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Nikolay Andreyevich
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Iniziò a studiare pianoforte a 6 anni, misurandosi ben presto con la composizione. Nonostante l'avvìo della carriera militare in marina, continuò ad approfondire lo studio della musica anche durante i 3 anni passati sulla nave-scuola Almaz, nei quali rimase in corrispondenza con Balakirev, conosciuto nel '61. Nel '71, abbandonando la marina, accettò la cattedra di composizione e
strumentazione al Conservatorio di San Pietroburgo. Nel '74 successe a Balakirev come direttore della "Scuola
libera di musica", occupandosi anche della diffusione della musica russa. Riacquistò il posto, tuttavia, grazie a diverse pressioni
esercitate in suo favore. MIDI FILE - Bumblebee
flight (1'12'') MIDI FILE - Sadko (2'04'') Compose Opere, 3 Sinfonie e altri pezzi per orchestra, un
Concerto per pianoforte, lavori corali, pianistici, vocali.
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Trio in do minore per violino, violoncello, pianoforte E' singolare constatare come questo Trio, uno dei pochi lavori da
camera di Rimskij-Korsakov, sia quasi del tutto sganciato dai modi della cultura nazionale
russa, mentre invece presenta una serie di tratti che suscitano immediate analogie con
l'estetica romantica tedesca. Davvero difficile ravvisarvi l'autore di Shéhérazade o il giovane
membro dei "Cinque". Tenendo presente questo elemento, il Trio in do minore sembra quasi
il frutto tardivo di una memoria a lungo soffocata. A tutt'oggi il Trio è assai poco conosciuto, ma potrebbe figurare più spesso nei programmi da concerto perché è un'opera curiosa ed anche gradevole, nonostante lo stile appaia a tratti instabile, soggetto a contaminazioni imprevedibili. I tempi sono 4: "Allegro", pieno di slancio, di vita e di temi appassionati; poi "Scherzo", dove il modello di Schumann (è citato un frammento melodico del primo movimento del Concerto in la minore per pianoforte e orchestra) assume toni scanzonati; quindi "Adagio", i cui spinti cromatismi e i motivi severi rimandano inconfondibilmente a Franck; infine "Finale: Adagio-Allegro", dove il contrappunto imitativo e i recitativi drammatici introducono l'agitata e ampia conclusione. (durata 37 minuti)
Quintetto in si bemolle maggiore per flauto, clarinetto, corno, fagotto, pianoforte Al 1876, l'anno del Quintetto, risale anche un Sestetto per archi,
mentre il Quartetto in fa maggiore op. 12, anch'esso per archi, è di pochissimo
precedente. Divenne per lui, anche a causa dell'imprevisto incarico di direttore della "Scuola libera di musica", a seguito della rinuncia dell'amico Balakirev (1874), indispensabile uno studio della musica più ordinato e più profondo di quello fino ad allora condotto. Il Quintetto e le altre pagine coeve nacquero, insomma, in un momento di riflessione autocritica da parte di Rimskij-Korsakov su 2 componenti essenziali: da un lato la fervida ispirazione, il puro istinto immaginativo; dall'altro una volontà intellettualizzante e nazionalizzante, basata sulla conoscenza della storia e della tradizione. Questi 2 aspetti, sulla cui compresenza si basa oggi da parte di molti studiosi il giudizio negativo su Rimskij-Korsakov (per il peso che assume il fattore meramente tecnico nelle sue pagine) si trovano piuttosto evidenti anche nel Quintetto, che denuncia una certa rigidità formale. Ma, nonostante questo, l'opera è piacevole, viva di ritmo e gustosa
per i temi semplici e accattivanti che si presentano. Seguono un "Andante" dal tono placido, affettuoso, che apre centralmente una Fughetta; quindi un "Rondò: Allegretto", che ha la serenità lieta di una Bagatella, con qualche luminosa increspatura qua e là ed una serie di brevi cadenze assegnate, a turno, a ciascuno strumento, eccetto il fagotto: da queste sorge lo spunto per la brillante conclusione. Dotato di una personalità inconfondibilmente russa nella fisionomia dei temi e nelle tinte armoniche e timbriche, il Quintetto nacque come prova di composizione da esibire ad un concorso bandito dalla Società Musicale Russa (fondata da Anton Rubingtein nel 1859). (durata 30 minuti)
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| Catalogue of Rimsky-Korsakov's Works
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| The
Operas of N. R. Korsakov
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