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Antonio Cagnoni

(1818 - 1896)

 
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The Operas of Antonio Cagnoni

 

FRANCESCA DA RIMINI
 



Tragedia lirica in 4 atti
di
A.GHISLANZONI

Musica del Maestro
ANTONIO CAGNONI

 


PERSONAGGI:

GUIDO, Signore di Ravenna e padre di
FRANCESCA
LANCIOTTO MALATESTA
PAOLO
ALBERICO, Capitano di ventura
FRATE BONAVENTURA
SILVIO, Menestrello
EMMA
ANASTAGI

Soldati di ventura - Monaci - Damigelle - Cavalieri
Ragazzi - Popolo, ecc.




Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV


 

ATTO PRIMO


SCENA PRIMA
Gabinetto di stile severo. - A destra, al piede di una immagine della Madonna,
un genuflessorio. - Un tavolo a sinistra con grande poltrona. - Piccola porta.
Francesca, indi Frate Bonaventura.


FRANCESCA
(inginocchiata dinanzi alla Madonna)
Vergine madre, che tanto soffristi,
Dal ciel mi assisti!
Soccorri all'alma travagliata e infranta,
Vergine santa;
Guidami tu per la secura via,
Vergine pia!

FRA BONAVENTURA
(che si è arrestato sulla porta)
Ella prega; - perché fra tanta festa
Ella é sì mesta?...
(avvicinandosi a Francesca che si leva dal ginocchiatoio)
Gli occhi hai rossi di pianto, o mia fanciulla;
Che t'ange?

FRANCESCA
Nulla...

FRA BONAVENTURA
(prendendole affettuosamente la mano)
O mia buona Francesca: - aprimi intero
Il tuo pensiero;
Deponi in me del combattuto core

L'ansie e il terrore.
Se repugnante a queste nozze... Ah! parla...
In tempo siamo...

FRANCESCA
Al genitor sommessa,
Del Signore di Rimini accettai
La mano... e la promessa
Or compirò. - Nobile cavaliero,

D'alto cor, d'alta mente è questo sposo
Che il padre mi destina. - Amarlo spero...
Sì... un giorno.... io l'amerò...

FRA
BONAVENTURA
Parli di nozze...
Parli d'amore, e intanto
Sulle tue ciglia si rinnova il pianto!. . .


FRANCESCA
(con abbandono)
O mio secondo padre, o veglio pio;
In quest'ora solenne rivelarvi
Un secreto vorrei...

FRA
BONAVENTURA
(va a sedere. - Francesca s'inginocchia)
Ti ascolta Iddio;
Parla, Francesca...

FRANCESCA
Mi manca il core...

FRA BONAVENTURA
Colpa in te alcuna - esser non può...

FRANCESCA
Se non è colpa - sogno d'amore
Che un giorno all'anima - mi balenò...


FRA BONAVENTURA
Forse... paventi - che si ridesti
Il fatal sogno - all'ara accanto...?
E in questo dubbio - ti sciogli in pianto...

La nuzial festa - terror ti fa!

FRANCESCA
Voi mi leggete nell'alma, o padre...

FRA
BONAVENTURA
Non quanto è d'uopo...

FRANCESCA
Saper volete
Come... qual fosse...? Tutto saprete...
E il cor più libero - respirerà.
Or volge un anno, - nel gran viale

Io folleggiava - tra l'erbe e i fior,
Quando la voce - cara e fatale...
La prima volta - mi giunse al cor.

Fuor dal cancello - un cavaliero
A contemplarmi - si soffermò -

T'amo, mi disse, - spronò il destriero,
E come larva - si dileguò.
Il dì seguente - sul luogo istesso

Riconducevami - vago desir...
Vidi sugli alberi - un nome impresso...

Nome ch'io tremo - di profferir....

FRA BONAVENTURA
E il cavaliero?...

FRANCESCA
Più non apparve...

FRA BONAVENTURA
Di lui più nulla sapesti?

FRANCESCA
Nulla...

FRA BONAVENTURA
(alzandosi)
Di che ti affliggi, - buona fanciulla?
Che ti rimorde?... - che puoi temer?...


FRANCESCA
Quell'uom... quel nome...

FRA BONAVENTURA
Fugaci larve

Che presso all'ara - svanir vedrai...

FRANCESCA
Voi lo credete? - pur io sperai...

FRA BONAVENTURA
A liete imagini - schiudi il pensier!

FRANCESCA
Voce tremenda - al cor mi dice
(da sè)
Che infausto il rito per me sarà...

FRA
BONAVENTURA
Vieni agli altari! sarai felice...
Dio le tue lacrime benedirà!
(partono)

SCENA II.
Ampio cortile con portici. - A destra in fondo alla scena, uno scalone praticabile,
tutto ornato di bandiere e di ricchi cortinaggi. - A sinistra, all'estremità del portico,
un oratorio. - Sull'ala destra del portico, a metà della scena, la grande porta

del palazzo. Due tavole imbandite di vivande e di vini.
All'una tavola stanno seduti Alberigo o ed alcuni soldati di ventura; all'altra,
donne, fanciulli e Silvio. - Qua e là altri gruppi di donne e popolani.

CORO
In Ravenna al par di questa
Non fu mai gioconda festa,
Mai l'aurora avventurosa
Non sorrise a giovin sposa
Bella e splendida così. -
Esultiam nel fausto dì!

ALBERIGO
(sottovoce ai soldati che gli stanno intorno)
Questo messer di Rimini
Vedeste voi?

SOLDATI
Lo sposo?
Nessun lo vide. - È giovane?
È bello?

ALBERIGO
Generoso...
Onesto assai lo dicono...

CORO
Ier notte é qui arrivato,
Né ancora s'è mostrato...

ALBERIGO
Prudente ei fu davver...
Al chiaro dì vedendolo,
La povera fanciulla
Morta sarìa di spasimo...

CORO
Che dir volete?

ALBERIGO
Nulla...
Viva gli sposi?

TUTTI
Viva!

ALBERIGO
Empitemi il bicchier!

DONNE e FANCIULLI
(a Silvio)
Il vostro liuto
Già troppo fu muto:

Suonate, cantate,
Gentil trovator!

SILVIO
(alzandosi)
È stanca la voce...
Avversa é la musa...

CORO
La solita scusa
Di tutti i cantor!

Suonate, cantate,
Gentil trovator!
(tutti circondano Silvio)

SILVIO
Poiché lo si vuole...
Poiché lo si brama...
A scioglier due note
Mi voglio provar!

ALBERIGO
(senza muoversi dal suo posto)
Con quattro canzoni,
Se salgono in fama,
Codesti buffoni
Si fanno adorar.

TUTTI
(a Silvio che è montato sulla tavola)
Orsù! la più bella
Di vostre canzoni,
Per lei che si appressa

Di Imene all'altar!

SILVIO
(accompagnandosi col liuto)
(silenzio generale)

Ell'era pargoletta,
Tutta sorriso e amor;
Leggiadra farfalletta
Volava in mezzo ai fior.
Sulle rose si nudrìa
Di rugiade e di profumi;
Un fanciullo la seguìa
In silenzio, da lontan...
Per l'ali candide
Un dì la prese
E imprigionolla
Nella sua man.
Sulle rose si nudrìa, ecc. ecc.

DONNE
Per l'ali candide
Un dì la prese
E imprigionolla
Nella sua man.

SILVIO
Volubile e leggera
Degli anni al primo albor,
La bella capinera
Cantava in mezzo ai fior.
Farfallette - non temete
Quel gentile cacciator;
Egli sol può farvi liete,
Egli chiamasi l'amor!

DONNE
Farfallette - non temete
Quel gentile cacciator!
(squillo di tromba dall'alto della gradinata; movimento)

CORO
Il corteggio nuzial scende alla chiesa.
(tutti si affollano verso la scala).

SCENA III
Preceduti da otto araldi, i quali si arrestano per far argine alla

folla, scendono dalla scalinata Lanciotto, Francesca,
Guido, Frate Bonaventura, Cavalieri, Dame, Famigliari,
Scudieri che recano le insegne delle due famiglie. - Il corteggio

attraversa il portico ed entra nell'oratorio.

SILVIO e CORO
Plauso agli sposi
Avventurosi!
Luce novella,
Gentil donzella,
Sul tuo bel viso
Riflette amor.
Sol dell'Italia.
Nel vago eliso
Questi germogliano
Leggiadri fior.

ALBERIGO
(in disparte, sul davanti della scena, guardando Lanciotto
con occhio di scherno)
Da giovin tortora
Vecchio sparviero
Può forse attendersi
Fede ed amor?
Va, - compi il rito,
Pazzo marito;
Il tuo destino
Tu ignori ancor.
(tutti entrano nell'oratorio).

SCENA IV
Paolo.

PAOLO
(entrando dalla gran porta dopo breve pausa)
Come obliar quell'angelica forma?
Come obliar l'accento
Del mestissimo addio che ci divise?..

Dell'ultimo suo sguardo impressa è l'orma
Dentro il cor mio...
E più dal ciel vo implorando l'oblio,

Più vivo in me rinasce il sovvenir.
Destin tremendo!
Ah! non comprendo

Come da lei
Potei partir...
Quel dì un avverso dèmone

Mi pose agli occhi un vel;
Ho abbandonato un angelo,
Chiuso mi sono il ciel.

SCENA V.
Paolo, Alberigo, Lanciotto, Francesca, Guido, Frate
Bonaventura, Silvio, Cavalieri, Dame, Damigelle, Scudieri,
Araldi, Soldati, Popolo, Ancelle.

CORO
Plauso agli sposi
Avventurosi!
Per lunga etade
Vi arrida amor!

Francesca, é d'angelo
Il tuo sorriso,
È luce eterea

Il tuo candor.
Sol dell'Italia
Nel vago eliso
Questi germogliano
Leggiadri fior.
(Mentre gli sposi si avanzano in mezzo alla folla che si
divide in due schiere, Paolo muove ad incontrarli.)


LANCIOTTO
(scorgendo il fratello e lanciandosi nelle sue braccia)
Paolo... fratello mio...
Felice appieno oggi mi vuole Iddio!
(si
abbracciano)

FRANCESCA
(trasalendo alla vista di Paolo)
Cielo!... è ben desso!...

ALBERIGO
(da sè guardando Francesca)
In lei qual turbamento!

GUIDO
Che hai tu, mia figlia!...
(a Francesca)

FRANCESCA
O padre... il cor mi manca...
(si abbandona nelle braccia di Guido)

PAOLO
Vedi... la sposa tua...
(a Lanciotto)

LANCIOTTO
(correndo presso Francesca)
Francesca...

PAOLO
(da sè con viva commozione)
Dessa
Mi riconobbe...

ALBERIGO
Ora il mister comprendo...

TUTTI
(a Francesca, circondandola)
Ah! parlate! che fu?

FRANCESCA
(rianimandosi)
Mal passeggiero...
(con voce commossa)
Ai plausi, alle pompe - avvezza non sono...
Degli inni festanti - commossa m'ha il suono,
E un'ansia fugace - mi tolse il respir.
Riconducetemi
Alle mie stanze,
E in calma il core
Ritornerà.

LANCIOTTO, GUIDO e FRATE BONAVENTURA

Vieni: - ricovera
Nelle tue stanze,

E al cor la calma
Ritornerà.

SILVIO e CORO
Veh ! come pallide

Le sue sembianze!
Fragile é il fiore

Della beltà.

PAOLO
(da sè)
Tutto è finito!

Gioie, speranze...
Per me la terra
Più non avrà.

ALBERICO
(da sè, guardando Francesca)

Ed or fidatevi
Alle sembianze!
Un tal segreto
Mi gioverà...
(tutti si allontanano tristamente. - Francesca con Lanciotto,
Guido e Frate Bonaventura salgono le scale;

Paolo ed Alberigo rimangono sul davanti della scena)

ALBERIGO
(a Paolo)
Non seguite il corteggio?...

PAOLO
Il fratel mio

In Rimini precedo...
(allontanandosi per la gran porta)

ALBERIGO
(da sè)
E in Rimini sarò fra breve anch'io...
(esce)









ATTO SECONDO


Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV



SCENA PRIMA
Giardino attiguo al palazzo Malatesta in Rimini. - A sinistra un oratorio, al quale si
ascende per quattro gradini. - A destra, sul davanti della scena, un banco di
pietra.
Silvio, Damigelle e Paggi.

SILVIO
(che sta leggendo, circondato dai paggi e dalle damigelle)

... Ora avvenne che il giovin cavaliero
Sul tramontar del dì giunse al castello;

Era bianco qual neve il suo destriero,
Era porpora ed oro il suo mantello;
Sotto l'arco del fulgido cimiero
Sfolgorava il sembiante onesto e bello;
E come nube aurata il crin disciolto
Scendea scherzoso a carezzargli il volto.

CORO
Oh! l'amabil cavaliero!...

SILVIO
Zitti! udite!...

CORO
Leggi ancor!...

È gentil, gentil davvero
Questa cronaca d'amor!...

SILVIO
(leggendo)
Gli occhi si ricambiarono un saluto...
Si incontraron le labbra in un sorriso...

Ella dirgli parea: tu sei venuto
A riportarmi il mio bel paradiso...
Ed egli: sol par te, donna, ho vissuto...

Né più viver potrei da te diviso...

SCENA II.
Francesca e detti.

FRANCESCA
(che si sarà accostata lentamente)
Silvio!...

SILVIO
(balzando in piedi e nascondendo il libro)
Che fu?...

CORO
Signora...

SILVIO
(a Francesca)
Perdonate

FRANCESCA
Sì commosso... perchè? Voi leggevate...


SILVIO
(mostrando il libro)
Un volume interessante...
Una cronaca galante,
Che di illustre cavaliere
Ci ricorda i lieti amor.

CORO
È gentil, gentil davvero
Questa cronaca d'amor.

FRANCESCA
(rendendo il libro dopo averlo osservato)
Prendi, Silvio, - non credo
Esistere quaggiù felici amori...

SILVIO
(rifiutando il libro)
No... no... gradite il dono
Del Menestrello. - A voi, dolente e mesta,
Giovi il metro genial di queste rime,
Ove con tanta festa
L'ansia, il desio si esprime
Di innamorato cor.

FRANCESCA
(riponendo il libro nella borsa che le pende dalla cintura)
Da una cronaca galante
Non mi attendo alcun diletto;
Pure, o Silvio, il dono accetto
Per far grazia al donator.

SILVIO e CORO
(allontanandosi)
Possa almen per un istante
Serenarsi il suo pensiero...
E gentil, gentil davvero
Quella cronaca d'amor!

SCENA III.
Lanciotto, Guido e Francesca.

LANCIOTTO
Francesca...

FRANCESCA
(volgendosi atterrita)
Io trasalii...

LANCIOTTO
(a Guido)
Guido, tu il vedi.
Sempre così... Della mia voce al suono
Ella si turba...

FRANCESCA
(vedendo Guido)
Ah! padre! voi!
(si getta fra le braccia di Guido)

GUIDO
Mia Figlia!
Piangi nell'abbraciarmi?

LANCIOTTO
E quale io m'ebbi
Altro compenso dell'amor che il pianto?
Già te lo scrissi: - la tristezza regna
In questa casa che allegrar sperai
Con dolce raggio della sua bellezza.
A liete nozze qui chiamato, un caro
Fratello attendo; ed ella,
A tale annunzio, più sdegnosa e mesta
Oggi si mostra... È ver! Paolo le uccise
Un fratello sul campo. -

GUIDO
Ha perdonato
Un cor di padre, e tu vorrai, Francesca,
Esser meno pietosa?

FRANCESCA
(dopo breve esitazione)
Oh sì! ch'ei venga!...
Si affrettino le nozze!... al fianco mio

Tu... padre... rimarrai... giorni più lieti
Verran per tutti...
(a Lanciotto)
anche per noi lo spero...

LANCIOTTO
(con tenerezza)
Francesca!...

FRANCESCA
Mi perdona...

LANCIOTTO
Altro desio
Qual ebbi io mai, fuor che vederti lieta?...

(a Francesca ed a Guido)
Voi meco...

GUIDO
Ti seguo...

LANCIOTTO
Francesca!...

FRANCESCA
Qui attendo

GUIDO
(sottovoce a Francesca)
Hai data promessa...

FRANCESCA
(a Guido)
Compiuta sarà...
(Lanciotto e Guido si allontanano, Francesca entra nell'oratorio).

SCENA IV.

ALBERIGO
(che entra esplorando con sguardo sinistro.)
In verità, propizia
Fu sempre a me fortuna!...
Certo, accoppiata in perfido ,
Ecclisse era la luna,
Quando la madre mia
Nel mezzo. della via
Siccome un cencio lurido
Ai cani mi gettò.

Ed or si invecchia, povero
Soldato di ventura...
Mentre costoro impinguano
Di lor viltà spergiura;
Or Guelfi, or Ghibellini,
Piegandosi ai destini
Di chi con oro e titoli
Meglio appagar li può.
Italia... Italia, gridano
Questi bastardi ignavi;
Oggi abborriti despoti,
Doman frementi schiavi,
E vendono l'impero,
Fan patti allo straniero,
Pur rimescendo ai brindisi
Italia e libertà!...
Alfine una rivincita
Io prenderò su voi...
Voglio gioir, vuo' ridere
Di questi fatui eroi...
Al povero mio stato,
Al mio mestier dannato
Di questi rei lo spasimo
Sollievo porgerà...!

SCENA V.
Francesca, Frate Bonaventura, che escono dall'oratorio
- Alberigo, sul davanti della scena quasi nascosto dietro un
albero - indi Silvio, Pietro Anastagi, Emma, Damigelle,
Famigli, Cavalieri, Paggi.

FRANCESCA
(arrestandosi con Fra Bonaventura sulla porta dell'oratorio)
Statemi al fianco. - Sovrumana forza
La preghiera mi infuse, e il vostro aspetto
A compir l'opra mi darà coraggio...

FRA BONAVENTURA
(guardando verso il viale a destra)
Chi giunge!...

FRANCESCA
(osservando)
È dessa... la gentil donzella
Dell'Anastagi...
(si avvia incontro ad Emma)

ALBERIGO
(da sé)
Ad incontrarsi vanno
Le due rivali...

SILVIO
(che precede l'Anastagi e sua figlia)
Vi inoltrate... Il parco
Traverserem: - questa, è la via più breve.

FRANCESCA
Emma gentil, ti appressa...
Al fidanzato io stessa
Ti voglio presentar.

EMMA
(timidamente)
Gentil signora...

FRANCESCA
Chiamami
Sorella...
(la bacia in fronte)
Oh mio contento!
Mi amate voi?...

FRANCESCA
Qual dubbio!...
Ogni tristezza io sento .
Al tuo gentil aspetto
Dall'alma dileguar.
Benedirò nel giubilo
A' tuoi felici amori,
Per una via di fiori
Ti guiderò all'altar.
(suono di trombe)

TUTTI
(meno Alberigo)
Il cavalier... lo sposo...
Muoviamo ad incontrar!

ALBERIGO
(da sè)
Oh! vedi se l'ipocrita
È destra simular!...
(Tutti partono, meno Alberigo e Piero Anastagi).

SCENA VI.
Alberigo e Anastagi

ALBERIGO
(seguendo la comitiva)
Sorella! - Or vanne... affidati
O povera fanciulla!...
Ah! Ah!

ANASTAGI
(che avrà notato il ghigno sarcastico di Alberigo)
Che trovi a ridere
In questo affare?...

ALBERIGO
Io ...! Nulla...
(ridendo sguaiatamente)
Ah! Ah!...

ANASTAGI
Dalla tua celia
Rivelasi un mister...

ALBERIGO
E se ciò fosse?...

ANASTAGI
(con vivacità)
Aprirmerlo
Dovresti...

ALBERIGO
(ironico)
Assai pretendi...

ANASTAGI
Tu parlerai... mi intendi?...
(con ira)

ALBERIGO
Calmatevi, messer!...
Non serve andare in collera...
Un gentil uom voi siete...

Tutto da me saprete...
Vi voglio compiacer...
C'era una volta, in tempo assai lontano,

Una donna leggiadra e capricciosa,
Che per voler d'un padre disumano
A un gran signore s'era fatta sposa...
S'era fatta sposa a un gran signore
Tutto donando a lui, tranne l'amore.
L'amore - poveretta! - era già dato
A un altro, nè ritorlo essa potea...
Tanto più che il mortale avventurato
Molto caro e prezioso lo tenea...
E malgrado l'acerba lontananza
Quell'amor si nutriva di speranza.
Allor la donna immaginò un progetto,
A trarre ognun di guai molto spedito;
Quel di condurre nel medesimo tetto
A conviver l'amante col marito...
(guardando verso i viali del giardino)
Ed ora voi... se un po' di senno avete...
il resto della storia apprenderete...
(addita all'Anastagi Paolo e Francesca che si avanzano
conversando a bassa voce).

SCENA VII.
Francesca, Paolo, Alberigo, Anastagi, Emma, Lanciotto,
Guido, Fra Bonaventura, Silvio, Signori e Dame.

PAOLO
(sottovoce a Francesca)
Francesca... un detto solo
Da voi quest'alma attende,
Il mio destin dipende
Da questo detto...

FRANCESCA
(dopo breve esitazione)


PAOLO
Voi lo volete!...

FRANCESCA
Iddio
Parlò pel labbro mio...

LANCIOTTO
(che dà di mano ad Emma e si appressa all'Anastagi)
Qui... tutti circondatemi...

TUTTI
O avventurato dì!...

PAOLO
(all'Anastagi con solennità)
Su due famiglie, cui già divise
Odio di parte, bieco livor,
Benigno raggio dal cielo arrise...
Sovrasta un'éra di pace e amor...
Intero un lustro vissi lontano
Da questa amata natìa città;
Emma gentile, per la tua mano,
Qui un vincol santo mi arresterà.

FRANCESCA
(a Fra Bonaventura)
Dio ti ringrazio! - Com'è soave
La nuova ebbrezza che in petto io sento!...
Nel sacrifizio provo un contento
Quale l'amore giammai non dà.

EMMA
(al padre)
Padre... rispondigli. - Noti a te sono
I sensi, i voti di questo core...
Del mio contento quasi ho terrore...
Parole il labbro trovar non sa.

ANASTAGI
(da sé con aria cupa)
Quell'empia storia, come veleno,
Lo sciagurato mi versò in petto...

Assorta ho l'anima nel rio sospetto...
Parole il labbro trovar non sa.

LANCIOTTO
(a Francesca)
O sposa!... o giubilo! serene omai
Veggo risplendere le tue sembianze...
Vuo' che di cantici, di feste e danze
Tutta si allegri la mia città.

FRA BONAVENTURA
Ogni memoria d'odio e d'affanni

Quest'ora santa dai cor cancelli,
Ciascun nel gaudio di due fratelli
Raffermi i vincoli dell'amistà.


ALBERIGO
(in disparte osservando l'Anastagi)
Non fu lo strale lanciato invano...
Nè può gran tempo tardar l'effetto...
Il dubbio atroce, l'ansia, il sospetto
Del vecchio in fronte riflesso stà.

SILVIO, GUIDO, CORO
Dei due fratelli chi vide mai
Splender sì viva la gioia in viso?
Veh ! come un raggio di quel sorriso
In tutti i volti riflesso sta!

PAOLO
(offrendo il braccio ad Emma)

Al tempio!...

TUTTI
Al tempio!...

ANASTAGI
(a Paolo e dominando la scena)
Del padre è d'uopo
A lei l'assenso...

LANCIOTTO
Da te solenne
Non l'ebbi?...

ANASTAGI
Pure... tal fatto avvenne
Che il mio pensiero potrìa cangiar...

LANCIOTTO
(con impeto, portando la mano alla spada)
Guelfo spergiuro!

ANASTAGI
(a sua volta snudando la spada)
Sfidarmi ardisci?...

FRANCESCA
Cielo!

PAOLO
(a Lanciotto)
Ti
arresta!

TUTTI
Mano agli acciar!

FRA BONAVENTURA
(a mezzo della scena dominando)
I brandi a terra...! Dio ve lo impone.

LANCIOTTO
(trattenendosi)
Nè dell'insulto ragione avrò?

ANASTAGI
Vieni, mia figlia, di qua partiamo...
(a Lanciotto)
A te risposta doman darò...
(assieme)

PAOLO
(da sè)
A quegli altari mentito avrei...
E il nodo infausto Iddio spezzò...

FRANCESCA
(da sè)
Vane speranze!... l'avverso Iddio
A eterno pianto ci condannò.

LANCIOTTO
Dello spergiuro che sì mi offese
Fiera vendetta doman farò.

ALBERIGO
Ah! dalla ipocrita pace più fiero
L'odio fra loro già divampò...

EMMA
(all'Anastagi con estremo dolore)
Ah! padre... padre... di tale angoscia...
Di tal vergogna morir dovrò...!

ANASTAGI
(ad Emma traendola seco)
Vieni... mi segui... a eterno pianto
La figlia un padre dannar non può.

SILVIO, GUIDO, CORO
Il vile insulto, l'offesa atroce
Solo col sangue lavar si può...

FRA BONAVENTURA
A terra i brandi! Qual rio dimòne
Ancor la pace fra voi turbò!...
(Anastagi si allontana colla figlia e coi suoi famigliari. Alberigo
si perde nella folla. Paolo, Francesca e Lanciotto si allontanano insieme;
gli altri rimangono attoniti divisi in vari gruppi).







ATTO TERZO


Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV


SCENA PRIMA
Sala nel palazzo Malatesta. - A destra, sul davanti della scena,
una finestra. - In fondo, a sinistra una porta
con ricchi cortinaggi, tavolo e sedili.
Lanciotto.

LANCIOTTO.
(entrando agitato)
Sì, inquieta perchè?... Perchè le piume
La scorsa notte di sospiri e pianti
Ella stancò?... Dell'alba al primo lume,
Si riscosse dal sonno e il nome mio
In un singulto di terror profferse...
- Fatale, inesplicabile mistero
Mi circonda... mi involge; e tremo io stesso
Che interrogato mi si affacci il vero.
- Se mai quel core di colpevol fiamma
Ardesse... Ah, no! vile è il sospetto...

SCENA II.
Alberigo, Lanciotto.

ALBERIGO
Signor, dell'Anastagi,
A voi reco uno scritto...
(presenta un foglio)

LANCIOTTO
(vivamente, prendendo il piego)
A me!... Nessuna
Parola aggiunse?

ALBERIGO
No...

LANCIOTTO
(leggendo)
Franco il pensiero
Ti esprimo, o Duca. Tuo fratel non ama
La fidanzata sua... D'un altro amore

In segreto si strugge. »
È strano. - E dove mai tali novelle

Costui raccolse?...
(ad Alberigo)
Ascoltami... Tu fosti
Per lunghi mesi al campo
Col fratel mio... Mai profferse un detto

Che rivelasse... una segreta fiamma?

ALBERIGO
(con ipocrisia)
Oh... che mai chiedi?...

LANCIOTTO
Parlami

Il ver...

ALBERIGO
Pensoso e muto,

Cupo lo sguardo, immobile,
Talvolta io l'ho veduto...
E della pugna correre

La perigliosa sorte
Qual uom che aneli a morte

Come a supremo ben...

LANCIOTTO
Nè della sua mestizia
Lo interrogasti mai?...


ALBERIGO
(come sopra)
Investigar d'un principe
La mente io non osai...

LANCIOTTO
(con inquietudine)
Di lui cerchiam !

ALBERIGO
(accennando dalla finestra)
Miratelo...
Ei colla vostra sposa
Sotto quell'elce ombrosa
Leggendo si intrattien...

LANCIOTTO
(colpito)
Con lui!
(si accosta alla finestra, guardando fissamente)

ALBERIGO
(con ironia)
Gli sdegni tacciono...
La larva dell'ucciso
Fratel da lei dileguasi...
Erra un gentil sorriso
Sul volto ove riflettersi
Pareva il cor turbato...

LANCIOTTO
(volgendosi impetuosamente verso Alberigo,
lo afferra per un braccio e leva su lui il pugnale)
Ti spiega, o sciagurato...
Che vuoi tu dir?...

ALBERIGO
(cadendo in ginocchio)
Pietà!

LANCIOTTO
(dopo breve silenzio)
Non io sarò il carnefice...
Guardie, accorrete... olà!
(quattro armigeri entrano in scena
e si pongono ai fianchi di Alberigo)
Al mio cospetto togliti,
Codardo avventuriero....
Una nefanda ingiuria
Lessi nel tuo pensiero...
Pria che la vil calunnia
Gridin tue labbra impure,
AL lampo d'una scure
Il capo tuo cadrà...

ALBERIGO
In che vi offesi?... grazia,
Signor!...

LANCIOTTO
(accennando alle guardie)
Ti scosta... va!...
(Alberigo esce fra le guardie)

SCENA III.
Lanciotto solo.

LANCIOTTO
(segue collo sguardo Alberigo e rimane alcun tempo immobile)
Onde in me tanto sdegno?... Ei nulla disse;
Pure il suo ghigno atroce
Me come lama di pugnal trafisse.
(ritorna sul davanti della scena assorto in cupi pensieri)
Nel dì delle mie nozze - or lo rammento -
Quando in Ravenna il fratel mio tornò,
Di strano, inesplicabile sgomento
La sua candida fronte si turbò.
Quando trepido, ansante io le chiedea
Qual pena arcana le premesse il cor,
Uno sdegno implacabile fingea...
D'odio mendace ricoprìa l'amor!
(volgendosi alla porta)
Dessi!... ben giunti!... Il truce vel si squarci!

SCENA IV.
Paolo, Francesca e Lanciotto.

LANCIOTTO
(a Paolo presentandogli un foglio)
Leggi... fratel...

FRANCESCA
(da sè)
Come è turbato !

LANCIOTTO
(a Francesca)
È quella
Dell'Anastagi la risposta...

FRANCESCA
Ei dunque
All'imeneo consente...

PAOLO
Egli ricusa...

FRANCESCA
E del rifiuto suo qual'è la scusa?

LANCIOTTO
(esplorando con sguardo terribile il volto di Francesca)
Corre in città una storia
Bizzarra assai...

FRANCESCA
(scostandosi da Lanciotto con terrore)
Gran Dio!...

PAOLO
Assurda e rea calunnia...

LANCIOTTO
(come sopra)
Si vuol che il fratel mio,
Pur consentendo ai facili
Riti di Imene, in cor
Per una bella incognita
Arda di antico amor.

FRANCESCA
(da sè abbassando il volto)
Come celare i palpiti
Del mio straziato cor?...

LANCIOTTO
Fratel... Che pensi?
(a Paolo)

PAOLO
Attonito
Son io di tal pretesto...
Da sua promessa sciogliersi

Vuol l'Anastagi

LANCIOTTO
E questo...
Segreto... amore?...

PAOLO
A te

Noto sarìa - quest'anima
Usa a mentir non è.

LANCIOTTO
La grave offesa, o Paolo,
Di vendicar ti aspetta...

PAOLO
Lo sprezzo ed il silenzio
Sarà la mia vendetta...
LANCIOTTO
Pensa...

PAOLO
Lasciar vuo' Rimini
Pria che tramonti il dì.

LANCIOTTO
É strano!...

FRANCESCA
(da sè)
A lui sien grazie
Che il voto mio compì!

LANCIOTTO
Di rimanere, o Paolo,
S'io ti pregassi...

PAOLO
Vano
Saria.

LANCIOTTO
Dell'alba al sorgere,
Io pur sarò lontano.

FRANCESCA
Voi!...

LANCIOTTO
Me in Perugia chiamano
Urgenti cure...

FRANCESCA
(da sè)
O ciel!...
Deh! non partite!...
(a Lanciotto)

LANCIOTTO
(da sè)
A fingere
Ben scaltra è l'infedel!

FRANCESCA
(con calore)
Sposo... un presagio orribile
Fisso mi sta nel core...
Deh! sola non lasciatemi
In preda al mio terrore...
Il vostro amar proteggami
D'aita e di consiglio;
E invitta nel periglio

L'anima mia sarà.

LANCIOTTO
(da sè)
Freme in quei detti il palpito
Del combattuto cuore;
Accusan le sue lacrime
Un disperato amore...

Sento la man trascorrere
All'elsa del pugnale...

Ma l'ira che mi assale
Pur mista è di pietà.

PAOLO
(da sé)
Io solo, io di quell'angelo
Tutto comprendo il core...
Sublime è il sacrificio
Che le ispirò l'amore;
La mia promessa a compiere

Forza mi dona Iddio,
E santo il nostro addio

Come l'amor sarà.

SCENA V.
Fra Bonaventura e detti.

FRA BONAVENTURA
Ed è ver quanto udii? Tratto in catene
Alberigo, quel prode, che per voi
La sua vita esponea

Più volte in campo?

LANCIOTTO
(parlando verso la scena)
I ceppi suoi sian sciolti...
Olà! Tratto dal carcere
Venga Alberigo!...
(a Paolo)
Delle tue battaglie
Il compagno più antico...
Il tuo più fido amico

Renderti voglio...

PAOLO
Grato
Son io di tal favor...

LANCIOTTO
(andando incontro ad Alberigo che entra accompagnato
da armigeri, famigli, ecc.)
Vieni!...

PAOLO
(accostandosi a Francesca)
Francesca...

FRANCESCA
(sottovoce)
Bada!
Sospetto è il nostro amor.

LANCIOTTO
(traendo in disparte Alberigo)
Ben ti apponesti... osservali...

ALBERICO
Men duol per voi, Signor...

PAOLO
O
mia diletta - città natìa,
Di rivederti più mai non spero...

Ma, qual si volga - la sorte mia,
A te pur sempre verrà il pensiero.
(sottovoce a Francesca in disparte)

PAOLO
Francesca il volesti...
Tuoi voti ho compiuto...
Accogli il saluto
D'un uomo che muor.
Ah sì, nel mio seno
Già serpe la morte...
Più saldo, più forte
Credetti il mio cor.

FRANCESCA
L'orribil pena
Dissimuli il volto...
I palpiti frena,
Mio povero cor.
Ai miseri il pianto
Dai crudi è vietato,
Delitto è chiamato
Se è pianto d'amor!

FRA BONAVENTURA
Sia pace nei cori,
Sia santo l'addio,
Gli antichi rancori
Sopisca l'oblìo...
E à liete speranze
Si affidi il pensier.

LANCIOTTO
(ad Alberico)
Al campo seguirlo...
Spiarlo potrai...

ALBERIGO
Voi... dunque?...

LANCIOTTO
Tanto oro
Qual brami tu avrai...
Se puoi del lor fallo
Fornirmi una prova...

ALBERIGO
Lottar coll'inganno...
Coll'arte quì giova...

LANCIOTTO
Ei parte...

ALBERIGO
Egli l'ama...
A lei tornerà...

LANCIOTTO
È ver...

ALBERIGO
La mia trama
Fallir non potrà.
Soldati e famigli - fra loro - formando gruppo nel fondo
della scena)
- Stassera egli parte  
Pel campo?...
- Fra un'ora...
- La causa?
- Si ignora...
E' strano davver!...
In tutti i sembianti
Dipinta è l'ambascia...
- Per sempre ci lascia?
- Tal è il suo pensier.

FRANCESCA, Fra BONAVENTURA e PAOLO

PAOLO
Addio! Di me sovvengavi...
Più mai non la vedrò...

FRANCESCA
(accostandosi a Frate Bonaventura pallida e tremante)
Padre, deh! non lasciatemi
O qui di duol morrò.


LANCIOTTO
Ah! nell'agguato i perfidi
Cader insiem vedrò.

ALBERIGO
In me fidate, o principe,
Promisi e adempirò.

FRA BONAVENTURA
Oh! qual mister terribile

Quel grido a me svelò.
(Paolo ed Alberigo escono seguiti da Lanciotto e famigli,
Francesca si inginocchia in atto di disperazione).






ATTO QUARTO

 

Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV



SCENA PRIMA
Giardino con alberi folti. - A destra il fianco di un oratorio
colle finestre rischiarate - a sinistra gli avanzi
di una torre con porticella praticabile.
Le muraglie tappezzate di edera. -
È notte.

Francesca, seguita dalle ancelle e preceduta
da quattro paggi con fiaccole, attraversa la scena,
muovendo dalla parte ove sorge l'oratorio.
Allo sparire del corteggio,
Lanciotto esce dalla torre.

LANCIOTTO
Colle ancelle nel tempio
Francesca entrò... Pregar potrìa se rea

Fosse cotanto? Ah! per lui forse prega...
Per quell'indegno, che nomar fratello
Non oso più! Se leggerle nel core
L'adultero pensier dato mi fosse,
Presso l'altar quell'empia immolerei...
E perdonato dal Signor sarei...
(breve pausa)
La simulata mia partenza tutti
Ingannò. - D'Alberigo
Or vedrem se bugiarda
Fu la parola... S'ei mentì, non speri

Sottrarsi, il vile, alla vendetta mia!
(preludio d'organo nell'oratorio)
Ma che. diss'io?... Felice
Troppo sarei s'ella non fosse rea;

Da un suo bacio d'amor rasserenato,
Quasi benedirei chi mi ha ingannato.

CORO
(interno di donne)
Salve, del ciel Regina,
Madre degli infelici,

Stella del mar divina,
Luce d'eterno amor;
Tu il pianto benedici
Che dalla terra ascende,
La tua pietà ci rende
Soave anche il dolor.

LANCIOTTO
(inginocchiandosi commosso)
Odi la prece mia,
Madre d'eterno amor:
Fa che innocente sia...
Ch'io possa amarla ancor!

CORO
(interno)
Te nella veglia bruna
Noma il fanciul tremante,

Te nella rea fortuna
Invoca il pio nocchier...
E tu di gioie sante

Il desolato innondi,
Tu la speranza infondi
Nel trepido pensier.

LANCIOTTO
(entrando nella torricella)
Celiamci - i canti cessano...
Fra poco io saprò il ver...
(la luce scomparisce dalle invetriate).

SCENA II.
Francesca, che viene dall'oratorio col seguito
dei paggi e
delle damigelle.

FRANCESCA
Qui respirare la notturna brezza
(alle ancelle)
Desìo per poco... Voi
Al palazzo tornate,
E sola me co' miei pensier lasciate.

CORO
Dei fior, dell'aere,
(allontanandosi)
Del ciel la calma
Vi ispiri all'alma

Lieti pensier.

FRANCESCA
Lieta esser posso io mai?... Vana speranza!
In questa atroce guerra
Del dover... dell'amor... sempre allo sguardo

Una larva adorata si presenta...
Ed un lugubre addio
Come squillo di morte il cor sgomenta...

Chi mi soccorre omai... chi mi difende
Dalle memorie care...?
Ohimè! chi ad obliare
Od a morir mi apprende?


SCENA III.
Paolo e Francesca.

PAOLO
Francesca!

FRANCESCA
(con immensa commozione)
Ah! la sua voce!...

PAOLO
Teco son io...

FRANCESCA
Tu, incauto!
E osasti!...

PAOLO
A me pensavi,
(con affetto)
Francesca...

FRANCESCA
Ah fuggi... involati...

PAOLO
Tu in pianto or m'invocavi...

FRANCESCA
Ei...
t'è fratel... rammentalo...

PAOLO
Il sacro nodo ei sciolse...
L'uomo che a me ti tolse...
Poss'io nomar fratel?

FRANCESCA
(supplichevole)
Tanto soffrii... Rammentati
Che ogni mia speme è in ciel!

PAOLO
(colla più viva passione)
Non ti parve una santa ora di cielo
Quella che arrise ai nostri cori un dì...
Allor che al labbro mio di vita anelo
In un fervido bacio il tuo si unì?
Ah! se quel bacio in te la febbre estinse,

Più viva nel cor mio la ridestò...
Francesca... un Dio tremendo omai ne avvinse,
E diviso da te più non sarò...

FRANCESCA
(guardando inquieta verso il fondo della scena)
Ascolta! l'ùpupa
Note funeree
Dal tetto stride...
Là... da quegli alberi...

Bieco un fantasma
Ci guarda e ride.

PAOLO
Oh! che vaneggi tu?... soli noi siamo...

FRANCESCA
Soli! oh terrore!..
(rabbrividendo)


PAOLO
A me dappresso tremi!...
E puoi scordar di quale amore io t'amo?

FRANCESCA
(da sé, facendosi violenza)
Ah! di me stessa io tremo....
Tremo di questo ardore
Che mi divampa in core,
Che tanto rea, mi fa.
(si getta piangente nelle braccia di Paolo)
Paolo... Paolo... perchè sei qui tornato...
Se ancor diviso esser dovrai da me?
Anche lontano t'avrei sempre amato...
Morta sarei benedicendo te.
A te d'appresso ogni rimorso oblio...
Ma questa ebbrezza è spasimo crudel...
Pura mi lascia... se tu vuoi che Iddio
Un dì ci unisca eternamente in ciel!

PAOLO
Se rimaner vuoi pura,
Ti invola a queste mura!

FRANCESCA
Cielo!

PAOLO
(con ardore crescente)
Se è ver che m'ami...
Pensa che turpi... infami...
Sul detestato... talamo...
Ti attendon baci ancor...

FRANCESCA
Fremer mi fai... Gran Dio!
Resistir non poss'io...
Paolo son tua...

PAOLO
(traendola seco)
Partiamo!
Vieni!

FRANCESCA
(segue Paolo sino al fondo scena,
poi arretra con isgomento)
Un fantasma è là...

PAOLO
Che intendi?

FRANCESCA
(lanciandosi come forsennata nelle braccia di Paolo)
O Paolo... io t'amo...
Mi accuso al mondo a al cielo...
Nè della tomba il gelo
Tal fiamma spegnerà...
A due
D'ogni dolor la traccia
Cancella un tal gioir;
T'amo... vorrei morir
Nelle tue braccia!
(additando verso il fondo della scena)
Lo vedi! È lui...

PAOLO
Che mormori?...

FRANCESCA
Va... fuggi... o morrai meco...

SCENA IV.
Lanciotto e detti.

LANCIOTTO
L'ora di morte, o perfidi,
È giunta... io ve la reco.

FRANCESCA
Lanciotto ! o mio rossore.

PAOLO
Traditi fummo!

LANCIOTTO
(con ira terribile)
E tu...
Tu ardisci, o traditore,
Altri accusar?...

PAOLO
(sguainando la spada)
Non più!
Iddio fra noi sia giudice...

LANCIOTTO
Sugli occhi dell'infida
Muori, o codardo! ...

FRANCESCA
(si interpone ai combattenti)
Arrestisi
La lotta fratricida!...
(Paolo e Lanciotto si incalzano combattendo e scompariscono
dietro le piante. Francesca, ferita, cade al suolo)

Basti una sola vittima!...
Ferita... ei m'ha... nel cor...

SCENA ULTIMA
Frate Bonaventura , Paggi con fiaccole, Damigelle,
famigli, Soldati, Francesca, indi Lanciotto.

FRATE BONAVENTURA e
CORO
Che avvenne?...

FRANCESCA
(al frate)
Ah, tratteneteli !

PAOLO
(di fuori)
Francesca!...

FRANCESCA
É vano... Ei muor!


LANCIOTTO
(rientrando con la spada sguainata)
Ov'è la rea?

FRA BONAVENTURA
(interponendosi)
Miratela
E non vi basta ancor?

CORO
Paolo trafitto... esanime! ... -
Francesca!... Quale orror !...
(Lanciotto si arresta immobile cogli occhi fissi al suolo.
Fra Bonaventura e le donne si aggruppano intorno a
Francesca. Nel fondo della scena si vede disegnarsi un
gruppo di famiglie di soldati)

FRANCESCA
(con voce morente)
Se è ver che un Dio terribile
Chi molto amò punisca...
Del cielo assunta ai gaudii
Francesca esser non può.

Pur che all'amato Paolo
L'eternità mi unisca,
Nel pianto e nelle tenebre

Il paradiso avrò.

FRA BONAVENTURA
Non disperare, o misera...

Fu grande il tuo peccato,
Ma in cielo è perdonato
Chi molto in terra amò.


LANCIOTTO
Entrambi al suolo esanimi...
Spenti dal ferro mio!...
Sposa... fratello!... ed io
Viver ancor potrò?

FRANCESCA
Già... ti raggiungo... o Paolo...
(muore)

FRA BONAVENTURA
Francesca! - Ella spirò...
(volgendosi al Coro)
Al suolo vi prostrate...
Una preghiera alzate...

LANCIOTTO
(volendo ferirsi colla propria spada)
Ed io respiro!...

FRA BONAVENTURA
(trattenendolo)
Insano!

CORO
(in ginocchio)
Pace a chi tanto amò!



Fine


Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV



 

- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -