|
GIOVANNI GALLURESE
Musica di Italo Montemezzi
Personaggi:
| Giovanni Gallurese |
tenore |
| Maria, figlia di... |
soprano |
| Nuvis, vecchio mugnaio |
basso |
| Rivegas, catalano |
baritono |
| Bastiano, compagno di Giovanni |
tenore |
| Un Ufficiale Spagnuolo |
baritono |
| Josè, bravaccio di Rivegas |
baritono |
| Tropéa, bravaccio di Rivegas |
baritono |
| Don Pasquale, oste |
basso |
| Un Ragazzo |
contralto |
Compagni di Giovanni
Soldati Spagnuoli
Miliziani e Barracelli
Contadini e Contadine
|
Atto I
Atto II
Atto III
Atto Primo
Larga splanata in mezzo alle irte roccie
ed ai dirupi dei monti del Tufudese.
A sinistra si stacca un sentiero
che passa per un rustico ponte
sopra un impetuoso torrente,
il sentiero che conduce a Nulvi
e nell'alto della montagna.
A destra la casa del vecchio mugnaio
Nuvis, la quale sorge in mezzo
ad un piccolo giardino fiorito. Presso la casa
due sentieri conducono, l'uno ad Osilo,
l'altro al mulino che si scorge in fonde sull'alto.
Qua e là delle quercie secolari portendono
al cielo le mille braccia, qua e là,
disseminati, s'intravedono macchioni di lentisco,
di fillirea e siepi di fichidindia;
dai crepacci pendono erbe e piante selvatiche.
Si alza la tela.
È poco prima dell'alba, e la natura, fulgida, sorridente,
vien destata dal rintocchi del mattutino
che la campana di S Antonio alla punta manda intorno,
pio richiamo ai fedeli.
È una festosa armonia di colori, frammezzo
alla quale s'insinua dolce, flebile,
lamentevole la voce di un pastorello,
come un'evocazione di sospiri e di lacrime.
Giovanni Gallurese apparisce sul sentiero sinistro
seguito dai suoi uomini, i quali,
dietro suo cenno, si ritirano per il sentieruolo.
Giovanni rimane colle braccia conserte
a contemplare lo spettacolo dell'aurora.
Dal suo volto traspare una malinconia infinita
e un grande scoraggiamento.
Voce di Ragazzo
Oh picciocchedda, oh beni! Ah!
Oh picciocchedda, oh beni! Ah!
Giovanni
Oh, con che calma eterna
il mattino a la sera qui s'alterna!
e come questa terra, terra del dolore,
e questi monti, sorridon ne le placide aurore,
sorridon ne le placide aurore e piangon nei tramonti!
Pur tal sorriso e pianto
de la natura son la poesia,
sono il più vago incanto!
Ma il mio sorriso è spasimo, è singulto,
il mio pianto è uno strazio d'agonia,
pace e amor per me, pace ed amor, ah!
per me pace ed amor sono tumulto!
Ah, vita miseranda ed errabonda,
vita angosciosa dei l'avventuriere:
flagellar su le rupi come l'onda,
lottar come le fiere, vegliar senza fidanza,
Ah, fuggir, celarmi,
il nome mio mentire, amar senza speranza,
sorrider con lo spasmo e col singulto,
piangere con lo strazio d'agonia, piangere!
Ah, la vita che val? meglio morir!!
(Risale per un tratto il sentiero di sinistra
e si volta a contemplare la casetta di Maria.)
A te, o Maria, bella, gentile,
unica e santa vision del core,
a te che ignori il mio desìo febbrile,
il mio desìo d'amore,
mando l'ultimo vale, addio, addio, addio!
(s'inoltra e sparisce.)
(Rivegas, Josè e Tropéa si avanzano circospetti, e,
dopo avere esaminata la casa del mugnaio scendono sulla spianata.)
Rivegas
Ella riposa ancora, ella s'alza col sole,
e ravvolta di luce, vaga tra le viole.
Ma pur da qui ti veggo, o vezzosa dormiente,
ti veggo, col delirio de l'esaltata mente,
sul virginal tuo letto in un sopor sereno,
nudo il rosato braccio, nudo l'eburneo seno;
dischiuse, sorridenti le labbra porporine,
e quasi mormoranti preci d'amor divine!
(passeggia smanioso; i suoi compagni che si erano inoltrati dietro la
casetta,
ritornano e con Rivegas confabulano agitatamente.)
(Si apre la porta della casetta. ...
Rivegas dà uno sbalzo e fa nascondere i suoi uomini in un ingrottato a sinistra.
...
Maria esce nel giardino.)
Rivegas
Eccola appar! o ardor dei sensi miei, o frenesia,
de la sognata voluttà costei già inebbria la fremente anima mia!
(si nasconde pure nell'ingrottato)
Maria
(bella e tranquilla in mezzo ai fiori)
Sorge Aurora, la vergine fragrante di roridi profumi,
e il sposo, di luce trionfante, accende tutto intorno mille lumi.
(con entusiasmo)
O benedetto sole, unico amico che torni a visitar la mia casetta,
che allieti il mio giardino, qui ogni cosa al mattino ti sospira,
ti sospira e t'aspetta, o sfolgorante sol, ti benedico!
(al padre che si è affacciato sulla soglia)
Vieni, diletto mio,
vieni a mirar questa di terra e ciel nova esultanza,
e l'onde a respirar, l'onde di soavissima fragranza,
in seno a questa esultanza, l'onde a respirar,
l'onde di soavissima fragranza! Ah!
Vieni a bearti ne l'aura intiepidita, e al sole, al sole a riscaldarti,
a questo sol, a questo sol, ch'è per te la vita!
(Il padre la raggiunge ed entrambi s'incamminano alla volta del mulino.)
Rivegas
(uscendo dal nascondiglio)
A me! piano! Josè, mi raccomando
(e tutti e tre, coprendosi il volto di nere maschere,
corrono a pedinare la fanciulla)
Voce di Giovanni
(lontana)
Sì, vo' morir,
(Il fiero profugo appare a sinistra sopra il fiume.)
questa vita vo' finir!
(Ma in questa si ode un grido.)
Maria
(grido)
Ah!
Giovanni
(porpreso, ponendosi in ascolto)
Un grido? qui? fra quest'ermi dirupi?
(Seguono dei rumori e delle esclamazioni.
Giovanni guarda ansiosamente verso destra.)
Giovanni
Ma che avvien?
(Da destra, in fondo, appare Rivegas che trascina verso sinistra
Maria imbavagliata, la quale con uno sforzo riesce a strapparsi il bavaglio
per gridare al soccorso. Ma Rivegas la trascina e scompare. Tropéa,
che immediatamente lo segue, si arresta nel centro in fondo ostacolando
l'irrompere del Gallurese: nello stesso tempo che Josè, a destra in fondo,
lottando col vecchio che cerca di trattenerlo, lo butta violentemente a terra.)
Giovanni
(al riconoscere la fanciulla grida)
Maria
Maria
(strappandosi il bavaglio)
Soccorso! (e sviene)
Giovanni
Ah, ladri di fanciulle!
(e col pugnale in mano si avventa contro Tropéa)
(Tropéa impreparato a quell'urto monta di balzo sulle rocce in fondo,
ma il piè gli falla e precipita nella voragino gridando...)
Tropéa:
Josè!
Giovanni:
Giù galeotto!
(Josè appena liberato dal vecchio grida esterefatto...)
Josè
Tropéa!
Giovanni
Via quell'orpello!
Josè
(quasi gridando)
Ah, sant'Ignazio! È il Gallurese!
(e fugge verso sinistra)
Giovanni
(a Josè)
Vi tengo ladri di Spagna!
(li insegue)
(Il Gallurese ritorno reggendo Maria svenuta. ...
Rimane fermo al centro in fondo guardando verso sinistra.)
Giovanni
Vince il volo del turbin, la paura!
(S'incammina traendo dolcemente Maria
per adagiarla sul masso nel centro della scena a sinistra.)
Giovanni
(ritorna presso Nuvis--svenuto)
Vecchio, ti leva....
Nuvis
(sollevandosi)
Chi sei tu?...
Mia figlia, ov'è mia figlia?
(aiutato da Giovanni si mette stentatamente in piedi)
(fissandolo stranamente)
e tu sei di coloro? di quella banda?
Giovanni
Non temer, tua figlia, la tua diletta ... è salva!
(Lo sorregge conducendolo dalla figlia.)
Nuvis
(giuvilante e sorpreso)
Salva? da chi?
Giovanni
Da me.
Nuvis
(incredulo)
Tu a quell'uomo, tu l'hai strappata?
(vedendo che la figlia rinviene e si alza,
esclama giubilante...)
Maria!
Maria
Padre adorato!
(si abbracciano commossi)
Nuvis
Figlia, tu sei rinata, e questo prode, il miracolo oprò;
a lui sia lode che dall'ingorda man del Gallurese liberarti osò!
(Inorridita si copre il volto colle mani.
Giovanni, a capo chino, ad ogni parola di lei,
ha del brividi come se si sentisse straziare.)
Maria
Gesummaria, fu lui? quel disuman?!
Oh Dio, quell'uomo, mi fa terror!
il solo nome m'agghiaccia il cor!
Se ne vedessi l'irta figura, ah, babbo,
se ne vedessi l'irta figura, morrei da la paura!
Sono tre notti che l'ho sognato, fiero, terribile e armato!
Volea gridare, ma non potea, volea fuggire, ma rimanea!
Svenni, di vita quasi mancai ed ansimante mi risvegliai!
(con espansione)
Ah, datemi la man, mio salvatore,
vo' coprirla di baci ...
(vedendolo scostar le mani)
ma si grata vi son ...
(graziosamente) Il nome vostro?
(Giovanni resta muto in preda a viva emozione)
E che? tacete?
Giovanni
Bôre mi chiamo.
Maria
La vostra dimora?
Giovanni
La mia dimora?
su pei monti il gregge errabondo conduco
Nuvis
Allor, qual figlio, vieni Bôre, al mio tetto.
Maria
(con gioia)
Sì, o fratello.
(Maria, prendendo il braccio del padre, si avvia alla casetta
facendo cenno a Bôre di seguirli. Questi ha un fremito di gioia
e di dolore insieme, ma non si muove.
Maria si ferma e con uno sguardo dolcissimo lo invita.)
Giovanni
(agitatissimo)
Aspetta, un motto ancora, conosci il Gallurese?
Maria
No, chè in quell'ora malaugurata,
quando egli distese su me le orrende braccia,
una ignobile maschera gli ricopria la faccia.
Giovanni
(interrompendola)
Basta! ne andate, a sera tornerò,
ma non temete, che nessun me vivo, più toccarvi oserà!
(S'incamminano e prima di entrare in casa,
Maria si volta e gli dice sorridendo...)
Maria
Bôre, tornate.
(Entra in casa col padre.)
Giovanni
(disperato e convulso)
O struggimento!!
Or quale spina nova nel già piagato cor!
qual dura prova!
(Fissando stranamento gli occhi nel vuoto,
come se inseguisse una molesta visione, scatta fremendo)
Ah, ognor ti sogno, iberico baron,
l'onta atroce scagliar sul volto mio;
voi veggo, alti signor, d'irrision,
di scherno avvilirmi, ah, per Iddio!
E me furente veggo levar pronto il braccio punitor!
O infauso giorno! o triste mio tramonto!
o torbida aurora di dolor!! O strazio del mio core!
(siede affranto sopra un acigno)
(In questa si ode la voce di Maria cantare dolcemente.
Giovanni ascolta come rapito dalla voce di una sirena.)
Maria
(internamente)
Profumi a voi non chiedo, tenui viole,
nè a te il possente ardor, fiammante sole;
non chiedo augelli a voi, me lòdeo canto,
per dire a lui ch'è bello, e l'amo tanto!
(Esce in giardino con un inaffiatoio e si china sui fiori amati.)
Siete gelose voi, care viole,
di questo ardore mio, che è più d'un sol?
(Si alza e scorgendo Giovanni, getta un piccolo grido
mostrandosi confusa e vergognosa; poi timidetta lo raggiunge e gli dice...)
Voi qui ancor? più non partiste? e perchè, dite, sì triste?
(continua dolcemente)
Sapete, io son felice, che a voi,
sì, proprio a voi debbo la vita e il cor
me'l dice con una voce mai dapprima udita!
Giovanni
(balzando in piedi)
Ah! in me ravvisi l'uom che a quella rupe,
i dì e le notti cupe iungamente sostava?
E ricordi il mio sguardo ebbro, tenace,
fissarti audace mentre sognava?
Io là trovavo tutti gl'incantesimi
di mia ardente chimera;
ma pur sentia gli spasimi ineffabili
de l'uomo che non spera
M'era gioia mirar l'amato viso,
di bellezza raggiante, qual fior tra i fiori,
e te, diva in un picciol paradiso,
ammirare vagante per i cheti lavori:
entrare, uscir de la casetta
e scendere soletta per il sentier.
Maria
Il tuo mesto guardar era un amplesso
dove lo spirto mio giacea raccolto;
era un linguaggio docile e sommesso
a cui...
(guardandolo amorosamente)
ben diedi ascolto!
Giovanni
O mio tesor, divinamente sveli d'amor la colcissima parola;
a mille ebbrezze assurge, a mille cieli l'anima estasiata se ne vola!
Ah! tu m'ami?
Maria
D'immenso amor!
Giovanni
Oh quanto mi fai beato!
Maria
È mistica catena, che a te m'avvince con fatale incanto!
Giovanni
(prendendole la testa fra le mani e fissandola negli occhi)
Ne l'occhio tuo nerissimo, profondo,
invravedo la vita e la mia sorte;
intravedo la speme, un vago mondo
e ridivengo forte!
(staccandosi da Maria)
E sol per te rivivo, o creatura,
per te la morte oblio, la mia tortura,
ed a lar meta arrivo inebbriato,
inebriato e in estasi!
(si abbracciano)
Maria
(al padre)
Ne la cara dimorea, alfine, insieme al sol
verrà un più caro amico, verrà l'amor!
E più bella per noi sarà l'aurora,
e più olezzo daran le viole
Giovanni
E più bella sarà l'aurora.
Entrambi
O palpitante amor, ti benedico! Amore!
Maria (con slancio)
Vieni, amoroso protettor!
Giovanni
Sì, che a te vengo, o sconfinato ...
Entrambi
... amor!
(E Maria lentamente si avviano alla cassetta.)
Cala la tela.
Fine dell'Atto I
Atto I
Atto II
Atto III
Atto Secondo
La parrocchia di S.Antonio alla punta,
eretta su una delle tre cime del Tufudese.
A sinistra una specie di osterìa improvvisata
con pampani e vimini.
Varî sentieri conducono sulla montagna e più sotto ad Osilo.
Ricorre la Sagra di S.Antonio
e grande è l'animazione per tutta la gente accorsa.
Le donne fanno sfoggio
del pittoresco costume del Logudoro.
Sulla piazza, in fondo,
giovani e ragazze
intrecciano la loro danza caratteristica, a volte accompagnata
dal ritmo di una fisarmonica
o dalla cantilena di un zampograno, a volte dal metro
di una canzone cantata dagli astanti.
Dentro l'osteria si beve e si chiacchera allegramente:
Rivegas tiene in brio una bragata
di admici colle sue storielle.
Don Pasquale è tutto in faccende.
Si alza la tela.
Rivegas
Don cagnaccio
Bevitori
(alcuni uomini del coro)
Don Pasqual! Svelto!
Don Pasquale
Pronto!
Bevitori
Su, Boccal! Non piccin! Ma grandi. Fondi!
Don Pasquale
Più ancor?
Bevitori
Parla il Cid.
Rivegas
Ho sete.
Bevitori
Su, Boccal! Non piccin! Ma grandi. Tondi!
Siamo allegrì, siamo allegrì!
Don Pasquale
E rubicondi!
(entra nell'osterìa)
(Don Pasquale ritorna coi boccali pieni e un Bevitore
ne prende uno, riempie delle coppe e glielo restituisce dicendo...)
Un Bevitore
Ecco
(Un altro Bevitore)
Vuoto!
Don Pasquale
Ah, conoscete il buon vin.
Bevitori
Oh, oh! Che peste! Tosco!
Don Pasquale
Nettare!
Bevitori
(gridando)
Acqua! Droga! Donde viene?
Don Pasquale
Vin celeste!
Bevitori
Birbaccion!
Don Pasquale
Vi piace...
Bevitori
Affoga!
Maria
(staccandosi da un gruppo di persone
che assiste alla danza)
Babbo, più non resisto!
Cerco, guardo, anelante m'aggiro,
d'ira, d'impazienza mi distruggo;
ma non vedo, no vedo il maliardo
occhio di sol che trepida sospiro!
Nuvis
Bôre verrà, ti calma, o figlia.
Maria
È ver, egli è buon, ma turbato è il mio pensier!
(Siede su di un banco di pietra.)
Coro
(sul piazzale ... si riprende la danza)
O bianca luna, luna de arghentu,
ch'in s'aere passas coment'e nae
a puppa a bentu;
No, non ti cùes, luna irgonzòsa,
a tie min d'enzo cun s'amorada,
bella ghe rosa.
Beni, t'accùrzia, luna, piu forte,
a nos che giùghere a issa e a mie
Postu gh'in artu b'este sa sorte m'abbrazzo a tie!
Ah, ah, ah!
Rivegas
Don cagnaccio
Bevitori
Don Pasqual! Su, Boccal!
Non piccin! Ma grandi. Tondi!
Don Pasquale
Più ancor?
Bevitori
Parla il Cid.
Rivegas
Ho sete.
Bevitori
Su, Boccal! Non piccin! Ma grandi. Tondi!
Siamo allegrì, siamo allegrì!
(campanella della chiesa)
(Dal sentiero destro scende Giovanni,
accompagnato da Bastiano,
e giunto a metà si ferma
per contemplare qual gaio brulichìo. ...
La danza è cessata e il popolo,
all'appello della campana, va in chiesa,
ma gradatamente e senza premura,
in modo che l'ultimo crocchio
che parlava col vecchio Nuvis,
entra richiamato dal canto di S. Antonio.)
Giovanni
Ecco la folla turbinante!
Lieto un peana di gioia intorno echeggia,
invido l'occhio mio irrequieto mira e lampeggia!
E l'alma fiammegiante di desìo,
come un faciullo grida avidamente:
ho sete, ho sete anch'io di tripudio innocente!
Ma il grido mio si perde nei selvaggi
recessi del mio esiglio,
ove non entrano del sole i raggi
a palesare il pianto del mio ciglio!
(riprende la discesa)
Bastiano
(trattenendolo)
Amico, non andar, pien di perigli è questo passo.
Ascoltami, prudenza.
Giovanni
(indicando Maria)
Vedi colei che tutto m'ha conquiso,
seducente beltà, mio paradiso?
Piena di vezzi incantator m'aspetta
la bella desolata sul cammin:
ah, a lei io corro, a l'anima diletta
al mio possente a mor, al mio destin!
(di fretta va a raggiungere Maria)
Maria
(con viva gioia)
O Bôre, finalmente! qual ansia, quale ambascia!
(Bastiano, preoccupato, a lenti passi discende il sentiero. ...
Intanto molta gente si riversa in chiesa.)
Maria
Or ti guardo e mi sento un ardor di dolci affetti,
una tenera ebbrezza, un gra contento,
o caro, unico ben, t'amo, t'adoro!
Giovanni
O nata per amar, o discesa dal cielo,
eccelsa e pura fulgida creatura,
a te m'inchino come a un santo altar!
Maria
Amor, tu sei l'ardente mio bisogno,
/ Giovanni
| Tu sei l'almo riposo che racqueta me, affranto viator;
| tu sei la meta, sospiro del mio cor,
| tu sei la luce, la meta, sospiro del mio cor!
|
| Maria
| la mia infinita, soave voluttà,
| il radioso sogno di mia felicità,
\ il radioso sogno di mia felicità!
/ Maria
| Ah, di vissima speme mi bei,
| e in petto accendesi novo gioir!
|
| Giovanni
| Divina vergine, eletta sei,
\ meco a dividere gioie e martir!
Entrambi
Ah, t'amo!
(L'ultimo crocchio di gente entra in chiesa. Nuvis che stava conversando
con loro in fondo, irtorna verso Maria e Giovanni.)
(Durante la scena seguente, i tre gruppi procedono nello stesso lasso di
tempo:
nella chiesa, il coro si leva il Canto a S. Antonio; nella piazza, Giovanni col
Nuvis e Maria,
poi col Bastiano; e nell'osteria, Rivegas coi Bevitori. Giovanni sorprenda il
discorso di Rivegas.)
- Canto a S. Antonio -
Coro dentro la chiesa
O fra i santi santissimo,
o di nobil prosapia antico sangue,
Tu che spregiando vanità e ricchezze,
il rigor de la Croce ami ed eleggi;
Tu che le lunghe, tormentose notti
trascorri in grembo a Dio versando lacrime,
e travagliando l'affannato petto d'infocati sospiri;
Tu che t'inalzi di crescente gloria, per novelli miracoli,
O fra i santi santissimo... (ripete)
Tu che le lunghe, tormentose... (ripete)
Benigno ascolta le ferventi preci,
i nostri voti accogli. Amen.
Nuvis
Si leva il canto al nostro Santo, figli a pregar.
Maria
(a Giovanni)
Andiamo in chiesa, io vo' prostesa, grazie implorar.
(Cominciano ad allontanarsi, ma Giovanni all'udire
le prime parole di Rivegas si ferma e si pone in ascolto.)
Rivegas
(nell'osteria)
Io sempre ve l'ho detto: un maledetto ci trascina a la rovina il bel paese.
Bevitori
Ah, ti comprendo... È il tremendo...
Rivegas
(con un vocione)
È Giovanni Gallurese!
Giovanni
Cos'è?
Maria
(spaventata, stringendosi a Giovanni)
Ah! Non hai udito? là, quel nome obbrobrioso han proferito!
Bevitori
Che birba! Che taccia! Che nome! Che faccia!
(denotato un taglio facoltativo)
Rivegas
Oggi v'uccide, ruba domani, fa turpi gesta, d'ogni color...
Giovanni
Che ascolto?!
Rivegas
... e su monti, e su piani dissemina il terror!
Bastiano (in disparte)
Ah, spudorato!
Giovanni
È mostruoso!
Bevitori
Ma nessun lo distrugge? Perchè è forte...
Rivegas
... Ah ah ah ah ah! Perchè fugge!
Maria
A sentir di quel mostro, vedi amor,
(gli porge le mani)
divento fredda, diaccia, e tremo tutta.
Giovanni
(baciandole le mani)
Povera mia fanciulla
(termina il taglio facoltativo)
Rivegas
E l'ultima ascoltate;
quel briccone aveva osato di rapir Maria
Maria
Ascolta, parlano del fatto
Rivegas
(gesti di sorpresa e d'indignazione)
(dai bevitori)
Sì, di rapir la vaga montanina,
fra le belle osilesi la più bella!
Giovanni
(fremente)
Infame!
Bevitori
Quell'uomo è un satiro! Belva da bosco!
Mostro dicono deforme e losco! Occhio alle figlie!
Giovanni
(fremente)
Infame!
Bastiano
Qual periglio!
Rivegas
Ei ve le ruba tutte, tutte, e lascia sol le brutte!
Giovanni
(fremente)
Infame!
Bastiano
Mentitore!
Giovanni
Lo voglio punir!
(Vorrebe slanciarsi nell'osterìa,
ma come vede che Maria gli si avvicina s'arresta.)
Maria
(con abbandono)
Oh, come fiera di te io son, mio salvatore!
(e si avvicina al padre)
Giovanni
(fra sè)
Io più non reggo!
Maria
(ritornando a Giovanni)
Con te secura mi sento.
Giovanni
(a Maria)
Va, Maria, t'affretta in chiesa e sii tranquilla, tosto verrò.
(le prende le mani e gliele bacia)
(Maria e il padre si avviano alla Chiesa. ... Si volta e dice...)
Maria
Mio Bôre, non tardar!
(va in chiesa)
Bevitori
Ebbene, il tuo racconto?
(Giovanni sconvolto, furente, si avvicina di più all'osterìa
e si pone in ascolto. Bastiano è con lui.)
Rivegas
La ragazza a quel selvaggio fu da me strappata...
Giovanni
Strappata a me?
(la sua mano corre tremante
all'impugnatura del ferro che tieno celato)
Rivegas
... e ridonata al padre!
Bevitori
Ah bravo, bravo!
È sempre il Cid! Galante caballero!
Giovanni
Sfrontato e disonesto!
Bevitori
E l'orco? E il brutto?
Rivegas
Ah ah! pronto a fuggir!
Bevitori
E la ragazza? E il guiderdon?
Rivegas
Un bacio!
Giovanni
Oh Dio, che odo!
Bevitori
Un bacio sol?
Rivegas
Infinità d'abbracci
Bevitori
Null'altro ancor?
Rivegas
Or per modestia taccio.
Giovanni
È troppo!
(fa per precipitarsi dentro l'osterìa)
Bastiano
(trattendendolo)
No!
Giovanni
Mi lascia!
Bastiano
Dissenato!
Giovanni
Lo smaschero!
Bastiano
(supplicando)
Amico, se tu m'ami, resta, debb'io smentirlo
(trae Giovanni un po' lontano dall'osterìa)
Giovanni
(con un profondo accento d'angoscia)
È la calunnia l'arma del vile! ecco perchè s'addensan su di me
l'anatema inesorato e l'odio furibondo!
(Si lascia cadere sul banco di pietra e in un singhiozzo,
a stento trattenuto, si riassume l'inesauribile strazio di quell'anima forte.)
(Fini il coro il Canto a S. Antonio)
(Bastiano entrando improvvisamente nell'osterìa
scoppia in una sonora risata. Stupore e silenzio generale;
tutti guardano il nuovo venuto.)
Bastiano
(sghignazzando a piacere)
Ah ah ah! Ebben, voi gli credete?
(ridendo)
Ah ah ah! E col vin fole bevete a sazietà!
Rivegas
(alzandosi spavaldo)
Oh, ragazzo malaccorto,
Bastiano
Cantastorie, fanfarone,
Rivegas
Che t'immischi io non sopporto!
Bastiano
Mentitore, gran buffone!
(Rivegas mette mano all'elsa
e fa sembiante di voler uscire dai tavoli;
tutti gli astanti si alzano e si intromettono.)
Bevitori
Che furor! Perchè? Cospetto!
Bastiano
Egli tentò rapir la montanina che un ignoto salvò
(con violento gesto accennando a Rivegas)
l'eroe ... fuggi!
Bevitori
(si leva un pandemonio di risa e di esclamazioni)
Ah ah ah, Ah ah ah! ecc.
Evviva il Cid! El caballero! Ah ah! l'eroe ,
Lama de Cataluña. Ah ah ah, ah ah ah! ecc.
(Escono sventolando i cappelli
e salutando ironicamente Rivegas)
Adios gloria de España! Ah ah ah!
(vanno via, dirigendosi in chiesa)
Rivegas
(a Bastiano)
Per Nostra Donna, ben ne avrò vendetta!
(Si avventa all'uscita e come uno spiritato prende il largo,
ma una mano poderosa lo arresta.
Bastiano e Don Pasquale guardano da dietro il pergolato.)
Giovanni
Alto, messere...
Rivegas
(indietreggiando spaventato, balbetta...)
Voi... voi... voi qui...
Giovanni
Per te, io m'arrovello qui, ladro d'onor!
(ghermendolo pei panni)
Bada, ch'io più non oda la tua voce il mio nome straziar,
chè ove tu sia, sulla mia fede, sul mio amor ti giuro,
l'armata mano mia su te cadrà.
(col massimo disprezzo)
Vanne, mi fai ribrezzo!
(lo allontana da sè, come uno colto da nausea, ed entra nell'osterìa)
(Rivegas, livido di repressa rabbia, si sfoga in sengi di minaccia,
e quando giunge vicino alla chiesa, s'imbatte in Josè
che stava verso di essa dirignedosi.)
Don Pasquale
O amico mio, pazienza, or siedi un po', bevi un bicchier.
(Bastiano, Don Pasquale e Giovanni prendono posto ad un tavolo.)
(In questo momento comincia ad uscire la processione
dalla chiesa per avviarsi al villaggio)
Rivegas
(affannosamente a Josè)
Fermati, piantati, qui... guardalo vigila, è lì...
bada, no fare scappar, vado i soldati a chiamar!
Josè
(indolente e con flemma)
Intrepido e caro signor,
sembrate cascar dal terror, spiegatevi.
Rivegas (scuotendolo)
Stupido, muoviti, è là il Gallurese
Josè (dando un balzo)
Noi miseri! perduti! spacciati!
Rivegas
Diavolo, coraggio! che colpo!
Tien d'occhio la grotta, io corro...
(va via di corsa)
Josè
Mi lascia gentil! Come trotta!
(avanzandosi con grande circospezione)
(La folla s'inginocchia e canta, e s. Antonio
apparisce davanti la porta della chiesa.)
/ Coro
| Tu che t'inalzi di crescente gloria,
\ che t'inalzi di gloria, per novelli miracoli.
(nello stesso lasso del tempo col coro)
/ Josè
| Che brividi! io tremolo! palpito! olà!
| bicuspide satana, ch'esci dal suolo
| Tropéa dov'è? Livido spettro, va, va, t'arretra,
| terror de' miei sogni! m'involo!
|
| Giovanni (uscendo dall'osterìa)
\ Mio buon Pasqual, l'amor mio m'aspetta.
Josè
(giunto in mezzo alla folla grida, dimenando le braccia...)
Salvatevi! Giovanni Gallurese colla sua banda,
qui, su voi, precipita! (fugge)
Giovanni
Ah, maledizion!
Don Pasquale
Fuggi!
Giovanni
(con grande ansia)
E Maria?
Coro
(il popolo)
Misericordia! Chi ci salva? Oh Sant'Antonio! Santo protettor!
(Quella folla compatta, roccolta nel fervore delle orazioni, si scompiglia,
si disgrega;
chi fugge, chi, dopo di essersi alzato, ricasca in ginocchio implorando:
donne che stringono fra le braccia i figli e trascinano i mariti ancora
indugianti;
uomini che cercano di rincorarsi a vicenda. Il Santo vien fatto rientrare
e la chiesa si rinchiude, dopo che la gente, che vi era dentro, furiosamente ne
è uscita.
Giovanni, ritto, immobile, colle braccia conserte, mira da lontano quella
tempesta.)
Coro
Misericordia! Ci soccorrete!
Misericordia! Vergine santissima! O Madonna del Monte!
Vengon? Pare! Quanti son? Li dicon duecento!
Uhm, un esercito! Corriamo! Rifuggiamo in paese!
Lesti! Fuggiam di qua! Fuggiam di là! Rifuggiamo in paese!
(le donne s'inginocchiano)
O Madonna santissima del Monte, ci soccorrete!
Maria
(uscita dalla chiesa si avanza correndo
e gridando in preda al terrore)
Bôre, Bôre, ove sei?
(Giovanni le va incontro.)
Coro
Santo protettor! ... Vengon! Corriamo!
Lesti! Rifuggiamo in paese! Fuggiam di qua!
Ah, ci ammazzeran! Ci strapperan le figlie! Fuggiam!
(Il popolo fugge rapidamente in tutte le direzioni.)
Nuvis
(impreca disperato)
O che vita d'inferno! ognor ambasce, soprassalti, amarezze!
(e levando le braccia al cielo in atto di preghiera
si abbandona sul banco di pietra, poi esce lentamente.)
Bastiano
(a Don Pasquale in disparte)
Che mondo infame! l'anima più mite, il cor più generoso!
Maria
(sollevandosi dolcemente)
Bôre mio, mi parea di morir!
Giovanni
Trepida sempre, sempre folli paure
Maria
Sì, quell'uomo mi funesta la vita, mi funesta l'amor!
Ah, come tremo! Vieni, vieni, partiam.
Giovanni
(con passione)
Sovra il mio sen la fronte tua fida si posi.
Maria
(dolcemente)
Amore e securtà sovra il tuo seno io trovo ognor.
(e torna ad abbandonare la testa sl di lui petto)
(Giovanni improvvisamente la lascia, balza in mezzo ai due amici
e afferrando il braccio del compagno grida...)
Giovanni
Bastiano!
(Dopo alcuni istanti di intensa, di terribile ascoltazione,
Giovanni, seguito da Bastiano, si slancia sul piazzale della chiesa
e guarda nella sottostante valle.)
Don Pasquale
(affrettandosi a sgombrare sedie e tavoli)
Gnaffe! tira vento sinistro! al largo, al largo!
Quegli amabili padroni non san pagar lo scotto.
Maria
(andando ansiosa incontro
a Giovanni che ritorna)
Ahimè! che avvien?
Giovanni
(con accento terribile)
Son gli spagnuol, gli avidi segugi,
che spiano l'acre odor di carne umana, e ansanti, trafelati,
forse del tuo temuto Gallurese corrono in traccia! Vado.
Maria
(spaventata)
Parti?
Giovanni
Sì.
(si slancia sul sentiero destro e soffia
a tutta gola nel suo corno.)
Maria
(perplessa)
Oh Dio!
Bastiano
(sotto voce)
Che pensi?
Giovanni
Tosto coi compagni spiarli da la Tomba Paladino,
e poi ... vittoria o morte!
(I dodici compagni di Giovanni appariscono, improvvisamente,
sul sentiero, ma Bastiano li arresta con un gesto.)
Bastiano
(gridando)
Via!
(e sparisce con loro)
Giovanni
(a Maria)
Mio amore, addio
Maria
Tu m'abbandoni? sola perduta!
Giovanni
(guardandola con una espressione
d'indefinibile angoscia)
O strazio mio! Maria, perdonami!
Maria
(severamente)
Vanne, vanne! anche tu
(getta le braccia al collo del padre
e scoppiando in pianto esclama...)
Ei più non m'ama, ingrato!!
Giovanni
(a quest'amaro rimprovero è violentemente tentato a svelarsi,
ma, riuscendo a dominarsi, grida...)
(disperatamente)
Maledetta la mia vita!
(e guadagnando l'altura sparisce)
(Don Pasquale ha chiuso l'osterìa e se ne va
dal sentiero sinistro zufolando.)
(Un gruppo di soldati entrano marciando guidati da un ufficiale;
accanto a lui è Rivegas pure armato. Il piotone viene fermato nel centro
della piazza con un cenno dell'ufficiale, il quale si dirige insieme
a Rivegas verso l'osterìa. Maria e il padre che stavano incamminandosi
alla volta del paese, vedendo i soldati s'indugiano.)
L'Ufficiale
O desolatzion! nessun c'è qua!
Rivegas
Maledizion! lo fecero fuggir!
(L'ufficiale scorgendo il vecchio e la ragazza
va loro incontro. Rivegas rimane indietro.)
L'Ufficiale
Ehi, buon uomo, quel birbone, quel be tomo,
dèmone di Giovanni Gallurese non hai visto?
Nuvis
Lo cercate? bene fate! liberateci il paese da quel tristo!
Un bel giorno ebbe l'ardire di rapire questa cara figlia mia!
(L'ufficiale guardando la fanciulla con provocante ammirazione)
L'Ufficiale
Cara inver, per sacristìa! bel boccone!
(la carezza e la tocca)
È di gusti il furbacchione!
(La fanciulla, arrossendo,
ripara dietro le spalle del padre)
Nuvis
(indignato, si scosta)
Messer ufficial, buona fortuna.
L'Ufficiale
(indispettito)
E te colga ogni mal!
(fa cenno ai soldati di tornare indietro)
Soldati
(coro)
(indugiandosi ad ammirare la fanciulla)
Vezzosa montanina! Appetitosa e bella!
Perchi in guerra cammina, sarìa propizia ancella!
L'Ufficiale
(spingendosi sulla località a sinistra della chiesa)
Quatti, quatti e silenzio!
(partono con Rivegas)
Soldati
(tratto tratto voltandosi)
Appetitosa!
(Giovanni, coi compagni, si precipita
dal sentiero destro alla rincorsa dei soldati.)
Maria
(che lo ha ravvisato, grida spaventata)
Bôre! Mio Dio, che turbamento!
Babbo, vedi, sugli spagnuoli
egli si getta come una furia, come un uragano!
(ritorna rapida e sale il sentiero di destra)
(si odono le prime archibugiate)
Misericordia! Babbo, me l'ammazzano!
(altri colpi)
(agitatissima, monta sul punto
più alto e si protende)
Vo' vedere.
Nuvis
Bada, Maria, sul vuoto ti protendi!
(cerca di salire sul sentiero destro)
Maria
Ah, li vedo! son là! ma Bôre ov'è?
(altri colpi)
Gesù che mischia orrenda! che trambusto!
Nuvis
Discendiamo, è un quadro miserando,
lo vedo colla mente!
Maria
(sussultando)
Eccolo!
(altri colpi)
(protendendosi con l'aria smarrita)
Bôre! Bôre!
(ad un tratto sospira e sorridente esclama...)
Lo guarda! Rapido qual lampo, forte come un leon,
possente bello siccome un Dio!
Nuvis
La vista mia, lo sai, fin la non giunge,
Maria
Ah, nuovamente scompar!
(Cessano i colpi e il tumulto.)
Maria
Che avvien? Fuggiron? Tutto tace!
(Giovanni circondato dai suoi uomini,
si mostra in cima al sentiero sinistro e dice...)
Giovanni
(con voce poderosa)
La libertà, il sogno inebriante de la vita,
vince, grandeggia, e all'immite stranier
dà guerra e morte!
I Compagni di Giovanni
(alcuni uomini dal coro)
(dall'alto della roccia e dal sentiero,
entusiasti gridando...)
Hélà! Hélà! Libertà!
(Maria corre ad incontrare Giovanni
e gli getta le braccia al collo.)
Maria
Bello! bello ed eroe!
(I compagni di Giovanni trascinano legato Rivegas,
tirandolo come un asino restìo e ingiurandolo...)
I Compagni
Mulo testardo! Mulo bastardo!
Putente mostro! Viso da forca!
Lingua di rostro! Lingua che storca! Bestia!
Rivegas
(livido di rabbia e di paura)
Scagnardi!
I Compagni
Gnocco!
Rivegas
Codardi!!
Maria
(a Giovanni, con esaltazione)
Ma di' chi sei? Mio Bôre, chi sei tu?
Giovanni
(trasalendo)
Bôre mi chiamo
Maria
Non basta! tutto vo' saper!
Giovanni
Lasciami, vado.
Maria
(abbracciandolo più fortemente)
No, parla! Parla!
Giovanni
Eterna mia tortura!
Maria
Parla!
Rivegas
(a Maria)
Lo vuoi saper?
Rivegas
(ghignando con gioia selvaggia)
Ah ah ah! Giovanni Gallurese! Ah ah ah!
Maria
(grido)
Ah!
(Maria abbandona le braccia che serravano Giovanni,
prorompe in un urlo di terrore, retrocede allibita e fugge all'impazzata.
Il vecchio Nuvis, con l'aria di chi non comprenda, si fa il segno della croce
e barcollando tien detro alla figlia, tratto tratto voltandosi con un senso di
paura.)
Giovanni
(che ha seguito con lo sgardo disperatamente la sua amata, ritornando dice a
Rivegas)
Vile, tu m'hai distrutto il paradiso!
(Soffocato da singhiozzi si lascia cadere sui gradini
della chiesa con la testa fra le mani.)
(I compagni trascinano, verso il fondo e minacciandolo,
Rivegas che talvolta tenta ribellarsi.)
Cala la tela.
Fine dell'Atto II
Atto Terzo
Atto I
Atto II
Atto III
La stessa località come nel primo atto.
Si alza la tela.
(Maria, di ritorno dalla sagra, spunta sul sentiero sinistro:
essa ha l'arla stanca, disfatta, e procede faticosamente,
tenendosi al collo del padre.)
Maria
Babbo, sono sfinita, e manco,
Nuvis
Figlia, sostienti ancor, siam giunti.
(discendono lentamente)
Maria
Or la casetta, senza il mio amor, me derelitta, sola rieder vedrà!
Ahimè, senza di lui io più non vivo!
Nuvis
Il terribil mister ecco svelato!
A noi egli mentìa con maligno pensier!
Maria
Ah, padre, io l'amo ancora!
Secreta, pia, ostinata una voce a lui mi chiama,
e pien di fede al cor secura dice:
Menzognera è la fama,
adora l'idol tuo, buono e infelice!
(Nuvis e Maria s'avviano verso il giardino)
Maria
(giunta in giardino esclama con voce piena d'angoscia:)
Care viole, sola or mi vedete,
ma s'ei non torna più, su me piangete!
(entra in casa col padre)
(I compagni di Giovanni scendono dal sentiero sinistro
tirando con quattro capi di corde Rivegas.)
I Compagni
Ah ah ah! Ah ah ah!
(beffeggiando Rivegas con risate a frizzi d'ironia)
Evviva il Cid! Ah ah ah!
(ironicamente)
Il corraggioso Cid! Il bellicoso Cid!
Il valoroso Cid! Il borioso Cid! (ridendo) Ah ah ah!
Il vanitoso Cid! Il pauroso Cid!
Il perituro Cid! Il morituro Cid!
(lo fanno sedere sopra un masso e continuano in tono canzonatorio)
Catalan di vera razza, uom di spada e di corazza
Bastiano
(discendendo il sentiero sinistro
li interrompe giocondamente)
Corse il regno di Leon ...
(dietro di lui scende Giovanni che,
triste e meditabondo, va a sedersi su di un masso)
... dopo quello di Valenza,
(goffamente)
finchè il povero beon si ridusse in penitenza!
Rivegas
(esasperato)
Per Nostra Donna, queste maledette attoscate saette,
perchè non m'avventate, o anime dannate, a piede libero!
I Compagni
(ridendo smoderatamente)
Ah ah ah! Il bilioso Cid! L'impetuoso Cid!
Bastiano
(con comica gravità)
Il grande eroe di Murcia e Catalogna
andrà ne l'orto ad ingrassare i cavoli, preziosa carogna!
(Nuvis esce in giardino,
e, sorpreso a questa vista,
chiama Maria, la quale,
da lontano assiste allo svolgersi della scena)
I Compagni
(con compunzione)
Poveri cavoli, ce li avvelena!
Piuttosto al vortice diamolo in cena!
(ridendo) Ah ah ah!
Rivegas
(dimenandosi al colmo del furore)
Quest'è ribalderia! Siete briganti vigliacchi, tracotanti!
Ma per l'anima mia, datemi quella spada
che battè tanti mori e cristiani
che seminò di morti la mia strada,
e di voi farò strage, empì villani!
I Compagni
(sghignazzando smoderatamente)
Ah ah ah! ah ah ah!
Giovanni
(balzando in piedi fremente)
Basta così, spagnuol millantator!
il tuo livido volto si sfigura di mortale terror,
e da l'atra tua bocca, cloaca di menzogne,
di sozzura, ancor tosco trabocca!
Rivegas
È violenza.
Giovanni
È diritto dell'esercito mio!
Rivegas
Esercito a cui manca rege, vessillo e Dio.
Giovanni
La libertà ci guida, grande, sublime idea,
contro questa che ci angue, orda malvagia e rea!
Rivegas
Verrà la vostra fine
Giovanni
Ma tu non la godrai
Rivegas
Un suddito del re tu uccidere oserai!
Giovanni
Lo dobbiamo.
Rivegas
Un vassallo fedel del tuo padron?
Giovanni
Padron non ho, son rege quassù;
come un baron son potente e temuto!
Rivegas
E con qual legge?
Giovanni
E qual legge è la vostra? qual dritto vi protegge?
Quest'esosa tiranna d'oltremar
miseria, disonore, schiavitù, diede a la terra nostra!
Idra vorace che il sanguinante, insaziato artiglio
ne le già spente viscere ognor sangue avidamente cerca,
e il pan strappato al povero, al morente,
orgie nefande e pomposi banchetti orna, arrichisce!
(Intanto un desolante spettacolo si offre alla vista.
Una carovana di famiglie logudoresi abbandona il natìo focolare,
divenuto mira alle persecuzioni, alle spogliazioni, alle vendette,
e passano di là per emigrare in altre terre dell'isola. È composta di madri
grame
tenentisi stretti al petto i pargoletti seminudi, squallidi, di giovanette
lacere
portanti dei fagotti sulle spalle, di giovani carichi delle più pesanti
masserizie
e di vecchi trascinanti faticosamente il peso degli anni e il cumulo delle
dolorose memorie.
Miseri avanzi di disperse popolazioni!)
Giovanni
(commosso a quello spettacolo, additando
a Rivegas quelle miserie, prorompe con violenza)
Vedi che strazio? vedi la misera nostra gente
che si sperde, si dissolve nel nulla?
(dolcemente agli emigranti)
Ove n'andate?
Le Donne
(coro)
Cercando altre miserie, altri dolori!
Giovanni
E chi vi spinge?
Le Donne
Ahimè, la cieca fame! l'ire caine! gli odî! le vendette!
I Giovnni
(coro)
Gl'incendî! i prepotenti signorotti! le iberiche violenze!
I Vecchi
(coro)
E questa terra intristta, ed il suolo inaridito,
che han l'ironico ghigno de la morte!
Le Donne
(con accento di vero schianto)
Ah, quante sere n'è compagno al sonnno tormentoso digiuno!
(Giovanni porge loro la sua borsa, ed esse esclamano giulive:)
Coro
O cuor benefico, la Vergin beata de l'Assunta ti renda ognor felice.
Benedetto tu sia, sol generoso che ci siani lo squallido cammin!
Addio!
(s'allontanano lentamente)
Nuvis
(va loro incontro a metà del sentiero;
Maria rimane in giardino)
Venite al mio mulin, vi dò provvista.
(Egli precede e gli emigranti lo seguono premurosamente,
levando le braccia al cielo ed esclamando:)
Coro
Sian benedetti i buoni! benedetti!
Giovanni
(mestamente)
E mai una speranza che a questa terra ignava,
si muti un dì la tragica sembianza di moribonda schiava!
(irruente a Rivegas)
Ecco la vostra legge! ecco la legge che mi dannò a l'esilio!
Ma dai monti, ove di libertà la face accendo,
non più vile, nè servo fra catene,
lancio il grido de la lotta, per voi suono di morte!
I Compagni
La libertà, il sogno inebbriante de la vita,
vince, grandeggia, e all'immite stranier
dà guerra e morte!
Giovanni
(ai suoi uomini)
Compagni, orsù, la pena!
I Compagni
La sua testa mandiamo in dono al prence di Piombino!
Giovanni
(estrae il pugnale e si avanza verso Rivegas: i compagni,
credendo che egli voglia far giustizia colle sue mani, si scostano deferenti.
Maria, colta dal medesimo pensiero, si volge raccapricciata.
Rivegas, ghermito bruscamente pei legami, vede giunta l'ultima sua ora
e guarda allibito di terrore.)
Ebbene, no, compagni, se m'amate ...
La sua grazia vi chiedo.
(mormorio di disapprovazione)
Giovanni
Vo' che inerme ritorni ove l'aspettan vincitor!
(Giovanni taglia le corde al prigioniero)
(a Rivegas) Va, ribaldo, e racconta ai tuoi padron
quanto caro vi costi il metter mano sul sacro fuoco ch'arde in questi monti.
E digli che Giovanni Gallurese uccide ne la lotta, uccide e piange!
(spingendolo on disprezzo)
Miserabile, va! tu tremi ancor, mendace distruttor
(col massimo disprezzo) di bianchi e mori!
(Rivegas, quasi incredulo della sua buona sorte, sospettoso,
sale a ritroso il sentiero, fissando torvamente i suoi nemici.
Giunto all'estremità emette un gran sospiro, fa un atto di minaccia e scompare.)
I Compagni
(tristamente)
La vipera sen va! Giovanni,
tanta pietà forse preludia a infausti giorni!
Giovanni
(con aria stanca)
Il mio destin si compia, e quale ei sia,
qui, sui monti, l'attendo! Mi lasciate
(I compagni, tentennando mestamente il capo, si allontanano
per il sentieruolo di sinistra. I monti dell'Anglona s'imporporano
dell'ultima luce del tramonto.
A poco a poco l'aere s'imbruna, e la luce sorge sul terso,
limpido azzurro.)
(Maria che era rientrata in casa dopo la liberazione di Rivegas,
apre quasi furtivamente la porta e riappare, mentre Giovanni
in preda a crescente emozione pensa alla sua amata.)
Giovanni
(dopo alcuni istanti di riflessione)
O l'amore, o la morte ultimo instante!
(e si volge per correre da Maria; ma questa, commossa,
accesa in volto, gli va incontro tendendogli le braccia)
Maria
O luce! O gloria! forza e soavità
nume de la vittoria! angelo di bontà!
Giovanni
Ah, scende in cor, siccome un balsamo al mio dolor,
scende come una musica il tuo parlar!
Or quest'esilio, che tante lacrime diede al mio ciglio,
qual paradiso, qual paradiso mi fai amar!
Maria
O generoso e fiero sardo vendicator,
al nobil tuo pensiero fido sarà'l mio cor!
Giovanni
Ah! Maria, vuoi legarti al mio destin?
Maria
Qual fida sposa!
Giovanni
Seguire il periglioso mio cammin?
Maria (con accento)
Ardimentosa!
Giovanni
Allor più queta plaga ti voglio preparar,
col padre tuo stanotte raggiungeremo il mar.
Maria
(sorpresa e con rammarico)
Fuggir? abbandonar quest'ampio azzurro?
Giovanni
I perigli fuggiamo e i tristi eventi!
Maria
Non più del rivo il querulo susurro?
Giovanni
De le lotte fuggiam l'ansie, i tormenti!
Maria
Abbandonare i fior, la mia casetta
ove lieta passai la giovinezza?
Giovanni
Un giardin di viole pur t'aspetta,
e poi t'aspetta una novella ebbrezza!
La Carovana
(coro) (internamente)
Addio.
Maria
(come sognando)
Fuggiamo in lontani orizzonti,
in plaghe romite, fra monti,
viventi di speme!
Giovanni
La nave ci attende sul lido,
fuggiamo in un placido nido,
viventi di fede!
Maria
Guidati da la luna,
che splende sul sereno firmamento
Giovanni
Com'ombre volerem per l'aria bruna,
assorti in amoroso rapimento!
Maria
Addio, terra natal!
Giovanni
Addio, terra fatal!
Entrambi
Esuli andremo, esuli erranti, ebrifestanti!
Maria
(al padre, prendendo Giovanni per mano)
Or, come il sole, ei viene trionfante, il caro sposo
Con te stanotte giungeremo al mar! Si...
Entrambi
Fuggiamo i perigli, le lotte ed i tormenti!
splende la luna in ciel! splende la luna in ciel!
pieni di fede! piena di speme e ognor felici amanti
fuggiamo i perigli, le lotte ed i tormenti
splende la luna in ciel!
(Il perfido Rivegas, che dall'estremità del sentiero di sinistra
con un archibugio in mano aveva spiato le mosse di Giovanni
col volto raggiante di gioia truce, scende rapidamento fino a metà del sentiero,
ghigna, spiana l'archibugio e fa partire il colpo che tronca quel sogno di
felicità.)
Giovanni
(colpito mortalmente, spalanca gli occhi
su Rivegas ed urla:)
Ah! codardo!
Maria
(sorreggendolo)
Giovanni!
Nuvis
(riconoscendo Rivegas)
Sciagurato!
Giovanni
(e fa qualche passo barcollando)
Maria...
(si lascia cadere su di un masso
col volto contratto da grande ansietà)
Maria
Mio amore...
(fuor di sè, s'inginocchia davanti a lui)
Rivegas
(gettando l'archibugio si precipita
sulla spianata, gli occhi fissi su Maria)
Or non mi sfuggirai!
(la fanciulla getta un grido e si stringe a Giovanni)
Giovanni
Ah... prendi... forte...
(perplesso, ansimante porge il corno a Maria)
(Maria con tutta la forza dei suoi polmoni
soffia una, due, tre volte)
Nuvis
(Il vecchio, con impeto giovanile,
si para davanti a Riegas per contendergli il passo)
No! vile! assassino!
Rivegas
(travando un'inaspettata resistenza)
Vecchio cane!
Nuvis
(afferandolo alla gola)
Ti strozzo!
Rivegas
(sentendosi soffocare, con un urto violento
manda il vecchio ruzzoloni)
Va al diavolo!
Giovanni
(spasimando e tentando di alzarsi)
Oh Dio!
Rivegas
(gettandosi su Maria,
la stringe poderosamente fra le braccia)
Ti tengo!
Maria
(resistendo)
Tua non sarò!
Rivegas
Vedrai!
(la solleva fra le braccia
e via per il sentiero di destra)
Maria
Aiuto!
Giovanni
(con uno strazio infinito)
Ahimè, perduta!
Nuvis
(disperato)
Or chi la salva?
(Giovanni, che con un enorme sforzo di volontà è riuscito a mettersi in
piedi,
fa qualche passo vacillando, col pugnale in mano, come se volesse inseguire il
rapitore,
ma non può andare oltre. Intanto i suoi compagni accorrono gridando:)
I Compagni di Giovanni
Giovanni!
Giovanni
(con gli occhi quasi spenti)
Via, correte, la salvate...
(i compagni si slanciano di corsa)
Bastiano
Cielo! ferito?
Giovanni
(si abbandona sulle di lui braccia vacillando
e stramazza al suolo.)
Morto! Rivegas...
Bastiano
(scoppiando in lagrime)
Oh, il funesto presagio!
(si odono dei colpi)
Giovanni
(il volto illuminato di gioia)
Ah, l'hanno ucciso!
(Maria, stravolta scarmigliata, ritorna precipitosamente,
ricevuta a metà del sentiero dalle braccia del padre.
Subito si avvicina a Giovanni per assisterlo.)
Giovanni
Tutto fini!
Alta è la sera. La luna immota, candida, serenamente guarda la scena tragica,
e sul niveo ammanto di blandula luce, che ampio si stende, un solco tetro,
sinistro, rosseggia, un rivolo di snague. Sul tragico monte luci
ed ombre s'intrecciano misteriose; il silenzio impera, e quella calma eterna,
piena d'arcane malie, che si alterna nei vividi trionfi dell'aurora
e nei cupi tenebrori della notte, quella calma che fa amare l'indefinito
e commove al bene la creature terrestre, ogni cosa avvolge.
Ma la luce nivea, glandula, sorporende la nequizia della creatura:
il genio della libertà procombe, la teda ardente si spegne. Non un gemito
manda la terra, al grido straziante del caduto, sordo è l'infinito, muta è
l'immensa quiete.
Solo le tremule stelle pare che mandino, attraverso il pallente azzurro, un
palpito di vita.
Giovanni
(con voce rotta)
Giovanni Gallurese cade... ma a tradimento!
(con un debole gesto d'orgoglio)
Strazio invita, e strazio in morte!
Addio, Maria, addio mio amor, fuggevol vision!
Addio, rinnovellate mie speranze, foste una pena e un sogno!
Muoio, addio, terra infelice
(I compagni di Giovanni, ritornati, in un gruppo a parte guardano
alla fine del loro amato capo....)
l'ultimo suo anelito, spira con me... la sarda... libertà!!!
(... si inginocchiano silenziosi.)
(Maria udite le ultime parole di Giovanni, è folle di dolore.
Lo guarda, lo tocca, lo scuote, ed esterefatta retrocede:
con un riso frenetico stramazza sul corpo dell'amato.)
Cala la tela.
FINE
Atto I
Atto II
Atto III
|