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Felix Mendelssohn-Bartholdy
Musica da camera per soli archi

(1809 - 1847)

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La musica da camera di Felix Mendelssohn-Bartholdy


Pezzi (4) op. 81 per quartetto d'archi

I brani staccati con i quali, due anni dopo la morte di Mendelssohn, si è voluta creare l'ipotesi di un settimo lavoro per archi, raccogliendoli, sotto il medesimo numero d'opera, sono un "Tema con variazioni" ("Andante sostenuto") in mi maggiore, uno "Scherzo" ("Allegro leggero") in la minore, entrambi scritti nel 1847, un Capriccio ("Andante con moto") in mi minore, risalente al 1843, e una Fuga in mi bemolle maggiore composta addirittura nel '27, l'anno successivo all'Ouverture per "Ein Sommernachtstraum", uno dei suoi primi capolavori.

Si tratta di pagine che conservano una loro autonomia, unite arbitrariamente.
Ma rivelano la tipica eleganza di scrittura che si riscontra in quasi tutta la produzione cameristica mendelssohniana, fatta di idee melodiche flessuose e di un espressivo virtuosismo salottiero, di teatrale drammaticità o di brioso disimpegno.

(durata 25 minuti)

Quartetto in mi bemolle maggiore op. 12 per archi

Scritta nel corso del 1828, è la prima opera cui di solito si fa riferimento riguardo alla produzione mendelssohniana per quartetto d'archi, formata complessivamente da 8 partiture.
L'op. 12 fu scritta da Mendelssohn verso i 20 anni d'età, e già presenta un'avvincente freschezza e coerenza.

Del resto, nel suo catalogo a quell'epoca comparivano capolavori come I'"Ouverture per il Sogno di una notte di mezzestate", le prime "Romanze senza parole", l'Ottetto per archi.
Questo lavoro però si indirizza verso modi seriosi, assorbendo la grande tradizione del quartetto alla Beethoven.

I tempi sono 4: un "Allegro", dominato da una flessuosa idea melodica, cui fa da introduzione un breve "Adagio ma non troppo"; quindi un'originale "Canzonetta" dal tono discorsivo, che apre centralmente una sezione vivace; un intenso "Andante espressivo"; un conclusivo "Molto allegro e vivace", che richiama alcuni temi del primo movimento in un'atmosfera molto mossa, richiedendo agli archi notevoli doti d'agilità, prima di spegnersi gradualmente.

(durata 26 minuti)

Quartetto in la minore op. 13 per archi

Ingiustamente trascurato, questo secondo Quartetto di Mendelssohn è una delle più belle testimonianze della sua precocità di artista già impegnato a dare unità e coerenza alla fervidissima ispirazione con una scrittura di grande abilità e di notevole apertura intellettuale.
Lo svolgimento estremamente fluido, che si rivela non solo all'analisi ma anche all'ascolto, è frutto di un'attenta selezione dei materiali.

Sono chiaramente percepibili la ricorrenza dei motivi (per esempio, l'Adagio di apertura si ripresenta nel finale; il tema di fuga del secondo movimento riappare nell'ultimo) e la parentela tra i temi, ottenuta con un lavoro preciso, attento, fondato sul principio della variazione.
Ci sono inoltre singolari analogie, seppure a livello esteriore, con alcuni ultimi quartetti di Beethoven.

Preceduto da un tema liederistico a "mo' di epigrafe" ("Ist es wahr?", "è vero"?, tratto dal Lied op. 9 n. 1, su testo di Johann Heinrich Voss), il Quartetto consta di 4 movimenti.
Un "Allegro vivace" pieno d'ardore, introdotto da un breve "Adagio; un "Adagio non lento" che svolge liberamente un dolente tema d'impronta bachiana; un Intermezzo in forma-Lied, con 2 sezioni esterne in tempo "Allegretto con moto", e una interna più brillante, d'un ritmo frenetico, "Allegro di molto".

L'ultimo tempo è un "Presto" in qualche modo riassuntivo, con un originale recitativo d'apertura che rimanda all'op. 132 di Beethoven, da cui sgorga uno svolgimento rapsodico e appassionato, che solo in chiusura volge verso un intimo raccoglimento.
Scritto tra 1827 e il '28, fu pubblicato da Breitkopf e Haertel nel 1829.

(durata 28 minuti)

Quartetto in re maggiore op. 44 n. 1 per archi

Pubblicata nel 1839 da Breitkopf e Haertel, questa partitura risale al 1838 e appartiene alle opere più tipiche di Mendelssohn per la bella scrittura per archi, l'elegante impronta formale, le idee ariose e i ritmi palpitanti.

Ma non rivela personalità di spicco pur nella piacevolezza complessiva.
I movimenti sono 4: "Molto Allegro vivace", con un primo tema pieno di giubilo; "Menuetto: Un poco allegretto"; quindi "Andante espressivo ma con moto", il movimento più riuscito, d'una grazia lievemente malinconica, e infine uno scintillante "Presto con brio".

(durata 26 minuti)

Quartetto in mi minore op. 44 n. 2 per archi

Questo Quartetto, composto nel 1837, non spicca per la bellezza dei temi, ma è comunque scorrevole, guidato da un'ispirazione sicura e costruito con notevole abilità.

Pur mancando il tocco geniale, si tratta di un lavoro di qualità che presenta un garbo, un'armoniosità stilistica e una chiarezza espre siva ammirevoli.
I tempi sono un "Allegro assai appassionato", uno scattante "Scherzo: Allegro di molto", quindi un melodioso "Andante" e un "Presto agitato", di agilità ariosa e pulsante.

(durata 23 minuti)

Quartetto in mi bemolle maggiore op. 44 n. 3 per archi

Dei 3 Quartetti dedicati al Principe reale di Svezia, il terzo in mi bemolle, concluso nel corso del 1838 prima dell'op. 44 n. 1, appare come il più riuscito per la freschezza dei motivi, la solidità degli svolgimenti, la perfetta padronanza della tensione espressiva che si disegna con straordinaria efficacia ed istintività.
Vi dominano una chiarezza e un'eleganza esemplari.
In questo senso il romanticismo di Mendelssohn fa da collegamento tra il razionalismo classico e le aperture irruenti di uno Schumann.

I movimenti di quest'opera scritta da Mendelssohn in un momento particolarmente felice della sua esistenza, poco dopo il matrimonio con Cecilia Jeanrenaud, sono 4: un lirico "Allegro vivace", uno "Scherzo: Assai leggiero" vivace di smagliante vitalismo, che si apre a passaggi di contrappunto imitativo e che svanisce a sorpresa; quindi un intenso "Adagio non troppo" e un conclusivo, ampio "Molto Allegro con fuoco".

(durata 29 minuti)

Quartetto in fa minore op. 80 per archi

Scritto nel 1847, il Quartetto op. 80 è l'ultima composizione di Mendelssohn, morto nel novembre di quello stesso anno.
Questa partitura, che presenta una singolarità di caratteri piuttosto anomala, nacque sull'onda dell'insanabile dolore di Mendelssohn per la morte dell'amatissima sorella Fanny.
La consueta limpidezza espressiva viene qui sacrificata a un'esplosiva liberazione di energie inquiete, segnate dall'angoscia e dallo spasimo drammatico.

Questa dimensione sconosciuta di Mendelssohn sfata il luogo comune del musicista aristocratico, del romantico felice e inattaccabile, e ne valorizza un soggettivismo destabilizzante, di gran forza.
Poco nota e relativamente poco eseguita, l'op. 80 consta di 4 tempi: "Allegro vivace assai", "Allegro assai", "Adagio", "Finale: Allegro molto".
Fu pubblicata nel '49 da Breitkopf e Haertel.

(durata 23 minuti)

Ottetto in mi bemolle maggiore op. 20 per 4 violini, 2 viole e 2 violoncelli


( Disponibile Versione Midi )

Capolavoro giovanile, scritto da Mendelssohn nel 1825 ad appena 16 anni, questo Ottetto reca l'impronta inconfondibile del suo precocissimo autore.
Purtroppo l'organico inconsueto priva il lavoro di una quasi doverosa frequenza d'esecuzione.
E' un handicap non trascurabile, per fortuna parzialmente limitato dalle edizioni discografiche facilmente reperibili.
La caratteristica moderna di questa pagina, che le dà un colore quasi sinfonico, è il trattamento strumentale a 8 parti reali.
Quindi, né un doppio quartetto, alla maniera di quelli di Spohr, né la riduzione di una stesura per orchestra d'archi che, a quel tempo, non possedeva tanta indipendenza di linee interne.
L'Ottetto di Mendelssohn è perciò, per la soluzione che prospetta, un "unicum".
L'autore stesso, del resto, sottolineava che "questo Ottetto va suonato da tutti gli strumenti nello stile di un'orchestra sinfonica".
I piani e i forti vanno rispettati attentamente e sottolineati con più forza di quanto si usi in opere di questo genere".

Partitura ambiziosa, dunque, che concettualizza le grandissime potenzialità timbriche degli archi.
Ne esce una gemma cameristica dalle mille sfaccettature, ricca di mutevoli invenzioni armoniche desunte dal libero trattamento della tonalità, aperta a sviluppi non convenzionali.
Temi e melodie, sorretti da un ritmo instancabile, trasmettono una gioia spumeggiante e contagiosa.
Questa straordinaria pienezza espressiva è ottenuta da Mendelssohn non soltanto con la qualità delle idee musicali ma anche attraverso la solidità della struttura, realizzata con lo sfruttamento ciclico dei temi: quello dello Scherzo è recuperato nel finale, dove, inoltre, un tema secondario si presenta come variante riconoscibile di un motivo del primo movimento.

La dialettica non è mai drammatica, ma persegue un ideale di pacifica convivenza e di fondamentale serenità.
I tempi sono: "Allegro moderato ma con fuoco", "Andante", "Scherzo" (composto, secondo quanto riferito da Fanny Mendelssohn, sotto l'influenza di una pagina del Faust goethiano, "La notte di Valpurga"), quindi il conclusivo "Presto", che tenta la suprema intellettualità della scrittura fugata.

(durata 30 minuti)