Fantasia in do maggiore op. 159 (D. 934) per violino e pianoforte
Questa Fantasia, l'unica nella produzione cameristica schubertiana,
fu composta sul finire del 1827.
Venne affidata per la prima esecuzione al duo Slavikvon Bocklet, gli stessi per cui l'anno
precedente era stato scritto il "Rondò brillante" in si minore.
Il pezzo, concepito per strumentisti d'eccellenti doti virtuosistiche, è assai difficile
e trova una evidente analogia con le Variazioni per flauto e pianoforte in quanto anche
qui ricorre un tema liederistico, in questo caso "Sei mir gegruesst"
("Salute a te") che funge da spunto alle 3 variazioni.
La forma complessiva è tuttavia assai elaborata, alla ricerca di
una sua unità interna che si determina con la ramificazione degli elementi tematici e con
la concatenazione per analogia, o per contrasto, dei vari episodi.
E' una pagina di concezione moderna con una brillantezza in certi momenti eccessiva, quasi
logorroica, che pare adeguarsi a fatica all'esteriorità del gusto
"Biedermeier".
È un disagio che consegue proprio all'utilizzazione del tema liederistico, che, come è
noto, è la forma più sinceramente sentita dal maestro viennese, la cui prospettiva
risulta essere lontana rispetto ad una elaborazione in chiave tanto spettacolare.
(durata 20 minuti)
Rondò brillante in si minore op. 70 (D. 895) per violino e
pianoforte
Ecco un'opera ingiustamente ignorata, che aggiunge invece
qualcosa di interessante all'identità dello Schubert camerista.
Pezzo di difficile esecuzione, questo Rondò brillante fu composto nell'autunno del 1826
per due amici virtuosi, il pianista von Bocklet e il violinista Slavik.
Destinata ai salotti "Biedermeier", la composizione è svolta con determinazione
avvincente e piglio energico, per nulla vuoto.
Echi della "Wanderer-Fantasie" risuonano nello slancio
dell'"Allegro", colori liederistici nell'introduzione in tempo
"Andante", e non manca neppure il colore ungherese nei ritmi e nelle flessioni
melodiche di scoppiettante vitalità.
Al suo apparire ottenne un gran successo, ma è oggi quasi dimenticato.
(durata 14 minuti)
Sonata (Duo) in la maggiore op. 162 (D. 574) per violino e
pianoforte
Questa Sonata, pubblicata nel 1851 con il semplice titolo di
Duo, sebbene sia stata scritta nel 1817, l'anno dopo il gruppo delle tre Sonatine, ne
differisce non poco per aspetto stilistico.
Tecnicamente è un lavoro più ambizioso e d'impronta maggiormente
"concertistica", ossia più "mondana".
Tra i 4 movimenti, di piacevolissima brillantezza galante ("Allegro moderato",
"Scherzo: Presto", "Andantino", "Allegro vivace") spicca,
per calda espressività, il primo.
(durata 17 minuti)
- Sonatina (Sonata) in
re magg. op. 137 n. 1 (D. 384)
per violino e pianoforte
- Sonatina (Sonata) in la minore op. 137 n. 2 (D. 385)
per violino e pianoforte
- Sonatina (Sonata) in sol minore op. 137 n. 3 (D. 408)
per violino e pianoforte
( Disponibile
Versione Midi )
Questi lavori compiuti nel corso del 1816 furono
pubblicati 8 anni dopo la morte di Schubert con il titolo di Sonatine, nonostante l'autore
avesse specificato sull'autografo che trattavasi di Sonate.
La distinzione è ardua da decifrare e da giustificare, comunque se per Sonatina si
intende un pezzo breve, di limitata difficoltà tecnica, piacevolmente fruibile, appare
allora giustificata la scelta dell'editore Diabelli.
Il 1816 è anche l'anno della Quinta Sinfonia, partitura d'ispirazione classica.
E di tale clima, che riecheggia Mozart ed il primo Beethoven, sono debitrici anche questi piccoli gioielli per
violino e pianoforte.
Qui la scelta della semplicità appare come rinuncia al superfluo, e lo stile
"Biedermeier" si presenta come perfetta espressione di musica domestica,
"Hausmusik".
Le architetture sono estremamente limpide, i temi molto orecchiabili producono un dialogo
fluido e leggero, e un senso di cordialità e di intimità confidenziale emerge ogni
istante.
La prima Sonatina in re maggiore è l'unica in 3
movimenti ("Allegro molto", "Andante", "Allegro vìvace"),
mentre le altre sono in 4.
Di quella in la minore ("Allegro moderato", "Andante",
"Menuetto", "Allegro") si segnala l'evidenza melodica; della terza,
che è anche la più originale ("Allegro giusto", "Andante",
"Menuetto", "Allegro moderato"), la maggiore complessità.
L'eleganza delle soluzioni compositive, Ia chiarezza della scrittura, la non elevata
difficoltà esecutiva, d'ordine esclusivamente strumentale, s'intende, hanno contribuito
alla ben meritata popolarità di queste pagine.
(durata 12, 18, 15 minuti)
Sonata in la minore (D. 821) per arpeggione e
pianoforte
Dopo la violenta crisi che lo colpì nei
primissimi anni '20, Schubert riuscì a ritrovare una relativa serenità che gli diede
nuove energie creative.
Questa Sonata che risale al novembre del 1824, lo stesso anno dell'Ottetto, della
Variazioni per flauto e pianoforte, dei Quartetti per archi in re e la minore, gli fu
commissionata da Vincent Schuster, divulgatore ed estimatore del nuovo strumento,
l'arpeggione appunto, ideato e costruito dal liutaio viennese Johann Georg Staufer, un
compromesso tra chitarra (di cui conservava il numero delle corde e l'accordatura),
violoncello (di cui riproduceva le dimensioni) e viola da gamba.
Non è un lavoro di particolare rilevanza storica ma ha
guadagnato un suo posto stabile nel repertorio per violoncello, lo strumento che più si
avvicina alla tessitura originale, in quanto l'arpeggione (nato nel 1823) cadde
rapidamente in disuso.
La Sonata schubertiana, della quale forse il chitarrista e violoncellista italiano Mauro
Giuliani fu primo interprete, consta di 3 movimenti che lasciano allo strumento ad arco
piena libertà d'esprimere momenti di felicissima contabilità.
L'"Allegro moderato" si appropria di stilemi
propri di un virtuosismo vocale con gusto squisito, l'"Adagio" esprime un
lirismo raccolto e vibrante, l'"Allegretto" è il delicato ed agile epilogo.
La pubblicazione risale al 1871, quindi si ebbero varie rielaborazioni per strumenti
diversi dall'arpeggione.
(durata 20 minuti)
Introduzione, tema e
variazioni op. 160 (D. 802) per flauto e pianoforte
In piena epoca "Biedermeier",
compresa tra il 1815, l'anno del Congresso di Vienna, ed il 1848 delle rivoluzioni
europee, l'azione romantica e anticonformista di Schubert appare controcorrente.
E se il termine "Biedermeier" per la critica d'arte allude ad un atteggiamento
moderato, convenzionale o decorativamente brillante, la figura del viennese ne appare
generalmente discosta, sia per scelta deliberata che per temperamento.
Le Variazioni op. 160 figurano tra le rare concessioni
al gusto dell'epoca: l'agilità virtuosistica della scrittura ne è infatti la componente
fondamentale.
Schubert però, coerente con se stesso, non le riduce a terreno di pura esibizione e le
Variazioni si susseguono tra invenzioni ritmiche, melodiche e armoniche di estrema
sottigliezza, sfruttando la forza dei contrasti e il potere amalgamante della sintassi
irradiata dal tema.
La composizione, composta nel 1824 per il flautista
Ferdinando Bogner (che sarà professore di flauto al Conservatorio di Vienna), e mai
eseguita se non dopo la morte dell'autore, si snoda attraverso un'Introduzione
dall'incedere fatale (in dattilo, uno dei ritmi favoriti da Schubert).
Seguono l'esposizione del Tema, trascritto
dall'incantevole Lied "Trockne Blumen" ("Fiori appassiti") del ciclo
"Die Schoene Muellerin", ed una serie di 7 Variazioni.
Le prime 5 affidano il ruolo trainante ora al flauto e ora al pianoforte; la sesta è di
natura contrappuntistica con largo uso dell'imitazione, e l'ultima unisce gli strumenti in
un "Allegro" al tempo di marcia nel modo maggiore in un clima quasi dimentico
delle ombre iniziali.
(durata 20 minuti)
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