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Wolfgang Amadeus Mozart

(1756 - 1791)

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The Operas of  W. Amadeus Mozart

  


Don Giovanni o l'empio punito

 


Dramma giocoso in due atti
 
Libretto di Lorenzo Da Ponte (1749-1838)
 
Musiche di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
 
Prima Rappresentazione: Praga, National Theater, October 29, 1787
 
 
 
Atto I.
Scena:
1, 2, 3 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

Atto II.
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

Cast: Don Giovanni, a nobleman
Leporello, his servant
Donna Anna, a lady of Seville
Commendatore, her father
Don Ottavio, betrothed to Donna Anna
Donna Elvira, a lady of Burgos, abandoned by Don Giovanni
Zerlina, a peasant girl
Masetto, her betrothed
Chorus of peasants 

Atto I
 
 
Scena 1
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
 
Giardino - Notte.
 
Leporello, con ferraiolo, passeggia davanti alla casa di Donn'Anna;
indi Don Giovanni e Donn'Anna ed in ultimo il Commendatore.
 
(Leporello, entrando dal lato destro con lanterna in mano,
s'avanza cauto e circospetto.)

 
 
 
LEPORELLO:
Notte e giorno faticar,
Per chi nulla sa gradir,
Piova e vento sopportar,
Mangiar male e mal dormir.
Voglio far il gentiluomo
E non voglio più servir...
Oh che caro galantuomo!
Vuol star dentro colla bella,
Ed io far la sentinella!
Voglio far il gentiluomo
E non voglio più servir...
Ma mi par che venga gente;
Non mi voglio far sentir.
(Si ritira)
(Don Giovanni esce dal palazzo
del Commendatore inseguito da Donn'Anna;
cerca coprirsi il viso
ed è avvolto in un lungo mantello.)

 
DONNA ANNA:
(Trattenendo Don Giovanni)
Non sperar, se non m'uccidi,
Ch'io ti lasci fuggir mai!
 
DON GIOVANNI:
(sempre cercando di celarsi)
Donna folle! indarno gridi,
Chi son io tu non saprai!
 
LEPORELLO:
(avanzandosi)
Che tumulto! Oh ciel, che gridi!
Il padron in nuovi guai.
 
DONNA ANNA:
Gente! Servi! Al traditore!
 
DON GIOVANNI:
Taci e trema al mio furore!
 
DONNA ANNA:
Scellerato!
 
DON GIOVANNI:
Sconsigliata!
 
LEPORELLO:
Sta a veder che il malandrino
Mi farà precipitar!
 
DONNA ANNA:
Come furia disperata
Ti saprò perseguitar!
 
DON GIOVANNI:
Questa furia disperata
Mi vuol far precipitar!
 
IL COMMENDATORE:
(con spada e lume)
Lasciala, indegno!
 
(Donn'Anna, udendo la voce del padre,
lascia Don Giovanni ed entra in casa.)

Battiti meco!
 
DON GIOVANNI:
Va, non mi degno
Di pugnar teco.
 
IL COMMENDATORE:
Così pretendi da me fuggir?
 
LEPORELLO:
Potessi almeno di qua partir!
 
DON GIOVANNI:
Misero, attendi,
se vuoi morir!
 
(Si battono. Il Commendatore
è mortalmente ferito)

 
IL COMMENDATORE:
Ah, soccorso! son tradito!
L'assassino m'ha ferito,
E dal seno palpitante
Sento l'anima partir.
 
DON GIOVANNI:
Ah, già cade il sciagurato,
Affannoso e agonizzante,
Già dal seno palpitante
Veggo l'anima partir.
 
LEPORELLO:
Qual misfatto! qual eccesso!
Entro il sen dallo spavento
Palpitar il cor mi sento!
Io non so che far, che dir.
 
(Il Commendatore muore.)

 
 
 
Scena 2
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
DON GIOVANNI:
(sottovoce)
Leporello, ove sei?
 
LEPORELLO:
Son qui, per mia disgrazia, e voi?
 
DON GIOVANNI:
Son qui.
 
LEPORELLO:
Chi è morto, voi o il vecchio?
 
DON GIOVANNI:
Che domanda da bestia! Il vecchio.
 
LEPORELLO:
Bravo, due imprese leggiadre!
Sforzar la figlia ed ammazzar il padre!
 
DON GIOVANNI:
L'ha voluto, suo danno.
 
LEPORELLO:
Ma Donn'Anna, cosa ha voluto?
 
DON GIOVANNI:
Taci, non mi seccar, vien meco, se non
vuoi qualche cosa ancor tu!
 
LEPORELLO:
Non vo'nulla, signor, non parlo più.
 
(alzando da terra la lanterna ed il mantello.

Partono.)
 
 
 
Scena 3
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Ottavio, Donn'Anna e Servi con lumi.

 
 
DONNA ANNA:
Ah, del padre in periglio
in soccorso voliam.
 
DON OTTAVIO:
(con ferro ignudo in mano)
Tutto il mio sangue verserò, se bisogna.
Ma dov'è il scellerato?
 
DONNA ANNA:
ln questo loco...
(vede il cadavere.)
ma qual mai s'offre, o Dei,
spettacolo funesto agli occhi miei!
II padre!... padre mio!...mio caro padre!...
 
DON OTTAVIO:
Signora!
 
DONNA ANNA:
Ah, l'assassino mel trucidò.
Quel sangue - quella piaga - quel volto,
tinto e coperto del color di morte -
ei non respira più -
fredde ha le membra -
padre mio!... caro padre!... padre amato!...
io manco... io moro.
 
(Sviene.)

 
DON OTTAVIO:
Ah, soccorrete, amici, il mio tesoro!
Cercatemi, recatemi
qualche odor, qualche spirto. Ah! non tardate.
(Partono due servi.)
Donn'Anna! sposa! amica! II duolo
estremo la meschinella uccide.
 
DONNA ANNA:
Ahi!
 
DON OTTAVIO:
Già rinviene...
(ritornano i servi)
Datele nuovi aiuti.
 
DONNA ANNA:
Padre mio!
 
DON OTTAVIO:
Celate, allontanate agli occhi suoi
quell'oggetto d'orrore.
(Viene portato via il cadavere.)
Anima mia, consolati, fa core.
 
DONNA ANNA:
 
(disperatamente)

Fuggi, crudele, fuggi!
Lascia che mora anchi'io
Ora che è morto, oh Dio!
Chi a me la vita die'!
 
DON OTTAVIO:
Senti, cor mio, deh! senti;
Guardami un solo istante!
Ti parla il caro amante,
che vive sol per te.
 
DONNA ANNA:
Tu sei!... perdon, mio bene -
L'affanno mio, le pene...
Ah! il padre mio dov'è?
 
DON OTTAVIO:
Il padre? Lascia, o cara,
la rimembranza amara.
Hai sposo e padre in me.
 
DONNA ANNA:
Ah! Vendicar, se il puoi,
Giura quel sangue ognor!
 
DON OTTAVIO:
Lo giuro agli occhi tuoi,
Lo giuro al nostro amor!
 
A 2:
Che giuramento, o dei!
Che barbaro momento!
Tra cento affetti e cento
Vammi ondeggiando il cor.
 
(Partono.)

 
 
 
Scena 4
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Notte. Strada.

 
 
Don Giovanni e Leporello, poi Donn'Elvira in abito da viaggio.

 
 
 
DON GIOVANNI:
Orsù, spicciati presto. Cosa vuoi?
 
LEPORELLO:
L'affair di cui si tratta è importante.
 
DON GIOVANNI:
Lo credo.
 
LEPORELLO:
È importantissimo.
 
DON GIOVANNI:
Meglio ancora. Finiscila.
 
LEPORELLO:
Giurate di non andar in collera.
 
DON GIOVANNI:
Lo giuro sul mio onore,
purché non parli del Commendatore.
 
LEPORELLO:
Siamo soli.
 
DON GIOVANNI:
Lo vedo.
 
LEPORELLO:
Nessun ci sente.
 
DON GIOVANNI:
Via!
 
LEPORELLO:
Vi posso dire tutto liberamente?
 
DON GIOVANNI:
Sì.
 
LEPORELLO:
Dunque quando è così,
caro signor padrone,
la vita che menate
(all'orecchio, ma forte)
è da briccone.
 
DON GIOVANNI:
Temeraio, in tal guisa...
 
LEPORELLO:
E il giuramento?
 
DON GIOVANNI:
Non so di giuramento. Taci, o chi'io...
 
LEPORELLO:
Non parlo più, non fiato, o padron mio.
 
DON GIOVANNI:
Così saremo amici. Or odi un poco:
Sai tu perchè son qui?
 
LEPORELLO:
Non ne so nulla. Ma essendo l'alba chiara,
non sarebbe qualche nuova conquista?
Io lo devo saper per porla in lista.
 
DON GIOVANNI:
Va la, che sei il grand'uom!
Sappi chi'io sono innamorato d'una
bella dama, e son certo che m'ama.
La vidi, le parlai; meco al casino
questa notte verrà...
(Viene dal fondo Donna Elvira.)
Zitto, mi pare
sentire odor di femmina...
 
LEPORELLO:
(Cospetto, che odorato perfetto!)
 
DON GIOVANNI:
All'aria mi par bella.
 
LEPORELLO:
(E che occhio, dico!)
 
DON GIOVANNI:
Ritiriamoci un poco, e scopriamo terren.
 
LEPORELLO:
Già prese foco!
 
(Vanno in disparte)

 
 
 
Scena 5
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Donna Elvira e detti

 
 
 
DONNA ELVIRA:
Ah, chi mi dice mai
Quel barbaro dov'è,
Che per mio scorno amai,
Che mi mancò di fe?
Ah, se ritrovo l'empio
E a me non torna ancor,
Vo' farne orrendo scempio,
Gli vo' cavare il cor.
 
DON GIOVANNI
(piano a Leporello.):
Udisti? Qualche bella dal vago
ahandonata. Poverina! Cerchiam di
consolare il suo tormento.
 
LEPORELLO:
(Così ne consolò mile e ottocento).
 
DON GIOVANNI:
Signorina...
 
DONNA ELVIRA:
Chi è là?
 
DON GIOVANNI:
Stelle! che vedo!
 
LEPORELLO:
(O bella! Donna Elvira!)
 
DONNA ELVIRA:
Don Giovanni!...
Sei qui, mostro, fellon, nido d'inganni!
 
LEPORELLO:
(Che titoli cruscanti! Manco male
che lo conosce bene!)
 
DON GIOVANNI:
Via, cara Donna Elvira,
calmate quella collera... sentit...
Lasciatemi parlar...
 
DONNA ELVIRA:
Cosa puoi dire, dopo azion sì nera?
In casa mia entri furtivamente. A forza d'arte,
di giuramenti e di lushinghe arrivi
a sedurre il cor mio;
m'innamori, o crudele!
Mi dichiari tua sposa, e poi, mancando
della terra e del ciel al santo dritto,
con enorme delitto
dopo tre dì da Burgos t'allontani.
M'abbandoni, mi fuggi, e lasci in preda
al rimorso ed al pianto,
per pena forse che t'amai cotanto!
 
LEPORELLO:
(Pare un libro stampato!)
 
DON GIOVANNI:
Oh, in quanto a questo, ebbi le mie
ragioni.
(a Leporello, ironicamente)
È vero?
 
LEPORELLO:
È vero.
E che ragioni forti!
 
DONNA ELVIRA:
E quali sono,
se non la tua perfidia,
la leggerezza tua? Ma il giusto cielo
volle ch'io ti trovassi,
per far le sue, le mie vendette.
 
DON GIOVANNI:
Eh via!
siate più ragionevole!...(Mi pone
a cimento costei!). Se non credete
a labbro mio, credete
a questo galantuomo.
 
LEPORELLO:
(Salvo il vero.)
 
DON GIOVANNI
(forte):
Via, dille un poco...
 
LEPORELLO:
(sottovoce a Don Giovanni)
E cosa devo dirle?
 
DON GIOVANNI:
Si, si, dille pur tutto.
 
(Parte non visto da Donn'Elvira.)

 
DONNA ELVIRA:
Ebben, fa presto.
 
LEPORELLO
(Balbettando):
Madama... veramente... in questo mondo
conciossiacosaquandofosseché...
il quadro non è tondo...
 
DONNA ELVIRA:
Sciagurato! Così del mio dolor giuoco
ti prendi, Ah! Voi...
(verso Don Giovanni che non crede partito)
Stelle! L'iniquo fuggì! Misera me!
Dov'è? In qual parte?
 
LEPORELLO:
Eh! lasciate che vada. Egli non merta
che di lui ci pensiate.
 
DONNA ELVIRA:
Il scellerato
m'ingannò, mi tradì...
 
LEPORELLO:
Eh! Consolatevi;
non siete voi, non foste, e non sarete
né la prima, n´ I'ultima. Guardate:
questo non picciol libro è tutto pieno
dei nomi di sue belle:
(Cava di tasca una lista)
ogni villa, ogni borgo, ogni paese
è testimon di sue donnesche imprese.
Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt'io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
Cento in Francia, in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V'han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V'han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v'han donne d'ogni grado,
D'ogni forma, d'ogni età.
Nella bionda egli ha l'usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d'inverno la grassotta,
Vuol d'estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina e ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca - se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.
 
(Parte.)

 
 
 
 
Scena 6
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Donna Elvira sola.

 
 
 
 
DONNA ELVIRA:
In questa forma dunque
mi tradì il scellerato! È questo il premio
che quel barbaro rende all'amor mio?
Ah! Vendicar vogl'io
l'ingannato mio cor. Pria ch'ei mi fugga
si ricorra... si vada... Io sento in petto
sol vendetta parlar, rabbia e dispetto.
 
(Parte.)

 
 
 
Scena 7
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Zerlina, Masetto e Coro di Contadini d'ambo i sessi,
che cantano, suonano e ballano.

 
 
 
ZERLINA:
Giovinette che fate all'amore,
Non lasciate che passi l'età!
Se nel seno vi bulica il core,
Il rimedio vedetelo qua!
La ra la, la ra la, la ra la.
Che piacer, che piacer che sarà!
 
CORO:
La ra la, ecc.
 
MASETTO:
Giovinetti leggeri di testa,
Mon andate girando di là.
Poco dura de'matti la festa,
Ma per me cominciato non ha.
La ra la. La ra la. La ra la.
Che piacer, che piacer che sarà!
 
CORO:
La ra la, ecc.
 
ZERLINA e MASETTO:
Vieni, vieni, carino. godiamo,
E cantiamo e balliamo e suoniamo!
Che piacer, che piacer che sarà!
 
 
 
 
Scena 8
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Giovanni, Leporello e detti.

 
 
 
DON GIOVANNI:
Manco male, è partita. Oh guarda, che
bella gioventù; che belle donne!
 
LEPORELLO:
(Fra tante, per mia fè,
vi sarà qualche cosa anche per me.)
 
DON GIOVANNI:
Cari amici, buon giorno, Seguitate a
stare allegramente, seguite a suonar,
buona gente. C'è qualche sposalizio?
 
ZERLINA:
Si, signore, e la sposa. son io.
 
DON GIOVANNI:
Me ne consolo. Lo sposo?
 
MASETTO:
Io, per servirla.
 
DON GIOVANNI:
Oh bravo! Per servirmi; questo è vero
parlar da galantuomo.
 
LEPORELLO:
(Basta che sia marito.)
 
ZERLINA:
Oh, il mio Masetto
è un uom d'ottimo core.
 
DON GIOVANNI:
Oh anch'io, vedete!
Voglio che siamo amici. Il vostro nome?
 
ZERLINA:
Zerlina.
 
DON GIOVANNI
(a Masetto):
E il tuo?
 
MASETTO:
Masetto.
 
DON GIOVANNI:
O caro il mio Masetto!
Cara la mia Zerlina! v'esibisco
la mia protezione, Leporello?
(a Leporello che fa scherzi alle altre contadine)
Cosa fai lì, birbone?
 
LEPORELLO:
Anch'io, caro padrone,
esibisco la mia protezione.
 
DON GIOVANNI:
Presto, va con costor; nel mio palazzo
conducili sul fatto. Ordina ch'abbiano
cioccolatta, caffè, vini, prosciutti:
cerca divertir tutti,
mostra loro il giardino,
la galleria, le camere; in effetto
fa che resti contento il mio Masetto.
Hai capito?
 
LEPORELLO
(ai contadini):
Ho capito. Andiam!
 
MASETTO:
Signore!
 
DON GIOVANNI:
Cosa c'è?
 
MASETTO:
La Zerlina
senza me non può star.
 
LEPORELLO
(a Masetto):
In vostro loco
ci sarà sua eccellenza; e saprà bene
fare le vostre parti.
 
DON GIOVANNI:
Oh, la Zerlina
è in man d'un cavalier. Va pur, fra poco
ella meco verrà.
 
ZERLINA:
Va, non temere.
Nelle mani son io d'un cavaliere.
 
MASETTO:
E per questo...
 
ZERLINA:
E per questo
non c'è da dubitar...
 
MASETTO:
Ed io, cospetto...
 
DON GIOVANNI:
Olà, finiam le dispute! Se subito
senza altro replicar non te ne vai,
(mostrandogli la spada)
Masetto, guarda ben, ti pentirai.
 
MASETTO:
Ho capito, signor sì!
Chino il capo e me ne vo.
Giacchè piace a voi così,
Altre repliche non fo.
Cavalier voi siete già.
Dubitar non posso affé;
Me lo dice la bontà
Che volete aver per me.
(a Zerlina, a parte)
Bricconaccia, malandrina!
Fosti ognor la mia ruina!
(a Leporello, che lo vuol condur seco.)
Vengo, vengo!
(a Zerlina)
Resta, resta.
È una cosa molto onesta!
Faccia il nostro cavaliere
cavaliera ancora te.
 
(Masetto parte con Leporello ed i contadini)

 
 
 
 
Scena 9
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Giovanni e Zerlina.

 
 
 
DON GIOVANNI:
Alfin siam liberati,
Zerlinetta gentil, da quel scioccone.
Che ne dite, mio ben, so far pulito?
 
ZERLINA:
Signore, è mio marito...
 
DON GIOVANNI:
Chi? Colui?
Vi par che un onest'uomo,
un nobil cavalier, com'io mi vanto,
possa soffrir che quel visetto d'oro,
quel viso inzuccherato
da un bifolcaccio vil sia strapazzato?
 
ZERLINA:
Ma, signore, io gli diedi
parola di sposarlo.
 
DON GIOVANNI:
Tal parola
non vale un zero. Voi non siete fatta
per essere paesana; un altra sorte
vi procuran quegli occhi bricconcelli,
quei labretti sì belli,
quelle dituccie candide e odorose,
parmi toccar giuncata e fiutar rose.
 
ZERLINA:
Ah!... Non vorrei...
 
DON GIOVANNI:
Che non vorreste?
 
ZERLINA:
Alfine
ingannata restar. Io so che raro
colle donne voi altri cavalieri
siete onesti e sinceri.
 
DON GIOVANNI:
È un impostura
della gente plebea! La nobilità
ha dipinta negli occhi l'onestà.
Orsù, non perdiam tempo; in questo istante
io ti voglio sposar.
 
ZERLINA:
Voi!
 
DON GIOVANNI:
Certo, io.
Quel casinetto è mio: soli saremo
e là, gioiello mio, ci sposeremo.
Là ci darem la mano,
Là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano;
Partiam, ben mio, da qui.
 
ZERLINA:
(Vorrei e non vorrei,
Mi trema un poco il cor.
Felice, è ver, sarei,
Ma può burlarmi ancor.)
 
DON GIOVANNI:
Vieni, mio bel diletto!
 
ZERLINA:
(Mi fa pietà Masetto.)
 
DON GIOVANNI:
Io cangierò tua sorte.
 
ZERLINA:
Presto... non son più forte.
 
DON GIOVANNI:
Andiam!
 
ZERLINA:
Andiam!
 
A 2:
Andiam, andiam, mio bene.
a ristorar le pene
D'un innocente amor.
 
(Si incamminano abbracciati verso il casino.)

 
 
 
Scena 10
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Donna Elvira e detti

 
 
 
DONNA ELVIRA
 
(che ferma con atti disperatissimi Don Giovanni):

Fermati, scellerato! II ciel mi fece
udir le tue perfidie. Io sono a tempo
di salvar questa misera innocente
dal tuo barbaro artiglio.
 
ZERLINA:
Meschina! Cosa sento!
 
DON GIOVANNI:
(Amor, consiglio!)
(Piano a Donna Elvira.)
Idol mio, non vedete
ch'io voglio divertirmi?
 
DONNA ELVIRA:
Divertirti,
è vero? Divertirti... Io so, crudele,
come tu ti diverti.
 
ZERLINA:
Ma, signor cavaliere,
è ver quel ch'ella dice?
 
DON GIOVANNI
(piano a Zerlina):
La povera infelice
è di me innamorata,
e per pietà deggio fingere amore,
ch'io son, per mia disgrazia, uom di buon cuore.
 
DONNA ELVIRA:
Ah, fuggi il traditor!
Non lo lasciar più dir!
Il labbro è mentitor,
fallace il ciglio.
Da' miei tormenti impara
A creder a quel cor,
E nasca il tuo timor
Dal mio periglio.
 
(parte conducendo via Zerlina.)

 
 
 
Scena 11
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Giovanni, poi Don Ottavio e Donn'Anna vestita a lutto.

 
 
 
DON GIOVANNI:
Mi par ch'oggi il demonio si diverta
d'opporsi a miei piacevoli progressi
vanno mal tutti quanti.
 
DON OTTAVIO
(a Donn'Anna)
Ah! Ch'ora, idolo mio, son vani i pianti,
di vendetta si parli. Oh, Don Giovanni!
 
DON GIOVANNI:
(Mancava questo intoppo!)
 
DONNA ANNA:
Signore, a tempo vi ritroviam: avete
core, avete anima generosa?
 
DON GIOVANNI:
(Sta a vedere
che il diavolo gli ha detto qualche cosa.)
Che domanda! Perchè?
 
DONNA ANNA:
Bisogno abbiamo
della vostra amicizia.
 
DON GIOVANNI:
(Mi torna il fiato in corpo.) Comandate.
I congiunti, i parenti,
questa man, questo ferro, i beni, il sangue
spenderò per servirvi.
Ma voi, bella Donn'Anna,
perchè così piangete?
II crudele chi fu che osò la calma
turbar del viver vostro?
 
 
 
Scena 12
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Donna Elvira e detti

 
 
 
DONNA ELVIRA
(a Don Giovanni):
Ah, ti ritrovo ancor, perfido mostro!
(a Donn'Anna)
Non ti fidar, o misera,
Di quel ribaldo cor;
Me già tradì quel barbaro,
te vuol tradir ancor.
 
DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
(Cieli, che aspetto nobile,
Che dolce maestà!
II suo pallor, le lagrime
M'empiono di pietà.)
 
DON GIOVANNI
(a parte; Donna Elvira ascolta):
La povera ragazza
È pazza, amici miei;
Lasciatemi con lei,
Forse si calmerà.
 
DONNA ELVIRA:
Ah non credete al perfido!
 
DON GIOVANNI:
È pazza, non badate.
 
DONNA ELVIRA:
Restate ancor, restate!
 
DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
A chi si crederà?
 
DONNA ANNA, DON OTTAVIO, DON GIOVANNI:
Certo moto d'ignoto tormento
Dentro l'alma girare mi sento
Che mi dice, per quell'infelice,
Cento cose che intender non sa.
 
DONNA ELVIRA:
Sdegno, rabbia, dispetto, spavento
Dentro l'alma girare mi sento,
Che mi dice, di quel traditore,
Cento cose che intender non sa.
 
DON OTTAVIO
(a Donn'Anna):
Io di qua non vado via
Se non so com'è l'affar.
 
DONNA ANNA
(a Ottavio):
Non ha l'aria di pazzia
II suo tratto, il suo parlar.
 
DON GIOVANNI:
(Se m'en vado, si potria
Qualche cosa sospettar.)
 
DONNA ELVIRA
(a Donn'Anna e Ottavio):
Da quel ceffo si dovria
La ner'alma guidicar.
 
DON OTTAVIO
(a Don Giovanni):
Dunque quella?...
 
DON GIOVANNI:
È pazarella.
 
DONNA ANNA:
Dunque quegli?...
 
DONNA ELVIRA:
È un traditore.
 
DON GIOVANNI:
Infelice!
 
DONNA ELVIRA:
Mentitore!
 
DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
Incomincio a dubitar.
 
(Passano dei contadini.)

 
DON GIOVANNI:
Zitto, zitto, che la gente
Si raduna a noi d'intorno;
Siate un poco più prudente,
Vi farete criticar.
 
DONNA ELVIRA
(forte, a Don Giovanni):
Non sperarlo, o scellerato,
Ho perduta la prudenza;
Le tue colpe ed il mio stato
Voglio a tutti palesar.
 
DONNA ANNA e DON OTTAVIO
(a parte, guardando Don Giovanni):
Quegli accenti sì sommessi,
Quel cangiarsi di colore,
Son indizi troppo espressi
Che mi fan determinar.
 
(Donn'Elvira parte.)

 
DON GIOVANNI:
Povera sventurata! I passi suoi
voglio, seguir; non voglio
che faccia un precipizio:
perdonate, bellissima Donn'Anna;
se servirvi poss'io,
in mia casa v'aspetto. Amici, addio!
 
 
 
Scena 13
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Donn'Anna e Don Ottavio

 
 
 
DONNA ANNA:
Don Ottavio, son morta!
 
DON OTTAVIO:
Cosa è stato?
 
DONNA ANNA:
Per pietà.. soccorretemi!
 
DON OTTAVIO:
Mio bene,
fate coraggio!
 
DONNA ANNA:
Oh dei! Quegli è il carnefice
del padre mio!
 
DON OTTAVIO:
Che dite?
 
DONNA ANNA:
Non dubitate più. Gli ultimi accenti
che l'empio proferì, tutta la voce
richiamar nel cor mio di quell'indegno
che nel mio appartamento ...
 
DON OTTAVIO:
O ciel! Possibile
che sotto il sacro manto d'amicizia...
ma come fu? Narratemi
lo strano avvenimento:
 
DONNA ANNA:
Era già alquanto
avanzata la notte,
quando nelle mie stanze, ove soletta
mi trovai per sventura, entrar io vidi,
in un mantello avvolto,
un uom che al primo istante
avea preso per voi.
Ma riconobbi poi
che un inganno era il mio.
 
DON OTTAVIO
(con affanno):
Stelle! Seguite!
 
DONNA ANNA:
Tacito a me s'appressa
e mi vuole abbracciar; sciogliermi cerco,
ei più mi stringe; io grido;
non viene alcun: con una mano cerca
d'impedire la voce,
e coll'altra m'afferra
stretta così, che già mi credo vinta.
 
DON OTTAVIO:
Perfido!.. alfin?
 
DONNA ANNA:
Alfine il duol, l'orrore
dell'infame attentato
accrebbe sì la lena mia, che a forza
di svincolarmi, torcermi e piegarmi,
da lui mi sciolsi!
 
DON OTTAVIO:
Ohimè! Respiro!
 
DONNA ANNA:
Allora
rinforzo i stridi miei, chiamo soccorso;
fugge il fellon; arditamente il seguo
fin nella strada per fermarlo, e sono
assalitrice d'assalità: il padre
v'accorre, vuol conoscerlo e l'indegno
che del povero vecchio era più forte,
compiè il misfatto suo col dargli morte!
Or sai chi l'onore
Rapire a me volse,
Chi fu il traditore
Che il padre mi tolse.
Vendetta ti chiedo,
La chiede il tuo cor.
Rammenta la piaga
Del misero seno,
Rimira di sangue
Coperto il terreno.
Se l'ira in te langue
D'un giusto furor.
 
(Parte.)

 
 
 
Scena 14
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Ottavio solo

 
 
 
DON OTTAVIO:
Come mai creder deggio,
di sì nero delitto
capace un cavaliero!
Ah! Di scoprire il vero
ogni mezzo si cerchi. Io sento in petto
e di sposo e d'amico
il dover che mi parla:
disingannarla voglio, o vendicarla.
Dalla sua pace la mia dipende;
Quel che a lei piace vita mi rende,
Quel che le incresce morte mi dà.
S'ella sospira, sospiro anch'io;
È mia quell'ira, quel pianto è mio;
E non ho bene, s'ella non l'ha.
 
 
(Parte.)

 
 
 
Scena 15
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Leporello, poi Don Giovanni

 
 
 
LEPORELLO:
Io deggio ad ogni patto
per sempre abbandonar questo bel matto...
Eccolo qui: guardate
con qual indifferenza se ne viene!
 
DON GIOVANNI:
Oh, Leporello mio! va tutto bene.
 
LEPORELLO:
Don Giovannino mio! va tutto male.
 
DON GIOVANNI:
Come va tutto male?
 
LEPORELLO:
Vado a casa,
come voi m'ordinaste,
con tutta quella gente.
 
DON GIOVANNI:
Bravo!
 
LEPORELLO:
A forza di chiacchiere, di vezzi e di bugie,
ch'ho imparato sì bene a star con voi,
cerco d'intrattenerli...
 
DON GIOVANNI:
Bravo!
 
LEPORELLO:
Dico
mille cose a Masetto per placarlo,
per trargli dal pensier la gelosia.
 
DON GIOVANNI:
Bravo, in coscienza mia!
 
LEPORELLO:
Faccio che bevano
e gli uomini e le donne.
Son già mezzo ubbriachi.
Altri canta, altri scherza,
altri seguita a ber. In sul più bello,
chi credete che capiti?
 
DON GIOVANNI:
Zerlina.
 
LEPORELLO:
Bravo! E con lei chi viene?
 
DON GIOVANNI:
Donna Elvira!
 
LEPORELLO:
Bravo! E disse di voi?
 
DON GIOVANNI:
Tutto quel mal che in bocca le venia.
 
LEPORELLO:
Bravo, in coscienza mia!
 
DON GIOVANNI:
E tu, cosa facesti?
 
LEPORELLO:
Tacqui.
 
DON GIOVANNI:
Ed ella?
 
LEPORELLO:
Seguì a gridar.
 
DON GIOVANNI:
E tu?
 
LEPORELLO:
Quando mi parve
che già fosse sfogata, dolcemente
fuor dell'orto la trassì, e con bell'arte
chiusa la porta a chiave io di là mi cavai,
e sulla via soletta la lasciai.
 
DON GIOVANNI:
Bravo, bravo, arcibravo!
L'affar non può andar meglio. Incominciasti,
io saprò terminar. Troppo mi premono
queste contadinotte;
le voglio divertir finchè vien notte.
Finch'han dal vino
Calda la testa
Una gran festa
Fa preparar.
Se trovi in piazza
Qualche ragazza,
Teco ancor quella
Cerca menar.
Senza alcun ordine
La danza sia;
Chi'l minuetto,
Chi la follia,
Chi l'alemanna
Farai ballar.
Ed io frattanto
Dall'altro canto
Con questa e quella
Vo' amoreggiar.
Ah! la mia lista
Doman mattina
D'una decina
Devi aumentar!
 
(Partono.)


 
Scena 16
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Giardino con due porte chiuse s chiave per di fuori. Due nicchie.

 
 
 
 
Zerlina, Masetto e Contadini.

 
ZERLINA:
Masetto... senti un po'... Masetto, dico.
 
MASETTO:
Non mi toccar.
 
ZERLINA:
Perchè?
 
MASETTO:
Perchè mi chiedi?
Perfida! Il tocco sopportar dovrei
d'una mano infedele?
 
ZERLINA:
Ah no! taci, crudele,
Io non merto da te tal trattamento.
 
MASETTO:
Come! Ed hai l'ardimento di scusarti?
Star solo con un uom! abbandonarmi
il dì delle mie nozze! Porre in fronte
a un villano d'onore
questa marca d'infamia! Ah, se non fosse,
se non fosse lo scandalo, vorrei...
 
ZERLINA:
Ma se colpa io non ho, ma se da lui
ingannata rimasi; e poi, che temi?
Tranquillati, mia vita;
non mi toccò la punta della dita.
Non me lo credi? Ingrato!
Vien qui, sfogati, ammazzami, fa tutto
di me quel che ti piace,
ma poi, Masetto mio, ma poi fa pace.
Batti, batti, o bel Masetto,
La tua povera Zerlina;
Starò qui come agnellina
Le tue botte ad aspettar.
Lascierò straziarmi il crine,
Lascierò cavarmi gli occhi,
E le care tue manine
Lieta poi saprò baciar.
Ah, lo vedo, non hai core!
Pace, pace, o vita mia,
In contento ed allegria
Notte e dì vogliam passar,
Si, notte e dì vogliam passar.
 
(Parte.)

 
 
 
Scena 17
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Masetto, poi Don Giovanni di dentro e di nuovo Zerlina.

 
 
 
MASETTO:
Guarda un po' come seppe
questa strega sedurmi! Siamo pure
i deboli di testa!
 
DON GIOVANNI
(di dentro.):
Sia preparato tutto a una gran festa.
 
ZERLINA
(rientrando):
Ah Masetto, Masetto, odi la voce
del monsù cavaliero!
 
MASETTO:
Ebben, che c'è?
 
ZERLINA:
Verrà...
 
MASETTO:
Lascia che venga.
 
ZERLINA:
Ah, se vi fosse
un buco da fuggir!
 
MASETTO:
Di cosa temi?
Perché diventi pallida? Ah, capisco,
capisco, bricconcella!
Hai timor ch'io comprenda
com'è tra voi passata la faccenda.
Presto, presto, pria ch'ei venga,
Por mi vo' da qualche lato;
C'è una nicchia qui celato,
Cheto cheto mi vo' star.
 
ZERLINA:
Senti, senti, dove vai?
Ah, non t'asconder, o Masetto!
Se ti trova, poveretto,
Tu non sai quel che può far.
 
MASETTO:
Faccia, dica quel che vuole.
 
ZERLINA
(sottovoce):
Ah, non giovan le parole!
 
MASETTO:
Parla forte, e qui t'arresta.
 
ZERLINA:
Che capriccio hai nella testa?
 
MASETTO:
(Capirò se m'è fedele,
E in qual modo andò l'affar.)
 
(Entra nella nicchia.)

 
ZERLINA:
(Quell'ingrato, quel crudele
Oggi vuol precipitar.)
 
 
 
Scena 18
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Giovanni, Contadini e Servi, Zerlina e Masetto nascosto.

 
 
 
DON GIOVANNI:
Sù! svegliatevi da bravi!
Sù! coraggio, o buona gente!
Vogliam star allegramente,
Vogliam ridere e scherzar.
(ai servi.)
Alla stanza - della danza
Conducete tutti quanti,
ed a tutti in abbondanza
Gran rifreschi fate dar.
 
CORO
(partendo co' servi.):
Sù! svegliatevi da bravi, ecc.
 
 
 
Scena 19
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Giovanni, Zerlina e Masetto nascosto.

 
 
 
ZERLINA:
Tra quest'arbori celata,
Si può dar che non mi veda.
 
(Vuol nascondersi)

 
DON GIOVANNI:
Zerlinetta, mia garbata,
T'ho già visto, non scappar!
 
(La prende.)

 
ZERLINA:
Ah lasciatemi andar via!
 
DON GIOVANNI:
No, no, resta, gioia mia!
 
ZERLINA:
Se piedate avete in core!
 
DON GIOVANNI:
Sì, ben mio! son tutto amore...
Vieni un poco - in questo loco
fortunata io ti vo' far.
 
ZERLINA:
(Ah, s'ei vede il sposo mio,
So ben io quel che può far.)
 
(Don Giovanni nell'aprire la nicchia
scopre Masetto.)

 
DON GIOVANNI:
Masetto!
 
MASETTO:
Sì, Masetto.
 
DON GIOVANNI
(un po' confuso):
È chiuso là, perchè?
La bella tua Zerlina
Non può, la poverina,
Più star senza di te.
 
MASETTO
(ironico):
Capisco, sì signore.
 
DON GIOVANNI:
Adesso fate core.
(S'ode un'orchestra in lontananza.)
I suonatori udite?
Venite ormai con me.
 
ZERLINA e MASETTO:
Sì, sì, facciamo core,
Ed a ballar cogli altri
Andiamo tutti tre.
 
(Partono.)

 
 
 
Scena 20
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Si va facendo notte.
 
Don Ottavio, Donn'Anna e Donna Elvira in maschera;
poi Leporello e Don Giovanni alla finestra.

 
 
 
DONNA ELVIRA:
Bisogna aver coraggio,
O cari amici miei,
E i suoi misfatti rei
Scoprir potremo allor.
 
DON OTTAVIO:
L'amica dice bene,
Coraggio aver conviene;
(a Donn'Anna)
Discaccia, o vita mia,
L'affanno ed il timor.
 
DONNA ANNA:
Il passo è periglioso,
Può nascer qualche imbroglio.
Temo pel caro sposo,
(a Donna Elvira)
E per voi temo ancor.
 
LEPORELLO
(aprendo la finestra):
Signor, guardate un poco,
Che maschere galanti!
 
DON GIOVANNI
(alla finestra):
Falle passar avanti,
Di' che ci fanno onor.
 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
(Al volto ed alla voce
Si scopre il traditore.)
 
LEPORELLO:
Zì, zì! Signore maschere!
Zì, zì...
 
DONNA ANNA e DONNA ELVIRA
(ad Ottavio):
Via, rispondete.
 
LEPORELLO:
Zì, zì...
 
DON OTTAVIO:
Cosa chiedete?
 
LEPORELLO:
Al ballo, se vi piace,
V'invita il mio signor.
 
DON OTTAVIO:
Grazie di tanto onore.
Andiam, compagne belle.
 
LEPORELLO:
(L'amico anche su quelle
Prova farà d'amor.)
 
(Entra e chiude la finestra.)

 
DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
Protegga il giusto cielo
Il zelo - del mio cor.
 
DONNA ELVIRA:
Vendichi il giusto cielo
Il mio tradito amor!
 
(Entrano.)

 
 
 
Scena 21
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Sala nella casa di Don Giovanni,
illuminata e preparata per una gran festa da ballo.
 
Don Giovanni, Leporello, Zerlina, Masetto,
Contadini e Contadine, servitori con rinfreschi;
poi Don Ottavio, Donn'Anna e Donna Elvira in maschera.
 
Don Giovanni fa seder le ragazze e Leporello i ragazzi
che saranno in atto d'aver finito un ballo
.
 
 
 
DON GIOVANNI:
Riposate, vezzose ragazze.
 
LEPORELLO:
Rinfrescatevi, bei giovinotti.
 
DON GIOVANNI e Leporello:
Tornerete a far presto le pazze.
Tornerete a scherzar e ballar.
 
DON GIOVANNI:
Ehi! caffè!
 
LEPORELLO:
Cioccolata!
 
DON GIOVANNI:
Sorbetti!
 
MASETTO
(piano a Zerlina):
Ah, Zerlina, guidizio!
 
LEPORELLO:
Confetti!
 
ZERLINA e MASETTO
(a parte):
(Troppo dolce comincia la scena;
In amaro potria terminar.)
 
(vengono portati e distribuiti i rinfreschi)

 
DON GIOVANNI
(accarezzando Zerlina):
Sei pur vaga, brillante Zerlina.
 
ZERLINA:
Sua bontà.
 
MASETTO
(fremendo):
La briccona fa festa!
 
LEPORELLO
(imitando il padrone):
Sei pur cara, Gionnotta, Sandrina.
 
MASETTO
(guardando Don Giovanni):
(Tocca pur, che ti cada la testa!)
 
ZERLINA:
(Quel Masetto mi par stralunato,
Brutto, brutto si fa quest'affar.)
 
DON GIOVANNI e LEPORELLO:
(Quel Masetto mi par stralunato,
Qui bisogna cervello adoprar.)
 
 
 
Scena 22
                                                                                                   Atto I
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22

 
Don Ottavio, Donn'Anna, Donna Elvira e detti

 
 
 
LEPORELLO:
Venite pur avanti,
Vezzose mascherette!
 
DON GIOVANNI:
È aperto a tutti quanti,
Viva la libertà!
 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
Siam grati a tanti segni
Di generosità.
 
TUTTI:
Viva la libertà!
 
DON GIOVANNI:
Ricominciate il suono!
(a Leporello)
Tu accoppia i ballerini.
 
(Don Ottavio balla il minuetto con Donn'Anna)

 
LEPORELLO:
Da bravi, via ballate!
 
(Ballano.)

 
DONNA ELVIRA
(a Donn'Anna):
Quella è la contadina.
 
DONNA ANNA
(ad Ottavio):
Io moro!
 
DON OTTAVIO
(a Donn'Anna):
Simulate!
 
DON GIOVANNI, LEPORELLO
(con ironia):
Va bene in verità!
 
MASETTO:
Va bene in verità!
 
DON GIOVANNI
(a Leporello):
A bada tien Masetto.
(a Zerlina)
Il tuo compagno io sono,
Zerlina vien pur qua...
 
(si mette a ballare una Controdanza
con Zerlina.)

 
LEPORELLO:
Non balli, poveretto!
Vien quà, Masetto caro,
Facciam quel ch'altri fa.
 
(fa ballare a forza Masetto)

 
MASETTO:
No, no, ballar non voglio.
 
LEPORELLO:
Eh, balla, amico mio!
 
MASETTO:
No!
 
LEPORELLO:
Sì, caro Masetto!
 
DONNA ANNA
(a Ottavio):
Resister non poss'io!
 
DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO
(a Donn'Anna):
Fingete per pietà!
 
DON GIOVANNI:
Vieni con me, vita mia!
 
(Ballando conduce via Zerlina.)

 
MASETTO:
Lasciami! Ah no! Zerlina!
 
(Entra sciogliendosi da Leporello.)

 
ZERLINA:
Oh Numi! son tradita!...
 
LEPORELLO:
Qui nasce una ruina.
 
(Entra.)

 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO
(fra loro):
L'iniquo da se stesso
Nel laccio se ne va!
 
ZERLINA
(di dentro):
Gente... aiuto!... aiuto!... gente!
 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
Soccorriamo l'innocente!
 
(I suonatori partono.)

 
MASETTO:
Ah, Zerlina!
 
ZERLINA
(di dentro, dalla parte opposta):
Scellerato!
 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
Ora grida de quel lato!
Ah gettiamo giù la porta!
 
ZERLINA:
Soccorretemi! o son morta!
 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, DON OTTAVIO e MASETTO:
Siam qui noi per tua difesa!
 
DON GIOVANNI
 
(Esce colla spada in mano,
conducendo per un braccio Leporello,
e finge di non poterla sguainare per ferirlo):

Ecco il birbo che t'ha offesa!
Ma da me la pena avrà!
Mori, iniquo!
 
LEPORELLO:
Ah, cosa fate?
 
DON GIOVANNI:
Mori, dico!
 
DON OTTAVIO
(cavando una pistola):
Nol sperate...
 
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
(L'empio crede con tal frode
Di nasconder l'empietà!)
 
(Si cavano la maschera.)

 
DON GIOVANNI:
Donna Elvira!
 
DONNA ELVIRA:
Sì, malvagio!
 
DON GIOVANNI:
Don Ottavio!
 
DON OTTAVIO:
Sì, signore!
 
DON GIOVANNI
(a Donn'Anna):
Ah, credete...
Tutti fuorché Don Giovanni e Leporello:
Traditore! Tutto già si sa!
Trema, trema, o scellerato!
Saprà tosto il mondo intero
Il misfatto orrendo e nero
La tua fiera crudeltà!
Odi il tuon della vendetta,
Che ti fischia intorno intorno;
Sul tuo capo in questo giorno
Il suo fulmine cadrà.
 
LEPORELLO:
Non sà più quel ch'ei si faccia
È confusa la sua testa,
E un orribile tempesta
Minacciando, o Dio, lo va
Ma non manca in lui coraggio,
Non si perde o si confonde
Se cadesse ancora il mondo,
Nulla mai temer lo fa.
 
DON GIOVANNI:
È confusa la mia testa,
Non so più quel ch'io mi faccia,
E un orribile tempesta
Minacciando, o Dio, mi va
Ma non manca in me coraggio,
Non mi perdo o mi confondo,
Se cadesse ancora il mondo,.
Nulla mai temer mi fa.

Atto II
 
Scena 1
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Strada
 
Don Giovanni con un mandolino in mano e Leporello

 
 
 
DON GIOVANNI:
Eh via, buffone, non mi seccar!
 
LEPORELLO:
No, no, padrone, non vo'restar
 
DON GIOVANNI:
Sentimi, amico...
 
LEPORELLO:
Vo'andar, vi dico!
 
DON GIOVANNI:
Ma che ti ho fatto
Che vuoi lasciarmi?
 
LEPORELLO:
O niente affatto,
Quasi ammazzarmi
 
DON GIOVANNI:
Va, che sei matto,
Fu per burlar
 
LEPORELLO:
Ed io non burlo,
Ma voglio andar.
 
DON GIOVANNI:
Leporello!
 
LEPORELLO:
Signore?
 
DON GIOVANNI:
Vien qui, facciamo pace, prendi!
 
LEPORELLO:
Cosa?
 
DON GIOVANNI
(Gli dà del denaro):
Quattro doppie.
 
LEPORELLO:
Oh, sentite:
per questa volta la cerimonia accetto;
ma non vi ci avvezzate; non credete
di sedurre i miei pari,
(prendendo la borsa)
come le donne, a forza di danari.
 
DON GIOVANNI:
Non parliam più di ciò! Ti basta l'animo
di far quel ch'io ti dico?
 
LEPORELLO:
Purchè lasciam le donne.
 
DON GIOVANNI:
Lasciar le donne? Pazzo!
Sai ch'elle per me
son necessarie più del pan che mangio,
più dell'aria che spiro!
 
LEPORELLO:
E avete core d'ingannarle poi tutte?
 
DON GIOVANNI:
È tutto amore!
Chi a una sola è fedele,
verso l'altre è crudele:
io che in me sento
sì esteso sentimento,
vo'bene a tutte quante.
Le donne poichè calcolar non sanno,
il mio buon natural chiamano inganno.
 
LEPORELLO:
Non ho veduto mai
naturale più vasto, e più benigno.
Orsù, cosa vorreste?
 
DON GIOVANNI:
Odi ! Vedesti tu la cameriera di
Donna Elvira?
 
LEPORELLO:
Io? No!
 
DON GIOVANNI:
Non hai veduto
qualche cosa di bello,
caro il mio Leporello; ora io con lei
vo' tentar la mia sorte, ed ho pensato,
giacchè siam verso sera,
per aguzzarle meglio l'appetito
di presentarmi a lei col tuo vestito.
 
LEPORELLO:
E perchè non potreste
presentarvi col vostro?
 
DON GIOVANNI:
Han poco credito
con genti di tal rango
gli abiti signorili.
(Si cava il mantello.)
Sbrigati, via!
 
LEPORELLO:
Signor, per più ragioni...
 
DON GIOVANNI
(con collera):
Finiscila! Non soffro opposizioni!
 
(Fanno cambio del mantello e del cappello)

 
 
 
 
Scena 2
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
Don Giovanni, Leporello e Donna Elvira alla finestra della locanda.
Si fa notte a poco a poco.

 
 
 
DONNA ELVIRA:
Ah taci, ingiusto core!
Non palpitarmi in seno!
È un empio, e un traditore
È colpa di aver pietà.
 
LEPORELLO
(sottovoce):
Zitto! di Donna Elvira,
Signor, la voce io sento!
 
DON GIOVANNI
(come sopra):
Cogliere io vo'il momento,
Tu fermati un po' là!
(Si mette dietro Leporello.)
Elvira, idolo mio!...
 
DONNA ELVIRA:
Non è costui l'ingrato?
 
DON GIOVANNI:
Si, vita mia, son io,
E chieggo clarità.
 
DONNA ELVIRA:
(Numi, che strano affetto,
Mi si risveglia in petto!)
 
LEPORELLO:
(State a veder la pazza,
Che ancor gli crederà!)
 
DON GIOVANNI:
Discendi, o gioia bella,
Vedrai che tu sei quella
Che adora l'alma mia
Pentito io sono già.
 
DONNA ELVIRA:
No, non ti credo, o barbaro!
 
DON GIOVANNI
(con trasporto e quasi piangendo):
Ah credimi, o m'uccido!
Idolo mio, vien qua!
 
LEPORELLO
(sottovoce):
Se seguitate, io rido!
 
DONNA ELVIRA:
(Dei, che cimento è questo!
Non so s'io vado o resto!
A proteggete voi
La mia credulità.)
 
DON GIOVANNI:
(Spero che cada presto!
Che bel colpetto è questo!
Più fertile talento
Del mio, no, non si dà.)
 
LEPORELLO:
(Già quel mendace labbro
Torna a sedur costei,
Deh proteggete, o dei!
La sua credulità.)
 
DON GIOVANNI
(allegrissimo):
Amore, che ti par?
 
LEPORELLO:
Mi par che abbiate
un'anima di bronzo.
 
DON GIOVANNI:
Va là, che sei il gran gonzo! Ascolta bene:
quando costei qui viene,
tu corri ad abbracciarla,
falle quattro carezze,
fingi la voce mia: poi con bell'arte
cerca teco condurla in altra parte.
 
LEPORELLO:
Ma, Signor...
 
DON GIOVANNI:
Non più repliche!
 
LEPORELLO:
Ma se poi mi conosce?
 
DON GIOVANNI:
Non ti conoscerà, se tu non vuoi.
Zitto: ell'apre, ehì giudizio!
 
(Va in disparte.)

 
 
 
Scena 3
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Donna Elvira e detti

 
 
 
DONNA ELVIRA:
Eccomi a voi.
 
DON GIOVANNI:
(Veggiamo che farà.)
 
LEPORELLO:
(Che bell'imbroglio!)
 
DONNA ELVIRA:
Dunque creder potrò che i pianti miei
abbian vinto quel cor? Dunque pentito.
l'amato Don Giovanni al suo dovere
e all'amor mio ritorna?
 
LEPORELLO
(alterando sempre la voce):
Sì, carina!
 
DONNA ELVIRA:
Crudele, se sapeste
quante lagrime e quanti
sospir voi mi costaste!
 
LEPORELLO:
Io, vita mia?
 
DONNA ELVIRA:
Voi.
 
LEPORELLO:
Poverina! Quanto mi dispiace!
 
DONNA ELVIRA:
Mi fuggirete più?
 
LEPORELLO:
No, muso bello.
 
DONNA ELVIRA:
Sarete sempre mio?
 
LEPORELLO:
Sempre.
 
DONNA ELVIRA:
Carissimo!
 
LEPORELLO:
Carissima! (La burla mi dà gusto.)
 
DONNA ELVIRA:
Mio tesoro!
 
LEPORELLO:
Mia Venere!
 
DONNA ELVIRA:
Son per voi tutta foco.
 
LEPORELLO:
Io tutto cenere.
 
DON GIOVANNI:
(Il birbo si riscalda.)
 
DONNA ELVIRA:
E non m'ingannerete?
 
LEPORELLO:
No, sicuro.
 
DONNA ELVIRA:
Giuratelo.
 
LEPORELLO:
Lo giuro a questa mano,
che bacio con trasporto, e a que' bei lumi...
 
DON GIOVANNI
(fingendo di uccidere qualcheduno):
Ah! eh! ih! ah! ih! ah, sei morto...
 
DONNA ELVIRA e LEPORELLO:
Oh numi!
 
(Fuggon assieme.)

 
DON GIOVANNI:
Ha, ha, ha! Par che la sorte
mi secondi; veggiamo!
Le finestre son queste. Ora cantiamo.
(Canta accompagnandosi col mandolino)
Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro,
Deh, vieni a consolar il pianto mio.
Se neghi a me di dar qualche ristoro,
Davanti agli occhi tuoi morir vogl'io!
Tu ch'hai la bocca dolce più del miele,
Tu che il zucchero porti in mezzo al core!
Non esser, gioia mia, con me crudele!
Lasciati almen veder, mio bell'amore!
 
 
 
Scena 4
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
Masetto, armato d'archibuso e pistola, Contadini e detto.

 
 
 
DON GIOVANNI:
V'e gente alla finestra,
forse è dessa!
(chiamando)
zi, zi!
 
MASETTO
(ai contadini armati di fucili e bastoni):
Non ci stanchiamo; il cor mi dice che
trovarlo dobbiam.
 
DON GIOVANNI:
(Qualcuno parla!)
 
MASETTO
(ai contadini):
Fermatevi; mi pare
che alcuno qui si muova.
 
DON GIOVANNI:
(Se non fallo, è Masetto!)
 
MASETTO
(forte):
Chi va là?
(a' suoi)
Non risponde;
animo, schioppo al muso!
(più forte)
Chi va là?
 
DON GIOVANNI:
(Non è solo;
ci vuol giudizio.)
Amici...
(Cerca di imitare la voce di Leporello.)
(Non mi voglio scoprir.) Sei tu, Masetto?
 
MASETTO
(in collera):
Appunto quello; e tu?
 
DON GIOVANNI:
Non mi conosci? Il servo
son io di Don Giovanni.
 
MASETTO:
Leporello!
Servo di quell'indegno cavaliere!
 
DON GIOVANNI:
Certo; di quel briccone!
 
MASETTO:
Di quell'uom senza onore: ah, dimmi un poco
dove possiam trovarlo?
Lo cerco con costor per trucidarlo!
 
DON GIOVANNI:
(Bagattelle!) Bravissimo, Masetto!
Anch'io con voi m'unisco,
per fargliela a quel birbo di padrone.
Ma udite un po'qual è la mia intenzione.
(accennando a destra)
Metà di voi qua vadano,
(accennando a sinistra)
E gli altri vadan là!
E pian pianin lo cerchino,
Lontan non fia di qua!
Se un uom e una ragazza
Passeggian per la piazza,
Se sotto a una finestra
Fare all'amor sentite,
Ferite pur, ferite,
II mio padron sarà.
In testa egli ha un cappello
Con candidi pennacchi,
Addosso un gran mantello,
E spada al fianco egli ha.
(ai Contadini)
Andate, fate presto!
(a Masetto)
Tu sol verrai con me.
Noi far dobbiamo il resto,
E già vedrai cos'è.
 
(Partono i Contadini da opposte vie.)

 
 
 
Scena 5
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Don Giovanni, Masetto

 
 
DON GIOVANNI:
Zitto, lascia ch'io senta! Ottimamente.
(essendosi assicurato che i Contadini sono già lontani)
Dunque dobbiam ucciderlo?
 
MASETTO:
Sicuro!
 
DON GIOVANNI:
E non ti basteria rompergli l'ossa,
fracassargli le spalle?
 
MASETTO:
No, no, vogli ammazzarlo,
vo' farlo in cento brani.
 
DON GIOVANNI:
Hai buone armi?
 
MASETTO:
Cospetto!
Ho pria questo moschetto,
e poi questa pistola.
 
(Dà moschetto e pistola a Don Giovanni.)

 
DON GIOVANNI:
E poi?
 
MASETTO:
Non basta?
 
DON GIOVANNI:
Eh, basta certo. Or prendi:
(Batte Masetto col rovescio della spada.)
questa per la pistola,
questa per il moschetto...
 
MASETTO:
Ahi, ahi!... la testa mia!
 
DON GIOVANNI:
Taci, o t'uccido!
Questi per ammazzarlo,
Questi per farlo in brani!
Villano, mascalzon! Ceffo da cani!
 
(Masetto cade e Don Giovanni parte.)

 
 
 
Scena 6
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Masetto, indi Zerlina con lanterna.

 
 
 
MASETTO:
Ahi! ahi! la testa mia!
Ahi, ahi! le spalle e il petto!
 
ZERLINA:
Di sentire mi parve
la voce di Masetto!
 
MASETTO:
O Dio, Zerlina mia,
soccorso!
 
ZERLINA:
Cosa è stato?
 
MASETTO:
L'iniquo, il scellerato
mi ruppe l'ossa e i nervi.
 
ZERLINA:
Oh poveretta me! Chi?
 
MASETTO:
Leporello!
o qualche diavol che somiglia a lui!
 
ZERLINA:
Crudel, non tel diss'io
che con questa tua pazza gelosia
ti ridurresti a qualche brutto passo?
Dove ti duole?
 
MASETTO:
Qui.
 
ZERLINA:
E poi?
 
MASETTO:
Qui, e ancora qui!
 
ZERLINA:
E poi non ti duol altro?
 
MASETTO:
Duolmi un poco
questo pie', questo braccio, e questa mano.
 
ZERLINA:
Via, via, non è gran mal, se il resto è sano.
Vientene meco a casa;
purchè tu mi prometta
d'essere men geloso,
io, io ti guarirò, caro il mio sposo.
Vedrai, carino,
se sei buonino,
Che bel rimedio
ti voglio dar!
È naturale,
non dà disgusto,
E lo speziale
non lo sa far.
È un certo balsamo
Ch'io porto addosso,
Dare tel posso,
Se il vuoi provar.
Saper vorresti
dove mi sta?
Sentilo battere,
toccami qua!
 
(Gli fa toccare il cuore, poi partono.)

 
 
 
Scena 7
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
Atrio oscuro con tre porte in casa di Donna Anna.
 
Donna Elvira e Leporello.

 
 
LEPORELLO
(fingendo la voce del padrone):
Di molte faci il lume
s'avvicina, o mio ben: stiamo qui un poco
finchè da noi si scosta.
 
DONNA ELVIRA:
Ma che temi,
adorato mio sposo?
 
LEPORELLO:
Nulla, nulla...
Certi riguardi, io vo' veder se il lume
è già lontano. (Ah, come
da costei liberarmi?)
Rimanti, anima bella!
 
DONNA ELVIRA:
Ah! non lasciarmi!
Sola, sola in buio loco
Palpitar il cor mi sento,
E m'assale un tal spavento,
Che mi sembra di morir.
 
LEPORELLO
(andando a tentone):
(Più che cerco, men ritrovo
questa porta sciagurata;
Piano, piano, l'ho trovata!
Ecco il tempo di fuggir.)
 
(sbaglia l'uscita)

 
 
 
Scena 8
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Donn'Anna, Don Ottavio, vestiti a lutto. Servi con lumi, e detti.
 
(Donn'Elvira al venire dei lumi si ritira in un angolo,
Leporello in un altro)

 
 
 
DON OTTAVIO:
Tergi il ciglio, o vita mia,
E dà calma a tuo dolore!
L'ombra omai del genitore
Pena avrà de' tuoi martir.
 
DONNA ANNA:
Lascia almen alla mia pena
Questo piccolo ristoro;
Sol la morte, o mio tesoro,
II mio pianto può finir.
 
DONNA ELVIRA
 
(senza esser vista):

Ah dov'è lo sposo mio?
 
LEPORELLO
(dalla porta senza esser visto):
(Se mi trova, son perduto!)
 
DONNA ELVIRA e LEPORELLO:
Una porta là vegg'io,
Cheto, cheto, vo'partir!
 
(Leporello, nell'uscire,
s'incontra con Masetto e Zerlina.)

 
 
 
Scena 9
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Masetto con bastone, Zerlina e detti.

 
 
 
ZERLINA e MASETTO:
Ferma, briccone, dove ten vai?
 
(Leporello s'asconde la faccia.)

 
DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
Ecco il fellone... com'era qua?
 
QUARTETTO:
Ah, mora il perfido che m'ha tradito!
 
DONNA ELVIRA:
È mio marito! Pietà!
 
QUARTETTO:
È Donna Elvira? quella ch'io vedo?
Appena il credo! No, no, Morrà!
 
(Mentre Don Ottavio sta per ucciderlo,
Leporello si scopre e si mette in ginocchio)

 
LEPORELLO
(quasi piangendo):
Perdon, perdono, signori miei!
Quello io non sono - sbaglia costei!
Viver lasciatemi per carità!
 
QUINTETTO:
Dei! Leporello! Che inganno è questo!
Stupido resto! Che mai sarà?
 
LEPORELLO:
(Mille torbidi pensieri
Mi s'aggiran per la testa;
Se mi salvo in tal tempesta,
È un prodigio in verità.)
 
QUINTETTO:
(Mille torbidi pensieri
Mi s'aggiran per la testa:
Che giornata, o stelle, è questa!
Che impensata novità!)
 
(Donn'Anna parte.)

 
ZERLINA
(a Leporello, con furia):
Dunque quello sei tu, che il mio Masetto
poco fa crudelmente maltrattasti!
 
DONNA ELVIRA:
Dunque to m'ingannasti, o scellerato,
spacciandoti con me per Don Giovanni!
 
DON OTTAVIO:
Dunque tu in questi panni
venisti qui per qualche tradimento!
 
DONNA ELVIRA:
A me tocca punirlo.
 
ZERLINA:
Anzi a me.
 
DON OTTAVIO:
No, no, a me.
 
MASETTO:
Accoppatelo meco tutti e tre.
 
LEPORELLO:
Ah, pietà, signori miei!
Dò ragione a voi, a lei
Ma il delito mio non è.
II padron con prepotenza,
L'innocenza mi rubò.
(piano a Donna Elvira)
Donna Elvira, compatite!
Voi capite come andò.
(a Zerlina)
Di Masetto non so nulla,
(accennando a Donna Elvira)
Vel dirà questa fanciulla.
È un oretta cirumcirca,
Che con lei girando vo.
(a Don Ottavio, con confusione)
A voi, signore, non dico niente,
Certo timore, certo accidente,
Di fuori chiaro, di dentro scuro,
Non c'è riparo, la porta, il muro.
(additando la porta dov'erasi chiuso per errore)
Io me ne vado verso quel lato,
Poi qui celato, l'affar si sa!
Ma s'io sapeva, fuggia per qua!
 
(fugge precipitosamente)

 
 
 
Scena 10
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
Don Ottavio, Donna Elvira, Zerlina e Masetto.

 
 
DONNA ELVIRA:
Ferma, perfido, ferma!
 
MASETTO:
Il birbo ha l'ali ai piedi!
 
ZERLINA:
Con qual arte si sottrasse l'iniquo.
 
DON OTTAVIO:
Amici miei, dopo eccessi sì enormi,
dubitar non possiam che Don Giovanni
non sia l'empio uccisore
del padre di Donn'Anna; in questa casa
per poche ore fermatevi, un ricorso
vo'far a chi si deve, e in pochi istanti
vendicarvi prometto.
Così vuole dover, pietade, affetto!
Il mio tesoro intanto
Andate a consolar,
E del bel ciglio il pianto
Cercate di asciugar.
Ditele che i suoi torti
A cendicar io vado;
Che sol di stragi e morti
Nunzio vogl'io tornar.
 
(Partono.)

 
 
 
Scena 11
                                                                                                   Atto II
Scena: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20

 
 
Zerlina, con coltello alla mano, conduce fuori Leporello per i capelli.

 
 
 
ZERLINA
(Lo ferma pel vestito.):
Restati qua.
 
LEPORELLO:
Per carità, Zerlina!
 
ZERLINA:
Eh! non c'è carità pei pari tuoi.
 
LEPORELLO:
Dunque cavar mi vuoi...
 
ZERLINA:
I capelli, la testa, il cor e gli occhi!
 
LEPORELLO:
Senti, carina mia!
&n