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Franz Schubert
Composizioni per pianoforte e un altro strumento

(1797 - 1828)

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La musica da camera di Franz Schubert


Fantasia in do maggiore op. 159 (D. 934) per violino e pianoforte

Questa Fantasia, l'unica nella produzione cameristica schubertiana, fu composta sul finire del 1827.
Venne affidata per la prima esecuzione al duo Slavikvon Bocklet, gli stessi per cui l'anno precedente era stato scritto il "Rondò brillante" in si minore.
Il pezzo, concepito per strumentisti d'eccellenti doti virtuosistiche, è assai difficile e trova una evidente analogia con le Variazioni per flauto e pianoforte in quanto anche qui ricorre un tema liederistico, in questo caso "Sei mir gegruesst" ("Salute a te") che funge da spunto alle 3 variazioni.

La forma complessiva è tuttavia assai elaborata, alla ricerca di una sua unità interna che si determina con la ramificazione degli elementi tematici e con la concatenazione per analogia, o per contrasto, dei vari episodi.
E' una pagina di concezione moderna con una brillantezza in certi momenti eccessiva, quasi logorroica, che pare adeguarsi a fatica all'esteriorità del gusto "Biedermeier".
È un disagio che consegue proprio all'utilizzazione del tema liederistico, che, come è noto, è la forma più sinceramente sentita dal maestro viennese, la cui prospettiva risulta essere lontana rispetto ad una elaborazione in chiave tanto spettacolare.

(durata 20 minuti)

Rondò brillante in si minore op. 70 (D. 895) per violino e pianoforte

Ecco un'opera ingiustamente ignorata, che aggiunge invece qualcosa di interessante all'identità dello Schubert camerista.
Pezzo di difficile esecuzione, questo Rondò brillante fu composto nell'autunno del 1826 per due amici virtuosi, il pianista von Bocklet e il violinista Slavik.
Destinata ai salotti "Biedermeier", la composizione è svolta con determinazione avvincente e piglio energico, per nulla vuoto.

Echi della "Wanderer-Fantasie" risuonano nello slancio dell'"Allegro", colori liederistici nell'introduzione in tempo "Andante", e non manca neppure il colore ungherese nei ritmi e nelle flessioni melodiche di scoppiettante vitalità.
Al suo apparire ottenne un gran successo, ma è oggi quasi dimenticato.

(durata 14 minuti)

Sonata (Duo) in la maggiore op. 162 (D. 574) per violino e pianoforte

Questa Sonata, pubblicata nel 1851 con il semplice titolo di Duo, sebbene sia stata scritta nel 1817, l'anno dopo il gruppo delle tre Sonatine, ne differisce non poco per aspetto stilistico.
Tecnicamente è un lavoro più ambizioso e d'impronta maggiormente "concertistica", ossia più "mondana".
Tra i 4 movimenti, di piacevolissima brillantezza galante ("Allegro moderato", "Scherzo: Presto", "Andantino", "Allegro vivace") spicca, per calda espressività, il primo.

(durata 17 minuti)

- Sonatina (Sonata) in re magg. op. 137 n. 1 (D. 384) 
per violino e pianoforte
- Sonatina (Sonata) in la minore op. 137 n. 2 (D. 385) 
per violino e pianoforte
- Sonatina (Sonata) in sol minore op. 137 n. 3 (D. 408) 
per violino e pianoforte

( Disponibile Versione Midi )

 

Questi lavori compiuti nel corso del 1816 furono pubblicati 8 anni dopo la morte di Schubert con il titolo di Sonatine, nonostante l'autore avesse specificato sull'autografo che trattavasi di Sonate.
La distinzione è ardua da decifrare e da giustificare, comunque se per Sonatina si intende un pezzo breve, di limitata difficoltà tecnica, piacevolmente fruibile, appare allora giustificata la scelta dell'editore Diabelli.
Il 1816 è anche l'anno della Quinta Sinfonia, partitura d'ispirazione classica.

E di tale clima, che riecheggia Mozart ed il primo Beethoven, sono debitrici anche questi piccoli gioielli per violino e pianoforte.
Qui la scelta della semplicità appare come rinuncia al superfluo, e lo stile "Biedermeier" si presenta come perfetta espressione di musica domestica, "Hausmusik".
Le architetture sono estremamente limpide, i temi molto orecchiabili producono un dialogo fluido e leggero, e un senso di cordialità e di intimità confidenziale emerge ogni istante.

La prima Sonatina in re maggiore è l'unica in 3 movimenti ("Allegro molto", "Andante", "Allegro vìvace"), mentre le altre sono in 4.
Di quella in la minore ("Allegro moderato", "Andante", "Menuetto", "Allegro") si segnala l'evidenza melodica; della terza, che è anche la più originale ("Allegro giusto", "Andante", "Menuetto", "Allegro moderato"), la maggiore complessità.
L'eleganza delle soluzioni compositive, Ia chiarezza della scrittura, la non elevata difficoltà esecutiva, d'ordine esclusivamente strumentale, s'intende, hanno contribuito alla ben meritata popolarità di queste pagine.

(durata 12, 18, 15 minuti)

Sonata in la minore (D. 821) per arpeggione e pianoforte

Dopo la violenta crisi che lo colpì nei primissimi anni '20, Schubert riuscì a ritrovare una relativa serenità che gli diede nuove energie creative.
Questa Sonata che risale al novembre del 1824, lo stesso anno dell'Ottetto, della Variazioni per flauto e pianoforte, dei Quartetti per archi in re e la minore, gli fu commissionata da Vincent Schuster, divulgatore ed estimatore del nuovo strumento, l'arpeggione appunto, ideato e costruito dal liutaio viennese Johann Georg Staufer, un compromesso tra chitarra (di cui conservava il numero delle corde e l'accordatura), violoncello (di cui riproduceva le dimensioni) e viola da gamba.

Non è un lavoro di particolare rilevanza storica ma ha guadagnato un suo posto stabile nel repertorio per violoncello, lo strumento che più si avvicina alla tessitura originale, in quanto l'arpeggione (nato nel 1823) cadde rapidamente in disuso.
La Sonata schubertiana, della quale forse il chitarrista e violoncellista italiano Mauro Giuliani fu primo interprete, consta di 3 movimenti che lasciano allo strumento ad arco piena libertà d'esprimere momenti di felicissima contabilità.

L'"Allegro moderato" si appropria di stilemi propri di un virtuosismo vocale con gusto squisito, l'"Adagio" esprime un lirismo raccolto e vibrante, l'"Allegretto" è il delicato ed agile epilogo.
La pubblicazione risale al 1871, quindi si ebbero varie rielaborazioni per strumenti diversi dall'arpeggione.

(durata 20 minuti)

Introduzione, tema e variazioni op. 160 (D. 802) per flauto e pianoforte

In piena epoca "Biedermeier", compresa tra il 1815, l'anno del Congresso di Vienna, ed il 1848 delle rivoluzioni europee, l'azione romantica e anticonformista di Schubert appare controcorrente.
E se il termine "Biedermeier" per la critica d'arte allude ad un atteggiamento moderato, convenzionale o decorativamente brillante, la figura del viennese ne appare generalmente discosta, sia per scelta deliberata che per temperamento.

Le Variazioni op. 160 figurano tra le rare concessioni al gusto dell'epoca: l'agilità virtuosistica della scrittura ne è infatti la componente fondamentale.
Schubert però, coerente con se stesso, non le riduce a terreno di pura esibizione e le Variazioni si susseguono tra invenzioni ritmiche, melodiche e armoniche di estrema sottigliezza, sfruttando la forza dei contrasti e il potere amalgamante della sintassi irradiata dal tema.

La composizione, composta nel 1824 per il flautista Ferdinando Bogner (che sarà professore di flauto al Conservatorio di Vienna), e mai eseguita se non dopo la morte dell'autore, si snoda attraverso un'Introduzione dall'incedere fatale (in dattilo, uno dei ritmi favoriti da Schubert).

Seguono l'esposizione del Tema, trascritto dall'incantevole Lied "Trockne Blumen" ("Fiori appassiti") del ciclo "Die Schoene Muellerin", ed una serie di 7 Variazioni.
Le prime 5 affidano il ruolo trainante ora al flauto e ora al pianoforte; la sesta è di natura contrappuntistica con largo uso dell'imitazione, e l'ultima unisce gli strumenti in un "Allegro" al tempo di marcia nel modo maggiore in un clima quasi dimentico delle ombre iniziali.

(durata 20 minuti)