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Camille Saint-Saens

(1835 - 1921)

 

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La vita di Camille Saint-Saens


Esordì come pianista a soli 11 anni alla "Salle Pleyel" con il Concerto K 450 di Mozart.

2 anni dopo si iscrisse al Conservatorio di Parigi nelle classi di Benoist, Halévy e Reber.

Non vinse mai il "Prix de Rome" nonostante due tentativi, nel '52 e nel '64.

Nel '53 fu nominato organista nella chiesa di Saint Merry e nel '58 passò alla Madeleine.

Dal '61 al '65 divenne insegnante alla "Scuola Niedermeyer" (uno dei suoi allievi fu Fauré), mentre cresceva la sua fama internazionale come interprete e soprattutto come improvvisatore.

Nel '71 fu tra i fondatori della "Société Nationale de Musique" di cui si occupò fino al 1886.

Organista nella chiesa di Saint-Séverin dal 1897 al 1914, viaggiatore e musicista instancabile, godette del riconoscimento dei suoi contemporanei.

Gli fu assegnata l'ambita "Légion d'honneur", fu dichiarato dottore "honoris causa" dall'Università di Cambridge e venne apprezzato, fra gli altri, da Wagner, Liszt, Clara Schumann Wieck.

Compose Opere, varia musica sacra, corale, 3 Sinfonie, 5 Concerti per pianoforte e orchestra, 3 Concerti per violino, un Concerto per violoncello, altri pezzi per arpa, pianoforte, voce.

Il catalogo di musica da camera comprende "Il Carnevale degli animali", un Settimino, un Quintetto con pianoforte, 2 Quartetti per archi e uno con pianoforte, 2 Sonate per violino e pianoforte, 2 Sonate per violoncello e pianoforte, 2 Trii con pianoforte, Sonate per oboe, per clarinetto, per fagotto e pianoforte, una Serenata per pianoforte, organo, violino, violoncello, 6 Duetti per armonium e pianoforte, una Fantasia per corno e pianoforte e altro ancora.

- MIDI FILE - " Danse macabre " (7'14'')

- MIDI FILE - from "Carnival of the Animals": Le Cygne (2'05'')

 

La musica da camera di Camille Saint-Saens


Sonata in re minore n. 1 op. 75 per violino e pianoforte

Questa Sonata per violino e pianoforte, datata 1885, non gode di popolarità ma è un lavoro ragguardevole per contenuti tecnici, coerenza strutturale e piacevolezza d'ascolto.
Il riferimento è la cultura tedesca del primo romanticismo, la cui drammaticità è però stemperata in un virtuosismo prorompente, a tratti incisivo, a tratti leggero e spiritoso.

C'è una sorta di ambiguità espressiva in questa Sonata, che si rivela già nel vorticoso avvio e che sembra assorbire echi diversi.
Ma questo atteggiamento evasivo si concretizza in virtù di una sapienza costruttiva che cementa il tutto e illumina i punti apparentemente oscuri.
Gli spunti tematici includono infatti intervalli ben determinati - di terza e di quarta - sui quali la tecnica variazionistica agisce minutamente, innescando un processo compositivo che procede per deduzioni e combinazioni.

Saint-Saens suddivide la Sonata in 2 parti principali, dalle quali però emerge ugualmente chiara la struttura dei 4 movimenti classici.
C'è un iniziale "Allegro agitato" che conduce ad un sognante "Adagio"; quindi un "Allegretto moderato" con le funzioni di Scherzo, sfociante in un "Allegro molto" che riassume il materiale esposto precedentemente.

(durata 23 minuti)


Sonata in do minore n. 1 op. 32 per violoncello e pianoforte

Apparsa nel 1873, e pubblicata dall'editore Durand, questa Sonata, la prima di Saint-Saens per questa formazione (la seconda data 1905) illustra assai efficacemente quali dovessero essere allora i riferimenti culturali per le nuove generazioni di musicisti francesi in procinto d'affermare con convinzione i diritti della letteratura "pura", strumentale.

Ben compreso nel ruolo di artista romantico, qui Saint-Saens pare rivivere le febbrili agitazioni di Schumann e i virtuosismi affascinanti di Mendelssohn con un'espressività che non concede nulla all'ironia o al sapiente distacco di certe altre sue pagine, affidandosi invece al segno drammatico più perentorio, animato da un dinamismo inquieto.
I movimenti sono 3: "Allegro", "Andante tranquillo sostenuto" e "Allegro moderato".

(durata 21 minuti)


Variazioni su un tema di Beethoven op. 35 per 2 pianoforti


( Versione Midi: 1° Parte | 2° Parte )

Scritto nel 1874, è uno dei lavori più interessanti di Saint-Saens per 2 pianoforti, che risalta per il rigore della scrittura.
Non si ravvisano qui particolari novità di linguaggio, ma, come spesso avviene in Saint-Saens, il tono del "divertissement" non abbandona del tutto nemmeno le pagine più seriose.
Cosicché il recupero beethoveniano ha modo di manifestarsi rinnovato in forme ed echi diversi.

Il tema scelto da Saint-Saens è tratto da una Sonata di Beethoven per pianoforte, precisamente dal Trio del Minuetto dell'op. 31 n. 3, le cui caratteristiche più vistose sono nei repentini cambi di registro e nell'avvio sul tempo debole di battuta.
A un'introduzione seguono 8 variazioni; una ripresa dell'introduzione fa da raccordo fra un episodio fugato e il "Presto" conclusivo.

Delle 8 variazioni, le prime 2 sono ricavate attraverso la decorazione melodica, la terza è una trasformazione per inversione, la quarta si basa sulla ripetizione veloce di accordi, la quinta ricorre ai trilli, la sesta è di nuovo ornamentale.
La settima, per mezzo di un elemento cromatico e di un ritmo ostinato, cita una delle variazioni su un tema di Haendel scritte da Brahms nel 1862.
L'ottava sviluppa il cromatismo.

Si tratta di musica scritta con il gusto per l'effetto, che trova la sua migliore sede d'esecuzione nei grandi salotti e nei teatri, e che di cameristico ha solo il numero ridotto di esecutori, come spesso succede nella musica strumentale dell'800.

(durata 18 minuti)


Polonaise op. 77 per 2 pianoforti

I pezzi originali che seguirono le Variazioni su un tema di Beethoven sono complessivamente 4: il "Caprice arabe" op. 96 del 1894, il "Caprice héroique" op. 106 del 1898, quindi lo Scherzo op. 87 del 1889 e la Polonaise op. 77, composta e pubblicata nel 1886.

I 2 Capricci e lo Scherzo dimostrano che Saint-Saens non ignorò le spinte rinnovatrici dell'epoca.
In questi lavori, infatti, si riscontrano, accanto ai tradizionalismi, anche novità linguistiche che rimandano alla sensibilità di Debussy e di Ravel, seppure sviluppate con un compromesso di fondo per cui il virtuosismo stumentale e il descrittivismo d'ambiente hanno un ruolo trainante.
Risulta sostanziosa e piacevolissima, comunque, questa Polonaise, che l'autore stesso suonò, in duo con Paderewski, nel 1913.

La forma è piuttosto libera, non mancano citazioni dello Chopin dalla Ballata op. 38 e dalla Polacca op. 53, striate d'un esotismo di sapore iberico.
La scrittura alterna addensamenti virtuosistici a pause sentimentali affettuose o appassionate.
Ne esce un pezzo di bell'effetto, dove l'esteriorità si dispiega con modi aristocratici e fascinosi.

(durata 11 minuti)


Trio in fa maggiore n. 1 op. 18 per violino, violoncello, pianoforte

Composto nel corso del 1863, ed eseguito per la prima volta alla fine del 1867, questo Trio è una delle opere cameristiche più gradevoli di Saint-Saens.
Nonostante la leggerezza dei contenuti il lavoro è valido ancor oggi in virtù dell'abile, esperta scrittura, dei luminosi virtuosismi e dello stile elegante.
Grazie a questi elementi anche le idee più frivole acquistano una patina di rispettabilità o di ironia.

E' la sincerità dell'ispirazione che sostiene il gusto tutto esteriore per le belle forme e per la squisitezza dell'espressione.
I tempi sono: "Allegro vivace", "Andante", non privo di implicazioni sentimentali; quindi "Scherzo: Presto", breve e gioiosa pagina; infine "Allegro", dalla fresca vitalità.

(durata 25 minuti)


Trio in mi minore n. 2 op. 92 per violino, violoncello, pianoforte

Opera della maturità, datata 1892, il Trio op. 92 mostra ambizioni formali ed espressive più concrete che la precedente op. 18.
L'accento è più appassionato e meno esteriore.
L'articolazione della struttura è insolita, in 5 movimenti, con mutazione dei centri tonali.
L'elaborazione dei motivi è più profonda e meglio distribuita fra i 3 strumenti, sebbene il pianoforte mantenga sempre un ruolo spiccato, di estrema brillantezza.

La sezione più ampia è la prima, "Allegro non troppo", venata di patetismo (il tema d'avvio è straordinariamente somigliante a quello che apre il Trio op. 50 di Ciajkovskij), cui segue un sereno "Allegretto" dal ritmo asimmetrico, nel quale si aprono 2 episodi più mossi.
Lirico ed effusivo è il terzo movimento "Andante con moto", breve e pregnante, in la bemolle maggiore.

Gli si collega una pagina in sol maggiore, dal carattere danzante, che porta l'indicazione "Grazioso, poco Allegro".
L'ultimo tempo, "Allegro", ritrova un'atmosfera seriosa, accentuata dalla scrittura sovente in contrappunto imitato, che fa da contrappeso al primo movimento.

(durata 32 minuti)


Quartetto in si bemolle maggiore op. 41 per pianoforte e archi

L'unico Quartetto con pianoforte del maestro parigino fu concluso all'inizio del 1875 ed eseguito per la prima volta nel marzo dello stesso anno con l'autore al pianoforte, alla Sálle Pleyel di Parigi.
Si tratta di una partitura ben costruita, influenzata dall'impetuosa vena romantica dei Trii con pianoforte di Schumann e dal rigore contrappuntistico bachiano.
Il linguaggio è brillante, incline all'esibizionismo, eppure solido, costruttivo, magnificamente efficace.

Il clima appassionato si manifesta già nel primo movimento "Allegretto", in cui si presentano 3 motivi principali.
Il secondo, "Andante maestoso ma con moto", di scrittura contrappuntistica, esibisce 2 temi: uno ben ritmato, esposto dal pianoforte, l'altro che ha l'impronta di un corale, affidato agli archi; segue un fitto scambio di ruoli.

Il terzo tempo - manca una vera parentesi di calma - è uno scatenato "Scherzo Poco Allegro più tosto moderato", che corre, accelerando, verso il conclusivo "Allegro", dove temi precedenti sono raccolti e impiegati con effetto riassuntivo.

(durata 29 minuti)


Settimino in mi bemolle maggiore op. 65 per tromba, quartetto d'archi, contrabbasso, pianoforte

5 anni prima del "Carnevale degli animali", nel 1880, su invito della Società "La Trompette", Saint-Saens compose questo curioso Settimino che unisce il suono squillante della tromba agli archi e al pianoforte.

E' un'opera ispirata al momento d'oro dell'epoca barocca, alle pagine celebrative di Haendel e Bach reinventate con spiritosa ironia e con soppesato distacco, a mezza strada tra la ricreazione seriosa e la parodia.
Saint-Saens ricerca una dimensione originale che viene a realizzarsi con apparente semplicità, con gusto flessibile, ma anche con vigile consapevolezza.

I movimenti sono 4: "Préambule: Allegro moderato", "Menuet: Tempo di minuetto moderato", dove si apre una parentesi sentimentale; "Intermède: Andante", che ripresenta e sfrutta un motivo accennato nel Préambule, di schubertiana memoria; quindi "Gavotte et Final: Allegro non troppo".
E' un'opera leggera ma riuscita, con invenzioni timbriche inconsuete, di gradevolissimo ascolto.

(durata 17 minuti)


Le Carnaval des animaux per 2 pianoforti, 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso, flauto, ottavino, clarinetto, armonica, xilofono


(Versione Midi - Brano: n° 3 | n° 5 | n° 6 | n° 8 | n° 10 | n° 11 | n° 14 | n° 15 )

Al cinquantunenne Saint-Saens, compositore parigino di solidissima reputazione, non sembrò opportuno al momento far conoscere al pubblico, mediante stampa, la sua "grande fantasia zoologica".
Era il 1886: la presentazione del Carnevale avvenne la sera di "martedì grasso" nella casa del violoncellista Lebouc, genero del celebre tenore Adolph Nourrit, e sorprese tutti per la singolarità del soggetto e per l'ironico tratteggio espressivo.

Saint-Saens lo intese come un innocuo "divertissement" ad uso casalingo (anche se si scorge una vena di sarcasmo allorché scorrono i personaggi d'ambiente musicale).
Perciò proibì la pubblicazione del lavoro, almeno finché fosse stato in vita, fatta eccezione per il penultimo quadro, "Il cigno".
I quadri della Suite sono in tutto 14 e, con intenzioni caricaturali, prendono di mira galline e galli, tartarughe, canguri, e anche gli uomini.
Il mondo musicale è rappresentato dagli Emioni (i vuoti virtuosi della tastiera), dai Pianisti (i principianti con la loro dose giornaliera di esercizi d'apprendimento) e dai "Personaggi dalle lunghe orecchie", i critici intesi nel loro chiacchiericcio insolente.

In questa sua opera descrittiva pubblicata da Durand nel 1922 Saint-Saens ricorre a tutti i ferri del mestiere, compresa l'arma della citazione di musiche proprie ed altrui, intese come simbolo di un linguaggio acquisito.
Offenbach compare nel numero 4, Berlioz e Mendelssohn nel numero 5, Mozart e Rossini nel numero 12, abilmente contraffatti da un insieme strumentale che comprende 2 pianoforti, 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso, flauto, ottavino, clarinetto, armonica e xilofono, insieme che viene sollecitato anche in compiti di bravura piuttosto evidenti.

Gli ambienti sono illustrati con un'acutezza percettiva straordinaria; e tutta la rappresentazione assume volontariamente un aspetto bonario, con sfumature grottesche.
Per le sue caratteristiche comunicative questo lavoro viene spesso utilizzato nel delicato settore dell'educazione musicale.
Agli animali si riconosce una vita intelligente, alla natura un'anima, all'essere umano la facoltà di penetrare i misteri della vita e di decifrare con affetto la realtà nella quale è immerso, così da capire meglio anche se stesso.
E' una morale educativa, legata intimamente al suono, dove l'arte e il gioco si amalgamano con una creatività che ha ben pochi confronti.

(durata 22 minuti)

Le opere principali e quelle teatrali di C. Saint-Saens

 

- The most important works of C. Saint-Saëns

- The Operas of C. Saint-Saëns

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -