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Robert Schumann
Trii per pianoforte e altri 2 strumenti

(1810 - 1856)

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La musica da camera di Robert Schumann


Trio in re minore n. 1 op. 63 per violino, violoncello, pianoforte

Sappiamo che Schumann amò dedicarsi alla musica secondo scelte di genere, coltivate lungo l'arco di periodi più o meno lunghi.
Per pianoforte scrisse moltissimo nel decennio seguente il 1830.
Al Lied si dedicò con entusiasmo nel 1840; il coro lo affascinò particolarmente tra il '47 e il '53.
Così anche per la musica da camera, che lo interessò tra il '42 e il '53.

I 2 Trii op. 63 e op. 80 risalgono al 1847 e sono scritti per la formazione classica di violino, violoncello e pianoforte, che vi risalta per il magistero dell'invenzione e per la poesia da cui viene investita.
Non si tratta né di musica per dilettanti o amatori, né di "musica da camera" in senso stretto.
Infatti non vi è nulla dell'esteriorità "Biedermeier" e, in più, la dimensione espressiva, fremente, si riallaccia alle opere pianistiche sperimentali, esprimendosi con una ricchezza di risorse che rimanda ai capolavori di Schubert e Mendelssohn, non a caso ammirati.

Vi si ritrova anche una straordinaria sensibilità per le implicazioni psicologiche del discorso musicale, inteso come evento artistico e come rivelazione.
Nel Trio op. 63, oltretutto, la concretezza oggettiva si raggiunge attraverso la congruenza di temi che derivano l'uno dall'altro irradiando tutta la composizione e creando un effetto di forte unità.

"Mit energie und Leidenschaft" ("Con energia e passione") è l'indicazione espressiva del primo movimento, una pagina ribollente, drammatica, appena interrotta da un breve episodio in "pianissimo" di notevole originalità, che il pianoforte conduce insieme al violoncello in un disegno di accordi ribattuti sul registro acuto.
Il secondo movimento "Lebhaft, doch nicht zu rasch" ("Animato, ma non troppo svelto"), nasce su un ritmo scattante e svolge con leggerezza anche il centrale Trio in cui applica il principio del canone.

Dopo tanta prorompente vitalità il terzo tempo, "Langsam, mit inniger Empfindung" ("Lento, con un sentimento profondamente interiore"), giunge come pausa sognante, inafferrabile e irrequieta, in forma di romanza, che sfocia direttamente nel finale "Mit Feuer" ("Con fuoco") in forma-sonata, conclusione vigorosissima e scatenata.
Il Trio ebbe prima esecuzione nel 1848, e nello stesso anno fu edito da Breitkopf & Hartel.

(durata 29 minuti)

Trio in fa maggiore n. 2 op. 80 per violino, violoncello, pianoforte

Questo, in fa maggiore e in 4 movimenti, è il secondo Trio che Schumann scrisse nel 1847, ed è una delle opere più importanti della sua musica da camera.
Non si svolge all'insegna dell'essenzialità che caratterizza il Trio in re minore, ma ne differisce molto anche per la caratterizzazione espressiva, che è lirica, adombrata da un velo nostalgico che si rivela nella pacatezza dei due tempi centrali e nella sfumatura delle curve melodiche che percorrono quelli estremi.

Si noti ancora la cura costruttiva, l'inclinazione ad una tecnica compositiva intelligente, che si avvale della lezione di Bach e di Beethoven, ossia del rigore nella scrittura contrappuntistica, dove l'azione analitica è rivolta a procacciare all'ispirazione sempre nuovi materiali.
Non è semplice dire sino a che punto si spinga la consapevolezza e fin dove invece agisca l'intuito, ma è indubbio però che Schumann fosse perfettamente convinto della preziosità del lascito bachiano.

A prova di ciò esistono una quantità di opere pianistiche e non, come gli "Studi sinfonici" op. 13, le sconosciute e modernissime "Variazioni su un tema di Beethoven", gli "Studi in forma di canone" per "Pedalfluegel", che ci sono noti nelle trascrizioni di Bizet e Debussy.
La tecnica compositiva nel caso del Trio è certamente non appariscente e, sembra rimanere spesso occultata.

Ma analizzandola a tavolino essa spiega l'armonia che si crea in molti momenti tra gli spunti tematici.
Quest'opera, da annoverare tra le migliori di Schumann anche per la ricchezza di poesia che trasmette, consta di 4 movimenti: "Sehr lebhaft", ("Molto allegro"), "Mit innigem Ausdruck" ("Con espressione"), "In maessiger Bewegung" ("In moto moderato"), "Nicht zu rasch" ("Non troppo presto").

(durata 26 minuti)

Trio in sol minore n. 3 op. 110 per violino, violoncello, pianoforte

L'ultimo Trio di Schumann, dedicato al maestro danese Gade, è del 1851, lo stesso anno delle 2 Sonate per violino e delle Maerchenbilder op. 113.
E' un'opera che ha risentito profondamente del giudizio degli storici, i quali vi hanno visto un segno del declino dell'arte schumanniana.
Anche per questo oggi viene poco frequentata dagli interpreti.

Certo occorre riconoscere una certa enigmaticità a questa pagina, che raccoglie elementi disparati e che mostra evidenti forzature nei suoi tratti fondamentali.
Ma nonostante una certa somiglianza tra i temi è proprio la ricchezza di caratteri a costituire il principale motivo di interesse di questa composizione, estrema rivelazione del "poetico" e dell"'umoristico", di una tensione immaginativa modernissima.
Il primo movimento, "Bewegt, doch nicht zu rasch" ("Agitato, ma non troppo allegro"), si avvia con un inciso che tende la curva melodica fino a stravolgerne la melodiosità.

E' una pagina dove l'ansietà ossessiva solo a momenti appare dominata.
Il movimento seguente, "Ziemlich langsam" ("Alquanto adagio"), è in forma di romanza tripartita.
Sotto gli intrecci degli archi una ricerca armonica irrequieta conduce all'episodio centrale.
Più meritevole d'attenzione il seguente "Rasch" ("Presto") dove la dilatazione delle volute melodiche ricorda il tema del "Vivace" della Sinfonia in re minore.
Si svolge come una sorta di scherzo con due trii, o di breve rondò, dove i couplet si distinguono vistosamente.

Il quarto tempo è forse il più originale.
L'incipit richiama immediatamente la prima idea del Quintetto op. 44 ma lo svolgimento è capriccioso, venato da un'inquietudine che non si placa.
"Kraeftig, mit Humor" ("Energico con umore") ne è l'indicazione espressiva.
Questo Trio ebbe prima esecuzione al Gewandhaus di Lipsia il 21 marzo 1852 con Clara Schumann al pianoforte, Ferdinand David al violino e Andreas Grabau al violoncello e fu pubblicato nello stesso anno da Breitkopf & Hartel.

(durata 27 minuti)

Maerchenerzaehlungen op. 132 per clarinetto, viola e pianoforte

Questo ciclo di 4 pezzi, la cui denominazione può essere tradotta "Racconti fiabeschi" è l'ultima opera strumentale da camera lasciata da Schumann, risalente al 1853, l'anno dell'incontro con Brahms.
Dedicati al compositore Albert Dietrich, suo allievo e collaboratore per la celebre "Sonata F.A.E.", concepita come omaggio al violinista Joachim, i "Racconti fiabeschi" sono brevi impressioni di differente carattere che rivelano una ispirazione talora viva, talora più convenzionale, ma comunque interessante per la timbrica strumentale che ne sortisce, unico esempio nella produzione schumanniana.

Le 4 pagine sono rispettivamente in tempo "Lebhaft, nicht zu schnell" ("Allegro, non troppo svelto"), "Lebhaft und sehr markiert "("Vivace e ben marcato"), "Ruhiges Tempo, mit zartem Ausdruck" ("Calmo, con delicata espressione") e "Lebhaft, sehr markiert" ("Allegro molto marcato"), che apre centralmente un episodio meno mosso ("Etwas ruhigeres Tempo").

(durata 16 minuti)

Phantasíestuecke op. 88 per violino, violoncello, pianoforte

Pubblicati da Kistner nel 1850, i "Pezzi fantastici" op. 88 sarebbero stati ricavati dall'elaborazione di un lavoro precedente, esattamente d'un Trio in la minore compiuto nel '42 sulla scia della grande vena cameristica di quell'anno, culminata nei Quartetti per archi, nel Quartetto e nel Quintetto con pianoforte.

La rimeditazione del materiale ha in Schumann un effetto preciso sul piano formale e ideale che dona al materiale contorni più sfumati e una capacità d'invenzione apparentemente più libera.
In realtà il lavoro di Schumann, nonostante la diversità di carattere e dimensioni dei 4 movimenti, appare assai più controllato razionalmente che non nei Trii per identico organico, e gli svolgimenti sembrano lievemente frenati dall'autocontrollo analitico. I 4 pezzi sono "Romanze: Nicht schnell, mit innigem Ausdruck" ("Non svelto, con intensa espressione"), "Humoreske: Lebhaft" ("Vivace"), "Duett: Langsam, und mit Ausdruck" ("Lento, e con espressione"), "Finale: Im Marsch-Tempo" ("In tempo di marcia").

(durata 19 minuti)

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -