|
Solimano
dramma per musica
La poesia è del
sig.re
Giannambrogio Migliavacca
poeta, e consigliere di legazione di S. R. M.
La musica è del
sig.re Adolfo Hasse,
primo maestro di cappella di S. R. M.
CAST:
SOLIMANO, Gran Signore de'turchi, padre di
Selim nato dal primo letto.
OSMINO, figlio di Solimano, e di Rosselane.
NARSEA
EMIRA, Figlie di Tacmante Sofì di Persia, prigionierede' turchi.
ACOMATE, Agà de'Giannizzeri.
RUSTENO, Gran visir.
CORO DI MILIZIE.
COMPARSE
DEL SEGUITO DI SOLIMANO.
Bassà, Visiri, ed altre guardie nobili.
Guardie del corpo, o siano Arcieri detti Solachi.
Paggi, detti Icoglani.
Ministri della legge detti Imani.
Paggi mori per Narsea, e per Emira.
DEL SEGUITO DI SELIM.
Agà, e Bassa a cavallo
Prigionieri, e prigioniere Persiane.
Schiavi, e mori
Strumenti militari.
Guardie a piedi dette Giannizzeri
Guardie a cavallo dette Spabi.
Milizie di varie divise Asiatiche, ed Europee co' loro rispettivi Bassa,
ufficiali,
ed altri subalterni per gli strumenti militari, timpani, bandiere, code di
cavallo etc.
che poi si uniscono à Giannizzeri, e formano un sol corpo.
ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
ATTO TERZO
atto primo
Appartamenti contigui a' Giardini. Emira, e Narsea sedute.
SCENA I
EMIRA
Perdona: io non intendo
Il tuo nuovo martir cara Narsea.
Vieni da Tauri in Babilonia appena,
Che da Selim lontana,
Più riposo non ài. Da Taurì il Prence
Quì giunge al nuovo dì:
sol poch'istanti
Mancano al giorno, e ancor ti struggi in pianti?
NARSEA
Oh Dio! Sai pure
Chi è Selim, chi noi siam. Del Re de'Persi
Noi sfortunate figlie, egli l'erede
Del Monarca de' Traci ...
EMIRA
Io so che al Prence
E padre Soliman. Tacmante a noi.
Dell'Ottomane schiere
Duce Selim, le nostre
Tutte sconfisse. e tutta
Ei la Persia inondò. Fra questi lacci
Per lui noi siamo. Egli a fuggir ridusse
L'amato genitor. So che col campo
A queste mura intorno
Delle spoglie de' Persi ci viene adorno.
Ma tu veder non brami
De'Persi il vincitor? Ma tu non l'ami?
NARSEA
Crudele! È colpa mia
S'egli è degno d'amor? Se obblia de Traci
I barbari costumi? Ove si trova
Sotto più bel sembiante
Più generoso cor? Su questa mano
La man di sposo a me, pace alla Persia
E promise, e giurò. Le ostili offese
Cessare al suon de' giuramenti suoi:
E condanni il mio foce, e rea mi vuoi?
EMIRA
Chi rea ti vuole? Io farei rea me
stessa.
NARSEA
Come!
EMIRA
Secondo figlio Osmino ancora
Non è di Solimano? Il Prence anch'egli
Non pugnò contro i Persi?
NARSEA
E a lui poc'anzi
Di noi fidò la cura
Il suo maggior Germano.
EMIRA
Ebben d' Osmino
Sappi, ch'io vivo amante.
Fingo rigor: noi sa: noi dissi mai,
Ma giacchè invan m'adopro
A calmare il tuo core, il mio ti scopro.
NARSEA
E tu condanni ...
EMIRA
Il tuo soverchio affanno,
Il tuo timor, non l'amor tuo condanno.
NARSEA
Non son di Tracia ai Prenci
Vietati gl'imenei?
EMIRA
Lo furo un tempo,
Ma sposa a Solimano Rosselane divenne, e sarà legge
Questo paterno esempio a figli suoi.
NARSEA
Ma chi sfa poi, se approva
La pace Soliman?
EMIRA
Nella sua Reggia,
Sulle rive di Ponto.
Il Sultano riposa. È delle squadre,
È di guerra, è di pace
Arbitro qui Selim. Dal padre istesso
N'ebbe il poter sovrano. Egli t'adora,
Ei lo promise, e tu paventi ancora?
NARSEA
Eppur ...
(si sente qualche strepito nella Reggia.
Narsea ed Emira si alzano da sedere,
e due Paggi levano i sedili.)
Ma qual rumori Come sì presto
Tutta in moto è la Reggia? Oimè! Che fìa!
EMIRA
E che vuoi mai che sia? Sarà del
Prence
L'arrivo: andiam. Da lungo
Discoprirlo potrai.
NARSEA
Va: cara Emira:
Ti seguirò. Ma lascia pria che sola
Un momento io respiri.
Lieta mi vuoi, tu vuoi, ch'io speri, ed io
Mille ragioni. e mille
Di pena, e di timor trovo, e ravviso:
E fra il padre, e l'amante ò il cor
diviso.
EMIRA
Vado: ma tu frattanto
Finisci di tremar: rasciuga il pianto
Ah fra timori tuoi
Neri tormentar te stessa:
Fu già finor per noi
La sorte assai crudel
Non sempre agl'infelici
Nemici gli astri sono:
Suol dopo il lampo, e il tuono
Tornar sereno il ciel.
Ah fra timori ...
(parte.)
SCENA II
Narsea, poi Osmino frettoloso
OSMINO
Narsea.
NARSEA
Che rechi Osmino?
OSMINO
In questo punto ...
NARSEA
Lo so: Giunge Selimo.
OSMINO
Il padre è giunto
NARSEA
Ciel! Solimano! Ed a qual fin?
OSMINO
Noi veggo.
NARSEA
Ah lo veggo ben io! Vien della
Persia
Le rovine a compir. Vicn di Tacmante
Il sangue a ricercar.
OSMINO
No Principessa.
Pace Selim promise, e pace avranno
E la Persia, e il suo Re: Del mio Germano
A me nota è la fede. Al padre mio
So canto è caro, e tutto
Ei dal padre otterrà.
NARSEA
Le sue promesse
Deh tu seconda ancor.
OSMINO
Vivi sicura.
Non so voler, che a voglia
Del mio Germano. Ogni suo voto è mio:
Abbiam I'istesso cor Selimo, ed io.
NARSEA
Tu sai, ch'io sono amante,
Ch'io figlia son, tu sai:
Se tu pietà non ài,
Chi avrà pietà di me?
Di questo cor gli affetti
Col tuo bel cor divido:
Di tua virtù mi fido.
E m'abbandono a te.
Tu sai ...
(parte.)
scena III.
Osmino, poi Acomate.
OSMINO
Non sa, che se il Germano arde per
lei.
Adoro Emira anch'io: Che se felice
Ei sarà colla pace, anch'io pur spero
La bella mia nemica
Colla pace ottener Dal punto istesso.
Fra le varie d'amor nostre vicende,
Il destin del Germano, e il mio dipende.
ACOMATE
Pur ti ritrovo alfin! Non sai ch'è
giunto
Il padre tuo poc'anzi? Io venni seco:
Ed è seco il Visir.
OSMINO
Lo so. Ma dimmi:
A che viene? E perché?
ACOMATE
Sentimi o Prence.
Ami il German?
OSMINO
S'io l'amo? Io
nacqui. io vivo
Sol per amarlo. E più che il sangue a lui
Mi stringe l'amistà. Le prime vie
Ei m'insegnò d'onor. Congiunse il cielo
Così tutt'i miei giorni a giorni sui.
Che mille vite io perderei per lui.
ACOMATE
Ah se tu l'ami: Io tremo,
Io pavento per lui.
OSMINO
Ma qual sua colpa
Merita il tuo timor?
ACOMATE
Colpa diventa
Anche il merto talor. Sovente un sogno
Compra il laccio fatal.
OSMINO
Come! Che dici?
ACOMATE
Del grado suo sovrano
Geloso è Solimano.
E sul confin degli anni, ed a' sospetti
Facile è questa età.
OSMINO
Ma nota è al padre
Del German la virtù.
ACOMATE
Mai di nemici
Questa non manca. Al tuo German purtroppo
Nemici sono antichi
La tua madre, e il Visir. L'emolo questi
Dei suo poter, del trono in lui l'erede
Rosselane non soffre, e reggon questi
Di Solimano il cor.
OSMINO
Lo so.
Ma torna
Il mio Germano al padre
D'un regno vincitor. Lo chiama ognuno
L'eroe del secol nostro. È delle schiere
La speranza, e l'amor.
ACOMATE
Di questo io temo,
Che s'adombri il Sultano.
OSMINO
A un'ombra ingiusta
Dunque dal padre un figlio
Sagrificar si può?
ACOMATE
Ragion non ode.
Non rispetta dovere,. e non perdona
Anche al figlio più degno
L'avidità, la gelosìa di regno.
È di funesti esempj
Degli avi tuoi la storia assai feconda.
E puoi saper di quai tragedie abonda.
OSMINO
Degli Ottomani invitti
L'antica io non ignoro
Massima rea. So che del soglio a loro
Fur vie le stragi, e che ne fu sostegno
La crudeltà finor. Ma queste vie
Aborrì Soliman. Con lui sicura
La clemenza a regnar guidò sul trono,
E apprese a' figli suoi, che anche un Sultano
Sa senz'esser tiranno, esser Sovrano.
ACOMATE
Del padre alla clemenza
Non ti fidar. Della falange, avvezza
A dar leggi al Sultano
Duce son io. Di questa
È l'idolo Selim. Del suo periglio
Voli a questa l'avviso, e in ogni evento
Sia pronta la difesa.
OSMINO
Il mio Germano
Io conosco Acomate. Il rischio estremo
Noi farà traditor. Sarìa nemico
Ei del suo difensor, se un atto indegno
Gli dovesse costar la sua difesa,
E se morir dovesse
Fra gl'infami ministri, o fra le squadre,
Morrà Selim, ma morrà fido al padre.
Dell'innocenza sua
Lasciam, la cura al ciel.
ACOMATE
Cedo: ma sappi,
Che inutile divien tardo soccorso:
Che il turbine minaccia, il tempo è caro:
Il perlglio additai: pensa al riparo.
All'udir da rupe alpina
Il torrente, che rovina:
Cura il tempo, il passo affretta,
Non aspetta - il passaggier.
Lunge vede ancor tal volta
Fosca nube in aria accolta,
Ed a vincer la tempesta
Già s'appresta - il buon nocchier.
All'udir ...
(parte.)
SCENA IV
Osmino, e poi Rusteno:
OSMINO
A’ qualche oggetto invero,
E al certo non leggiero
La venuta del padre. Ad indagarlo
Differir non degg'io. Ma vien Rustèno:
Tutto saprà costui. Giova, ch'io scopra
Da lui l'arcano.
RUSTENO
È il Prence appunto: all'opra.
(in disparte.)
OSMINO
Qual astro fortunato a noi repente
Guida il padre o Visir?
RUSTENO
Vien dì Selimo
Le glorie ad ammirar. Ma sì turbato
Perché Osmino io ritrovo?
OSMINO A te poss'io
Palesare il mio cor?
RUSTENO
M'offende il dubbio.
Spiegati pur.
OSMINO
L'inaspettato arrivo
Mi sorprende del padre, e non so come
Palpito per Selimo.
RUSTENO
Eh sgombra o Prence
Ogni timore Il tuo German pur troppo
E caro al Genitor: Ma
(non sdegnarti)
Posso a mio senno anch'io
Libero favellar?
OSMINO
Parla
RUSTENO
Non credi,
Che tuo fedel son Io?
OSMINO
Lo credo.
RUSTENO
I detti
D'una madre rispetti?
OSMINO
Quanto convien.
RUSTENO
Dunque col labbro mio
La madre tua ti parla. E fino a quando
Del tuo maggior Germano
Sarai schiavo così? Sai, che già nacque
Dal talamo primiero
Selimo a Soliman. Da Rosselane
Tu a lui nascesti. È del paterno scettro
Il tuo German l'erede. Or tu che speri
Da si rara amistà? Se al trono ascende.
Qual sarà la tua sorte?
Qual la tua ricompensa? O ceppi, o morte.
Ah d'un incauto affetto
Il giogo scuoti alfin. Ti guida al soglio
La madre tua. Siegui i consigli suoi.
Tu
regnerai. se vuoi
OSMINO
Così mi parla
La madre mia? Da lei
tai sensi avesti? A lei riporta i miei
Del mio Germano i dritti
Sacri mi sono. In lui
L'onor de' Traci ammiro: In lui rispetto
L'esempio mio. Mi sia per lui più dolce
Sparger del sangue mio l stille.
Che mille imperi, e mille
Col tradirlo acquistar. Udisti'?
RUSTENO
Intesi
Grande è la tua virtù, ma che prevalga
Al proprio l'altrui ben, sembra assai strano.
F di figlio al dover quel di Germano
OSMINO
Taci: soffersi assai. De' casi miei
Tutta la cura è mia:
E so qual sia, senza l'altrui consiglio,
Il dover d'un Germano. e quel d'un figlio.
Già so chi amar degg'io.
So chi degg'io temer:
Conosco il mio dover:
Questo ti basti.
Non giungo col desio
Del trono allo splendori
Nè accolgo nel mio cor
Pensier, sì vasti.
Già io ...
(parte.)
SCENA V
Rusteno solo.
A quanti rischi espone
Rosselane il mio zel. Sedurre Osmino
Io tento invano: E non è lieve impegno
Il perdere Selim, Di questo a danni
Di Soliman nel cor crebbero, è vero.
I da me sparsi semi
Di geloso velen Ma figlio è il Prence:
È padre Solimano, ed io pavento ...
Potrei … meglio sarebbe . Ah no! Perisca,
Mora Selim. Servo ad un tempo istesso
A Rosselane, e a me. Questa io scettro
Al suo figlio assicura, io del Monarca
M'assicuro il favor. Da lei promessa.
Prezzo dell' opra mia,
Del Sultano è la figlia: io questa adoro.
All'amor mio s'oppone.
E al mio poter Selimo.
Finche vive costui Visir non sono:
E perduto son io, s'ei giunge al trono.
Incominci l'impresa,
Terminarla convien. Più di riguardi
Tempo or non è. Già di pentirsi è tardi.
A terminar la trama
Ogni ragion m'affretta:
La giusta mia vendetta,
La bella mia mercè.
Chi d'un' impresa ardita
Tentar la via pretende,
Giunga alla meta ambita,
O non vi ponga il piè.
A terminar ...
(parte.)
SCENA VI
Luogo magnifico destinato alle pubbliche udienze.
Trono del Gran Signore da un lato.
Veduta de'cortili della Reggia. Solimano
con alcuni Bessà ed Acomate,
poi Rusteno. Arcieri distribuiti agli ingressi.
SOLIMANO
L'imposi già Non esca.
E non palesi alcuno.
Che in questa Reggia io sono. Il figlio mio
Quì sorprender io voglio. A me tornate.
Quand'ei giunga o miei fidi Udite: andate.
(alle comparse. che partono.)
ACOMATE
(Come il Prence avvertir !)
(tra se in disparte.)
SOLIMANO
Già tempo è al fine
Ch'io ti scopra Acomate il mio segreto.
Mese invan non ti trassi. Ò gran bisogno
Della tua te, Di rimirarlo in volto
Ti permette il Sultano,
E di parlar. T'appressa.
Tu paventi? E di che?
ACOMATE
Vola improvviso,
Fuor che a pochi suol cari, a tutti Ignoto
Da Ponto in Babilonia il mio Sovrano.
Ne ignoro la cagion: turbato il veggo:
E tremar non dovrei?
SOLIMANO
Strano ti sembra.
Se turbato son io.
Se qui giungo così? Che vuoi che attenda?
Che sul mio trono il figlio
Vegga innalzarsi, e ch'io
Di suo padre, e Signor fatto suo schiavo,
Rinnovi i casi in me del mio grand'avo?
ACOMATE
(Ah io previdi!)
E Solimano il grande.
A cui di tanti regni
L'impero è debitor, cui tanti allori
Cingon l'augusta fronte.
Giunge a temer così?
SOLIMANO
Gli allori miei
Inaridì l’età. Quanto mi deve
La Tracia ormai si scorda. Un'ombra io sono
Dì quel che fui, Già l'astro mio tramonta:
Lastre che nasce è il figlio:
E volge ognuno al sol nascente il ciglio.
I sudditi, le squadre
Non giurati che per lui. Del nome mio
Si rammentano appena. Il figlio istesso
Già si scordò di me Già da Sovrano
Parla, ed opra costui. Senza che n'abbia
Chiesto l'assenso mio, torna col campo
Da Tauri in Babilonia. Al mio nemico
Agio lascia a fuggir. Chi sa, qual sia
Il suo disegno?
ACOMATE
E pur fedele il figlio.
Fide le schiere son!
SOLIMANO
Cangian di giogo
Leggiermente le schiere:
E del trono la luce:
Anche d'un figlio il cor facil seduce.
ACOMATE
O ciel! Fu questo figlio
Sempre la speme tua, come or divenne
Il tuo timor?
SOLIMANO
Caro mi fu pur troppo
Ma nel suo successor sempre un Sultano
Temer deve un rivai. Più il figlio è degno,
E più degg'io temer.
RUSTENO
Signor. S'avanza
Nella Reggia Selim.
(si sente di lontano io strepito
della marcia.)
SOLIMANO
Venga: Io l'attendo.
Se della sua vittoria
L'accieca il fasto: Il suo Sovrano, e padre
Se già pose in obblio: Se del mio scettro
Sogna dispor Qui su quel soglio assiso
Mi ritrovi improvviso. In faccia mia
Si confonda l'altero:
Vegga che ancora io su quel soglio impero.
(va sul trono servito da Acomate e
da Rusteno,
che si pongono ai due lati del trono.)
SCENA VII
Selim, poi Osmino. Narsea ed Emira
con seguito di nobili prigioniere, e Detti.
CORO DI MILIZIE.
Viva il prode, viva il forte
Della Persia domator.
De' perigli, e della morte
Non paventa la sembianza:
Dell'impero è la speranza,
È de' barbari il terror.
Viva il prode, viva il forte
Della Persia domator.
Preceduti dalle milizie, che cantano il coro, da un treno di Elefanti,
e di Cameli, carichi del bagaglio, da schiavi,
e Mori, de' quali altri
conducono fiere, altri recano le spoglie de
vinti, e finalmente da
prigionieri, e da cavalli di mano, s
inoltreranno a cavallo vari Bassà,
portando alcuni le solite code, e dopo questi fra suoi Uffiziali, ed Agà
verrà Selim tenendo in mano il bastone del supremo Comando. Un corpo
di Giannizzeri chiude la marcia Giunto Selim al luogo magnifico, mede
piede a terra. e s'avanza. Il di lui seguito si schiererà ne' cortili.
ACOMATE
Quell'amabil sembiante
Mira o Signor.
(accennando Selim, che scende da cavallo.)
RUSTENO
Quell'aria audace osserva.
(come sopra.)
SOLIMANO
M'avvelena il sospetto,
(ad Acomate )
L'affetto mi seduce.
(a Rusteno )
SELIM
(Il padre! O stelle!)
(vedendo Solimano.)
SOLIMANO
Si turba.
SELIM
(Che dirò?)
SOLIMANO
Parlar non osa.
RUSTENO
Lo confonde il rimorso.
(a Solimano.)
ACOMATE
Lo stupor io trattiene.
(a Solimano.)
SELIM
(Amor soccorso!)
(s'avanza.)
Padre Signor vincemmo.
Incatenata, e doma
Geme la Persia. e da' gelati lidi
Ai regni dell'aurora
L'odrisia luna, e il nome tuo s'adora
Queste, che vedi intorno.
Spoglie, fere, prigioni, armi e trofei.
Che in umile tributo offro al tuo piede,
Della vittoria mia ponno far fede.
Oh me felice intanto,
Che de' novelli doni,
Che amico il ciel comparte al mio valore,
Spettator qui ritrovo il genitore!
SOLIMANO
Fra queste pompe il fasto tuo
ravviso,
(a Selim.)
Non la vittoria tua. Che fa
Tacmante?
Il nemico dov'è?
SELIM
Fuggì: Ma intanto
Del Perso Re le sventurate figlie,
Avvinte di ritorte,
In ostaggi di pace offre la sorte.
Eccole appunto.
(vedendo
Narsea,
ed Emira.
che vengono condotte
da
Osmino, con
seguito di altre nobili
prigioniere.)
Il mio minor Germano
Le guida a te.
(Che accoglimento
strano!)
(fra se.)
(s'avanzano le suddette, e s'inginocchiano a
piè del trono
di Solimano.)
NARSEA
Ecco di tua vendetta a te prostrate
Due vittime innocenti.
OSMINO
E degne invero
Della clemenza tua.
EMIRA
(Che volto austero!)
(tra se, guardando Selim.)
SELIM
(Come al suo ben vicino
Mi balza il cor!)
(tra se.)
SOLIMANO
Sorgete.
(s'alzano, e si pongono Narsea
a canto di Selim. Emira d'Osmino )
Estinto, o vivo
(a Selim.)
Trar Tacmante al mio piè figlio t'imposi.
Vive: È salvo il nemico:
E tu trionfi o Prence? E a me dinnanzi
Mi veggo i figli intanto
Quai novelli Alessandri in Perso ammanto?
(accennando Selim, ed Osmino che sono
vestiti alla Persiana.)
Torna da lauri il campo,
E si parla di pace? Altre conquiste
Da te sperai più belle,
Che di fere, di schiavi, e di donzelle.
ACOMATE
(Si risveglia l'incendio.)
(tra se.)
RUSTENO
(Opra il veleno.)
(tra se.)
SELIM
Ma da te pace implorai
Il Perso Re Se il debellar gli audaci
E gran
trionfo. il
perdonare ai vinti
E trionfo maggiore. Assai la Persia
Il tuo poter provò: Provi, e conosca
Anche la tua pietà. L'ammiri il mondo:
V'applauda il cielo ...
SOLIMANO
Ubbidienza io voglio,
Non consigli da te. L'eccelso impero,
Che a te fidai dell'Ottomane squadre,
A depor del mio soglio al piè t'affretta:
(Selim s'avanza per deporre il bastone di comando.)
L'ardir raffrena, e il mio voler rispetta.
SELIM
Al venerato cenno
Piego la fronte.
(lo depone a piedi del trono. È raccolto da due Bassa del seguito del
gran Signore, e riposto sopra un gran bacile recato da uno de' paggi.)
SOLIMANO
Or sia palese ai duci.
Che terminò dell'armi
(s'alza Solimano dal trono.)
Il supremo poter commesso al figlio:
Che in Babilonia io sono, io lo ripiglio.
Meco a partir sia pronto
Col dì, che
viene. il campo.
Entro la Reggia
I cenni miei frattanto
Figli attendete, ed arrestate il passo.
(scende dal trono, Rusteno , ed Acomate partono.)
OSMINO
(Io parlar non ardisco.)
SELIM
(Io son di sasso.)
SOLIMANO
Tremi dovunque sia
Il Re nemico, e pace
Mai non speri da me finché respira.
NARSEA
(Sventurata Narsea!)
(tra se.)
EMIRA
(Povera Emira!)
(tra se.)
SOLIMANO
Fugge invano: Invan l'audace
Cerca asilo, e cerca pace:
Non v'è selva, non v'è sponda.
Che l'asconda - al mio turor.
Perché fugga il suo nemico.
Perché pace il vinto implori,
Stolto è ben, se sugli allori
Già riposa il vincìtor.
Fugge ...
(parte Solimano seguito da tutti
Bassà,
e da' suoi Arcieri. e successivamente
si ritira tutto il precedente pomposo corteggio di Selim )
SCENA VIII
Narsea, Emira, Selimo, ed Osmino.
NARSEA
E Selimo non parla?
(a Selim.)
EMIRA
E Osmino tace?
(ad
Osmino.)
NARSEA
Questi son gl'imenei?
(a
Selim.)
EMIRA
Questa è la pace?
(ad
Osmino)
SELIM
Mia speranza. ben mio ...
NARSEA
Io tuo ben! Con chi parli?
SELIM
O ciel! Si strano
Quest'ardir mio dunque ti sembra?
NARSEA
Assai.
SELIM
Non sei tu l'idol mio?
Il tuo sposo io non son?
NARSEA
T'inganni: io sono
La figlia di Tacmante, e tua nemica.
Del tuo crudel trionfo
Lo spettacol son io. D'ogni mio danno
L'autor. figlio tu sei d'Asia al tiranno
SELIM
Bella Narsea non congiurar tu
ancora
A danni miei. Tu almeno
Abbi di me pietà.
NARSEA
Quella che il mio
Ottien dal padre tuo.
SELIM
Ma se la pace
Ricusa il genitor, che far poss'io?
NARSEA
Che ascolto! Che puoi far? Dunque
si presto
Del padre al solo aspetto
Già vacilla Selim? Del cor d'un Trace
Ah stolta io mi fidai! Va pure ingrato:
La tè,
l'amore, i giuramenti obblia:
Appaga il padre tuo: L'opra compisci:
Nel sangue dì Tacmante
Sazia la sete: Abbatti, ardi, rovina:
Struggi la Persia appieno;
E se non basta ancor, passami il seno.
(tra sdegnata, e piangente.)
SELIM
Mal mi conosci: Addio.
NARSEA
Ma dove?
SELIM
Al padre:
A palesare a lui gli affetti miei:
La pace, e gl'imenei
Ad impetrar, che approvi, e a piedi suoi
Ottenerti, o morir.
(in atto di partire.)
OSMINO
Ferma o Germano:
(seguendolo e trattenendolo.)
Se parli, il padre irriti.
Somministri alla frode armi novelle
Contro di te. Qualche crudel disastro
Mi presagisce il cor.
SELIM
Sarà minore
Degli oltraggi, ch'io soffro. Esposto a torto
Del padre insieme, e del mio bene all'ire.
Cruda, e ingiusta così trovo la sorte,
Ch'io la vita oborrisco, e non la morte.
Serbami o cara intanto
il primo dolce arder:
Non sai di questo cor
Qual sia la fede.
Farò cessar quel pianto:
Ritroverò pietà:
O il padre mi vedrà
Morirgli al piede.
Serbarmi ...
(parte.)
SCENA IX
Narsea. Emira, ed Osmino.
NARSEA
Sieguilo Osmino. Al padre
Tu l'accompagna. A' suoi
Unisci i prieghi tuoi.
OSMINO
Guardimi il cielo.
A trattenerlo io vò.
(in atto di partire.)
EMIRA
Ferma.
(lo trattiene.)
Ed è questo
Quell'Osmino o Germana,
Ch'ama Selim, che a voglia sua sol vuole.
Ch'à l'istesso suo cor?
OSMINO
Non arrestarmi:
Lascia, ch'il segua. Ah tu del mio Germano
I perigli non sai!
(ad Emira.)
S 'io nol raggiungo,
I suoi corre a cercar lacci funesti:
E s'ei more o Narsea, tu l'uccidesti.
(parte.)
SCENA X
Narsea ed Emira
NARSEA
Udisti Emira? Ancora
Condanni il mio timor? Non fu presago
Della sventura mia? Forse era poco
Per un padre tremar, tremar degg'io
Anche per l'idol mio. Dimmi or ch'io speri?
Poi ch'io pianga non vuoi?
EMIRA
Narsea coraggio.
V'è in ciel qualch'astro ancora
Per Selimo, e per noi.
NARSEA
Cara Germana
La tua costanza ammiro:
Ma imitarla io non so. Nacqui infelice:
M'ama Selimo. e basta
Perché una stella amica
in ciel più non ritrovi. Ah se volete,
Io morirò d'affanni,
Ma sol questo vi basti astri tiranni.
Deh rispetta il padre mio:
Salva oh Dio! l'oggetto amato:
E poi tutte avverso fato
L'ire sfoga in questo sen.
Non risparmia a questo core
I tuoi strali o ciel nemico:
Ma perdona al genitore,
Ma conservami il mio ben.
Deh rispetta ...
(parte.)
SCENA XI
Emira sola .
Qual reo governo amore
Fai de' seguaci tuoi! Quando riposo
S'avrà con te? Sol di sospiri, e pianti,
Sol d'affanno, e dolor nutri gli amanti
D'amor fra le pene
Se un alma delira:
Non trova più bene,
Più pace non à.
A un povero core,
Che langue d'amore,
Lo stesso contento
Tormento - si fà.
D’amore ...
(parte.)
SCENA XII
Solmano. col suo seguito, che resta in lontano,
poi Rusteno poi Selim
SOLIMANO
Perché guidarlo io voglio
Mormora il campo? Ah da me il figlio invero
Tutt’i cori alienò! S'io nol reprimo,
Che tenterà Selim?
RUSTENO
Chiede Selimo
Di presentarsi a te.
SOLIMANO
Vanne: L'arresta.
RUSTENO
Ubbidisco. (È nel laccio.)
(tra se in atto di partire.)
SOLIMANO
Aspetta. E
meglio,
Ch'io l'oda Aria. Non lungo attendi Ei venga.
A cercar fors'ei vien la sua rovina.
RUSTENO
(Tarda il trionto mio, ma
s'avvicina.)
(parte.)
SOLIMANO
Udiam che dir vorrà. L'ira si celi,
La tenerezza antica
In volto mi ritrovi:
Tutto il suo core a discoprir mi giovi.
(entra Selim.)
T'appressa o figlio, e il mio
paterno affetto
Ritorna a meritar.
SELIM
Per qual mio fallo
Io l'amor tuo perdei?
SOLIMANO
Se vuoi perdono:
Confessa l'error tuo Non è delitto
Del militare, alla tua fe commesso,
Sommo impero abusar? Destar nel campo
Sediziosi tumulti, ed or che del
Dì mia cadente etade esser sostegno.
Tanta nodrire ambizìon dì regno?
SELIM
E mi credi sì reo? M'inghiotta il
suolo,
Se reo son io d'un solo
Si perverso pensier. T'inganna o padre
Il malvagio impostor. No: tutto io vengo
A svelarti il mio core. Ogni mio fallo
Palesarti voglio. Ma i falli miei
Questi non sono. Ah se quest'alma è
rea,
Solo è amor la mia colpa. Amo Narsea.
SOLIMANO
Ami Narsea! Che speri
Dall'amor tuo?
SELIM
Che il padre mio l'approvi.
Che con solenne nodo a lei m'unisca:
E che ministro sia d'eterna pace
Il felice imenèo fra il Perso, e il Trace.
SOLIMANO
Già promettesti a lei
Le nuzziali fede?
SELIM
Sì: io giurai: Nè mancherò di fede.
SOLIMANO
E tu giurasti audace
Al trono, al letto alzar degli avi miei
Di Tacmante la figlia. e reo non sei?
SELIM
Una tua schiava ascende
L’imperial tua fede,
E salirvi non può d'un Re la figlia?
D'un Imeneo solenne
Rinnovi tu per Rosselane il rito,
Ed io non reo, se il genitor imito?
SOLIMANO
E un imenéo tu stringi, e a chi fo
guerra.
Senza l'assenso mio, pace procuri:
E soffrirlo io dovrò? Dunque son io
Un fantasma real? Dunque tu sei
L'arbitro dell'impero?
Dunque più non poss'io, come a me piace.
Mover la guerra, o stabilir la pace?
SELIM
Ah non sdegnarti: amo Narsea Non
posso
Vivere senza lei. Vengo al tuo piede
A cercar morte, o ad ottener mercede.
Deh se ti resta in petto
Per me del primo affetto
Scintilla ancor: Se forme tue seguendo.
Del mio sudor, di mie ferite io mai
Premio alcun meritai: rendi felice
L'innocente amor mio. Se i voti miei
Condanni o genitor: Questo è il mio fallo.
Son reo: Non mi difendo.
(s'inginocchia.)
Apri il mio seno
Sfogati in queste vene: Appaga l'ire.
Bello al par del mio fallo è il mio morire.
SOLIMANO
Sorgi. Risolverò.
SELIM
Decidi. io voglio
La mia sorte saper. Pria dal tuo piede
Non partirò giammai..
SOLIMANO
T'appagherò: La sorte tua saprai.
(parte.)
SELIM
Mi lascia!
(s'alza.)
Or qui s'attenda il suo comando.
RUSTENO
Selimo. il genitor
chiede il tuo brando.
(escono con
Rusteno
12
Arcieri.)
SELIM
Il brando mio!
RUSTENO
Mi spiace
Il tuo destin, ma deggio
Al Monarca ubbidir
(s'accosta a Selim per disarmarlo.)
SELIM
Scostati audace.
(rispingendolo.)
Non osano i tuoi pari
Disarmar questo fianco. Io lo diasrmo.
Ma sappia il genitor, che se rispetto,
Non temo il cenno suo. L'ire disfida
Un innocente cor del fato avaro.
Vanne. Recalo al padre. Ecco l'acciaro.
(getta il ferro a piè da Rusteno ,
e lo raccoglie uno degli
Arcieri.)
RUSTENO
(Insulta a tuo talento.
Farà le mie vendette un sol momento.)
SELIM
Di quell'acciaro al lampo
Rammenti il genitor,
Che già per lui nel campo
Più volte balenò.
E quando io cada esangue,
Almen rammenti allor,
Quanto nemico sangue
Per lui finor versò.
Di quell' ...
(parte fra
gli
Arcieri, e Rusteno lo siegue.)
ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
ATTO TERZO
atto
secondo
Gabinetto addobbato di arredi Persiani. Ricco Sofà, preparato per
Solimano.
SCENA I
Solimano, poi Osmino.
SOLIMANO
O là!
(esce un paggio.)
Venga Acomate .
(parte il paggio, e Solimano siede.)
OSMINO
A piedi tuoi
Se di prostrarmi ardisco,
Padre non ti sdegnar.
(in atto d'inginocchiarsi.)
SOLIMANO
Sorgi. Che chiedi?
OSMINO
Ch'altro implorar poss'io,
Che per il mio Germano
E perdono. e pietà?
SOLIMANO
Ma tu che implori
Per lui pietà, perdono,
Sai tu i suoi falli?
OSMINO
Ignoro i falli suoi.
Ma s'io non parlo o padre
Chi per lui parlerà?
SOLIMANO
Taci: Ascoltarti
Io non posso, io non deggio.
OSMINO
Padre mio ... caro padre ...
SOLIMANO
Udisti Osmino?
Io di tacer t'imposi,
Non di formar querele.
Parti: ubbidisci.
OSMINO
(O genitor crudele!)
Il mio German diletto
Ah se ferir tu vuoi:
Cercalo in questo petto:
Qui tu io puoi - ferir.
O col suo sangue insieme
Tutto si versi il mio:
Per lui morir voglio.
O almen con lui morir.
Il mio ...
(parte.)
SCENA II
Solimano, poi Acomate
SOLIMANO
Or che mi giova adesso
L'Arabo aver sconfitto
Soggiogato l'Egeo. domo l'Egitto?
Prezzo di mie vittorie allor ch'io spero
Chiuder in pace il ciglio.
Ribella il campo. e mi tradisce il figlio!
Vieni Acomate : A pro d'un figlio reo
Or parlami se puoi. Condanna adesso
I miei sospetti. Amante
E di Narsea Selimo. A lei di sposo
Giurò la fede: ad onta mia pretende
Render pace a Tacmante. e già l'audace.
Sprezzando ogni ritegno,
Viene a vantarmi in faccia il suo disegno
ACOMATE
Forse il suo cor scoprendo, i dubbi
tuoi
Credè calmar Selimo.
SOLIMANO
Anzi gl'irrita:
Or più che mai pavento
Di qualche rea tra il mio nemico, e il figlio
Segreta intelligenza.
ACOMATE
Onde il timor?
SOLIMANO
Dal folle
Suo temerario amor, dalla bramata
Alleanza co' Persi: alfin dal campo.
Che già per lui congiura
E da quella che ostenta aria sicura.
ACOMATE
Pur se parlar poss'io ...
SOLIMANO
Parla. Se puoi,
Difendi il disleal. No: del mio sangue
Sete io non ò. Potessi
Ritrovarlo innocente!
ACOMATE
E delinquente
Ritrovarlo io non posso. Ama Narsea:
Per ottenerla, a
chiesto
Da te la pace: il suo delitto è questo.
SOLIMANO
Dunque al suo stolto affetto io
vender deggio
L'Ottomana grandezza? Al Perso unirmi,
E fornir l'armi io stesso.
Onde restar dal mio nemico oppresso?
No: Soffrir noi degg'ìo. D'un cieco amore
Qual sia la forza io so. Seguiam degli avi
Le sanguinose tracce. Un colpo solo
Gli ultimi giorni miei renda sicuri.
Olà!
..
(entra un Paggio.)
ACOMATE
Che ascolto! Ah Solimano! Ah come
Sì diverso da te! De' tuoi maggiori
Finor forme detesti, ed or le siegui?
Ah ferma! Ah qual prepari
Lutto a vassalli tuoi,
Trionfo a tuoi nemici,
Qual pentimento a te! Non torre al mondo
L'immago tua. Sai quante volte il figlio
Or dall'indico lido, ed or dal mauro
Vincitor ritornò. Che tu bambino
La tua delizia, e sai ...
SOLIMANO
Non rammentarmi
L'affetto mio, le glorie sue. Purtroppo
Io le rammento.
ACOMATE
Ah sì: del sangue i moti
Ti leggo già nel volto.
Secondali Signor. Gli empj punisci,
Ch'àn sedotto il tuo cor No: di tradirti
Non è Selim capace. A te lo chiama
Disciogli i lacci suoi:
Rendigli il primo amor. Delle tue schiere
In tua difesa ei volgerà l'affetto.
Il suo
zelo. il suo
braccio, il suo coraggio:
Se un ostaggio ne chiedi: Eccomi ostaggio.
SOLIMANO
Taci: parti: non più
ACOMATE
Risolvi. io volo
A condurlo al tuo piè.
SOLIMANO
Lasciami solo
ACOMATE
Ah se il tuo core obblìa
La sua pietà primiera.
Rammenta il reo qual sia.
Pensa qual è I'error.
Rammenta il mio consiglio
Pensa che padre sei:
Che il delinquente è figlio,
Che la sua colpa è amor.
Ah se ...
(parte)
SCENA III
Solimano. poi Narsea.
SOLIMANO
Che fiero stato è il mio! Padre. e
regnante
Che deggio far? Rigor domanda il soglio,
Pietade il figlio. O tu che a Musulmani
Anche dal ciel sei duce
D'un infelice padre
Tu reggi il cor Si chiami a me Narsea.
(parte il Paggio.)
Prìa di punir, si cerchi
Di salvarlo ogni via Ferir vorrei.
Ne so per quale incanto
Gela, e s arresta in sul ferir la mano.
NARSEA
Al cenno tuo sovrano
Ecco la schiava tua. Sperar poss'io,
Che ascolti Solimano i prieghi miei?
SOLIMANO
Che brami?
NARSEA
Ah se mai lice
A una schiava infelice
Grazia implorar: Pietà del padre mio,
Signor pietà. Per quell'augusta fronte.
Che non oso mirar, per questo pianto,
Che mi cade dal ciglio ...
SOLIMANO
Salvo il padre tu vuoi? Salvami il
figlio.
NARSEA
Come!
SOLIMANO
Per te Selimo
Arde o Narsea d'amor. Degli Ottomani
Al talamo, ed al soglio
Innalzarti ei promise. Al suo desio
Consentir non poss'io. Vietarlo a lui
La sola mia potrebbe
Paterna autorità: ma non vorrei
D'una rea contumacia il figlio esporre
Agli effetti funesti. A te ricorro.
L'incauta sua promessa
Disciogli tu. Quì resta. A te ben tosto
Selim verrà. Dirai,
Che più non pensi a te, che volga altrove
Gli affetti suoi. Si vincerà Selimo,
Se da lei che l'accende,
Se dal tuo labbro il suo destino apprende.
NARSEA
E’ vero. A questa mia
Selim, qualunque sia,
Sventurata beltà volse gli affetti.
E m’ama, ed io dovea
Pria che amarlo morir, ma (Il labbro mio
Non è avvezzo a mentir) l'adoro anch'io.
Selim io sa. Tentai
Celarlo invano. E dovrei poscia io stessa
La sentenza crudele ... Ah no: Consiglio
Cangia o Signor. Volendo, io noi potrei:
Tradirebbe un mio sguardo i detti miei.
SOLIMANO
No: risoluto ò già: Se tu secondi
I miei
voleri. al padre
tuo la pace,
Alla Germana io dono.
Ed a te libertà. Se tu ricusi,
Più non v'è per Tacmante
Pietà né pace, e d'un sedotto figlio
Tu il fio mi pagherai:
NARSEA
Da me piuttosto
Deh l'allontana. io fuggirò da lui:
Mai più noi rivedrò.
SOLIMANO
Troppo mi giova
Che il disinganni tu. Se te non lascia.
Deciso è il suo morir
(s'alza.)
Non lunge io sono.
Tutto vedrò. Per sempre
(i paggi levano i tapeti.)
Se da te noi dividi.
Tu perdi il genitor. L’amante uccidi.
Vuoi, che regni il padre amato?
Vuoi, che viva il caro amante?
Del tuo ben, del padre il fato
Sol da te dipenderà.
Se da me tu vuoi rigore,
Se pietà da me tu vuoi.
Tu risolvi, e col tuo core
Il mio cor risolverà.
Vuoi, che ...
(parte )
SCENA IV
Narsea. poi Selimo.
NARSEA
Che all'idol mio ricusi
La tante volte e tante
Giurata te! Che da me unge il Prence
Vada per sempre! ... E pronunciar degg'io
Il decreto fatali ... Ma non è questo
Lo stesso che morir? ... Sì. Ma tu al padre
Rendi il trono con ciò, ma tu la vita
Con ciò serbi al tuo ben: ma perdi entrambi.
Se ì suoi non spegni in lui funesti ardori,
Se noi scacci da te. Scaccialo, e mori.
Eccolo: aìta o Cieli
SELIM
Posso una volta,
Senza timore alfin bella mia face,
Posso accostarmi a te
NARSEA
(Che pena!)
(tra se.)
SELIM
Al padre
Vi fu chi in mio favore
Ardì parlar. Già i lacci miei disciolse,
Presagio alla vicina
Nostra felicità. Più quei begli occhi
Sdegnati non vedrò. Deh se qual fosti,
Per me tu sei ... Ma come
I miei sguardi tu fuggi? Al mio contento
Corrispondi così?
NARSEA
(Morir mi sento.)
(tra se.)
SELIM
Parlar vorresti, e taci?
Ti spiace il giusto omaggio
D'un cor, che tuo fu sempre ...
NARSEA
(Alma coraggio.)
(tra se.)
Prence non ti stupir. Per te non nacqui:
Non nascesti per me. Forse io t'amai:
Ma tutto (oimè!)
(tra se.)
dagli astri
Tutto si cangia. Or più non deggio amarti.
Se l'incostanza mia punir ti piace,
Siegui l'esempio mio: lasciami in pace.
SELIM
Sogno. o vaneggio? O Cieli Sei tu
Narsea?
Selim son io? Ma se di te mi privi
Per chi vivrò?
NARSEA
Già più per me non vivi.
SELIM
Ma perché mio bel nume? Onde sì
strano
Cangiamento improvviso?
NARSEA
Non giova il dirlo: È il mio destro
deciso.
SELIM
Dunque mi lasci'? ed lo
Misero! Che fard? Barbara! Ingrata!
È questa la mercè? Per te d'un regno
La conquista non curo: Un padre irrito:
Espongo ì giorni miei. Poi de' miei rischi
Quando alla meta arrivo:
Io non nacqui per te? Per te non vivo?
NARSEA
(Questo è soffrir.)
(tra se.)
SELIM
Mi scacci, non m ascolti,
Né mi dici perché. Dove s'intese
Più nera infedeltà? Del molle sesso
Or fidatevi amanti: Almen palesa.
Dimmi almen l'error mio?
Spiegati Parla.
NARSEA
(Ah non resisto.)
(tra se.)
Addio.
Ti sembro ingrata, è vero:
Ma il tuo dolor consola:
Agli occhi miei t'invola,
E scordati di me.
Chiamami cor leggiero:
Credimi infida amante:
Mi troverai costante,
Quando saprai perché.
Ti sembro
..
(parte.)
SCENA V
Selimo, poi Solimano.
SELIM
Mi fugge! Ah si raggiunga!
(in atto di partire s'incontra in
Solimano.)
SOLIMANO
Il passo arresta.
M'ascolta, e taci.
SELIM
(Ah qual angustia è questa!)
(tra
se.)
SOLIMANO
Vedi a qual segno è giunta
Per te la mia clemenza. Invan pretendi
Innocenza vantar. Reo ti vorrebbe
La patria al par di me. Potea punirti:
Lo volli, e io dovea. Sai, che s'onora
Di Manlio, e Bruto il nome in Tracia ancora.
Ma che! Nel cor d'un padre
Facil l'ira s'estingue. I falli tuoi
Tutti già mi scordai. Con questo amplesso
Il primo amor ti rendo:
Ritorniamo ad amarci un'altra volta
SELIM
Pietoso Genitor ...
SOLIMANO
Taci, e m'ascolta
Brami dar pace al Perso:
La rendo a lui. Per appagarti appieno
Vorresti il soglio mio. Già il sonno estremo
S'appressa agli occhi miei. Presto la morte
Questo sudato serto
Mi svellerà dal crin. Verrai sul trono:
Trovar che speri in questo? Un nido infausto,
Un misero ricetto
D'affanno, di timore, e di sospetto.
SELIM
Del trono i rai fallaci
Ah non furono già ...
SOLIMANO
M'ascolta. e taci.
Per tanti doni, e tanti
Da te sperar poss'ìo
Una mercè?
SELIM
Disponi o padre appieno
Del mio sangue. e di me.
SOLIMANO
Chiedo assai meno.
SELIM
Tutto farò.
SOLIMANO
D'Amasia
Riedi al governo, e se l'amor d'un padre
Può premio domandarti.
Scorda Narsea, più non vederla: e parti
SELIM
(Misero me!) Se vuoi,
Ritoglimi la vita:
Ma lasciami il mio ben. Spergiura, Ingrata
Vorrei scordarla, e non io posso. Ah sappi
SOLIMANO
Altro udir non voglio
Se al padre tuo ricusi
Quanto in mercè domanda:
Ubbidisci al Monarca, ei tel comanda.
SELIM
Ma ubbidirti io non posso
SOLIMANO
Ed io io voglio.
Dell ubbidienza tua pegno saranno
I giorni di Narsea. Se ancor resisti,
Non v'è per te più speme:
Non v è pietà per lei. Lo stral sospesi.
Ma noi deposi ancor. Non torna all'arco
Quando n'uscì. Questa è la volta estrema:
Che t’avverto o Selim. Pensaci, e trema.
(parte.)
SCENA VI
Selimo, poi Osmino
SELIM
Altri disastri in terra
Vi son per me!
OSMINO
Caro Germano. Ah soffri
Che t'abbracci una volta. Alfìn… Che miro?
Qual novello martiro ...
SELIM
Ah de' viventi
Il più misero io son. M odia Narsea
Ch'io più I'ami non vuol Mi scaccia, fugge.
E ch'io la siegua il padre vieta. a costo
De' giorni del mio ben Seguirla io voglio.
Se ne' profondi abissi
La dovessi seguir.
(in atto di partire.)
OSMINO
(Si perde )
Ah forma.
(lo trattiene )
Ami così Narsea? Tu che la vita
Data avresti per lei, la man tu stesso
Armerai. che l'uccida? È dolce oggetto
Per un amante Inver, veder la cara
Parte dì se gli estremi
Aneliti esalar, gli ultimi accenti
Dal suo labbro raccor, vederle il sangue
Sgorgar dal molle sen...
SELIM
Taci spietato.
Io partirò. Mi dica
Perché cangiò: Perché mi vuol lontano:
Mi spieghi quest'arcano.
Poi si parta, e si mora.
OSMINO
Ah resta: a lei
In tua vece io n'andrò. Consola intanto
L'affanno tuo. Di te non meno avrei
Di lagnarmi ragion. Tu le ferite
Non sai di questo core:
Non sei tu solo a sospirar d'amore.
(parte.)
SCENA VII
Selimo solo
.
Che disse! Che ascoltai Sarebbe forse
Mio rivale il German? No Senz'amarla
Non si vede Narsea. Lo stral, che il mio,
Piagò d'Osmino il cor. Forse l'infida
Al nuovo arder risponde? È forse questa
Dell'incostanza sua
La segreta sorgente? Ah si chiarisca
L'infame tradimento! A lei si vada
A rinfacciarlo, e all‘infedel sugli occhi
Disperato a morir. Mi sveni il padre,
M'uccida questa man, ma non si nutra
Questo crudel veleno.
Ma non si viva a questo inferno in seno.
Già sereno il dì sperai:
L'onde già parean più chiare.
Ah m'inganna il cielo, e il mare,
La speranza mi tradì!
Tutto oh dio! Cangiò sembianza:
Ogni affanno già provai.
Di morire è tempo ormai:
Abbastanza - il cor soffrì.
Già sereno ...
(parte.)
SCENA VIII.
Deliziosa con varj sedili di verdura.
Emira, poi Osmino.
EMIRA
Or di costanza è tempo. Adesso
Emira
Fa pompa di valor. Riacquisti al fine
L'antica libertà. Già Solimano
La promise a Narsea. Narsea la compra
A costo del suo cor. Ma fu non ài
D'imitarla coraggio. E tu sei quella,
Che ispirarlo pretende? Il caro Osmino
Abbandonar non sai. Solo al pensarlo
Già ti sentir morir. Sponde felici.
In cui nacque il mio amor. Dolci
ritorte,
Fra cui la prima volta anche quest'alma
A servire imparò ... Ma viene Osmino.
Ah si nasconda almeno
La debolezza mia!
OSMINO
Dov'è Narsea?
EMIRA
Che rechi?
OSMINO
A lei degg'io
Parlar.
EMIRA
Cercarla
Puoi tra quell'ombre. Addio.
(in atto di partire.)
OSMINO
E mi lasci così?
(trattenendola.)
EMIRA
Da me che brami?
OSMINO
L'estrema volta è questa,
Ch'io parlo a te. Forse non più giammai
Ti rivedrò. Lo sai
Ne un momento t'arresti? Un solo addio
Udir non vuoi da me?
EMIRA
Ma che pretendi?
OSMINO
Nulla o crudeli ma se non merlo
amore,
Non mi negar pietà.
EMIRA
(Qual tempo oh Dio!)
(tra se.)
(sospira, e guarda Osmino)
OSMINO
Che veggo? Ah bella Emira,
Dunque sperar potrei? ...
EMIRA
Come! Che vedi?
OSMINO
Ma quel pietoso sguardo,
Ma quel sospir ...
EMIRA
Non lice
A te dell'altrui core
Gli arcani interpretar. (Già mi perdea.)
(tra se.)
Narsea tu vuoi? Siede colà Narsea.
A lusingarti meno
Un'altra volta impara:
Quel, ch'io nascondo in seno
Non lice a te cercar.
Vantar fra ceppi ancora
La gloria mia poss io:
E posso al suol natio
Senza rossor tornar.
A lusingarti ...
(parte.)
SCENA IX
Osmino, poi Selim
OSMINO
Che orgogliosa beltà! Ma si
ricerchi,
Si ritrovi Narsea. Cieli! Il Germano.
(vedendo Selim.)
A che vieni o Selimo.
SELIM
A te molesto
Io forse giungerò. Ma degg'io stesso
A Narsea favellar.
OSMINO
Parti. Il suo core
Meglio a me scoprirà.
SELIM
No: inopportuno
Confidente è un rlval.
OSMINO
E tuo rivale
Son io?
SELIM
Sì: tu m'involi il mio tesoro.
OSMINO
Sogni? Narsea rispetto. Emira
adoro.
SELIM
Ami Emira? Ah respiro!
OSMINO
In Babilonia,
Come tu in Tauri, anch'io
Appresi a sospirar.
SELIM
Tutto or comprendo.
Io m'ingannai: Perdona.
Dov'è Narsea? Mi sembra ...
(osservando curiosamente fra le scene.)
OSMINO
Ah già la vide!
SELIM
Eccola. A questa volta
Ella s'invia.
OSMINO
Deh da qui lungo o stelle
Guidate il genitor!
(parte.)
SELIM
L'attendo ascoso.
Non fuggirà
(si ritira in disparte.)
SCENA X
Narsea, e detto, poi Solimano.
NARSEA
Potessi il vero almeno
All'idol mio scoprir.
SELIM
Pur ti riveggo ...
(avanzandosi in aria di
rimproverarla.)
NARSEA
(Che miro!)
(sorpresa.)
Ah taci o Prence.
Io nel mio cor già sento
I rimproveri tuoi. Non tormentarmi
Caro Selim di più! Non sono infida.
Il padre tuo m'udia. Fu suo comando,
Vale i tuoi dì la mia
Creduta infedeltà.
SELIM
Bella mia speme,
Siam soli ...
NARSEA
Ah non fidarti.
In ogni loco, il sai,
Il Sultano è presente, e quando lunge
Più si crede tal volta,
Tutto vede non visto, e tutto ascolta.
SELIM
No: non temer: dimmi se m'ami.
NARSEA
Ingrato!
Dubitarne tu puoi? Vedi s'ìo t'amo.
Io stessa per salvarti
Sveno il mio cor , moro, e di te mi privo.
SELIM
Per salvarti io fo più. Ti lascio.
e vivo.
NARSEA
Mi lasci!
SELIM
Impone il padre.
Che in Amasia io ritorni. I giorni tuoi,
Se resisto. minaccia. Il tuo periglio
Ad ubbidir m'insegna, ed alla mia
Sprone è la tua virtù. Partir non seppi,
Finché infida sembrasti agli occhi miei.
Or so che fida sei.
Parto meno infelice.
NARSEA
E party E quando?
SELIM
In questo punto.
NARSEA
Ah sentì.
(Povero cor credesti Esser forte. e nol sei.)
SELIM
Parla. Che vuoi?
NARSEA
Oimè! S'oscura il ciglio:
Vacilla il pie.
SELIM
Non ci pentiam mia cara
D'un atto illustre. Addio. Vivi. ritorna
Alle paterne soglie. io dalla morte
Vado a cercar ristoro.
Sovvengati di me.
NARSEA
Soccorso ... io ...
moro
(sviene sopra uno de' sedili di
verdura.)
SELIM
Misero me! Svenne Narsea.
L'oppresse
Il suo dolor. Ben mio.
|