Felix Mendelssohn-Bartholdy
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Sonata in fa maggiore per violino e pianoforte Questa Sonata senza numero d'opera, la seconda scritta da
Mendelssohn dopo quella giovanile in fa minore (1823), risale al giugno del 1838 e conta
due versioni differenti, una delle quali incompiuta. Traboccante di vitalità, di bellissimi temi pieni di fascino, di raffinato e nobile virtuosismo, consta di tre movimenti ben armonizzati tra loro. Troviamo un "Allegro vivace" notevolmente sviluppato, in forma-sonata, con un primo tema scattante ed un secondo più tranquillo che si intrecciano appassionatamente; quindi un ampio "Adagio" dal carattere intimo, meditativo, malinconico, che si effonde caldo e tenero. A questa parte in la maggiore fa seguito un breve movimento
"Assai vivace" che porta ad una conclusione radiosa, con una gara d'agilità fra
i due strumenti. (durata 27 minuti) Sonata in re maggiore op. 58 per violoncello e pianoforte La Sonata in re maggiore è la seconda e la più interessante
tra le opere di Mendelssohn per violoncello e pianoforte. La partitura è carica di un'espressività costante e viva, aperta
anche a toni di rivelazione intima e riservata. Segue la toccante parentesi meditativa di un "Adagio" in
sol maggiore dalla profonda spiritualità; e poi il contrastante, liberatorio
"Finale: Molto allegro e vivace" si pone in contrappeso al primo tempo. (durata 28 minuti) Romanza senza parole in re maggiore op. 109 per violoncello e pianoforte Pubblicata postuma, questa breve e poco nota pagina, che ha lo stesso titolo delle ben più celebri composizioni pianistiche, risale al 1845 e fu composta per una violoncellista, Lisa Christiani. Il violoncello ha un ruolo preponderante e si vota ad un canto
sentimentale, lievemente malinconico ma vibrante ed effusivo. (durata 5 minuti) Variazioni concertanti in re maggiore op. 17 per violoncello e pianoforte Scritte nel 1829, queste Variazioni, che presentano
risoluzioni molto brillanti e tecnicamente assai impegnative, si offrono ad un piacevole
ascolto per l'accuratissima rifinitura e per il collegamento molto unitario fra i diversi
episodi. (durata 11 minuti) Sonata in mi bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte Quest'unica Sonata che Mendelssohn scrisse per clarinetto
data 1824 e rientra dunque tra le composizioni giovanili. Ma la Sonata per clarinetto e pianoforte, che rimase inedita sino
agli anni '40 del nostro secolo, è un pezzo dall'ispirazione poco convincente e spesso
manierata, percorsa da echi tipici di Beethoven inseriti un
po' a forza e spesso tendente ad un'agilità "Biedermeier", di generica
piacevolezza. (durata 18 minuti) Trio in re minore op. 49 per violino, violoncello e pianoforte "Che cosa debbo dire ancora su questo Trio, che, appena
sentito, ciascuno non abbia già detto da sé? [... ] confrontandolo con altri, per
esempio con quelli di Schubert, ha minori difficoltà, benché
queste nelle opere di prim'ordine siano sempre in rapporto coll'effetto, sicché maggiori
son le difficoltà, più ricco è l'effetto. Così Robert Schumann commentò in una
sua cronaca del 1840 l'apparizione dell'op. 49 di Mendelssohn, una di quelle che il tempo
non ha scalfito, consegnandocela anzi come testimonianza emblematica di un autore che, pur
appartenendo ad uno dei momenti estetici più amati e dibattuti da pubblico e interpreti,
rimane al di fuori della mischia. Il Trio in re minore (1839), primo dei 2 numerati (ne esiste un
terzo, ma è un manoscritto infantile, datato 1820) affascina per la bellezza intrinseca,
per i temi, per la capace strumentazione. L'iniziale "Molto allegro ed agitato" inizia con un lirico
e intenso tema di violoncello e si svolge tutto in un clima di fremente comunicativa. Frizzante e irresistibile, al contrario, la scrittura del successivo
"Scherzo: leggero e vivace", di ridente vitalità. (durata 28 minuti) Trio in do minore op. 66 per violino, violoncello e pianoforte Scritto nel 1845, il Trio op. 66 è, immotivatamente, assai
meno noto del precedente e gemello op. 49. Si affida inoltre ad una delle formazioni più usuali dell'età
romantica, elaborandone le capacità dialoganti e di insieme senza inutili forzature. La successione dei tempi, simile a quella dell'op. 49, prevede un
"Allegro energico e con fuoco", il movimento più sviluppato della partitura; un
"Andante espressivo, pateticamente sentimentale; uno "Scherzo: molto allegro
quasi presto", breve ed acceso, e quindi il "Finale: allegro appassionato",
dove l'inserimento di un Corale (curiosamente apparentato al Meno mosso dello Scherzo op.
39 di Chopin) contribuisce a concludere la composizione con
radioso ottimismo. (durata 32 minuti) Quartetto in do minore op. 1 n. 1 per pianoforte e archi Questa è la prima composizione di Mendelssohn che ottenne
pubblicazione, nel 1822, lo stesso anno della stesura, presso l'editore Schlesinger di
Berlino. Mendelssohn, qui appena tredicenne, non possiede ancora né il
mestiere né la sensibilità che esibirà solo tre anni più tardi con l'Ottetto, eppure
quel fresco, radioso romanticismo che appartiene con incredibile spontaneità alla sua
vena, regala a questo Quartetto un precoce soffio vitale. (durata 28 minuti) Sestetto in re maggiore op. 110 per pianoforte, violino, 2 viole, violoncello e contrabbasso Quest'opera, pubblicata postuma, fu in realtà scritta nel
1824 da un Mendelssohn appena quindicenne, in un periodo ancora di apprendistato. E' una partitura di livello qualitativo sensibilmente inferiore
all'Ottetto op. 20 e si svolge in una atmosfera giocosa, di disimpegno, permeabile ad
influssi stilistici diversi, d'alta scuola (Mozart, Weber) o più
generici, dove il pianoforte ha prevalentemente un ruolo concertante. (durata 28 minuti) | |||||||||