"Don Chisciotte"
Commedia in tre atti
Libretto: Giambattista Lorenzi
Musica: Giovanni Paisiello
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro dei Fiorentini, estate
1769
| Programmi: |
LA CONTESSA, Dama di bell'umore (Soprano)
CARMOSINA, serva della Contessa (Soprano)
LA DUCHESSA, sua amica, e di ugual genio (Soprano)
CARDOLELLA, che tiene osteria in campagna (Soprano)
RICCIARDETTA, serva dell'osteria (Soprano)
DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA, Cavaliere errante (Tenore)
DON PLATONE, Cavalier viaggiatore amante della Contessa (Basso) SANCIO PANZA, Scudiero di
Don Chisciotte (Baritono)
IL CONTE DON CALAFRONE, altro Cavaliere
amante della Contessa (Tenore)
La scena si finge in un luogo della Spagna |
AL CORTESE LETTORE
Dall'ingegnoso romanzo intitolato
il Don Chisciotte della Mancia
ho radunato i fatti, che vedi in questa commedia ristretti.
Per dare alla medesima l'unità del luogo,
ho dovuto in parte alterarli,
e sono talvolta uscito ancora dalle traccie del romanzo
per adattarmi alla Compagnia.
Fingo due Dame in Villa di allegro umore,
tra le quali capita il gran cavaliere errante Don Chisciotte
col suo famoso scudiero Sancio Panza.
Queste con l'ajuto di una spiritosa donna di lor servigio,
tessono delle graziose avventure per quelli,
e nen tralasciano nel tempo stesso
di prendersi gioco di due loro amanti,
di sciocco carattere.
Atto I
Atto II
Atto III |
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13 |
Atto I
SCENA I
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Campagna con osteria da un lato,
che attacca con altre ristiche fabbriche.
Dall'altra parte capanna,
e veduta di una valle in lontananza.
Don Calafrone e Don Platone,
che contrastano su di una cerva uccisa.
Carmosina, e poi la Contessa, e la Duchessa
che sopraggiungono con seguito di cacciatori,
che portano altri animali morti.
CALAFRONE
(additando la ferita della cerva)
Mi perdoni, padron mio
La mia botta è questa qua.
PLATONE
Lei mi scusi, qui son io:
E te 'mparo de sparà.
CARMOSINA
Ma ch'è stato?
PLATONE
Mo te dico...
CALAFRONE
Odi a me!...
CARMOSINA
Qual è lo 'ntrico?
CALAFRONE
Ei tirò, ma la sua botta
Dal focone se n'ascì.
PLATONE
Non sentì sto cacasotto:
Io sparai, e lui fuggì.
CARMOSINA
Vin, via, ca tutte duje
Meretate d'abbuscà!
PLATONE e CALAFRONE
Mille grazie a tanta sua
Gentilissima bontà.
DUCHESSA
Cara amica, è qui la cerva.
CONTESSA
Lode al Ciel, che la trovai.
CALAFRONE e PLATONE
Lei si serva, lei si serva;
Ed ammiri il mio valor!
CONTESSA
Come a dir?
CALAFRONE e PLATONE
Io l'ammazzai...
CONTESSA
Menzogneri, tanto ardir?
Il mio strale che l'uccise
Nel suo fianco ancora tien.
(Mostra il suo strale rotto
e Carmosina svelle dal fianco della cerva
il resto conflitto in quella.
Don Calafrone e Don Platone rimangono confusi.)
DUCHESSA
(Contessa amica, assai
Scottan del sole i rai. Sotto quell'ombra
Ritiriamoci un poco,
E prendiamo di questi un po' di gioco.)
CONTESSA
(Sia mio il tuo voler. Sai che costoro
Son rivali tra loro, e miei amanti.
E i scherni loro comprano a contanti.)
CARMOSINA
(Signò: si co na scusa le facite
Scarrecà le schioppette,
Ve faccio fa na risa.)
CALAFRONE
Don Platone: là parlan le Signore,
E in mezzo lei ci vuol ficcar la zampa.
PLATONE
E ussia ch'è fatto correttor di stampa?
CONTESSA
Che bravi cacciatori! io non credea,
Che giungesse a tal segno
La lor viltà.
DUCHESSA
Contessa:
Di scusa son degni...
CONTESSA
Ebben tirate
Ambedue con i schioppi; e chi di voi
Meglio si accosta al segno,
Del mio cor sarà degno.
CARMOSINA
Ecco il bersaglio.
(Attacca una carta ad un albero.)
CALAFRONE
Pronto ubbidisco. Ecco Madama io sparo,
(Alza lo schioppo che non piglia fuoco.)
O cattera!
Non prese foco.
PLATONE
E va' scioccona, e mpara,
Don cacciatore mio, comme se spara.
(Vuole sparare anche lui, e nemmeno prende fuoco.)
CARMOSINA
(Mò ha da essere la scena.)
PLATONE
Oh caspita ! è fattura.
CALAFRONE
Oh bella, oh bella !
CARMOSINA
Signò, ch'è stato? caccia la cortella.
PLATONE
Oh diavolo, guardate:
Qui c'è un pezzo di cacio.
CALAFRONE
Oh questo è troppo !
Mi hanno empito di semola lo schioppo.
DUCHESSA
Che belli cacciatori!
CALAFRONE
Pezzo di cacio!
Ah, ah, ah, ah.
PLATONE
Che ride tu marmotta?
Pieno di crusca può fa tu sta botta.
Che d'è sto lamento,
Don Turzo del core?
Che vedi? un bel corno,
Che ridi così?
Signora, mi scusi:
Mi avanzo gnorsì;
Ma se quel cetrulo
M'ha rotto...
Mi ha rotto i calzoni,
Per dirla così.
Tu mò perché ridi?
Che vedi? per caso
Un pezzo di cacio?
Però se la mosca
Mi salta sul naso,
Sta storia, mio Conte,
La faccio fenì.
(Parte.)
SCENA II
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
La Duchessa, la Contessa,
Carmosina e il Conte Don Calafrone.
CARMOSINA
(Che riso! )
CONTESSA
Assai turbato
Don Platone pa
CALAFRONE
Dunque, mia cara...
CONTESSA
Uh che vergogna! addio...
(Finge di partire.)
DUCHESSA
Fermati . . .
CARMOSINA
Addove jate?
CALAFRONE
Lucidissima Dea del terzo Cielo
Se mi ami dillo pur.
CONTESSA
In qual cimenti sei
Illibato mio cor, Duchessa, oh Dio
Spiegagli tu per me l'affanno mio.
DUCHESSA
Volentieri ti servo. Ascolta, o Conte.
Ma bada a quel che dico
(Voglio tesser Contessa un bello intrico.)
Begli occhietti - vivacetti:
Bel bocchino - di rubino:
Per voi sento - quel tormento,
Ch'è piacere, ed è dolor.
Cosi dice - I'infelice
Ne' trasporti del suo cor.
(Ma tiranno - eguale affanno
V'è chi forse soffre ancor.
E se vuoi - saper lo puoi
Dall'istesso mio rossor.)
SCENA III
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
La Contessa, il Conte Don Calafrone, e Carmosina,
indi dall'osteria
CALAFRONE
(Cattera! la Duchessa
Muore per me.)
(Segue la Duchessa.)
CONTESSA
Che sciocco!
CARMOSINA
E addò lassate
Quell'altro turzo di Don Platone?
CARDOLELLA
(a Sancio)
Paga, o te scanno.
SANCIO
Oh cancaro!
Questa è bella: i Scudieri,
E i Cavalieri erranti, figlia mia,
Non han pagato mai all'osteria.
CARMOSINA
E che vanno truffanno?
SANCIO
È privilegio
Di noi altri Campioni non pagare.
Tu ti puoi informare,
Se mai il Conte Orlando,
Grifone, o Candalino,
Han veduto mia faccia di carlino.
E vuoi, che uno Scudiero,
E uno Scudiero come Sancio Panza,
Ora introduca questa mala usanza?
Se Don Chisciotte sapesse questo fatto
Buona notte, buon giorno a Ussignoria.
(Cardolella prende per un braccio Sancio
e lo porta avanti l'osteria,
e chiama i suoi garzoni.)
CONTESSA
(Don Chisciotte!
Conoscer lo vorrei.)
CARMOSINA
(Vedimmo primmo
La cosa a che si mette.)
CARDOLELLA
A voi, ragazzi...
(Fa cenno di malmenare Sancio.)
Facitele pagare la magnata!
(Molte persone assalgono Sancio malmenandolo.)
SANCIO
Misericordia . . .
CARMOSINA
Schiatta !
CONTESSA
Per quel che intesi, tu sei Sancio Panza
Il famoso Scudier di Don Chisciotte.
SANCIO
Appunto, appunto.
CONTESSA
Or Sancio, io bramo
L'onor di favellare al tuo Padrone.
SANCIO
Ma tu chi sei?
CONTESSA
Io sono la Contessa...
SANCIO
Contessa! lei Contessa?... Oh mia Contessa!
Ove mi aspetta?
CONTESSA
Qui.
SANCIO
Vado, e la servo.
CONTESSA
Sancio addio.
SANCIO
Son di lei.
CONTESSA
Ed io di lui.
(Partono la Contessa e Carmosina.)
SCENA IV
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Sancio solo, indi Don Chisciotte.
SANCIO
Sancio, pensiamo a noi. Se quella lettera,
Che il tuo Padron ti diede, per portare
A Dogna Dulcinea del Tuboso,
Tu gli dici di avertela scordata...
Sancio son guai...
Or vedi, ve'... baruffa di Pastori.
(Si vedono scappar diverse pecore,
indi vien Don Chisciotte con la spada in mano
mal difendendosi da molti pastori
che a colpi di bastone lo gettano a terra mezzo morto
e poi scappano via.)
Cattera! È Don Chisciotte,
Che uno stuolo di pecore sbaraglia.
E cadde di cavallo... alto canaglia...
Alto canaglia... olà... I'hanno ammazzato!
Povero mio Padron... non ha più fiato!
CHISCIOTTE
Che mi avvenne?... io sono a terra.
Ahi la testa... oimè la spalla...
Uh che gelido sudor!
Ma coraggio: io tor
Ahi vacillo... il pie' traballa...
Deh non pianger, Dulcinea,
Ch'è stanchezza, ed io credea
Lamentarmi di dolor.
SANCIO
Caro Padron, che siete vivo?
(Lo fa sedere.)
CHISCIOTTE
Bestia!
Non muoion mai li Cavalieri erranti.
È ver che ho avuto avanti
Da settemila Mori con le scialbe
Ma l'ho distrutti!
SANCIO
Quando?
CHISCIOTTE
Poco prima.
Vedesti dell'esercito
L'avanzo fuggitivo?
SANCIO
A dirvi il vero
Io vidi certe pecore scappare
E voi ben dissossato dai pastori.
CHISCIOTTE
Oh gran poter de' maghi incantatori!
Sappi, fior de' Scudieri
Ch'erano tutti Mori neri neri.
SANCIO
Vedete! e a me due branchi
Parevano di agnelli bianchi bianchi.
CHISCIOTTE
Così pareano ancora a me. Ma i Maghi
Fan travedere. Or dimmi: alla Sovrana
Melliflua Dulcinea desti il mio foglio?
SANCIO
Dirò... io dopo
Che passai fiumi e ponti,
Città, campagne, e monti,
Vidi sopra di
Una villana succida e schifosa
Che passando mi disse: Sancio addio.
Addio Sancio, Scudier dell'idol mio.
CHISCIOTTE
Una villana!
SANCIO
Udite.
Mio Signore, e stupite. Io le risposi:
Chi sei tu villanaccia? ed ella, oh Dio!
Io son Dulcinea, che trasformata
M'ha Freston mago in sì deforme aspetto.
CHISCIOTTE
(abbandonandosi sopra un sasso)
Empio Freston! Mago maledetto!
Ah mie pupille,
Di duol stillate perle a mille a mille!
SANCIO
Via, Signor, non piangete!
Coraggio, che vergogna!
CHISCIOTTE
Sancio, non più. Oggi impazzir bisogna!
Prendi il Furioso, e trova
Il canto ventitrè:
La stanza cento... centotrentatrè.
Leggi, e va rinfrescando
Il mio cervel colla pazzia di Orlando.
SANCIO
Ma una pazzia sì fatta...
(Sarcio prende l'Ariosto, e legge.)
CHISCIOTTE
Non replicar: voglio impazzire, e schiatta.
SANCIO
- Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo,
- Lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo,
- L'arme sue tutte, in somma io vi concludo,
- Avean pel bosco differente albergo.
- E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudo...
Oibò!
CHISCIOTTE
Ma che mostrò?
SANCIO
E mostrò ignudo
- L'ispido ventre, e tutto il petto, e il tergo è.
CHISCIOTTE
Cattera! Ho da mostrare il tergo ignudo!
SANCIO
E via via, che l'Ariosto è un porco!
CHISCIOTTE
Che dici, Sancio eretico! Se Orlando
Mostrò il suo tergo, non v'è caso, anch'io
Deggio mostrare ignudo il tergo mio!
SANCIO
E voi, Signor, volete
Mostrare il tergo ignudo ?
Ah... ah... che bella vista!
Ah... ah... che bella mostra!
Il mondo già sapete
Ch'è pien di gente trista...
E poi la stima vostra...
Che orror, che
Che scandalo ch'egli è!
(Vedete che imbarazzo
Per la mia scuderia!
Avere in mano un pazzo
Con più d'una pazzia.
Che crepi Dulcinea,
Che schiatti Don Chisciotte,
Orlando Palladino,
Il Conte Candalino
Grifone, Astolfo, Argante,
Rinaldo, e Sacripante,
E per chiusetta un cancaro,
Che venga ancora a me.)
(Via.)
SCENA V
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Carmosina, Don Chisciotte.
CARMOSINA
Oje 'nce volimmo proprio
Spassà co chille duje, e pò pe terzo
Nc'ha da esse Don Chisciotte.
CHISCIOTTE
Chi mi chiama?
Che veggio! eh ferma, o cara...
Auricrinita Dulcinea Villana.
CARMOSINA
Don Chiscio', mani a posto, o t'arremmedio
Nu schiaffo ca te faccio cadè 'e mole.
(Fa il gesto di scfiaffeggiarlo.)
CHISCIOTTE
E sarai sì tiranna
Col tuo fedele Don Chisciotte...
CARMOSINA
(Uhè cospetto!
Chisto è isso).
CHISCIOTTE
Amata mia Sovrana,
Io già so, quanto fece
Il perfido Freston. Ah dov'è mai
Quel tuo manto reale
Foderato di code di ermellino?
CARMOSINA
A mme?
Chisciotte
Si cara mia; ma vieni pure...
CARMOSINA
Va chiano: si 'mpazzuto?
CHISCIOTTE
Non ancora: ma spero
D'impazzir quanto prima, e già mi sento
Più di là, che di qua.
CARMOSINA
Via! Via mandrillo!
Lassa o strillo!
SCENA VI
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Don Platone e poi Sancio col cavallo di Don Chisciotte,
e detti.
PLATONE
Carmosina, siente...
CARMOSINA
E comme vengo?
CHISCIOTTE
Indietro Mago indegno:
Stregone scellerato.
PLATONE
Vì comme parle, che ti crepo un occhio...
CHISCIOTTE
Non giova il tuo mentire:
Tu sei Frestone.
PLATONE
A mme?!...
CARMOSINA
(A Platone, fingendosi addolorata.)
Fenestrone!...
Ingrato Fenestrone!...
CHISCIOTTE
Qui le code:
Presto presto.
PLATONE
Che code ? o mo ve piglio
Co na coda de ciuccio a tutte duje.
CARMOSINA
(Chisto è spassetto!)
CHISCIOTTE
Indegno!
PLATONE
Misericordia...
CARMOSINA
Piano . . .
SANCIO
Alto Padrone...
CHISCIOTTE
Sancio, non è costei
Dulcinea?
SANCIO
Oibò Signore.
Costei è la fantesca
Di una certa Contessa,
Che brama qui parlarvi.
CHISCIOTTE
Oh gran maghi birbanti,
Come ingannate i Cavalieri erranti!
(Entra nuovamente in pensieri.)
PLATONE
(Che puozz'essere ncciso tu, e mammeta!)
SCENA VII
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Don Chisciotte, Sancio e Don Platone.
SANCIO
Signor quella Contessa
Ecco che viene.
CHISCIOTTE
Sancio, il mio Ronzinante!
Non convien che a piedi
La Dama trovi un Cavaliere errante.
(Monta a cavallo e Sancio tiene lo scudo e la lancia,
così aspettando la Contessa.)
SCENA VIII
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
La Contessa, la Duchessa, Carmosina,
il Conte Don Calafrone, Don Platone e detti.
CARMOSINA
(Eccolo qua.)
CONTESSA
(Brutta figura!)
DUCHESSA
(Amica
È originale.)
CHISCIOTTE
A te Sancio: presentami.
SANCIO
Eccellenza,
(S'inginocchia avanti alla Contessa.)
È qua
Cavalier de' Leoni, che s'incomoda
A ricevere i vostri complimenti.
(S'inginocchia anche la Contessa.)
CHISCIOTTE
Non sia mai... a me tocca... io sono, o bella...
(Cade nello smontare di sella.)
CARMOSINA
No scese no, precipitò da sella.
SCENA IX
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Ricciardetta dall'osteria, e detti.
RICCIARDETTA
Salvatevi, eccellenze: dalla selva
È uscito un porco grosso come un Asino
E vogliono che sia porco arrabbiato.
(Spavento generale.)
CHISCIOTTE
Olà fermate: avrò l'onore,
Di darvi al primo incontro un argomento
Del mio valore.
SANCIO
Signor, per carità...
CHISCIOTTE
Non mi seccare:
È mia l'impresa.
La belva cada...
Al fulmine fatal di questa spada.
Empia fera: bestia immonda,
Non fuggir che morta sei:
Durlindana è questa qui.
(a Don Platone)
Faccia conto che sia lei,
Mio Signor, quel porco sozzo.
Già l'assalto, già lo sgozzo,
Ed il querulo lamento
Io già sento del guì... guì.
Guì risuona la foresta:
Guì la valle ombrosa, e mesta:
Guì ripetono le selve,
E fin sento dalle belve
La mia gloria replicar.
Già quel mostro il braccio nostro
Fece a terra tracollar.
(Parte assieme con Sancio.
Gli altri li seguono con lo
sguardo, avanando timidamente,
quando all'improvviso Sancio ritorna scappando
seguito da Don Chisciotte)
SCENA X
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
CARMOSINA
Mamma mia...
SANCIO
Misericordia... ajuto.
RICCIARDETTA
La bestia... serra... serra...
(Scappa nell'osteria, tutti si salvano chi qua, chi lì,
e la Contessa sviene sopra un sasso.)
CALAFRONE
Cacciatori...
DUCHESSA
Misera! qual cimento...
CONTESSA
Soccorreteci... oh Dio... mancar mi sento.
CHISCIOTTE
Amata Dulcinea, sia questo braccio
Dal tuo nome immortal guidato, e scorto,
Bà ih... ih là... Vittoria: il porco è morto.
TUTTI
E viva il fior de' Cavalieri erranti.
CONTESSA
Magnanimo Signor, della mia vita
Debitrice ti son; degnaci almeno
Della tua compagnia in questo giorno.
CHISCIOTTE
Sancio...
(Domanda con atti a Sancio che deve rispondere,
e Sancio gli fa cenno)
SANCIO
(Sì Conte...)
CALAFRONE
(Zitto...
Vediamo il fatto nostro.)
CONTESSA
Non mi rispondi?
CHISCIOTTE
Al tuo voler mi prostro
CONTESSA
Che finezza!
SANCIO
Avrete anche il contento
Di vederlo impazzire in questo giorno.
DUCHESSA
Come sarebbe a dire?
CHISCIOTTE
Avrò l'onore
Di mostrarvi il mio ventre, e il tergo ignudo.
CARMOSINA
Che vergogna!
PLATONE
(Che puorco!)
CALAFRONE
(Che birbante!)
CHISCIOTTE
Non ha vergogna un Cavaliere errante.
SCENA XI
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11
(Atto I)
Cardolella e detti.
CARMOSINA
È preparato il pranzo.
(vedendo Don Chisciotte)
Oh me infelice!
Chisto è qualche fanatico scappato
Da na lanterna magica.
CONTESSA
Qui si rechi la mensa.
CARDOLELLA
Mo ve servo.
(Entra.)
DUCHESSA
Olà serve, e donzelle
Al grand'Eroe si porga da lavare.
CARMOSINA
E lesto.
(Entra per l'acqua.)
SANCIO
Mio Signore,
Stropicciatevi ben, che son sei mesi
Che quelle mani l'acqua
Non san che cosa sia.
CHISCIOTTE
(Sancio prudenza.)
CARMOSINA
Ecco l'acqua. Si serva soccellenza.
(Viene Carmosina con boccale e bacino
e Cardolella reca la tovaglia,
e diversi servi portano la tavola e sedie.)
Si vuò fàrete chiù nietto,
(porgendo da lavare a Don Chisciotte)
Co ste lagreme, che getto,
Guappo mio te può lavù.
CHISCIOTTE
Non mi lavo: non mi lavo...
SANCIO
Signori miei, mi onorino:
(Nel tempo che gli altri cantano,
Sancio siede a tavola, e mangia.)
Si servino: si prendano
Un bocconcin con me.
CARMOSINA e CARDOLELLA
Buon prò vecchio affamato!
DUCHESSA e CONTESSA
Evviva, evviva Sancio!
CHISCIOTTE
Evviva il bestialissimo
Scudiero incivilissimo.
SANCIO
Cos'è? cos'è di grazia?
I piatti si raffreddano:
I vini si riscaldano
Ed io l'errato corrigo
Facevo, che cos'è?
CHISCIOTTE
Fuggi da qui: dileguati.
(Distacca Sancio da tavola,
che mortificato si ritira da parte.)
CONTESSA
Si accosti lei. Si accomodi.
CHISCIOTTE
Precipitevolissimo.
(Corre precipitoso a tavola e siede.)
Ai cenni suoi precipito.
CONTESSA
La zuppa
CHISCIOTTE
Per lei come una pillola,
Con tutti i peli un asino
Anche m'inghiottirò.
(Mangia divorando.)
CARMOSINA
Ma guarda come mangiano!
CARDOLELLA
E guarda come bevono!
PLATONE
(Dall'albero.)
Olà! ...
CALAFRONE
(Cos'è?)
PLATONE
(Là mangiano...
Scennimmo sì o no?)
CALAFRONE
(Non è prudenza, oibò.)
CONTESSA
Da bere: che al suo merito
Un brindisi farò!
Bacco dell'Indie - gran domator,
Colma quest'anima - del tuo furor:
E a dir le glorie - del Cavalier,
Basco nasconditi - nel mio bicchier,
Viva il turibolo - della beltà:
Che viva l'Ercole - di quest'età!
TUTTI
Evviva l'Ercole di quest'età!
CONTESSA
(A Don Chisciotte.)
Lei deve corrispondere.
CHISCIOTTE
Certissimo: è dover.
Ma piano... mi permetta,
Che mezza paroletta
Io dica al mio Scudier.
Dimmi, tu sai,
Se il Conte Orlando
Mangiasse mai,
Pria d'impazzir?
SANCIO
Dirò: chi dice
Chi contradice;
Ma il come, e quando
Non vi so dir.
CHISCIOTTE
Amato Panza,
Leggi la stanza
Centrentadue
Nel ventitrè.
SANCIO
Olà: silenzio.
Sentite a me.
(Caccia l'Ariosto, e legge.)
- Additto, e stanco al fin cade nell'erba.
- E fissa gli occhi al Cielo, e non fa motto:
- Senza cibo, e dormir così si serba
- Che il sol esco tre volte. e torna sotto:
- Di crescer non cessò la pena acerba,
- Che fuor dal senno al fin l'ebbe ridotto:
- Il quarto dì da gran furor commosso
- E maglie, e piastre si stracciò di dosso È.
CHISCIOTTE
Oh caso disperato!
CONTESSA e DUCHESSA
Signor che cosa è stato?
CHISCIOTTE
L'ho fatta finalmente!
CARMOSINA e CARDOLELLA
Signò, chi ti tormenta?
CHISCIOTTE
Udite, udite caso.
Pria d'impazzire Orlando
Tre giorni digiunò.
Io dal demonio invaso
Mangiando me ne sto.
PLATONE
Sedia, perbacco, sedia
A questo gran signore.
CHISCIOTTE
(Si avvede di Don Platone, che sta sull'albero,
e tira mano alla spada per ferirlo.)
Ah Mago traditor...
Mori malvagio...
PLATONE
Piano...
Tenitele le mmano.
Lassateme scappà.
(Scende per fuggire. )
CALAFRONE
(dall'altro albero)
L'hai fatta la frittata...
CHISCIOTTE
Un altro incantator!
Sancio, tu prendi questo...
SANCIO
È lesto...
CHISCIOTTE
No... no... quello...
SANCIO
È lesto...
CHISCIOTTE
No... no... questo.
SANCIO
È lesto...
CHISCIOTTE
Quello... quello...
SANCIO
Oh diavolo il cervello,
La testa se ne va.
CHISCIOTTE
Quel vostro ardir rubello,
(A Don Calafrone, e a Don Platone.)
Mia vittima sarà.
CALAFRONE e PLATONE
Placatelo, voi belle;
Fatelo per pietà.
CONTESSA e DUCHESSA
Degli occhi, amate stelle
Non tanta crudeltà.
(placando Don Chisciotte)
CARMOSINA e CARDOLELLA
Ah disgraziate stelle
Sono scomparse già.
Atto II
(Quadro Primo)
SCENA I
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Stalla dell'osteria con gran porta chiusa in prospetto.
Duchessa, Cardolella, Don Chisciotte, Sancio.
DUCHESSA
Cavalier, che cos'è? Torbido in volto
Perché tanto te ne vai?
CHISCIOTTE
Eh mia Duchessa,
Studio come impazzir.
SANCIO
Ma voi, Signore,
Ricordar vi dovreste, che promessa
Un'isola mi avete
Da governare a mia disposizione;
E se voi impazzite
L'isola quando vien? I'anno del Mai?
CARDOLELLA
Quanno piovono noci, e fichisecchi.
DUCHESSA
Sancio, ascolta. A riguardo
Del tuo Signor, ch'è di gran merto raro,
Di un'isola vacante, che mi trovo,
Governatore adesso io ti dichiaro.
CHISCIOTTE
Inginocchiati, Sancio, e un complimento
Falle, in tuon di oratore.
Pensa che alfin tu sei Governatore.
SANCIO
Mia Signora Duchessa, si suol dire,
Ha bene, chi fa bene. Se mi intendi
Trovi,
E mi confermo, ut supra. Sancio Panza.
DUCHESSA
Evviva Sancio, evviva.
CARDOLELLA
Chi è? chi è? mo scassano la porta.
DUCHESSA
(Ora comincia il bello.
La burla è preparata.)
SANCIO
Signore...
CHISCIOTTE
Eh via coraggio.
Non v'è di che temer, se avete avanti
Il primo fior de' Cavalieri erranti.
SCENA II
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Si apre la porta in prospetto,
e si scopre veduta di bosco infiammato.
Don Calafrone in abito di Satiro, e detti.
CARDOLELLA
Mamma mia...
DUCHESSA
Brutto ceffo!
SANCIO
Oimè Padrone...
CHISCIOTTE
...Olà:
Chi sei? che vuoi da qua?
CALAFRONE
Melissa a te mi manda, Eroe terribile:
Vuol, che qui tu l'attenda, che sollecita
Or or verrà con Dulcinea bellissima,
Che fu cangiata in villanaccia rustica;
La qual, solo a riguardo de' tuoi meriti,
Vuol ritornare nella forma pristina.
Signor non ti confondere.
E dimmi presto quel che ho da rispondere.
CHISCIOTTE
Mio Signor Don Demonio,
Donna Melissa da mia parte ossequia,
E dille in nome mio: che fermo, e immobile
Io qui l'attendo, come una piramide.
E se fia d'uopo al disincanto l'opera
Del braccio mio, che scelga, o spada o lancia,
Ch'io sono Don Chisciotte della Mancia.
Dille, che qui l'attendo:
Dille, che venga; e dille
Che più di Don Achille
Tremendo
Mi vedrà.
Ma poi rivolgiti
Al mio bel Nume:
Dille, che versano
Quest'occhi un fiume:
Che mesta l'anima
Pensando sta.
(Parte Don Calafrone pel portone.)
SANCIO
(Ora vedete caso: io per salvarmi
Dissi, che Dulcinea
Era stata in villana trasformata
E trovo la buggia verificata.)
DUCHESSA
(Va ben la cosa.)
CARDOLELLA
(E meglio
Sarrà lo riesto.)
SCENA III
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Don Calafrone, che ritorna;
e poco dopo vengono sopra un carro tirato da Satiri
la Contessa da Maa,
e Carmosilla da Dulcinea in abito reale,
precedute da soave sinfonia,
ed il bosco comparisce tutto infiammato, e detti.
CALAFRONE
(a Don Chisciotte)
Ecco Melissa, e seco
È la tua vaga stella.
CHISCIOTTE
Inginocchiati Sancio. A com'è bella!
CONTESSA e DUCHESSA
Vaghe aurette lusinghiere
Vi conosco al grato odor.
Qui respira il Cavaliere:
Qui sospira per amor.
CONTESSA
Dall'antica, e sepolta
Memorabile grotta di Merlino
A te famoso Cavalier dolente
Mi porta la pietà. Questa è colei,
Che di Regina diventò villana.
Qui la condussi; ma i supremi Fati,
C'hanno di lei pensiero,
Ne destinan l'impresa al tuo Scudiero.
SANCIO
Questa sarebbe bella. Come a dire?
CHISCIOTTE
Sancio, felice te. Sentiamo il modo.
CONTESSA
Quand'egli si avrà date
Tremila e cinquecento bastonate,
Nella primiera pelle
Ritornerà la bella delle belle.
SANCIO
A me? eh lei mi burla!
CHISCIOTTE
Presto presto flagellati.
SANCIO
Burlate .
Temila e cinquecento bastonate?
CHISCIOTTE
Te l'hai da dar se fossero cento mila.
Eh via, son bagattelle... bagattelle.
Se le dà, se le dà. Ma Dulcinea,
Perché nulla mi dice?
CONTESSA
Al tuo riguardo l'incantata lingua
Le snoderò. Favella.
CARMOSINA
Mia plenilunia stella:
Idolo mio celeste
Anzi turchino carico: mio caro
Don Chisciotte tiranno:
Tu non sia mai, mi uccidi, oh Dei, che affanno!
CHISCIOTTE
Ah basta... ba... melliflua Dulcinea...
Mi sento venir meno...
SCENA IV
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Don Platone ammantato da Principessa,
con seguito di Matrone, e detti.
PLATONE
Potentissimo Eroe, d'una infelice
Con le Nudriccie sue, pietà ti muova.
Non ti dico i miei casi,
Che son casi e casoni,
E se ne faciarebbero no tomo
Cchiù grosso d'ossoria. Solo vi dico,
Che Malambruno mago, per dispetto
'Ncoppa a ste faccie nostre, che parevano
Tre fioretti di campo,
'Nc'ave fatto spuntà tanto di barba.
Vedite che spettacolo.
(Si smanta Don Platone colle sue matrone,
e mostrano i loro volti coperti di lunghe barbe.)
CHISCIOTTE
E che vuol, che io la tosi?
PLATONE
Nanì monzù. Ma Malambruno ha detto
Che volando pe ll'aria d 'Nchisciotto,
Se va, e torna in un giorno
Dal Regno di Candaja, noi da brutte
Ci farem belle, spellecchiando tutte.
CARMOSINA
Mio ben, I'impegno è tuo: que' peli scrasta.
CHISCIOTTE
Dulcinea lo comanda, e tanto basta.
PLATONE
Pietoso mio campione,
Tu da sti peli salva
La vaga mia beltà.
(Oh diavolo! La barba
Mo se nne cade già.)
Oh Dei! che soggezione!
Signò, non me guardà.
(Mmalora priesto attacca.
(Ai suoi compagni.)
Se chisto se n'accorge
A tutte tre ci picchia,
'Nce sona... comme vò.)
CHISCIOTTE
Ma come andro per aria? e dove trovo
L'Ippocrifo d'Astolfo?
CONTESSA
Non temere:
È qui Melissa: olà: venga un destriere.
(Si trasforma il carro,
e diventa un cavallo di legno.)
CHISCIOTTE
Sancio: vedi portento!
SANCIO
Io penso alle tremila e cinquecento!
CONTESSA
Or Ippogrifo ascendi,
E in groppa teco il tuo Scudier ti prendi.
SANCIO
Oh per me: buon viaggio.
CHISCIOTTE
Sancio Governator, vieni: coraggio!
SANCIO
Ah maledetti incanti!
CONTESSA
Ma bendarsi convien, che l'occhio frale
Nella region del foco
Perduto resteria.
CHISCIOTTE
Come ti piace
SANCIO
Ancor questo di più?
CALAFRONE
Sono a servirli.
(Benda Don Chisciotte, e Sancio.)
CHISCIOTTE
Sieguimi, amata Dulcinea. Addio
Mia Signora Duchessa.
(Monta sul cavallo di legno.)
DUCHESSA
Giove ti regga in Cielo!
Addio, Governatore.
(Sancio monta anch'egli in groppa)
SANCIO
Mia Signora Duchessa, servitore.
CHISCIOTTE
Sancio caro, fermo in groppa,
Che il cavallo assai galoppa.
SANCIO
Signorsì, galoppa assai.
E se inciampa son guai.
CONTESSA
(A Sancio.)
Non temer, che qui son'io.
CARMOSINA
Io sto ccà bell'idol mio.
CHISCIOTTE
Bella bocca!
SANCIO
Bella cocca!
TUTTI
(Bella scena in verità.)
SANCIO
Uh che freddo... Uh che gran vento!
(Vengono diversi con manticelli,
e fanno vento a Don Chisciotte e a Sancio.)
CHISCIOTTE
Certo, certo: anch'io lo sento.
CONTESSA
La ragion dell'aria è questa.
CARMOSINA
Ccà se forma la tempesta.
CONTESSA
Alza i piedi...
CARMOSINA
Cala il capo...
SANCIO
Mamma mia...
CHISCIOTTE
Dove si va ?
CONTESSA
Un torrente tu varcasti.
CARMOSINA
Sotto un frugolo passasti.
CHISCIOTTE
Bella voce !
SANCIO
Bel malanno!
TUTTI
(Bella scena in verità.)
SANCIO
Uh che caldo! uh che gran caldo!
(Intorno a Don Chisciotte e a Sancio
molte fiaccole accese vengono agitate. )
CHISCIOTTE
Sancio amico, caldo, caldo.
CONTESSA
Siam del foco nella sfera.
CARMOSINA
Qui cocina Amor la sera.
CHISCIOTTE
Voce cara!
SANCIO
Voce corno!
CONTESSA
Alza i piedi...
CARMOSINA
Cala il capo...
SANCIO
Oh mmalora!
CHISCIOTTE
Sancio, olà!
CONTESSA e CARMOSINA
Quai pericoli infiammanti!
Qual destin vinceste qua.
CHISCIOTTE
Quanto costano gl'incanti!
Quanto costa una beltà!
SANCIO
Maledetti sian gli erranti,
E con loro chi ci va.
TUTTI
(Bella scena in verità.)
CONTESSA
Ferma: smontate Eroi, né vi sbandate,
Se la vita vi è cara.
CHISCIOTTE
Dunque...
CONTESSA
Tacete, fin che qui riposo
Dell'alato destrier abbian le penne.
(Portano dentro il cavallo e si ritirano.)
CARMOSINA
Lassammole cca miezo, e andiamo via.
SCENA V
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Don Chisciotte, e Sancio bendati.
SANCIO
Vedi, Fortuna bestia,
Dove mi fai trovar!
CHISCIOTTE
Candida mano
Dell'idol mio ti stringo al sen...
(Prende la marlo di Sancio,
credendo che sia la mano di Dulcinea.)
SANCIO
Pià... piano...
CHISCIOTTE
Che morbidezza!
SANCIO
Oh diavolo! ogni callo
È un ostrica di Taranto..
CHISCIOTTE
Cospetto!
Che presi la tua mano?
SANCIO
Se vi pare.
CHISCIOTTE
Equivoco innocente.
SANCIO
Or io voglio veder il fatto mio.
CHISCIOTTE
Che fai?
SANCIO
Voglio sbendarmi.
CHISCIOTTE
Sancio imprudente, ah non lo far...
SANCIO
Padrone,
(Si sbenda.)
Noi siamo dentro il solito stallone.
CHISCIOTTE
Stellon vuoi dir, cioè una stella grande.
SANCIO
È stalla, stalla...
CHISCIOTTE
Intendo.
È una stalla in una stella. Eh dimmi:
L`idol mio che fa? forse riposa?
SANCIO
Signorsì, sopra un letto
Tutto d'oro potabile.
(Lo vuoi, ed io ti meno all'Incurabile.)
CHISCIOTTE
Guidami a lei; ma cheto, che non voglio
Destar la bella mia.
SANCIO
Prudentemente: venga ussignorìa.
(Sancio accompagna Don Chisciotte bendato,
e lo fa girar per la scena.)
Venga pur, ma zitto zitto,
Sulla punta del suo pie':
Ch'io lo porto dritto dritto
Dove dorme il caro ben.
La vedrete sopra un letto,
Che non ha nemmeno un Re,
E alternando il fiato in petto,
Or abbassa, or alza il sen.
E le mosche discacciando
Le va intanto il Dio d'Amor.
(Tu lo vuoi, ed io d'Orlando
Ti farò più matto ancor.)
(Sancio porta seco Don Chisciotte.)
(Quadro secondo)
Campagna, nella quale sono diversi molini a vento.
La Contessa siede sopra un sasso, intenta a scrivere.
Carmosina le sta vicino.
SCENA VI
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Don Calofrone da una parte,
Don Platone dall'altra, entrano.
CALAFRONE
(Ecco il mio ben... oh cattera il rivale!)
(Si ritira in disparte.)
PLATONE
La siè Contessa... oh dià... nc'è st'animale.
(Si ritira anche lui in disparte.)
CONTESSA
(Che fanno?)
CARMOSINA
(Si consultano.)
Nè Signora,
A chi scrivete?
CONTESSA
Io voglio,
al mio bene adorato
Confirmar l'amor mio con questo foglio.
PLATONE
(Scrive a me.)
CALAFRONE
(Scrive a me. Gran Carmosina!)
PLATONE
(a don Calafrone)
Nè, nè; tu che faje lloco?
CALAFRONE
Meschin di te mi sto prendendo gioco.
CONTESSA
(Che fanno?)
CARMOSINA
(Si punzecchiano.)
CONTESSA
- Idol del mio cor...
(Legge e poi lacera la carta,
la butta a terra e scrive di nuovo.)
No, non mi piace.
Principio basso.
PLATONE
(Voglio aggraminarmi.
Quelle amorose refole di carta.)
CALAFRONE
(Vo' di quel foglio prendermi gli avanzi.)
(Si accostano per raccattare quelli avanzi di carta,
ma li prende Don Calafrone.)
PLATONE
(Lassa ccà.)
CALAFRONE
(Lascia tu.)
PLATONE
(Oje non bottare,
Ca te scafuto n'uocchio.)
CALAFRONE
E ardisci ancora...
PLATONE
'Nzomma ne vuò ora mannaggia ll'ora...
(Si attaccano a pugni, e Don Calafrone va sotto.)
CARMOSINA
Per pietà, cosa fate?
CONTESSA
Voi sognate! Io scriveva d'Amor, è ver: nol niego;
Ma io scriveva d'amore a Don Chisciotte.
CALAFRONE
Amico!
PLATONE
Camerata. buonanotte.
CALAFRONE
E l'amor mio?
PLATONE
E il mio?
CONTESSA
Ah s'è pur vero
Che mi amate, correte: e l'idol mio
Subito a me recate.
PLATONE
Oh bona!
CALAFRONE
Oh bravo!
CARMOSINA
(Questa battuta, si ca va no schiavo.)
CONTESSA
S'è ver, che voi mi amate,
Se vi riscalda amor
L'idolo mio cercate,
Portatelo da me.
Diteli, che penando,
Piangendo sin...ghioz...zando,
L'attende questo cor.
Che il mio tiranno
Affanno
Credibile non è.
Ma basta... presto... andate:
L'idolo mio cercate.
Portatelo da me.
(Parte con Carmosina.)
SCENA VII
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7
(Atto II)
Don Platone, e Don Calafrone; indi la Duchessa,
Cardolella, e Don Chisciotte, che fan corteggio a Sancio
vestito da Governatore,
e portano sopra una sediola di paglia con due stanghe;
e finalmente la Contessa e Carmosina.
PLATONE
Orsù, amico, parliamo
Con chiarezza fra noi. Mostriamo un poco
Di superbia e disprezzo.
CALAFRONE
Dici ben: disprezzarla alfin bisogna.
SANCIO
Ferma: ferma. Ma basta:
Restate qui, che alfine
Tra le Duchesse e noi Governatori
Non ci vogliono tanti complimenti.
DUCHESSA
Scusi. Questi miei passi
Di un preciso dover sono argomenti.
SANCIO
Non lo Permetterò...
CHISCIOTTE
Governatore,
Lascia, ch'io parli. Mia Duchessa, ascolta.
Smontando io da cavallo,
Doloride barbuta
Si sbarbizzò, come dicesti, e sparve.
Sparve quindi Melissa, e Dulcinea
Sul dorso d'Ippocrifo, ed attendendo
Stan le botte di Sancio. Alla grand'opra,
Vedi bene, s'io deggio
Sollecitar costui.
Dunque tu resta: io partirò con lui.
SANCIO
Ma perché quest'incomodo? vi ho detto,
Che nell'ora del caldo
Salderò la partita, e ve la saldo.
CHISCIOTTE
No, no: voglio venir. Duchessa addio.
PLATONE
(Noce de cuollo.)
DUCHESSA
Ingrato:
(a Don Chisciotte con tenerezza)
E abbandonar mi vuoi ?
CHISCIOTTE
Che ci ho da far? Avanti, Sancio, avanti.
SANCIO
(alli sediari)
Avanti: caminate.
DUCHESSA
Io muojo..
(Finge di svenire.)
CARMOSINA
(soccorrendo la Duchessa)
Calma !
Calma !
CONTESSA
(a Don Chlisciotte, che sta per partire)
Ove andate ?
PLATONE
(Mo simmo tutte.)
CHISCIOTTE
Io vado,
ove il dover per Dulcinea mi porta.
CONTESSA
Ah ferma... ohimé son morta.
(Finge di svenire anch'essa.)
CARMOSINA
Ferma, fiele de schiavo...
Comme s'è fatta fredda!
CARDOLELLA
Ah poveretta, e chesta
Comme s'è fatta calda!
PLATONE
(Vì, c'aggio da vedè!)
CALAFRONE
(Son chiodi, amico!)
CARDOLELLA
(a Don Chisciotte)
Venite ccà: vedite comme tremma!
CARMOSINA
(allo stesso)
Venite ccà: vedite come suda!
SANCIO
Che facciamo Signor?
CHISCIOTTE
Poter del mondo!
Tra quel freddo, e quel caldo io mi confondo!
CONTESSA
Son viva? che pene!
Son morta? che affanno!
E può quel tiranno
Lasciarmi così?
CARMOSINA
Che schianto.. che... mi viene,
Vederla patì.
DUCHESSA
(a Cardolella)
Partì quell ingrato ?
CARDOLELLA
Ghernò: s'è restato.
CARMOSINA e CARDOLELLA
(a Don Chisciotte)
E fatte più avanti
Che bestia che ssì.
CHISCIOTTE
(Mia gran Dulcinea,
Superna mia Dea
Tu scorgi il mio pie'.)
Contessa...
Duchessa...
(consolando la Contessa e la Duchessa)
Coraggio: cos'è?
CONTESSA
Non partir, bell'idol mio...
DUCHESSA
Non partir, mio bene, oh Dio.
CHISCIOTTE
Basta basta...
SANCIO
Che facciamo?
CHISCIOTTE
Tira avanti: tira avanti...
(Li sediari si avviano con Sancio.)
DUCHESSA e CONTESSA
Ahi che moro!
(Tornano a svenire.)
CARMOSINA e CARDOLELLA
Calma, calma.
SANCIO
Che facciamo?
CHISCIOTTE
Torna indietro...
(Tornano indietro i sediari con Sancio.)
CONTESSA
Mia speranza...
DUCHESSA
Mio tesoro...
CHISCIOTTE
Tira avanti...
(Partono di nuovo li sediari.)
DUCHESSA e CONTESSA
Moro... moro...
CHISCIOTTE
...Torna indietro...
(Come sopra.)
CONTESSA e DUCHESSA
Caro... caro...
CHISCIOTTE
Tira avanti...
(Cadono i sediari, e Sancio.)
SANCIO
Mamma mia,
Maledetta sempre sia
Tanta vostra fedeltà.
CHISCIOTTE
Colpa sol la mia pietà.
CONTESSA e DUCHESSA
(Bel piacere in verità.)
CALAFRONE
(Oh che inferno qui si fa.)
PLATONE
(Vì che imbroglio qui ci sta.)
CARMOSINA e CARDOLELLA
(Uh che risa ah ah ah.)
CHISCIOTTE
Or mie signore amabili,
Si lascino i misteri:
Io parto, e parto tenero
Costante al primo amor.
SANCIO
Duchessa stimatissima,
Il mio viaggio sèguito,
Che attendono i miei popoli
Il suo Governator.
CONTESSA e DUCHESSA
(a Don Chisciotte)
E vuoi lasciarci, o barbaro?
CARMOSINA e CARDOLELLA
Vuoi lascia' due orfane?
CHISCIOTTE
Tant'è: non v'è rimedio...
(In questo mentre si muovono
le vele del molino a vento
e incominciano a girare.)
Mi chiama il primo amor.
CONTESSA
Numi del Ciel movetevi.
Venti, procelle, e fulmini,
Mori, Giganti, e Demoni
Punite il traditor.
(guardando un molino a vento)
CHISCIOTTE
Sancio, che vedo!
Ecco un Gigante,
Che minacciante
Si accosta a me.
SANCIO
Signor dov'è?
CHISCIOTTE
Ve': colle braccia
Come minaccia.
Non mi sgomento.
(parlando col molino)
Son qui per te.
SANCIO
Che dite! è quello
Molino a vento...
CHISCIOTTE
Bestia: è Gigante...
SANCIO
Oh bella affè!
CHISCIOTTE
Bestemmiatrici, v'intese Giove:
(alla Contessa e alla Duchessa)
Ma di valore novelle prove
In questo giorno io vi darò.
SANCIO
Signor che dite?
Se ho la testa in testa più non lo so.
CHISCIOTTE
(in atto di attaccare il molino)
Di quel Gigante trionferò.
(Don Chisciotte, e Sancio partono
per andar contro il molino.)
Indietro perfido, Gigante orribile:
Son qui: difenditi. Ti ammazzerò.
(Assalta il molino colla lancia,
e questa si spezza.)
SANCIO
Uh precipizio... Il'armi si spezzano...
CHISCIOTTE
A braccia a braccia me la vedrò.
(Si attacca a braccia con una vela del molino,
che se lo porta in aria.)
CONTESSA, DUCHESSA e CALAFRONE
Che impresa celebre!
PLATONE, CARMOSINA e CARDOLELLA
Che bello spirito!
SANCIO
Signor fermatevi, che andate in aria.
CHISCIOTTE
Ajuto Sancio, che mi precipito
SANCIO
L'ho detto diavolo... tenè... tenetevi.
(Vuol fermare un'altra vela,
e questa se lo porta anche in aria. )
CONTESSA, DUCHESSA e CALAFRONE
Ohimé, che asini!
PLATONE, CARMOSINA e CARDOLELLA
Vì che pericolo!
SANCIO
Misericordia... Misericordia...
(Girano le vele del molino,
e girano con loro Don Chisciotte, e Sancio.)
CONTESSA, DUCHESSA e CALAFRONE
Olà fermateli...
PLATONE, CARMOSINA e CARDOLELLA
(ai molinari)
A voi, salvateli!
(I molinari fermano le vele
e salvano Don Chisciotte e Sancio.)
CONTESSA, CALAFRONE, DUCHESSA
Ve' se di peggio succeder può.
CARMOSINA, PLATONE e CARDOLELLA
Vì che traggedia succede mò.
CHISCIOTTE
Ah maghi barbari!
SANCIO
Ah Sancio bestia!
CHISCIOTTE
Gigante aspettami, che or tornerò.
SANCIO
Mi venga il fistolo, se più verrò.
CONTESSA, DUCHESSA e CALAFRONE
Viva il terribile, che trionfò.
CARDOLELLA, CARMOSINA e PLATONE
Viva l'eroico Don Bernabò.
Atto III
(Quadro primo)
SCENA I
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Stalla dell'osteria.
Don Calafrone, Don Platone e Cardolella.
CARDOLELLA
Sentite! Se del pazzo le Signore
Fossero veramente 'nnammorate,
Ve pare mo, che se farìano tanto
Beffeggiare da tutte?
E voi non siete quelli, che poco prima
Insieme a loro stesse
Ve l'avete ccà mmiezo pazziato?
CALAFRONE
Amico, sai che siamo
Due asini solenni?
PLATONE
'Nquanto a te lo sapeva:
'Nquanto a me poi, mo mme ne sono accorto.
CARDOLELLA
Oh ! Oh ! a tempo a tempo
Vengono le Signore a chesta via.
Cercate perdono
De li despriezze, che l'avite fatte,
E comme buone amice 'nnammorate
Spartitevi fra voi le titolate.
SCENA II
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
La Contessa, la Duchessa, Carmosina, e detti.
CONTESSA
No: Carmosina, io non l'avrei creduti
A tal'eccesso audaci.
DUCHESSA
Di tanto ardir non li credea capaci.
CARMOSINA
Poveretti, di scusa
A la fine son degni: e che bonora
Dagli e dagli, e che son di cartapesta?
CARDOLELLA
(a Don Calafrone, e Don Platone)
(Ma or fatevi avanti.)
PLATONE
(Don Carrafò, che dici?)
CALAFRONE
(Amico, il mare torbidetto...)
PLATONE
(Sognorsì lo vedo.)
CARMOSINA
Ma se mai vi chiedessero perdono...
CONTESSA
Io gli darei de' schiaffi.
DUCHESSA
Io gli darei de' calci.
PLATONE
(a Don Calafrone)
(Oh che bel marchio!)
CARMOSINA
Ed io scommetto, ca si mo piangendo
Venissero da voi,
Gelereste davanti a tutt'e due.
CONTESSA
Forse sì, forse no.
CARDOLELLA
(Presto ...)
CALAFRONE
(Andiamo...)
PLATONE
(E andiamo.)
(Si accostano, e s'inginocchiano a fianco
della Contessa e della Duchessa non veduti.)
CARDOLELLA
(accennandoli)
Eccoli qui pentiti e inteneriti.
CONTESSA
Dove ?
(Al voltarsi della Contessa, e della Duchessa
pien di rabbia van per fuggire
Don Calafrone e Don Platone.)
DUCHESSA
Come ?
PLATONE
Gnernò...
CARDOLELLA
Pecché fuggite?
PLATONE
A mme? Isso scappava: io l'ho tenuto.
CONTESSA
E ben: voi che bramate ?
CALAFRONE
(Lascia parlare a me, che son rettorico.)
PLATONE
Or parla il rettorico.
A te!
CALAFRONE
Stupende Dame, Cardolella
Ci ha fatti ravveder del nostro errore:
Pentiti siamo, e sospiriamo amore.
PLATONE
Gnorsì, ammore, e bisogno.
CONTESSA
Amore? ah scellerato indegno amante!
DUCHESSA
Perfido ingrato core!
CONTESSA
Ah sento, o stelle,
Che fida io l'amo ancora.
DUCHESSA
Vorrei sdegnarmi, e invece dello sdegno
Ritrovo nel mio core
La tenerezza del mio primo amore.
CARDOLELLA
(a Don Calafrone, e Don Platone)
Non site chiù scappate?
CARMOSINA
Ne: chille sciaffe, e calci addo sò ghiute?
DUCHESSA
Vorrei sdegnarmi, oh Dio!
Punirlo, sì vorrei;
Ma tra gli sdegni miei
Mi parla la pietà.
Sembra pietà; ma poi
Ai dolci moti suoi
Sento che amor si fa.
(Via.)
SCENA III
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Contessa, Don Calafrone, Don Platone,
Carmosina e Cardolella.
PLATONE
Or valle appresso. Corri...
CALAFRONE
A te conviene,
Di spiegarti con essa,
Ch'io dichiarato son con la Contessa.
PLATONE
Don Carrafò, tu sai, che non mi è ignota
La via del tuo fianchetto.
CALAFRONE
Platone mio, domani qui ti aspetto.
SCENA IV
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Stalla dell'osteria.
Don Chisciotte e Sancio da Governatore
tirandosi appresso per la cavezza l'asino,
con seguito di domestici della Duchessa, e detti.
CHISCIOTTE
Illustre Dama...
PLATONE
(Ecco, è venuto.)
CHISCIOTTE
Sancio,
Da te prendo congedo.
Io resto ancor, che voglio
Del Gigante punir l'infame orgoglio!
SANCIO
Cioè guastare un bel molino a vento.
CONTESSA
E così presto il mio Signor Don Sancio
Vorrà lasciarmi
SANCIO
Sì: tu dici bene;
Ma pensa un poco a me, che ho sullo stomaco
Un'Isola, e la devo digerire.
CONTESSA
Almen pria di partire
Un consiglio vorrei.
SANCIO
Parla, ch'io sento.
CONTESSA
Sappia ch'io son da due soggetti amata
Di egual merto tra lor. Di questi io deggio
Uno eliggerne alfin. Mi dica come
Regolarmi dovrei, che in un di loro
Cada la scelta, e non si offenda l'altro.
CHISCIOTTE
(Sancio Governator, mostrati scaltro.)
SANCIO
(Oh me ne rido). Ti diro Contessa:
L'unica, e sola strada, per uscire
Da queste angustie
È quella di sposarli tutti e due.
CHISCIOTTE
Oh bestia orrenda !
PLATONE
Amico: lo governo
Te stà cucito addosso a
SANCIO
Che forse no?
CHISCIOTTE
Eh mio Signore
Sancio scherzò. Del resto il mio parere,
Signora è questo. Del superbo acquisto
Di tua beltà, gli eccelsi innamorati,
Che decidan tra loro in giostra armati.
CONTESSA
Savio parer.
CALAFRONE
Son pronto.
PLATONE
Piano, piano!
Che è sta giostra?
CARMOSINA
Avite da scannarve;
E chi 'nce resta vivo,
Se piglia la Signora.
CALAFRONE
All'armi: all'armi.
PLATONE
Vì la tentazione!
CALAFRONE
Vieni pure in campo armato
Vile amante rinnegato,
Che a passarti quella pancia
Vado l'armi a preparar.
Poi gittando spada, e lancia
Tutto amabile, mio bene,
Pregherò che scenda Imene
Le nostr'alme ad annodar.
(Parte.)
(Quadro secondo)
SCENA V
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Avanzi rovinosi di un antico Anfiteatro con logge supplite di tavole,
e adornate di panni. La Contessa, la Duchessa, e Carmosina.
CARMOSINA
Questo è il luogo, c'aggio priesto priesto
Fatto allestì pe la disfida.
CONTESSA
Or sappi,
Amica, che incomincio
A sentir nel mio cuor qualche risalto.
Per Don Platone.
DUCHESSA
Ed io, per dirti il vero
Mi sento un non so che per Calafrone.
CARMOSINA
E via: siate gentili,
Che infine poi sono Cavalieri egregi.
CONTESSA
Basta: ma dimmi: disponesti, come
Rimandar Don Chisciotte alla sua casa,
Per curar la sua testa?
CARMOSINA
È tutto fatto.
Ma Sancio Panza...
CONTESSA
Poco da qui lungi
L'ho fatto preparare un'imboscata
Di finti mori, onde il vedrai tra poco
Ritornar spaventato in questo loco.
SCENA VI
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Don Chisciotte col suo cavallo, una trombetta, e detti.
CHISCIOTTE
Magnifiche, e superbe
Contrastate beltà, sono i rivali
Pronti a pugnar.
CONTESSA
Ch'entrino nell'arena.
DUCHESSA
Che vengan pur.
CARMOSINA
(Vediam quest'altra scena.)
(La Contessa, la Duchessa, e Carmosina
vanno sulle logge.)
SCENA VII
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Don Chisciotte, poi la Contessa, la Duchessa, e Carmosina
sulle ringhiere, ed indi Don Calafrone, e Don Platone,
con lance e scudi.
CHISCIOTTE
Dulcinea mia diletta,
Se qui mi vedi misurar degli altri
Solo il valor, senza mostrare il mio,
Giuro sugli occhi tuoi, ch'è colpa solo
Della tua pudicizia.
Eh diavolo! un rivale io qui vorria.
E fosse un Agrican di Tartaria.
CONTESSA
Ove sono gli amanti?
CHISCIOTTE
Entrate nell'arena, o nuovi Erranti.
(Vengono Don Calafrone e Don Platone.)
Don Calafron, che avete?
CALAFRONE
Che so: mi sento certi
Tremoretti di freddo.
PLATONE
E corri a letto.
Figlio mio...
CALAFRONE
Alla pugna, alla pugna...
PLATONE
Vuoi fa' a pugni?
(Butta la lancia, e lo scudo,
e si avventa con pugni contro Don Calafrone.)
CHISCIOTTE
Basta:
Contrastate da Eroi!
(a Don Platone, che si ripiglia la lancia, e lo scudo)
Ecco diviso il campo. Io qui mi metto.
(Monta a cavallo per decidere.)
CALAFRONE
Eccomi pronto.
CHISCIOTTE
Olà...
PLATONE
Va piano... piano.
Piano... mmalora scornalo.
Mme vuò cecà quacch'uocchio?
Alza la punta, e corri...
CALAFRONE
In petto in petto
Ci dobbiamo ferir.
PLATONE
Gnorsì: ma tiene
Alta la ponta tu, ch'io co la mia
Me tengo basso, e intorno
Corriamo po', infin che schiara
CHISCIOTTE
Via. Che si aspetta?
Il segno dia la marzial trombetta.
(Suona la trombetta; e Don Calafrone, e Don Platone
s'incontrano più volte senza offendersi.)
PLATONE
Alza...
CALAFRONE
Abbassa...
PLATONE
Alza più...
CALAFRONE
Cala più...
DUCHESSA
Ma voi che fate? Oh bella?
CARMOSINA
Stanno facendo un gioco da bambini.
CONTESSA
Ah non più basta, basta. Io non mi fido
Di veder tanto sangue.
(Si ritira assieme con la Duchessa, e Carmosina.)
CALAFRONE
Che mi hai ferito?
PLATONE
A mme? foss'io colpito?
CALAFRONE
Non è vero in coscienza,
O almen non t'ho ferito in mia presenza.
SCENA VIII
Scena 1,
2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12, 13
(Atto II)
La Contessa, che torna in iscena, e detti.
CONTESSA
Don Calafrone, ah corri. La Duchessa
Di perderti nel rischio
Vuol trapassarsi il core!
(Calafrone corre via.)
PLATONE
Ah mia Duchessa, e non potevi piangere
Mezz'ora fa? che non sarria successa
Quella tremenda sanguinosa giostra.
CONTESSA
Quella servì per rendermi più caro
Il tuo costante amor.
PLATONE
Dunque sei mia?
CONTESSA
Si tua sarò.
Ma senti prìa: quando ti sarò moglie,
Ve', ch'io lla te non voglio soggezione.
PLATONE
Contessa, e che mi hai preso per cafone?
Non mi credea di avere
Questo schieffon da te.
Conosco il mio dovere
Conosco la creanza.
So bene dell'usanza
La regola qual è.
Si faccia i fatti suoi
Ed io mi faccio i miei:
E senza tante storie
Io non do conto a lei,
Lei non dà conto a me.
SCENA IX
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Carmosina dalla loggia,
e Don Chisciotte immobile sul cavallo.
CARMOSINA
(O dorme, o sta facendo il pescatore.
Via diamoci da fare). Don Chisciotte
Don Chisciotte mio bene.
CHISCIOTTE
(gridando)
Chi mi chiama? chi cerca in sua difesa
La spada. e il braccio mio?
CARMOSINA
Non mi conosci? Dulcinea, son'io
CHISCIOTTE
Mia senza pari Dulcinea bellissima,
(Smonta da cavallo, e la va cercando per la scena.)
Ah dove, dove sei?
CARMOSINA
Non puoi vedermi
Che i Maghi mi hanno trasformata in aria.
CHISCIOTTE
In aria? ah birbi indegni!
Ed in qual sorte d'aria
Sei trasformata ?
CARMOSINA
Caro, in aria grossa...
CHISCIOTTE
Bricconi!
(Fa vista di cacciar la spada.)
CARMOSINA
Tienti la spada, che non puoi
Cacciarla più.
CHISCIOTTE
Perché?
CARMOSINA
Perché poc'anzi
Quando stavi pescando...
T'hanno 'ncantato.
CHISCIOTTE
Oimé me l'hanno fatta!
CARMOSINA
Amato Don Chisciotte,
Deggio partir. Se mi vuoi dar la man
Ficcala dentro a sto canale, ch'io
Mo mi ci stringo dentro,
E ti dongo la mia.
CHISCIOTTE
Si mio tesoro.
(Rimonta a cavallo, e caccia il braccio
in un canale della loggia,
ov'è Carmosina.)
Ah cara mano... io di dolcezza moro.
CARMOSINA
(L'ho legato bene!)
CHISCIOTTE
Torna presto, mio ben... ahi... ahi non posso
Tirare il braccio a me... Stregoni indegni,
Voi mi avete
Fabbricata la mano dentro il muro.
Ahi... chi sa, ch'io non abbia
Pietrificato tutto il resto ancora?
SCENA X
Scena 1, 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12,
13
(Atto II)
Sancio da dentro un fosso e detto a cavallo,
colla mano nel muro.
SANCIO
Da questo fosso, ah chi mi toglie fuori?
CHISCIOTTE
Qual voce! Sancio?
SANCIO
Aita, che non posso
Uscir da questo fosso.
CHISCIOTTE
Sancio, sei tu?
SANCIO
Per carità.
CHISCIOTTE
Non posso, Sancio amato,
Ché gli stregoni mi han pietrificato.
SANCIO
(Esce dal fosso.)
Dunque vi hanno incantato?
CHISCIOTTE
E non mi vedi
Trasformato in colonna?
SANCIO
Forse da dentro, ma da fuori siete
Lo stesso Don Chisciotte.
Voglio gente chiamar per trasportarvi
In un luogo coperto.
CHISCIOTTE
Ah non toccarmi, che io mi rompo certo.
SANCIO
Non dubitar faremo piano piano.
Oh che bricconi! oh che incantesimo strano!
(Via.)
CHISCIOTTE
Empio destino ingrato,
Così pietrificato
Potrai tenermi ognor;
Ma non potrai, oh Dio!
Per il bell'idol mio
Pietrificarmi il cor.
SCENA XI
Scena 1,
2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12, 13
(Atto II)
La Contessa, Carmosina, servi, e detti.
CONTESSA
(Additando Don Chisciotte immobile sul cavallo.)
La sorte dunque è nostra?
CARMOSINA
Il monumento guarda!
CONTESSA
Che sciocco! Ah che matto!
CARMOSINA
Orsù, si prenda in giro,
Frattanto io con Sancio
Mi vado a divertì.
(Via.)
CONTESSA
(A Don Chisciotte,
fingendo di vederlo in oggetto di Platone.)
Che fai, Platone amato,
Immobile così!
CHISCIOTTE
Ah che in Platon cangiato
Chisciotte vedi qui.
CONTESSA
Come? non vuoi, ch'io dica,
Che l'idol mio sei tu?
CHISCIOTTE
Sono incantesimi, amica:
Ah non saper di più.
CONTESSA
Mio tesoro! ah se tu vuoi
Ingannar questocchi miei,
Non sperarlo: io so chi sei:
So, che tenti la mia fe'.
CHISCIOTTE
Dulcinea, tu dir lo puoi,
Io chi sono in carne e in ossa,
Tu che sciolta in aria grossa
Ti raggiri intorno a me.
CONTESSA
Scendi, o caro.
CHISCIOTTE
Non mi abbasso.
CONTESSA
Vieni, vieni.
CHISCIOTTE
Son di sasso.
CONTESSA e CHISCIOTTE
Ah già sento - che il tormento
Insoffribile si fa.
(alli servi, che sciolgono Don Chisciotte,
e lo tirano col cavallo
secondo il cenno della Contessa)
CONTESSA
Ma olà: scioglietelo:
Che il mio rigore
Quel traditore
Punir saprà.
CHISCIOTTE
Che fate diamine?
Piano, che fate?
Non mi spezzate
Per carità.
CONTESSA e CHISCIOTTE
Questo è un incanto per verità.
Più brutto incanto no, non si dà.
(Parte la Contessa,
e seco porta Don Chisciotte a cavallo.)
SCENA XII
Scena 1,
2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12, 13
(Atto II)
Sancio, e poi Carmosina.
SANCIO
Caro Signor Padrone...
Dov'è? Poter di Bacco!
Qualche stregon vigliacco
Per aria sel portò.
CARMOSINA
(Oh! Oh! ma che bestione!
Oh qual divertimento!
Mettiamo un bel sigillo
A sta giornata mo.)
SANCIO
(piangendo)
Infelice pecorella
Senza il tuo pastore amato.
Orfanello abbandonato
Senza padre io resto qui.
CARMOSINA
(contrafacendolo)
Dov'è mai la gallinella;
Bene mio addò la trovo ?
Me faceva sempre l'uovo,
Ch'era cosa da stordì.
SCENA XIII
Scena 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ,9, 10, 11, 12, 13
(Atto II)
La Contessa, la Duchessa, Don Calafrone, Don Platone,
Cardolella, Don Chisciotte portato da servi,
ed un carro tirato da bovi con una gabbia di legno sopra, e detti.
CONTESSA
Il Cavaliere che vada presto
Dove Merlino lo guiderà.
SANCIO
Ah mio Signore... che gusto è questo...
Datemi un bacio...
CHISCIOTTE
Baciar non posso:
La carne è marmo,
E marmo ogn'osso,
E di Merlino
Quel carrozzino,
Pel disincanto
Mi mandò qua.
SANCIO
Ma dove andrete per liberarvi?
Per quello, o Sancio, che qui s'intese,
Forse mi mandano a Monpelier.
SANCIO
È stato dunque Mago Francese,
Che ve l'ha fatta, o Cavalier!
TUTTI
Cosa più strana si può veder?
CALAFRONE e PLATONE
(Alla Contessa e alla Duchessa.)
(Via su che vadano; che i matrimonj
Vogliamo subito noi celebrar.)
DUCHESSA e CONTESSA
(Sì, amanti teneri; sì sposi amabili;
Ma in città debbonsi le nozze far.)
CARMOSINA e CARDOLELLA
(Tu amore, legali:
Tu ammore accoppiali,
Che non si possano mai più scoppià.)
CONTESSA
(Alli servi, che mettono Don Chisciotte
nella gabbia sul carro.)
Olà prendetelo, e incarrozzatelo.
CHISCIOTTE
Mio Sancio seguimi...
SANCIO
Col corpo, e l'anima...
CHISCIOTTE
Il Ciel vi prosperi Dame bellissime...
CONTESSA, DUCHESSA e CALAFRONE
Signor, vediamoci...
CARMOSINA, CARDOLELLA e PLATONE
Sancio, scriviamoci.
CHISCIOTTE
Si, consolatevi: ritornerò.
SANCIO
Mi venga un canchero, se ci verrò.
TUTTI
Due tipi simili chi troverà?
Sono fantastici in verità.
Eccoti in poche parole la mia Commedia spiegata.
A me dunque non altro resta,
che attendere il tuo compatimento.
F I N E
|