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Felix Mendelssohn-Bartholdy
Musica da camera con pianoforte

(1809 - 1847)

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La musica da camera di Felix Mendelssohn-Bartholdy


Sonata in fa maggiore per violino e pianoforte

Questa Sonata senza numero d'opera, la seconda scritta da Mendelssohn dopo quella giovanile in fa minore (1823), risale al giugno del 1838 e conta due versioni differenti, una delle quali incompiuta.
Pur essendo rimasta a lungo manoscritta e pressoché inutilizzata, è una delle pagine più entusiasmanti del maestro amburghese.

Traboccante di vitalità, di bellissimi temi pieni di fascino, di raffinato e nobile virtuosismo, consta di tre movimenti ben armonizzati tra loro. Troviamo un "Allegro vivace" notevolmente sviluppato, in forma-sonata, con un primo tema scattante ed un secondo più tranquillo che si intrecciano appassionatamente; quindi un ampio "Adagio" dal carattere intimo, meditativo, malinconico, che si effonde caldo e tenero.

A questa parte in la maggiore fa seguito un breve movimento "Assai vivace" che porta ad una conclusione radiosa, con una gara d'agilità fra i due strumenti.
La Sonata è stata pubblicata soltanto nel 1953 a New York, con la revisione del celebre violinista Yehudi Menuhin.

(durata 27 minuti)

Sonata in re maggiore op. 58 per violoncello e pianoforte

La Sonata in re maggiore è la seconda e la più interessante tra le opere di Mendelssohn per violoncello e pianoforte.
La precedente, op. 45, risale al 1839 ed è una pagina artisticamente imperfetta, che risente di un certo accademismo, mentre questa, scritta tra la fine del 1842 e l'estate del 1843, rivela un'ispirazione lirica tesa a esprimere un ideale d'alto valore poetico.

La partitura è carica di un'espressività costante e viva, aperta anche a toni di rivelazione intima e riservata.
La vena pensosa ne arricchisce l'irruenza romantica.
Consta di 4 movimenti, esempio unico nelle Sonate mendeissohniane: a un "Allegro assai vivace", di ardente comunicativa, segue un "Allegretto scherzando" in si minore, tripartito, con una distesa sezione centrale in re maggiore.
La ripresa è variata e coniuga i 2 elementi precedenti.

Segue la toccante parentesi meditativa di un "Adagio" in sol maggiore dalla profonda spiritualità; e poi il contrastante, liberatorio "Finale: Molto allegro e vivace" si pone in contrappeso al primo tempo.
Questa Sonata, dedicata al conte russo Mathieu Wielhorsky, violoncellista dilettante, fu pubblicata da Kistner a Lipsia nel 1843.

(durata 28 minuti)

Romanza senza parole in re maggiore op. 109 per violoncello e pianoforte

Pubblicata postuma, questa breve e poco nota pagina, che ha lo stesso titolo delle ben più celebri composizioni pianistiche, risale al 1845 e fu composta per una violoncellista, Lisa Christiani.

Il violoncello ha un ruolo preponderante e si vota ad un canto sentimentale, lievemente malinconico ma vibrante ed effusivo.
Il tono drammatico della sezione centrale si stempera poi nella quiete della ripresa, che ha tutta l'eloquenza di un Lied.

(durata 5 minuti)

Variazioni concertanti in re maggiore op. 17 per violoncello e pianoforte

Scritte nel 1829, queste Variazioni, che presentano risoluzioni molto brillanti e tecnicamente assai impegnative, si offrono ad un piacevole ascolto per l'accuratissima rifinitura e per il collegamento molto unitario fra i diversi episodi.
L'aristocratico, raffinatissimo gusto del ventenne Mendelssohn ha modo di manifestarsi soprattutto nel finale, che rinuncia alla perentorietà esibizionistica per svanire nel silenzio.
L'opera fu pubblicata da Mechetti a Vienna nel 1830.

(durata 11 minuti)

Sonata in mi bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte

Quest'unica Sonata che Mendelssohn scrisse per clarinetto data 1824 e rientra dunque tra le composizioni giovanili.
Se si pensa che il celebre e bellissimo Rondò capriccioso op. 14 per pianoforte fu scritto nello stesso anno e che l'Ottetto op. 20 risale al '25, sarebbe lecito attendersi da questo precoce maestro un'altra prova interessante.

Ma la Sonata per clarinetto e pianoforte, che rimase inedita sino agli anni '40 del nostro secolo, è un pezzo dall'ispirazione poco convincente e spesso manierata, percorsa da echi tipici di Beethoven inseriti un po' a forza e spesso tendente ad un'agilità "Biedermeier", di generica piacevolezza.
Un "Adagio" introduttivo conduce ad un "Allegro moderato" dallo sviluppo prolisso.
Seguono un "Andante" dal carattere tenero e dalla linea melodica cantabile e un nuovo "Allegro moderato", più spiccatamente brillante.

(durata 18 minuti)

Trio in re minore op. 49 per violino, violoncello e pianoforte

"Che cosa debbo dire ancora su questo Trio, che, appena sentito, ciascuno non abbia già detto da sé? [... ] confrontandolo con altri, per esempio con quelli di Schubert, ha minori difficoltà, benché queste nelle opere di prim'ordine siano sempre in rapporto coll'effetto, sicché maggiori son le difficoltà, più ricco è l'effetto.
Ma che il Trio non sia del pianista soltanto, ma che anche gli altri debbano penetrarlo e possano contare sul godimento e sul ringraziamento di chi ascolta, non occorre, credo, ricordare."

Così Robert Schumann commentò in una sua cronaca del 1840 l'apparizione dell'op. 49 di Mendelssohn, una di quelle che il tempo non ha scalfito, consegnandocela anzi come testimonianza emblematica di un autore che, pur appartenendo ad uno dei momenti estetici più amati e dibattuti da pubblico e interpreti, rimane al di fuori della mischia.
La produzione cameristica di Mendelssohn comprende più di 20 opere numerate: ma solo alcune, oggi, godono di popolarità.

Il Trio in re minore (1839), primo dei 2 numerati (ne esiste un terzo, ma è un manoscritto infantile, datato 1820) affascina per la bellezza intrinseca, per i temi, per la capace strumentazione.
Un oggetto d'arte non casuale che fa seguito a tante partiture celebri (i 2 Concerti per pianoforte, I'Ouverture Le Ebridi, le Sinfonie Italiana e Riforma, I'Ouverture per il Sogno di una notte di mezza estate).
I movimenti sono 4, piuttosto diversi l'uno dall'altro.

L'iniziale "Molto allegro ed agitato" inizia con un lirico e intenso tema di violoncello e si svolge tutto in un clima di fremente comunicativa.
Il seguente Andante con moto tranquillo evoca invece un'atmosfera liederistica pacata, intima e suadente.
L'apertura - che pare tolta dalle Romanze senza parole - è lasciata al pianoforte solo, sulla chiusa del quale si innestano i 2 archi.

Frizzante e irresistibile, al contrario, la scrittura del successivo "Scherzo: leggero e vivace", di ridente vitalità.
Il "Finale: allegro assai appassionato" nonostante una realizzazione altamente virtuosistica e spettacolare risulta di minor efficacia espressiva.

(durata 28 minuti)

Trio in do minore op. 66 per violino, violoncello e pianoforte

Scritto nel 1845, il Trio op. 66 è, immotivatamente, assai meno noto del precedente e gemello op. 49.
La struttura è curata nei minimi dettagli, i temi si impongono con una carica emotiva di immediato potere comunicativo, la scrittura si esprime nella maniera più efficace.
Perciò non può proprio dirsi una composizione marginale.

Si affida inoltre ad una delle formazioni più usuali dell'età romantica, elaborandone le capacità dialoganti e di insieme senza inutili forzature.
La tonalità d'impianto, do minore, è forse l'elemento coagulante nel carattere di questo Trio che coltiva, tranne, forse, che nel Finale, colori scuri e linee severe.

La successione dei tempi, simile a quella dell'op. 49, prevede un "Allegro energico e con fuoco", il movimento più sviluppato della partitura; un "Andante espressivo, pateticamente sentimentale; uno "Scherzo: molto allegro quasi presto", breve ed acceso, e quindi il "Finale: allegro appassionato", dove l'inserimento di un Corale (curiosamente apparentato al Meno mosso dello Scherzo op. 39 di Chopin) contribuisce a concludere la composizione con radioso ottimismo.
Il Trio, dedicato a Spohr, fu pubblicato da Breitkopf & Haertel, a Lipsia, nel 1845.

(durata 32 minuti)

Quartetto in do minore op. 1 n. 1 per pianoforte e archi

Questa è la prima composizione di Mendelssohn che ottenne pubblicazione, nel 1822, lo stesso anno della stesura, presso l'editore Schlesinger di Berlino.
E' interessante notare come questa pagina - che rientra in catalogo insieme ad alcune altre gemelle: op. 2, op. 3, più una terza senza numero d'opera - rappresenti già in qualche modo l'inclinazione stilistica del suo autore, e non si possa quindi superficialmente relegare tra i lavori giovanili, vale a dire imperfetti o d'apprendistato.

Mendelssohn, qui appena tredicenne, non possiede ancora né il mestiere né la sensibilità che esibirà solo tre anni più tardi con l'Ottetto, eppure quel fresco, radioso romanticismo che appartiene con incredibile spontaneità alla sua vena, regala a questo Quartetto un precoce soffio vitale.
I tempi sono 4: "Allegro vivace", "Adagio", in cui compaiono figurazioni decorative e una pateticità che è tipica di Beethoven; quindi "Scherzo: Presto" e "Allegro moderato", dove affiorano stilemi mozartiani.

(durata 28 minuti)

Sestetto in re maggiore op. 110 per pianoforte, violino, 2 viole, violoncello e contrabbasso

Quest'opera, pubblicata postuma, fu in realtà scritta nel 1824 da un Mendelssohn appena quindicenne, in un periodo ancora di apprendistato.
Rimane l'unico suo lavoro per tale organico.

E' una partitura di livello qualitativo sensibilmente inferiore all'Ottetto op. 20 e si svolge in una atmosfera giocosa, di disimpegno, permeabile ad influssi stilistici diversi, d'alta scuola (Mozart, Weber) o più generici, dove il pianoforte ha prevalentemente un ruolo concertante.
I tempi sono 4: "Allegro vivace", "Adagio", "Minuetto: Agitato" e di nuovo "Allegro vivace", che recupera prima della conclusione il tema del Minuetto.

(durata 28 minuti)