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Robert Schumann
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Quartetto in la minore op. 41 n. 1 per archi Le opinioni correnti sui Quartetti per archi di Schumann, dedicati a
Felix Mendelssohn, sono piuttosto eterogenee. Qui infatti l'autore rivela la sua peculiare disposizione a
fantasticare attraverso un eclettismo stilistico che sfugge ad ogni tipo di
schematizzazione. L'"Adagio", dalle riminiscenze verso Beethoven, è pagina meditativa e intensa che concede ai 4
strumenti una trama più articolata e più ricca di invenzioni strumentali e timbriche. (durata 26 minuti) Quartetto in fa maggiore op. 41 n. 2 per archi Il secondo Quartetto dell'op. 41 (1842) è il più breve dei
3 scritti da Schumann e rivela, all'ascolto, un'impronta di equilibrio formale e di
persuasiva liricità, presente in tutti e 4 i movimenti che lo compongono. Ancor più convincente il secondo movimento, "Andante, quasi
Variazioni", dal tono sommesso e soave, che dà luogo ad una serie di 5 episodi senza
soluzione di continuità, seguiti da una Coda. Meno originali gli altri movimenti: sia lo "Scherzo:
Presto", concluso da una Coda dove riappare il motivo disteso del Trio, quanto il
"Finale: Allegro molto vivace". (durata 20 minuti) Quartetto in la maggiore op. 41 n. 3 per archi Il fatto che i Quartetti di Schumann siano poco frequentati
nell'ambito della letteratura ottocentesca per archi appare per molti versi inspiegabile. Questa è infatti una partitura alimentata da un'energia creativa
straordinaria e intensa, che trova mirabile unità nel sottile gioco di richiami tematici,
ramificato in tutti i movimenti, ed in un tracciato emotivo sostenutissimo e ininterrotto.
Bellissimo il secondo movimento, "Assai agitato", che produce una serie di 4 variazioni; toccante l'"Adagio molto"; irruente ed esuberante il "Finale: Allegro molto vivace", dove si apre una curiosa parentesi "Quasi Trio" d'andamento danzante e di memoria degna di Schubert. Composto nel luglio del 1842, nel giro di 2 sole settimane, pur nella sua scrittura anticlassica dove sembrano presentarsi formule pianistiche, questo Quartetto potrebbe avviare un rinnovato interesse moderno per la ancor poco nota triade schumanniana. (durata 33 minuti) Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47 per pianoforte e archi Scritto nell'arco di un mese, tra la fine di ottobre e la
fine di novembre 1842, questo Quartetto in mi bemolle maggiore è la seconda perla
cameristica di una annata interamente consacrata alle esperienze strumentali. Le suggestioni letterarie di Jean Paul e di Hoffmann, le esperienze liederistiche e pianistiche (che entro gli anni '40 danno i frutti migliori), le aspirazioni romantiche intese a sprigionare gli istinti contraddittori dell'anima attraverso una forma generata dall'espressione, trovano in questo Quartetto un vero e proprio manifesto, uno dei più alti momenti della creatività schumanniana. La composizione, dagli avvincenti intrecci strumentali, si compone
di 4 movimenti: un "Allegro ma non troppo", preceduto da una sezione
"Sostenuto assai", un breve "Scherzo: Molto vivace", un soave
"Andante cantatile" ed un "Finale: Vivace" che porta ad una
conclusione dal pathos esuberante, in cui gli elementi contrappuntistici, presenti sin dal
primo movimento, maturano in estensione e compiutezza, creando un effetto trascinante. (durata 28 minuti) Quintetto in mi bemolle maggiore op. 44 per pianoforte e archi Se il 1840 è per Schumann l'anno dell'agognato matrimonio
con Clara, nonché l'anno dei Lieder (da "Myrten", "Liederkreis",
"Dichterliebe", al magnifico ciclo "Fraunliebe undleben"), il 1842 è
segnato da una copiosa quanto notevole produzione di musica strumentale da camera. Qui, e soprattutto nelle partiture con pianoforte, (lo strumento a
cui Schumann riserva le confidenze più segrete e le sperimentazioni più ardite), gli
aspetti della sua personalità si compenetrano na naturalezza disarmante, illuminate dalla
saggezza della maturità. Il senso romantico pervade ogni fibra dell'opera e risveglia la
pienezza del sentimento, esponendo la sfera emozionale dell'uomo ad una indagine minuta,
mossa dal fascino della scoperta. I tempi sono 4, ma presentano varie cerniere interne. Si raccoglie con un senso di fatalità nel tema esposto dal primo
violino, e lancia un appello drammatico nell'"Agitato" che ne ravviva la sezione
centrale. Con la medesima determinazione attacca il movimento finale
"Allegro, ma non troppo", imparentato nel clima al primo tempo, tanto da
impiegarne il tema d'avvio nella sezione fugata di solare luminosità che conduce
direttamente al termine dell'opera. (durata 30 minuti) | |||||||||