BiografyOperaPhotosWorksLiederMp3sMidisShopTools
Biografie Compositori                                                     - Languages -
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
vuoto.gif (49 byte)

Sergej Rachmaninov

(1873 - 1943)

[ La Vita | L'opera cameristica | Il Catalogo | Photo Gallery | Home Page]

[Sergej Rachmaninov Image]

La vita di Sergej Rachmaninov



Di famiglia aristocratica, iniziò i suoi studi musicali al Conservatorio di San Pietroburgo, proseguendoli a Mosca nelle classi di Taneev e Arenskij, con l'interessamento di Ciajkovskij.

Allievo anche di Zverev e Siloti, nel '93 avviò la sua prima tournée come pianista in Russia, e nel '99 giunse a Londra con un successo trionfale.

Direttore del teatro Bolscioi dal 1904 al 1906 e della Filarmonica di Mosca dal 1911 al 1913, dopo una nuova tournée negli Stati Uniti e la presentazione del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra, diretto da Mahler, rimase in patria fino al 1917 quando, a seguito della rivoluzione, decise di emigrare definitivamente.

Fu prima a Stoccolma, poi a Copenaghen, infine negli Stati Uniti.

Abbandonata sempre più l'attività compositiva, ma accrescendo, in compenso, a sua fama come interprete, tenne l'ultimo concerto a Louisville nel febbraio del '43.


Compose Opere, 3 Sinfonie, 3 poemi sinfonici e altri lavori per orchestra, 4 Concerti e una Rapsodia per pianoforte e orchestra, pagine pianistiche (in particolare, Studi e Preludi), vocali e corali.


MIDI FILE - Prelude Op.3 No.2 (4'01'')

MIDI FILE - Prelude Op.23 No.2 (2'46'')

MIDI FILE - Prelude Op.23 No.5 (4'25'')

MIDI FILE - Prelude Op.23 No.9 (1'25'')


Il catalogo di musica da camera comprende 2 Trii con pianoforte, una Sonata per violoncello e pianoforte, 2 Suites per 2 pianoforti, una serie di Pezzi per pianoforte a 4 mani, 2 Quartetti per archi incompleti, altre pagine minori per violino e pianoforte e per violoncello e pianoforte.

La musica da camera di Sergej Rachmaninov


Sonata in sol minore op. 19 per violoncello e pianoforte

Una energica e rigogliosa vena creativa ispira quest'unica affascinante Sonata per violoncello e pianoforte di Rachmaninov, composta nel 1901, appena dopo il secondo Concerto per pianoforte e orchestra e la seconda Suite per 2 pianoforti, in uno dei periodi più fecondi per l'autore.

Pur essendo un lavoro di ampie dimensioni ed anche piuttosto elaborato, mantiene una plasticità formale esemplare.
Sul piano espressivo vive di un'esuberanza che ha pochi confronti, quasi sovrabbondante, generosa e spontanea.

Il rovescio della medaglia, che però è un altro punto di oscura forza, sta nell'inconsistente mediazione intellettuale tra cultura e suono.
Il processo generativo che guida la composizione diviene così pura metafora di un ciclo vitale, con alternanza di tensioni e distensioni e gestione perfetta del climax.

Interessante, comunque, in questa Sonata è anche la magistrale risoluzione del rapporto tra i 2 strumenti, alquanto difficile per la sovrapposizione insistita delle tessiture, con la tastiera impegnata in tutte le sue risorse virtuosistiche.

I tempi sono 4: "Allegro moderato", preceduto da un introduttivo "Lento"; "Allegro scherzando", dove si alternano 3 idee, due liriche ed una inquieta e drammatica; "Andante", dal respiro più disteso; infine un infuocato "Allegro mosso".
La Sonata fu dedicata al violoncellista Anatoly Brandukov, interprete di valore, il quale fu autore della prima esecuzione nel dicembre 1901 a Mosca, insieme allo stesso Rachmaninov.

(durata 34 minuti)


Suite op. 5 per 2 pianoforti

Scritta nel 1893, la Suite op. 5 di Rachmaninov riflette un pensiero musicale in evoluzione, già personale ma ancora immaturo nelle conclusioni.
Il dato storico non si pone come mezzo critico nell'invenzione, bensì come dato di una retorica massimamente epigonica ed illustrativa, non esente da forti influssi all Liszt.
I movimenti della Suite, che sono preceduti da epigrafi di Lermontov, Byron, Tjutcev, Chomjakov, sono 4.
Nel loro sviluppo si ritrova sempre in primo piano un insinuante, penetrante carattere melodico con derivazioni virtuosistiche, ed una ricerca timbrica portata nelle zone gravi e sovracute della tastiera.

Il risultato non è privo di effetti avvincenti e di interesse tecnico.
I titoli sono: "Barcarola", "La notte", "L'amore", "Lacrime", "Pasqua russa".
Quest'ultimo pezzo, con l'evocazione delle campane di Novgorod, paese natale di Rachmaninov, richiede ai 2 pianoforti sonorità a tutta forza.

(durata 25 minuti)

Quartetto in re maggiore per archi

Questo lavoro, datato 1889, conclude mirabilmente il catalogo cameristico franckiano.
Si tratta di una partitura per così dire riassuntiva, lunga, complessa e finemente elaborata in ogni sua parte.
Ciò rende l'insieme straordinariamente compatto, portando a un livello artistico estremo l'applicazione della forma ciclica.
Tutto il materiale è sottoposto a una logica deduttiva efficacissima.

La condotta armonica inquieta, cangiante, si riconferma una delle caratteristiche principali di Franck ed esalta la modernità del suo pensiero di taglio europeo - assai più che francese.
Il romanticismo appassionato e un poco sensuale di altri lavori precedenti - pensiamo in particolare alla Sonata per violino e pianoforte e al Quintetto - cede il passo a un'espressività più astratta, ma nondimeno incisiva ed intensa.

Il Quartetto ha quindi un'importanza indiscutibile, anche se la sua popolarità è contenuta e la sua presenza in repertorio non è ancora definita.
Da notare che Franck si dedicò a questo fondamentale lavoro in età alquanto tarda, ben oltre i 70 anni.

Il pregio del Quartetto non consiste solo nella maestria del progetto compositivo o nell'avanzata concezione armonica - nella quale si scorgono spinte talora fortissime di disgregazione tonale - ma soprattutto nella spiritualità del sentimento ispiratore, direttamente originato dalla religiosità di cui Franck fu spessissimo interprete.

Si tratta, insomma, di un'opera fondamentale nel panorama francese dell'ultimo '800.
Sono 4 i movimenti, d'ampiezza e struttura diversa: l'avvio è un "Poco lento" di proporzioni ragguardevoli, che sfocia in un "Allegro" dove si alternano le rispettive deduzioni formali, tanto da far riapparire in chiusura l'esposizione.

A questa sezione, la più estesa, seguono un brevissimo "Scherzo: Vivace", di vitalità alla Mendelssohn, visionario nei suoi guizzi nervosi, poi un "Larghetto", pervaso da un lirismo ardente ("Ho voluto una frase lunga, d'un sol pezzo, senza ripresa, senza ritorni su se stessa", ebbe a dire l'autore).
Il Finale è un "Allegro" molto riepilogativo, dove vengono elaborati con irrequieta, progressiva intensificazione, materiali esposti precedentemente.

(durata 50 minuti)

Suite op. 17 per 2 pianoforti

Questa seconda Suite che Rachmaninov scrisse dopo un periodo di crisi, causato dall'insuccesso della Prima Sinfonia, si può considerare tra le opere già pienamente caratteristiche della sua personalità.

In Rachmaninov il virtuosismo si impone non soltanto come mezzo dimostrativo e spettacolare, ma anche come ricerca tecnica e linguistica, come elemento concreto, integrato nella comunicazione.
In questo senso il messaggio di Rachmaninov, tuttora parzialmente insondato, si può forse interpretare come segno di disagio e di malessere dell'artista e dell'uomo.

E il suo orientamento apparentemente anacronistico potrebbe rappresentare una critica regressiva, dove si rimpiangono l'innocenza e il passato, mentre l'esasperata scrittura pianistica esprime un rovello interiore senza soluzioni pacificanti.

Scritta tra il dicembre del 1900 e l'aprile del 1901 e tenuta a battesimo nel novembre dello stesso anno da Rachmaninov insieme ad Aleksandr Siloti, la Suite op. 17 si compone di 4 movimenti che si succedono sulla logica del contrasto di carattere, con la base comune di un sontuoso tessuto strumentale: un'"Introduzione" in tempo di marcia, un "Valzer", una "Romanza" ed una pirotecnica "Tarantella", che getta i 2 esecutori in un gioco spinto all'estremo.

(durata 20 minuti)

Pezzi (6) op. 11 per pianoforte a 4 mani

Questa serie di duetti, non molto popolare, è datata 1894.
Segue di poco, quindi, il secondo Trio elegiaco alla memoria di Ciajkovskij e la prima Suite per 2 pianoforti.

Benché sia un'opera giovanile, scritta da un Rachmaninov fresco di studi accademici, vi si riscontrano, in forma ridotta e anticipatrice, alcune caratteristiche della maturità cui il compositore rimarrà fedele per buona parte della sua vita.
E' indicativa a tal proposito la scelta strumentale (al pianoforte Rachmaninov donerà sempre energie rilevanti e continue), così come gli accenni virtuosistici, il lirismo patetico, l'acquisizione del dato popolare nazionale.

La serie dei Pezzi op. 11 annovera una "Barcarola" in sol minore, che sfoggia agili decorazioni nella parte centrale, uno "Scherzo" dal carattere improvvisatorio, un "Tema russo" ("Andantino cantabile"), un "Valzer" dal tono spiritoso e vivace, una "Romanza" e il finale "Slava" ("Gloria") che conclude enfaticamente la raccolta, il cui tema è il medesimo che figura nel terzo movimento del Quartetto op. 59 n. 2 di Beethoven.

(durata 25 minuti)

Trio elegiaco in sol minore op. postuma per violino, violoncello, pianoforte

C'è una assonanza tematica e d'atmosfera non casuale, tra questa pagina del 1892 e il Pezzo elegiaco del Trio Ciajkovskijano, op. 50, composto 10 anni prima.

Ciò, oltre a evidenziare il cammino formativo compiuto da Rachmaninov, è indicativo dell'ambiente culturale e degli ideali cui egli guardò per costruire il proprio avvenire, dove l'iperbolica sensitività di Ciajkovskij e il romanticismo d'importazione si presentano con contributi determinanti.

Questo Trio si svolge senza soluzione di continuità, in un solo rapsodico movimento dall'impronta inquietamente passionale.
L'intreccio strumentale, non originale ma ben congegnato, è fluido e discorsivo.
Eseguito per la prima volta nel gennaio del 1892, è stato pubblicato da Gutheil solo nel 1947.

(durata 15 minuti)

Trio elegiaco in re minore op. 9 per violino, violoncello, pianoforte

Dopo il Trio elegiaco del 1892 senza numero d'opera, nell'83 Rachmaninov scrisse quest'opera gemella, ispirata dalla morte di Ciajkovskij.
4 giorni bastarono per il Trio del '92.
Quasi 2 mesi invece furono necessari per quest'altro lavoro che nacque con maggior senso di responsabilità anche morale, diversa e più matura.

Questo impegno si tradusse in un'opera ambiziosa per contenuti e dimensioni, notevole nella produzione cameristica di Rachmaninov, peraltro non particolarmente abbondante.
Il lavoro è in 3 movimenti.
I primi 2 piuttosto ampi, l'ultimo più breve.

La costante di questo Trio, aperto a continui mutamenti di velocità che appaiono come puntualizzazioni significative, è proprio il carattere elegiaco, oscillante tra una lugubre religiosità e una aperta tragicità che si rivela già dalle battute iniziali, in cui compare un caratteristico motivo cromatico di 4 suoni discendenti, quasi un emblema.

Sempre interessante per un trattamento strumentale che sottopone al trio le più varie combinazioni di scrittura, questo lavoro si presenta con la massima compattezza nel movimento iniziale (Moderato - Allegro vivace - Presto - Moderato - Allegro moderato) mentre la seconda parte " Quasi variazione", e la terza (Allegro risoluto - Allegro molto - Tempo rubato - Moderato - Meno mosso - Moderato) che termina con la citazione del motivo caratteristico, sono un po' meno convincenti.

È comunque un'opera di valore, che non merita assolutamente l'angolo buio in cui attualmente è relegata.
Fu data in prima esecuzione pubblica nel gennaio del 1894.

(durata 45 minuti)

 

Il catalogo di Sergej Rachmaninov

 

Catalogue of S. Rachmaninov's Works

 

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -