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Niccolò Paganini

(1782 - 1840)

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La vita di Niccolò Paganini

 


Avviato allo studio del mandolino e del violino, fu allievo, a partire dal 1792, di Cervetto, Gnecco e Costa, e poi, a Parma, di Paer e Ghiretti.

A soli 15 anni intraprese la sua prima tournée come violinista, iniziando una luminosissima e ammirata carriera.

Dal 1801 al 1809 visse in Toscana prima come maestro di cappella a Lucca, e poi al seguito della principessa Elisa Baciocchi.

Nel 1810 riprese intensamente l'attività concertistica.
Contemporaneamente vedevano la luce alcune sue opere, come i Capricci per violino solo editi da Ricordi nel '20.

Nel '28 esordi a Vienna, quindi viaggiò per tutta l'Europa fino al 1834 con successi straordinari, ritirandosi infine a Parma.

Trasferitosi a Parigi nel '37, dopo aver tenuto gli ultimi concerti a Torino, trascorse tristemente il periodo finale della sua vita fra Marsiglia, Genova e Nizza dove si spense al termine di lunghe sofferenze.

Compose molte pagine per violino e orchestra, per violino solo, per chitarra e qualche pezzo vocale.

Il catalogo di musica da camera comprende Variazioni e Sonate per violino e chitarra, 5 Terzetti e 15 Quartetti con chitarra, 3 Quartetti per archi, alcuni pezzi per violino e pianoforte, 3 Duetti concertanti per violino e violoncello, altre pagine minori.

 

- MIDI FILE - "Moto perpetuo" for solo violin (5'12'')

- MIDI FILE - Capriccio n.24 for solo violin (4'25'')

- MIDI FILE - Capriccio no.2 for solo Violin (3'49'')

 

La musica da camera di Niccolò Paganini


 

Cantabile in re maggiore per violino e pianoforte

A restituirci esemplarmente l'immagine antivirtuosistica, quasi ignota di Paganini, ecco questa breve e gradevolissima pagina.
Le opere da camera di Paganini, pur essendo considerate "minori" e presentando, in effetti, sbalzi nel livello qualitativo, sono interessanti dal punto di vista storico in quanto si inseriscono in un filone completamente diverso da quello che gli ha procurato fama tra i contemporanei.

Sono lavori caratteristici di un gusto più corrente e tradizionale, ma che tratteggia la storia dell'800 strumentale italiano, pressoché impermeabile al pensiero tedesco e alle sue implicazioni filosofiche.

Il "Cantabile in re maggiore" è un lavoro semplice nella sua struttura tripartita, ma notevole per l'intensità della linea melodica affidata all'arco, spontanea e sentimentale.
Di qui il suo successo popolare.
E' stato pubblicato, come molte altre opere di Paganini, nel '900, precisamente nel 1922, dalla Universal di Vienna.
Non se ne conosce la data di composizione.

(durata 4 minuti)


Grande Sonata in la maggiore per chitarra e violino

Poco più che ventenne, Paganini scrisse quest'opera che va ritenuta una delle sue più significative per chitarra e violino, sebbene qui l'arco non abbia che un ruolo accessorio, di qualche utilità musicale solo nel movimento centrale della composizione.

E' la chitarra ad avere continuamente l'iniziativa e a condurre il delicato discorso che, coniugando l'eleganza classica con l'affettuosità preromantica, si premura di non trascurare l'aspetto esibizionistico della scrittura.

Il lavoro, che risale al 1804, consta di 3 tempi: "Allegro risoluto", "Romance: più tosto largo, amorosamente", la pagina di maggior valore, garbata ed espansiva; quindi "Andantino variato: scherzando", che, con 6 variazioni, sollecita un grande impegno virtuosistico su un tema purtroppo assai accademico.

(durata 14 minuti)

Sonata concertata in la maggiore per chitarra e violino

Quest'unico esempio paganiniano di Sonata concertata risale alla fine del 1803.
Se spesso l'estrosità del maestro genovese trova soluzioni discutibili, talora, questa appare invece una composizione ben riuscita sotto tutti gli aspetti.
Predomina un tono cordiale, salottiero ma non vacuo.

I 2 strumenti dialogano con piacevolissima spontaneità, senza alcuna spavalda forzatura tecnica.
I tempi sono: "Allegro spiritoso", "Adagio assai espressivo" e "Rondeau: Allegretto con brio, scherzando".

(durata 12 minuti)

Terzetto in re maggiore per violino, violoncello, chitarra

Il favore che incontrò la chitarra nell'800, testimoniato anche dalla vasta produzione di altri maestri italiani come Giuliani o Carulli, veri e propri specialisti del genere, trova in Paganini un valido testimone attraverso numerose composizioni, tra cui questo Terzetto datato 1833.

E' una pagina disinvolta dove il colloquio fra i 3 strumenti si svolge in un clima di familiare confidenza, con idee semplici evocative della vita di tutti i giorni.
Quest'immediatezza è il tratto caratteristico del pezzo e invita ad un ascolto sereno, secondo i modi di una letteratura tipica che invase le case degli amatori.

I tempi sono "Allegro con brio", "Minuetto", "Andante Larghetto" e "Rondò: Allegretto".
E' stato pubblicato dall'editore Zimmermann di Francoforte soltanto nel 1955, insieme ad un Terzetto concertante per viola, violoncello e chitarra.

(durata 17minuti)

Quartetto in la maggiore n. 14 per violino, viola, chitarra, violoncello

Penultimo di una serie avviata nel 1813, il Quartetto in la maggiore risale all'inizio del 1820.
Qualche mese più tardi Paganini avrebbe abbandonato definitivamente questo genere, dedicandosi quasi completamente all'attività di strumentista.

Come tutte le sue pagine da camera è un'opera non molto nota e scarsamente eseguita nei concerti, a causa della singolarità dell'organico e della grande difficoltà della parte violinistica, che è l'unica di risalto solistico.
Il lavoro però sfata il luogo comune che vuole la produzione da camera italiana del primo '800 di scarso interesse e personalità.

Vi compare infatti una vena compositiva che si impone per la sua indipendenza stilistica, per nulla influenzata dai modelli tedeschi.
Per il ruolo predominante del violino questo lavoro potrebbe quasi intendersi come un piccolo Concerto.

Manca però l'intenzione drammatica che invece si stempera nella ricercata piacevolezza salottiera, nelle volute melodiche sovente sostenute da una felice ispirazione.
I tempi sono: "Allegro maestoso", "Minuetto Scherzo: Affettuoso", "Largo con sentimento" e "Finale: Allegro vivace", che ha la fisionomia di un moto perpetuo, dove compare il tipico, spiritato virtuosismo paganiniano.

(durata 23 minuti)

Quartetto in la minore n. 15 per violino, viola, chitarra, violoncello

Sul modello del "Quatour concertant" francese, che concede ai vari componenti del gruppo un'alterna supremazia, si svolge quest'ultimo Quartetto paganiniano, scritto nell'estate del 1820.
La scrittura è più mossa di quella del precedente lavoro, con una variabilità timbrica più accentuata.

E' anche un'opera stilisticamente più varia, caratterizzata da sbalzi d'umore improvvisi, estrosi, con influssi persino tzigani, come nell'ultimo movimento.
La pagina di maggior valore è comunque la terza, che unisce un drammatico "Recitativo" ad un "Adagio cantabile" fortemente appassionato, vibrante, cui la viola conferisce un colore leggermente patetico.

Questo lavoro, ricco di slanci e d'inventiva, consta dei seguenti tempi: "Maestoso", "Minuetto a canone", "Andantino" (con il Trio per chitarra sola), "Recitativo: Andante sostenuto" e "Adagio cantabile", quindi "Rondò: Allegretto".

(durata 24 minuti)

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -