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Louis Spohr

(1784 -1859)

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La vita di Louis Spohr


Figlio di genitori dediti alla musica, già nel 1799 entrò nella Cappella del duca Ferdinando, il quale gli diede delle preziose opportunità di studio.

A 20 anni avviò la carriera concertistica in Germania come violinista e cominciò a farsi conoscere come compositore.

Assunto come Konzertmeister dal duca di Gotha, presso il quale rimase dal 1805 al 1812, fu in seguito nominato direttore d'orchestra al Theater-an-der-Wien, a Vienna, e dal 1817 al 1819 accettò la direzione dell'Opera di Francoforte.

Sua residenza definitiva fu Kassel, alla cui Cappella di corte giunse nel 1822, per interessamento di Weber.

Il suo impegno fu sempre intenso, come direttore d'orchestra e come concertista, come apprezzato compositore e come insegnante.

Lasciò una schiera di allievi illustri e un interessante metodo per violino.
Compose Opere, Oratori, 10 Sinfonie, 17 Concerti per violino, 4 per clarinetto, pagine corali, liederistiche, pianistiche.

Il catalogo di musica da camera, piuttosto ampio, comprende un Nonetto, un Ottetto, 4 Doppi Quartetti, un Settimino, un Sestetto, vari Quintetti, 36 Quartetti, vari Trii, pagine per violino e pianoforte, per violino e arpa, Duetti per archi, altro ancora.

MIDI FILE -From Clarinet Concert op.26: 1st Mov. (10'55'')

La musica da camera di Louis Spohr


Doppio Quartetto in mi bemolle maggiore op. 77 per archi

Tra le multiformi soluzioni del linguaggio cameristico della prima metà dell'800 non va dimenticata quella di Spohr, derivata dal raddoppio del tradizionale quartetto d'archi.
L'autore fu categorico nella denominazione delle sue opere (4 in tutto) per organico di 8 archi.
Non Ottetti, alla maniera di Mendelssohn, ma Doppi Quartetti, per sottolineare il deliberato sfruttamento dell'opposizione e dell'interazione fra i 2 gruppi.
L'esito è assai interessante sul piano delle sonorità, ora intime ora quasi orchestrali.

L'op. 77 è datata 1827 e costituisce la seconda prova nel genere.
Si tratta di una composizione ispirata, dal tratto elegante, aristocratico ma non superficiale, dove anche il marcato virtuosismo strumentale possiede un disegno fluido ed un respiro aperto di notevole fascino, influenzato dalla chiarezza mozartiana e dal nobile romanticismo di Mendelssohn.
I 4 tempi di questa partitura flessuosa, vagamente salottiera e sottilmente sensuale sono: "Allegro vivace", "Menuetto", "Larghetto con moto", "Allegretto".

(durata 27 minuti)


Ottetto in mi maggiore op. 32 per violino, 2 viole, violoncello, contrabbasso, clarinetto, 2 corni

Compositore ingiustamente trascurato, Louis Spohr ebbe una vita artistica intensissima.
Si cimentò pressoché in tutti i generi musicali, dall'Opera al Concerto, dal Lied alla Sinfonia, dall'Oratorio alla musica da camera, dimostrando di possedere un'inventiva particolarmente felice, non dotata dell'assolutezza rivelatrice propria dei maestri di primo piano, ma guidata da un gusto eccellente per nulla convenzionale.

Un esempio della sua produzione cameristica è questo Ottetto, concepito per un'originale formazione di archi e fiati.
Scritto nel 1814, rivela una scrittura spesso agile e briosa, in cui le combinazioni strumentali appaiono studiate con meticolosa perizia, senza appesantimenti.
Consta di 4 movimenti: un "Allegro", preceduto da un'introduzione in tempo "Adagio", quindi un "Minuetto", seguito da un "Andante" con 6 variazioni, sul tema haendeliano "Il fabbro armonioso" (tratto dal primo volume delle "Suites de Pièces" del 1720), infine dall'"Allegretto".
In questa partitura serena e piena di grazia, Spohr, sensibile al fascino dello stile "Biedermeier", pare compendiare i mondi dei suoi illustri contemporanei in una equilibrata e gustosa sintesi di classicismo e romanticismo.

(durata 26 minuti)


Nonetto in fa maggiore op. 31 per violino, viola, violoncello,
contrabbasso, flauto, oboe, clarinetto, corno, fagotto

Testimonianza non trascurabile della multiforme personalità del suo autore, conoscitore profondo degli indirizzi fondamentali della cultura musicale tedesca ed austriaca, il Nonetto op. 31, che data 1813, fu commissionato da un certo Johann Tost, commerciante musicofilo, per il quale lavorò anche Haydn.
Questa partitura si distingue per l'originalità dell'organico, e riflette mirabilmente l'epoca che vide all'opera le maggiori individualità dell'età romantica, ma non trascura l'impegno prioritario di fornire musica di qualità, non superficiale, piacevole e ricreativa, ben lontana dal rischio di annoiare.
L'autore di uno dei testi di riferimento della didattica ottocentesca (la "ViolinSchule", pubblicata nel 1832) elargisce qui a piene mani i doni della sua inventiva attraverso una composizione che coniuga i riti della musica mondana con le invenzioni virtuosistiche.

Ne sortisce uno stile aperto alle più varie influenze ma non privo di fascino e pregi.
I tempi sono 4 e lo sfruttamento di una medesima idea in 3 di essi crea un senso di ciclicità.
Nell'ordine si susseguono un "Allegro", uno "Scherzo: Allegro" (con 2 Trii, uno per soli archi ed uno per soli fiati), un "Adagio" ed un frizzante "Finale: Vivace".

(durata 30 minuti)

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -