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L'ISPIRAZIONE
Melodramma in tre atti
da una traccia di Ernst Bloch
Musica, testo e segno di SYLVANO BUSSOTTI
BUSSOTTI OPERA BALLET
Prima rappresentazione:
Firenze, Teatro Comunale, 26 maggio 1988
personaggi
HARNO Lupo, Signore della Musica,
del Tempo, basso
FUTURA, Signora del Teatro,
dello Spazio, cantattrice
MASTRO WOLFANGO, vecchio violinista
dell'Opera che compone in segreto,
baritono
SERENA, sua figlia,
soprano lirico
L'ARG?A, sua moglie,
soprano drammatico
IL MAESTRO DI CAPPELLA, direttore
all'Opera, basso buffo
PIERROT
ROBOT, umanoide meccanico,
tenore di grazia
OTTO, cantante celebre,
tenore
IL MESSAGGERO, cortigiano,
baritonello
L'ACQUAIOLO, ragazzo, mendicante
girovago, voce bianca
ASTRONAUTI,
PILOTI
D'AVIOGETTI;
VALLETTI, MACCHINISTI, ATTREZZISTI,
ELETTRICISTI E PERSONALE VARIO DEL TEATRO;
ROBOTS,
COMPUTERS
(UMANOIDI); MENDICANTI, STRACCIONI,
POPOLO RICCO E POVERO DI UN SATELLITE,
TIPI
DEL GHETTO; SUORE CLAUSTRALI
DETTE 'LE SEPOLTE VIVE';
CREATURE SOTTOMARINE;
FANCIULLI, GIOVANI; I SOLISTI SECULUM
(MUSICISTI)
A Gianandrea Gavazzeni
Atto I
Atto II
Atto III
Atto primo
L'ARTE
Sulle superfici frontali della scena immagini proiettate a scariche;
un'esplosione d'immagini. Lampeggia colossale la scritta OTTOBRE 2031
all'attacco delle violentissime raffiche di
suono, il cui rumore
sbotter?
assordante, intollerabile.
1. Sinfonie, Sinfoniette
Tremito e scosse diffondono impulsi vibratori nella sala, nei palchi,
dalla platea su fino al soffitto. Decollo d'aviogetto sul far della sera.
A taglio d'orizzonte sole immenso, infuocato, che si tuffa
nel mare; pallida luna piena mentre sorge.
Venezia scintillante sorvolata basso.
Il viso di Harno Lupo-99 anni-in un gioco di sguardi
con quello del suo animale; viso e muso che mutano perennemente,
da irsuto a glabro, da canino a felino, da giovine a decrepito,
da vivace a stanco, biondo e bruno, canuto e riccio, calvo,
coronato d'alloro. L'immagine trascolora in metamorfosi perenni,
allargandosi agli astronauti d'equipaggio - tre persone che appaiono,
immediatamente dopo, innumerevoli - di un'atletica,
innaturale bellezza, la cui pelle muta di colore col respiro;
connubio inquieto di artificio e carnalit?-; n? l'immagine
mai si stabilizza, dal contenuto alla superficie che la rimanda;
tra le figure d'uomo, l'interno vivo d'aviogetto, le visioni esterne
del volo e le immagini soggettive in controcampo, vi sar?
come una vibrazione a moto perpetuo di gigantesco prisma dell'immagine.
(Osservare come quest'opera sembra iniziare laddove terminava
l'opera di Luigi Dallapiccola Volo
di notte.) Accanto all'animale,
di cui le metamorfosi a volte oltrepassano l'idea morfologica
per inventarsi surreali combinazioni d'unicorno, cavallo marino,
rapace o serpe, si muove lentamente l'unico essere
che non subisca trasformazioni di sorta; un raffinato Pierrot Robot
modellato come una bambola androgina del'700, a grandezza naturale.
Un coro di robots popola lo scenario come la proiezione finisce,
immobilizzata su di una moltitudine di computers.
Atto particolare dell'animale ? quello di leccare sovente
la pelle d'Harno Lupo; e vediamo che la carne del personaggio ? sale,
che si sgretola e rigenera sempre.
Tale descrizione, come altre o nelle sucessive didascalie,
? solo una serie di suggerimenti fantastici, offerti alla regia,
che potr? sostituirli liberamente con altre fantasie.
Coro
(voci dai computers e dei
robots - raffigurati
da presenze mimate, mentre il coro maschile
vero e proprio siede nel golfo mistico,
compreso nell'organico strumentale-;
il sillabato galleggia sulla
fascia sonora del volo non appena il
volume
si acquieta e allontana)
Che buffo! Dal Duemila son trent'anni
e nulla muta. Si direbbe - vero! -
un balzo indietro proprio di mill'anni!
Fossimo ritornati all'anno zero?
Andremo pari pari al Mille e Cento
e si ripeter? tutta la storia
del Dugento, Trecento, Quattrocento.
Neppure al Cinquecento un'altra storia
salter? fuori, o al secolo seguente.
Il ciclo gira con perpetuo moto,
un modello succede al susseguente.
La terra gira, s?, ma gira a vuoto!
(Al cielo, che si divideva nettamente in due met? orizzontali,
l'una infuocata, l'altra buia, notturna, si torna con l'immagine;
che andr? sdoppiandosi a sua volta sul taglio, anche questo orizzontale,
della scena; in basso le costruzioni prismatiche, sull'alto il panorama'.
In scena: nei suoi perpetui mutamenti la visione incomincia
a percorrere scenari d'epoche diverse, fortemente contrastate ?
come sorvolando dei teatri di posa cinematografici allestiti,
l'uno vicino all'altro...)
Harno
(e tutto il coro assieme)
Il
viaggio percorre un labirinto
di secoli o d'istanti sul capriccio
Futura
(come improvvisa apparizione
stellare che viene
da lontananze di universo; ma subito ? vicinissima - sovrimpressa ?
alle precedenti figure e subito si stringe al Pierrot Robot)
d'andirivieni alati ove m'affaccio
Harno, Futura
ubbidendo al dettato dell'istinto
e secoli o momenti sono uguali
Futura
se domino lo spazio della scena
Harno
o nel suono conosco il tempo in
piena
Harno, Futura
(insieme)
or che viaggio del des?o sull'ali.
(Sorvolati si fondono: un vestibolo
immenso, ottocentesco,
galleria di specchi; rovine anni'70; aeroporto,
stazione ferroviaria sopraelevata; facciata rococ?;
rovine di castello medioevale; ponte
romano; ninfeo rinascimentale, -figure
umane,
in costumi sempre d'epoca ma secondo stilizzazioni
fantascientifiche, appaiono dirado, e svelte, fra le architetture,
nei vasti paesaggi, pi? per
servire ai rapporti di proporzioni - con
l'aria di figurine
in un modellino'- che caratterizzate in se stesse; - ci si sofferma infine,
sempre sorvolando di scorcio, sui ruderi di un chiostro medioevale;
subito trasformati nel chiuso di celle monacali della rinascenza;
abitati per? da Mantellate di cui ? impossibile scorgere la figura, il volto)
Le sepolte vive
(12 voci, a bocca chiusa)
(6 soprani)
o...ah!
a ...ao...
(contralti)
[Foscolo]
?Come nel chiostro vergine romita,
Voce di Serena
?Se gli azzurri del cielo, e la
splendente
?Luna, e il silenzio delle stelle adora,
Le sepolte vive
(tutte e 12)
?Sente il nume, ed al cembalo
s'asside
(vediamo una tastiera gigantesca
e i meccanismi d'un istromento vago)
Voce di Serena
?E del pie' e delle dita e
dell'errante
?Estro e degli occhi vigili alle note
Voce di Serena, Le sepolte
vive
(6 soprani)
?Sollecita il suo cembalo ispirata
Voce di Serena
?Ma se improvvise rimembranze
Amore
?In cor le manda, scorrono pi? lente
?Sovra i tasti le dita, e d'improvviso
?Quella soave melodia che posa
?Secreta ne' vocali alvei del legno,
?Flebile e lenta all'aure s'aggira;
Le sepolte vive
(6 soprani)
?Cos?
l'alta armonia che
(6 contralti - tutte)
?Discorreva da' Cieli...?
La Vergine Ispirata
(L'immagine svanisce)
Com'? triste!
(L'istromento vago, clavicembalo,
viola pizz.,
flauti, e poi arpa, tastiere di percussioni,
ma principalmente clavicembalo, appare
al centro della scena; ? adesso l'unica
macchina ?
celibe - di teatro
su cui concentrare l'attenzione dello spettatore.
Macina e srotola
il fitto dettato originale - p. 11 della partitura ?
agli ordini di un
tremendo gobbino - pianista prodigioso ?
che tutti tiranneggia:
il mistico abate dei flauti, il bel tenebroso dell'archetto
ed altre
controfigure che incarnino un'arpista vampiresca,
erculei percussionistie via dicendo: i Solisti Seculum!
Futura, nel riapparire istantanea,
fa buffamente pensare alla rievocazione
di qualche bizzarra, singolarissima
cantante novecentesca. E attacca.)
Futura
(risata cavernosa, cattiva, da
far rabbrividire, poi...)
Ah!
?I secoli dei secoli? davvero;
e volare a capriccio sulla Storia;
la Noia!
Ma non capisco, un attimo
che dura eterno, la ripetizione
identica del tutto che ricopia
libri di testo, fogli, quotidiani,
banalit? muffite degli umani.
E poi direi, curiosando in teatro,
di averne scoperto la storiella tipica;
verso il duemilasettecentocinquanta, gi? di l?.
Venezia salva dallo sprofondare in fetide acque morte,
quando, improvviso, il mondo
si dissecca prosciugato dai liquidi e va in
polvere.
(Il gobbino cessa di suonare; se ne
va ridacchiando;
sul silenzio pesante
? allora che il vecchio, bizzarro
violinista
attira l'attenzione.
Dicono suonasse male e vivesse anche peggio.
Misantropo incupito.
Accasciato di malagrazia davanti al suo leggio
d'infimo rango e tollerato
fra i Solisti Seculum, virtuosi dell'Opera, per amor di
sua figlia, dotata d'una voce divina,
che canta fra le ultime del coro.
Ma son tanti a pensare come quella voce un
giorno potrebbe...
Suo padre intanto ? li che strimpella col
pensiero altrove,
odiato dal Maestro di Cappella;
mentre continuano a provare e riprovare
lo scemenzario di teatro musicale scritto
da qualche autore alla moda.
(E con l'ultima frase Futura compie un
giro di scena
che accompagna - mette a fuoco - lo spettatore,
da enormi distanze indefinite,
dentro il decrepito spazio del Teatro.
Le forme antiquate, quasi seicentesche,
dell'edificio contrastano cupamente
con l'intreccio tra?slucido di tubature, pannelli,
apparecchiature o incongrui elementi 'futuribili' disseminati
da per tutto: pu? anche sembrare un'astronave)
2. Scene, Scenate, Scenette
Si sbuca in un recesso della
costruzione
mentre il Maestro di Cappella, coi Solisti Seculum
e un coro di robots, prova l'opera nuova.
Sul palco si conteranno sette Solisti Seculum
di cui soltanto tre in effetti eseguono dal vivo la loro parte;
e cio? il flautista che alterna flauto, flauto basso e ottavino,
la viola che si alterna con un violino e il continuo,
che va dal pianoforte al clavicembalo,
accostati cos? da sembrare uno strumento unico
dalla tastiera gigantesca; i rimanenti quattro istrumentisti
sono mimi che fingono di suonare strumenti di invenzione
immaginati dallo scenografo. Anche i robots che impersonano
il piccolo coro saranno figuranti.
Coro e orchestra da camera sono interamente contenuti,
come gi? detto, per tutta la durata dell'atto primo,
nel golfo mistico; obbedendo, in realt?, al direttore d'orchestra.
In quei teatri ove la cosa sia possibile si potr? prevedere
un particolare assetto scenografico di questo gruppo cameristico,
mediante l'elevazione del podio d'orchestra o altre soluzioni,
non soltanto ammesse, ma raccomandate. ?
Mastro Wolfango siede accosto al solista di viola;
pi? che suonare sembra preoccuparsi di voltar pagina
al giovine compagno di legg?o.
Coro
piru liro
liru piro
tiro tiro
tiro tiri
larallero
Ilero la!
Maestro di cappella
(canta solo la prima volta; la seconda tace arrabbiato
dirigendo seduto, distrattamente, ma con meccanica foga e acido puntiglio;
? stanco; la prima volta dello ?Jampapa? scatta un attimo su,
poi subito risiede; occhiserrati, sembra in ascolto dentro di s?,
non cura gli strumenti epochissimo le voci;
vaghi cenni d'intesa col maestro del coro;
sorveglia pure i tecnici che stanno registrando
e manipolando il suono... evidentemente lui va in tempo,
il coro ? in ritardo)
larallero
Ilero la!
Coro
Jampapa
jampapa
lerollero
llero jam...
(Wolfango compie alcuni movimenti dell'arco esagerati,
tentando di resistere al sonno in cui cadr? quasi subito)
Maestro di Cappella
no, No!
Carissimi s??!
Ancora
'ncora.
(Sospende. Poi subito riattacca, ma con un terribile,
secco cenno d'autorit? impedisce al coro di riprendere;
provano solo 6 strumenti, in un greve silenzio generale
che sembra preparare una qualche tempesta ?
e che i ritornelli diano la sensazione dello studio
di un passo come a concludere. Wolfango ? del tutto addormentato,
non ha sentito nulla; col capo reclino sullo strumento, l'arco a terra.
Il Maestro di Cappella rimane sospeso
in deliziato ascolto dell'antica armonia)
Maestro di Cappella
(piano, ma sordo, rabbioso)
'ncora
Coro
(tentando una partenza di recupero
che risulta fiacca e indecisa)
piruliro pi
tiro tiri
laralero la
(delusione generale, scompostezza)
jampa jampa
Maestro di Cappella
(interruzioni e riprese; tutti questi `umori'
del maestro, ? ovvio
che impediscono la tenuta
di movimento veloce)
espressivo,
roboante,
un tantino
dirompente.
(E fa scattare il pianoforte
con evidente soddisfazione)
Andantino
andante
andante
Coro
(togliendo con un sospiro
e preparando un vero attacco)
a-a-a-a
dialogando con il contrabbassista
prima di passare ad un gran `tutti?
Maestro di Cappella
ma no;
ma s?,
(ma pacato)
cos?!!
Coro
[sviluppo di fonemi a quattro
parti]
mi re mi do do si la
sol sol si la sol do re fa mi
re do si la fa sol mi fa mi la mi si do si do sol
sol do sol mi sol fa sol re sol do mi do sol sol la sol
fa mi re fa la si sol re sol do sol
re
(Il Maestro di Cappella dirige, in
piedi, l'intera misura. Il sonno
di Wolfango ? ormai deciso, anche
tranquillo, un respiro regolare
ritmato dolcemente)
Maestro di Cappella
(resta in piedi sino alla
prossima interruzione)
Prego
(anche un p? lamentoso)
vi prego
(sussurrando a tutti)
(? Mastro Wolfgango)
(l'appoggiatura in funzione di
scherno)
Coro
[come sopra]
Jampa jampa Tallero la
pippo poppo jampapa jampa
liru piro piru liro poppo poppo po
ppopoppo
jampa lallero jampa pippo poppo po ppo
jampa lallero lallerollero
la poppopoppo
jampa larallerolla
Maestro di Cappella
-
precipitando - piano
adesso forte,
forte,
poi piano,
ma no ma no,
ma No,
sissignori
nossignor.
(Gridando; blocca secco tecnici e
orchestra)
Signori non si pu?!!!
(Wolfango ha visibilmente
continuato a dormire,
dimentico e rasserenato; lo si pu? ascoltare,
nel silenzio assoluto, che russa;
dolcemente dapprima, d'un tratto fortemente)
Coro
(zittendosi l'un l'altro
maligni e curiosi;
eccitati per lo `scandalo'
che scoppia)
Sch!
Maestro di Cappella
(scandendo la sillabazione
dell'appello
afferra vistosamente il primo
violino che gli capita)
Ma - stro
Wol - fan ? go!?
Wolfango
(come se non fosse ancora
sveglio,
senza nessun soprassalto)
Dica,
(poi, subito conscio, seccato,
imbarazzato;
riassestandosi a fatica
sul suo violino; sillabando sprezzante)
di - ca.
Maestro di Cappella
(indicando con magniloquenza
il proprio petto)
Lei deve suonare quwi!
S???
(E mostrando brutalmente
la cordiera dello strumento afferrato)
Non quwa!!
(Wolfango non batte ciglio,
come se la cosa non lo riguardasse;
assente ascolta impassibile)
Coro
(povero disgraziato
vecchio Mastro Wolfgango!)
Maestro di Cappella
(restituisce lo strumento
a chi l'aveva preso)
Sona con core,
cari Signori
? il sentimento
la verit?.
S???!!
(? al colmo dell'indignazione.
Si alza con sussiego e affettazione,
depone il bastoncino; esce passando
accanto a Wolfango, guardandolo
con intenzione, a lungo, l'aria schifata.
Wolfango ostinatamente
tiene il capo basso, lo sguardo cupo a terra)
Coro
Mastro Wolfango, Serena, l'Arg?a,
che famigliola che bella nidiata,
tre poveracci alla fame: follia!
(Ripete un indefinito numero di
volte;
impreciso e bislacco, le voci
accavallandosi, diviene un vociante,
greve chiacchiericcio, che
il rientro quasi immediato del Maestro
zittisce in pochi istanti)
Maestro di Cappella
(in falsetto; un po' buffo, ma
involontariamente; e sincero)
?Io la musica son che in dolci accenti?
(enfatico)
questo il divino Claudio
Monteverdi!
(sdegnato)
Risparmiatemi, prego, altri
commenti;
(appassionato)
questo Bussotti e poi quest'altro
Verdi!
(patetico)
M'affanno per strapparvi
l'espressione,
quasi quasi credevo all'illusione
(sibillino e furente)
presto distrutta da qualche
cialtrone
(triviale, buttandosi a sedere,
scosciato,
esagerandola posa scomposta
di Mastro Wolfango)
in questa sciagurata posizione!
Coro
(sguaiatissimo! e, via via,
poco diminuendo, diradandosi, le risate)
Ah! Ah! Ah! Ah!
Maestro di Cappella
(subito rialzandosi, solenne
sull'ergersi
in tutta la persona, scatta
sdegnato, viperino)
Non c'? da ridere
cari Signori
forse da piangere
si, Sissignori
s?, Sissignori
s?, Sissignori
si, Sissignori
propr?o cos?!
Oggi la prova
cari signori
oggi la prova
finisce qua!
si, Sissignori (ecc).
(Gelido e secco)
Mastro Wolfango
sono spiacente
ma non compiango
no, certa gente
nosSignori
nosSignori
nossignori
non no No!
(Rabbioso)
Non era un tango,
non un fandango
siamo nel fango
per carit?;
nossignori (ecc.).
Se non volete
siete padroni
allora uscite
cari poltroni
me cojoni,
me cojoni,
me cojoni,
me cojoni.
No, non sopporto
no, per l'appunto
un tale torto
a questo punto
me cojoni (ecc.).
(Volgarissimo, fra i denti)
? da non credere
forse da piangere
(non c'? da ridere)
proprio cos?!
Nossignori
non ci sto
s?, sissignori
me ne vo fuori.
Fresca fresca
fresca fresca
fresca fresca
qualcun'esca!
Questa volta
che far??
(Esasperato e isterico)
Le verr? tolta...
no, non si pu?
Fresca fresca (ecc.).
Prego scusatemi
(riprenderemo)
non rinfacciatemi
il passo estremo
ma in questo modo
no, non si pu?!
(Si avvia, svelto e sdegnato,
chinandosi a raccogliere un chiodo
sulla scena. Furioso; due sguardi
furibondi,
ai musici, al pubblico: -)
? questo un chiodo
io me ne vo.
(Esce precipitosamente. Voci perentorie
da diversi altoparlanti
-interni al palcoscenico, esterni, in
sala:
Cambio! Servizi! Fine
prova! Bilancino! Cambio!
La scena ? invasa da squadre di tecnici
che rumorosamente smartellano,
smontano e rimontano uno scenario
differente; mentre esplode una infernale confusione,
tutti sbaraccano
per andar via in un assordante
chiacchiericcio e tramestio)
Coro
(chiacchiericcio) [frasi
varianti a quattro parti]
Nel giro di sette cassette
gi? sette secondi stonati
Mastro Wolfango, Serena, l'Arg?a
(brontolio)
il vecchio gramo, stento, lercio,
sbronzo
la povera fanciulla tace, brama
(parlottando)
e sette pi? sette pi? sette
povera gente che famiglia strana
(pettegolezzo)
la povera fanciulla tace, brama
scene, scenate, scene, scenette
serate, serenate
(e ancor pi? liberamente,
sfollando)
scene, scenette, scenate, serenate!
(in grati rilievo sopra le altre parti:-)
Mastro Wolfango!
(Di colpo la trasformazione della
scena si fa muta
e nel pi? assoluto
silenzio i mimi che rappresentano
le squadre tecniche continuano
a edificare uno scenario fantastico ?
qualche ?Flauto magico??
quasi stessero danzando.
Passaggi di Futura come una sorridente
Regina della Notte stellare
che venga piazzata nel nuovo quadro.
Tutto ci? perch? Wolfango,
assorto in s?, non ode pi? se non la
musica)
3. Serate, Serenate
Wolfango
(come dimenticato da tutti,
nel buio in cui per un istante piomba
la scena, accende la luce bassa
del suo leggio, ferma per la manica
il suo giovine compagno violinista)
No, non andare, riprendi un
violino
(e arresta al passaggio un flautista)
tu, piffero, aspetta un istante cost?
(estrae dalla saccoccia
dei fogliacci di musica, che stende sopra
i leggii)
leggetemi appena questo passo qui
- te sul cantino e lui sul flauto basso
ch'io mi provi a cantarvi le parole
(ma ?Romanza senza parole?, forse,
avrei dovuto scrivere). Parole
senza senso, parole buie, parole
precisamente scritte nella mente
dette sul fiato lette sopra il foglio
mandate a mente e poi dimenticate
per notti e notti e notti, affaticate
dita, cercando, a scrivere 'l barbaglio
d'un pensiero, un'idea. Qualche ?sonino?: -
(fa il gesto perch? attacchino;
un breve preludiare sul quale subito
entra lui)
scivola a palma 'l piede sfiora 'l
passo
la rena ondeggia, ondeggiano capegli
dorati, biondi, serici d'abbagli
scintillanti tra' riccioli a cespuglio
capigliatura che sommerge in basso
accarezzando scultorea figura
di Syrena 'l marezzo altisonante...
(Sul finire di questi sette versi,
la scena,
quasi d'un tratto, riprende l'aspetto prismatico dell'inizio;
le immagini, sfocando, si sovrappongono
e ruotano come fossero rifratte, osservate nell'ottica
di un gigantesco caleidoscopio, e tale trasformazione
finir? per dare a tutto questo luogo dell'immaginario
un aspetto antropomorfo
dove appare la gigantesca figura di Cathy Berberian.
Futura ? in scena d'un tratto
con un sontuoso abito da concerto
che ricorda nettamente quelli di Cathy.
Alla tastiera, al flauto,
alla viola, i tre interpreti appaiono
isolati,
ciascuno dentro un suo
proprio fiotto di luce)
[In memoriam]
Teatro, l'arte morta, alla memoria
di mi' musica udia guardando assorta
nella tu' mente nella mente mia,
rammento, mi rammemora l'aratro
tranquillamente veleggiando via.
Secula seculorum da baldoria
ripetono a spirale una contorta
fiacca catena attorta in su l'eterno
fioco fanal caracollante specola
rosseggia e spegne al fiato dell'inverno.
Giuoco ribaldo che non ? una storia
ove i motociclisti nera scorta
schiantando nel gettarsi all'impazzata
su, verso fiamme, su, all'orrendo foco
crepitante tramonto d'ottobrata.
Estate arranca ardendo all'euforia
isterica o villana se conforta
ogni malinconia 'sta primavera
avide gingillandosi appestate
divaricate membra nella sera.
-
Fummo uomini vuoti, fantasia,
coro di morti, musica distorta -
dal verso d'Eliot 'l verso di Leopardi
l'elettronico suono sfuma in fumo
e le lagrime appannano gli sguardi.
Come il sole ogni giorno ? nuovo e vecchio
l'amore mio (quello che tu non sai)
sempre ridice quant'? stato detto
e zitto e solitario e sta con me.
Con affetto, (Parlo del sentimento).
Cathy, rid? la luce al d?, allo specchio,
acqua ai fiori, con la parola mai
oramai stretta al nome di Berberian.
Dall'orecchio interiore ascolto, Cathy,
voce futura detta a te in memoriam.
(Scompare. E l'intera costruzione ?
ormai divenuta
del tutto trasparente. Uno spaccato del teatro
in tutte le sue parti; ne vediamo l'interno che attraverso
pareti traslucide rivela in accumulazioni
mostruose frammenti noti, meno noti,
oscuri,
segreti o plateali di teatri diversi, variamente
famosi nel mondo, come Palais Garnier,
Vetropolitan,
Col?n, Covent Garden, Bolsoj,
Teatro alla Scala,
San Carlo, Massimo di Palermo,
Monaco di Baviera, Teatro Comunale di Firenze,
Bayreuth. Quest'interno ? ovviamente abitato
da figurine affascinanti in attivit? generalmente oziose,
pi? raramente frenetiche, anche schizoidi; sempre molto curiose.
Nell'angolo pi? improbo ? come imprigionata Serena
in atto di studiare uno spartito - ma il canto che proferir?
rivela piuttosto i suoi segreti crucci -, mentre da opposta angolatura
insorge l'invettiva di Wolfango, anche lui prigioniero
dentro un luogo mefitico.
I Solisti Seculum eccoli qui nevrotici,
nuovamente al lavoro).
(WOLFANGO, SERENA e CORO assieme)
Serena
Vede la morte amore o morti offesi?.
Wolfango
(scagliandosi)
... todesco ma(l)e de(t)to
la moda che ti porti!
Moda volgare, oscena,
(sempre furioso)
che imponi, ti'to morti!
Insulso, tronfio, vieto,
lo strepito che fai
(e sarcastico)
calpesta impunemente
Serena
..Ahi canta speme amore amore mio!
Wolfango
? il palco al mio teatro
per non c a n t a r e niente
-n? c o m m u o v e r t i mai-
(Imbraccia il suo strumento
buttandosi a suonare furiosamente)
Coro
(incomincia interno)
Che buffo! Dal Duemila son
millenni
e nulla muta. Si direbbe - vero! -
un balzo indietro proprio di millenni!
Fossimo ritornati all'anno zero?
O si ripeter? tutta la storia?
Il ciclo gira con perpetuo moto.
Andremo pari pari alla deriva
nei secoli dei secoli morente,
ogni modello spiri dolcemente
s'acqueti 'l pianto l'ansia 'l duol la furia
la terra giri, si, ma giri a vuoto
Oh!
(Durante le ultime 7 misure, dalla
espressione
?la terra?, il coro
di robots apparir? sulla scena
come invadendola repentinamente;
la ripresa insistita - pp. 47, 48, 49
della partitura - del chiacchiericcio
generale conclude l'atto;
ma quello che nel caso precedente apparteneva
alle sole voci maschili, verr? intonato qui
con l'aggiunta delle voci femminili)
Coro
(altre frasi varianti a quattro
parti)
Mastro Wolfango, Serena, l'Arg?a:
scene, scenate, serate, serenate
(Mastro Wolfango, Serena, l'Arg?a)
scene, scenette, scenate, serenate:
(in gran rilievo sopra le altre
parti: -)
Mastro Wolfango!
nel giro di sette cassette
gi? sette secondi stonati
e sette pi? sette pi? sette
siam qui dalle cinque alle sette!
bisogna tornare da capo
povera gente che famiglia strana
la povera fanciulla tace, brama
il vecchio gramo, stento, lercio, sbronzo;
la vecchia pi? taccagna d'un'arpia
Mastro Wolfango, Serena, l'Arg?a:
scene, scenate, serate, serenate
(Mastro Wolfango, Serena, l'Arg?a)
scene, scenette, scenate, serenate:
(in gran rilievo sopra le altre parti: -)
Mastro Wolfango!
(E vediamo ancora Wolfango,
collerico e assorto, che strimpella
lo strumento rabbiosamente
come chi spari a vista sull'umanit?.)
atto secondo
Atto I
Atto II
Atto III
Ninfeo
I ruderi di un Ninfeo Bramantesco,
ridotti alla propria struttura
metallica, rugginosa, cadente, sconfinata,
divenuti ricettacolo e dimora di mendicanti
e miserabili d'ogni risma. Anche la famiglia di Mastro Wolfango
dovette sistemarsi da queste parti.
La scena inizia nel bel mezzo di una vivace disputa tra donne.
1. Vicende
L'Arg?a scatenata e scarmigliata ha uno sfogo distruttivo,
violento; invano trattenuta dalla figlia Serena in preda
allo spavento, e da Futura, qui trasformata in una qualsiasi donnetta.
L'Arg?a
No! No!!
Serena
mamma, vien via!
Futura
Arg?a, cost?!!!
L'Arg?a
l'infame padovano
Futura
non dire cos?!
L'Arg?a
m'? fregata!
Futura
ma si pu?? ma si po' ?!
Serena
Hah!!
Futura
ma si pole!?!
L'Arg?a
S'? fatto buttar fori dal teatro!
Serena
Via,
L'Arg?a
Cos? non c'? pi? niente da
mangiare,
Serena
via, via
(a 2)
L'Arg?a Futura
la miseria nera! porca miseria!
L'Arg?a
Questa figliola mia non pu?
studiare,
cantare, vivere!
Non so che spera!
E come me dal padre abbandonata
(tirando su)
poerina,
(come avesse perso il fiato)
potr? pianger lagrimoni, gi?,
lagrime amare, gi?, tranguger?
Serena
no, no! Non dire cos?, non dire
cos?!
Io studio sempre, studio
oh! No, non...
... non dire cos?
oh!
No.
Futura
Vai, st? zitta,
non strillare,
cambier?; non puoi
sempre
brontolare assatanata.
Grulla (e tirchia)
non hai proprio carit?!
Blaterando
gliele fai versare tu!!
La Cognizione del Dolore sola
(assieme L'Arg?a e Futura)
L'Arg?a
Dolore, se tu credi, atroce, s?!
Futura
il dolore, il dolore,
sofferenze
L'Arg?a
Dolore sordo a lui che
indifferente
strimpella, scrive, compone, strilla, s?
e la figlia mi strappa, ah! crudelmente;
lui, che non sa vedere, che non sente.
(Quasi all'istante risale alla mente esacerbata
della donna il ricordo di quando lo sposo musicista
per lei creava classici e arditi canti e - suggeritogli
dall'esclamazione di Futura ?Come? -
ne intona un alato frammento)
2. Visioni
Futura
[Foscolo]
?Come
L'Arg?a
quando pi? gaio Euro provoca
?Su l'alba il queto Lario, e a quel sussurro
?Canta il nocchiero e allegransi i propinqui
?Liuti e molle il flauto si duole
?D'innamorati giovani e di ninfe
?Su le gondole erranti: e dalle sponde
?Risponde il pastorel con la sua piva:
?Per entro i colli rintronano i corni
?Terror del cavriol, mentre in cadenza
?Di Lecco il malleo domator del bronzo
?Tuona da gli antri ardenti; - stupefatto
?Perde le reti il pescatore, ed ode.
?Tal dell'arpa diffuso erra il concento
?Per la nostra convalle; e mentre posa
?La sonatrice, ancora odono i colli?.
(Pian piano le figure dei
miserabili che s'affaccendano ?
quasi degli animali rapaci mentre razzolano a terra
ricercando cibo, detriti - l? intorno, vengono
attratti dal canto della donna e l'attorniano
in ascolto formando poco a poco una massa di persone)
Coro del tempo
(che s'aggancia all'ultima
frase, la ripete)
odono i colli
(riflette)
immortale - un mortale
?e soffre un altro con lui
?un altro soffre con lui
?rabbrividendo sotto le stelle autunnali?.
3. Vicende ancora
Serena, L'Arg?a
Va' via,
basta,
non si pu? dire di pi?!
(E subito, alla esclamazione
congiunta delle due donne,
il coro si disperde
scomparendo inghiottito nei meandri
di questo insano rudere, Serena scappa via,
salendo verso la soffitta sgangherata di suo padre)
L'Arg?a
Cos? lui si sbronza e lei sale su
nella stamberga
Futura
Soffitte o scantinati, le
profonde,
L'Arg?a
dove lui nasconde,
Futura
oscene pieghe
L'Arg?a
rimpiatta pagine sue
Futura
della citt? morta
L'Arg?a
di demenza.
Si tappa, si rimpiatta, non risponde;
certo, nasconder? i quattrini,
senza pensare a noi,
ridotte in questo stato!
Serena, figlia mia, ah! Serena, figlia
Futura
...
da sotto i piedi fin sopra i capelli
L'Arg?a
tu speri,
Futura
soffocati
L'Arg?a
cuore puro, innamorato
Futura
nascondono gli
appelli dietro il segreto di una vecchia
porta
L'Arg?a
in me per sempre muore ogni
speranza
Futura
violata dall'amore disperato
L'Arg?a
sepolta nel marciume
Futura
che lega figlia
L'Arg?a
di famiglia.
Futura
e padre in lontananza...
(E mentre le due donne, placandosi
il battibecco, s'allontanano,
vediamo come Serena fruga febbrilmente nel
cassetto tarlato del
padre; ne estrae dei grandi fogli da
musica che pone sullo strumento,
incomincia a ricopiarli con cura; infine, trovata una pagina che
l'incanta si attarder?, leggendola, a studiare)
4. Altre visioni
Coro
(di soprani, interno; ? la
lettura
`a mente' fatta, mentre ricopia, da Serena)
[Foscolo]
?Nella convalle fra gli aerei
poggi
?Di Bellosguardo, ov'io cinta d'un fonte
?Limpido fra le quete ombre di mille
?Giovinetti cipressi alle tre Dive
?L'ara innalzo e un fatidico laureto
?In cui men verde serpeggia la vite.
Serena
Oh! No!
(... e non resiste: canta)
?Non son geni mentiti. Io dal mio
poggio
?Quando tacciono i venti fra le torri
?Della vaga Firenze, odo un Silvano
?Ospite ignoto a' taciti eremiti
?Del vicino oliveto: ei sul meriggio
?Fa sua casa un frascato, e a suon d'avena
?Le pecorelle sue chiama alla fonte.
Coro
?Chiama due brune giovani la sera,
?N? piegar erba mi parean ballando?.
Serena
Esso mena la danza...
(Trasale, strilla; d'improvviso
ha spalancato la porta Mastro Wolfango,
che rimane sul varco sconvolto,
vibrante di sdegno, dove la rabbia
si somma al dolore)
Ah!
(Sfiata)
Coro
(interno; a bocca chiusa nella
lontananza
lo sentiamo far eco, durante una sospensione
che sembra eterna alla povera figlia colta in fallo
da un padre ormai perduto)
5. Vicenda estrema
Wolfango
Serena, tu!
Serena
Pop?!
Wolfango
Sei sempre stata tu
la spia di quell'arpia
Serena
no, no pop?!
la mamma,
povera mamma,
non lo sa
Wolfango
lo sa, lo sa; credete di trovare
il danaro, i soldi;
Serena
no, danaro no pop?
Wolfango
(beffardo)
fai la carit?,
vergognati, ? meglio non parlare
(fa il gesto di afferrarla)
Serena
(tenta una vana
giustificazione)
tolgo la polvere, lasciami andare
(ritraendosi)
Wolfango
vattene, si, non mettere pi? piede
Serena
Pop?
Wolfango
qua dentro, qua, nessuno! E
proprio tu!!
Serena
Pop?, pop?
Wolfango
Lasciatemi per sempre.
Serena
pap?
(e scoppia a piangere
d'irrefrenabile commozione,
dispetto, affetto impotente)
Wolfango
Guai a
chi
vede
quass? stagnare
la fogna di laggi?:
tale miseria nessuno
Serena
mio pap?!
Wolfango
la crede
Serena
(in lacrime)
Babbo mio, so io, so io
- non me l'insegnasti tu? -
La parola non ? pi?
espressione mia d'addio.
? singhiozzo... afasia.
Babbo... sen... to... senti
denti tremano... spen... to...
? l'ultimo barlume non ho pi?
sentimento...
Babbo mio, vo via, vo via!
(Fugge. Nella veemenza dello sfogo
d'orchestra vediamo Wolfango
mettere sottosopra l'intera topaia e stringersi addosso a degli orridi
manichini, sedendone uno al piano, dando all'altro la viola e flauti
a un terzo, mentre poi dall'armadio sconnesso fa uscire il solo
bambolotto conservatosi prezioso e risplendente, l'automa di Pierrot
Robot con cui svolge il duetto che confonde assieme battiti impazziti
del suo cuore e brandelli senza senso delle proprie carte mentre tenta
di rimetterle in ordine)
6. Variazioni
Wolfango
(Straziato)
Pierrot Robot
cuore straziato non batta pi?
figlia, padre
Wolfango
madre assassina
Pierrot Robot
Ah!
Wolfango
Tradimento! Ladre, ladre
Pierrot Robot
abbiam dovuto
Wolfango
derubare, lo sposo
il genitore!
Pierrot Robot
Syrena,
ti hanno sballottato le tempeste;
Wolfango
?Cirri,
siete stati spazzati dai venti?,
Pierrot Robot
impetuosi.
Wolfango
(figlia, lascia la madre!...)
(figliola, figlia, figliola mia!
non posso pi? parlare
amata figlia mia!)
(Sott'acqua, nell'aria Syrena vol?
Trytone raggiungere ancora non pu?)
Pierrot Robot
Usciranno
percorrendo via il deserto!
(Scenderanno sulla terra a parlarti?)
Andrai,
nell'Oasi, cos?, per la notte blu,
?nel lume lunare.
Con una carezza
consolerai
il cane?.
Wolfango, Pierrot Robot
?E i corpi
gentili
sposati - spossati?
(sotto la branda)
?Ho
(palpato - segnato)
con dito
gentile
la sua pelle
splendente?.
Seguivo
i suoi fianchi
gentili
ondeggiare
senza affondare,
sulla piena.
7. Intermezzo - Sonata e Sestina
Wolfango
L'Ispirazione se tacitamente
- ?l'Arte (Ninfeo), la Musa: Ispirazione!? -
sento dettare a me se solitario
scorrere ascolto da segreta fonte
l'ignota voce tua dal mio calvario
che ispirar mi sapr? l'Ispirazione.
(E di subito Mastro Wolfango afferra il
suo strumento buttandosi
a suonare, come alla fine del primo atto, con selvaggio furore.
Pierrot Robot si richiude nel suo armadio; pian piano la viola,
il flauto e il pianoforte abbandonano la scena e Wolfango solitario
giganteggia in ribalta dialogando con l'orchestra; ? alle sue spalle
che, lentissimamente, si chiuder? il sipario.)
atto terzo
Atto I
Atto II
Atto III
La Musa
S'apre la scena sul mondo futuro;
nel cuore delle citt?, cos? come ai
tempi antichi, ai piedi dei palazzi pi? grandiosi s'attaccano squallidi
tuguri zeppi di gente che formicola vivendo di incessanti, misteriose
attivit?. L'architettura dei secoli futuri si riduce a scheletri metallici
del mondo e tutto ? trasparente, polivalente o polimorfo; luccica tutto
e da ogni parte si vive come sospesi dentro bolle di sapone.
La mente corre al Giardino delle Delizie di Bosch ma capovolto nel
suo significato che appare come quello di un Giardino delle Tristezze.
Si pensa egualmente a Metropolis e nell'imitazione del millennio
passato la tecnologica stoltezza di questi uomini in plastica ha dato
vita ai mostri di un inferno alla Bruegel. La folla ? gigantesca e il
brusio che produce risuona tremendo e armonioso.
1. Satellite
Si ? sospesi nel cosmo come dentro
uno sferico satellite polveroso.
Il mondo appare disseccato, prosciugato dai liquidi e l'acqua
? diventata rara. C'? un ragazzo straccione
che la vende,
accompagnato da un deforme pifferaio,
cantando una strana canzone da richiamo, accorata e surreale.
L'Acquaiolo
Mille anni fa, ville, citt?
di seta e di piacere.
Oggi scintillano pallidi fiori
sfiorendo fragili d'acuto dolore.
Mille anni fa:
sete che brucia la vuota
memoria
spersa gi?, cos? lontano.
Oggi non so se canto
se so cantare pi?
(sospiro)
e bevo!
(Ma non sembrano molti quelli
accorsi ad abbeverarsi dal ragazzo
replicante anche lui d'un qualcosa di settecentesco - poich?
tanta gente ostenta contenitori di liquido
fra i pi? sofisticati e buffi,
tira dritto con la personale provvista
d'acqua a lunga conservazione,
ignorandolo)
2. Ghetto
E girovagando l'acquaiolo ci
trascina
nel cuore di questo mondo grottesco, alla soglia d'una specie
di hostaria dove ci si pu? ubriacare - e dove gli ubriachi
sono numerosi - con gli alcools pi? sofisticati o antichissimi vini.
Fra quelli che s'instupidiscono nel bere
c'? Mastro Wolfango. Harno Lupo,
che come Futura continuamente appare
nei pi? imprevedibili travestimenti, ? qui mimetizzato
anche lui da straccione, che tormenta il povero Wolfango
narrandogli le ultime novit?.
Harno
...
capricci su capricci; fa la Diva,
Serena, ora che canta e la sua voce
dicon sia la pi? limpida, sorgiva:
un canto secolare d'usignolo
lo sai anche tu...
Wolfango
...
non vuoi lasciarmi in pace?!
(Subito fa per andarsene)
Harno
...
e sai, l'opera nuova ? rinviata
e rinviata, ? rinviata, rinviata
Wolfango
Stai zitto, zitto! (oh!) Non ho
pi? figliola;
(sospira)
e poi non m'interessa! buffonate!
(di nuovo tenta di sottrarsi mentre
gli esplode
tutto il livore ruminato dentro)
la `musica tedesca' e la carriera
che adesso fanno fare a quell'ingrata!!
Harno
(minimizza, quasi ridendo)
Che dici?!
Wolfango
(quasi piangendo)
... Ci voleva proprio il sangue
del mio sangue a cantare quell'orrore!!!
ti rendi conto...
(strappandosi dalla presa di Harno
Lupo
s'incammina per andarsi
a rinchiudere nella sua miserabile
soffitta)
Harno
...
(povero)...
Wolfango
...
s'estingue
memoria su memoria. Del suo amore
non m'? rimasto nulla; questa sera
come tutte le sere torno su.
(Scompare)
Harno
Il tempo in suono ha significato,
dove per scena v'? illusione, gli atti
e del futuro oppure dal passato
han perduto ogni senso ogni ragione.
Ho inventato una data; per le tue
storie bizzarre qui-mi son sognato: -
duemilasettecencinquantadue!
(? a questo punto che lo scenario
dovrebbe
come focalizzarsi su di una immagine tipicamente settecentesca,
mentre Harno Lupo
si cala in orchestra scomparendovi
come inghiottito nei fiati strumentali)
Il secolo dell'opera italiana.
L'Arte - Ninfeo - la Musa
dettando luogo magico, finzione,
nel tuo povero enigma alla rinfusa
fatti minuti, suoni, la canzone
pi? elementare, un verso; s'allontana...
(Vediamo qui Wolfango di nuovo
completamente solo
nella sua soffitta, di colpo scompare il mondo futuro',
? l'oleografica immagine della nostalgia pi? estrema
che la sua canzonetta proclama)
Wolfango
Ero ancora tanto piccolino,
ricciolino e biondo alto cos?.
E col mio minuscolo violino
che sonavo sempre tutto il d?.
Ma un bel giorno
la maestra,
quando
mi sorprese
a improvvisare,
fu furiosa,
m'ammon?
severamente.
Ero cos? triste e sconsolato,
non volevo ormai studiare pi?!
E nel consolarmi la tarantella
sgambettavo sempre in su e in gi?.
Allora: -
studia sempre
sempre sempre
studia sempre
studia ancora
e sempre studia
studia sempre
sempre sempre
studia sempre
sempre ancora ancora
devi studiar.
Studia sempre
sempre studia
sempre sempre
studia sempre.
(Riappare l'acquaiolo)
Singhiozzava quel
Voce dell'acquaiolo,
Wolfango
fanciullo biondo
lagrimucce tenere vers?.
Wolfango
Un bambino,
(e ricompaiono i pupazzi del flauto
e della viola)
il suo violino,
l'ottavino,
il bombardino,
fanno al mondo
un concertino;
girotondo
ballerino:
la triste nenia
d'un ricordo
di tanto
tempo
fa...
(Lo scenario pian piano s'estingue
in un calando
dell'immagine che si fa ormai indistinta)
3. Carrozza
(Bussata, sempre molto
energica)
Wolfango
(di soprassalto)
Che...
chi ??
Cosa si vuole adesso!
Voce del messaggero
(? una bella voce forte, ferma
e aristocratica)
Mastro Wolfango!?
Prego...
... fatemi entrare!!
? cosa urgente!
(La porta cede facilmente
all'impeto
di un paio di astronauti che fanno entrare il messaggero:
una irresistibile immagine di splendore
dove `duemila' e `settecento' combaciano marcatamente)
L'ordine ho di condurvi, e subito, a Teatro.
La carrozza di Sua Eccellenza aspetta gi?
davanti a casa vostra.
Wolfango
Oh! No, Signore, no, non posso.
M'? stato proibito quel teatro;
teatro infame!
Vi prego
non insistete;
no ... no ...
no ... no ...
(Viene trascinato quasi a forza nella
`carrozza' apparsa in basso
come un fantasmagorico connubio di
carrozza d'oro e avioggetto.
Appare anche il pilota. Partono. O meglio, ? un fondalino a
scorrere veloce illustrando la fulminea scorribanda che, attraverso
la citt?, li fa sbarcare alla soglia del Teatro di Corte. Scendendovi,
smarrito, Mastro Wolfango, nel foyer deserto che quattro valletti
assonnati e indifferenti presidiano, crede di riconoscere una musica
a lui ben nota)
4. Foyer
Wolfango
(balbetta, al colmo
dell'apprensione,
dello stupore, dell'incredulit?)
M? questo
l'ho scritto
i-o?!
(E si precipita fra le quinte, di
dove pu? contemplare, al colmo
dell'emozione, la figlia, in una scena
sottomarina, che interpreta
il personaggio della Syrena nella sua
opera)
5. Marea
Serena
.
Ah!
[Foscolo]
?Mesci, odorosa Dea, rosee le fila;
?E nel mezzo del velo ardita balli,
?Canti fra 'l coro delle sue speranze
?Giovinezza:
Le sepolte vive
percote a spessi tocchi
?Antico un plettro il Tempo; e la danzante
?Discende un clivo onde nessun risale.
Syrena
?Le Grazie a' piedi suoi destano
fiori,
?A fiorir sue ghirlande: e quando 'l biondo
?Crin t'abbandoni e perderai 'l tuo nome,
?Vivran que' fiori, o Giovinezza, e intorno
?L'urna funerea spireranno odore?.
(A Syrena risponde Trytone e
intorno a loro
s'intreccia una danza di creature marine
mentre in scena riconosciamo e il pianista
e i flauto e la viola che prima suonavano
come manichini di Wolfango)
Trytone
O Syrena se l'odore
spirando da' fiori funerei
a te colmo di languore
reca spazi, e siderei;
dal mio pensiero che incessante ondeggia
sulla brezza un soave fluire;
nel mare a picco il sole!
Ah!
Sol vedere, udire
ciel sonno dietro il velo le parole.
(assieme Syrena e Trytone)
Syrena
Attraverso la palpebra
accolgo la tua luce
e bevo
questa luce
ardente Sole lunatico
Trytone
le palpebre
ascolto
luce che mi trafigge, che m'acceca,
bevo bevo
ardente Sole lunatico
Coro
(? come se, rispetto all'opera
che si rappresenta,
e che i nostri personaggi vedono dall'interno
del Teatro, cantasse, appunto,
interno, dietro le scene)
pallido sole lunatico
Trytone, Coro
Grazioso sbadiglio
(aspiro il tuo risveglio)
des?o, pretendo
l'occasionale
a lato addormentato.
Trytone
?Leggero come Ariele?.
(Nel sonno se m'attardo
soffiar respiro puro).
La Syrena
ondeggia sull'onde
(e in teatro s'? diffusa la voce
del ritorno di Mastro Wolfango;
dalla scena la figlia lo ha visto,
cos? come Otto, il celebre tenore
che interpreta Trytone, e accorrono
Futura,
Harno Lupo, il Maestro di Cappella,
ma anche la povera Arg?a, il Pierrot Robot,
l'acquaiolo e il messaggero;
tutti quanti che si stringono a
Wolfango emozionati)
Coro
ondeggia sull'onde
ondeggia albaurora
l'aura
... Aurore
Serena
d'albaurora
Otto, Pierrot Robot
ondeggia d'albaurora
Harno, Maestro di Cappella
onde d'albaurora
Serena, L'Arg?a
ondeggia l'aura
Otto
Aurore rosee
madreperla aranciate violette sfumate.
Serena, L'Arg?a, L'Acquaiolo
Aurore!
Serena, L'Arg?a,
L'Acquaiolo, Wolfango
Primavere aurore
otto
?Primavere, aurore delle estati?.
Primavera di tutto il giorno.
Otto, Pierrot Robot, Coro
?Albaurora?
Coro
E un pazzo vagabondo
ha calpestato i fiori.
Otto, Pierrot Robot,
Serena, L'Arg?a
Han calpestato i fiori,
Otto, Pierrot Robot
calpestano i fiori
Serena, L'Arg?a
Ebbrezza
Wolfango, Harno Lupo,
Maestro di Cappella e Coro
animale
Tutti
miele dei raggi splendenti
petali sfatti in polveri di fiore
tanto furtiva e trepida ? la luce
s'abbandona nudo
nell'ignuda pace
un animo s'? timido
s'abbandona
all'amore.
(Un grido. Da questo momento
in quei teatri il cui golfo mistico
ha una apparecchiatura che consenta
di far salire il livello dell'orchestra
vedremo questa affiorare pian piano
e far tutt'uno con il palcoscenico.
Viceversa nei teatri che non possiedono
tale meccanica, l'orchestra - ad eccezione
degli strumenti non trasportabili,
e che da p. 103 della partitura
costituiscono la fascia grave di tutto
l'apparato - salir? ordinatamente
sul palco dov'? predisposta
una speciale pedana concertistica
di gradoni con leggii.
Coro e artisti del canto verranno
a disporsi a seconda della situazione)
Coro
[Joyce]
?un vagabondo
?vestito di rosso e di giallo
?bussa all'albero
?e intorno alla nostra solitudine
?il vento fischia lietamente
?e le foglie non sospirano per nulla
?quando l'autunno le fa cadere
?un pazzo vagabondo
?vestito di rosso e di giallo
?bussa all'albero?
?e ritorna la notte
?e si lamenta un mortale
?sotto la stella autunnale
?si piega ogni anno pi? profondo il capo
?a L'ispirazione?
Futura
(appare come in un
video-telefono,
mentre udiamo tutti quei suoni
evocati dalle sue parole)
Sono gli orologi parlanti, le
pendole, i cuc?,
i mille bip di orologini e sveglie; o le sirene, i ritornelli,
i suoni che dirigono atti collettivi, come il silente ticchettio
degli apparecchi ascosi nel taschino,
pi? spesso al polso di ognuno; o forse alla
cintola
degli stravaganti; tutte le ritmiche misure del tempo,
l'unico strumento millenario! Silenzio adesso. Sospendiamo.
Che l'ultimo orologio sia
la prima misura del tuo tempo, silenziosa
sabbia
che scorre dentro una clessidra.
L'amore della figlia per il padre,
disinteressato e totale, che sia
riuscito a rendergli giustizia?!?
Mastro Wolfango ? un artista dentro le spoglie
di un imbarazzante straccione.
Serena di nascosto ricopiava quest'opera
della quale ognuno avrebbe riso;
e la studiava; l'ha portata in scena.
(Ma vediamo che stacca di un sol
gesto
tutte le apparecchiature)
Adesso taci tu, polveroso microfono;
aggeggio querulo del novecento. La mia voce
anche lei si fa piccina. Per una volta che l'amore
ha battuto il tempo in volata
non si dovr? attendere un futuro.
Ecco che lo insigniscono di Laurea Honoris Causa.
E lui commosso pu? inventare la voce al vento,
alla marina e il canto
della pioggia...
Coro
[Villanova]
Ah! piove cielo piove
l'autunno intero.
(La pioggia non s'ode ma ne vediamo
un magnifico effetto speciale)
6. Lagrime
Wolfango
Canto adagio un canto allegro!
Mosso un motivo che si ostina
nel di.
Scintilla
un agro
Vento salmastro fischia d'accorata
Maniera fatta ermetica nel carme
Laurea Honoris Causa.
Riducendo l'Occaso a una ventata!
Serena.
Harno, Maestro di Cappella
Ah!! Canto un motivo che si ostina
nel gingillarsi a fronte la marina
Scintilla un agro evento salmastro
Wolfango.
Coro
gingillarsi a fronte la marina
spruzza l'aspro sale
Tutti gli altri
Deh!
Tutti
Do tibi
?E muti. E muto lacerai la carne>,.
Sfatto nell'espressione affaticata
facultatem
legendi,
Lagrime verso, versi, rime, accenti
Bagno alla fonte d'oro che m'aprivi
intelligendi
interpretandi
Confuso un soliloquio e mi rallegro
da capo afferro, esclamo: Deh! Serena!
7. Applausi
Tutti
Dice un proverbio ?Il Tempo ?
Galantuomo?
Oggi tu,
del tempo tu, sei tu, figlia, la guida
il
dono
l? (:-)
ispirazione
si.
(Durante la chiusa Mastro Wolfango
si sar? allontanato dal resto del mondo
e avanzer? verso il pubblico
anche oltrepassando il direttore.
Pronunzier? il suo ?Si? gi? curvo nel ringraziare,
ma, scosso dal pianto, per
primo scomparir?. )
Fine
Atto
I
Atto II
Atto III
|