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Gaetano Donizetti

(1797 - 1848)


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The Operas of Gaetano Donizetti

 


ELVIDA (1826)



Dramma per musica in un atto
di
Giovanni Schmidt

ELVIDA, nobile donzella castigliana, soprano
ZEIDAR, suo figlio, contralto
AMUR, capo d'una trib? di Mori, basso
ALFONSO, principe castigliano, tenore
RAMIRO, ufficiale d'Alfonso, tenore
ZULMA, schiava d'Amur , mezzosoprano

CORO di Spagnuoli
Mori d'ambo i sessi

GUERRERI del seguito d'Alfonso
d'Amur

Banda militare spagnuola.

La scena ? in una piazza forte nel regno di Granata nelle Spagne.



ATTO UNICO


Atrio nel soggiorno d'Amur.

Scena prima
Mori frettolosi da pi? lati.

PRIMO CORO
Tutto cede al nemico feroce,
che veloce alle mura s'avanza!
? svanita la nostra speranza
a momenti inondar si vedr?.

SECONDO CORO
Si resista...

PRIMO CORO
Ogni ostacolo ? vano
al guerriero furor dell'ispano.

SECONDO CORO
A lui cara costar la vittoria
core impavido in breve far?.

PRIMO CORO
Vane voci d'onore, di gloria
a quel cor che pi? speme non ha!

I DUE CORI
Tetro giorno, a cui f?ra la notte
or succede ed accresce spavento!...
Facciam prova d'estremo ardimento;
altro scampo per noi non si d?.

Partono in fretta.

Scena seconda
Amur, Zeidar, guardie.

AMUR
Non pi?: dicesti assai
tropp'ostinato figlio.
Vil debolezza omai
diviene in te l'amor.

ZEIDAR
Cedi, signor, deh! cedi:
rifletti al tuo periglio.
A quali estremi, il vedi,
ci guida il tuo rigor.

AMUR
Punirla io voglio.

ZEIDAR
In pria
mi svena, o genitor.

AMUR
Fomento all'ira mia
l'altera donna ? ognor.

ZEIDAR
Rendila.

AMUR
Folle! e l'ami?

ZEIDAR
Pi? di me stesso.

AMUR
E brami?

ZEIDAR
Teco salvar lo stato.
Al comun ben m'? grato
sacrificar il cor.

AMUR
Non fia. Son oltraggiato,
non sono all'onte usato;
sia pago il mio furor.
Omai tant'orgoglio
non voglio soffrir.
Vendetta m'affretta
l'indegna a punir.

ZEIDAR
(Ti sento mio core
d'amore languir.
Conforto non spero;
che fiero martir!)

AMUR
Ed ostinato ancor?...

ZEIDAR
L'ira che giova?
Padre, soltanto questa
debol cittade resta. Elvida rendi,
prezzo di pace; evita il comun danno.

AMUR
Ma tu...

ZEIDAR
Ma io... (io morir? d'affanno.)

AMUR
No, non sar? mai ver. Costei distrutte
vuol queste mura; l'ombra
del genitor vuol vendicata; oltraggia
il mio grado supremo;
fa voti per l'amante… Eccola… Io fremo.

Scena terza
Elvida, donne. I precedenti.

ELVIDA
A che mi vuoi? Che brami?
Che da sperar t'avanza?
D'Elvida la costanza
sempre maggior sar?.

AMUR
Frena l'ardire insano.
Pensa...

ELVIDA
Minacci invano.

ZEIDAR
E non ti placherai?

ELVIDA
Non lo sperar giammai;
non so che sia vilt?.

CORO
(Alma di lei pi? altera, pi?
fiera non si d?.)

AMUR, ZEIDAR e CORO
(L'amor, l'ira, il dispetto
combattono in quel core,
che freno pi? non ha.)

ELVIDA
(Le smanie io sento in petto
del pi? tenace affetto:
ah! mi tormenta amore,
quanto tremar mi fa!)
(ad Amur)
Ebben?

AMUR
Elvida, ascolta,
e per l'ultima volta. Il figlio t'ama;
per sua sposa ti brama.
A lui porgi la destra, e me qual padre
tenero avrai.

ELVIDA
Mio padre era Gonzalvo:
per? per le vostr'armi!...
Fia vendicato.

AMUR
Forse
pi? che il padre, l'amante...

ELVIDA
S?, l'adoro
quanto abborrisco te…

AMUR
Perfida! stanco
son io de' tuoi disprezzi.
(alle guardie)
Pel sotterraneo varco
si guidi al carcer tetro, e, fra ritorte,
attenda pur costei...

ELVIDA
Lo so, la morte.

Scena quarta
Zulma. I precedenti.

ZULMA
Il terror tutto inonda;
al riparo, o signor.

AMUR
(Perverse stelle!)

ELVIDA
Pietoso ciel!

AMUR
Per poco esulterai.

ELVIDA
Sempre intrepida l'alma in me vedrai.

Amur parte in fretta, Zulmae le donne si ritirano.

Scena quinta
Zeidar, Elvida e guardie.

ZEIDAR
Trattienti...
(Elvida ? in atto di partire)
Per piet?!... Per me non chiedo
pietade: averla tu per me non puoi;
ma per te...

ELVIDA
Ma per me?... Che dirmi vuoi?

ZEIDAR
Se geme a' tuoi lati...
Ohim?! non sdegnarti,
se t'ama lo sai
quest'alma fedel.

ELVIDA
Mia colpa, tel giuro,
non ? il non amarti,
ma te non misuro
col padre crudel.

ZEIDAR
Ma... vedi... sovrasta
per te cruda sorte.

ELVIDA
Ho core che basta:
non temo la morte.

ZEIDAR
Ma il padre...

ELVIDA
un tiranno.

ZEIDAR
Ah! troppo l'offendi.
Pi? mite ti rendi;
rifletti al tuo danno,
infingiti almen.

ELVIDA
Zeidar, che mai spera?
Un'alma sincera
racchiudo nel sen.

ZEIDAR e ELVIDA
(Si grave ? il tormento,
l'affanno ch'io provo,
ch'? vero portento
se regge il mio cor.
Oh, quanto ? spietato,
tremendo il mio stato!
Oh, quanto ? fatale
lo strale d'amor!)

ELvida ? scortata dalle guardie.

Scena sesta
Zeidar. Amur e soldati.

ZEIDAR
Misero me! ... Ma il fier nemico avanza...
(si sente strepito di guerra)
Forse il padre in periglio...
Si corra in sua difesa... ? desso...

AMUR
Figlio,
invano si resiste. I passi miei
pensa a seguir.

ZEIDAR
E dove?

AMUR
Pel calle ascoso avventurare un colpo,
infra 'l notturno orrore,
co’ pi? scelti guerrieri
sapr?... 'Mi segui.

ZEIDAR
Troppo
ti lusinga la speme.

AMUR
Azor promise
forte schiera inviarmi. Inosservata
nel vicin bosco esser dovria. T'affretta.
Fido alla sorte mia la mia vendetta.

Partono. Cresce lo strepito di guerra.

Piazza; porta e mura in prospetto.

Scena settima

Le catapulte finiscono di smantellare le mura. I mori,
che le difendevano, si danno alla fuga. Entra l'armata
spagnola al suono di strepitosa marcia. Una parte
delle truppe s'inoltra nelle vie che alla piazza
conducono; altra parte rimane schierata.

Alfonso, preceduto ed accompagnato da'primari
ufiziali.

CORO
Cinto di nuovi allori
vegga il nemico altero
quel vincitor ibero
che imprese a disprezzar.
A' bellici furori
tregua si ponga omai;
di dolce pace i rai
comincino a brillar.
(ad Alfonso)
Deh! tergi i tuoi sudori,
ritorna a respirar.

ALFONSO
Altra nube al sole intorno
fiero giorno minacci?.
Pi? lucente il sol cadente
si mostr?.

CORO
Pi? lucente il sol cadente
si mostr?.

ALFONSO
(Cara immagin del mio bene,
che nel sen mi stai scolpita
che mi sei cagion di vita,
ti vedr?!
Ma del fato a me tiranno
se il rigor non cesser?,
se mai perderti dovr?,
questo core al crudo affanno
ceder?.)

CORO
(Fra 'l timore, fra la speme
geme, gode.

PARTE DEL CORO
Esulta, freme.)

ALFONSO e CORO
(Ad un'alma vera calma non si d?.)

Scena ottava
Ramiro. I precedenti.

RAMIRO
L'empio Amur si sottrasse
alle nostre ricerche, unito al figlio.

ALFONSO
Elvida?

RAMIRO
Elvida... in breve ne avrai novella.

ALFONSO
Elvida io dico... Ah! dove,
dov'? l'anima mia?

RAMIRO
Calmati.

ALFONSO
E il posso?
Chi sa se in vita ancora

RAMIRO
Oh, come spesso
industre sei nel tormentar te stesso!

Scena nona
Zulma, scortata da un drappello di soldati. I precedenti.

ZULMA
Signor, se la demenza
? pregio usato d'alma grande, accogli
un'infelice.
(in atto d'inginocchiarsi, Alfonso non lo permette)

ALFONSO
Sgombra il duol. Chi sei?

ZULMA
Del tuo nemico schiava
mi fe' la rea fortuna;
Zulma ? il mio nome, e nacqui in nobil cuna.

ALFONSO
(ai soldati)
Libert? se le renda.

ZULMA
Ah! signor...

ALFONSO
Dimmi, o donna,
d'Elvida, prigioniera
d'Amur son gi? due lune,
avresti mai novella?

ZULMA
Si, grata al tuo bel core,
agevolarti io deggio a rintracciarla.

ALFONSO
Ah, lo volesse il ciel pietoso!

RAMIRO
Parla.

ZULMA
Inosservata intesi
che per angusta e sotterranea via,
ch'oltre le mura guida,
la sventurata Elvida
venne scortata a carcer tenebroso.
Noto m'? il varco ascoso ove ha confine
quell'orribile speco.

ALFONSO
Deh! scorta, o Zulma, i passi miei.

ZULMA
Son teco.

Alfonso e Zulma partono seguiti da un drappello di
soldati. Le schiere si disfiano al cenno di Ramiro.

Interno d'un'orrida spelonca; piccola porta da un lato,
mezzo ascosa da' macigni; dall'altro, debole lume sopra
un sasso.

Scena decima

Elvida. Si avanza lentamente, siede, sospira,
rimane pensierosa alquanto, poi si alza.

ELVIDA
Elvida, il tuo coraggio dunque a un tratto
t'abbandon?! ... Ma come,
in mezzo a tanti danni,
pu? quest'anima tua frenar gli affanni?
Orfana figlia, amante sventurata,
e padre e sposo in un sol di perdesti;
ed or, fra questi orrori, non t'avanza,
misera Elvida! un'ombra di speranza.
(siede di nuovo appoggiando la fronte alle mani)

Scena undicesima
Amur e Zeidar dal f?ndo, preceduti da un soldato
che porta una fiaccola.

ZEIDAR
(sottovoce)
Padre che pensi?

AMUR
Trarla da questo speco,
Alfonso or forse ne va in traccia;
possederla potria.
L'opposto varco al vicin bosco guida.
Azor di lei sar? costode; pegno ella mi fia.
L'abborrito nemico
paventi... Eccola.

ZEIDAR
(nell'avvicinarsi ad Elvida)
(Misera!)

ELVIDA
(alzandosi a un tratto)
Ah! conosco
all'odiata voce
il pi? reo fra' viventi.
Qual altra pena, o crudo, a me destini?
Rispondi: il mio supplizio? Ecco i tuoi doni.

AMUR
Forse, donna proterva, al ver t'apponi.
Invan, superba. invano
tuoi voti al ciel porgesti.
Fremi: da questa mano
chi mai sottrar ti pu??

ELVIDA
Quel ferro tuo m'uccida.
Barbaro! a che t'arresti?
N? ancor conosci Elvida?
Io paventar non so.

ZEIDAR
Amato genitore,
pietade in te si desti.
(ad Elvida)
Confida in questo core:
tutto per te far?.

ELVIDA
Di miglior padre degno,
Zeidar, tu sei.

AMUR
Ritegno
pi? l'ira mia non ha.

ZEIDAR
(Dolente a questo segno
un'alma tron si d?!)

AMUR
(ad Elvida)
Seguimi

ELVIDA
Andiam. Si mora.

ZEIDAR
No, vita avrai.

AMUR
(al figlio)
T'affretta;
servi alla mia vendetta, che
in breve scoppier?.

ELVIDA
Del cielo la vendetta, sul
capo tuo cadr?.

ZEIDAR
(Vorrebbe, amor, vendetta,
ma sente il cor pieta.)

Nell'atto che Amur vuol condurre fuor dell'antro
Elvida, si sente un improvviso strepito, e vedesi
atterrare la piccola porta indicata.

Scena dodicesima
Alfonso, preceduto e seguito da' soldati con spada
nuda, e recando molte faci. I precedenti.

AMUR
Stelle! ... che veggio!

ZEIDAR
Sogno! ... vaneggio!

AMUR e ZEIDAR
Oh, inaspettato,
tremendo fato!

ELVIDA
(nel riconoscere le armi spagnuole)
Pietoso ciel!

ALFONSO
Qual tetro speco!

ELVIDA
Oh voce! oh sorte!

AMUR e ZEIDAR
Barbara sorte'

ALFONSO
Antro di morte!

AMUR e ZEIDAR
Sorte infedel!

ELVIDA
Mio ben! son teco...

ALFONSO
Elvida mia!

Mentre Alfonso corre a lei, Amur la prende per un
braccio, e la tira in disparte.

ELVIDA
Sei tu!

ALFONSO
S?...

AMUR
Pria per questa mano...
(impugnando uno stilo)

ZEIDAR
Ferma!

ALFONSO
Inumano!

ALFONSO, AMUR, ZEIDAR e ELVIDA
(Destin crudel!)

ALFONSO
Deh! ti placa... Amur, mi rendi
l'idol mio che tanto adoro;
deh! mi rendi il mio tesoro;
pace... tutto avrai da me.

AMUR
Stolto amante, invan pretendi
ch'Amur ceda a' tuoi desiri,
bench? oppresso tu lo miri,
sempre fia maggior di te.

ZEIDAR e ELVIDA
(Tremo... palpito... all'affanno.
Non resisto... Fier momento!
Far a brani il cor mi sento...
Pena eguale, oh Dio, non v'?!)

ALFONSO
(minaccioso)
E persisti ancora? Cedi.

AMUR
NoTu a morte mi precedi.
(in atto d'uccidere Elvida, Zeidar trattiene il
colpo)

ALFONSO, ELVIDA e ZEIDAR
Giusto ciel!

ALFONSO e ZEIDAR
T'arresta! ...

AMUR e ZEIDAR
Indegno!

ZEIDAR
Ecco il petto: in me lo
sdegno, padre, tutto puoi sfogar.

S'inginocchia ad Amur, e questi, mentre lo respinge,
vien circondato dalle guardie.

AMUR
(al figlio)
Va', ti togli al mio cospetto;
nato sei per mio rossore.
(ad Alfonso)
Vil nemico, il tuo furore
non pu? l'alma in me cangiar.

ALFONSO e ELVIDA
L'empio cor che chiudi in petto
a chi mai non desta orrore!
Trema iniquo, traditore,
dovr? il fulmine piombar.

ZEIDAR
(D'atra stella trist'oggetto
fosti, o misero mio core!
Morte sol da un rio dolore
pu? quest'anima involar.)

Scena tredicesima
Ramiro, soldati. I precedenti.

RAMIRO
Ti conforta signor,
(ad Alfonso)
d'Azor la schiera,
dal vicin bosco uscita,
piomb? poc'anzi su di noi: ma tale
fu l'ispano valor, che in un momento
rest? dispersa come nebbia al vento.

AMUR
(Saziati, o sorte!)

ELVIDA
Lode al ciel!

ALFONSO
Soldati,
costui si tragga altrove.

Amur ? condotto via.

Scena quattordicesima
Alfonso, Elvida, Zeidar, Ramiro e seguito.

ZEIDAR
Ah, padre! ... Alfonso,
deh! piet? ...

ALFONSO
Generoso
meno di te mi credi, alma ben nata?
La mia vita hai serbata
in quella del mio ben; serbarla io voglio
al crudo padre tuo. Libero sei,
ed attendi da me nuova mercede.

ZEIDAR
Tanto sperar mi lice?
Dunque meno infelice
son di quel ch'io credei? Mi salvi il padre,
che pi? sperar degg'io?
Elvida! ... (Alma resisti.) Alfonso, addio.
(parte)

Scena ultima
Elvida, Alfonso, Ramiro e seguito.

ELVIDA
Magnanima virt?!

ALFONSO
Sei mia! Ci veda
congiunti in sacro nodo il nuovo sole.
? tempo, cara, omai
che lieto esulti il cor.

ELVIDA e ALFONSO
Penammo assai.

ALFONSO
Il cielo, in pria sdegnato,
si mostra alfin placato;
ritorna a noi la pace
sui vanni dell'amor.

RAMIRO e CORO
Ritorna a voi la pace
sui vanni dell'amor.

ELVIDA
Felici miei tormenti,
soavi miei lamenti,
se di piacer verace
ora mi balza il cor.

RAMIRO e CORO
Ritorna a voi la pace
sui vanni dell'amor.

ALFONSO
Per te, bell'idol mio,
tutti gli affanni oblio,

ELVIDA
Per te di tanti affanni
pi? non rammento i danni,

ELVIDA e ALFONSO
Se d'Imeneo la face
disgombra ogni dolor.

TUTTI
Ritorna a noi/voi la pace
sui vanni dell'amor.

 

F I N E