Quartetto in mi bemolle maggiore op. 125 n. 1 (D. 87) per archi
Per un caso quasi inspiegabile questo Quartetto, il decimo composto
da Schubert, fu per lungo tempo considerato un lavoro della maturità.
Pubblicato nel 1830 dall'editore Joseph Czerny di Vienna, soltanto all'inizio del '900 si
sciolsero tutti i dubbi sulla sua datazione quando fu ritrovato un frammento autografo
datato novembre 1813, che lo pose nell'ambito della produzione giovanile.
Opera piacevole, equilibrata, influenzata dal brio elegante di
Mozart e Haydn, si compone di 4 movimenti dove a tratti emerge la tipica vena lirica delle
composizioni successive.
Abbiamo, nell'ordine: "Allegro moderato", "Adagio",
"Scherzo" assai breve e dal Trio in forte contrasto - quindi la pagina luminosa
dell'"Allegro".
(durata 25 minuti)
Quartetto in la minore op. 29 (D 804) "Rosamunde" per
archi
Opera della maturità, scritta poco prima dell'altro celebre
Quartetto "Der Tod und das Maedchen", fu tra le poche che Schubert poté vedere
pubblicate.
Sempre difficile fu il suo rapporto con gli editori.
Basta scorrere il catalogo e confrontare date di produzione e date di stampa, senza
parlare degli aneddoti, per averne immediato riscontro.
E se ciò costituì la spia dell'inattualità del maestro viennese,
peraltro ancor oggi parzialmente estraneo ai gusti ed alle passioni del grande pubblico,
rimane quasi inspiegabile l'immediato interesse dimostrato dalla casa editrice
Sauer-Leidesdorf per un lavoro come il Quartetto in la minore, ennesimo altissimo emblema
di comunicazione intima e riservata, di cui lo spirito cameristico impregna fortemente
tutti e 4 i movimenti, in un intreccio ricco di citazioni, rimembranze e di un nostalgico
affetto.
Il primo movimento, "Allegro ma non troppo", si avvia in
"pianissimo" in una atmosfera rarefatta e sognante molto suggestiva, lasciando
emergere il canto lontano del primo violino.
L'"Andante", che richiama immediatamente l'incipit dell'Improvviso op. 142 n. 3
per pianoforte, trae il motivo principale dal secondo intermezzo delle musiche per
"Rosamunde, Fuerstin von Cypern", di qualche mese anteriore.
Da qui il titolo dato all'intero Quartetto.
Segue uno straordinario "Minuetto: Allegretto" che sacrifica il senso di danza
per fare spazio ad una spiritualità inafferrabile.
Vi è citato un Lied, "Die Goetter Griechenlands", scritto
5 anni prima.
Il conclusivo "Allegro moderato" risolve l'opera in direzione della serenità
che però, come spesso avviene in Schubert, lascia intravedere ombre di tristezza adagiate
su ritmi ed inflessioni melodiche di stampo "ungherese".
Una calda luce poetica pervade questo lavoro, da annoverarsi tra i migliori scritti da
Schubert.
(durata 36 minuti)
Quartetto in re minore op. postuma (D. 810) "Der Tod und das
Maedchen" per archi
Ecco un'opera schubertiana complessa e significativa, nella
quale si ritrovano le migliori qualità del maestro viennese.
Grandissimo capolavoro, che vide la luce nei primi mesi del 1824, in uno dei momenti più
critici della sua vita, pubblicato solo nel '31, il Quartetto in re minore rivela una
costruzione solidissima, dove tecnica strumentale e compositiva si fondono in una
mutevolezza d'umori che fissa sulla carta stupefacenti momenti di lirismo e di canto.
E' il miglior Schubert, si è detto, quello che, nutrito da un
respiro poetico di tragica bellezza, trova nella forma cameristica tradizionale dei 4
archi la misura ideale del proprio sentire.
Il titolo del lavoro, come nelle quasi contemporanee Variazioni per flauto e pianoforte
(su "Trockne Blumen") e dell'altro Quartetto in la minore
("Rosamunde"), si ricollega ad un Lied, "Der Tod und das Maedchen"
("La Morte e la Fanciulla"), scritto 7 anni prima.
La realizzazione strumentale ne è, in un certo senso, metafora e insieme allegoria.
Un mondo nuovo dove il linguaggio liederistico, simbolo di una realtà fatale, incombe in
una sorta di irradiazione ora chiarissima, ora appena percettibile.
Sotto l'aspetto tecnico ciò è reso con la trasformazione del ritmo
dattilo, caratteristico del Lied, e con il suo reimpiego in una forma che, nella
"circolarità" del disegno e nell'intima coesione delle parti, esprime un
equilibrio perfetto e inalterabile.
I 4 movimenti di questo straordinario Quartetto schubertiano, vero e proprio emblema
dell'epoca romantica, sono piuttosto estesi: un "Allegro", un "Andante con
moto", che presenta il motivo del Lied con 5 variazioni, uno "Scherzo: Allegro
molto", dove il Trio si presenta come una serena apertura nel modo maggiore, quindi
il tagliente e conclusivo "Presto" che precipita nel drammatico
"Prestissimo" delle battute finali.
(durata 45 minuti)
Quartetto in sol maggiore op. 161 (D. 887) per archi
Composto tra il 20 e il 30 giugno del 1826, questo in sol
maggiore è il quindicesimo ed ultimo Quartetto schubertiano.
Vivente l'autore ne fu eseguito pubblicamente soltanto il primo movimento, in un concerto
al Musikverein di Vienna nel marzo del '28.
Per l'esecuzione integrale, ad opera del quartetto Hellmesberger, si dovette attendere
fino al dicembre del '50.
La pubblicazione è del '51, a cura di Diabelli, più di 20 anni dopo la prima sfortunata
proposta dello stesso maestro viennese all'editore Schott.
Insomma ancora una composizione le cui vicende non si esauriscono con la morte del suo
autore.
Certo è che questo Quartetto, accolto con successo al tempo della
sua prima esecuzione parziale, rientra tra le partiture più complesse e problematiche
composte da Schubert.
Esso presenta una scrittura timbricamente ricchissima, che sfrutta pienamente le tessiture
strumentali, unicamente a una condotta armonica estremamente moderna, estrosa e sfuggente.
Se ne ricava una struttura in cui si accumulano digressioni e varianti e si stabilisce un
moto rettilineo che sfida la tradizionale simmetria classica.
Qui si intuisce il valore profetico dei Quartetto, dal quale sembra di poter individuare
il germe di gesti più radicali simili a quelli che contraddistinguono il secondo '800.
I movimenti sono 4, con rapporti di durata praticamente equivalenti.
Il tempo d'avvio è un "Allegro molto moderato" dalle
luminosità cangianti, tra brividi di tremoli in "pianissimo" e motivi in
contrapposizione di carattere, energici e gentili, che trovano nel corso del geniale
svolgimento un equilibrio magico.
Il successivo "Andante con poco moto" in mi minore sviluppa inizialmente una
contabilità distesa, poi interrotta da un episodio drammatico.
Queste 2 situazioni espressive contrastanti si ripresentano nel corso del movimento,
dandogli una irrequietezza singolare, dalla tinta patetica.
Un accentuato mutamento di scrittura avviene poi con lo
"Scherzo: Allegro vivace" e con il conclusivo "Allegro assai",
dominati entrambi da un esuberante dinamismo.
Il primo, di impronta classica, rallenta nel tenero "Trio: Allegretto", mentre
il secondo conduce l'inciso danzante ad uno sviluppo maestoso di superba ricchezza
espressiva, dove emergono perfino tratti spiritosi di taglio quasi alla Rossini.
Accanto, un'affannosa inquietudine che sgomenta.
(durata 40 minuti)
Quartettsatz
in do minore (D. 103) per archi
Questo movimento di Quartetto, che si compone di una
introduzione in tempo "Grave" seguita da un "Allegro", risale al 1814
e non va confuso con il tempo gemello del 1820, giustamente celebre.
Si tratta infatti di una pagina minore che sfrutta la tradizione espressiva della
tonalità, con i suoi precedenti da Beethoven, dando
un'impronta drammatica alla vicenda musicale.
Lo svolgimento risulta però quasi di taglio scolastico e di modesto valore artistico.
E'stata stampata pochi decenni fa, nel 1939 a cura dell'"Universal" di Vienna.
(durata 8 minuti)
Quartettsatz in do minore (D. 703) per archi
Questo celebre movimento scritto per un Quartetto rimasto
incompiuto risale al dicembre del 1820.
L'incompiutezza dell'opera accresce il fascino delle pagine pervenuteci, vicine al clima
della Sinfonia in si minore, che sembrano sussurrare grandi segreti e malinconie senza
speranza.
Le 315 battute si svolgono in tempo "Allegro assai", con
un avvio misterioso in "pianissimo"; mentre il secondo tema dall'impronta lirica
è in la bemolle maggiore.
Poi un continuo chiaro scuro innerva lo sviluppo dominato da ineffabili struggimenti.
Questa partitura, che si interrompe dopo 40 battute del secondo movimento, fu stampata nel
1870, molto tempo dopo la morte del suo autore.
(durata 13 minuti)
Quintetto
in Do magg. per archi
Questa ampia composizione scritta nel 1828 per una inusuale
formazione d'archi (2 violini, una viola e 2 violoncelli) entra di diritto nella storia
della musica cameristica come l'ultima importante opera di Schubert.
Difficile non collocare il Quintetto in do maggiore tra i lavori realmente riassuntivi e
definitivi.
L'aspetto confidenziale dell'espressione, quando emerge, si vela di tristezza, l'armonia
si tinge di riflessi cangianti e la scrittura offre una inesauribile varietà di soluzioni
tecniche nella gestione d'insieme.
Tutto appare come fondamentale, frutto di una riflessione ultima e coerente.
Resta tuttavia l'impressione, riascoltando questo Quintetto, di una
semplicità familiare, al di là degli aspetti straordinari del pensiero schubertiano.
Semplicità espressa sottovoce, con il cuore che racconta, ricorda, sogna.
Se la mancanza del pianoforte in organico rivela che questa partitura non contempla
l'ammiccamento al frivolo e al mondano - sebbene queste categorie si presentino, quando
capita, in vesti amabilissime - l'intento serio si conferma nell'analisi e all'ascolto.
La sottigliezza della scrittura e la sua funzionalità tracciano un disegno che non lascia
incertezze o vaghezze di tratto.
I movimenti sono i tradizionali 4: un lirico "Allegro ma non
troppo" che prende forma lentamente nella vivacità progressiva del ritmo; un
"Adagio" di stupefacente bellezza in cui la risorsa del "pizzicato"
esprime un canto immateriale e struggente, quindi uno "Scherzo"
("Presto") che contrasta con la sezione di Trio in tempo "Andante
sostenuto" in una soprendente tonalità "lontana", ed infine un conclusivo
"Allegretto" dagli spunti popolareschi e dal carattere lievemente spensierato.
Il Quintetto in do maggiore non fu pubblicato che postumo nel 1853, a cura dell'editore
Spina di Vienna.
(durata 45 minuti)
Ottetto in fa maggiore op. 166 (D. 803) per 2 violini, viola,
violoncello, contrabbasso, clarinetto, corno, fagotto
Questo famoso lavoro che risale al febbraio del 1824 fu
composto per un organico di 5 strumenti ad arco, compreso il contrabbasso, e 3 a fiato.
Quell'anno costituì per Schubert un riaccendersi della vena creativa, dopo un periodo di
crisi psicofisica.
Vi si concentrano infatti le brillanti Variazioni per flauto e pianoforte D. 802
(gennaio), i Quartetti per archi in la minore e re minore "La morte e la
fanciulla" (marzo), la curiosa "Sonata" per arpeggione e pianoforte D. 821
(novembre), il "Gran Duo" per pianoforte a 4 mani (giugno) ed altro ancora dei
generi più diversi, dal Lied alla musica sacra.
Tutte pagine di altissimo livello che testimoniano come
un'ispirazione fluente e fortissima fosse in grado di rigenerarsi immediatamente.
Se è vero che l'Ottetto nacque con la condizione singolare di dover somigliare nelle sue
linee fondamentali al conosciutissimo Settimino di Beethoven
(apprezzato ed eseguito da una fitta schiera di esecutori ed ascoltatori per il suo
linguaggio comprensibile e frizzante), ciò nonostante l'impronta schubertiana si mostra
chiara e precisa.
Comunica malinconici abbandoni e spensieratezza lontane, temi tipici delle opere più
impegnate e di sofferta ricerca.
Il fascino di questa composizione, formalmente assai definita, sta
nel semplice gusto popolare che vi aleggia, pervaso da atmosfere campestri, festive e
confidenziali.
La sintesi di elementi più o meno colti raccolti in una struttura che ricorda il
Divertimento di stile settecentesco, si esprime nell'elevato numero di tempi e nella
successione, indentica a quella scelta da Beethoven.
Dapprima l'"Allegro", introdotto da un breve
"Adagio", quindi un "Adagio" in si bemolle maggiore dalla soave
contabilità ed un "Allegro vivace" in forma di Scherzo, dal ritmo spigliato.
Seguono un "Andante" che snoda sette variazioni sopra un tema tratto da Schubert
dal proprio Singspiel comico "Die Freunde von Salamanka", seguito ancora da un
semplice "Menuetto: Allegretto", e concluso dal più complesso finale
"Allegro" preceduto anch'esso da una sezione "Andante molto" dal tono
misterioso.
Una breve ripresa annuncia la chiusa "Allegro molto".
Commissionato dal conte Ferdinand Troyer, clarinettista dilettante, intendente
dell'arciduca Rodolfo, l'Ottetto fu pubblicato nel 1853.
(durata 52 minuti)
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