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Josef Myslivecek

(1737-1781)

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The Operas of Josef Myslivecek

 


IL GRAN TAMERLANO


 

Opera in 3 Atti - Musica di J. Myslivecek

 

PERSONAGGI:

TAMERLANO Imperadore de'Tartari

BAJAZETTE Imperadore de' Turchi

ASTERIA
Figlia di Bajazette.

ANDRONICO
Principe Greco.

IRENE
Principessa di Trabisonda

IDASPE
gran Generale di Tamerlano;

 

Atto I
Atto II
Atto III

 



ATTO  PRIMO

SCENA I.
Corpo di Guardia nel Campo di Tamerlano Fortificato
da ampio steccato di palizzate. Fuori dello Steccato
Guardie tartare, e da una parte magnifico Padiglione.

Bajazette, ed Andronico.

Bajazette
Prence, se alfin respiro
Questo di libertà breve momento
Dopo sì lungo mio destino amaro,
Perchè a te lo degg'io, sol m'è più caro.

Andronico
No Bajazet. Le tue sventure alfine
Mossero ancor di Tamerlano il core.

Bajazette
Ah se da lui mi viene,
(con disprezzo)
Amico, addio. Torno alle mie catene.
(in atto di partire)

Andronico
Che sento? E qual furor?

Bajazette
Nel core impressi
Mi stanno i torti miei. L'unico Figlio
Sotto al paterno ciglio
Dal perfido svenato, e la mia Sposa
Sul cadavere esangue ancor dolente
Barbaramente uccisa, ah che son queste
Immagini per me troppo funeste !

Andronico
Ti modera, o Signor. Pensa, che sei
Tu il vinto, ei vincitore. Il lungo aspetto
Delle miserie altrui
Talor scuote i Tiranni, e in essi arresta
Il corso all'ire, ed a pietà gli desta.

Bajazette
Favelli invan. Di Bajazet nel seno
Implacabile è l'alma,
Nè libertà, ch'egli m'offrisse, o Regno
Potria farmi scordar l’antico sdegno.

Andronico
T'intendo, o Bajazet. Ma pensar dei
Alla tua Figlia ancor. Quell'infelice...

Bajazette
Andronico non più. Con tal memoria
Tu mi sveglj nel petto          
(meno fiero)
Un si tenero affetto,
Che potrebbe avvilir la mia costanza.
Sò, ch'Asteria t'è cara.
A te la raccomando. Io già risolsi
(risoluto)
E vò morir. La sola
Speranza di vendetta
A prolungare il viver mio m'alletta.
Superbo di mia sorte
Andrò contento a morte,
Ma vendicare io voglio
Quel fasto, e quell'orgoglio
Pria di morire almen.
A te lascia la Figlia  
L'oppresso Genitore,
E’l tuo costante amore
Per lei ti parli in sen.
(parte)


SCENA II.
Andronico solo
Noi lasciate, o Custodi, e vostra cura
(ad alcuni Soldati, che seguono Bajazet)
Sia la salvezza sua. Ma il Re s'avanza.


SCENA III.
Si apre il Padiglione, dal quale in mezzo alla Guardia
Imperiale de' Cavalieri Tartari esce Tamerlano.
Tamerlano, ed Andronico.

Tamerlano
Deposto Alfin dall'usurpato Soglio
Il tuo minor Germano,
Di Bisanzio lo Scettro, e il Greco Impero
Dipendono da me. Già non usurpo
I Regni altrui. La gloria è il solo oggetto
Delle conquiste mie. Per te pugnai.
Vinsi per te. De' tuoi grand'Avi al Trono
Ritorna, e questo sia
Un pegno a te dell'amicizia mia.

Andronico
Sì magnanimo dono,
Ch'ogni mio merto eccede,
Maraviglia destar forse potrebbe
In chi meno intendesse i pregi alteri
Dell'invitto tuo cor. Ma ch'io ritorni,
Signor.... ( Che dirò mai? )

Tamerlano

Forse ricusi?
(con istupore)

Andronico
Chi potria ricusar?
(Ma Asteria, oh Dei!
Come lasciar potrei? )       
(smanioso)

Tamerlano
Ma qual cagione
Si confuso ti fa?       
(con premura)

Andronico
Men grande io provo
Il piacer de' tuoi doni,
Se alla grata alma mia neghi il contento
Di restare al tuo fianco.

Tamerlano

Io tel consento.
Anzi d'uopo ho di te.

Andronico
Parla. In che posso
Ubbidirti, o Signor?

Tamerlano
Vuò per tua cura
Placato Bajazet.

Andronico

Cieli ! è il più grande
(con gioia)
Questo de' voti miei. Signor, lo veggio
Trionfa la pietà nel tuo gran core.

Tamerlano
Non trionfa pietà, trionfa amore.

Andronico
Amor?

Tamerlano

Qual maraviglia?
Chi aborre il Genitore ama la Figlia.

Andronico
(Oh Déi: qual colpo) Asteria?....
(confuso)

Tamerlano
Asteria, o Prence,
E' l'amor mio. Pace trovar non spero,
S'oggi non è mia Sposa. Ah vanne, amico,
Ad offrire al superbo
La mia man per sua Figlia.

Andronico

E Irene?.... ah come,           
(inquieto)
Come salvar potrai
La promessa tua fè?

Tamerlano
Già ci pensai.
Le scelsi in te lo Sposo.

Andronico
In me lo Sposo?
(resta taciturno, e pensieroso)

SCENA IV.
Idaspe, e detti.

Idaspe
Signor d'alti contenti
Apportator son'io. Di Trabisonda
La grand'Erede, la tua Sposa istessa
Omai vicina alla Città s'appressa.

Tamerlano
Venga, e qual si conviene
Al suo grado real s'accolga Irene.
Tu la incontra per me. Sia teco Idaspe,
(ad Andronico)
Co'miei Custodi. Ascolta o Duce. E'questo
(ad Idaspe)
Il novello Monarca
Dell'Impero de' Greci, e questo sia
Oggi Sposo d’Irene. Il cambio a lei
Non dee spiacer, ma per mercede Asteria
Bramo, che fia mia Sposa. Al Genitore
(ad Andronico)
Per me la chiedi. Io voglio
Oggi la Figlia sua meco sul Soglio.
Vanne; la sorte mia
Consegno alla tua fede;
Già Sai qual pena fia
Il sospirar d'amor.
Chi non provò non crede
Le smanie d’un amante ;
Dille, ch’io son costante,
Che plachi il suo rigor.
(parte colle Guardie)


SCENA V.
Andronico, e Idaspe.

Andronico
Idaspe udisti?

Idaspe
Udj.

Andronico
Oh avverse Stelle !

Idaspe

Di che lagnar ti puoi?

Andronico
Della mia sorte.

Idaspe

Che t'offre in un momento e Sposa, e Regno?

Andronico
Ma che tutta mi toglie
Però la pace al cor. Asteria, oh Dei !...

Idaspe
Già t'intendo, o Signor. Ma alfin d’un volto
Qualunque sia la luce
D'un Soglio al paragon sempre é men bella.

Andronico

Chi non sà cos'è amor così favella.
Chi non ode i miei sospiri,
Chi condanna il mio dolore,
Ah non sa, che cosa è amore,
O nel seno il cor non ha.
Può del Soglio, e può del Regno
Allettare altrui l’aspetto,
Ma un sì caro, e dolce oggetto
Contrastarmi al cor non sa.
(parte con Idaspe)

SCENA VI.
Appartamenti nel Serraglio destinati a Bajazet,
e ad Asteria.

Asteria sola.
In quel funesto giorno,
Che Tamerlan vinse mio Padre in Campo,
Colla mia libertà perdei me stessa.
Andronico mi vide, il vidi, e parve,
Che la vita chiedesse,
Per un desio fatal d’ingiusta sorte,
Quel, che veniva ad arrecar la morte.  
Oh Cielo ! In queste Soglie
S'avanza Tamerlan. Fuggasi. E' al core
Troppo una vista tal penosa, e amara.
(in atto di partire)

SCENA VII.
Tamerlano con Guardie, e detta.
 

Tamerlano
Perchè fuggi da me? Sentimi, o cara.

Asteria
Signor, qual sul tuo labbro
Strana favella è questa?
(con maraviglia, disprezzo, e fasto)
Partir vogl’io....

Tamerlano
Deh per pietà t'arresta.

Asteria
Che dir mi puoi?
(sprezzante)

Tamerlano
Ti spiace,
Che Tamerlan men fiero
(con tenerezza)
Teco parli così? Ti turbi? Ah dimmi
Perchè al tuo Vincitore
Sempre volger tu vuoi
Fra lo sprezzo, e lo sdegno i lumi tuoi?

Asteria
Barbaro; e ti Scordasti
(con ira patetica)
Del Germano trafitto,
Del Genitor sconfitto,
Che frà i tuoi lacci or geme
Privo di libertà, privo di Speme?

Tamerlano
I benefici miei
Obbliar ti faranno
Le offese antiche. In questo giorno io voglio
Mandare al Greco Soglio
Con Andronico Irene.
Romperò le catene
Del Padre tuo. Lo riporrò sul trono...
Ma dimmi almen se di te degno or sono?
(con dolcezza.)

Asteria
Come? ad Irene unito
Andronico dovrà?...
(con maraviglia, ed affanno)

Tamerlano
Del mio volere         
Pago si mostra.

Asteria

(Ah traditor!) La fede
Così da te si serba,
Che ad Irene giurasti?

Tamerlano

Per la mia scusa il tuo bel ciglio or basti.

Asteria
Dunque...

Tamerlano

Dunque desio
Il don della tua man....

Asteria
Tu Sposo mio?
(con istupore, e disprezzo altero).

Tamerlano
Non paventar, che possa
Opporsi il Genitor. Del suo consenso
Andronico ricerca, e so che il Prence
Per dimostrarsi grato a' doni miei
Tutto per me farà.

Asteria
(Che intesi oh Dei!)

Tamerlano

Di render salvo il Padre,
D'appagar le mie brame
Dubitar tu potresti un sol momento?

Asteria
Qual colpo, o giusto Ciel ! Morir mi sento !

Tamerlano
Ah non tacer. Consola        
L'inquieta alma mia. Già di me stesso
L'arbitra sei. Disponi
A tuo piacer. Per te la mia clemenza
Limite non conosce. Ah sì pur troppo
In faccia a' tuoi be' rai
Dalle temute squadre intorno cinto
L'altero Vincitor cangiossi in vinto.
Che per voi sospiro, e peno
Lo sapete, o luci amate;
Più ritrose ah nò, non siate
Con chi v'offre amante il cor.
(parte colle Guardie)

SCENA VIII.
Asteria sola.

L’Intesi, e pur non moro?
Serve Asteria di prezzo al Greco infido
Per acquistar nove corone? Ah indegno!
Mi laceran quest' alma amore, e sdegno!


SCENA IX.
Bajazet, Andronico con Guardie Tartare,
e detta.

Bajazette
(Non più.)
(piano ad Andronico)

Andronico
(Ma intendi almeno
La volontà d'Asteria.)
(piano a Bajazet)

Bajazette
(Ella è mia Figlia. )
Asteria, oggi l'amore
Dell’eterno odio mio compie le veci,
E in te mi porge una vendetta in mano.
T'ama, e Sposa ti chiede il Tamerlano.
Tanto Andronico espose.

Andronico
(Che dirà mai? )

Bajazette
Tu taci? Io mi credea
(turbato)
Tutte le furie rimirarti in volto.
Che sai? Che pensi? E nol rifiuti ancora?
(con ira)
Oh Dei ! Sì mal somiglia
Al Genitor la Figlia?

Asteria

(Vendicarmi saprò di quell'ingrato,)
Signor, s'altri che il Prence
Parlasse a prò del Tartaro, direi,
Che Sorella d’Ortubolc, e tua Figlia
Il Tamerlano aborro,
Ma poichè parla il Greco,
(con dolcezza ironica)
Quel grande amico, e quel fedele amante,
Ancor non ho risolto,
E ponderar vogl’io.

Andronico
(Numi! Che ascolto? )

Bajazette
Anzi dovria quel labbro
Accrescer. Nel tuo sen l'odio, e'l furore.

Asteria
Ah Signor, che quel labbro è mentitore.
Forse m'amò l'ingrato,
(con ira)
Allor ch’al par di noi era infelice.
Ora che il Greco Impero
Li rende Tamerlano, or che li cede
Irene per Consorte
Innalza i voti suoi colla sua sorte.

Bajazette
Ed è ciò ver?
(con atto imperioso di stupore)

Andronico
Barbara Asteria ascolta.
(con tenerezza)
I rimproveri tuoi  sono mia pena,
Non mio rossor. E' ver, che la tua mano
Chiesi per Tamerlano,
Ma con qual core? Oh Dio! arsi, gelai,
Ma al tuo destino, e a Bajazet pensai.

Bajazette
Non più. Sappia il Tiranno,
Ch’io lo sprezzo, e nol temo.
Ch'assai più di goder tutt'Asia in pace,
Di negarli la Figlia oggi mi piace.
(parte colle Guardie)


SCENA X

Asteria, e Andronico:

Andronico
Questo silenzio, Asteria,
A rimproveri tuoi mal corrisponde;
(con dolcezza)
E mi fa creder...

Asteria

Credi 
(sdegnata)
Perfido ciò, che vuoi.
Ma se qui sorte attendi,
Che alfin di Tamerlano
Accontenta ai desiri, attendi invano.

Andronico
Però molto dubbiosa al Padre in faccia
Tu tacesti finor....

Asteria

Perchè crudele,
(più amorosa, che sdegnata)
Perchè troppo t'amai.
Perché a creder penai
Andronico un ingrato, un infedele.

Andronico
Nò, Asteria, non son io
(con passione smaniosa)
L’ingrato, l'infedel. T'amo, mia cara
Ma Perchè t'amo, il tuo fatal destino
Troppo mi fa tremar.

Asteria

Parti, e palesa
(con sostenutezza forzata)
Al Tartaro crudel del Padre i sensi.
Per me dir gli potrai...
(con pena)
Che tacqui... e che son Figlia...
(Oh Dei! parlar non sò!) Sì gli dirai...
(Ah non sò ciò, che penso, o ciò, che voglio
Spiegarli almen potessi il mio cordoglio.)
Sento nell’alma mia
Fiera crudel tempesta;
Empio, per te si desta,
Mi porti a naufragar.
Numi, ed a chi fidai
Il cor, gli affetti miei?
Voi lo sapete, o Dei,
S'altro poss'io sperar.
(parte)

SCENA XI.
Andronico solo.

Il reo tenor della più ingiusta sorte
Spavento non mi fa. Saprei la morte
intrepido affrontar. Sol di quel ciglio
A sostener lo sdegno
Non ha valor, che basti
L’infelice mio cor. Più dell’acerbo
Dolor, frà cui deliro,
Sol per cagion del mio destin tiranno,
Que' rimproveri suoi mi son d'affanno.
(parte)


SCENA XII.
Città di Bursa festosamente abbellita con archi trionfali
per l’arrivo di Tamerlano.

Andronico, e Idaspe con Guardie.

Andronico
E Fia ver quanto dici?

Idaspe

Allorchè i passi
Verso Irene affrettai, dov'è mi disse,
Dov'è lo Sposo mio? Perchè ritarda
Tamerlano così? Confuso io resto.
Nè sò, che dire. Il mio silenzio accresce
L’impazienza sua. Le svelo alfine,
Che Tamerlan di nova fiamma acceso
Di Bajazet la Figlia
Oggi di far desìa Sposa, e Regina,
E il Greco Imperadore a Lei destina.

Andronico
Che ti rispose mai?

Idaspe

Fremer la vidi,
E smaniosa e incerta
Del suo torbido ciglio
Sotto gli sguardi minacciosi, e fieri
Ascose taciturna alti pensieri.

Andronico

E che risolse?

Idaspe
Altera
Dall'aureo Cocchio scese, e tutti feo
Allontanare i Cavalieri, e i Fanti,
Ch’al suon degl’istrumenti bellicosi
sopra dell’orme sue venian festosi.

Andronico
Ma perchè ciò?

Idaspe

Perche non vuol, che alcuno
Di Trabisonda in Lei
La Regina ravvisi, ed or che viene
Messaggera si finge, e non Irene.

Andronico
Da tal disegno, e quale
Aver puote speranza?...

Idaspe

Da lei tutto saprai. Già qui s'avanza.

SCENA XIII.
Irene con seguito, e detti.

Idaspe

Illustre Principessa, Eccoti innanzi
Il Greco Imperador, la di cui mano
Tamerlan destinòtti.
(presentandole Andronico con fasto)

Irene
Il crede invano.         
Di voi mi fido. Ascosa
Essere io voglio all’infedel.

Andronico
Già tutto
Mi fe' palese Idaspe.

Irene
Io così tolgo
Il mio volto agl’insulti
D’un superbo disprezzo.

Andronico
Assai pavento
Dell’ostinato core
Di Tamerlan. Dal più eccessivo amore
Agitato si mostra, e già dispone
Della tua destra...

Irene

A una mia pari impone
(con ira)
Ch’altrui porga la man? Presto l'indegno
Vedrà, che forse Irene,
Se avesse il cor di Tamerlano in petto;
Soffrir potrìa con pace
Il vedersi posposta
Ad una Schiava vil.

Andronico
Può il tuo sembiante
Farli cangiar pensier. Renderlo amante.

Irene
Ah sì vedere io stessa
Vuò perfidia sì rea. Quel traditore
Provi almeno il rossore
De' rimproveri miei.

Andronico
Idaspe amico, a lei
Sarai di scorta, e di consiglio.

Irene
Omai
Non si tardi di più. La vostra fede
Avvalori l'inganno. Ah che nel seno
Strazian quest'alma mia
Amore, odio, vendetta, e gelosia !
Tradito, ed oppresso  
L'afflitto mio core
In tanto dolore
Non spera pietà.
Ah venga, e m'uccida
Lo Sposo inumano,
Per me la sua mano
Pietosa sarà.
(parte con Idaspe, e col seguito)

SCENA XIV.
Andronico Solo.

Che mai sperar mi resta
Da un sì improvvisò raggio
Di lusinghiera speme? Ah se potesse
Piegare il core di Tamerlan costei,
Di mia felicità certo sarei.
Ma oh Dio! troppo egli adora
La mia vita, il mio Ben! Fra quali ondeggio
Incertezze crudeli? Ah che d'intorno
La procella fatal suonarmi io sento;
E' debole la speme, orrido il vento.
Agitato dall’aure, e dall’onde,
Se mai vede lontana Isoletta
Quel Nocchiero, che brama le sponde,
Col consiglio, coll'arte s'affretta
Dal periglio la nave a salvar.
Così un raggio d'incerta speranza
In me desta valore, e costanza,
Che mi porta fra i dubbj a sperar.
(parte)


SCENA XV.
S'avvanza Tamerlano a Cavallo preceduto dalle Guardie
Tartare, e attorniato dall’Esercito, e dal Popolo. In
seguito vengono fra le spoglie nemiche i più nobili
Prigionieri. Nel tempo che s'avvanza intraprendesi il
seguente lieto

CORO.
Già ti cede il mondo intero.
O felice Vincitor ;
Non v'è Regno, non v'è Impero,
Che resista al tuo valor.

Tamerlano, Bajazet incatenato, Idaspe,
e poi Asteria.

Tamerlano
L’Ottomano superbo;
Che sprezza l’amistade, e la mia destra
Provi le mie vendette.
Venga, e prono al mio piè...

Bajazette

Chi?
(con rabbia, disprezzo, e stupore)

Tamerlano
Bajazette.

Bajazette
Ah che invano lo speri,
(risoluto, e disperato)
E pria morrò...

Tamerlano

Se ancora
S'oppone al mio voler, s'assalga, e mora.

Mentre alcuni Tartari s'avventano contro
Bajazette, egli animoso espone ad essi il
petto con un atto magnanimo insieme, e
feroce, ma Asteria sopraggiunge, e loro
si frappone.

Asteria
Per questo seno al Padre
(con intrepidezza)
Si passa, o Tamerlan. Vieni, ferisci.
Si compia l’odio in me. Nel gran cimento
Eccomi inerme, e sola. Io non pavento.
(scende Tamerlano da cavallo)

Tamerlano
(Ardir, che m'innamora. )

Idaspe

(Mi fa pietà ! )

Bajazette
Che tenti?
Qual viltà ti consiglia
A fronte d'un Tiranno, o incauta Figlia
No, non è quell’indegno
Di spavento al mio cor. Fra mille morti
Io saprei detestarlo.

Tamerlano

Al tuo bel volto,
Asteria io dono un così folle ardire,
Ma in questo dì placato
Del Genitor l’orgoglio
E la tua destra ed il tuo core io voglio.

Bajazette
Asteria è figlia mia, e Asteria pensi
A' miei ferri, à miei torti,     
(feroce)
E in non curare un Trono
Rammentarsi saprà, che Padre io sono.
(parte seguito dalle Guardie, e da Idaspe)

Tamerlano
Se in questo dì non puoi
Frenar del Genitor l'anima altera,
Vittima al mio furor voglio che pera.

Asteria
(lusingarlo convien. ) Nel tuo gran core
Sol la clemenza ascolta.    
(meno fiera)

Tamerlano
E tu l'amore. 
(con dolcezza)
Che risolvi? Non parli?

Asteria

(Misera che dirò?)   
(affannosa)

Tamerlano
Di che paventi?

Asteria
Del mio destin.

Tamerlano
Non lo temer, se mi ami.

Asteria
E che sperar poss'io?

Tamerlano
Quanto tu brami.
Dunque s'è ver ch’io sono...

Tamerlano
Quella che m'innamora.

Asteria
Voglio.

Tamerlano
Desìo.
Solo adorarti ognora.
(Solo aborrirti ognora. )

A2

Tamerlano

Di quell’amabil ciglio  
Al caro impero io cedo;
Me stesso in me non vedo,
Tutto respiro in te.

Asteria
In quel tuo nobil ciglio
Già leggo espresso il core;
Salvami il Genitore,
Abbi pietà di me

Tamerlano
Me lieto!

Asteria
(Oh me infelìce !)

Tamerlano

Fra tante gioje, e tante
Il dolce amor, l'amante
a2
{Mi fanno giubilar.
Fra tante pene, e tante
Il Genitor, l’amante
Mi fanno palpitar.


Tamerlano
Mio Tesoro !

Asteria
(Eterni Dei!)

Tamerlano

Nò, non v'è maggior contento
Del piacer che tra cor mi sento
Né vi fu, nè vi sarà.
A2      
(Nò non v'è maggior tormento
Del dolor, che in cor mi sento,
Nè vi fu, nè vi sarà. )

Fine dell'Atto Primo.
 

 


ATTO SECONDO
 

Atto I
Atto II
Atto III

 

 


SCENA  I.
Interno nella Reggia di Bursa,
che corrisponde a diversi
appartamenti con Arco chiuso.
Andronico, e Bajazet incatenato

con Guardie.

Bajazette
Non più. Forse ti sembra (sorto)
Che sia ne'casi miei lieve con­
Il poter dire, ho una vendetta in mano?
Amico Prence, ah mi favelli invano.

Andronico
Abbi di te pietà, della tua Figlia,
Che senza te restar potrebbe oppressa...

Bajazette
S'ella è mia Figlia, avrà coraggio anch’essa
Per trionfar del suo fatal destino,
Se di Padre, e d'amico alfin la priva.

Andronico
Taci, o Signor, che Tamerlano arriva.

SCENA II.
Tamerlano con seguito, e detti.

Bajazette
Vieni, vieni superbo, e in faccia a questa
Costante intrepidezza,
(andandoli incontro animoso)
Se puoi, di mie sventure esulta, e godi.
Frà tuoi barbari nodi avvinto ancora
Mi poss'io vendicare.
Tu puoi farmi morir, ma non tremare.

Tamerlano
Non è questa virtù d'anima grande,
Ma viltà, ma furor da disperato.

Andronico
Ah perdona, o Signor....

Tamerlano

Quel folle ardire
Non m'offende, e non curo.
Ma la Figlia ubbidisca, o il Padre cada.

Bajazette
Il Carnefice ov'è? dov'è la spada?
(risoluto)
E pur malgrado la fatal mia sorte
Sono in faccia alla morte
Più Monarca di te. Chi a' cenni tuoi
Superbo ubbidirà? Ma il tuo nemico,
Allor ch'al giorno chiuderà le ciglia,
Sa, ch'a' suoi cenni ubbidirà la Filia.
In mezzo alle tempeste
Scolio battuto in mar
Da lungi fa tremar
Navi, e Nocchieri.
Frà l’ire più funeste
Lo scoglio tuo sarò,
E il fasto franger
De' tuoi pensieri.
(parte colle Guardie.


SCENA III.
Tamerlano con Guardie, Andronico
e poi Asteria.

Andronico
Deh mio Signor, quel cieco suo trasporto­

Tamerlano
Ma troppo omai di mia pietà s'abusa.

Andronico
Dona alla gloria tua....

Tamerlano
Troppo l'offende
Uno Schiavo così. Voglio, che mora.
(in atto di partire)

Asteria
Ah pietà Tamerlano... ah ferma....

Andronico
Ascolta.

Tamerlano

Per il tuo Genitor chiedi a te stessa
Quella pietà, ch’a me qui chiedi invano.
La sua morte ricerco, o la tua mano.
(parte colle Guardie)
 


SCENA IV.
Asteria, e Andronico.

Andronico
Ecco il fatale istante, in cui dipende,
Asteria, da un tuo cenno
Del Padre, e dell’Amante,
O la vita, o la morte, e tu non puoi,
Per un voler d’iniqua sorte, e fiera,
L’uno salvar, senza che l’altro pera

Asteria
Adorato mio Prence
Immaginar ti puoi come nel petto
Stia questo cor. Già sai, che t'amo, e sai,
(smaniosa)
Che sol per te... ma pur son Figlia. Oh Dei,
Prence, in ogn'altro caso i voti miei...

Andronico
Frà quest'angustie estreme
Il vederti placata
Non è lieve conforto, or che non credi
Infedeltade, o fasto
Un atto il più sincero, e più costante,
Che può dar di sua fede un core amante.
T'intendo, ah sì t'intendo.
(appassionato)
Và, salva il Genitor. La sua salute
Troppo m'è cara, e s'io dovrò morire,
Perchè si cangi alfin la vostra sorte,
Non pena, ma piacer mi sia la morte.

Asteria
Ah se così favelli, oh Dio! mi spogli
D’ogni coraggio, e teco perdi a un punto
Asteria, e Bajazet. Porgi ad Irene
Oggi la man di Sposo, e i nostri affetti,
Teneri affetti, ma funesti oblìa.

Andronico
.
Io d’Irene sia Sposo? In un istante
Io cangiar di catene? Io tanto amore
Dovrei porre in oblio? Nò, sì gran prezzo
Non val per me un impero;
Asteria non temer. Non sarà vero.
Se ti miro, e se quest'alma
Dall'amor prende consiglio,
Dirle io sento: A un sì bel ciglio
Ceda 'l Trono il suo splendor.
E vorrai, che l'alma amante
Per regnar divenga infida,
Quando ad esserti costante
La consiglia un dolce amor?
(parte)
 


SCENA V.
Bajazette incatenato con Guardie,
e detta.

Bajazette
Figlia, più che non credi,
Vicino è il mio           morir. Ch’io ti favello
(meno fiero)
Forse è l’ultima volta.          

Asteria

L'ultima? ohDio!
(con pena)

Bajazette     
Mia cara Figlia ascolta.
Vedi la mia costanza?        
(più sostenuto)
Sai, ch'è tuo sangue il sangue mio? Tu sola
Puoi render la mia morte, o dolce, o amara.
Tu dal mio esempio ad esser forte impara.
Ma tu piangi, e non parli?

Asteria

E come vuoi
Padre oh Dio! ch’io non pianga? Ah ti confesso,
Ch’io non ho del tuo core
L'intrepida fortezza, e tu perdona
Se quest'unica volta
M'è forza ricusar....

Bajazette
Ricusi? ingrata !
(con rimprovero sdegnoso)

Asteria
Sol perchè t'amo, o Padre,
Arrestare vogl’io con questa mano
Il corso al tuo morir. Sia Tamerlano...

Bajazette
Empia t'intendo. E tu mia figlia? E sangue
(con ira)
Ottomano fia 'l tuo? dì : dal Germano,
Dall’invitta tua Madre è forse questi
L’esempio, anima vil, che tu apprendesti?

Asteria
Ah Padre sarìan giusti
I rimproveri tuoi, se Asteria avesse
A perder tutto fuor del Padre e allora
Che 'l può salvar, vorrai che 'l perda e mora?
Ah non fia ver, nè mi negar perdono,
S'io vado

Bajazette

E dove vai?
(agitato)
S'io vado al Trono.

Bajazette

Sazia 'l tuo fiero orgoglio
Perfida ingrata Figlia ;
Và del Tiranno al Soglio,
Ma pria calpesta il sangue
Del Genitore esangue,
Che ingonbrerà il sentier.
Togli a quel mostro ancora
D'uccidermi la pena;
Compisci il tuo delitto;
Quando m'avrai trafitto
Non hai più che temer.
(parte colle Guardie)
 

 
SCENA VI.
Asteria sola.

Misera e dove sono?
Ahi quale orribil suono
Di minacciosi disperati accenti
Oppresse i sensi miei ! Così alla Figlia
Il Genitor parlò? Ma che volete
Numi del Ciel da me? Deggio, o non deggio?
Ah cruda Figlia ingrata,
Ed oserai di dubitare ancora?
Ah nò ; salvisi il Padre, e poi si mora.
Cadrò; sì cada: io stessa  
Offro all'acciaro il petto,
Ma il Genitor diletto
Oggi per me vivrà.
Oh quanto al cor di Figlia
La morte sia gradita,
Se a chi le diè la vita,
La vita renderà !
(parte)


SCENA VII.
Irene, e Idaspe.

Irene
Il Tartaro incostante,
Nò, non andrà impunito
Della perfidia sua.

Idaspe
Chi sa? potrèbbe,
Nel disvelarti a lui, più cauto, e saggio
Pentirsi alfine, e riparar l'oltraggio.

Irene
Si l’infedel mi veggia,
Che ad onta oh Dio! del suo delitto, ancora
Son costretta ad amar. Con qual tormento
Sostenere io dovrò senza svelarmi
D'un ingrato l'affetto! Ah non vorrei
Esser da voi tradita, o sdegni miei.

Idaspe
Regina, infra non molto
Qui Tamerlan t'ascolterà,

Irene

M'ascolti.
(altera)
Seguimi Idaspe. Io voglio,
Respirare un momento, e teco poi
Vuò presentarmi innanzi al traditore.
(Frà l'ira, e frà l'affetto ondeggia il core )
(parte con Idaspe)

 


SCENA VIII.
Si apre l'Arco, e si vede Tamerlano con Asteria
assisi sopra grandi Origlieri
Asteria, Tamerlano, poi Irene con seguito e Idaspe.

Asteria
Lascia, ah lascia, ch’altrove...
(in atto d’alzarsi )

Tamerlano
Al fianco mio
(ritenendola)
Ti bramo ancor. Più rimaner non voglio
Fra cotante incertezze. Oggi ti veda
Il Mondo meco in sacro nodo unita,
Ed abbia il Padre, e libertade, e vita.

Idaspe
Signor, Vergine illustre
Chiede parlarti per Irene.

Tamerlano
A Lei
Non si contenda il passo.
(Idaspe parte)

Asteria
In altra parte
(come sopra)
Non mi negar, ch’io volga il piè...

Tamerlano

Per poco
(come sopra)
Qui siedi, e partirai. Vuò, che costei
Entro de' tuoi vezzosi lumi or legga
Quanto sperar potrà la grand’Erede.

Irene

Se non ha le tue nozze, altro non chiede.
(con sprezzo)

Tamerlano
Asteria, che rispondi?        
(con affetto)

Asteria
(Ah che l'incontro
Del Genitor pavento! )        
(inquieta)

Tamerlano
E ben, se taci,
Io per te parlerò.

Irene

Che dir mai puote
(con smania, ed ira)
Un infido spergiuro ?

Tamerlano

Ei saprà dirti,           
(con placidezza)
Che non ha legge amor. Che su quel volto
Trovo la mia discolpa, e che tu pensi,
Che ne' falli d'amore,
Se bella è la cagion, bello è l'errore.
(si alza con Asteria)

Irene
(D’un infedel non posso
Più tollerar l’aspetto!) un tale oltraggio
(con isdegno a forza ritenuto)
Caro ti può costar, ne qui forzarmi,
Ch’io  giunga per Irene a un qualche estremo
(Mi tradisce lo sdegno. Io smanio! io fremo!)
Quell’empio core istabile
Avrà la sua mercede;
Chi manca altrui di fede
Non speri fedeltà.
Forse pentito, o perfido,
Pietà mi chiederai,
Ma quando umìl sarai
Tardi per te sarà.
(parte col seguito)


SCENA IX.
Tamerlano, ed Asteria.

Asteria
Signor, per mia cagione
Ah non fin mai, che Irene...

Tamerlano
Io voglio, e posso
Tutto per te. Come di lei tu vuoi,
(con tenerezza)
Ch’io mi rammenti adesso,
Se per pensare a te, scordai me stesso!

Asteria
Ah perchè brami a parte
Queste sembianze mie de' tuoi spergiuri?
L’infedeltà presente ah non oscuri
Le passate tue glorie. Or non ti lice
D’innalzare all'onor di tua Consorte
Chi è costretta a languir fra le ritorte.

Tamerlano
Intempestivi or sono
Que' rispettosi accenti. Io ti vorrei
Più grata a' doni miei,        
(con dolcezza)
E men fiera in amor. Che far poss'io
Per meritarti Idolo mio? La destra
Porgimi alfine, e premia
Il più illibato foco.....

Asteria

Quanto per me facesti ancora è poco.
(sostenuta)

Tamerlano
E' poco ancor? Deh parla
(con tenera premura)
Adorata mia speme. Il Regno, il sangue
Sagrificar per te saprei. Che trami?

Asteria
Che d’Imeneo non parli, e che non m'ami.
(con impero fastoso)

Tamerlano
Più non amarti, ed obliar le dolci
(con istupore, e passione)
Concepite speranze? Ah si lo veggio
brami la morte mia. Se l’odio ingiusto
(con trasporto)
Sempre ti parla in seno
Contro di me, che tardi? Appaga, ingrata,
Appaga a tuo piacer  desìo si crudo;
Ecco l'acciaro; eccoti il petto ignudo.
(le offre la spada)

Asteria
(Oh Dio!)

Tamerlano

Cerchi il mio sangue, e irresoluta
(riponendo la spada)
Con timoroso aspetto
Non stringi il ferro, e non mi squarci il petto?
Aprimi il sen. Vedrai           
(con passione)
Entro quel cor, che aborri, in quante guise
Adorato tesoro amor t'incise.
Supplice ancora il labbro tuo mi chiede?
Eccoti il vincitor sommesso al piede.
(si inginocchia)

Vedi, ah vedi mio Bene
Chi pietà da te cerca. Ormai consola
Chi umìl per te....

Asteria
         
Dagli occhi miei t'invola.
(con disprezzo)

Tamerlano
Ch’io m'involi da te? Perfida alfine
(alzandosi infuriato)
T'appagherò. Deciso
Della Figlia, e del Padre é già il destino,
E prego invan mi bramerai vicino.
Custodi, un sol momento
(a due Soldati che s'avanzano)
Non si sospenda il cenno mio. Trafitto
Cada al suol Bajazette. Io così voglio.
l’ordin regio si rechi in questo foglio.
(in atto di porgere la carta)

Asteria
Inumano che tenti?
(ritenendolo affannosa)

Tamerlano
Io servo adesso
Al tuo voler.   
(con rimprovero sdegnoso)

Asteria
Risparmia
Del Genitor lo scempio. Ah non fia mai,
(appassionata.
Che svenato da te sen cada esangue.
Quì la Figlia per lui t'offre il suo sangue.

Tamerlano
(Comincio a vacillar. Oh quanto puote
Il suon di que' lamenti, e 'l suo bel volto!)
(alquanto commosso)
Invan chiedi pietà. Più non t'ascolto.
(con non curanza forzata)

Asteria
Numi pietosi oh come
Di clemente, e d’umano
Cangiossi Tamerlano
In un mostro crudel! De pensier tuoi,
(più umile, che amorosa)
S'è ver, che il sol dolce pensiero io sono,
Per questo pianto mio: pietà: perdono.
Ah la tua man temuta
Dall’Universo intero, e ch’io di calde
(gli prende la mano, e gliela bacia)
Lagrime or bagno, ah questa mano istessa
Mi salvi il Padre, e non sia mai che priva
Di lui mi renda....

Tamerlano

Eccoti il soglio. Ei viva..
(le porge la carta con tenerezza)
Nò resister non posso. Or mira ingrata,
Mira i trionfi tuoi
(con rimprovero affettuoso)
Nella mia debolezza. Ah che non posso
Voler ciò, che non vuoi. La mia clemenza
Almen, cara, compensi
La tua destra, il tuo amor. Dimmi: Che pensi?

Asteria
Ah sì cedo alla sorte. Il Genitore
Salvami, e teco vengo
(con placidezza forzata)
Al talamo, ed al trono, e il dolce io seguo
Desìo de' tuoi pensieri.
(La morte avrai, sè in me t'affidi, e speri.)

Tamerlano
Oh soave certezza! oh premio! oh speme!
Ah che in si bel momento,
(con entusiasmo d'allegrezza, e d'amore).
Se di gioja non moro é gran portento!

Asteria
Ma della tua costanza
Esser certa poss'io?

Tamerlano

T'amerò finché vivo, Idolo mio.
Il caro, e solo oggetto
De' dolci voti miei
Chi mai esser potrà
Se tu non sei?
Lasciarti? Ah non saprei
Scordar sì caro affetto,
Se ognor mi resterà
Scolpito in petto.
(parte)
 


SCENA X
Asteria, poi Irene, e Idaspe.

Asteria
Secondi il Ciel pietoso
il disegno nascoso,
E l'alta lor vendetta
Non avranno finora attesa invano
L’invendicata Madre, ed il Germano.

Idaspe

Sentimi.....
(ad Irene)

Irene
Io teco voglio
Favellare un istante.

Asteria
Io pur desìo
Teco restar.

Irene

Lasciami sola.
(a Idaspe)

Idaspe

Al cenno
Pronto ubbidisco, e non scordarti intanto
Di consolare Irene, e dir che speri.
Ch’a reali ritrovar si suol sovente,
Quando men lo speriam qualche riparo,
E un sospirato ben giunge più caro.
Fra il mar turbato, e nero
Felice quel Nocchiero,
Che provido, ed accorto
L’oppressa Nave in porto
Scorgere alfin farà.
Allor fra i suoi contenti
L'onde nemiche, e i venti,
E i suoi sofferti affanni
Nel rammentar godrà.
(parte)
 


SCENA XI.
Asteria, e Irene.

Asteria

Odimi qual tu sia, ch’a pro d’Irene
Tanto finor dicesti.....

Irene

Chi già tradir sapesti
Anche insultar vorrai?

Asteria
Mal mi conosci.
Alla Regina tua dirai, che ancora
Il suo partir sospenda,
E sorte fia, che meglio
Dell’Ottomane a giudicare apprenda.
Nacqui in seno alla sventura,
Nè mai vissi in lieto stato,
E so pur, che per mio fato
Sventurata ho da morir.
Ma quest'anima non cura
Il rigor d'irata sorte,
Nè l’aspetto della morte
Può mai farmi impallidir.
(parte)
 


SCENA XII.
Irene Sola.

Questa Schiava gran cose
in pochi accenti espose.
Che sarà mai?.. Ma qual ti parve, o Irene,
il Tartaro infedel? E che rispondi
Forsennato mio cor? Palpiti, e tremi?
Pur troppo io lo conosco! A mio dispetto
Mi raddoppiò l’antica fiamma in petto.
Misera ! Intanto io sono
A comprender costretta i torti miei,
Nè mi posso lagnar come vorrei.
(parte)


SCENA XIII.
Loggie praticabili con magnifico Trono da un lato
S'avanzano Tamerlano, ed Asteria preceduti da numeroso Popolo,
e dall'Esercito Tartaro al canto del seguente ilare

CORO.
Lieti Sposi ah venga Imene  
Il bel Laccio ad annodar;
E sì amabili catene
Voli Amore a secondar.
 
Tamerlano, Asteria, indi Bajazet senza
catene, e poi Andronico.

Tamerlano
Eccoci Asteria al Soglio. E’ sì deforme
Qual Bajazet te lo fingea? Che dici?

Asteria
Tale inver non mi sembra ;
(Perché illustre il farà la mia vendetta.)

Tamerlano
Dunque al Soglio.

Asteria

(Ma in Lui la morte spetta.)

Tamerlano
Porgimi la tua destra.

Asteria

(Ah istante! Oh pene!...
Se mi vedesse il Padre... ecco che viene. )

Bajazette
Dove Asteria?
(infuriato)

Tamerlano
Sul Trono. E che pretendi?
(con non curanza)

Bajazette

Voglio arrestar colei.          
(in atto di volersi scagliare contro Asteria per ritenerla).

Tamerlano
Superbo, e tanto
Ardisci prigionier?...
(respingendolo)

Bajazette
Gl’ingiusti nodi,
Fra cui per tuo voler stretto son'io,
Non mi han tolta ragion sul sangue mio.

Tamerlano
Ella è mia Sposa.

Bajazette

Sposa un Ottomana
(con agitazione da disperato)
D’un vil Pastor, che disonora il Trono?...

Tamerlano
Dì ciò che vuoi; ma il tuo Monarca io sono.
Favella, Asteria, e fa che si confonda
(con dolcezza)
Udendo i sensi tuoi.

Asteria

Si, Padre mio,         
(con gualche smania)
Io vado al Soglio, e tu il sopporta in pace.
(Il resto, che ho nel core il labbro tace.)

Bajazette

Perfida Figlia...
(volendo come sopra vibrarsi contro di lei)

Tamerlano
Olà, stanco son'io
Di queste furie tue.

Bajazette

Nò, non sperare...
(sempre più agitato)

Tamerlano
Eh s'avvilisca omai
Quest'altero una volta. Olà, Custodi,
Pieghisi a terra l’Ottoman superbo,
E al piè la testa sua grave d’orgoglio
Sia di sgabello, onde salire al Soglio.

Bajazette
Non mi s'accosti alcuno. Io stesso, io stesso
Volontario mi prostro. Ascendi indegno.
Perfida, a che t'arresti?
Mentre alcune Guardie s'avanzano contro
Bajazet, egli risoluto corre a piegarsi sotto
il Trono, adattandosi in guisa, che in
quel’atto d’umiliazione si scorga in esso
la naturale sua orgogliosa ferocia)

Tamerlano

Seguimi Asteria.


Asteria

Ah nò, così inumana
Signore esser non voglio
Sgombrisi quella strada, e vengo al Soglio.

Tamerlano
Sorgi.

Bajazette

lo chiedi invano.

Tamerlano
Olà ; che sorga
(alle Guardie, che dopo una vana resistenza
forzano  Bajazet ad alzarsi)


Bajazette
Stelle tiranne!

Tamerlano

Anima audace or fremi,
E mentre al Trono mio volgi le ciglia
Osserva ad onta tua qual sia la Figlia.
Prende Asteria per mano, e ascende
Sul Trono, mentre ripetesi il


CORO.
Lieti Sposi ah venga Imene  
Il bel laccio ad annodar,
E sì amabili catene
Voli Amore a fecondar.

Bajazette
E a si grande empietade: ancor respiro?
(appoggiasi fremendo a una Scena)

Andronico
Son teco Bajazet... (Stelle'. che miro?)

Asteria
(Oh Dio ! l’amante ancor ! )

Bajazette

Prence t'avanza.      
(Affannoso)
(Vacilla a un colpo tal la mia costanza ! )

Tamerlano
Compire adesso io bramo
(ad Andronico)
Alle promesse mie. S'attenda Irene....
 


SCENA XIV.
Irene, Idaspe, e detti.

Irene
Finchè ingombro è il tuo Soglio ella non viene.

Tamerlano

(Qui ancor costei? ) Fa, che ne scenda Asteria,
Poi sia mia Sposa Irene.   

Irene
Io far che scenda?
Chi presterà frattanto
A una tradita Principessa il braccio?
Chi vendetta farà di quell’indegno?

Bajazette
Io farò quello, ed io per lei m'impegno.
(risoluto)
Scendi perfida omai.
(corre sul Trono, e afferra Asteria per
staccarvela, ed ella resiste)


Asteria
Padre, non deggio.

Tamerlano

Temerario che fai? D’aspre catene...

Asteria
Deh sospendi o Signore...

Tamerlano

E a questo segno
Vorrai ch'io prema ancora in sen lo sdegno?

Bajazette
Resta sul Soglio infame,
Resta empia figlia audace,
Ma non sperar giammai d'avervi pace.
Indivisa, sdegnosa
M'avrai ombra feroce accanto ognora.
Sveglierò l’odio ancora
Della tua Genitrice, e del Germano.
Spaventerem la notte -
Colle larve funeste i sonni tuoi.
Faremo il giorno poi
Sotto al piè vacillarti il Soglio indegno.
Or mi trafiggi il sen. Ti restan queste
D’empietade a compire ultime prove.
Tu taci, e impallidisci?
Vadasi a mendicar la morte altrove.
(in atto di disperata partenza)

Asteria
(Ah resista chi può) Padre son teco.
(scende precipitosamente dal Trono)
Ma l'onor d'un gran colpo a me togliesti.

Tamerlano
Dunque stolta così?
(scende anch’esso)

Asteria
T'accheta omai.
padre, Andronico, e tu d'Irene amica;
Che assisa mi vedeste or su quel Trono,
Presso di voi son rea, ma rea non sono.
Quest'era il primo destinato amplesso,
(cava uno stile)
Che portava fastosa Asteria al letto.
Giace si inutìl colpo a piè del Soglio
(lo pianta a piè del Trono)
Ma in esso ancor tu puoi
Il superbo ammirar mio forte orgoglio.

Tamerlano
Ingrata, e come mai?...

Irene
Idaspe, andiam. Son vendicata assai.
(parte con Idaspe)

Bajazette
Oh illustre ! oh degna Figlia !
(abbracciandola sereno)

Andronico
(Oh cor costante!)

Bajazette
Venga la morte pur. Più lieto io sono,
Che se avessi acquistato un Regno, un Trono.

Tamerlano
Sdegni d’amante, e di Monarca offeso
Accendetemi il cor. Punire io voglio
Con cento pene, e cento
Nel Padre, e nella Figlia il tradimento.

Tamerlano
Smanio, vaneggio, e fremo!  
(agitato)

Bajazette
Del tuo furor non temo.
(con sprezzo tranquillo)


Tamerlano
Così de' doni miei.. .
(con rimprovero sdegnoso)

Asteria
Sol l'odio mio tu sei
(scostandosi con risoluzione)


Tamerlano
Pentita io, ti vedrò.
(vendicativo, e furioso)


Andronico
Signor, calma lo sdegno.
(con supplica timorosa)

Tamerlano
Sprezza ogni vil ritegno

Il giusto mio furor.
(
più infuriato)

A2
Bajazette
Sdegnati.
(a Tamerlano con sprezzo)

Andronico
Placati.
(a Tamerlano con dolcezza)

A2
Tamerlano
E morte, e sangue
Chiede. smanioso il cor.

Andronico
(ambedue a parte)
E' poco il sangue,
S'io salvo il Genitor.

Asteria
(Che giorno!)
(affannosa)

Andronico
(Che orrore!)
(
confuso)

Tamerlano
(Deliro!)
(agitato)

Bajazette
(
Respiro!)
(ridente)


A4
Tamerlano
Lo sdegno il più terribile,
(sempre infuriato)
E l'odio il più implacabile
Tutto avvampar mi fa.

Asteria
Lo sdegno il più terribile,
(a Tamerlano con ira)

E l'odio il più implacabile
Tutto per te sarà.


Bajazette
Lo sdegno il più terribile,
(con disprezzo, ed orgoglio, ma sereno)
E l'odio il più implacabile
Tutto per te sarà.

Andronico
(Sdegno così terribile,
(da se confuso, e appassionato)

E un odio sì implacabile,
Chi mai frenar potrà?)


Tamerlano entra precipitoso nella Scena da
una parte, e da un altra ritiransi uniti
con egual precipitazione Bajazet, ed Asteria.
Il solo Andronico. con minor fretta

segue i passi di Bajazet, e d'Asteria. Indi
sfila l'Esercito, e il Popolo si disperde.

 

 




ATTO TERZO
 

Atto I
Atto II
Atto III

 


SCENA I.

Atrio, che introduce alte Carceri.
Irene, e Idaspe.

Irene
Idaspe amico, in questo punto al Porto
Affrettati, e raduna
I miei seguaci, ed a' Nocchieri imponi,

Che sia pronto il naviglio al mio ritorno.

Idaspe
Regina, onde sì strano
Improvviso consiglio? ah così dunque

Perder vorrai, or che restando puoi…

Irene
Già sò, che dir mi vuoi, ma credi, amico,
Che più di prima ancora
Il Tartaro infedele Asteria adora.

Ah sì per me s'estinse
Ogni dolce speranza!


Idaspe
Ancor per poco
Sospendi il tuo partire, e a Tamerlano
Palesa l’esser tuo. L'ingrato ascolti
I rimproveri tuoi.

Irene
Vuò soddisfarti.
Quest'unica lusinga
Resta al mio amor. Si tenti. Ma il superbo

Della vendetta mia farò che tema,
Se alfin non cede a quella prova estrema.

(partono)

SCENA II
Bajazet incatenato, Asteria, a Guardie a vista.

Bajazette
Vieni, o Figlia al mio sen, tanto a me cara

Quanto più mi somigli alla vendetta
(placido)
Che almen cercasti nel tuo gran disegno.


Asteria
Ma il mio dolore è che vivrà l'indegno.

Bajazette
Ah questa pena tua più m'assicura
del costante tuo core.


Asteria
In faccia a morte
L'intrepidezza mia....


Bajazette
Pur troppo invano
Noi la morte speriam da Tamerlano.
Questa tua intrepidezza
Vorrei... ma poi non sò...
(con passione)


Asteria
Numi! ti spiega!
(agitata)


Bajazette
Coraggio, Figlia mia, questo è veleno.
(tira fuori due piccole ampolle)

De' miei vasti tesori
Ecco l’unico avanzo, e lo divido
Con te... prendi... Ma nò.. di te diffido.

(con smania)

Asteria

Ah nò, non diffidar. Sugli occhi tuoi
lo beverò.
(animosa )

Bajazette
(Povera Figlia!. oh dio)
(con pena )
Nò vivi, Asteria, vivi.
(con tenerezza)

Asteria
Ah Genitore,
Se questa vita mia
(sempre coraggiosa)
La gloria tua può mettere in periglio,
Fia 'l perderla per te miglior consiglio.

Bajazette
Giusto consiglio.... sì Or prendi.
Stelle! Ed a qual mi spingi
Dura necessità dono crudele?
(porgendole un ampolla con pena)

Asteria
Ma a me caro, e gradito. Ah Padre lascia,
Che baci quella man, che a me lo porge,
Avran pur fine i lunghi affanni miei!
(baciandoli la mano)

Bajazette

Che pretendete più barbari dei?

Asteria
deh tu ancora mi porgi
Il resto del velen, che serbi teco.
Sol colla morte mia la gloria tua
Assicurar li può. Lascia, ch’io mora.
Tu vivi, o Padre.
(con affetto)

Bajazette
E togliermi vorresti
(ripone l'altra ampolla)
Figlia, l’unico ben, che ancor m'avanza?
Odimi. Al primo insulto
De'      nemici furori,
(con intrepidezza additandole il veleno,
che essa ha in mano)
Che tenta Tamerlan, bevilo, e mori.
Pria di salir sul Trono,
Se di morir conviene,
Mori... ma Figlia... oh Dei!
Vendica i torti miei,
Rammentati in quel dono
la destra, che tel die'.
Ah vili affetti al core
Perchè vi raccogliete?
Perchè turbar volete
Il misero contento
D'un disperato Re?
(parte)
 


SCENA III.
Tamerlano, Andronico, Asteria, e Guardie.
 
Tamerlano
(Ecco Asteria. Và, dille, che ancor puote
Placar lo sdegno mio. Che vuoto è il Trono,
Che vi salga di novo, e le perdono)
(piano ad Andronico)

Andronico
Ti servirò. (Ma come or lo vedrai.)
Asteria, Tamerlano...

Asteria

(Anima ingrata.)
(smaniosa)

Andronico
Lascia ch’io parli, e poi mi guarda irata.
Vuol Tamerlano teco pace, e torna
Ad offrirti la man, ma ti rammenta,
Che siccome ognor fece, adesso ancora
Andronico fedel t'ama, e t'adora.

Tamerlano
Qual favellar?
(turbato)

Asteria
(
Non vedi chi t'ascolta?)
(ad Andronico timorosa)

Andronico
Non conosco, che Asteria, e l'amor mio.
(risoluto)
Rifiuto Irene, e cento
Regni con lei. l'impero mio raccolto
Stà tutto nel tuo cor, nel tuo bel volto.
(con affetto)

Tamerlano
S'io non dovessi, o Prence,
(con ira ritenuta a forza)
Gran parte al tuo valor di mie conquiste,
Ben ti farei pentir... Ma Asteria tace?

Asteria
E che vuoi, che risponda un infelice?
(animosa)
Ch'io t'odio il sai; ch'io l'amo egli tel dice.

Tamerlano
Perfida l’amor tuo fa ciò, che invano
Tentò di far finor tutto il mio sdegno.
(con furia)
Olà, si tronchi a Bajazette il capo,
(verso le Guardie)
E del Nemico altero
Appo la spoglia esangue, e sanguinosa
Dello Schiavo più vil colei sia Sposa.

Andronico
Così real Donzella...

Tamerlano

Orsù t'accheta.
(con impero sdegnoso)

Asteria
Deh Signor, sul mio capo
Cada tutto il furor, ma al caro Padre
Una colpa perdona...
(S'inginocchia)
 


SCENA IV.
Bajazet incatenato con Guardie,
e detti.

Bajazette

(OH Dei! mia Figlia
(correndo ad alzarla con impeto)
Al piè del mio Nemico?)Ah sorgi, o stolta
Anima vile. E tu soffrir potesti
(ad Adronico con amaro rimprovero)
Di prostrata mirar la Figlia mia?

Tamerlano

(Ed io lo s'offro ancor? )

Bajazette

Qual arte usasti       
(a Tamerlano)
Per avvilir degli Ottomani il sangue?

Asteria
Non l’irritar.

Bajazette

Eh che quell’empio è un vile.
(sempre più altero)

Tamerlano
Ah più non si raffreni
L’ira mia disperata, e sia fatale
Al superbo, all’ingrata, al mio Rivale.
Bajazette, e la Figlia strascinati
(verso le Guardie)
Siano alla mensa mia.
Venga Andronico, e miri
Sopra l’amante, e sù di Bajazette
Donde sò cominciar le mie vendette.
M'offende il Nemico!...
L'amante è infedele!...
Rivale è l'amico !....
Ah perfidi ingrati
Non ha più ritegno
L’acceso mio sdegno,
Che fiera, e crudele
Vendetta farà.
Son come torrente,
Spumoso frà l’onde,
Che rotte le sponde
Intorno fremendo
Riparo non ha.
(parte col suo seguito)
 


SCENA V.
Bajazette, Asteria, Andronico, e Guardie.

Bajazette

Con quest'atto sì vil, Figlia, perdesti
Del passato valor tutta la lode.

Asteria

Ma del tuo capo il rischio....

Bajazette
Ah se il vedessi
Troncato ancor scuoterti tu non dei.

Asteria
D’un Schiavo vil mi fu proposto il nodo.

Bajazette
Forse non hai come sfuggirlo il modo?
E tu Andronico avesti
Cor da soffrir tanta viltade in lei?

Andronico
Fra l’ira, e fra 'l dolore io mi perdei.

Bajazette
Che preghiere? Che pianti?
Seguitemi, e vedrete
Qual ne' cimenti tuoi
Avrà cor Bajazette anche per voi.
(parte colle Guardie)
 


SCENA VI.
Asteria, e Andronico.

Amato Genitore il tuo destino
Io saprò prevenire....
(verso quella parte, in cui é andato Bajazette)

Andronico

Oh Dio ! che pensi?

Asteria

Si morir deggio alfine,
Ma la pena maggior del morir mio
Sarà nel dare a te l’ultimo addio.
(in atto di partire)

Andronico
Ah ferma, Asteria. A morte
Tu non andrai senza di me.

Asteria
Tu meco
Brami morir?
(smaniosa)

Andronico

Sì cara.
(con espressione tenera, e patetica)

Asteria
Ah per pietade, o Prence
lascia quest'infelice al suo destino,
E vivi i tuoi, vivi i suoi giorni ancora.

Andronico
Ah che mi passi il seno
Favellando così. Và colla tua
Congiunta la mia sorte, e non si creda
Così facile impresa il mio Rivale
L'involarmi il mio Ben. Vedrai di quanto
sia capace il mio cor. Io voglio, oh dio!
Cara morirti a lato
Più tosto che lasciarti in questo stato.
(parte)
 


SCENA VII.
Asteria sola.

Eccoti giunta alfin Donna infelice
A quel fatale istante,
In cui tu perdi il Genitor, l'Amante.
Deh ferma, o Padre mio. l’atro veleno
Deh non ti tolga a me. Te pure, o Prence,
Tutto di sangue asperso ahimè ti veggo!
Ah che in fronte ti leggo
Vicino il tuo morir ! Vedo il Tiranno...
Fuggi, fuggi crudel dagli occhi miei...
Ma con chi mai m'adiro,
Stolta, se non è meco
Altri, che 'l mio dolor, per cui deliro?
Non mi vedo, che larve d’intorno
Non ascolto gridar, che vendetta:
Il Germano... la Madre l’aspetta...
Ma già viene... M'insulta il Tiranno.
Padre, Amante... che sorte! che affanno!
Per pietade passatemi il cor.
Si m'avvedo, che peno, e deliro,
Ma pur troppo ad un anima oppressa
Son presagi fedeli del vero
Del pensiero i deliri talor.
(parte)
 


SCENA VIII.
Luogo magnifico illuminato con apparecchio
di mense Reali.
Tamerlano, Bajazet incatenato, Andronico,
Guardie, indi Asteria.

Tamerlano
O Bajazette alfine ho in pronto il modo
Per      poterti avvilir.
(con sprezzo)

Bajazette
Nò traditore,
Non conosce viltà questo mio core.
(intrepido)

Tamerlano

Ecco la Figlia tua. Vieni superba,
(andandole incontro)
E prima sul mio Soglio
Al ben,che già perdesti un guardo arresta.

Asteria
Lieve perdita è un ben, che si detesta.
(sprezzante )

Tamerlano
E tu che non volesti
(a Bajazet)
Sul mio Trono la Figlia, alla mia mensa
In servil ministero or la rimira.
(siede)
Ad Asteria una tazza, e a me d’avanti
Pieghi il ginocchio alfin la grand'Erede
Dell’orgoglio Ottomano.

Andronico

(Ah ingiusto ! )

Bajazette
(Ah vile ! )

Asteria

(Principe, Genitor nò non    temete.
(ad essi a parte)
Lo schernirò. Voi secondate, o Dei,
In così degna impresa i voti miei. )

Và a prender la tazza che le presenta

uno de' Custodi. Intanto s'avanza
dal fondo della Scena Irene, con

Idaspe, che l'osservano nell’infondervi,
che fa il veleno.


SCENA IX.
Idaspe, ed Irene alquanto indietro,
e detti.

Bajazette
(Che pensa Asteria?)

Andronico
(Che risolve? )

Tamerlano

Vedi
(a Bajazette con tripudio fastoso)
Donde comincio ad avvilirti? Vedi.
Come sò vendicarmi?

Irene

(Ora conviene,
Che a Tamerlano alfin si scopra Irene. )
(avanzandosi )

Asteria
Prendi, e bevi, o superbo.
(animosa )

Irene
A quella tazza
(risoluta )
Non s'accosti il tuo labbro. In lei si cela
Forse la morte tua. Credi ad Irene.

Tamerlano

A Irene?
(con un grand'atto di stupore)

Irene
Traditor, si Irene io sono.

Tamerlano

Ah siedi, mia Regina.
(Irene siede)
E tu che dici mai? Tu che serbasti
(ad Asteria)
Un core ingrato, e traditore in petto?

Asteria
Eh bevi, Tamerlan. Vano è il sospetto
(offrendogli la tazza)

Tamerlano
Me n'assicuri in prima, e beva intanto
L’amante, e il Genitor.
(Asteria prende in mano la tazza)

Asteria
(Legge crudele ! )
Col velen, che mi desti,
Padre invano tentai le mie vendette,
Ma poichè al fallo mio la pena io devo,
Padre,Andronico addio. La morte io bevo.
(in atto di bere)

Andronico
Sconsigliata che tenti?
(gettandole la tazza a terra)

Bajazette
(Oh incauto amante!)

Asteria

Principe, che pretendi?
Mi togli a morte, e a tirannia mi rendi.

Tamerlano
Ah il tuo castigo, indegna,
(alzandosi infuriato dalla mensa con Irene)
Donde comincio? Dalla morte? è poco.
Dall’infamia si cerchi, e Bajazette
Lo spettator ne sia.

Bajazette

Fa ciò, che vuoi.
(senza turbarsi)
Tremar non mi farai.
Qual abbia scampo ancor tu lo vedrai.
(parte)

Andronico
Non partir Bajazet.
(in atto di seguirlo)

Tamerlano
Ceda il suo ferro
(le Guardie disarmano Ardronico)
Andronico, e non parta. Idaspe segua
Il superbo Ottoman. Mia cara Irene
(Idaspe parte)
Perchè celarti a me?

Irene
L’amor d’Asteria
Mi suggerì l’inganno.

Tamerlano
A quest'inganno,
E al costante amor tuo deggio la vita.
Ma 'l duol d’averti offesa
E' la pena maggior, che in cor mi sento.

Irene
Più caro a me ti rende il pentimento.
 



SCENA ULTIMA.
Idaspe, e detti, indi Bajazet.

Idaspe
Signor, nol crederai. Placato alfine
E' Bajazette, e di parlarti or chiede.

Tamerlano
Placato? Come?

Asteria

E che sarà?
(affannosa)

Tamerlano
Già viene.

Asteria

Com'ha le luci placide, e serene

Bajazette
Vieni, Asteria, al mio seno, e omai rasciuga
Quell’amaro tuo pianto. Hò già, mia Figlia
Rotte le mie ritorte,
Viste le mie sventure, e la mia sorte.

Asteria
Padre.. .
(smaniosa, ed incerta)

Tamerlano
Che dici?

Bajazette

O altero
Più sù di me non hai ragione alcuna;
poichè compita è già la mia fortuna.

Asteria
Che ascolto? Oh pene!.. Ah forse...
Forse... ah mi svela almeno...

Bajazette
Mi tolse a' mali miei fido veleno.
(con ilarità)
Ben lo previdi o Dei!
(piange)

Tamerlano
Così m'involi
La maggior mia vittoria? Olà, Custodi,
Pronto soccorso...
(alcune Guardie accorrono presso Bajazet,
che comincia a languire)

Bajazette
Nò, non v'è soccorso,
che arrestar possa alla mia morte il corso.
Già un freddo gel mi sento
Scorrere per le vene,
Che a poco a poco viene
Ad opprimermi il cor. Grave la vista
Fugge, dal giorno....ah Figlia !...
Corri... ah corri al mio seno.
(abbracciandola)
Con quest'amplesso almeno
Nel tuo bel cor sen passi
(due guardie lo sostengono)
Il paterno valor. Moro... e morendo...
Ti rammento... che dei
Vendicar la mia morte... i torti miei.
Principe… Te difendi
(ad Andronico)
Dagl’oltraggi inumani il sangue mio.
Benché oppresso, s'on io...
L’Ottomano Monarca... e Asteria é sempre…
Figlia di un Re. Ma se per te... mia cara,
Non v'è sostegno... o asilo...
Per deluder la sorte ecco il sentiero...
che dei calcar... con alma forte... ardita...
Ed il tuo... Genitor... qui... te l'addita.
(entra nella scena sostenuto dalle Guardie)

Tamerlano
Appresso Lui si corra.
(ad alcune Guardie che lo seguono)

Asteria
Amato Padre... oh dio!...
Compi, barbaro, compi il tuo trionfo,
(a Tamerlano)
E in me, che per due volte
D’ucciderti tentai, sì tutto estingui
Il gran sangue Ottomano...
Barbaro... oh Dei! tu non m'ascolti e intanto.
Fai tuo piacer, ch’io mi distrugga in pianto.
(parte frettolosa dalla stessa parte in cui
é andato Bajazette)

Irene
Deh seguitela pronti, e custodite
Nel suo dolor la Real donna. A Lei
O mio Signor perdona,
E la sua vita alla mia fede or dona.

Andronico
Ah che forse fia vana ogni pietade.
L’ucciderà 'l dolore.
Ed io stupido amante
E perchè non incorro un egual sorte?
Ristoro d’ogni male e alfin la morte.
(in atto di partire)

Tamerlano
Andronico t'arresta.
Cangi d'aspetto omai
Così torbido Cielo, e Irene, Asteria,
Ed Andronico, e il Mondo
Imparino a conoscer Tamerlano.
Spinto da suoi furori
Se morto è Bajazet, nell'urna sua
Io chiudo gli odi antichi. Asteria intanto
Da me per Sposa tua qui, sì destina,
Evada al Regno Achèo Sposa, e Regina.

Andronico
Signor, qual ricompensa.. .

Tamerlano
Non più. Mia sposa sia la fida Irene.
Così placati alfin gli sdegni, e l’ire
Cominceremo, Amici,
A viver oggi, ed a regnar felici.

CORO.
Dopo il nembo, e la procella,
Dopo il tuono, ed il balen
Sorge alfine amica stella,
Si fa intorno il Ciel seren

 

Fine del Dramma.

 

Atto I
Atto II
Atto III