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IL DIBUK
Leggenda drammatica in un prologo e tre atti
di SCIALOM AN-SKI
Riduzione di RENATO SIMONI
Musica di
LODOVICO ROCCA
Prima rappresentazione:
Milano, Teatro alla Scala, 24 Marzo 1934
Personaggi:
REB SENDER
di Brinizza, Baritono
LEAH, sua figlia, Soprano
FRADE,
vecchia nutrice di Leah, Mezzo-Soprano
HANAN,
discepolo della scuola talmudista, Tenore
REB EZRIEL
di Miropol, Rabbino miracoloso, Basso
IL MESSAGGERO,
Tenore
MAIER,
custode della Sinagoga di Brinizza, Baritono
MICHAEL,
Basso
GITEL
amica di Leah, Soprano
BASÌA
amica di Leah, Mezzo-Soprano
MENASCÈ, lo sposo
NACHMANN, padre di Menascè, Baritono
PRIMO BATLON,
Tenore
SECONDO BATLON,
Basso
UNA DONNA,
Soprano
UN'ALTRA DONNA,
Contralto
LA CIECA,
Contralto
LA VOCE DI NISSEN,
padre di Hanan, Basso
Un cantore - Talmudisti - Compagni di Sender - Mendicanti
- Parenti di Menascè - Ospiti nuziali - Gente di Brinizza e
di Miropol - Gli Ebrei della Comnunità.
Prologo
Atto I
Atto II
Atto III
Prologo
Voce d'uomo
(in distanza)
Alla porta della vita un'anima...
(S'apre lentamente
il velario e la scena appare ancora
chiusa da un secondo velario di colore
pallidissimo.)
(Lentissimi e leggeri, quasi indistinti,
movimenti di
piccole nuvole e di
nebbie
dal basso
in
alto, con
luce
debolissima.)
(Di lontano giunge l'eco stanca di un lamento.)
Voce di donna
(in distanza)
Alla porta della vita un'anima...
(S'intravvede, illuminata
da pallida luce, la figura del
Messaggero.)
La voce del Messaggero
In un giorno solenne, nella casa
del Rabbi. Sender di
Henie, Nissen di Rivha s'incontrarono amici, più che
fratelli, nel nome del Signore.
(Tenue e un po' crescente luce azzurrina sulle
nebbie.)
Voci dal Cielo
Elohim! Jehova! Israel! Adonai!
Nel nome del Signore!
Elohim !
(Diminuisce e scompare
la luce azzurrina.)
La voce dei Messaggero
Disse Sender di Henie
(Più velatamente appare il volto di Sender.)
La voce di Sender
« Se il mio letto sarà benedetto
ed una figlia nascerà...»
La voce del Messaggero
Disse Nissen di Rivha:
(Ora s'intravede anche
il volto di Nissen, velatamente,
come quello di Sender.)
La voce di Nissen
«Se
un figlio dal mio sangue fiorirà... »
Voci dal Cielo
Patto d'amore! Patto d'onore!
Elohim!
(Si aprono lentamente i veli, la scena è ancora chiusa
da un gran velo sul quale si profila il
libro della Legge.
Continuano
sempre i lenti movimenti di nuvole e nebbie.)
La voce di Sender e di Nissen
È stretto il patto nella presenza
del Signore!
Voci dal Cielo
È stretto il patto nella presenza
del Signore!
E' scritto! È scritto! Patto di fede!
La voce del Messaggero
Siano sposi un giorno benedetti
dal Signore!
Voci dal Cielo
Ah, sian sposi un giorno benedetti
dal Signor!
(Si dilegua adagio il chiarore sul velo della Legge.
I volti di Sender e di Nissen scompaiono indistintamente.)
Voce d'uomo
Eccoti bella! Eccoti bella!
Voce di donna
Baciami i baci della tua bocca!
Tutte le voci
Triste l'anima affonda nell'abisso
del male, ma redenta e
gioconda su su in alto risale. Elohim! Elohim!
Adonai!
Ah! ...
(Va oscurandosi la debole luce
delle piccole nuvole e
delle nebbie sul velo.)
Voce di donna
(lontanissima)
Un'anima alla porta della vita...
Voce d'uomo
(lontanissima)
... alla porta della vita...
La voce del Messaggero
Si cercheranno, s'incontreranno...
(La figura del Messaggero gradatamente scompare.)
(Si alza il velo della Legge lentissimamente e indistintamente,
mentre a poco a poco affiorano dal nulla tutte le luci della
Sinagoga, lampadario, candele, lampade votive, lumini
dell'Arca Santa, ecc.)
Prologo
Atto I
Atto II
Atto III
atto primo
L'interno della vecchia Sinagoga di Brinizza. È sera tarda.
I due Batlon e Maier, seduti vicino a una
grande stufa,
a sinistra, parlano sommessamente. Il
Messaggero nella
parte opposta è sdraiato su una panca,
tenendo come
guanciale la sua sacca.
Hanan sta immobile e trasognato presso la lampada
rituale.
Al lume di alcuni ceri, alcuni talmudisti, già quasi vinti
dal sonno, stanno stancamente leggendo,
verso il fondo
della Sinagoga, presso un lungo tavolo
coperto di grossi
libri, vecchi e sdrusciti. A destra,
e
un po' in alto, la
grande Arca. Non appare alcuna finestra.
Una mistica atmosfera avvolge la Sinagoga. Forti ombre
negli angoli.
Primo BatLon (*)
Reb Samuel...
(*) E' l'ozioso del ghetto: recita
preghiere per gli ammalati
e per i defunti.
Primo, secondo Batlon, Maier
(lamentosamente)
Santa la sua memoria!...
Primo Batlon
... calzava pantofole d'oro.
Secondo Batlon
... pantofole d'oro!
Maier
Reb David di Talner...
Primo, secondo Batlon, Maier
Santa, la sua memoria!
Maier
... aveva un trono d'oro.
Secondo Batlon
... un trono d'oro!
Primo Batlon
Reb Samuel di Roghine...
Primo, secondo Batlon, Maier
Santa la sua memoria!
Primo Batlon
... viveva da re. Musici alla sua
tavola e una carrozza
d'oro !
Maier
... e una carrozza d'oro!
Secondo Batlon
Ma Nathan, il santo d'Anipol,
chiedeva l'elemosina
vestito di cenci.
Maier
Conosco un decrepito vecchio che
fa miracoli! Una
parola
gli basta per far divampare le fiamme e una parola
gli basta per spegnerle. Toccati dalle sue
dita, i muri
trasudano vino; chiama gli spiriti neri ed
anche Satana.
(Sputa.)
Hanan
(inquieto)
Dov'è?
Maier
Chi?
Hanan
L'uomo che fa i miracoli!
Maier
A Krasnen, nel mio villaggio
lontano,
tra le paludi polacche.
Hanan
E' lunga la strada?
Maier
Un mese di cammino.
Perchè chiedi? Che vuoi fare?
Vuoi andare da lui?
Vedrai che prodigi
nel nome di Adonai.
Hanan
(ripetendo
come trasognato)
Krasnen... Krasnen…
(Esce.)
Primo Batlon
(a
Maier)
Taci. In luogo sacro,
in quest'ora oscura, non parlar così.
Può portar sventura.
Il Messaggero
(durante tutto lo svolgersi del
dramma,
egli ogni qualvolta parla, sarà
sempre illuminato da una diafana luce,
quasi sorgente da lui stesso.
Alzando la testa, immobile:)
Chi è quell'adolescente?
Primo Batlon
Un discepolo della nostra scuola.
Secondo Batlon
È un sapiente.
Primo Batlon
Recita a memoria fin
cinquecento pagine del Talmud.
Il Messaggero
Di dove viene?
Primo Batlon
Dalla Lituania, bambino ancora.
Ma da un anno era scomparso.
Secondo Batlon
Era in pellegrinaggio...
Maier
... di penitenza...
Secondo Batlon
… ed è tornato appena...
Primo Batlon
... ma mutato...
Maier
... sempre pensoso...
Primo Batlon
... fa continue abluzioni...
Secondo Batlon
... digiuna da un sabato
all'altro...
Maier
... e pare iniziato alla scuola
Secondo Batlon
... più d'uno gli ha chiesto invano un talismano.
Primo Batlon
Chi sa, forse è un eletto.
(Pausa)
È tempo d'andare.
(prendendo rudemente
Maier per un braccio)
Ah, se fosse qui il tuo gran cabalista,
a spicciar vino dai muri! Ho sete, ho fame!
Son digiuno da stamane.
Secondo Batlon
Anch'io sono digiuno.
Maier
(allegramente)
Presto si mangerà!
Primo e secondo Batlon
(curiosi)
Si mangerà?
Maier
Sst! Sender se n'è andato
a cercare un fidanzato per la figlia.
(quasi danzando)
Se lo trova, ah, berremo, ah,
berremo, alla salute degli sposi!
Primo, secondo Batlon, Maier
Se lo pesca, che festino,
alla salute degli sposi!
Maier
Ah, berremo!
Primo Batlon
Che festino!
Secondo Batlon
Sender è molto ricco!
Primo Batlon
Sender è un buon ebreo.
Secondo Batlon
Ma vuole un genero ancora più
ricco.
Maier
I nostri vecchi non cercavano
ricchezze,
ma uno sposo virtuoso degno d'essere scelto
per sapere e purità.
E ce n'è tanti ancora!
(Pausa.)
Il Messaggero
E ce n'è uno qui.
(Si spalanca violentemente la porta della Sinagoga e quasi
contemporanea mente entrano correndo due donne.
La più giovane conduce per mano due bimbi.)
Una donna
(davanti l'Arca Santa e
invocando disperatamente)
Dio d'Abramo, Dio d'Isacco e di
Giacobbe! Il mio sposo
sta morendo! Salva il padre a questi infanti!
Apriamo
l'Arca Santa! Baciamo i libri santi! E
preghiamo, preghiamo...
(Apre l'Arca Santa donde esce un tenue bagliore e bacia
i sacri rotoli in essa contenuti.)
Un'altra donna
(con angoscia)
Signore, soccorrici!
Soccorrici, Signore! Mia figlia geme
tra gli spasimi della maternità.
Sante Thorà, Sante Thorà,
fate che nasca l'attesa creatura!
Il Messaggero
Quando l'anima d'un essere umano,
che non è ancora
morto, deve entrare in un corpo che non
è ancora nato,
si lotta nelle tenebre. Se l'infermo muore,
il bimbo nasce.
Se il morente si salva, il bimbo muore.
Secondo BaTLON
Volete che dieci uomini recitino
i salmi, all'intenzione
del vostra figlia?
Primo Batlon
Volete che dieci uomini recitino
i salmi, all'intenzione
di vostra figlia?
Una donna
Sì, sì, subito, senza tardare!
Un'altra donna
Subito, subito, senza tardare!
Primo e secondo Batlon
... subito, subito, senza tardar!
Secondo Batlon
Ma sono poveri...
Primo Batlon
... poveri sono...
Secondo Batlon
Compensarli conviene.
Una donna
Ecco un fiorino.
Un'altra donna
Ecco un fiorino.
Secondo Batlon
È poco, è poco.
Primo Batlon
... è poco...
Le due donne
Su, corriamo in un'altra Sinagoga!
(Escono di corsa.)
Primo Batlon
(ai talmudisti assonnati)
Chi vuole recitare i salmi?
Un pane per ciascuno!
Secondo Batlon
Chi vuole recitare i salmi?
Alcuni Talmudisti
... un pane, un pane per ciascuno...
Primo Batlon
(fra sé, borbottando)
...
è poco, è poco...
I Talmudisti
T'amo con tutto il cuore, o
Eterno, mia forza.
Nel dì della mia sventura io cerco il Signore,
penso a Dio, e gemo : medito
e il mio spirito vien meno.
L'Eterno è buono e retto.
(Escono verso
il fondo della Sinagoga,
dalla porta che conduce
alla « stanza separata ».)
O Eterno, fammi conoscere le tue
vie;
o mio Dio, in te mi confido.
Primo e Secondo Batlon
(partecipano al canto dei
talmudisti,
interrompendosi ogni tanto per esclamare:)
... due fiorini... è poco... è
poco...
Un pane per ciascuno...
Che miseria!... Siam poveri... Siam poveri...
(Escono coi talmudisti.)
(Lunga pausa.)
Hanan
(rientrando)
Aperta è l'Arca Santa, a tarda sera
aperta. I libri della
legge, uniti, muti! Tutti i segreti, tutti i
simboli son
chiusi là. Chiusi ed oscuri. Tutti i
miracoli, dal principio
del mondo alla fine degli uomini!
Maier
Che fantastichi, Hanau?
Hanan
(si allontana dall'Arca,
si avvicina a Maier, lentamente.)
Tutto, tutto è mistero e la via
non si trova.
(risolutamente)
Il nome del villaggio è Krasnen?
Maier
Che dici?
Hanan
Nulla. Penso.
Maier
Nella Cabala sei sprofondato.
Più non apri il Talmud.
Hanan
(con ansia e fervore)
Sotto la volta della terra, in fondo,
c'è un mondo come il nostro.
Mari e deserti, campi e foreste,
città e villaggi, come qui, come qui!
Vi urla il tuono, vi fremono
le tempeste, come qui, come qui!
Solo il cielo vi manca, vi manca
il ciel del sole, il ciel dell'ale.
Tale è il Talmud, vasto e profondo.
(con affanno
crescente)
Ma se ascender tu vuoi, t'incatena
alla terra!
Ma la Cabala t'afferra l'anima e la solleva
su nelle vertìgini delle altezze sublimi!
T'apre il Ciel! T'avvicina al Paradiso ed un lembo
solleva della grande cortina! T'apre il Ciel!
T'apre il
Ciel! Ah! mi manca il cuore, non ho più
forza...
Maier
(avvicinandosi
con un grosso libro,
il Talmud, indicando
coll'indice una pagina)
Dice il Talmud: «Solo quattro savi
entrarono in Paradiso:
Ben Azai, Ben Akai,
Ben Zomah e Rabbi Akiba.
Ben Azai guardò e morì.
Ben Zomah guardò e impazzì.
Ben Akai guardò e la fede smarrì.
Solo Reb Akiba guardò
e vivo uscì.»
Hanan
(senza ascoltare Maier)
È la folle lussuria il peccato più grave, che ha radice più
dura. Ma se un fuoco soave ne divori la furia, ecco allor
nascerà dalla febbre più impura la più gran purità, l'estasi
sacra, il Cantico dei Cantici: Eccoti, bella amica, eccoti
bella, rosa di Saron, giglio della valle, o mia sposa,
dolcissima sorella! I tuoi capelli lungo le tue spalle son
come mandre di capretto snelle, sospese, là, sul monte di
Galaad. I tuoi seni son come le gazzelle che pascono tra
i gigli... O mia sposa, o dolcissima sorella...
(Entrano Leah
e Frade fermandosi incerte sulla soglia.)
Maier
(interrompendo)
Chi vedo? La figlia di Sender?
(con intonazione cerimoniosa)
Buona notte, Leah!
Leah
(timidamente a Maier)
Avete promesso di mostrarmi i
vetusti ricami venerandi...
(Hanan fissa, quasi estatico,
Leah.
Essa, accorgendosi
della presenza di Hanan,
abbassa
gli occhi e cerca di
sottrarsi allo sguardo del giovane.)
Frade
Per l'Arca una nuova cortina di
velluto prezioso, trapunto
d'oro puro, con l'arte pia delle avole, Leah
donerà
(Maier, con cenni di consenso, va verso una panca che si trova
vicino alla porta d'uscita e ne trae alcuni drappi.)
Leah
(siede con
Frade
presso il tavolo dei Talmudisti.)
Oh, com'è triste la Sinagoga buia!
Frade
A mezzanotte, i morti escono
dagli avelli, vengono a pregar
qui, lividi, e resta il loro muto
duol nell'ombra mesta.
Maier
E quando albeggia, cadon
sulla soglia lagrime e lagrime.
L'Eterno piange la rovina del Tempio.
Frade
(con mistero)
Perciò le antiche Sinagoghe
hanno i muri che sgocciolano.
Leah
Oh, questa come è vecchia!
Frade
Vecchia, vecchia!
Fu trovata sotterra così com'è
costrutta, miracolosamente.
Maier
Sulla nostra città passato è
spesso il fuoco,
ma questa santa casa non toccò!
Solo una volta le fiamme l'hanno avvolta!
Ma un volo celestiale di colombe
le spense col battito dell'ale.
Leah
(levandosi)
Questa mestizia m'attira,
m'attira questo mistero.
Frade
(si alza e senza interessarsi
dei drappi
che aveva recato Maier,
prende Leah per le mani
e le dice sottovoce:)
Leah, quel giovine
ti guarda intensamente.
Leah
(abbassando completamente gli
occhi)
È Hanan. Un tempo, al sabato,
s'assideva alla mensa di mio padre.
Vorrei saper perch'è sì pallido,
vorrei saper perch'è sì triste.
Frade
Triste, sì, molto!
E brillano i suoi occhi!
Leah
Sempre brillan, così, lucidi e
neri:
d'alto stupore, d'alti pensieri, di chiusa pena!
Quando egli parla con me, trema
e respira appena! Perchè- Perchè?
(come seguendo una propria riflessione)
Una fanciulla non deve parlar
per la prima ad un giovino
sì strano, sì strano.
Frade
Maier, voglio baciar le sante
Thorà!
Maier
Ma sì! Ma sì
(S'avvicina, seguito
da Frade all'Arca.
Ne trae i rotoli
che Frade bacia
rispettosamente.)
Leah
(che ha sentito su di sè, dal
buio,
sempre gli sguardi fissi,
intensi di Hanan, segue lentamente
Frade; ma passando
davanti a Hanan si ferma
e gli dice pianissimo:)
Buona sera, Hanan! Sei ritornato?
Hanan
Ritornato, sì, da lontano!
Leah
Molti paesi hai veduto?
Hanan
Sogni! Sogni! Un sogno forse!
Solo un sogno!
Leah
E ancora partirai?
Hanan
Sempre, o mai più!
(S'accascia su una panca.)
Leah
Stanco tu sei!
Sei come da una febbre arse'
Riposa !
Hanan
(scattando in piedi)
Febbre! Insonnia! Sete! Brividi! E cupa
oscurità del
destino! Una promessa certa? o una promessa
vana?
Tutta la vita è là! Leah
(Leah è ora vicinissima ad Hanan.)
Frade
Vieni, vieni; bacia. o Leah, le
sante Thorà!
Leah
(va, circonda le Thorà delle sue braccia
e le bacia con passione.)
Frade
Figlia, figlia, le cose sante
sfiora solo,
e non toccare così!
(Riprende le Thorà,
che Maier rinchiude nell'Arca.)
È già tardi, andiamo.
(Esce con Leah, accompagnate
da Maier fin sulla strada.)
(Pausa.)
Hanan
(rimane alcuni momenti ad
occhi chiusi,
poi riprende a cantare
il Cantico dei Cantici.)
Ecco, venuta è a me la tutta bella
che miele ha sopra il labbro porporino!
O mia sposa, o dolcissima sorella,
gli amori tuoi più dolci son del vino!
Maier
(rientrando
dalla strada)
Che canti tu laggiù?
(poi, guardandolo)
Umide, o Hanan, sono le tue chiome.
Ancora, d'acqua asperso,
hai pronunziato il grande, il santo Nome?
Hanan
Sì.
Maier
E non temi?
Hanan
No.
Maier
E da un sabato all'altro tu
digiuni?
Hanan
Ogni gusto del cibo è morto in me.
Maier
Ti maceri e ti struggi.
Perchè lo fai? Perchè?
Hanan
(febbrilmente,
esaltandosi sempre di più)
Perchè voglio raggiungere
un diamante purissimo, aspettato,
promesso, mio! Irradiarmi di esso,
irradiarlo di me.
E raggiungere la luce
del Terzo Cielo, il Cielo delle
Magnificenze, il Ciel
dei raggi e delle Santità!
(Cade prostrato
sui gradini dell'Arca.)
(con impeto)
Botti d'oro, monti d'oro, voglio
conquistar,
per colui che l'oro solo sa contar!
Maier
Hanan, Hanan, tu ti perdi,
nell'abisso nero scendi! Ciò che brami,
invano attendi dalle Potenze Sante!
Hanan
(core grande
forza,
balzando avanti volgendo le
spalle all'Arca Santa)
Dall'altre dunque,
dalle potenze tremende, da quelle che
sante non sono io l'avrò ! l'avrò
Maier
(scostandosi)
Ho paura di lei Ho paura di te!
I due Batlon e due Talmudisti
(rientrando dalla
stanza separata )
Dieci salmi ho recitato.
secondo Batlon
Dieci salmi per pochi soldi...
ì due Batlon e due Talmudisti
(lamentosamente)
... per pochi soldi... dieci salmi...
(Rientrano dalla « stanza separata» gli altri talmudisti.)
Primo Batlon
Ora, con questo fiorino.
un po' di vodka e di pane.
Maier
È tutto preparato.
Secondo Batlon
Pane!
Primo Batlon
Vodka!
Secondo Batlon
Mangiamo!
Primo Batlon
Beviamo!
(Eseguiscono.)
Maier
... per pochi soldi...
(Si apre la porta ed entra rapidamente Sender, con il
caffetano sbottonato, il cappello indietro
sulla nuca,
straordinariamente lieto. Lo seguono quattro uomini,
fra i quali Ascher.)
Maier, i due Batlon,
Oh Reb Sender! Benvenuto!
Benvenuto!
Sender
Passavo e mi son detto:
vediam che fanno là dentro!
Assorti - lo scommetto –
saranno in profonda preghiera.
Eh! Eh! E vi trovo a bere!
Eh! Eh! Fratelli miei!
Voi siete veri ebrei di Miropol!
Secondo Batlon
(offrendo la vodka)
Una gocciola, Reb Sender!
Primo Batlon
Un solo goccioletto !
Primo e secondo Batlon
Reb, accetta !
Sender
Stupidoni!
Oggi a me l'offrir s'addice.
(Movimento di curiosità dei
Ballon,
Maier e Talmudisti
che si stringono maggiormente
intorno a Sender.)
Piatti ghiotti e vini buoni.
Dio m'aiuta e mi consola!
Eh! Eh! Oggi è giorno felice!
Fidanzata ho la figliuola!
Hanan
(in
disparte,
non veduto
da tutti gli altri, e col più
profondo
sgomento)
E può essere vero?
Vero? Vero? Perchè?...
Maier, i due Batlon, e i
Talmudisti
(con grida di giubilo
battendo
le mani)
Mazal Tov! Mazal Tov! La, ra, la,
la, la, la!
Maier
Era corsa voce che...
(offre uno sgabello a Sender)
Sender
(sedendosi)
... tutto fesse ormai sfumato!
Sì, parca! Ma, eh! eh! eh!
alla fine (quanto fiato ho profuso)
s'è concluso! S'è concluso!
Tutto è fatto! Il contratto è sottoscritto.
(Hanan segue con ansia ed emozione
crescenti
le parole di Sender.)
(alzandosi e mettendo un piede
sullo sgabello, agitando le braccia)
Alla figlia mia vezzosa posso
dire:
a Leah! sei sposa! »
Tutti (tranne il Messaggero e Hanan,
circondano Reb Sender
e felicitandolo con gioia
s'avviano con lui verso il fondo
della Sinagoga presso il lungo tavolo
dei talmudisti, attorno
al quale si seggono,
animatamente discorrendo.)
Mazal Tov! Mazal Tov!
Hanan
(a parte, inosservato,
disperatamente)
Sposa! Sposa! È già scritto!
Dunque tutto fu vano!
I digiuni più duri, e preghiere,
e scongiuri! Tutto inutile
fu! Ora che fare? Che mi resta?
Qual potenza funesta
supplicare, evocare?
Ah! Che fiamma! Che luce! Che
altezza! Che abisso!
M'è svelato il mistero del doppio
Nome! Il mistero ond'è cinto
s'è squarciato per me!
Vedo... vedo... Io ho vinto!...
(Cade presso la grande stufa - ov'era sempre rimasto
nascosto non visto dai presenti - - col
capo e le braccia
sul pancone che circonda la stufa stessa.
L'atmosfera della
Sinagoga si oscura, i ceri sul tavolo dei
Talmudisti, con
sumandosi, si sono spenti
successivamente.)
Il Messaggero
(aprendo la sua lanterna)
La fiamma è spenta già.
Un'altra se ne accenderà.
(Silenzio penoso, ansioso.)
Sender
Maier! Questo buio! Luce! Luce!
Il Messaggero
(andando con gran calma
verso Sender)
Col padre dello sposo
ogni accordo fu preso?
(Maier rientra
con due candele accese.)
Sender
(stupito e
un po' impaurito)
Sì.
Il Messaggero
Promettono i parenti,
e mancano talvolta ai giuramenti!
Poi, lunghe liti innanzi
al Tribunale delle Thorà. Fratello,
attento, attento
(Ritorna colla stessa calma
alla sua panca.)
Sender
(sgomento, sempre seduto
e completamente voltandosi)
Chi è costui? Chi lo conosce?
Maier
Non è di qui. È un messaggero.
Sender
Che vuole da me?
Maier
Non so.
Sender
(scuotendosi, cercando deviare
il proprio pensiero, con affanno)
Ascher! Corri a casa mia!
Ogni cosa pronta sia!
Cibi e vino! Un festino!
Ascher, corri
a casa, su!
(I1 Messaggero riaccende la sua lanterna.)
(Ascher esce di corsa, seguito da due
degli uomini giunti con Sender.)
Sender
(lasciando bruscamente
il suo posto)
Danziamo, danziamo!
La figlia di Sender si sposa.
(pomposo)
Eh! Eh! E non si danza? Eh! Eh!
Su, fratelli, su, su, amici miei!
Mostriamo che siam bravi ebrei di Miropol.
Primo Batlon
Ballo tondo, buoni ebrei!
Maier e secondo Batlon
Ballo tondo, ballo tondo!
(Sender e i due compagni giunti e rimasti con lui,
Batlon e Maier, ciascuno con una mano sulla spalla del
vicino, in modo da far cerchio, girano lentamente sullo
stesso posto, con espressione estatica, cantando a bocca
chiusa un'aria monotona. La Sinagoga si trasforma lentamente
in un'atmosfera livida di morte. Appena percettibili appariranno
le luci dell'Arca, delle lampade votive. del lampadario, ecc.)
Sender
(rompendo il circolo)
Ora un ballo più giocondo!
Mazal Tov! Mazal Tov!
Primo Batlon
Ora un ballo più giocondo!
Maier
(ai talmudisti)
Voi, ragazzi, tutti qui!
Su, venite qui da me!
Primo, secondo Batlon, alcuni
Talmudisti
e due compagni di Sender
Mazal Tov ! Mazal Tov !
(Quasi tutti i talmudisti si uniscono alla danza sempre
gradatamente più animata e nervosa nel ritmo e nel canto)
Secondo Batlon
(staccandosi quasi subito
dagli altri)
Hanan, Hanan, dove sei?
Ballan tutti i buoni ebrei.
Balla anche tu!
(Al secondo Batlon s'uniscono, per cercare Hanan, due
dei talmudisti che non. partecipano alla danza.)
Sender
(turbato, staccandosi anch'egli
dalla danza non appena
ode il nome di Hanan)
Hanan qui? Il mio piccolo Hanan !
Eh! Eh! Fatti vedere,
piccolo Hanan!
Maier
(scorgendo Hanan
disteso a terra)
Dorme là.
Sender
(inquieto)
Sveglialo, sveglialo!
Piccolo Hanan!
Maier
(Lo tocca, lo scuote, lo solleva,
sorregge il corpo inerte
tra le braccia.)
Non si sveglia!
(Maier lascia lentamente cadere sulle braccia del 2° Batlon
il corpo di Hanan, che piano, piano, scivola lungo disteso
a terra. Su Hanan la luce livida della Sinagoga diviene a
poco a poco più intensa. Maier fa tacere i Talmudisti e
i due compagni di Sender, che, incoscenti ed esaltati,
continuavano a danzare e a cantare dall'altra parte della
Sinagoga. Sender s'accosta con paura.)
Primo Batlon
(che si era staccato dal cerchio
dei danzatori, s'avvicina, col suo penoso
passo di vecchio, ed osserva attentamente,
fra la trepidante attesa degli
astanti, il corpo del giovane,
illuminandolo con un cero.)
(Dopo un istante di esitazione
e di sgomento:)
È morto!
Tutti
(tranne
il Messaggero)
Morto
Secondo Batlon
(con terrore, scorgendo
presso il morto il libro della Cabala)
Dalle sue mani è caduto il libro della Cabala!
(Tutti corrono verso l'uscita. Sender, più lento, guarda da
lontano il cadavere. Il Messaggero s'alza. E' avvolto nella
sua misteriosa luce.)
Sender
Piccolo Hanan!
(coprendosi gli occhi
con le mani e fuggendo)
Ah! Quel povero viso!
(Tutti sono usciti: qualcuno guarda
dall'uscio.)
Il Messaggero
(impassibile, colla sacca
e la lanterna si accosta lentamente
ad Hanan.)
Le potenze malvage l'hanno ucciso!
(Sempre lentamente si avvia verso la porta di fondo.
Solitudine. Dal cero portato dal primo Batlon
scende una
bianca luce sul volto pallido e tormentato
del morto.)
Si chiude il velario.
atto secondo
Prologo
Atto I
Atto II
Atto III
La piazza del villaggio di Brinizza. È l'ora del crepuscolo.
A sinistra una vecchia Sinagoga e, davanti ad
essa, una
tomba con una stele. Vi arde una piccola
lampada.
A destra la casa di Sender, col portone che dà sopra un
cortile: il cortile è visibile in parte dalla
piazza attraverso
una rozza cancellata. Una scaletta esterna
affiancata alla
casa porta al piano superiore. Ai lati del
portone e vicino
al tempio panchine di pietra. Di fronte altre
case e due
viuzze caratteristicamente ebree che vanno
verso il fondo
e, sul fondo, la viuzza di sinistra svolta
passando davanti
al disegno un po' indefinito e mesto del
cimitero.
Il cortile della casa di Sender è pieno di gente. Si odono
voci di gente allegra, ritmi di danza. Nel
piazzale arrivano
alcuni mendicanti. Luce calda e luminosa.
I Mendicanti della piazza
Sender, Sender! Siam venuti da
lontano!
Il Signore sia con te! In tua figlia ti protegga!
A te crescano i nipoti, nella gloria del Signore!
La tua figlia è come l'alba d'un bel giorno del Signore!
Come i puri gigli d'Hebron olezzando fiorirà!
(Si apre il portone.
Una fila di servi esce recando piatti di cibi,
fiaschette d'acquavite per i mendicanti.
Li conduce Frade.
Acclamazioni. I mendicanti mangiano
avidamente, commentando:)
Arrosto! Pesce! Acquavite!
Mangia! Bevi! Belle nozze!
Giorno raro! Quando mai tanto pesce
mangerai? Tanto arrosto? Mangia!
Bevi! Che acquavite!
(Un gruppo di mendicanti forestieri circonda la stele e
legge le parole che vi sono incise,
curiosamente.)
Frade
(indicando la tomba)
È la tomba dei santi fidanzati
che han patito il martirio!
Orrenda storia!
Primo Batlon
(lamentosamente)
Ahi! Ahi!
(I due Batlon, alternativamente parlando della storia dei due
fidanzati uccisi. La folla si fa attorno e segue il racconto
con commozione, senza però interrompere l'avido mangiare.)
Primo Batlon
Ahi, ahi! Son già cent'anni...
Secondo Batlon
Il pogròm! Il pogròm!
Primo Batlon
... vennero i cosacchi.
Secondo Batlon
Saccheggi, massacri,
violati i luoghi sacri!
Primo Batlon
Incendi e stragi e pianto!
Alcune mendicanti di Brinizza
(facendo eco alle parole
dei due
Batlon)
Ahi, ahi! Son già cent'anni,
vennero i cosacchi!
Secondo Batlon
(indicando la tomba)
E questi due innocenti caddero uccisi,
sotto il baldacchino
nuziale, qui!
I Mendicanti
Caddero uccisi, qui!
Secondo Batlon
E furon sepolti in una sola
fossa...
Primo Batlon
...entro la terra rossa del loro
sangue!
Secondo Batlon
Ahi! Ahi!
Frade
Or, quando si fan nozze,
un sospirar sommesso da questa
tomba sale!
Secondo Batlon
E dura ancora adesso
una pietosa usanza: ...
Primo Batlon
Ogni corteo nuziale
qui passa e sosta e danza...
Frade
... per rallegrare un poco
i fidanzati estinti.
I Mendicanti
(lamentosamente)
Ahi! Ahi!
Secondo Batlon
Vennero i cosacchi...
Primo Batlon
...e strida, e pianto...
Frade
...e fuoco, e fuoco!
Tutti
Saccheggi, massacri,
violati i luoghi sacri, incendi,
e stragi, e pianto...
Il pogròm ! Il pogròm ! Ah! Ah!
(Gradatamente la lamentazione si placa e
sta per cessare,
quando dal portone della casa di Sender esce
Maier, che,
facendosi imbuto d'una mano alla bocca, grida:)
Maier
Gente, gente, udite! Siate di qui,
veniate di lontano, non importa!
Il ricco Sender v'apre la porta, e cinque soldi
generosamente dona a ciascuno!
Ah, benedite questo
giorno, gente!
Tutti i Mendicanti
Cinque soldi!... Cinque soldi!
(Entrano tumultuosamente nella casa di
Sender. Frade
li segue
e chiude il portone. Maier fa per
rientrare nella casa di Sender,
quando
gli appare il Messaggero nella sua luce.)
Maier
Scholòm aleichèm! La pace sia con
voi!
Eccovi ancora nel nostro villaggio!
Di ricche nozze giorno è questo!
Incontraste lo sposo nel viaggio?
Tarda a venir.
Il Messaggero
Giungerà troppo presto!
(Il Messaggero
entra nella Sinagoga. Maier lo fissa un po'
perplesso,
fa
per seguirlo, poi lentamente ritorna
verso il
portone
ed
entra nella casa di Sender. Al suo apparire nuove
grida lo accolgono nel cortile dove
la danza riprende
più intensa.
Frade scende dalla scaletta esterna
della casa di
Sender.)
Frade
(guardando nel
cortile)
Ohi di me! Leah balla ancora
coi mendicanti! Le farà male
(gridando)
Lcah! Leah!
(Lo strepito si fa più vicino.
Sgorgano dalla porta di
Sender i mendicanti.)
Una Gobba
Ho danzato con la sposa!
Una Vecchia
Anch'io!
Una Zoppa
Anch'io, anch'io!
Un Mendicante con le grucce
Perchè balla soltanto con le donne?
Uno Storpio
Vorrei girar, saltar con lei!
(pizzicando la gobba)
Con lei, non con te!
(La mendicante
manda uno strillo.)
Frade
(gridando)
Leah, non ballare più!
(Appare un gruppo di lerce vecchie e
giovani e di bambini, danzando.
Tra di essi esce Leah.
Due donne sono aggrappate a lei e ballano
grottescamente. Leah
fa come
esse,
pallida, smarrita, con la testa
indietro,
gli
occhi socchiusi, con
una
specie
di
disperazione.
Due comici suonatori accompagnano coi
loro strumenti la danza.)
Alcuni Mendicanti
Su, su, su! Balla ancora, su!
Balla con me!
Ha ballato con la gobba!
Ha ballato con la zoppa,
e con me ballar dovrà...
Leah
Mi stringono, mi toccano con mani
di gelo!
Viscide, ossute! Ah, che vertigine!
Mi gira la testa! Il cuore s'arresta!
(La danza si fa più stringente e vertiginosa, con orrore crescente.
Intorno a Leah
danzano tutti,
chi
accompagnandosi
col
picchio delle mani,
chi battendo
fragorosamente
i piedi,
chi cantando e
agitando le
braccia, chi sghignazzando.
La luce va sempre più mancando. Leah è ora fiancheggiata
da una donna gobba e da una vecchia zoppa; poi da due
donne piccole e grassissime, le quali faticosamente cercano
seguire con ridicole mosse il ritmo vivacissimo della danza.
Il giorno è giunto alla sua estrema agonia. A poco a poco,
di tra la folla, scivolano, strisciando
sul terreno e quasi
emergendo da esso, delle figure livide. La
visione dei
mendicanti va sempre più attenuandosi e sparisce. Ora si
vedono solo quelle ombre spettrali in una
luce spettrale.
È una danza incorporea e macabra. Da
questi fantasmi si
stacca una terribile cieca e s'accosta a
Leah, e, senza
toccarla, la costringe con potente suggestione a ballare
sul suo stesso ritmo. Strane nuvole ferme in cielo.)
La Cieca
Io son senz'occhi, cieca della più
nera cecità!
Nella mia tenebra bieca tu verrai,
ciascun verrà ! Il ritmo della danza
le mie ossa aride scuote!
Specchia la tua speranza nelle mie orbite vuote!
Gira, gira! A tondo così gira anche la falce!
Gira, alla fin del tuo dì, c'è un sudario,
una fossa, un salce! Op là, op là!
(Leah quando le mani della cieca, imposte su di lei, non
la sorreggono più, vacilla e cade a terra.
Le ombre svaniscono. Dal nero della scena riemergono
in un'improvvisa stanca luce crepuscolare
i mendicanti
con una bieca sghignazzata e nella loro
volgare danza.
Frade preceduta da Maier accorre presso
Leah, s'inginocchia
e l'abbraccia. Maier con un gesto imperioso della mano,
manda via i mendicanti, che si disperdono.)
Frade
Leah, il tuo candido vestito
com'è guasto e gualcito!
(Accarezza Leah, le tocca e le riaccomoda
le vesti.
La sorregge ed entrambe si rialzano.
Maier rientra nella casa di Sender.)
Leah
Quando si lascia sola la fidanzata
prima delle nozze, gli spiriti malvagi
la portano lontano.
Frade
Non evocar gli spiriti!
Son da per tutto, spiano
ed odono, occhi invisibili, ali,
artigli nell'etere oscuro, pronti
a scagliarsi su chi pronuncia
il loro nome impuro!
Leah
No, no, nutrice. I neri spiriti
non sono attorno a noi,
nell'aria. Ma i morti, i morti che non hanno compiuta
tutta la vita. C'era un pallido giovane, qui,
tra di noi, di grande anima, spirito profondo,
e a lungo doveva vivere nel mondo!
Ma, d'improvviso, il fil della sua vita
fu reciso, prima dell'ora giusta!
E l'hanno avvolto in un sudario
e poi l'hanno sepolto!
La voce lontana di Hanan
.. m'hanno sepolto...
(Un lontano bagliore sembra levarsi ed effondersi dal cimitero
e raggiungere funereo la scena al primo suono della voce lontana
di Hanan; lieve sprizzar di scintille in quel bagliore che deve essere
appena, se si può dire, l'ombra della luce.)
Leah
Che sono divenuti i suoi dì non
vissuti?
E le
parole spente...
La voce più vicina di Hanan
... le mie parole spente...
Leah
... sulle sue labbra esangui?
Le preghiere non dette?
La voce di Hanan
... le mie preghiere...
Leah
I dolori e le gioie
che dovevano essere suoi. I pensieri
non pensati...
La voce di Hanan
(lontana)
... i pensieri non pensati...
Leah
... i suoi figli non nati, o
nutrice, perchè?
La voce di Hanan
(più lontana)
... i miei figli non nati...
(Frade accompagna Leah
a sedere sopra una panchina
presso la Sinagoga.)
Leah
Se si spegne una lampa, si
riaccende e sfavilla finchè sia
inaridita. Se si spegne una vita che non fu
consumata,
più non c'è una scintilla che ridesti la
vampa! O nutrice,
nutrice, perchè?
Frade
L'Altissimo lo sa!
Leah
La vita umana, nutrice,
non si perde. Chi muore prima
d'esser giunto a sera, torna,
sì, torna a vivere il suo giorno!
Mia madre è morta,
ma farà ritorno. Oggi la chiamerò!
M'udrà! Verrà alle mie nozze,
ed il corteo nuziale guiderà!
(con estrema commozione)
Vedi tu quella tomba?
Io li conosco, i due innocenti sposi
insanguinati!
(come seguendo con gli occhi una visione)
Giovani e belli sorridevano assorti
nella dolcezza del raggiunto
sogno. Uccisi li han, ma non divisi.
Morti, uniti stanno.
(Si avvicina alla tomba.)
(con potenza drammatica
e in tono solenne)
O santi fidanzati, uscite dalla tomba!
Alle mie nozze vi invito,
o voi che siete sempre assieme.
(Abbraccia la stele cadendo in ginocchio e
così rimane.)
(La nutrice entra in casa per prendere il
manto nero di Leah.
Leah resta sola. Appare sulla soglia della Sinagoga il Messaggero.)
Il Messaggero
Vergine
Leah
(con un brivido senza volgersi)
Chi siete? Che volete?
Il Messaggero
(con grande calma e chiarezza)
Le anime dei morti tornan quaggiù,
ma non spiriti eterei,
senza più corpo, come avverrà quando avran
raggiunto
l'alta purezza! La colpevole anima assume
aspetti bestiali
o s'imprigiona entro la dura scorza o nei
rami contorti
degli alberi.
Leah
(sempre immobile)
Ah, parla, parla ancora!
Il Messaggero
Ed ogni maledetta anima errante
che non trova riposo,
del corpo altrui talora s'impossessa,
ed in quel corpo, alla
fine, si purifica.
Ciò si chiama « dibuk» !
(Leah levandosi di scatto nell'udire queste parole, corre
verso la panchina mormorando: Dibuk...
dibuk...
Il Messaggero rientra nella Sinagoga.
Leah si accascia sulla panchina.)
(Escono dal portone Sander con Frade che reca il manto nero.)
Frade
(parlando a Sender)
Danzò coi mendicanti, ed ora si
riposa.
Sender
Essere benigna ai poveri è santa e
dolce cosa.
Leah
A pregar che mia madre mi protegga
or debbo andare.
Sender
Va, figlia, va, figlia mia,
laggiù ove riposa la tua santa Madre.
Invitala alle nozze.
Conduca la sua sola figliola
al matrimonio. E parlale di me.
Dille che t'ho cresciuta,
vergine, casta e pia.
Or t'affido a un degno adolescente
di famiglia eccellente.
(S'asciuga una lagrima.)
Va. figlia, va a pregare.
(Entra in casa.)
Leah
Nutrice, posso invitare
altre ombre alle mie nozze?
Frade
Solo i
parenti stretti: il nonno,
la
nonna. la zia
Mirelè,
il prozio Jacob...
Leah
E un altro, un
altro che parente non m'è?
Frade
Taci, figlia. Ho paura.
Dicon ch'è morto male.
(Leah piange.)
Non piangere. creatura,
invitalo, non piangere!
Questo peccato prendo su di me.
Ma dove fu sepolto?
Io non lo so.
Leah
Ho visto in sogno la sua tomba
abbandonata nell'ombra
grigia, livida e tetra, col nome scolorito.
E apparso anch'egli m'è nel sogno,
bianco, stanco. E ripeteva con sospiri e pianto:
« O Leah, non dimenticarmi! » Poi disparve
ed anche la voce si tacque. Or la conosco la sua
tomba! La troverò, la riconoscerò! L'ho
veduto!
(Entrano due
ragazze
correndo.)
Gitel
L'ho veduto!
BASÌA
L'ho veduto !
Leah
(atterrita,
mandando
un grido)
Chi?
Gitel
Lo sposo!
BASÌA
Lo sposo!
Gitel
Ha i capelli neri!
BASÌA
Ha i capelli biondi!
Gitel
Neri...
BASÌA
... biondi!
Gitel
Neri!
BASÌA
Non è vero!
Gitel
Non è vero!
Gitel e BASÌA
Corriamo a veder!
(via di corsa)
Leah
Vieni, nutrice, andiamo.
(Si avvolge nel manto nero ed esce con Frade.)
(Per un momento la scena rimane vuota. Poi
s'ode,
sempre
più vicino, il suono gaio di alcuni strumenti. Appare
trafelato dalla viuzza di sinistra il
vecchietto tremolante;
egli giulivo bussa al portone di Sender e
alle altre porte
della piazzetta, annunziando con stridula
voce: È arrivato
lo sposo... lo sposo...! Irrompono i mendicanti dalla viuzza,
gridando:)
I Mendicanti
Lo sposo! lo sposo
(Entra un piccolo corteo, guidato da alcuni grotteschi e comici
suonatori. Si compone di Nachmann, del
figlio
Menascè -
lo sposo-,
del maestro di scuola, dei parenti di
Menascè e di qualche amico,
tutti vestiti a festa, pittorescamente.)
(Sender appare sull'uscio di casa.)
Sender
Scholòm ! Scholòm !
(Nachmann abbraccia Sender.)
Nachmann
Sender, Dio sia
con te!
Eccoti il figlio mio!
Sarà il tuo figlio! Benedicilo!
(Lo sposo si accosta
timidamente
e goffamente a Sender.)
Sender
Benedetto! Il
Signore sia con te,
con la tua sposa. E la tua casa
prosperi nei secoli.
(Abbraccia lo sposo
ed entra con gli
ospiti in casa.
Ilarità
dei presenti.)
(Scende la luce;
incominciano a passare lente nuvole.
La piccola folla diminuisce.)
Un
Mendicante storpio
Non è bello!
Uno
Sciancato
Non è bello!
Un Cieco
E non si mangia più.
Uno con le grucce
Che pranzo pitocco...
Uno Sciancato
Un sorsetto d'acquavite...
Uno con le grucce
E la focaccia?
Un Cieco
L'avevano promessa...
Uno con le grucce
E cinque soldi...
Uno Sciancato
Peuh! vecchio spilorcio...
Lo Storpio, il Cieco, Il
mendicante con le grucce
... niente, niente focaccia!
(Sender e i suoi ospiti
riappaiono dalla casa.
Ritorna un po' di folla.)
Nachmann
(a
Sender)
La tua figlia dov'è?
Sender
(ai mendicanti)
Dov'è mia figlia?
Voci tra la folla
(chiamando),
Leah! Leah!
(Molti risalgono le due viuzze.)
Una Mendicante allampanata
(accorrendo)
Giunge con la nutrice.
Una Mendicante con un bimbo in
braccio
Pallida...
Una Gobba
Estenuata! Sembra una morta che
cammini...
Sender
(correndo nella viuzza
dalla quale si vede apparire
Leah sostenuta dalla nutrice)
Figlia! Mia figlia! Lo sposo è
qui!
Frade
(con affanno)
Sulla tomba di sua madre è
svenuta!
(Dalla casa di Sender sono portate alcune torce.)
Sender
Mia Leah, povera Leah!
Consolati, sorridi! È il giorno lieto
delle tue nozze. Questo è il tuo sposo.
Sarai felice!
(ai servi)
Tutto pronto sia.
(Dalla viuzza di destra giungono
alcune donne vestite a
festa, con una candelina accesa in mano.)
Le Donne
Oh Signore Iddio, che su tutto
regni,
(Viene recato in mezzo alla piazza
un tappeto sul quale è posta
una grande sedia.
Tutto deve svolgersi calmo,
un po' stanco.)
veglia sugli sposi, sulla loro
casa,
dona pace ad essi, vita felice e lunga.
O nostro grande Padre, luce, guida, forza,
la tua bontà non ha fine!
(Entrano nella casa di Sender.)
Uno Sciancato
(agli altri mendicanti,
sommessamente)
Due sorsetti d'acquavite
Uno con le grucce
... e cinque soldi! Che spilorcio!
Un Cieco
Vecchio pitocco!
Uno Storpio
Due sorsetti, due sorsetti!
(Dal fondo giunge il
caratteristico baldacchino; è recato
adagio all'ingresso della Sinagoga, donde
usciranno il
Rabbi e il sotto Rabbi. Essi si portano
presso la sedia in
mezzo alla piazza, col baldacchino.)
Gli Uomini
Oh Signore Iddio! volgi il tuo
sguardo su questi figli tuoi.
Vigila su di loro, veglia sul loro amore e
benedetto sarai!
(Escono dalla casa di Sender le donne
colle candeline,
seguite da Leah in veste nuziale, e da
Frade. Le donne
fanno sedere Leah sopra la sedia sotto il
baldacchino.
Leah rimane immobile.)
(Riappare lo sposo, goffo e grossolano, con Sender,
Nachmann, ecc. Menascè si avvicina a Frade che reca
l'astuccio contenente il velo bianco-col quale deve coprire
il capo della fidanzata.)
Uomini e Donne
O nostro, nostro Adonai! Volgi lo
sguardo...
(interrotti dal grido di Leah)
(Quando Menascè sta per velare Leah,
essa balza in piedi,
con violenza isterica
e respinge il fidanzato gridando:)
Leah
Tu no, tu no! Il mio fidanzato tu non sei!
(D'improvviso la scena precipita nell'oscurità. I lumicini
punteggiano il buio. Grandi nuvole
bianche di tempesta
si rincorrono in cielo.)
Sender
(esterrefatto)
Leah, figlia, che hai?
Leah
(tendendo le braccia
verso il sepolcro,
avvolta in una luce paurosa)
Soccorso, soccorso,
sposi innocenti, martiri santi !
(Cade, la rialzano.)
Leah-Dibuk
(come se nello spasinto
della sua voce
parlasse il morto Hanan)
Ah! Voi m'avete sepolto
sotto molta terra pesante!
Ma l'ho scossa, la dura terra,
e sono ritornato a lei, a quella
che m'era destinata,
per non lasciarla più!
Maier
E’ impazzita!
(Voci, clamori; poi silenzio.)
Il Messaggero
(esce dalla Sinagoga.)
(balzando sul sepolcro)
Dibuk! Dibuk!
(Tutti fuggono gridando « dibuk!». Sender
e Frade soccorrono
Leah. Il Messaggerro rimane
immobile sul sepolcro.)
(Corre nell'aria come
un brivido di cose occulte; un vento che
ha spento le luci agita spasmodicamente le tende della casa
e le
fronde degli alberi lontani. Rapidi bagliori fosforici nel cielo.)
Si chiude rapidamente il velario.
Prologo
Atto I
Atto II
Atto III
atto terzo
Una grande stanza nella casa del Rabbi
Ezriel di Miropol.
A sinistra una porta che conduce alle
altre stanze e all'oratorio.
Su due gradini una poltrona, in primo
piano a sinistra, sulla
quale Reb Ezriel, vecchio, pallido,
sonnecchia vegliato
da alcuni ebrei. Altrove sedie, panche,
una piccola Arca Santa,
che contiene le Thorà, con datanti un leggio.
Parallelamente all'obliqua parete di
sinistra, e un po'
sopraelevato, un lungo tavolo coperto da una tovaglia chiara
(non bianca). Finestre al fondo, non
nella parete, ma
come in un corridoio comunicante con la stanza attraverso
un arco. Sempre al fondo e a destra un androne chiuso
da un basso cancello. Una porta fra l'Arca e l'androne.
Un finestrino molto in alto a sinistra. Luce
di tramonto.
La figura del Rabbi emerge in un suo
mistico chiarore.
È sabato; le preghiere della sera
stanno per finire.
Michael
(entra dannato e dice
sottovoce a Reb Ezriel:)
Rabbi, Babbi, Sender di Brinizza invoca aiuto.
Una grande sciagura l'ha colpito.
Il dibuk s'è incarnato nel corpo
di sua figlia, proprio nel giorno
santo delle nozze.
Reb Ezriel
(Quando il vecchio fa
cenno
di voler parlare, gli ebrei che lo
attorniano interrompono
subitamente le loro preghiere.)
Perchè viene da me?
Chi son io, povero vecchio stanco?
Michael
L'inviato tu sei, Rabbi, di Dio.
Reb Ezriel
Sono più debole d'un debole
bambino. Son io, son io che
ho bisogno d'aiuto, e tutti lo chiedono a me,
e piangono,
e piangono, ed io non ho più forza!
Michael
Rabbi, il tuo avo risuscitava i
morti.
Reb Ezriel
(animandosi)
E con un solo grido scacciava il
dibuk! Ei mi darà il
potere che mi manca. Venga Sender.
(Con un cenno fa uscire gli altri presenti.)
Michael
(s'affaccia alla porta
e chiama Sender.)
Sender
(entrando con grande
agitazione, disperatamente)
Rabbi, salva mia figlia!
La mia unica figlia!
Reb Ezriel
Come tanta sventura è piombata su
lei?
Quale colpa ha commessa?
Sender
È una vergine pura, dolce, pia,
sottomessa...
Reb Ezriel
Ahi, la colpa dei padri sovra i
figli ricade!
Sender
(con ansia)
Se ho peccato, saprà espiare.
Reb Ezriel
Hai chiesto al dibuk il suo nome?
Chi è?
Sender
Non vuol dirlo.
Ma tutti noi l'abbiamo riconosciuto.
Era uno studente, morto
improvvisamente nella nostra Sinagoga.
Stanco, pallido, macero,
studiava la Cabala e pareva maniaco.
Reb Ezriel
Quale potere l'ha distrutto?
Sender
Un potere maligno.
Diceva che Satana è santo
e voleva botti d'oro.
Reb Ezriel
Lo conoscevi?
Sender
Veniva alla mia casa,
sedeva alla mia mensa.
Reb Ezriel
L'hai forse offeso?
Sender
No... non so... non ricordo.
Reb Ezriel
(con uno sgua |