"Armida"
Composta nel: 1777
Libretto: Philippe Quinault, da Torquato Tasso
Atto 1 Scena 1, 2, 3,
4
Atto 2 Scena 1, 2, 3,
4, 5
Atto 3 Scena 1, 2, 3,
4, 5
Atto 4 Scena 1, 2, 3,
4
Atto 5 Scena 1, 2, 3,
4, 5
La scena rappresenta una pubblica piazza
della città di Damasco, ornata da un arco di trionfo.
Atto 1
Scena I
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 1
Armida, Fenice, Sidonia.
FENICE
In un dì trionfale, in mezzo ai piaceri,
chi può mai suscitarvi una cupa
tristezza?
Gloria, grandezza, beltà e giovinezza,
ogni bene i vostri desideri appaga.
SIDONIA
Voi accendete una fiamma fatale
alla quale mai siete soggetta;
né amor osa turbare la pace
ch'è sovrana dell'anima vostra.
FENICE e SIDONIA
Qual sorte è mai più bella?
E chi può, se voi nol siete, esser
felice?
FENICE
Se oggi la guerra fa temer sue rovine,
del Giordan sulla sponda arrestar si dovranno.
FENICE e SIDONIA
Le tranquille nostre arene
non han nulla da temere.
SIDONIA
L'inferno, s'occorre, per noi s'armerà,
e ben potete voi farvi obbedire.
FENICE
Ai vostri occhi il proprio incanto è
bastato
a indebolire il campo di Goffredo.
FENICE e SIDONIA
I più prodi guerrieri, contro di voi
indifesi,
ora sono alla vostra mercé.
ARMIDA
Del più prode di tutti io ancora non
trionfo.
Rinaldo, per cui il mio odio è sì
violento,
il fier Rinaldo alla mia collera sfugge.
Tutto il campo nemico da me fu
sedotto,
e lui sol, sempre invitto,
si gloriò di mirarmi con occhio
indifferente.
È nella dolce età in cui è facile
amare...
Fallir non posso, no, senza uno scorno estremo,
'un cuor sì grande e sì superbo la
conquista.
Sidonia
Se alla vostra vittoria un prigion
manca, che importa?
Molti altri sen vedon tra le vostre
catene;
e per un servo in meno
non sarà men glorioso un trionfo sì
bello.
FENICE
Perché v'ostinate a pensare
a ciò che vi può dispiacere?
Più sicuro è vendicarsi
con l'oblio che col furor.
FENICE e SIDONIA
Più sicuro è vendicarsi
con l'oblio che col furor.
ARMIDA
Cento volte ha predetto l'inferno
che contro quel guerrier saran nostre
armi vane,
e ch'ei vincerà i nostri re più grandi.
Ah, quanto dolce mi sarebbe
incatenarlo,
ed arrestar delle sue gesta il corso!
Quanto l'odio! Come il suo spregio m'oltraggia!
Come fiero sarà d'evitare il servaggio
in cui ritengo così tanti eroi!
La sua importuna imago senza sosta,
mio malgrado, turba il mio riposo.
Un orribile sogno m'ispira un terrore
novello
a fronte di questo funesto nemico.
Ho creduto vederlo, e ho fremuto!
Ho creduto che un colpo mortal mi infliggesse.
Al piè son caduta del crudel
vincitore:
nulla ne piegava il rigore;
e per un incanto a me nuovo
mi sentivo costretta ad amarlo
nell'istante fatal che trafiggeami il
cuor.
SIDONIA
E vi turba una pallida immagine
prodotta dal sonno?
Il bel dì che a voi riluce
scioglierà questa vana chimera,
così come ha annientato
le ombre della notte.
Scena II
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 1
Idraote e il suo Seguito, Armida, Fenice, Sidonia.
IDRAOTE
Armida, il sangue che a voi m'unisce
alle cure
che si prendon per piacervi sensibil
mi fa!
Quanto dolce m'è il vostro trionfo!
E quanto amo il brillar del bel dì che
Il rischiara!
Non avrei più desideri,
se uno sposo vi sceglieste.
Vedo già qui la morte minacciosa,
e ben presto l'età che mi gela
mi opprimerà col suo grave fardello.
Ora, è l'ultima gioia a cui aspiro
veder vostri imenei promettere
all'impero
dei re nati da un sangue sì bello.
Morrò senza dolermi della sorte,
se mi segue sì dolce speranza
del sepolcro nell'orrida notte.
ARMIDA
La catena d'imene m'agghiaccia,
temo ancor i suoi nodi più dolci.
Come un cuor, ah, diviene infelice
quando perde la sua libertà!
IDRAOTE
Per voi, quando vi piaccia, è armato l'inferno:
nell'arte mia voi siete più esperta di
me.
Gran re ai vostri piedi metton la lor
corona;
chi vi mira un istante è stregato per
sempre.
Potete voi meglio goder tal fortuna
che con uno sposo che v'ami,
e degno sia d'essere amato?
Per voi, quando vi piaccia, è armato l'inferno:
nell'arte mia voi siete più esperta di
me.
Gran re ai vostri piedi metton la lor
corona;
chi vi mira un istante è stregato per
sempre.
ARMIDA
Contro i miei nemici a mio piacer
scateno
il nero infernale impero.
L'amore mi mette in catene dei re;
di mille amanti son signora e sovrana;
ma la mia felicità maggiore
è d'esser la signora del mio cuore.
IDRAOTE
Confinate il desir vostro alla gloria
crudele
dei mali prodotti dalla vostra beltà?
Non troverete mai la felicità vostra
nella gioia d'un amante fedele?
ARMIDA
Se mai un giorno legarmi dovrò,
dovete voi credere almeno
che alla gloria sol dato sarà
consegnare il mio cuore all'amore.
Per diventar mio signore
non è abbastanza essere re:
sarà il valore a farmi ravvisar
colui al quale io serberò la fé.
Il vincitor di Rinaldo, se un mai ve ne
avrà,
sarà degno di me.
Scena III
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 1
Idraote, Armida, Fenice, Sidonia.
Popolo di Damasco.
(Il Popolo testimonia con danze e canti la propria gioia
per la vittoria riportata dalla bellezza d'Armida
sui cavalieri del campo di Goffredo.)
IDRAOTE e il CORO
Armida è ancora più amabile
di quanto non sia da temer.
Com'è glorioso il suo trionfo!
I sui più forti incanti son quelli dei
begli occhi.
Non le serve impegnar la terribile arte
che sa far, se le piace, che s'armi
l'inferno;
la sua beltà tutto possibil trova:
in catene ora gemono i nostri più fieri
nemici.
Armida è ancora più amabile
di quanto non sia da temer.
Com'è glorioso il suo trionfo!
I sui più forti incanti son quelli dei
Begli occhi.
Il CORO
Seguiamo Armida e cantiam la
vittoria.
Pur l'universo ne echeggia la gloria.
FENICE
I nostri nemici, fiaccati e turbati,
non amplieran più di lor armi i
progressi.
Oh gioia, appagate son le nostre
brame,
e senza tributi di lagrime o sangue.
SIDONIA
Ardente amor, che dovunque la segue,
si allaccia ai cuor ch'ella vuol che lu infiammi;
ei di regnar nei suoi occhi è contento,
e ancor non osa passar nel suo cuor.
Il CORO
Seguiamo Armida e cantiam la
vittoria.
Pur l'universo ne echeggia la gloria.
(Si danza.)
SIDONIA e il CORO
Com'è grande la dolcezza d'un trionfo,
quando a noi soli ne dobbiamo l'onor!
FENICE
Fatto armare non abbiamo i soldati;
senza di lor oggi Armida è trionfante.
Nelle sue grazie è tutto il suo potere;
nulla val più di sua giovin beltà.
SIDONIA
La bella Armida vinto ha facilmente
fieri guerrier più temuti del tuono;
ed i suoi sguardi hanno, in men d'un
istante,
dettato legge ai signori del mondo.
FENICE e il CORO
Com'è grande la dolcezza d'un trionfo,
quando a noi soli ne dobbiamo l'onor!
(Si danza.
Il trionfo d'Armida è interrotto
dall'arrivo di Aronte, che era stato
incaricato di scortare i cavalieri
prigionieri e che ritorna ferito,
impugnando un troncone di spada.)
Scena IV
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 1
Aronte, Idraote, Armida, Fenice, Sidonia.
Popolo di Damasco.
ARONTE
Oh Cielo! Oh disgrazia crudele!
Attenta scorta ero ai vostri prigioni.
Tutto tentai per mostrarvi il mio zelo,
n'è testimone il mio sangue che scorre.
ARMIDA
Ma ove sono i miei prigioni?
ARONTE
Indomabil guerrier
li ha liberati tutti.
Armida, Idraote, Fenice, Sidonia e il Coro
Un sol guerrier! Che dite mai?
Ciel!
ARONTE
Dei nostri nemici è il più temibile.
I più prodi dei nostri per lui son
caduti:
nulla resister può al suo estremo
valore...
ARMIDA
Oh Ciel! È Rinaldo.
Aronte
Sì, è desso.
ARMIDA, IDRAOTE, FENICE, SIDONIA e il CORO
Perseguiam fino alla morte
il nemico che ci offende:
che non sfugga, no,
la nostra vendetta.
Atto 2
La scena cambia e rappresenta una campagna
ove un fiume forma un'isola amena.
Scena I
Scena 1, 2, 3, 4, 5
Atto 2
Artemidoro, Rinaldo.
ARTEMIDORO
Invincibil eroe, grazie al vostro
coraggio
oggi sfuggo al rigor di un funesto
servaggio.
Dopo un sì generoso aiuto,
posso sottrarmi dal seguirvi per
sempre?
RINALDO
Andate, andate, occupate il mio posto
nei luoghi da cui la sfortuna mi
caccia.
Il fier Gernando a punir m'ha costretto
la sua temeraria audacia:
d'indegna prigion mi minaccia
Goffredo
e dal campo mi forza a bandirmi.
A fatica ne resto lontano.
Felice, se le mie gesta consacrare
potessi
a liberar la Città santa
che sotto dure leggi geme!
Seguite i guerrier che un bello zelo
adopra a segnalar per lor valore e
fede:
cercate una gloria immortale.
Nell'esilio coinvolger non voglio che
me.
ARTEMIDORO
Che mai si può tentar senza di voi?
Colui che vi bandisce evitar non potrà
di augurarsi il vostro ritorno.
S'è d'uopo ch'io vi lasci, almen posso
sapere
quai luoghi eleggerete per soggiorno?
RINALDO
Importuno è il riposo per me,
sol la gloria ha per me delle grazie:
i miei passi rivolger non voglio
se non dove giustizia e innocenza
del soccorso mio avranno bisogno.
ARTEMIDORO
Fuggite i luoghi ove regna Armida,
se cercate di viver felice;
anche per il più intrepido cuore
ella serba temibili incanti.
Ella è una nemica implacabile,
evitate le sue attenzioni.
Possa il cielo, ai miei voti secondo,
ripararvi dalle sue malìe!
RINALDO
Per una fortunata indifferenza
senza sforzo al suo potere il mio cuor
s'è sottratto;
la vidi soltanto con sguardo curioso.
È forse più arduo evitar sua vendetta
che sfuggire al poter dei suoi occhi?
Amo la libertà; nulla ancor m'ha
potuto
forzar, fino ad oggi, a legarmi.
Se ignorare si posson le grazie
d'amore,
quali incanti si posson temer?
(Escono.)
Scena II
Scena 1, 2, 3, 4, 5
Atto 2
Armida, Idraote.
IDRAOTE
Qui c'arrestiam: è in questo luogo
fatale
che il furor che ci muove
comanda all'impero infernale
di guidare la nostra vittima.
ARMIDA
Come tarda oggi l'inferno a seguir le
Nostre leggi!
IDRAOTE
Per compiere l'incanto unir dobbiam
le voci.
ARMIDA e IDRAOTE
Spirti dell'odio e dell'ira,
démoni, a noi obbedite.
Consegnate alla collera nostra
il nemico che ci osa oltraggiar.
Spirti dell'odio e dell'ira,
démoni, a noi obbedite.
ARMIDA
Nascondetevi, démoni orribili,
sotto ad una gradevole immagine:
questo fiero coraggio ammaliateci,
con i fascini vostri più amabili.
ARMIDA e IDRAOTE
Spirti dell'odio e dell'ira,
démoni, a noi obbedite.
Consegnate alla collera nostra
il nemico che ci osa oltraggiar.
Spirti dell'odio e dell'ira,
démoni, a noi obbedite.
(Armida scorge Rinaldo
che s'appressa alle rive del fiume.)
ARMIDA
Nel tranello fatal cade il nostro
nemico.
IDRAOTE
Nel vicino boschetto s'ascondono i
Nostri soldati;
su Rinaldo tutti devon piombare.
ARMIDA
Questa vittima è mia
lasciate ch'io l'immoli, lasciate a me
il piacere
di veder questo cuore superbo dei
miei colpi spirar.
(Idraote e Armida si ritirano.
Rinaldo s'arresta a contemplare
le rive del fiume, e lascia parte delle sue armi
per prendere il fresco.)
Scena III
Scena 1, 2, 3, 4, 5
Atto 2
RINALDO
(solo)
Più osservo questi luoghi e più li
ammiro.
Il fiume scorre con lentezza,
e sen va con rimpianto da un sì dolce soggiorno.
I più soavi fiori e lo zefiro più dolce
profuman l'aria che si spira.
Lasciar non posso, no, sì belle rive.
Un suono armonioso s'unisce al
Mormorio dell'acque.
Gli uccelli incantati si taccion per
udirlo.
A stento m'oppongo alle dolcezze del
sonno.
Questo prato, quest'ombra fresca,
tutto m'invita a riposar sotto le folte
fronde.
(S'addormenta su un prato
in riva al fiume.)
Scena IV
Scena 1, 2, 3, 4, 5
Atto 2
Rinaldo addormentato, una Naiade che esce dal fiume.
Schiera di Ninfe, di Pastori e di Pastorelle.
La NAIADE e due CORIFEE
Nell'età lieta in cui si sa piacere,
quant'è dolce teneramente amar!
Perché cercar tra i perigli con zelo
d'un vano onor l'immaginario lustro?
Vale forse un'ingannevol chimera
che si lasci un incantevole bene?
Nell'età lieta in cui si sa piacere,
quant'è dolce teneramente amar!
Il CORO
Ah, che errore, che follia
non gioire della vita!
Sol pei giochi e per gli amori,
son da vivere i bei giorni.
(I Démoni, in sembianze di Ninfe,
Pastori e Pastorelle, incantano Rinaldo
e l'incatenano nel sonno
con ghirlande di fiori.
Si danza.)
Una PASTORELLA
Stupirebbe di men se la nuova
stagione
senza recar né zefiri né fiori
ritornasse,
che veder la stagione più bella dei
nostr'anni
senza piaceri e senza amori.
Lasciam al dolce amor la giovinezza.
La saggezza ha il suo tempo, che vien
Fin troppo presto.
Essere saggi non vuol dire,
esser più saggi del dovuto.
Lasciam al dolce amor la giovinezza.
La saggezza ha il suo tempo, che vien
Fin troppo presto.
(La scena di cori e danze continua.)
Il CORO
Ah, che errore, che follia
non gioire della vita!
Sol pei giochi e per gli amori,
son da vivere i bei giorni.
Scena V
Scena 1, 2, 3, 4, 5
Atto 2
Armida, Rinaldo addormentato.
ARMIDA
(con un pugnale in mano)
Alfin, egli è in mio potere,
il fatale nemico, il vincitor superbo.
L'incanto del sonno l'offre alla mia
vendetta.
Trafigger voglio il suo invincibil
cuore.
Grazie a lui i miei prigioni più non
sono in servaggio.
Ch'ei provi allor tutto lo sdegno mio...
(Armida fa per colpire Rinaldo,
ma non può attuare il disegno che ha
di togliergli la vita.)
Qual sgomento m'assale? Chi esitar
mi fa?
Cosa mai in favor suo mi vuol dir la
pietà?
Si colpisca... Ciel! Chi mai può
fermarmi?
Avanti... Io fremo! Sù, vendetta...
Sospiro!
È così che oggi devo vendicarmi?
La mia collera scema quando a lui m'avvicino.
Più lo vedo, più il mio furore è vano;
si rifiuta al mio odio la tremante mia
mano.
Ah, che crudeltà rapirgli il giorno!
Al mondo tutto cede al giovanetto
eroe.
Chi crederebbe che fosse nato solo
per la guerra?
Per l'amor sembra essere fatto.
Vendicarmi non posso senza ch'egli
perisca?
He! Non basterebbe che lo punisse
amor?
Giacché non trovò i miei occhi
affascinanti,
che almeno m'ami per i miei incanti;
che io, se mai è possibil, possa
odiarlo.
Venite, esaudite i miei desideri,
trasformatevi, Démoni, in dolcissimi
Zefiri.
Al vincitor io cedo, m'ha vinto pietà;
la mia onta celate e la viltà
nei deserti più remoti:
volate, e ci guidate in capo
all'universo.
(I Démoni, trasformati in Zefiri,
portano via Rinaldo ed Armida.)
Atto 3
La scena cambia e rappresenta un deserto.
Scena I
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 3
ARMIDA
(sola)
Ah, se la libertà mi dev'esser rapita,
devi esser proprio tu il mio vincitore?
Funesto nemico della gioia di mia
vita,
è ver che mio malgrado tu regni nel
mio cuore?
Il desio mio più caro fu quello di tua
morte.
Come hai tu cangiato in languor la mia
ira?
Da mille amanti ero invan corteggiata:
nessun di lor mai piegò il mio rigore.
Si può allor che Rinaldo tenga
Armida asservita?
Ah, se la libertà mi dev'esser rapita,
devi esser proprio tu il mio vincitore?
Funesto nemico della gioia di mia
vita,
è ver che mio malgrado tu regni nel
mio cuore?
Scena II
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 3
Armida, Fenice, Sidonia.
FENICE
Che non può l'arte vostra? È la sua
Forza estrema.
Qual prodigio! Oh cambiamento!
Rinaldo, un dì sì fiero, v'ama;
giammai s'è amato sì teneramente.
SIDONIA
Mostratevi ai suoi occhi, mirate anche
Voi stessa
del vostro incanto il prodigioso
effetto.
ARMIDA
L'inferno ancor non ha appagato la
Mia brama;
mi deve un nuovo incanto assicurare
la vendetta.
SIDONIA
In lidi lontani dalle umane dimore,
chi di man vi può strappare
un nemico che v'adora?
Rinaldo incantate, che mai temete
ancora?
ARMIDA
Ahimé, è il mio cuor che temo.
Vostra amistà alla mia sorte
s'interessa:
v'ho fatto con me condurre in questi
luoghi.
Al resto dei mortali la mia viltà
nascondo,
soltanto ai vostri occhi ne voglio
arrossir.
Dai miei sguardi più dolci si seppe
Rinaldo guardare;
quel cuor fiero alla resa obbligare non
seppi;
e malgrado le mie cure, ei mi sfuggì.
Fingendosi scorno, l'amor di sorpresa
Mi colse,
quando meno men guardavo.
Più m'amerà Rinaldo e men sarò
tranquilla;
ho risolto di odiarlo.
Nulla ho tentato mai di sì difficile;
temo che per forzar il mio cuor a
obbedirmi
non sarà inutil tutta l'arte mia.
FENICE
Quanto bella e ammirata sarebbe
vostr'arte,
se sapesse allontanar gli affanni della
vita!
Felice chi può essere certo
di disporre a piacer del suo cuore!
È un segreto ben degno d'invidia,
ma è tra tutti i segreti il più ignoto.
SIDONIA
L'odio è orribile e barbaro;
l'amore costringe i cuor che conquista
a soffrire dolori tremendi.
Se il vostro destino è in vostro potere,
fate scelta dell'indifferenza:
assicura una quiete felice.
ARMIDA
No, no, non mi è più possibile
passar dal mio affanno alla serenità.
Il mio cuor non si può più calmare.
Troppo m'oltraggia Rinaldo, e troppo
Amar si fa.
Necessaria è per me ormai la scelta
di odiarlo o d'amarlo.
FENICE
Odiar questo eroe non avete potuto,
quando il più terribil era
tra i vostri nemici.
Or vi ama, l'amor l'incatena.
Nutrir sapreste meglio l'odio vostro
contro un sì dolce e sottomesso
amante?
ARMIDA
Ei m'ama? Ma di che amore! L'onta
Mia s'accresce.
Così devo essere amata? Posso
esserne lieta?
È un vano trionfo, un bene fasullo.
Ahimé, quant'è il suo amor dal mio
diverso!
Per accender la sua fiamma son
Ricorsa all'inferno;
sol lo sforzo dell'arte ha poter sul suo
cuore,
nulla può la mia tenue beltà.
Per proprio merto la mia vendetta ei sospende;
senza aiuto, né sforzo, perfin senza
che il sappia,
incatena il mio cuor con troppo dolci
catene.
Ahimé, quant'è il mio amor dal suo
diverso!
Qual vendetta pretendere posso,
se lo voglio amar per sempre?
Ceder dunque senza nulla tentare?
No, no, devo l'Odio in mio aiuto
chiamare.
L'orror di questi luoghi solitari
per la mia arte si raddoppierà.
Dai miei orrendi misteri il vostro
Sguardo sviate
e a Rinaldo in specie di turbarmi
impedite.
Scena III
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 3
ARMIDA
(sola)
Venite, venite, Odio implacabile,
uscite dall'orrido baratro
ove un eterno orror fate regnar.
Venite, venite, Odio implacabile,
uscite dall'orrido baratro,
dall'amor mi salvate, nulla è così
temibile.
Contro un nemico troppo amabile,
rendetemi il mio sdegno, riaccendete
il mio furor.
Venite, venite, Odio implacabile!
(L'Odio esce degl'inferi con il suo Seguito.)
Scena IV
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 3
Armida, l'Odio e il suo Seguito.
LODIO
Ai tui voti rispondo, udir la tua voce
s'è fatta fin nel fondo dell'inferno.
Per te, contro Amore, tutto vado a
intentare;
se davvero difender ci si vuol da lui,
evitare si posson le sue indegne
catene.
Più si conosce Amor, e più lo si
detesta,
distruggiamo il suo poter funesto.
Rompiamo i suoi nodi, stracciam la
sua benda,
bruciamo i suoi dardi, spegniam la
sua face.
LODIO e il suo SEGUITO
Più si conosce Amor, e più lo si
detesta,
distruggiamo il suo poter funesto.
Rompiamo i suoi nodi, stracciam la
sua benda,
bruciamo i suoi dardi, spegniam la
sua face.
(Si danza.
Il Seguito dell'Odio inizia l'incantesimo
che deve distruggere il potere d'Amore.)
LODIO
Amor, esci per sempre, esci da un
cuor che ti scaccia,
lascia ch'io regni al tuo posto.
Fa troppo soffrir la tua legge;
no, l'inferno tutto nulla ha di più
crudel di te.
Il CORO
Amor, esci per sempre, esci da un
cuor che ti scaccia,
che l'Odio regni al tuo posto.
Fa troppo soffrir la tua legge;
no, l'inferno tutto nulla ha di più
crudel di te.
(Si danza.
Il Seguito dell'Odio manifesta
di esser pronto a trionfare dell'Amore.)
LODIO
Esci dal sen d'Armida, Amor, rompi i
Tuoi lacci.
ARMIDA
T'arresta, t'arresta, Odio pauroso!
Lasciami a un vincitor sì bello
soggetta,
lasciami, rinuncio al tuo orribile
aiuto.
LODIO e il suo SEGUITO
Esci dal sen d'Armida, Amor, rompi i
Tuoi lacci.
ARMIDA
No, non terminar, no, possibile non è
levarmi l'amor senza strapparmi il
cuor.
LODIO
Il mio soccorso tu implori
sol per disprezzare il mio potere?
Segui Amor, giacché tu lo vuoi,
o sventurata Armida,
segui Amor che ti guida
verso un orrido abisso.
Il CORO
Segui Amor, giacché tu lo vuoi,
o sventurata Armida,
segui Amor che ti guida
verso un orrido abisso.
LODIO
In questi remoti lidi invano celi
l'eroe che troppo ha toccato il cuor
tuo:
la gloria, alla quale lo strappi,
ben presto te lo strapperà.
Malgrado le tue cure e i tuoi pianti,
sfuggire lo vedrai ai tuoi incanti.
Il CORO
Segui Amor, giacché tu lo vuoi,
o sventurata Armida,
segui Amor che ti guida
verso un orrido abisso.
LODIO
Forse un giorno ancor mi chiamerai,
ma ogni tua attesa sarà vana:
oggi ti lascio per non tornar mai più.
Pena più dura infliggerti non posso
che abbandonarti per sempre
all'Amor.
Il CORO
Segui Amor, giacché tu lo vuoi,
o sventurata Armida,
segui Amor che ti guida
verso un orrido abisso.
(L'Odio e il suo Seguito s'inabissano.)
Scena V
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 3
ARMIDA
(sola)
Oh Cielo! Che orribil minaccia!
Fremo, tutto il sangue s'agghiaccia.
Amor, possente Amore, vieni, calma
il mio spavento,
e abbi pietà d'un cuor che s'abbandona
a te.
(Esce.)
Atto 4
Scena I
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 4
Ubaldo e il Cavalier Danese.
(Ubaldo porta uno scudo di diamante
e tiene uno scettro d'oro donatigli da un mago
per dissolvere gl'incantesimi d'Armida
e per liberare Rinaldo.
Il Cavalier Daneseporta una spada
che dovrà presentare a Rinaldo.
Un vapore si leva e si diffonde nel deserto
già apparso nel terz'atto. Compaiono dei mostri.)
UBALDO e il CAVALIER DANESE
Dappertutto troviam solo baratri
aperti.
Armida ha in questi luoghi trasportato l'inferno.
Ah, che oggetti orribili!
Che mostri terribili!
(Il Cavalier Danese attacca i mostri;
Ubaldo lo trattiene, e dice, mostrandogli
lo scettro d'oro che porta:)
UBALDO
Colui che qui c'invia il periglio ha
previsto,
e ci ha insegnato come liberarcene.
Né Armida né i suoi incanti temiamo:
con quest'aiuto, più potente dell'armi,
ne saremo facilmente protetti.
Mostri, il passaggio a noi libero
lasciate,
e a celar andate la vostra rabbia vana
nei baratri profondi dai quali siete
usciti.
(I mostri si ritirano, e il vapore si dissolve;
il deserto scompare e si cambia
in un'amena campagna.)
Il CAVALIER DANESE
Andiamo a cercare Rinaldo; il Ciel ci favorisce
nella nostra penosa missione.
Ciò che lusingar può le brame nostre,
tenterà di sorprenderci a sua volta:
è ormai dall'incanto dei piaceri
che difenderci dovremo.
UBALDO e il CAVALIER DANESE
Raddoppiam le nostre cure, ci
guardiam
dai pericoli attraenti:
gli incantesimi più dolci,
quelli sono i più temibili.
UBALDO
Di qui si scorge il soggiorno incantato
d'Armida e dell'eroe ch'ella ama.
In quel palazzo Rinaldo è trattenuto
da un fatale e fortissimo incanto.
Là questo vincitor sì fiero e temuto,
dimentico di tutto e di se stesso,
è ridotto a languire indegnamente
in molle ozio.
Il CAVALIER DANESE
S'interessa invan l'inferno tutto
all'amore che un sì glorioso cuor
seduce:
se sopra questo scudo Rinaldo volge
gli occhi,
della sua debolezza arrossirà,
e da questi luoghi a partirsi
l'indurremo.
Scena II
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 4
Ubaldo, il Cavalier Danese.
(Un Demone sotto l'aspetto di Lucinda,
fanciulla danese amata dal Cavalier Danese.
Démoni trasformati in Abitanti dell'isola
Che Armida ha scelto per trattenervi
Rinaldo incantato. Inizia la scena di cori e danze.)
LUCINDA
Ecco il delizioso ritiro
della felicità perfetta;
ecco il lieto soggiorno
dei giochi e dell'amor.
Il CORO
Ecco il delizioso ritiro
della felicità perfetta;
ecco il lieto soggiorno
dei giochi e dell'amor.
(Si danza.)
UBALDO
(al Cavalier Danese)
Andiam, chi vi trattiene ancora?
Andiam, troppo ci siam fermati.
Il CAVALIER DANESE
Vedo la bellezza che adoro,
è lei, dubitarne non posso.
LUCINDA
In questi luoghi mai la nostra attesa è
vana.
Il bene che cerchiamo a noi si viene a
offrire,
e avendolo trovato senza stenti,
non lo troviam per questo meno dolce.
Il CORO
In questi luoghi mai la nostra attesa è
vana.
Il bene che cerchiamo a noi si viene a
offrire,
e avendolo trovato senza stenti,
non lo troviam per questo meno dolce.
Ecco il delizioso ritiro
della felicità perfetta;
ecco il lieto soggiorno
dei giochi e dell'amor.
LUCINDA
(parlando al Cavalier Danese)
Rivedo, alfin, l'amante per cui il mio
Cuor sospira,
il ben ritrovo che tanto ho anelato.
Il CAVALIER DANESE
Veder qui posso la bellezza
che m'ha sottomesso al suo impero?
UBALDO
No, altro non è che un incanto fallace
dal qual dovete guardarvi il cuor.
Il CAVALIER DANESE
Sì lungi dalle gelide rive ove nasceste
chi può presentarvi ai miei occhi?
LUCINDA
Per magica potenza
Armida in questi ameni luoghi m'ha
condotta;
nella dolce speranza vivevo
d'incontrar presto ciò che più amo.
UBALDO
Fuggite, fatevi violenza.
LUCINDA
I dolci piaceri godiam che ai nostri
Cuor fedeli
in sì felice dimora l'amore ha
preparato.
Il dovere, con leggi crudeli,
ci ha fin troppo separati.
UBALDO
Fuggite, fatevi violenza.
Il CAVALIER DANESE
Amor non mel permette:
contro grazie sì belle
il mio cuor non ha difese.
UBALDO
È questa la fermezza
di cui tanto vi siete vantato?
LUCINDA e il CAVALIER DANESE
Godiam della somma fortuna
di amare e d'esser riamati.
He, quale altro ben può mai valere
il piacer di mirare chi s'ama?
He, quale altro ben può mai valere
il piacer di mirarvi?
UBALDO
Della potenza infernale a dispetto
e di voi stesso, disingannar vi devo.
Dissolvere può quest'aureo scettro
un sì fatale errore.
(Ubaldo tocca Lucinda con lo scettro d'oro
e Lucinda subito scompare.)
Scena III
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 4
Il Cavalier Danese, Ubaldo.
Il CAVALIER DANESE
Per ogni dove invano giro gl'occhi;
questa beltà sì cara più non vedo.
Ai miei sguardi sen fugge
come vapor leggero.
UBALDO
Quel che d'incantevole ha l'amore
non è che un'illusion che altro non
lascia
che un'eterna vergogna.
Quel che d'incantevole ha l'amore
non è che un incantesimo funesto.
Il CAVALIER DANESE
Il pericolo vedo a cui s'espone
un cuor che non fugge un sì possente
incanto.
Felice voi, se dalle debolezze
che amor procura rimanete immune!
UBALDO
No, il mio cuor fino ad oggi non ho
tenuto in salvo;
dolce m'era vivere accanto a colei che
amo.
Ma se la gloria di seguirla comanda,
lasciar gemere si deve l'amor.
Dagli incanti più forti la ragione mi
affranca.
Nulla ci deve qui ancor trattenere;
approfittiam dei consigli elargiti.
Scena IV
Scena 1, 2, 3, 4
Atto 4
Un Demone sotto l'aspetto di Melissa,
fanciulla italiana amata da Ubaldo.
Il Cavalier Danese, Ubaldo.
MELISSA
Donde vien che vi sviate
da quest'acque e quest'ombra?
Un dolce riposo godete, fortunati
stranieri;
qui riposatevi da un faticoso viaggio.
Un sorte benigna a gioire vi invita
dei beni a cui siam destinati.
UBALDO
Siete voi, bella Melissa?
Melissa
Siete voi, amante caro? Siete voi quel
ch'io
veggo?
UBALDO e MELISSA
(insieme)
Prestar fede non oso ai miei occhi.
È possibil che amore quaggiù ci
riunisca?
MELISSA
Siete voi, amante caro? Siete voi quel
ch'io veggo?
UBALDO
Siete voi, bella Melissa?
Il CAVALIER DANESE
No, altro non è che un incanto fallace
dal qual dovete guardarvi il cuor.
Fuggite, fatevi violenza.
MELISSA
Ancor mi si deve strappare l'amante?
Dovrem vederci un solo istante,
dopo una tanto lunga assenza?
Permetter non posso che andiate;
già troppo ho sofferto un sì crudo
tormento,
e se ricominciasse morirei.
UBALDO e MELISSA
(insieme)
Dovrem vederci un solo istante,
dopo una tanto lunga assenza?
Il CAVALIER DANESE
È questa la fermezza
di cui tanto vi siete vantato?
Dal vostro errore uscite, la ragione vi chiama.
UBALDO
Ah, quant'è crudele la ragione!
Se pur m'inganno, perché avvertirmi?
Quanto bello mi appare il mio errore!
E quanto sarei felice di non uscirne
mai!
Il CAVALIER DANESE
Malgrado voi, di liberarvene avrò
cura.
(Il Cavalier Danese toglie lo scettro d'oro
dalle mani d'Ubaldo, ne tocca Melissa
e la fa scomparire.)
UBALDO
Che ne è di colei per cui ardo?
Melissa ad un tratto scompare!
Ciel! Deve forse un vano fantasma
con tanta forza turbare il mio cuor?
Il CAVALIER DANESE
Quel che d'incantevole ha l'amore
non è che un'illusion che altro non
lascia
che un'eterna vergogna.
UBALDO e il CAVALIER DANESE
Quel che d'incantevole ha l'amore
non è che un incantesimo funesto.
UBALDO
Da nuovi errori badiamo a difenderci,
evitiam le lusinghe ingannevoli.
Non lasciam più il cammino da fare
per raggiungere questo palazzo.
UBALDO e il CAVALIER DANESE
Fuggiam le dolcezze insidiose
delle illusioni amorose:
se si seguon, ci si perde.
Beato chi non ne è sedotto!
Atto 5
La scena cambia e rappresenta
il palazzo incantato d'Armida.
Scena I
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 5
Rinaldo, Armida.
RINALDO
(senz'armi e ornato di ghirlande di fiori)
Armida, voi m'abbandonate!
ARMIDA
Ho bisogno degl'inferi, e vado a
consultarli;
la mia arte vuole ch'io sia sola.
L'amor che ho per voi causa
l'apprensione
che agita il mio cuore.
RINALDO
Armida, voi m'abbandonate!
ARMIDA
Mirate in quai luoghi vi lascio.
RINALDO
Poss'io mirar altro dalla vostra beltà?
ARMIDA
Devoti vi seguiranno i Piaceri.
RINALDO
E v'è piacer, ove non siete voi?
ARMIDA
Un nero presagio mi turba e mi
tormenta,
un mal m'annuncia che voglio
prevenire;
e più la felicità nostra m'incanta,
più temo di vederla finire.
RINALDO
Da un sì vano terror colpita esser
potete,
voi che fate tremar i tenebrosi abissi?
ARMIDA
Voi m'insegnate a conoscer l'amore;
l'amor m'insegna a conoscer la paura.
Prima d'amarmi bruciavate per la
gloria,
la cercavate ovunque con ardor senza
eguali:
la gloria è una rivale
che sempre mi farà stare in allarme.
RINALDO
Com'ero insensato a credere
che il vano allor della vittoria
di tutti i beni fosse il più prezioso!
Tutto lo splendor di cui brilla la
gloria
degli occhi vostri vale un solo
sguardo?
V'è forse un ben più fascinoso e raro
di quel col quale amor la mia
speranza appaga?
ARMIDA
La severa ragione e il barbaro dovere
sugli eroi han fin troppo potere.
RINALDO
Più la ragion m'illumina, più sono
amante.
Amarvi, bella Armida, è il mio primo
dovere.
Piacervi sarà la mia gloria,
mirarvi la felicità.
ARMIDA
A quali leggi amabili l'anima mia
soggiace!
RINALDO
Com'è dolce veder che spartite il mio languor!
ARMIDA
Com'è dolce asservire un sì illustre
vincitor!
RINALDO
Degne d'invidia son le mie catene!
RINALDO e ARMIDA
Amiamoci, tutto ci invita.
Ah, se sì crudele mai foste
da togliermi il vostro cuor,
mi togliereste la vita.
RINALDO e ARMIDA
No, meglio è perdere la vita
ch'estinguer la mia fiamma.
No, nulla può cangiarmi il cuor.
No, meglio è perdere la vita
che sciogliermi da un amore sì bello.
ARMIDA
Testimoni del nostro estremo amore,
voi, che in tal felice soggiorno le mie
leggi seguite,
con lieti giochi, fino al mio ritorno,
l'eroe che amo intrattenete.
Scena II
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 5
Rinaldo, i Piaceri, Innamorati fortunati
e Innamorate felici che con danze e canti
tentano d'intrattenere piacevolmente Rinaldo
durante l'assenza d'Armida.
Si danza.
Un PIACERE e i CORI
I Piaceri hanno scelto per asilo
questo ameno e tranquillo soggiorno.
Che incantevoli luoghi
per gli amanti felici!
(Si danza.)
È l'amor che ritiene in sue catene
mille uccelli che s'odon notte e dì nei
nostr boschi.
Se l'amor non causasse che pene,
gl'innamorati uccelli non canterebbero
tanto.
(Si danza.)
Cuori giovani, tutto vi è favorevole,
profittate d'una gioia non durevole.
Nell'inverno degl'anni, l'amor più non
regna;
i bei dì che si perdon son perduti per
sempre.
(Si danza.)
RINALDO
Andate, allontanatevi da me,
dolci Piaceri, attendete che Armida vi
guidi.
Senza la beltà che mi soggioga,
nulla mi piace e tutto accresce la mia
pena.
Andate, allontanatevi da me,
dolci Piaceri, attendete che Armida vi
guidi.
(I Piaceri, gli Innamorati fortunati
e le Innamorate felici si ritirano.)
Scena III
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 5
Rinaldo, Ubaldo, il Cavalier Danese.
UBALDO:
E solo; approfittiam di un momento sì prezioso.
(Ubaldo presenta lo scudo di diamante
agli occhi di Rinaldo)
RINALDO
Che vedo! Quale splendor m'offende gl'occhi?
Ubaldo
Il Cielo vuol farvi conoscere
l'error che vi ha sedotto i sensi.
RINALDO
Oh Ciel, che vergogna apparire
nell'indegno stato in cui sono!
UBALDO
Il nostro general vi richiama.
La vittoria vi serba una palma
immortale.
Tutto s'affretta per il vostro ritorno.
Dai più diversi climi, ognun corre
alla guerra.
Rinaldo solo, al confin della terra,
ascoso in incantevole soggiorno,
vuol seguire un vergognoso amore?
RINALDO
Vani ornamenti di un'indegna
mollezza,
più non m'offrite i vostri frivoli
incanti.
Resti indegni della mia debolezza,
andate, abbandonatemi per sempre.
(Rinaldo strappa le ghirlande di fiori di cui è ornato.
Riceve lo scudo di diamante che gli porge Ubaldo
e una spada presentatagli dal Cavalier Danese.)
Il CAVALIER DANESE
Sottraetevi ai pianti d'Armida,
il sol periglio da cui vostr'alma
intrepida
proteggere si deve.
In questi luoghi d'incanto regna la
voluttà:
per uscirne non è mai troppo presto.
RINALDO, Il CAVALIER DANESE e UBALDO
Andiam, la partenza affrettiamo.
Scena IV
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 5
Armida, Rinaldo, Ubaldo, il Cavalier Danese.
ARMIDA
(seguendo Rinaldo)
Rinaldo, Cielo! Oh pena mortale!
Voi partite, Rinaldo! Partite!
Démoni, i suoi passi seguite, volate e fermatelo.
Tutto mi tradisce, ahimé, e il mio
potere è vano!
Rinaldo, Cielo! Oh pena mortale!
Le mia grida non sono ascoltate!
Voi partite, Rinaldo! Partite!
(Rinaldo si ferma ad ascoltare
Armida che continua a parlargli.)
Se non vi vedo più, credete voi ch'io
viva?
Meritare ho potuto un sì crudo
tormento?
Se non come amante, come nemica
almeno
prigioniera con voi portate Armida.
Andrò per le battaglie ad offrirmi
ai colpi destinati a voi:
Rinaldo, se potrò seguirvi,
dolce mi parrà la più orribile sorte.
RINALDO
Armida, tempo è ormai ch'io fugga
l'incantevol periglio che nel mirarvi
trovo.
La gloria vuol che vi lasci,
ed impone all'amor di cedere al
dovere.
Se voi soffrite, credete almen
che con rimpianto dai vostri occhi m'allontano.
Per sempre regnerete nel ricordo;
dopo la gloria sarete
ciò che amerò di più.
ARMIDA
No, dell'amor tu non hai mai sentit l'incanto.
Tu gioisci a causare funesti dolori.
Mi odi sospirar, il pianto scorrer
vedi,
ma né un sospir, né una lagrima mi
rendi.
Con i più dolci lacci invano ti
scongiuro;
un dover fiero segui, e vuoi che ci
separi.
No, il cuor tuo non ha nulla d'umano,
è men barbaro il cuor d'una tigre.
Se tu parti morrò, dubitarne non puoi.
Senza te, ingrato, viver non posso.
Ma alla mia morte, non pensar
d'evitare
che l'ostinata mia ombra ti segua:
armarsi la vedrai contro il tuo cuore
infido.
Inflessibile la troverai
come tu lo sei stato per me.
E il suo furor, s'è possibile mai,
eguaglierà l'amor del qual bruciai per
te...
La luce, ah, m'è rapita!
Barbaro, sei contento?
Tu gioisci partendo
del piacer di levarmi la vita.
(Armida cade svenuta.)
RINALDO
Troppo infelice Armida, ahimé!
Quant'è penoso il tuo destino!
UBALDO e il CAVALIER DANESE
Dobbiam partir, muovete il passo.
Da voi la gloria attende un cuore irremovibile.
RINALDO
No, non comanda la gloria
che un gran cuore sia impietoso.
UBALDO e il CAVALIER DANESE
(conducendo via Rinaldo suo malgrado)
Bisogna strapparvi alle grazie
insidiose
d'un tanto amabile oggetto.
RINALDO
Troppo infelice Armida, ahimé!
Quant'è penoso il tuo destino!
(Escono.)
Scena V
Scena 1, 2, 3, 4,
5
Atto 5
ARMIDA
(sola)
Il perfido Rinaldo m'abbandona;
e benché perfido sia, vile il mio cuor
lo segue.
Moribonda mi lascia, ei vuol ch'io
muoia.
A fatica rivedo il chiaror della luce;
l'orror della notte eterna
cede all'orrore del supplizio mio.
Il perfido Rinaldo m'abbandona;
e benché perfido sia, vile il mio cuor
lo segue.
Quando era in mio potere il barbaro,
perché non diedi retta all'Odio e alla Vendetta!
Perché non ho seguito i loro slanci!
Mi sfugge, sen va, sta per lasciar
questi lidi;
l'inferno egli sfida e l'ira mia;
già è presso alla riva.
Per trascinarmi ogni mio sforzo è
vano.
Traditor, attendi... Lo tengo... Lo
tengo, il suo perfido cuore...
Ah, al mio furor lo immolo...
Che dico? Ove son? Oh, Armida
sventurata,
dove ti porta un cieco errore!
Sol mi resta di vendetta la brama.
Fuggite, Piaceri, e le grazie perdete.
Voi, Démoni, il palazzo abbattete.
Partiam; e, s'è possibil, l'amor mio
funesto
rimanga sepolto per sempre in questi
luoghi.
(I Démoni distruggono il palazzo incantato.
Armida parte su di un carro volante.)
F I N E
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