Trio in si bemolle maggiore op. 99 (D. 898) per violino,
violoncello, pianoforte
"Sofferente, femminile, lirico. Che quest'opera ci rimanga
cara..."
Così Schumann accolse questo Trio schubertiano da annoverarsi
senza dubbio tra le grandi opere di questo genere.
Pubblicato postumo nel 1836, fu giudicato anteriore al Trio in mi bemolle, databile ai
primi mesi del 1827.
D'aspetto essenzialmente brillante, esso nasconde un senso di inquietudine che dà voce ai
mille diversi umori della Vienna cosmopolita.
Si sa come per Schubert la realtà del suo tempo fosse continuamente trasfigurata.
Perciò l'invenzione è fremente ed i dati concreti, gli echi della
vita giornaliera, si dilatano in stupefacenti prospettive dove l'ombra del turbamento,
anche nelle più piccole sfumature, appare come segno di un presentimento.
Questo bellissimo Trio si apre con un "Allegro moderato" d'aperta contabilità,
cui segue un "Andante poco mosso" che esprime un affetto commosso, di magico
splendore; quindi lo Scherzo con tradizionale Trio d'andamento danzante e il "Rondò:
Allegro vivace" dove il tema elegante, che compare soltanto due volte, lascia ampio
spazio ad episodi indipendenti che sviluppano la tecnica imitativa.
(durata 35 minuti)
Trio in mi bemolle maggiore op. 100 (D. 929) per violino,
violoncello, pianoforte
Questo Trio, una delle vette della musica schubertiana con
pianoforte, già a suo apparire, sul finire del 1827, destò la meraviglia e l'entusiasmo
del pubblico.
Se è vero che in quell'epoca la presenza della tastiera porta tanta musica cameristica a
disperdersi in pagine di brillantezza svagata, di virtuosismo, di teatralità, qui ci
troviamo invece di fronte a una pagina assai meno rispondente al gusto diffuso, in cui le
idee musicali trovano una raffigurazione strumentale perfetta.
Esso spicca per ricchezza ("Il Trio in mi bemolle maggiore
agisce di più, è più maschile e drammatico", scrisse Schumann
a proposito dei 2 trii del 1827) ed i motivi apparentemente più banali sono riscattati da
sviluppi imprevisti e straordinariamente immaginativi.
Ciò non significa che il lavoro sia privo di una sua unità: tutt'altro!
Molto esteso, questo Trio consta di 4 movimenti: un "Allegro" composto da 3 temi
di differente carattere; un "Andante con moto" basato su un motivo d'ispirazione
popolare sullo sfondo di un accompagnamento in forma di marcia, dalla intensità dolorosa
e ossessiva; uno "Scherzo: Allegro moderato" d'impronta serena e rustica, ed un
conclusivo "Allegro moderato" che, dopo un avvio del solo pianoforte, recupera
nei due episodi successivi il motivo lirico dell'"Andante".
(durata 45 minuti)
Trio in si bemolle maggiore "Sonatensatz" (D. 28) per
violino, violoncello, pianoforte
Sono 4 i lavori scritti da Schubert catalogati per la
formazione di violino, violoncello e pianoforte.
Questo è il primo in ordine di tempo.
Risale infatti al 1812, ai mesi immediatamente successivi all'avvio degli studi con
Salieri, nel Reale Convitto Civico di Vienna.
A soli 15 anni Schubert consegna dunque questo movimento di Sonata in cui è già
individuabile, oltre alle citazioni dello stile classico, il segno della sua personalità
e della sua sensibilità armonica.
(durata 11 minuti)
Maerchenerzaehlungen op. 132 per clarinetto, viola e pianoforte
Questo ciclo di 4 pezzi, la cui denominazione può essere
tradotta "Racconti fiabeschi" è l'ultima opera strumentale da camera lasciata
da Schumann, risalente al 1853, l'anno dell'incontro con Brahms.
Dedicati al compositore Albert Dietrich, suo allievo e collaboratore per la celebre
"Sonata F.A.E.", concepita come omaggio al violinista Joachim, i "Racconti
fiabeschi" sono brevi impressioni di differente carattere che rivelano una
ispirazione talora viva, talora più convenzionale, ma comunque interessante per la
timbrica strumentale che ne sortisce, unico esempio nella produzione schumanniana.
Le 4 pagine sono rispettivamente in tempo "Lebhaft, nicht zu
schnell" ("Allegro, non troppo svelto"), "Lebhaft und sehr markiert
"("Vivace e ben marcato"), "Ruhiges Tempo, mit zartem Ausdruck"
("Calmo, con delicata espressione") e "Lebhaft, sehr markiert"
("Allegro molto marcato"), che apre centralmente un episodio meno mosso
("Etwas ruhigeres Tempo").
(durata 16 minuti)
Notturno in mi bemolle maggiore op. 148 (D. 897) per violino, violoncello,
pianoforte
Tra le opere per trio con pianoforte, formazione per la quale
Schubert ha lasciato autentici capolavori, si annovera anche questo Notturno in movimento
"Adagio", scritto approssimativamente verso il 1827, ossia nella sua ultima fase
creativa.
Giudicato generalmente una pagina secondaria, è scritto con la grazia tipica di un
movimento in forma di libere variazioni su un tema dolce e malinconico, in cui si scorgono
momenti di poetica intensità.
(durata 8 minuti)
Adagio e Rondò concertante in fa maggiore (D. 487) per pianoforte e archi
Lo spirito mozartiano, soave e tenero, che pervade la Quinta
Sinfonia di Schubert, si scorge anche in questo contemporaneo Adagio e Rondò concertante,
composto nell'ottobre del 1816, inserito tuttavia tra le opere minori del viennese.
Il ruolo fondamentale, "concertante" appunto, spetta qui al pianoforte, che
ispira l'intero discorso musicale.
Se concede una sorta di dialogo agli archi nell'introduttivo e poetico "Adagio",
con il seguente "Rondò: Allegro vivace" li relega ad un compito subalterno,
spesso di semplice sfondo armonico.
E' in questo secondo movimento che si coglie il piglio tutto
mozartiano dei temi.
Tipicamente schubertiane sono poi le concatenazioni armoniche, che conferiscono elementi
di sorpresa e di vitalità.
Lavoro relativamente poco noto ed altrettanto poco eseguito, ma garbato ed amabile, fu
pubblicato nel 1866, cinquanta anni dopo essere stato composto.
(durata 18 minuti)
Quintetto in la
maggiore op. 114 (D. 667) ("La trota") per violino, viola, violoncello,
contrabbasso, pianoforte
( Disponibile
Versione Midi -Tema)
"Die Forelle", ("La trota") è un Lied del
febbraio 1818.
Schubert lo compose in casa dell'amico Anselm Huettenbrenner, compagno di studi musicali a
Vienna, in una delle tante nottate di felice ispirazione.
Una volta trasferito il tema nella composizione strumentale, rivisitandolo con una serie
di variazioni, Schubert volle prestarvi anche il titolo originario che, come nel '22 con
la Wanderer-Fantasia per pianoforte o nel '24 con il Quartetto per archi "Der Tod und
das Maedchen", si adattò perfettamente alla composizione nella quale la memoria del
canto si trasmette in tutte le sue vibrazioni, creando una miriade di immagini suggestive.
Il Quintetto il cui organico così originale incide sul carattere
del lavoro legandovisi indissolubilmente, fu scritto nell'estate del 1819 a Steyr, un
paese del nord Austria poco distante da Linz, dove Schubert approdò durante un viaggio di
piacere.
Il lavoro, commissionatogli da Sylvester Paumgartner, mecenate appassionato amante delle
riunioni musicali, riuscì senza apparenti sforzi, come prova di serenità conquistata.
In effetti in questo Quintetto anche la difficoltà tecnica d'esecuzione, che non è mai
troppo modesta, si serve più della brillantezza che del virtuosismo, come mezzo di
eccitazione gioiosa, senza ombre; conforto quindi senza inquietudini.
Si tratta di un'opera non breve e strutturalmente tutt'altro che
elementare, ma l'intima connessione dei temi, perfettamente cosciente, e la frammentazione
degli ultimi 3 movimenti rendono apparentemente più breve il percorso e presentano il
nuovo sotto una luce di familiarità che invita alla scoperta.
I movimenti sono 5: "Allegro vivace" (il più esteso), "Andante", dai
ritmi capricciosi, "Scherzo", in tempo "Presto" con classica sezione
di Trio nella tonalità di re maggiore.
Quindi un "Andantino" con 5 variazioni in cui il tema, esposto dagli archi, è
quello del Lied, così come nel successivo "Allegretto" la parte pianistica è
presentata nella scrittura liederistica originale.
Conclude la composizione il "Finale: Allegro giusto" che
sembra voler rivelare, attraverso spunti melodici e ritmici di carattere popolaresco, i
segreti di una natura incontaminata.
Il Quintetto "La trota" fu pubblicato postumo a Vienna nel 1829 e divenne uno
dei lavori più popolari ed amati della produzione schubertiana.
(durata 35 minuti)
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