BiografyOperaPhotosWorksLiederMp3sMidisShopTools
Composers Biography
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
vuoto.gif (49 byte)
 

Gaetano Donizetti

(1797 - 1848)


[ DonizettiComposers | Mp3 |Home Page]

donizetti.gif (23516 byte)

linecomposer.gif (1935 byte)

The Operas of Gaetano Donizetti

 


IL FORTUNATO INGANNO (1823)


Dramma giocoso per musica in due atti
di
Andrea Leone Tottola


Personaggi:


LATTANZIO LATTRUGHELLI, primo buffo e capo di una compagnia di cantanti, buffo
AURELIA, sua moglie, prima attrice soprano
FULGENZIA DEL FOLLETTO, seconda attrice, soprano
EUGENIA, pupilla di Lattanzio e nipote d'Aurelia, soprano
FIORDELISA, attrice, mezzosoprano
IL COLONELLO CAVALIER ORTENSIO FRANCESCHETTI, basso
IL TENENTE EDUARDO, suo nipote, tenore
IL SIGNOR BEQUADRO, maestro di cappella impiegato presso la compagnia Lattrughelli, basso
VULCANO, poeta della indicata compagnia, tenore
BISCAGLINO, basso della compagnia, basso
ASCANIO, avvisatore della compagnia e cameriere di Lattanzio, basso

Coristi della compagnia.

L'azione ? in Roma.

Atto I
Atto II



ATTO PRIMO


Sala in casa di Lattanzio, e destinata alle
prove della compagnia.

Scena prima
Il maestro Bequadro ? a cembalo, e fa sentire a
Vulcano la musica di un'aria della sua opera; indi
Fulgenzia e Biscaglino; in fine Ascanio co' Coristi.

BEQUADRO
"Bella Dea! Se peno ognora,
al balen di tue pupille,
dell'ardor, che accende Achille
vada altero il tuo bel cor."

VULCANO
Bravo masto! Chesta ? essa!
La parola ? bene espressa!
"Dell'ardor, che accende Achille,
vada altero il tuo bel cor."
(canterellando come il maestro)

BEQUADRO
Qui un'uscita in effautto
Con clarini, obo? e trombone,
la... la... la... la...

VULCANO
Va benone!

BEQUADRO
Indi un corno, che sostiene.

VULCANO
Corno, e Achille? non sta bene.

BEQUADRO
Ma qui abbiamo un professore,
che lo tocca con dolcezza:
senti poi con qual destrezza
dal maggior passo al minor
"le luci tenere,
nido di amore
O bella Venere!
Volgimi tu ..."
Oh, che tronco indiavolato!
Di cambiarlo avea pregato.

VULCANO
Ma perch??

BEQUADRO
Qual vocalizzo
vuoi che io faccia sopra l'u?

VULCANO
Vi' ca chisto ? un schiribizzo!
'Ntiempo antico era negato,
mo lo gusto s'? cagnato,
senza scrupolo se trilla
sopra l'i, sull'o, sull'a.
Mo se canta a chi cchi? strilla,
a chi 'nte 'nfrasca cchi?.

BEQUADRO
(Maldicente da modello!
Che bel fiore di Virt?!)

VULCANO
(E sto masto marionciello
m'ha pigliato pe' cuc?!)

FULGENZIA
Date alla terza donna
(entra in collera, e gitta sul cembalo la particella
della sua aria)
quest’aria da sorbetto:
Fulgenzia del Folletto
non canta queste frottole.
(a Vulcano)
Poeta delle nottole!
Fai versi in ver da piazza:
sapete ch'io son pazza!
v'insegner? a trattar!

BEQUADRO
Piano, signora mia!
Che modo di parlar.

VULCANO
Madd?! Tant'arbasci? con
me pu? sparagn?!

BISCAGLINO
Il mio rond?, maestro,
lo v? in alamir?:
dal suo bel genio, ed estro
io spero ben per me.

BEQUADRO
Di contentarlo spero.
(Lo tengo bello e fatto.)

FULGENZIA
Per voi son men di un zero!
Non mi si bada affatto?

BEQUADRO
Ma questa ? una insolenza!
Discrezion non v'?!

VULCANO
(Vi' che te fa Seiorenza!
Cchi? p?ttema non c'?!)

FULGENZIA
Alla mia convenienza
non ceder? in mia f?.

BISCAGLINO
(Costei non ha prudenza,
sa litigar per tre.)

ASCANIO
Signor maestro, pronti al suo cenno
(avanzandosi co' Coristi)
sono i Coristi.

BISCAGLINO
Bravi! Sediamo:
il primo pezzo passar vogliamo.

VULCANO
S?, s?, proviamo, ch'io vo' sentire.

FULGENZIA
(Ed io soffrire devo un oltraggio!)

BEQUADRO
A voi, quai musici del verde Maggio,
un chiasso armonico fate echeggiar.

BISCAGLINO
Io la mia parte vi sapr? far.

BEQUADRO
E lei, madama?

FULGENZIA
Non vo cantar.

VULCANO
(Si non sa leggere, che ha da cant??)

Biscaglino cava la particella e si unisce a
cantare co' Coristi.

BISCAGLINO
"Oh qual momento! Qual d? felice!"

CORISTI
"Tu di contento sorgi foriero:
cinto di allori l'eroe guerriero
a noi ritorna trionfator."

FULGENZIA
(Che canto rancido! Che vecchia musica!
Come va in estasi quell'impostor!)

VULCANO e ASCANIO
Che canto energico! Che bella musica!
? un pezzo celebre, che tocca il cor!

BEQUADRO
Grazie alla vostra misericordia!
Non ? mio merito, vostro ? l'onor.

ASCANIO
Signor maestro, comandate altro da' coristi!

BEQUADRO
Hanno avuto la particelle del finale?

ASCANIO
Non ancora.

BEQUADRO
Ebbene potete andar via. Domani alla stessa ora.

Ascanio parte co' Coristi.

FULGENZIA
Ho detto al signor Lattanzio, che domani non potr?
venire alla pruova. Debbo prendere una medicina.

VULCANO
Medicina co sta faccia de luna chiena? Usc?a me pare
na fata!

FULGENZIA
Eppure l'apparenza inganna.

BISCAGLINO
(E non vuoi dire che mangia come un lupo!)

VULCANO
(Aj?re nnanze a me se asciuttaje diece paole da ranci
teneri, e se colaje quattro mezzette.)

BEQUADRO
Del resto, tornando al proposito, sentite, madama, la
vostr'aria colla orchestra, e voi la troverete bellissima.
Vi ho fatto un concertone di tutti gli strumenti, fra
quali il corno inglese ha delle scappate di genio.

VULCANO
Il corno inglese! Vu? pazzi?! Mo' pe 'na novit?, le
cantante se fanno tanto d'uocchio.

FULGENZIA
Ed io non voglio, che per me c?ntino gli strumenti.
Ho, grazie al cielo, voce ed abilit? da farmi sentire.

BEQUADRO
Via, voglio farvi contenta: il poeta mi rifaccia le
parole, ed io ve ne scriver? un'altra.

VULCANO
Eh, gi?! A chesto aveva da conchiudere l'argomento.
Quanno s'? arrenata la fantasia de li maste de cappella,
s?beto lo poeta n'ha da pag? le pera cotte.

FULGENZIA
Cosa vi costano otto versi? Non vale pi? un vezzo
di madama Fulgenzia?

VULCANO
Queste sono le nostre alliccature ordinarie.

BISCAGLINO
Ma il poeta vorrebbe qualche straordinario.

FULGENZIA
E perch? no? Quando si pagher? la mesata,
adempir? al mio dovere.

VULCANO
(Oh! Lo grasso le scorre pe li tallune! Aff? di nulla! son fiorentina.)

BEQUADRO
Ci siamo intesi. Oh, io vado a vedere la signora Aurelia.

BISCAGLINO
? uscita alla sua solita passeggiata.

FULGENZIA
Anch'io debbo parlarle. Torno pi? tardi, Addio,
poeta! Otto versi, ma siano dolci, e melliflui.

VULCANO
Li far? sciruppare a uso di cocozzate.

BISCAGLINO
Aspettate, madama, vi accompagner? sino a casa.

FULGENZIA
Mi fate piacere.

Viano.

BEQUADRO
Poeta, ti attendo domani con qualche poesia:
io non ho pi? una virgola da scrivere.

VULCANO
Mmalora! Manco 'no copista farr?a cchi? lesto de te!
'Na vota li maste mettevano sei mise a scrivere 'no spartito,
e mo' se lo scenneno dinto a binte juorne.

BEQUADRO
Cotta la mala lingua!
Potrei risponderti ma non ne ho voglia. Addio.
(via)

VULCANO
Io po taglie a tunno, e pors? contr'a me stesso.
Meglio ? perdere l'amico, ca lo concetto.
(via)

Scena seconda
Lattanzio dalle sue stanze. Egli vien
fuora leggendo alcune carte, indi esclama:

LATTANZIO
Add? sta chi me dicette
ca chist'anno c'? guadagno?
Co doje punie a li feliette
Io vorria mo sdellomm?!
Ajersera, ch'era festa,
co' le spese jette 'mparo,
e l'Amore marinaro
m'accedette a recit?.
A la fine de sto mese
Lo quartale s'ammatura,
e la cascia sta cchi? scura
del vorzillo di un poeta;
e pe' aunire la moneta,
m'ho 'no pungolo da f?.
A l'autunno, e a primavera
va la gente a la campagna;
a l'est? se va la sera
a le bille, e a lo passeggio:
quanno ? bierno, tanto peggio!
Ca si chiove, arrassosia!
La donnesca fantaria
non se fida d'aguazz?.
E pel riesto del carrino
Mmiero al ceto cantarino
t'aje la capo da joc?!
'N? pap? da cc?, seccante,
ll? 'na gnora ntossecosa,
cc? un patuto smanecante,
ll? 'na sora attaccagnosa,
lo poeta, che te secca,
lo pittore, ch'? 'na zecca,
e lo masto, che maje scrive,
e b? sempe amoreggia!
Che mannaggia muorte e bive,
chi sto guajo se v? spes?!
Citto s?, che a sto momento
Da quaccuno d? me sento...
"Non facite robbe vecchie,
consolatece le recchie
sia lo libro aggraziato,
sia la musica cch'i? chiara,
e bedite si a migliara
lo denaro non se fa."
Hic est puntus! Hoc Laborem!
Che mannaggia quanno majo
lo tentillo me canaje
de me ire a rojen?!
Dicevano buono le becchie antiche, ca la robba de
'nfinfirinf? se ne vace de 'nfanfaranf?. Li denare de lo
triato pare che teneno lo stravisto: no le truove cchi?
appena li miette dinto a la teraturo. Dicimmo la verit?:
nuje che dammo a lo pubblico, che paga tante belle
monete? Fiato, chiacchiare, fenziune, belle apparenze,
e niente sostanza, e pe' ghiustizia li denare ce hanno
da fu? da le mmane. E io ciuccio, che saccio tutte ste
cose, me so fatto carri? da mogli?rema, e me so puosto
a fa lo 'mpressario, quanno poteva camp? a fiore
cantanno a spose dell'aute: e mo' essa ? la primma, che
quanno le tocca, e pe' le commemenzie me tace
l'ancarella.

scena terza
Don Vulcano e detto.

VULCANO
Alla sonora cornamusa d'Apollo, al pap? de' buffi,
destinato ad essere anche il pazziariello de' Numi
quanno stanno co la paturnia, si accova l'ultima
goccia della fontana di Aganippo!

LATTANZIO
(Sentinella allerta! Visita di poeta,
spremuta di vorzillo

VULCANO
(L'amico sta gravido bitumoso! Se sarr? appiceccato
co' la mogliera!)

LATTANZIO
Che c'?, Don Vulc??

VULCANO
Ecco terminato il mio drammo di tutto punto. Se po'
servi co' cchi? prontezza il nostro buffo, impresario?

LATTANZIO
Oh! p? chesto se sa, ca tu sei un Mercurio.

VULCANO
Cio?, Mercurio, idest sollecito comme a l'argiento
v?vo?

LATTANZIO
Gi?, e tanto argiento vivo, che trase dinte all'ossa del
pubblico, e de lo 'mpressario.

VULCANO
Bravo! Sto calammurgo ? degno de 'no comico paro
tujo!

LATTANZIO
Chisto ? lo dramma serio pe' lo masto Bequadro?

VULCANO
Cio?, non tanto serio, pecch? mo' a li tiatre vanno a
ridere, e hanno ragione. Aggio fatto 'no salcicciotto de
grasso e magro, ossia n'agrodolce di aceto, e vino
cuotto accoss? saporito, che chi lo prova s'ha da
allecc? le ddeta.

LATTANZIO
Vedimmo il titolo. Penelope fra i Porci. Tu che
mmalora aje scritto?

VULCANO
Vi' si non accommienze da lo titolo ad addor? lo
schiribizzo del tragico-faceto?

LATTANZIO
Ma cc? ha da d? Proci, e non porci...

VULCANO
E tanno che novit? sarr?a? Tutte sanno, ca li Proce
erano le sangozuco de la mogliera d'Ulisse; ma io ho
immaginato, ca mentre lo marito sta lontano, pe'
levarese da le seccature, Penelope se ritira dinto a 'no
desierto, add?, trasformata in pastorella d'Arcadia, se
mette a guard? li puerce. E mogli?reta pe' fa ste scene
mistiche non ha la simmele. Tu po' ce aje 'no partone.

LATTANZIO
Io pure mmiezo a lo serio?

VULCANO
Tanto bello! Ulisse gi? saje, ca era 'nu guerriero
pazzotico, e mmiezo grottesco...

LATTANZIO
E uscia de stampiglia l'ha fatto addevent? 'no buffo
caricato? Don Vulcano! Don Vulc?! Io dic? ca chiove,
ma tu vu? fa ven? lo delluvio addirittura! Non saccio
si a Romma ausano tofe pe' te fa l'onore, che te
mmierete.

VULCANO
Ah?! mondo ignaro! Nolite procicere margaritas...

LATTANZIO
Vattenne Margarita, e 'Ntoniella! Vide d'acconci? lo
libro, ca si no non te lo manno in scena, e non te lo
pago.

VULCANO
Usc?a che dice? A 'n 'autore comme a me, se dice non
te lo manno in scena? E tu saje che poeta songh'io?
Vi' che aggio dato ultimamente alla luce il celebre
Melodramma del Pasqualotto.

LATTANZIO
Non saccio che me cunte? Me maraviglio de lo masto
Bequadro, che ha scritto la musica 'ncopp'a sto mostro
de libretto...

VULCANO
Chillo s'ha sgliottuto li piezze come a BiografyOperale de
tribusse.

LATTANZIO
N?? e le tornarr? a scrivere 'n 'auta vota.

VULCANO
Don Latt?! mo' 'nce guastammo!

LATTANZIO
Che bu? guast? cchi?? S? tanto guastato, che la natura
non te poteva fa cchi? sconciglio. Ors?
abbreviammola. Cchi? tardo tenimmo 'na sessione io,
tu, e lo masto, leggimmo lo libro, e bedimmo chello
che se po’ fare.

VULCANO
E 'nfratanto io che magno?

LATTANZIO
Rapuonzole, si ne vuo'...

VULCANO
Ma almeno damme 'n 'accunto...

LATTANZIO
S?! te voglio d? l'accunto, e lo cunto de li cunte! Don
Vulc?! Io sto co a to 'ncapo! O te ne vaje tu, o me ne
vaco io.

VULCANO
Mo' ce ne jammo! Gi? saccio, ca tu aje trovata sta
scusa, pe' non mettere mano a la sacca. Sti juoche de
bussolotte falle co tutte, ma no co li poete. Vi' ca
chiste se la scontano quanno vanno, e te mettono
'ncaricatura quanno meno te lo cride. (Mo' trovo 'n
'appaltato, me faccio anticip? 'na rata, e accoss?
arremedio a li guaje.)
(via)

LATTANZIO
Non poteva trov? 'no poeta cchi? straviso de chisto!
E mogli?rema non torna ancora da la passiata? Po'
dice ca piglia catarro, e marito ? buono me fa lev?
cartiello. Oh zitto! Eccola cc?! E se ne vene
'mbraccetto co no militare? La cosa non me dispiace!
Trase robba nova dinto a la casa cossalute! Don
Latt?! Apre l'uocchie. Mogli?reta volesse
accommenzarte a ghioc? de coda?
(si ritira in disparte)

Scena quarta
Aurelia servita di braccio dal Colonnello Ortensio,
Lattanzio ? in osservazione.

COLONNELLO
Quanto, gentil contessa,
deggio al favor del fato,
se riveder mi ? dato
chi mi fea lieto un d?!

AURELIA
Felice, o Colonnello,
convien, ch'io sol mi dica
se la fortuna amica
al guardo mio vi offr?.

LATTANZIO
(No! lo discurzo e bello!
Contessa e Colonnello!
Sta scena alquanto isterica,
sta storia che bo d??)

COLONNELLO
Gusto, eleganza, e brio
spiran da queste soglie!

AURELIA
Sediamo, amico mio;
riposerem cos?.

COLONNELLO
Sediam, come a voi piace.
(Ah, che costei la pace
all'alma mia rap?!)

AURELIA
(Il mio disegno ? audace,
malizia il sugger?.)

LATTANZIO
(Mandane ll? co' Arbace!
Don Artabano ? qui.)

Seggono il Colonnello ed Aurelia.

COLONNELLO
Dite sinceramente,
amate alcun?

AURELIA
Nessuno.

COLONNELLO
Oh! questa ? sorprendente!

AURELIA
Perch??

COLONNELLO
S? giovanetta,
amabile, avvenente,
tenervi vedovetta!
Io non l'approvo aff?.

AURELIA
Oh! mille spasimanti
Mi ronzano d'intorno:
ma cerco invan fra tanti
chi degno sia di me.

LATTANZIO
(Mo' crepo! Ors? fen?mmola)
me 'ncrino a la signora.
(avanzandosi)

AURELIA
(Qui mio marito! Oh diavolo!
All'arte!). Lei mi onora!
Benvenga!

LATTANZIO
Si ve pare...

AURELIA
Si ? fatto fatto un po' aspettare?
(interrompendolo sempre)

LATTANZIO
Io voglio me spiegato...

AURELIA
Il solito gelato
Or prenderemo in tre.

COLONNELLO
Chi ? mai questo signore?

LATTANZIO
Io songo...

AURELIA
Il conte Asdrubale
il primo appaltatore
? delle poste, antico
mio conoscente, un ottimo,
bravo, e leale amico...
Un uom, che ha su la fronte
marche di onore, e f?!

LATTANZIO
Se robba io tengo in fronte,
? tutta sua merc?.

COLONNELLO
Saluto il signor Conte!

LATTANZIO
Anzi! Non c'? di che!

COLONNELLO
(Trov? la vedova in contrabbando,
e alo? patico va masticando!
Tra quegli ed essa v'? un bel pasticcio!
Della contessa sar? un'impiccio...
attento Ortensio! Sta alla vedetta!
La vedovetta ti pu? burlar.)

LATTANZIO
(Mo' voglio, o sbriffia! che me daje cunto.
A Don Lattanzio se fa st'affrunto?
A me se portano ste serenate?
A me se tramano cheste 'mboscate?
Si sto mesterio non sfratta 'nfretta,
mo' na saetta siente spar?.)

AURELIA
(Zitto! Giudizio! Ti dir? poi...
Nel precipizio gettar mi vuoi?
Un tratto comico, un colpo bello,
ardito or medita il mio cervello...
Di penetrarlo non aver fretta...
Ma la scenetta dei secondar.)

LATTANZIO, AURELIA e COLONNELLO
(Di questo evento il fin vedremo,
ma intanto io sento nel dubbio estremo,
che il core in petto, per lo sospetto
fra fieri palpiti mi sta a balzar.)

COLONNELLO
Se la mia presenza potesse essere di ostacolo al signor
conte, onde favellarvi con maggior comodo, dietelo
pure, o contessa, senza riguardo. I militari trattano
con franchezza, ed indifferenza. Io batto subito la
ritirata...

LATTANZIO
Veramente me pare, che sia sonata l'ora de l'appello.

COLONNELLO
L'avete sentita battere sull'orologio de' vostri
desideri? Niente di pi? facile, per compiacervi.

AURELIA
Fermatevi, Colonnello. Il conte Asdrubale ? di umore
assai faceto, e fertilissimo di bei motti. Egli mi dava
conto di taluni miei affari, che io ho raccomandati alla
sua amicizia. (Matto! Non saria capace di fingere per
pochi momenti?)

LATTANZIO
(Fegnimmo, pe' Sed? comme va a fenire sta scena.)

COLONNELLO
(La contessa ? alquanto imbarazzata. Colui ? un suo
pretendente.)

AURELIA
Sediamo pure, amici miei, e facciamo una piacevole
conversazione.

LATTANZIO
Assettammonce.

COLONNELLO
Come vi piace.

AURELIA
(piano a Lattanzio)
(Regolati con prudenza: egli non sa di essere in casa
di gente da teatro.)

LATTANZIO
(Merola! Eppuro t'arrivo!)

Seggono.

COLONNELLO
Voi avete un bellissimo impiego, signor appaltatore.

LATTANZIO
Cattera! L'impiego mio ? bellissimo, quanno per? se
'ncontra quacche opera bona.

COLONNELLO
Come sarebbe a dire?

AURELIA
(Eh, sciocco!)

LATTANZIO
(Oh, cancaro!) Per esempio, quanno se d? quacche
occasione straordinaria di gran passaggio di
forastieri, di magnati incogniti: nuje tanno dicimmo,
ca l'opera ? 'ncontrata, pecch? retene vanno e retene
veneno, corriere partono e corriere se mpestano,
carrozze se scassano, e po' s'acconciano, e c'? quel
flusso e riflusso, quel trase e jesce, che fa ngrass? lo
terreno.

AURELIA
(L'ha ben ripiegata.)

COLONNELLO
Eppure io sono di opinione, che la vita del militare
sia preferibile alla vostra.

AURELIA
Il conte Asdrubale ha anche una volta indossata la
militare divisa.

COLONNELLO
Ah! siete stato anche voi seguace di Marte?

LATTANZIO
Oh! Marzo ? stato il mio amico scorporato. Ho messa
la montura cchi? bote io, che non tengo capelli sulla
cervice. (L'auta sera, fra l'auto, facette Don Marzio
Tricchitracco.)

COLONNELLO
Ho piacere dunque di conoscere in voi un collega
ritirato!

LATTANZIO
Eppure mo' che me vado facendo un poco mente di
localit?, me ricordo di avervi ncontrato all'armata.

AURELIA
(Vi prende gusto il briccone!)

COLONNELLO
E dove?

LATTANZIO
A Baviera di Monaco.

COLONNELLO
No, il mio corpo era a Soab...

LATTANZIO
A Soabbe, ? lo vero, a Soabbe, e la mia coda era
a Gracovia. E mi non sbaglio vuje st?vevo accampato
a la riva di un fiume?

COLONNELLO
Sull'Inn?

LATTANZIO
Sul Ninno, s? signore, sul Ninno. Ah, cattera! Ce
simmo fatte onore a chella campagna! Ogne ghiuorno
'na vittoria!

COLONNELLO
Non confondete l'epoche. Sull'Inn abbiamo avuta una
disfatta considerevole.

LATTANZIO
Ah s?, mi ricordo. Ma fu veramente una disfatta
vittoriosa.

COLONNELLO
A Rosenheim trionfammo.

LATTANZIO
A Rosanella, cospetto! E che trionfo! Tutta la nostra
truppa era schierata 'ncopp'a 'na granne altura...

COLONNELLO
Ohib?, anzi in una vasta pianura.

LATTANZIO
(Mmalora fammene 'ncorr? una!) Cio?, era un
falsopiano fatto a scoscese. Ma che battaglia! Furono
chi? i vivi che morirono, che i morti che camparono.

COLONNELLO
Che grado avevate allora signor conte?

LATTANZIO
Cominciai la mia carriera da profosso,
e mi ritirai cogli onori di Feld-Maresciallo.
(ad Aurelia)
(E bi si trase tu a spezzarme lo lucigno!)

COLONNELLO
(? un bel tomo costui!)

AURELIA
Ma, signori miei, mi sembra, che per parlare di armi e di
armate mi abbiate dimenticata abbastanza. Datemi il
piacere di dir qualche cosa al garbatissimo
Colonnello, che dopo qualche anno ho per fortuna
riveduto poc'anzi alla passeggiata.

COLONNELLO
Il piacere fu per me inesprimibile, o signora, ed or non
mancher? d'avvicinarvi, finch? i miei affari mi
tratterranno in Roma.

LATTANZIO
Mi figuro gi? p? poche juorne?

AURELIA
Il Colonnello ? lo zio del tenente Eduardo
Franceschetti... di quel giovine cavaliere, che suole
talora onorarci di una visita. Ha saputo con
dispiacere, che il nipote sia pazzamente invaghito
della giovane pupilla di un miserabile cantante, di un
certo Lattanzio Lattughelli, e si ? recato subito a
Roma, per impedire queste nozze.

LATTANZIO
(E che b? d? st'auta matassa?)

COLONNELLO
Permettete, o contessa, che io vi lasci per qualche ora.
Prima d'incontrarvi ho contratto un impegno, che
debbo adempire. Torner? a voi per non lasciarvi in
tutto il resto del giorno.

LATTANZIO
(Si loca con tutti i comodi possibili!)

AURELIA
Io vi attendo anzi, per presentarvi ad alcune dame, e
cavalieri, che frequentano la mia casa, e che avranno il
piacere di fare la vostra conoscenza.

COLONNELLO
Addio. Un bacio su quella mano, se lo permette il
signor conte?

LATTANZIO
Usc?a fa tanto bello! E po' sta ripigliando l'antichi
dritti dominicali!

COLONNELLO
(Contessa, ho paura, che il conte Asdrubale sia un
vostro amministratore.)

AURELIA
(Mi fate di gusto cos? cattivo! I bufalotti non sono
stati giammai tra i miei geniali.) Conte Asdrubale, voi,
che siete mio confidente, fate gli onori di casa al
signor Colonnello.

LATTANZIO
Pozzo fa allum? 'tra torcia a quattro locigne, cchi?
grossa de chella, che m'aje fatta ten? fino a lite', e
l'illuminarraggio 'nzi abbascio?

COLONNELLO
Non ne ho bisogno, non voglio che s'incomodi!

LATTANZIO
Ma c'? pericolo de romperse la noce de lo cuollo
(Comme spero, che te la rumpe).

COLONNELLO
A rivederci presto, contessa.

LATTANZIO
(Mo' che torno la smosso.)
(via precedendo il Colonnello)

AURELIA
Oh, che combinazione veramente da romanzo! Vado ad
istruire Eduardo dell'accaduto. Egli ? a quest'ora
sicuramente al fianco della sua cara Eugenia.

(entra nella sua stanza)

Scena quinta
Fulgenzia, a Vulcano dalla porta comune, indi dalle stanze di
Aurelia, Eduardo ed Eugenia.

FULGENZIA
Chi mai sar? quel Colonnello che don Lattanzio
accompagnava alle scale con molta circospezione?

VULCANO
Che saccio chi mmalora ? isso! Saccio sc'chitto, che
m'era chiantato abbascio pe' aspett? Lattughella pe'
accomod? 'no cierto affare, e so' restato co 'no parmo de
naso, quanno chillo se l'ha voluto carri? co' isso
dinto a lo caf? dirimpetto.

FULGENZIA
Ha per? una figura decente, un abordo imponente quel
militare.

VULCANO
Eh gi?! madama Fulgenzia appena vede 'no caporale,
s?beto se 'mperozzolea.

FULGENZIA
Non so negarlo; la classe guerriera mi piace
assaissimo. Nella folla de' miei adoratori ho dato
sempre la preferenza al Dio della guerra.

VULCANO
E la dotta Minerva l'aje lassata a spasso?

FULGENZIA
I letterati non fanno per me. Essi hanno troppo
giudizio, e poca opulenza.

VULCANO
E Apollo?

FULGENZIA
Tanto peggio! Poeta, povero e petulante hanno le stesse
lettere iniziali.

VULCANO
Tale e quale comme a cantarinola, cevettola e
contrabbannera.

EDUARDO
S?, mia cara Eugenia. La signora Aurelia mi ha
sbalordito. Il colonnello Ortensio in Roma! Mio zio
venuto qui per opporsi a' miei amori con te, mia
adorabile Eugenia?

EUGENIA
Qual crudelt?! Tanto prevale in lui un insano
pregiudizio!

EDUARDO
Crede egli, che la gente di teatro sia la pi?
detestevole.

FULGENZIA
Chi? Quel Colonnello forse, che usciva poc'anzi col
signor Lattanzio?

EDUARDO
Appunto.

FULGENZIA
Che sciocco! Rinunzio subito alla buona prevenzione
sul suo conto.

VULCANO
Chisto sar? nato fra l'ottantotte, e tene veramente 'na
faccia d'ottantanove!

EDUARDO
La signora Aurelia mi ha brevemente raccontato, che
egli la conobbe quando era la contessa Asperghi, e
frequentava la conversazione del conte, suo primo
marito. Da che rimase vedova essa pi? non lo vide, ed
egli ignora il successivo suo teatrale destino. L'ha
incontrata al passeggio, e le ha subito raccontato
l'oggetto del suo passaggio in Roma.

EUGENIA
Io non so chi abbia potuto istruirlo de' nostri
amori. Qualche spirito maligno senz'altro!

VULCANO
Si ne lieve li mantesenielle a lo munno, la terra resta
un deserto.

EDUARDO
Aurelia ha subito immaginato il disegno di darti una
lezione, e disingannarlo col fatto da' suoi pregiudizi.
In somma l'ha lasciato nella supposizione, che essa sia
ancora una contessa, per aver miglior campo ad agire;
per disingannarlo, e ridurlo da se stesso ad annuire
alle nostre nozze.

FULGENZIA
Questo veramente sarebbe uno de' bellissimi tratti del
suo spirito.

EUGENIA
Ah! Potr? dunque sperare?

EDUARDO
S? mia cara. Fidiamo nella promessa della tua tutrice.

VULCANO
E quanno essa vo', t'arravoglia Romma co' tutto lo
Senato.

EDUARDO
Oh, che raro talento!
Da lei spera il mio cor pace, e contento.
Ah! se rinasce in seno
La mia perduta speme,
riconoscente appieno
quest'alma a lei sar?.
Per lei del sacro Imene
risplenderan le tede,
e amabili catene
stringere amor sapr?.
Come da palpiti
Di rio timor
a pieno giubbilo
risorge il cor!
Se fia gradevole
sentir placato
di stella infausta
il rio rigor,
sol pu? comprenderlo
un cor piagato,
un cor, ch'? vittima
di fido ardor.
(via)

Scena sesta
Aurelia e detti.

AURELIA
Presto, presto, Eugenia, va ad indossare un abito pi?
elegante, ed attendimi nelle mie stanze.

EUGENIA
Vado ad ubbidirvi.
(via)

AURELIA
Amica Fulgenzia, ti fece noto Eduardo.

FULGENZIA
S?, mi disse poc'anzi il bizzarro impegno, che tu hai
sposato, e trattandosi di vendicare l'oltraggiata
riputazione di noi altri, son qui a darti mano forte, se
occorre.

VULCANO
Ed io sto cc? colle mie satire a far addevent? sto si
colonnello 'no vero tammurrino.

AURELIA
S?, amici, tutti voi dovete concorrere al grande
oggetto: ho fatto per questa sera cambiar cartello, ed
in vece della Gazza Ladra promessa daremo il
Carnevale di Venezia.

FULGENZIA
E perch? questa novit??

AURELIA
Per la comparsa, che dovremo fare, ci rester? pi?
comodo di restare con quegli abiti, che fra poco
tutti vestiremo. Ti dir? il mio progetto.

FULGENZIA
Ho capito.

AURELIA
Ed il poeta dovr? anche trasformarsi in qualche
soggetto d'importanza.

VULCANO
Per esserlo non aggio besuogno de 'na
trasformazione.

AURELIA
Accompagnami a casa; ho un abito, che feci per una
mascherata, e che ti star? bene.

VULCANO
E si ciba benissimo? Mo' ? benuto lo tiempo de lo
straordinario.
(via con Fulgenzia)

Scena settima
Aurelia, indi Lattanzio.

AURELIA
Lattanzio non ? tornato... Egli era tormentato dalla
gelosia. Veramente l'apparenza era tale... nonsignore...
egli non doveva dubitare di me dopo la lunga
esperienza del costante attaccamento a' miei doveri:
eccolo: egli torna? Cospetto! E che tuba! Vieni pure
storditaccio! Vieni, che avrai pan per focaccia.

LATTANZIO
(Eccola ll? la scoppetta de munizione! Chella cotena
mariola, che b? 'ngrassare le minestre altrui.)

AURELIA
(E come fuma la ciminiera! Ma, Aurelia, non dargliela
per vinta.)

LATTANZIO
(Ors? accommenzammo a mollarle 'no centenaro e
miezo de paccare... asp? Latt?! ... po' le 'nturze la
faccia, chella se mette dinto a lo lietto pe' 'no mese, te
fa sta lo tiatro chiuso, e faje 'ncopp'a cuotto acqua
volluta!)

AURELIA
(All'arte.)
(fingendo recitare dei versi)
"Mariti, apprendete,
Non siate insolenti,
se il capo volete
intatto serbar."

LATTANZIO
Ah! Vipera marranchina! Chesto de cchi??

AURELIA
Uh! Cosa ? stato? Sei matto? Sto ripassando le parole
della cavatina della nostra opera nuova, e tu vieni a
frastornarmi dal mio studio?

LATTANZIO
Le parole de la cavatina! Ah, stoppojola! Vi' comme
l'aje trovate a colore! Tu m'aje pigliato pe' lo z?
Lattanzio de le commeddie, che non bede, e non sente;
ma io so Lattanzio, che tengo tutti li sense de lo
cuorpo, e le mmano longhe e pesante, pe' fare stare a
dovere tutte le Colombine? E le si? Zezo, comm'a te.
M'aje capito.

AURELIA
Ah! Ah, bravissimo! Con questa energia dovrai
recitare con me la scena nel secondo atto di Una
Follia.
Non si pu? esprimer meglio un tutore
ridicolo, che merita di essere corbellato.

LATTANZIO
Aurelia! Aur?! Vi' ca tu me faje fa' 'n Aurellicidio!

AURELIA
Oh, alle corte, pu? sapersi perch? sei ossesso? Perch?
gridi tanto? Cosa diavolo ti sia succeduto?

LATTANZIO
Oh mmalora! Tu poco nnanze m'aje fatte rosec?
chiuove de carrozza pe' lo Colonnello...

AURELIA
Ebbene, cosa ? succeduto di male?

LATTANZIO
E che aveva da succedere de cchi?? faccia tosta!
Nnanze a sta barba maritale se fa vas? mano, se
ricordano le antiche tenerezzitudini... ah?! Suglie de
suvarare, che trasite, e non facite sango... Pecch?
perdite tiempo?

AURELIA
Ma tu che fai tanto il dottore, non hai capito
l'oggetto?

LATTANZIO
Io non boglio, e non aggio da cap? niente.

AURELIA
Ma la premura ? per la tua pupilla...

LATTANZIO
E non s? accisa tu e essa? Ors? decretum est: lo
Colonnello non ha da tras? cchi? pe' chesta porta.

AURELIA
Decretum est. Il Colonnello vi entrer?
quante volte gli piacer?.

LATTANZIO
E chi commanna accoss??

AURELIA
Io… cio?, la moglie, che cos? impone al marito.

LATTANZIO
A lo marito!

AURELIA
Al marito appunto, e meno ciarle, che se mi salta il
moscherino, ti far? vedere che significa moglie, e
marito.

LATTANZIO
Sape usc?a, che fa la masta
Lo marito, che b? d?!

AURELIA
N'ebbi due: tanto non basta,
per risponderti di s??

LATTANZIO
E sentimmo...

AURELIA
Della moglie
il marito ? un servitore.
Pronto sempre alle sue voglie.
Mai molesto seccatore:
se la moglie dice zitto!
Obbedisca, e zitto stia:
se l'impone marcia via!
Come un timido agnelletto
vada via senza fiatar.

LATTANZIO
Chisto cunto, o mio visetto
l'aje sbagliato, e siente cc?.
Il marito ? un creditore
d'ognun aute anteriore,
e sul fondo aggiudicato
isso, ch'? privilegiato,
ave schitto il chiaro dritto
de potere domin?.
E si vede, che s'affaccia
pe' tras? qua marioncello,
chiude lesto lo canciello,
e lle dice ferma ll?!

AURELIA
Pi? del bravo Casacciello
Mi diverti in verit?!

LATTANZIO
Donn'Aur?! Che ce jocammo,
che sta sera a lo triato
co lo naso sfracecato
io te manno a recet??

AURELIA
Ah, malnato! In questa guisa
sai mancarmi di rispetto?
Dunque, addio! Da te divisa
vado altrove a respirar.

LATTANZIO
Lei si serva...

AURELIA
Si stia bene...
Mai pi? insieme...

LATTANZIO
Scocchia cc?.

AURELIA
La campana pi? a tempesta,
no, per me non suoner?.

LATTANZIO
Da un gran pisemo la testa
Gi? me sento liber?.

Fingono di partire indi si fermano e si sogguardano.

AURELIA
(Eppur non merita
tanto dispetto...
Il poveretto
mi ama davvero:
gelosa smania
lo strazia ognor.
Ogni bel gioco
se dura poco,
or io la pace
dar? a quel cor.)

LATTANZIO
(Cchi? de Lucrezia
fida, e annorata
sempe m'? stata
la poverella,
pecch? cagn?rese
se volea po'?
A chisto zero
damme riparo,
Latt?, la pace
Va ce fa mo'.)

AURELIA
(starnuta)
Ecci!

LATTANZIO
Salute...

AURELIA
Grazie...

LATTANZIO
Obbligato...
(tossisce)
Eh! eh!

AURELIA
Che ha tosse?

LATTANZIO
St? un po' arrumato.

AURELIA
Lo scherzo comico,
dico, ? finito?

LATTANZIO
Vuo' fa cchi? le freche co'
lo marito?

AURELIA
Ah bricconcello!
Lo sai, ch'io t'amo...

LATTANZIO
Ma il Colonnello...

AURELIA
Burlarlo io bramo
sol per le nozze
della pupilla,
ma la scintilla
del casto amore
sempre nel core
mi arde per te.

LATTANZIO
Bella mia! Da morte a vita
Tu m'aje gi? risuscitato!
Chella vocca saporita,
chillo labbro m'ha sanato.
Se mi daste 'na mogliera
coss? morbida, e cenera,
a me sola la serbate
sommi Dei pe' carit?!

AURELIA
Gi? mi porge il crin la sorte,
la vittoria ? ormai sicura,
ti di? il cielo una consorte,
ch'? un portento di natura:
all'ingegno mio sublime,
al girar di quest'occhietto
so di ogni alma, di ogni petto,
quando voglio, trionfar.
(Entrano)

Scena ottava
Il Colonnello in abito non militare
preceduto da Ascanio, indi Bequadro.

ASCANIO
Resti pur servito...

COLONNELLO
La contessa ? occupata?

ASCANIO
La contessa?

COLONNELLO
S? la contessa. Non conosci la tua padrona?

ASCANIO
La mia padrona cercate?

COLONNELLO
E chi altro in questa casa?

ASCANIO
(Io non l'intendo!) Vado a renderla avvertita: le dir?
ch'? desiderata...

COLONNELLO
Dal colonnello Ortensio Franceschetti.

ASCANIO
Sar? servita, Eccellenza.
(entra)

COLONNELLO
Colui mi sembra uno stordito! Ci ? poco da sperare
nella gente di servizio, o balordi, o bricconi. E il mio
signor nipote non ? venuto al mio albergo! Oh! Lo
trover? questa sera al suo quartiere. Egli fugge la mia
presenza, perch? teme de' miei giusti rimproveri.

BEQUADRO
(Sento, che si sia dato l'ordine di cambiar del cartello,
ed invece dell'opera annunziata si dar? il mio
Carnevale di Venezia: mi spiace, che si senta una
musica mia pochi giorni prima di dare un'opera nuova.
Vi s'incontrano delle reminiscenze, che vorrei tenere al
possibile lontane.)

COLONNELLO
(Chi sar? mai quel signore? Qualche altro adoratore
della contessa? Ah! ? troppo cara, per diventar
giustamente l'esca della giovent? sensibile, e
passionata!)

BEQUADRO
(Che bel motivo ho ideato per la cabaletta dell'aria del
tenore!.. L?... l?... l?... l?...

COLONNELLO
(Canticchia! E un amatore di musica.)

BEQUADRO
(Ma chi ? colui, che mi sogguarda con attenzione?)

Scena nona
Lattanzio e detti, indi Aurelia.

LATTANZIO
(E b? l'amico Ceraso si ce ha perduto tiempo! Se n'?
benuto in tutta confidenza!)

COLONNELLO
Mi ? permesso d'inchinarlo?

BEQUADRO
Adempio anzi io a questo dovere.

LATTANZIO
(Oh rnmalora! Lo masto non sape niente de lo
'mbruoglio, e mo' la Contessa resta scontessata.)

COLONNELLO
Attende, di grazia, la signora contessa?

BEQUADRO
Come dice?

AURELIA
Bravo! Cos? mi piacete, Colonnello. Avete deposto la
divisa, per restar con noi con maggior dimestichezza?

BEQUADRO
(? un Colonnello!)

COLONNELLO
Serva ci? per dimostrarvi, che io tratto sempre alla
buona, e che esigo lo stesso dalle persone, che stimo.

LATTANZIO
Anze non saccio pecch? s'ha da pigli?
l'incomodo de pag? la Locanna,
quanno in questa casa
la signora le potr?a d? stanza, strama, e lietto.

COLONNELLO
Troppo compito il signor conte! (Parla con ironia!)

LATTANZIO
(Quanno se scommoglia la cosa, vuo' ved? lo Conte
co' li barcune all'uocchie.)

AURELIA
Oh! baroncino Pipistrello! Qual vento felice vi guida
dopo tre giorni a queste rive?

LATTANZIO
Eh! Il baroncino Pipistrello ? ghiuto a caccia de
cornacchie, e quanto cchi? becchie so, isso cchi? le
corre appriesso.

BEQUADRO
Parlate con me?

AURELIA
E con chi mai? Con voi, appunto, caro, anzi
amabilissimo mio cugino.

COLONNELLO
(Ah! ? un suo cugino! Meno male!)

LATTANZIO
(Mmalora! E comme squiglia la terra! Ha cacciato
st'auto fungio de chiuppo!)

AURELIA
(Secondatemi, e chiamatemi contessa: vi dir? tutto.)

BEQUADRO
(Come vuole. Cosa si perde a secondarla?) Ho avuto
taluni affari, che mi hanno privato, cara cugina,
del piacere di vedervi.

AURELIA
Colonnello, questo giovine cavaliere ? veramente
stimabile. Dimandatelo al signor conte,

LATTANZIO
Corbezzoli! Il Pipistrello tene 'n appetito d'onore e di
famma, che tutte le bone aziune se le tene pe' isso, e le
lazzarate le rigala all'aute.

BEQUADRO
?, sua bont?.

LATTANZIO
Chello che d'?! ...

COLONNELLO
In fatti il suo esteriore dimostra in lui un animo
nobile, e virtuoso. (I parenti si debbono tenere amici.)

AURELIA
Amico, sembra, che sia l'ora delle visite. Abbiate la
bont? di far gli onori di casa.

LATTANZIO
Lesto comme a sargente ai comanni di madamma la
contessa. (Vi' ca mantienete pella pella mo' che me ne
vaco.)
(via)

COLONNELLO
? maritato il signor Baroncino?

AURELIA
Ohib?: sto io facendoli da conciliatrice amorosa con
una damina mia amica.

BEQUADRO
Oh! la cugina ? cos? buona, e generosa, che facilmente
s'impegna a render felici tutti coloro, che l'avvicinano.

COLONNELLO
Ah! La contessa Asperghi ? una dama, che incanta i
cori.

AURELIA
Meno lodi, signore. Conosco di non meritarle.

BEQUADRO
E’ tutta tua umilt?, anzi soverchia moderazione.
Basta guardarla signor Colonnello, per assicurarsi
di questa verit? incontrastabile.
In quel soave occhietto
erge il suo trono amore,
e strali in ogni petto
l'arcier vibrando sta.
Nol dico per vantarla,
non vi ? di lei l'eguale,
e ben si pu? chiamarla
la perla Orientale;
della belt? lo specchio,
il tipo di bont?.
Vi giuro, o cavaliere,
ch'? donna singolar.
(Ti par, ch'io fo a dovere!
Son bravo a smoccolar?)
Guardate con che grazia
sa porger la manina;
e come accoglie tenera
l'amabil mia cugina
il rispettoso omaggio
di un fido adorator!
(Non ? per farti oltraggio,
ma i lecchi di Mercurio
deggio io gustare ancor.)
Amanti! uh! quanti! uh! quanti!
Ma essa... Oh! non ci ? modo...
Il marchesin Pelanti,
il duca Succhiabrodo,
il cavalier del Fosco,
il baroncin del Tosco,
un finanzier ricchissimo,
un magistrato altissimo,
artisti, ed impiegati,
nobile e mezzo ceto,
si affollano affamati
a domandarle amor.
Chi sa di tal Diana
chi fia l'Endimione?
Chi nel dubbioso agone
vincer sapr? quel cor?
(Sior mastro di cappella!
Con voi ben mi consolo,
siete innalzato a volo
nell'inclito mestier!
Ah! ah! La cosa ? bella!
Graziosa ? la scenetta,
che l'anima mi alletta,
che mi empie di piacer!)
(via)

COLONNELLO
Ora che siamo soli, amabile contessa, permettete,
che io vi sveli i sentimenti del mio core?

AURELIA
A tempo opportuno, mio caro Colonnello. Ora mi
attende la toelette. Verranno fra poco i soliti cavalieri
miei amici, ed io non deggio restare in abito di
confidenza. Se vi piace, potete passare in galleria, ove
troverete il conte Asdrubale, che vi far?
conversazione.

COLONNELLO
Quanto ? avara delle sue grazie! Ma vedr? di parlare al
conte Asdrubale in modo da ravvisare
come egli pensa sul conto della contessa.
(via)

Galleria.

Scena decima
Fulgenzia in abito galante, Vulcano in
abito caricato ed Eduardo.

FULGENZIA
Ma se voi dovete trattenervi con noi.

VULCANO
Usc?a, c'? stato consegnato vita per bita
da ma dama Aurelia.

EDUARDO
Ebbene quando ? cos? andiamo insieme da Eugenia...

FULGENZIA
Temete, che qualcuno se la mangi, se non vedrete per
qualche ora? Mi sembrate davvero un collegiale.

VULCANO
Te manca sc'chitto la gonnella pe' essere Achille
in Sciro.

EDUARDO
Ma perch?, bell'idol mio, mi volete allontanar?

FULGENZIA
Viene or ora vostro zio...

VULCANO
Cc? mo' assomma il Colonnello...

FULGENZIA
Pi? giudizio.

VULCANO
Cchi? cerviello!

FULGENZIA
L'edificio in un'istante
voi potreste rovinar.

VULCANO
Usc?a gnosta a tutte quante
Ce volesse fa sud??

EDUARDO
Ah! miei cari! Io sono amante,
e frenar non so l'ardore,
che mi accende in petto il core,
che mi porta a delirar!

VULCANO
Bagne fridde, e limonata...

FULGENZIA
Ah! sarei ben fortunata,
se un bel fior del verde aprile,
se un amante a voi simile
anche amor donasse a me!

VULCANO
(Brava amica veramente!)

FULGENZIA
(L'ho picchiato inutilmente.)

VULCANO
Sto carofano schiavone
vide un po' si fa pe' tte...

FULGENZIA
Ah! ah! ah! Va via buffone!
Brutto eguale a te non v'?!

EDUARDO
Se il destino a me si oppone,
mai languir sapr? mia f?!

VULCANO
Zitto! Diavolo...

FULGENZIA
Qualcuno inoltrasi...

VULCANO
Lo Colonnello!

FULGENZIA
? con Lattanzio.

VULCANO
Via, su, stipammoce...

FULGENZIA
Vi attende Aurelia...

FULGENZIA e VULCANO
La scena comica sar? ridicola!
Che trono splendido! Che nobilt?!

FULGENZIA, VULCANO ed EDUARDO
Ah! de miei palpiti sento lo strazio!
Incerta l'anima che far non sa!

Entrano.

Scena undicesima
Vengono in stretto dialogo il
Colonnello e don Lattanzio.

COLONNELLO
Amico, senza velo
sincero a voi favello.

LATTANZIO
Lei parla tanto bello.
(Che b? scannaturate!)

COLONNELLO
Giacch? mi assicurate,
che siete indifferente,
l'affetto mio nascente
non deggio a voi celar.

LATTANZIO
(Oh Numi! E qual torcetta di
nuova specie ? chessa!)

COLONNELLO
La man della contessa
Sol mi potria bear!
Voi che ne dite?

LATTANZIO
Usc?a la trova tanto bella,
ma a me pare n'arpia,
na sarda, n'alicella,
na locena tutt'ossa,
e a sazi? la gola
de carne na brasciola
manco ne pu? cacc' ?.

COLONNELLO
La sbagli, amico mio, ?
un fiore di belt?.

LATTANZIO
(Si ? bona lo sacc'io per
mia fatalit?!)

COLONNELLO
Ha un occhio ladroncello ...

LATTANZIO
Gnern?, si ? cristallino...

COLONNELLO
Quel labro ? un bel rubino ...

LATTANZIO
Tutt'opra del pennello...

COLONNELLO
I denti di alabastro...

LATTANZIO
Ma il fiato ? un po' il disastro

COLONNELLO
Amico mio che fusto!

LATTANZIO
V?dela senza busto.

COLONNELLO
Quel piede ? un piede raro?

LATTANZIO
Ha un ottimo scarparo.

COLONNELLO
Va, va, che non sei uomo
da starla a criticar.

LATTANZIO
(Della mia storia un tomo,
aff?, se potria far!)

COLONNELLO
Palpa il mio core, e credi,
che amor lo fa balzar.

LATTANZIO
Tocca il mio fronte, e bedi
se usc?a lo fa sud?!

COLONNELLO
Se con dorati strali
per me la impiaga amore,
pi? lieto fra mortali
di me non si dar?,

LATTANZIO
(Aff?, la Scena comica
mo' mo' diventa tragica!
Me sento da la collera
le biscere stracci?!)

Scena ultima
Aurelia in abito di etichetta, seguita da
Fulgenzia, ed Eugenia, Bequadro, Vulcano, Biscaglino
e Coristi, tutti in grande abito; poi Eduardo, indi
Ascanio frettoloso.

AURELIA
Favorite, miei signori,
son tenuta a tanti onori!
Vi presento un cavaliere
di virt?, di pregi adorno:
tanto acquisto in s? bel giorno
noi vogliamo festeggiar.

BEQUADRO, VULCANO e CORO
Gi? la fama col suo corno
l'ha saputo celebrar!

FULGENZIA, EUGENIA e BISCAGLINO
Pi? del sole in Capricorno
il suo lustro sa brillar!

COLONNELLO
Quanto lusso a me d'intorno!
Oh, che onore singolar!

LATTANZIO
(Quante pizze cotte al forno
magnarria sta nobilt?!)

AURELIA
Il barone Pipistrello.

Presentando al Colonnello il maestro Bequadro.

BEQUADRO
E di nuovo a lei m'inchino.

LATTANZIO
(Porz? il masto ? birricchino!)

AURELIA
Il duchin del Verde faggio...

BISCAGLINO
Che al suo merito fa omaggio...

LATTANZIO
(Che n'ha pane, n? formaggio.)

AURELIA
(indicando Vulcano)
Il sapiente Succhiainchiostro
grande onor del secol nostro.

LATTANZIO
(Della lopa il vero mostro!)

VULCANO
Col mio dotto mappamondo
mi subbisso, mi sprofondo...

AURELIA
La duchessa Beatrice
colla sua minor sorella...

FULGENZIA e EUGENIA
Cavalier! Son io felice
nel nomarmi vostra ancella!

AURELIA
E questi altri signoroni
conti, principi, marchesi...

COLONNELLO
(rispondendo alle riverenze)
Troppe grazie! Assai cortesi!
(Che brillante societ?!)

BISCAGLINO
(Fra sti Conte, e sti Marchise
manco tridece tornise,
si a spriemme, puo' trov?!)

AURELIA
Tutti in circolo sediamo...
(ad Eugenia)
Presso a me, mia duchessina.

AURELIA
(Oh! ? lo specchio di bont?!)

LATTANZIO
(E 'nfratanto le stentina
me le Sento revot?!)

EDUARDO
(entrando)
? permesso?

COLONNELLO
Ohim?! Chi vedo!
(alzandosi)
Qua il nipote!

EDUARDO e COLONNELLO
Amato zio!
A' miei occhi appena il credo!

AURELIA
Questi ? il vostro nipotino?
Il garbato tenentino?

COLONNELLO
S? contessa...

AURELIA
Oh! Mi consolo!
Dello zio degno nipote...

COLONNELLO
(Non vi dissi a chiare note,
che una scaltra canterina
va quel vile a rovinar?)

AURELIA
(Della buona Duchessina
lo faremo innamorar.)

TUTTI Col CORO, ad eccezione del COLONNELLO ed EDUARDO
(Nel vederlo tutto a un tratto
egli pallido si ? fatto
vuol parlare, e si confonde ...
Nel suo petto l'ira asconde ...
il dispetto, la sorpresa
lo fa estatico restar!)
(Nel vedermi tutto a un tratto
egli pallido si ? fatto?
vuol parlar... ma si confonde...

EDUARDO e COLONNELLO
Nel suo petto... l'ira asconde
il rossor... la tema asconde...
Il timore, la sorpresa
lo fa estatico restar!)

ASCANIO
Ma presto... signora...

AURELIA
(Che ci ?? Vieni a me.)

LATTANZIO
(Ascanio! Che c'??)
(alzandosi)

ASCANIO
(Dell'opera ? l'ora
la sala ? gi? piena
se state qui ancora,
succede un fracasso,
del pubblico il chiasso
frenar chi potr?!)

LATTANZIO
(Cont?, mo' va a spasso
la tua nobilt?!)

AURELIA
(I lumi si accendano,
verremo... tu va...

LATTANZIO
(E il chiasso sinfonico
pu? fa replic?.)
(Ascanio via)

TUTTI
Che avvenne d'infausto?

COLONNELLO
Perch? s? perplessa?

AURELIA
Novella terribile
Signori, mi ha oppressa!
Il duca Belsito,
mio stretto parente,
? stato colpito
da un fiero accidente:
che tosto a lui vada
m'impone il dover.

TUTTI
Che ascolto!

COLONNELLO
Che sento!

LATTANZIO
(Che faccia de cuorno!)

AURELIA
Fin ch'io qui ritorno,
Signor, mi attendete...

COLONNELLO
? ci?, che volete,
mio solo piacer.

AURELIA
A casa ... signori...
Addio ... si stian bene...
(su presto alle scene
il passo affrettate...)

CORISTI
(Capisco.)

BISCAGLINO
(Comprendo.)

VULCANO
(S?... vado... v'intendo...

TUTTI col CORO
(Un tal contrattempo
ci mette a scompiglio...
Andiam, di un disguido
si eviti il periglio...
Ma zitto! Ma piano!
Che se fa sospetto
Colui dell'inganno,
un grave malanno
per noi nascer?.)

COLONNELLO
(Un tal contrattempo
la mette a scompiglio!
Mi spiace, che il duolo
Gi? mostra sul ciglio...
Ma se sar? mio
s? dolce tesoro,
allora in obblio,
porr? il suo martoro,
e lieta sar?.)




ATTO SECONDO

 

Atto I
Atto II



Star?za come prima.

Scena prima
Il Colonnello ed Eduardo.

COLONNELLO
Vi sforzate invano a persuadermi, signor nipote:
mai otterr? la mia approvazione un nodo,
che a voi non conviene, e che oscura il lustro
della vostra distinta famiglia.

EDUARDO
Ma colei, che adoro, non ? forse una onesta, anzi
stimabile ragazza?

COLONNELLO
Io non pregiudico i suoi costumi; ma credete voi, che
una giovane cantante...

EDUARDO
Essa non ? tale, n? ancora ne ha cominciata la carriera.
E poi trovate voi tanto detestevole questa
professione?

COLONNELLO
Se non volete meritarvi la mia indignazione,
astenetevi dal farne la difesa.

EDUARDO
Un Cicerone, un principe della romana eloquenza, un
consolo di Roma si pregi? dell'amicizia del celebre
comico Roscio.

COLONNELLO
Cicerone nacque plebeo.

EDUARDO
Ma i suoi talenti lo innalzarono a' primi onori.

COLONNELLO
Ors? lasciatemi scrivere: finch? torni la contessa,
profitter? della sua assenza per lo disbrigo di
alcune lettere.

EDUARDO
Vi lascio: fra poco verr? qui la mia protettrice.
Il suo labbro sar? del mio pi? efficace a persuadervi.
La mia causa ? deposta nelle sue mani;
e chi pi? valente di lei per ottenerne la vittoria?
(parte)

COLONNELLO
Che mai dice di sua protettrice? La contessa non d?
luogo a degradanti idee; e poi essa amerebbe, che
Eduardo sposasse la duchessina sua parente.
(siede ad un tavolino, e scrive)

Scena seconda

Fiordelisa dalla porta di mezzo, e il Colonnello, che
scrive colle spalle a lei rivolte.

FIORDELISA
(Dovrebbe esser colui il signor Lattanzio, capo della
compagnia, cui vengo dal sensale raccomandata. Tanto
?: questa sera si recita la Gazza ladra, ed egli non vi ha
parte.)

COLONNELLO
"Amico dilettissimo. Il viaggio ? stato felice, e sono a
godere la magnificenza dell'alma Roma ... "
(prosiegue a scrivere)

FIORDELISA
(Sono stata tre volte nel corso del giorno a ritrovarlo,
ma invano: bench? questa sia ora importuna, voglio a
lui presentarmi: o mi scritturer?, o domani mi
appiglier? a qualche altro partito, che ho tra le mani.)
Ho l'onore d'inchinarmi a lei, signore.

COLONNELLO
Stimatissima! (E una bella ragazza; che sia qualche
parente della contessa?)

FIORDELISA
Non ho potuto cogliere, che questo momento, ed ho
piacere di avervi trovato solo.

COLONNELLO
(Le piace di avermi trovato solo?) Chi siete?

FIORDELISA
Quella di cui gi? vi ? stato parlato.

COLONNELLO
(Che sia l'amante di mio nipote? Il briccone mi
ha detto poco fa, che sarebbe qui venuta la sua
protettrice! Che sfrontatezza!)

FIORDELISA
Vengo assicurata del vostro buon cuore, ed urbanit?:
d'altronde posso accertarvi che non sono sprovveduta
di abilit?: lo vedrete.

COLONNELLO
(Che audacia!)

FIORDELISA
So, che taluno vi abbia detto male di me; ma chi di voi
meglio sa quanto la maldicenza sia il primo retaggio
della gente da teatro?

COLONNELLO
Oh, il so pur troppo, e per fatalit? della mia famiglia!

FIORDELISA
Voi sarete contentissimo di me.

COLONNELLO
Anzi vi consiglio, signorina, ad abbandonar questa
impresa; essa non ? per voi.

FIORDELISA
Mi avete dato un colpo ferale!

COLONNELLO
Pensarci prima, per non pentirsi poi.

FIORDELISA
Ma se si tratta del mio interesse...

COLONNELLO
Ah! ? l'interesse dunque, che vi guida?
(Nipote malaccorto!
Qual benda ti ha posto al ciglio questa seduttrice!)

FIORDELISA
Con me non perdereste il vostro guadagno...

COLONNELLO
Ah! vorreste, che partecipassi anch'io de' vostri
guadagni?

FIORDELISA
Mi adatto al giocoso, ed al sentimentale...

COLONNELLO
Gi?! a misura dei merlotti, che vi si presentano?
Andate l?, sciagurata! Toglietemi il dispiacere della
vostra presenza.

FIORDELISA
Ma io non comprendo la cagione di tanta collera!
Perch? vorreste voi scritturarmi, se le mie sceniche
fatiche non vi fossero giovevoli?

COLONNELLO
Io dovrei scritturarvi ma? E per chi mi avete
preso!

FIORDELISA
Non siete il signor Lattanzio Lattughelli,
capo della compagnia de' cantanti?

COLONNELLO
Io un capo di una compagnia? Mi maraviglio di
voi! E venite a cercarlo in casa di una contessa?

FIORDELISA
Della signora Aurelia, che fu una volta contessa,
volete dire? Ma ora non ? che una cantante come
sono io.

COLONNELLO
Come! Aurelia una cantante!
Io sono in casa di una donna da teatro?

FIORDELISA
Anzi in quella dello stesso signor Lattanzio..

COLONNELLO
Che coabita con lei? Oh quale inganno!
Oh qual fulmine mi ? piombato sul capo!

FIORDELISA
Scusate signore se la mia inavvedutezza...

COLONNELLO
Andate... sono una furia... un forsennato capace di
ogni eccesso...
(si gitta a sedere)

FIORDELISA
(Alla larga! ... ho capito... sar? un cascamorto
maltrattato da Aurelia... ma io non conosceva il
signor Lattanzio... vado ad informarmi meglio,
di lui, ed aspetter?, che ritorni in casa.
(esce)

COLONNELLO
Aurelia ? una cantante? In casa io sono di un suo
compagno? Alla sorpresa oh come mi sento in fronte
sollevar le chiome! A me un'insidia! A me! Voglio
vendetta... S?... la far?... sar? esemplar... ma Ortensio!
Prima, che un insensato al guardo altrui di strano
amor ti pinga un folle accesso odi il grido di onor,
pensa a te stesso.
Scaccia dal cor colei,
che, cruda, t'ingann?...
ma come lo potrei,
se in sen pi? cor non ho?
Ah! lo rap? quel labbro,
che a me sperai sincero!...
Ah! quel suo ciglio arciero
lo vinse, e saett?!
Fiamma cos? vorace,
come smorzar potr??
Ah! dove sei mia pace?
Mai pi? ti guster?!
Gi? fugge ogni speme
dall'alma dolente,
che misera geme
al nembo fremente
di affetti crudeli,
di un barbaro amor!
L? nel fragor dell'armi,
intrepido al cimento,
cento Perigli, e cento
sfidato ha il mio valor.
Ed or di una tiranna
diventer? lo scherno?
Oh angoscia, che mi affanna!
Oh furie dell'averno!
Troppo mi strazia il seno
la vostra crudelt?!
Ah! se felici
viver vi piace,
fuggite amici
dal Dio di amor!
(via per la porta di mezzo)

La scena presenta un Camerone alle spalle, del teatro,
che serve di riposo agli attori, e dove ne' lati veggonsi
de' camerini per uso da vestirsi degli attori medesimi.
Una porta di lato mette al palco scenico: un'altra
all'esterno del teatro.

Scena terza
Ascanio, indi Biscaglino ed Eugenia dalla porta del
palco scenico.

ASCANIO
Lo spettacolo ? finito son gi? dieci minuti, e non si
risolvono gli attori a tornare a casa: cos? vanno a
letto all'alba, e non si alzano, che a mezzogiorno.

EUGENIA
Oh che cattivo umore! Oh che contrasto tra il maestro,
e le due donne!

BISCAGLINO
E l? il poeta nemmeno tace col signor Lattanzio.

EUGENIA
Veramente l'esecuzione del duetto non ? stata molto
felice.

BISCAGLINO
Ecco le signore Aurelia e Fulgenzia!

ASCANIO
E perci? le donne se la prendono col maestro;
esse hanno la rabbia sul volto!

ASCANIO
Vado a prendere gli ordini per lo concerto di domani.
(entra)

EUGENIA
Ed io ad attendere la signora Aurelia nel suo
camerino, che venga a riposarsi.
(entra nel camerino della prima donna)

BISCAGLINO
Voglio rinfrescarmi la gola. Vado a prendere un
sorbetto economico di due baiocchi. Acqua gelata,
zucchero, e limone.
(esce per la porta esterna)

Scena quarta
Vengono dal palcoscenico Aurelia e Fulgenzia,
contrastando con Bequadro.

AURELIA
Io tel dissi, e l'assicuro:
il bem? mi sta un po' male,
ma, del marmo assai pi? duro,
nol volesti ripiegar.

FULGENZIA
Il secondo... l? gi? in fondo!
Il soprano l? su in cima!
Se scarseggia un po' la prima,
anch'io deggio scarseggiar.

BEQUADRO
Care mie, non v'affannate,...
Non vi ha il pubblico fischiate:
venne il male dalla orchestra,
vi si ciarla a manca, e a destra,
e una povera cantante,
quando il tempo ? fluttuante,
pu? ben spesso naufragar.

AURELIA
Io lo so, fu mio l'errore.

FULGENZIA
Perch? far l'adulatore?

BEQUADRO
No, ma no! Se intonatissimo,
se felice fu il tuo canto ...

AURELIA
E al tenor dicevi intanto ...
grazie al ciel, sorda non sono...
"cala quasi mezzo tono!
mi fa male in verit?".

FULGENZIA
N? ha saputo risparmiarmi
del maestro la linguetta:
"Oh, che cagna maledetta"
mi dicea senza piet?!

BEQUADRO
A' rapporti non credete,
care mie, ben lo sapete,
che di voi l'ammiratore
fu Bequadro, e lo sar?.

AURELIA e FULGENZIA
Mal risponde al labbro il core,
che lei finga ben si sa!
(Nell'opera nuova
vendetta ne avremo,
e fredde, e svogliate
la parte faremo:
Allora vedremo
di lui che sar?.)

BEQUADRO
(Le volpi fra loro
fan lega perfetta.
Eh! Qualche vendetta
giurando mi stanno:
da queste un malanno
mi aspetto di gi?!)

AURELIA
Per darti una lezione
Stonar volli un pochetto,
ma il mio bem? di petto
senti se so pigliar.

FULGENZIA
Per non cantar da basso
Non presi il ton rotondo:
l'alamir? profondo
senti se so intonar.

AURELIA e FULGENZIA
"Quando di amore i palpiti
si fan sentir nell'alma,
si perde colla calma
del cor la libert?".

BEQUADRO
Brave! Ma che cantanti!
Che voci di alta sfera!
L'udienza un'altra sera
Farete elettrizzar!
Ah, dove sono adesso quei pochi aristarchi, che
hanno avuta la temerit? di sibilarvi, e frastornare nel
miglior pezzo la pubblica attenzione? Vorrei, che
fossero qui, per vederli rapiti in estasi dalla
incantatrice melodia del vostro canto.

FULGENZIA
Invece di eccedere nelle lodi intempestive, quanto
fareste meglio ad essere pi? accorto nel comporre la
vostra musica in modo, che i cantanti non restino
strozzati.

AURELIA
? questa la smania di tutt'i maestri alla moda:
bisogna gridar come aquile per farsi sentire in
mezzo al fragore dello strumentale.

BEQUADRO
Nell'opera nuova vi far? cantare comodissimamente, e
metter? la sordina a tutti gli strumenti da corda.

FULGENZIA
? troppo tardo il vostro pentimento.
Come potr? risarcire il dispiacere di questa sera?
Era venuto appunto a sentirmi un'impresario,
che voleva scritturarmi per le isole Filipp?ne, dove va a formarsi
una impresa di musica.

BEQUADRO
Andr? io da questo impresario, e li dir?, che l'accordo
era su mezzo tono. Ma via, carine, non ne sia pi?,
ridonatemi la vostra amicizia.

AURELIA
Ors? non se ne parli di vantaggio. Ecco la mano in
segno di pace.

FULGENZIA
Ed io imito la prima donna.

BEQUADRO
Oh, anime veramente romane, e generose!

AURELIA
Intanto io ho dimenticato il povero Colonnello,
che ho lasciato di piantone in mia casa!
Vado a rassettarmi un poco e torno da lui
forse a chiudere la mia scena comica.
(entra nel suo camerino)

FULGENZIA
Ci siamo intesi, maestro?

BEQUADRO
N? alto, n? basso: mi atterr? alle corde di mezzo.
(esce)

FULGENZIA
Ma non sar? in avvenire tanto sciocca a ricevermi le
parti, senza prima consultare, se siano per la mia voce.
(entra nel camerino dopo quello della prima donna)

Scena quinta
Don Lattanzio ridendo precede don Vulcano, che
vestito da guerriero lo segue sdegnato.

LATTANZIO
Ah! ah! io mo' schiatto!

VULCANO
E dalle co' sta risa!

LATTANZIO
Ah! ah' io mo' me scoso!

VULCANO
Don Latt?, si non lieve mano a sta vernia, me faje fa
'no sproposeto addavero.

LATTANZIO
E che me vu? fa crepare? Tienete mente dinto a ' no
specchio, e bi si si' capace tu stesso de tratten? la risa!
Don Vulcano mio, s? brutto co' lo parolo, e massa!

VULCANO
Eppuro s?reta non me diceva accoss?.

LATTANZIO
E chella ? stata sempe portata pe' l'animale anfibie...
ah! ah!

VULCANO
E torna a ridere! Dimme la verit?, m'aje pigliato pe' lo
trastullo tujo?

LATTANZIO
Don Vulc?! Tu stasera m'aje dato 'no gusto, che io
non l'aggio provato ancora da che sto 'ncopp'a lo
teatro.

VULCANO
Vi' che bello gusto! De spassarse 'ncopp'a le spalle
dell'aute! Pe' farte 'no piacere io, poverommo, doppo
tanta pregarie, che m'aje fatto, me so bestuto da
guerriero, pe' fa una de le mascarate, che esceno dinto a
lo finale, pecch? ? mancato lo coristo, che lo faceva;
usc?a m'ha fatto mettere la varva dicennome, che
accoss? non sarria stato conosciuto, e po' n'aje fatto
pass? parola a tutte l'appaltate, che appena so
comparso, hanno accomenzato a strell?! ... "Ecco don
Vulcano! Ah! ah! don Vulcano! Sassate a don
Vulcano! Accidenti a don Vulcano!"

LATTANZIO
E tu quanno maje potive sper? d'essere chiammato fora
da lo pubblico, e d'av? sta sorte d'accoglienza?

VULCANO
E io sta faccia add? la metto? Dimane camme vaco
cammenanno pe' Roma?

LATTANZIO
Comme ce s? ghiuto cammenanno 'nzi a mo'. Primma te
mostravano adito pe' le bestialit? soje conosciute, e
mo' pecch? aje fatto rallegr? lo pubblico con 'na figura
acco bella, e sfarzosa.

VULCANO
Statte 'nguardia don Latt?!
Arraggiato comme sto,
m'? venuto proprio mo'
lo golio de te scann?!

LATTANZIO
Don Vulc?! Che ne vu? f??

VULCANO
S? no fauzo, no briccone,
no trellegna, no vigliacco,
gruosso, e buono io ti fo un flacco,
te dissosso come va.

LATTANZIO
Statte mo'! Non dissoss?!

VULCANO
O me daje sodisfazione,
de sta pessema azione,
o sta panza comme a crive
te la voglio mo' sperci?!

LATTANZIO
(E pe' farlo echi? corrivo
me ce voglio mo' spass?.)

VULCANO
Ma alomanco, dimme almeno
perch? farme st'ancarella!

LATTANZIO
"Io me chiammo Lattuchella!
Go la tte llo ra ll? ll?."

VULCANO
Staje facenno il Pascalotto!
Ah! l'arraggia me sta 'ngola!

LATTANZIO
"Lo fa sirar la mola
col zero zero l?,
? cosa che consola,
e pane assae me d?."

VULCANO
Ajemm?! Gi? nnanze all'uocchie 'na
nuvola me scenne!

LATTANZIO
Spogliate, e bavattenne;
fenimmo la pazzia;
ca mo' la fantasia
Vulc?! Me faje guast?.

VULCANO
Spogli?! Te... sto vestito
le straccio e lo scamazzo.

LATTANZIO
Tenitelo ch'? pazzo!
Lo sinno ? ghiuto gi?!

VULCANO
Mannaggia quanno maje,
co tte me scritturaje!
Mannaggia chella sciorte,
che sempe a me matrea,
co chesta razza ebrea
'nzi a rito' me fa tratt?!
Ajemm?! Pe' lo dispietto
Lo core poveriello
sbattuto int'a lo pietto
me sbalza cc? e ll?!

LATTANZIO
Mannaggia lo sanzaro,
che a me te proponette! ...
Poeta cchi? somaro,
cchi? bestia originale
nel mondo teatrale
de te non se p? d?.
Pe' f'arte cchi? despietto,
tu strille, e io fratanto
abballo, rido e canto,
La r?... lla ra lar?!

Scena sesta
Detti, Eduardo frettoloso, indi il Colonnello
dalla porta esterna, poi Eugenia, Fulgenzia,
ed Aurelia da loro camerini e coristi.

EDUARDO
Don Lattanzio! Poeta! Che rovina! Oh, se sapeste!

LATTANZIO
Ch'e stato?

EUGENIA
Eduardo mio! Ch'? avvenuto?
(venendo dal camerino di Aurelia)

EDUARDO
Io precedo di pochi passi mio zio. L'ho veduto
dirigersi a questa volta, domandando di voi. Sembra
un demonio,… ha gli occhi che scintillano fuoco.

EUGENIA
Oh Dio' Tutto ? perduto!

VULCANO
Avarr? appurata la burla...

LATTANZIO
E mo vene cc? a scassarce tutte li feude a posticcio.

VULCANO
Si ? pe' me me ne scappo pe' copp'a li t?ttole...

LATTANZIO
E io me vaco a stip? dinto a lo guardaroba.

EDUARDO
Eccolo, non siete pi? in tempo

Nel fuggire vengono trattenuti dal Colonnello.

COLONNELLO
Un momento... un momento, signor appaltatore
Delle poste! Debbo spedire sollecitamente un
corriere al vecchio Caronte, ed ho bisogno della
vostra autorevole protezione.

LATTANZIO
Caro amico, mo' ? partita la diligenza...
Bisogna aspett? l'ordinario venturo.

COLONNELLO
Fermatevi l?... vi dico! N? voi mi scapperete di mano,
signor scientifico famoso!

VULCANO
Io sto cc? a servii la con tutte le scienze fisiche e
morali. (Sto punto scena de non c'era ne' mie piani
teatrali.)

COLONNELLO
Non sapendo in quale voi foste, ho percorsi in
carrozza tutt'i teatri di Roma per sorprendervi.

LATTANZIO
(Se poteva rompere l'osso!)

VULCANO
(E li cavalle non se potevano pigli? la mano,
abbarrucartelo dinto a lo Tevere?)

EDUARDO
(Prevedo tiri momento assai critico!)

COLONNELLO
Che! Tu anche qui... sciagurato nipote? Vicino, alla
tua conquistatrice! In mezzo a gente da teatro, a
impostori che finora mi han reso il bersaglio delle
loro derisioni?

EDUARDO
Ma, caro zio, persuadetevi...

COLONNELLO
Mi son gi? persuaso della insidia a me ordita...
conosco pur troppo l'oggetto dell'inganno... ma
giuro al cielo! Io dar? un esempio tremendo...
e guai a chi mi ha tradito!

VULCANO
E quanno ? chesto, pigliatevella co' chist'amico,
che ha 'mpastata tutta la paparotta... si ne dar?
franchizia ve conto io tutto lo fatto (accoss? me
v?nneco de chello, che m'ha fatto).

LATTANZIO
No lo state a credere; fuje isso anze, che consigliaje
sta pazzia, p? ne cacci? lo soggetto de 'na commeddia...

COLONNELLO
S?? Ebbene... l'uno, e l'altro sarete la vittima del
giusto furor mio.

EDUARDO
Ma calmatevi... siate ragionevole... perch? esporvi ad
una pubblicit?, che non vi conviene?

COLONNELLO
Ah! mi fa anche da consigliere il saviissimo signore
nipote!

FULGENZIA
Chi grida? Uh! il colonnello?

COLONNELLO
M'inchino alla signora duchessa Beatrice!

FULGENZIA
(Umilissima serva!)

COLONNELLO
Oh, che incontro! Ma dov'? la signora contessa?
Dov'? colei, che ha saputo abusare della mia credulit?,
e buona fede?

AURELIA
Eccola qui, non poco sorpresa delle vostre
rodomontate.

COLONNELLO
Ah, ingannatrice! E tu hai potuto?... Alla tua vista
chi pu? frenare le mie furie?

LATTANZIO
Addo site? Coristi! Luminarie! Subalterne! Corrite cc?!
(accorrono i Coristi dal palco scenico)

VULCANO
Nec Herculos contra centos se solo dicere!

EDUARDO
Fermatevi... rispettate mio zio, o mi avrete vostro
nemico...

COLONNELLO
S?... venite ad assalirmi, che io non vi temo...
comincer? da te la mia vendetta.
(impugnando una pistola contra Lattanzio)

LATTANZIO
Misericordia!

AURELIA
Eh! eh! abbasso le armi!
(Aurelia si presenta intrepida e trattiene
la mano del Colonnello)
Ma perch? tanto chiasso?
Tanta furia perch?? Chi non ha colpa
perch? oltraggiar! Vendetta se volete,
a me i fulmini vostri... a me volgete.
Oh, che grugno! Uh! quanto foco!
Gi? la man, mio Colonnello!
Dite il ver... forse a duello
mi vorreste disfidar?
La tenzone io non ricuso,
N? saprete sopraffarmi:
ma ineguali saran le armi,
che dovrem fra noi trattar.
Voi la spada? Io dolci accenti,
voi l? in guardia? Io sto qui afflitta…
Ih! ah' al?! Una botta dritta!
Con due vezzi io la riparo...
Vi cadr? di man l'acciaro,
mio valente spadaccino,
e da Marte un bel Martino
gi? vi veggo diventar.

COLONNELLO
(Di qual donna, o rio destino! mi
facesti innammorar!)

LATTANZIO
(Chi me 'mpresta 'no cerino,
ca lo mio s'? strutto gia?)

VULCANO
(E lo riesto del carlino
porz? chillo l'ha da d?!)

EDUARDO, FULGENZIA e CORO
(L'ha ridotto un agnellino...
che coraggio singolar!)

AURELIA
(sottovoce al Colonnello)
(Il so, di grave errore
colpevole son'io:
ma ordi l'inganno amore,
che un fervido des?o
di posseder quel core
accese nel mio sen.
La pena, il mio rossore
basti a calmarvi almen!)

COLONNELLO
(Sento del mio furore gi?
rallentarsi il fren!)

LATTANZIO
Si 'tra fuorbece volite
Sto lucigno p? tagli??

AURELIA
La gran nuova tutti udite...
Si ? l'amico gi? perduto...
Se in duello fu battuto,
torn? meco in amist?.
(Non far chiasso... maledetto!
Sta in periglio la tua zucca,
(a Lattanzio)
E tu testa di parrucca!
Hai nemmen di te piet??)
(Donne mie, ben conosciamo
quanto valga il nostro impero
forza, e senno ognor togliamo
all'uom dotto, ed al guerriero.
Siamo serve, ma regniamo,
ma siam nate a comandar.)

GLI ALTRI COL CORO
(Oh che donna! Oh che portento!
A sua voglia, a suo talento
di ogni cor sa trionfar.)

COLONNELLO
Io son confuso! Amore mi accieca, e mi guida
a passi da disperato.
(via)

LATTANZIO
Figliu, venite comm?co. Aggio paura de la
conchiusione de la commeddia, e cca bisogna
salv? lo pelliccione.
(via cogli altri)

Scena settima
Sala in casa di Lattanzio, come prima, lumi sul
tavolino. Biscaglino e Fiordelisa.

FIORDELISA
Ma ditemi, non dovea questa sera
recitarsi la Gazza Ladra?

BISCAGLINO
E’ vero, ma poi verso tardi si ? cambiato cartello.

FIORDELISA
Ecco l'oggetto del mio equivoco. Ed io nella sicurezza
che don Lattanzio non recitasse, mi son qui presentata
ad un signore, che credeva fosse egli medesimo.

BISCAGLINO
Oh buona! E colui invece era un certo Colonnello...

FIORDELISA
S?, l'ho capito. Qualche aspirante forse di madama
Aurelia.

BISCAGLINO
(Ohib?; voi non conoscete quanto essa sia onesta, ed
esemplare.) E un certo puntiglio... basta... non posso
dirvi il tutto. Intanto, cosa pensate di fare?

FIORDELISA
Voglio attendere che si ritiri il signor Lattanzio, e
parlarle assolutamente.

BISCAGLINO
Quando ? cos?, attendetelo in quelle stanze. Egli poco
tarder? a ritirarsi.

FIORDELISA
Mi raccomando oggi per qualche buon uffizio.
(via)

BISCAGLINO
Non dubitate. Si ? dimenticata costei della
corbellatura, che mi fece in Ascoli. Fingea
d'amarmi, mentre la facea col tenore.

Scena ottava
Lattanzio, Bequadro, Fulgenzia, Vulcano, Ascanio e
detto.

LATTANZIO
Ascanio, dimme la verit?: avisse visto tras? lo
Colonnello?

ASCANIO
Finora non ? entrato.

LATTANZIO
Avesse sommozzato senza che l'avisse visto?

ASCANIO
Vi dico di no. Sono stato di guardia all'ingresso cogli
occhi aperti.

VULCANO
E quanno Ascanio sta coll'uocchie apierte, ? meglio di
Cerbero Cane, custode dell'Inferno.

ASCANIO
La padrona si ? ritirata di fretta, ed ? entrata nelle sue
stanze.

LATTANZIO
Non parlammo d'essa p? mmo, ca po' farrimmo li
cuonteziemo. Tu fratanto va serr? la porta de la sala.
Menance la varra e lo catenaccio. Carreca lo tremmone
a pizzeca sbirre, e si vene l'amico tirale na trommonata
pe' dinto a lo pertuso de la mascatura.

VULCANO
Se, spara comme jocasse a lo schiacco.

ASCANIO
Per la prima parte io vi servir? appuntino, ma per la
seconda, io non intendo di comperarmi una galera per
voi.
(via)

BEQUADRO
Il nostro avvisatore ? stato sempre un uomo, che ha
disprezzati i pericoli!

VULCANO
Eppure nuje chiantammo le batterie de difesa, e
facimmo tanta preparative, e a mie me dice lo core, c? lo
Colonnello ha fatto 'miezo giro a deritto, e s'? ghiunto
a cocc? a la locanna.

FULGENZIA
Ed io temo all'opposto, ch'egli voglia bruttamente
terminare la scena. E’ partito dal teatro cogli occhi da
matto.

LATTANZIO
Io vorria pag? l'introito netto de stasera, che s? o no, ?
arrevato a sette carrine, pe' sape chi l'ha
scommigliato lo 'mbruoglio.

BISCAGLINO
Vi prendo in parola. Quella seconda donna Fiordelisa
Spingardi, che volevate scritturare, e che non vi
conosce, si ? a prima sera presentata al Colonnello,
supponendolo voi medesimo.

LATTANZIO
Ah! mo' capisco.

BEQUADRO
Ora la cosa ? chiara.

FULGENZIA
Guardate la combinazione!

VULCANO
Ma mo' ce simmo, e ce la volimmo ved? 'ns? a no
fenucchio. Che beramente ce ha pigliato pe' por
pette che ce v? agliottere a tutte sto misignazio?

LATTANZIO
Isso ? uno e nuje simmo cinco. C? madama Fulgenzia
schermisce coll'ogna comme a 'na jansra.

FULGENZIA
Cattera! Guai a chi mi si avvicina, quando mi
salta il fumo al naso! Mi slancio tutta ad un colpo,
e mi faccio una stracciata, alla napolitana.

BEQUADRO
Ed io mi batto con chiunque, e sto benissimo in
guardia alla francese.

BISCAGLINO
Ed io son famoso per far duello co' pugni all'inglese.

LATTANZIO
Ebbiva! Abbiamo piani di difesa di tutte le nazioni.

VULCANO
Che benga sto spacca e pesa! Doje braccia ten'isso, e
doje gamme tenimmo nuje.

LATTANZIO
Amici commilitoni! 'Mmiezo a buje lo core mo' s'?
fatto quanto 'no fecato d'alifante. Stanotte non ve
partite da cc?, facimmo bivacco, e bino a battaglione.

VULCANO
Eh gi?! Che lo rrisse tas? lo sordato 'ncampagna
senza darele pr? a doppio?

Si batte forte alla porta d'ingresso.

FULGENZIA
Si batte alla porta!

BEQUADRO
E con che impeto!
(Ascanio viene)
Il Colonnello ? fuori, grida come un'aquila, e minaccia
di forzar la porta, se non li si apre colle buone.

LATTANZIO
Figli?! Chisto ? lo tiempo d'immortalarci.
Trincierammoce, e facimmo 'nimboscata.

FULGENZIA
Aprili dunque, e fallo entrare.

BEQUADRO
Aspetta un poco. Vado pensando meglio alla cosa,
caro Lattanzio. Io sono esposto al pubblico, e non
vorrei acquistarmi il suo odio per questo affare.
L'amico si serve fino ad un certo limite. Restate voi,
siete in numero bastevole a far lo stesso, anche senza
di me. Vado presso madama Aurelia.
(via)

LATTANZIO
S'? ritirato lo primmo corpo ausiliario!
(si bussa come sopra)

ASCANIO
Sentite che colpi? Decidetevi,
o la porta ander? a terra.

FULGENZIA
? meglio che sia partito il pi? vile. Apri Ascanio.

BISCAGLINO
Aspetta!

LATTANZIO
N'auta sospenzione!
Che borrisse pens? meglio tu puro?

BISCAGLINO
? poco che ho superato un fosso... Non vorrei cadere
in un altro peggiore. Impresario mio, scusami. La mia
voce sta sempre al tuo comando, ma la pelle mi preme
pi? di te. Felice notte.
(via)

LATTANZIO
Oh! che doje colonne de cartapista m'aveva trovate!

VULCANO
E mo chi resta? Cola, fra Cola e lo pecnozzo? La
femmena ? sempe femmena, e non se conta. Tu s? 'no
vilacchione che da mo' staje tremmanno comme a 'no
junco, e me volite lass?, sc'chitto a me 'mmiezo a le
botte?

LATTANZIO
Don Vulc?? Vorrisse disert? tu pure co' arme e
bagaglio?

VULCANO
Io da mo' sto sentenno le nove muse, che se fanno
'no piccio pensanno a lo pericolo mio. Don
Latt?... vaco a pigli? puorto vicino a mogli?reta.
Faciteme sent? le bittorie, ca dimane ve scrivo 'no
sonetto in lode, co 'na coda...

LATTANZIO
Cchi? longa de la toja...

Via Vulcano.

FULGENZIA
Cosa poteva sperarsi da una figura di quella sorta?

LATTANZIO
'Nzomma io e tu stammo a pericolo d'essere accise?

FULGENZIA
Io ci era veramente come straordinaria...

LATTANZIO
E mo' che l'ordinarie hanno fatto marco sfila?

FULGENZIA
Batto la ritirata ancor'io... Ma bench? donna sono
stata anch'io l'ultima.
(via)

LATTANZIO
Oh! arrojenato me! ? restato scopato lo campo... E io
comme faccia?

Scena nona
Aurelia e detto, indi il Colonnello.

AURELIA
Ritirati, vegliacco, giacch? non sei buono da nulla.
Ascanio! Fa entrare il Colonnello.
(Ascanio eseguisce)

LATTANZIO
Ah briccona! Tu m'aje menato dinto a lo fuoco!

AURELIA
Ed ancora stai qui? Egli entra...

LATTANZIO
Ah! chi sa quanto m'avr? da costare sta capitolazione!
(si ritira)

AURELIA
(Ecco il gran momento del mio trionfo!)

COLONNELLO
Insolente domestico! Mi hai aperto, e sei fuggito?
Ma dovrai pagarmi la tua impertinenza.

AURELIA
Chi vi d? il dritto, signor Colonnello, di entrare a
forza in mia casa ad ora cos? avanzata?
Che prepotenza ? mai questa?

COLONNELLO
Aurelia, tu vedi in me un uomo in delirio... Un amore
irritato mi trasporta agli eccessi... Io non so, n? posso
vivere da te lontano.

LATTANZIO
(E non t'esce lo spirito mo' proprio!)

AURELIA
Perch? tanto avvilirvi? Perch? amare una cantante?

COLONNELLO
? una forza irresistibile, che a te mi trascina; che mi
obbliga a vincere la mia avversione, e ad offrirti la mia
mano a qualunque condizione ti piacer? dettarmi.

AURELIA
Ed io per farvi conoscere, che vi ho sempre amato,
cedo alle vostre premure, e son pronta a sposarvi.

LATTANZIO
('Nnanze te scenne gotta serena! Io mo' moro de
s?beto!)

COLONNELLO
O me felice!

AURELIA
A patto per?, che le nostre nozze sian precedute da
quelle di vostro nipote colla mia pupilla Eugenia, che
voi con piacere vedeste sotto il nome della duchessina
Beatrice.

COLONNELLO
Chi potrebbe opporsi alle vostre premure? Io dipendo
totalmente da voi...

LATTANZIO
(Vi' comme s'acconciano fra loro quatt'ova dinto a lo
piatto!)

AURELIA
(? fatta!)
Avanzatevi, tenentino, e rallegratevi: lo zio
finalmente vi concede la mano della sospirata
Eugenia.

EDUARDO
Ah, caro zio! E fia possibile?

COLONNELLO
E come resistere all'impero della mia Diva?

AURELIA
Attendetemi: vi conduco ora Eugenia, voi la
sposerete alla presenza del Colonnello.

COLONNELLO
E sarete entrambi testimoni del nostro imeneo.

EDUARDO
Come! Che dice mio zio?

AURELIA
S?... che dubbio ci avreste? Badate a voi, e non
vi curate del resto.
(via)

LATTANZIO
(E mo' che si trasuta, te voglio scipp? lo naso!)
(torna)

EDUARDO
(Capisco; essa lo lusinga fino a che riesca nel suo
impegno.)

COLONNELLO
Vedi, nipote, come quel bricconcello di amore sa,
quando vuole, trionfare di qualunque rigoroso
progetto?

EDUARDO
Mortal pi? beato
di me chi mai vide?
Lo zio, prima irato,
or fausto mi arride,
e appien generoso
consola il mio ardor!

COLONNELLO
Entrambi al contento
Aurelia ne rese:
per lei non rammento
pi? i torti, le offese,
se in premio se stessa
or dona al mio cor

EDUARDO
(Vederlo mi spiace
deluso, deriso!)

COLONNELLO
Ah! regni la pace
La gioia, ed il riso!
Di un dolce piacere
si goda il favor!

EDUARDO
Amor dalle sfere
Ci guarda, e sorride!
Ei l'alme pi? fiere
Sa vincere ognor.

EDUARDO e COLONNELLO
Evviva il potere,
l'impero di amor!

Scena ultima
Aurelia conducendo per mano Eugenia,
indi tutti gli altri attori e i Coristi.

AURELIA
La buona giovanetta,
Eugenia eccola qua,
che col desire affretta
la sua felicit?.

EUGENIA
Signor, se a me pietoso...
(al Colonnello)

COLONNELLO
La destra a lui porgete.
(Eduardo ed Eugenia si porgono le mani)

EDUARDO ed EUGENIA
Oh, uomo generoso!
Oh cor! che ugual non ha!

AURELIA
Evviva! Generoso!
(Il colpo ? fatto gi?!)

COLONNELLO
Sei tu contenta? Ebbene
ma ad appagar ti resta...
Ecco... la mano ? questa...
la preda tua qui sta...

AURELIA
Amici, favorite.
(chiamando tutti)

LATTANZIO e VULCANO
Potimmo?

FULGENZIA, EUGENIA e CORISTI
Eccoci qua...

AURELIA
La mia fortuna udite.

GLI ALTRI FUORI
Che ci ?? Quai novit??

COLONNELLO, EDUARDO, EUGENIA e AUELIA
Quel bravo cavaliere
mi offre la mano, il core,
voi dite, o appaltatore
(a Lattanzio)
posso sposarlo, e subito?

LATTANZIO
Subito no...

COLONNELLO
Ma che?
Aurelia non ? vedova?

LATTANZIO
Pozza schiatt? l'astrologo!
Quanno io sar? crepato
Pu? strengere il partito...

COLONNELLO
Perch?...

LATTANZIO
Le so' marito...
Eccoti il gran perch?.

COLONNELLO
Come! son io tradito?
Sogno! Son desto! ohim?!

AURELIA, EDUARDO, EUGENIA,
FULGENZIA, BEQUADRO, FIORDELISA,
BISCAGLINO e ASCANIO
(Da un fulmine colpito e quasi fuor di s?!)

VULCANO e LATTANZIO
(L'amico ? fatto acito!
Io me la rido aff?!)

COLONNELLO
Ah, donna crudele!
Ah, perfido core!

AURELIA
Le vostre querele
Son giunte al signore:
per render felici
due teneri amanti...

LATTANZIO
Le sarde pe' alici
vennute v'a chessa.

AURELIA
Mi finsi contessa...
Ma quindi scoverta ...

VULCANO
Con'auta conessa
La breccia s'? aperta ...

FULGENZIA e EUGENIA
Del vostro trasporto per
lei proffitt?.

TUTTI
E il legno nel porto
felice approd?...

EDUARDO
Perdono mio zio!

AURELIA
Perdon chiedo anch'io ...

VULCANO
Di un tratto s? eroico un
dramma vo' scrivere ...

BEQUADRO
E gratis la musica
comporvi sapr?.

TUTTI
Via, cessi il rigore
perdono... signore...

LATTANZIO
Usc?a che ce gratta?
La cosa mo' ? fatta.

TUTTI
Che giova il dir no?

COLONNELLO
(ad Eduardo)
Non pi?, son vinto... abbracciami.
(ad Eugenia)
Ti amo qual mia nipote.
Ma le follie di Ortensio
restino, amici, ignote.

TUTTI
Del vostro cor magnanimo
evviva la bont?!...

AURELIA, EDUARDO, BEQUADRO,
COLONNELLO e FULGENZIA
Ah! La felice astuzia
ha secondato amore,
che sa di due bell'anime
premiar la fedelt?!

GLI ALTRI COL CORO
Di notte s? propizia
si celebri il contento!
echeggi ovunque il fausto
grido d'ilarit?!


F  I  N  E

 

Atto I
Atto II