromatismo, mentre i motivi e gli incisi sono sottoposti a trasformazioni e reimpieghi straordinariamente creativi. Si configura dunque una partitura viva, pulsante ma anche serrata nel suo svolgimento denso ed elaborato. Dedicato a Saint-Saens - con il quale, nel '71, Franck aveva collaborato per la fondazione della "Société Nationale de Musique" - questo Quintetto, dato in prima esecuzione nel gennaio del 1880 per la medesima Société di Parigi eseguito da Saint-Saéns stesso insieme al Quartetto Marsick, si compone di 3 movimenti: un "Allegro", preceduto da una introduzione in tempo "Molto moderato quasi lento", quindi un elegiaco "Lento, con molto sentimento", infine un fremente "Allegro non troppo, ma con fuoco". (durata 38 minuti)
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