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Max Reger

(1873 - 1916)

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La vita di Max Reger


Ricevuti i primi insegnamenti dai genitori, cominciò a studiare l'organo con Adalbert Lindner, proseguendo poi la propria formazione al Conservatorio di Wiesbaden, tra il 1890 e il 1893, sotto la guida di Hugo Riemann.

Dopo aver egli stesso insegnato in quella sede fino al '96, risiedette per 4 anni a Weiden dedicandosi alla composizione.
Nel 1901 si trasferì a Monaco, senza peraltro trovare molti consensi per i suoi lavori

Nel 1905 divenne insegnante alla "Akademie der Tonkunst", ma nel 1907 si spostò a Lipsia, dove divenne docente di composizione al Conservatorio e direttore musicale dell'Università.

Nel 1911, nominato direttore dell'orchestra di corte, optò per Meiningen e dal 1915 fu a Jena.

Morì per una crisi cardiaca.

Compose lavori per orchestra, un Concerto per violino e uno per pianoforte, pagine corali, pianistiche, organistiche, liederistiche.

Il catalogo di musica da camera, molto ampio, comprende 6 Quartetti per archi, vari Trii e Quintetti, 7 Sonate per violino e pianoforte, 4 Sonate per violoncello e pianoforte, 2 Sonate per clarinetto e pianoforte, un Sestetto per archi e altro ancora.

 

- MIDI FILE - Fantasie op.135 b for organ (5'18'')


La musica da camera di Max Reger


Sonata in do maggiore n. 4 op. 72 per violino e pianoforte

Pressoché ignota, questa quarta Sonata per violino e pianoforte è un lavoro la cui portata non fu ben compresa all'epoca della composizione (1903).
Oggi illustra una posizione di estrema avanguardia in cui sembrano confluire le tracce delle maggiori correnti europee di quel periodo storico così ribollente.
Vi è centro tonale dichiarato, ma i rapporti armonici, in verità, subiscono libere alterazioni, per cui il linguaggio si precisa su basi sfuggenti alle schematizzazioni.

L'andamento frammentario, la libera associazione di idee, la notevole tensione espressiva, con subitanei allentamenti dai quali emergono gli abbandoni sentimentali, sono la diretta conseguenza di un'esperienza creativa che assapora le minime sottigliezze della scrittura.
E' interessante notare come, forse involontariamente, si mescolino la sensibilità francese e quella tedesca.

Sono presenti gli incantamenti timbrici raveliani, le atmosfere sospese di Debussy, gli slanci un poco beffardi di Strauss, il senso di perduta innocenza degli espressionisti.
Anche gli accenti di memoria brahmsiana si inseriscono in uno sguardo retrospettivo che ha l'apparenza di un addio quasi esistenziale.

L'ipersensibile Reger qui si esprime con una sovrabbondanza di situazioni psicologiche che riflettono una natura talvolta nevrotico, che cerca di mediare urgenza espressiva e razionalizzazione formale, con soluzioni attraenti sia intellettualmente che emotivamente.
I tempi sono: "Allegro con spirito", "Prestissimo", molto breve e dall'andamento a capriccio, poi "Largo con espressione" e "Allegro con brio", che ripropone i climi del primo movimento.

Con questa Sonata, Reger intese anche controbattere ai suoi denigratori.
Perciò 2 dei temi dell'"Allegro con spirito", alla maniera degli acrostici di Schumann, celano sarcastici riferimenti alla critica reazionaria.

(durata 32 minuti)


Variazioni e Fuga su un tema di Beethoven op. 86 per 2 pianoforti

La soluzione formale rappresentata dall'unione delle Variazioni con la Fuga è caratteristica di Reger, il quale attua così un interessantissimo compromesso tra ricerca espressiva, con l'armonia che si espande ben oltre i limiti della tonalità, e funzione concertistica, stabilita dai virtuosismi tecnici e dalla sopravvivenza dagli stilemi della retorica romantica dell'ultimo '800.

Le Variazioni sono 12 e prendono spunto dall'undicesima Bagatella in si bemolle maggiore ("Andante, ma non troppo") op. 119 di Beethoven, esposta nella sua interezza.
Poi la sequenza stabilisce un ordine architettonico ben preciso, simmetrico, con arricchimento progressivo, spunti meditativi centrali e chiarificazione finale.

La Fuga si sviluppa su un soggetto ch'è già una variazione del tema beethoveniano, dal quale riceve un fortissimo impulso dinamico, continuo e crescente, sino al magniloquente finale.
Questo lavoro del 1904 fu da Reger rivisto un decennio più tardi, in una stesura per orchestra.

(durata 29 minuti)

Introduzione, Passacaglia e Fuga in si minore op. 96 per 2 pianoforti

L'ecletticità stilistica di Reger e la misura delle sue astrazioni intellettuali, trovano un valido esempio in questo lavoro per 2 pianoforti, l'unico a non aver subito successive trascrizioni.
Chiaramente uno dei pilastri storici di questa pagina contrappuntistica è il sommo Bach, ma rivisto attraverso la lente di Franck, che porta l'alterazione cromatica ai massimi livelli.
Un altro referente di questo trittico del 1906 si direbbe Busoni, per il senso di sperimentazione e di isolamento spirituale.

Ma Reger, pur nella sua modernità, non tralascia l'atteggiamento retorico.
Ne risulta perciò un lavoro leggermente ambiguo, rigoroso e al tempo stesso sovraccarico, ma che suscita una più che giustificata ammirazione.
Notevolissima la componente virtuosistica.

(durata 24 minuti)

Trio in si minore op. 2 per violino, viola, pianoforte

L'importanza assunta da Reger come innovatone del linguaggio musicale a cavallo tra '800 e '900 risulta oggi assai sminuita, poiché le sue composizioni sono praticamente assenti dalle sale da concerto.
E' vero che la sua produzione soffre di intellettualismo e di ipertrofia, ma tutto ciò è la raffigurazione inquietante di un mondo in movimento, dove la memoria si unisce alla visionarietà.

Il Trio op. 2, scritto per una formazione insolita, è una pagina giovanile di Reger e risale al 1891.
Vi converge un certo anticonformismo stilistico che prende le mosse, in buona misura, dal lirismo alla Brahms, per poi deformarlo eccentricamente e renderlo psicologicamente instabile.

Questo atteggiamento si manifesta con evidenza nel primo movimento, "Allegro appassionato ma non troppo".
Esitante tra il carattere di minuetto e quello di danza ungherese è invece il seguente "Scherzo: Allegretto, ma non troppo mosso" il cui "Trio pastorale" è il momento più originale.

Ma la punta avanzata della ricerca linguistica si registra nel conclusivo "Adagio sostenuto con variazioni", la cui sezione finale porta alla disgregazione del tema, sospeso ai limiti della sensibilità tonale, in un'atmosfera esoterica, non del tutto estranea alle successive invenzioni di Skrjabin.

(durata 28 minuti) 

Quartetto in la maggiore op. 54 n. 2 per archi

Ascoltando questo Quartetto, il terzo scritto da Reger nel corso del 1901, si può capire come fosse avanzata la posizione del maestro bavarese anche in rapporto ai protagonisti dell'espressionismo.

Di questa partitura è già interessante l'aspetto formale, in 3 tempi, il primo e l'ultimo d'impronta molto simile, quello centrale contrastante e più tranquillo, quasi a comporre una grande struttura di Scherzo, ma vi convergono molti altri elementi di modernità, come la distorsione neoclassica, che giunge a raffigurare una sorta di allucinata profezia delle esperienze hindemithiane, e come l'uso spregiudicato della dissonanza.

Si potrà notare infatti come la sopravvivenza della tonalità sia affidata a pochi punti nodali.
Concorre grandemente a questa liberazione del linguaggio un virtuosismo strumentale accentuatissimo, il cui senso d'elaborazione però prende sovente il sopravvento sulla manifestazione poetica.
I tempi sono: "Allegro assai e bizzarro", "Andante semplice con variazioni", che ha un carattere di solitaria meditazione, e "Allegro vivace con spirito (quasi presto)", che ripristina l'atmosfera grottesca del movimento iniziale.

(durata 19 minuti)

Le opere principali di Max Reger

 

The most important works of M. Reger