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Gioacchino Rossini

(1792 - 1868)


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The Operas of Gioacchino Rossini

 

L'ape musicale


Azione teatrale in un atto


PERSONAGGI ed INTERPRETI

Don Canario, Signor Metz, Tenore
Un Impresario di Teatro: Don Nibbio, Signor Rosich, Buffo
Un Poeta: Mongibello, Signor Ferri, Baritono
Un Cantante: Narciso, Signor Angresani, Tenore
Una Prima Donna: Lucinda, La Signora Giulia da Ponte, Soprano
Coro di Popolo, Coro di Marinari, Coro di Virtuosi

La scena si finge in una delle Isole fortunate.



ATTO UNICO

Coro di Virtuosi, Coro di Marinari e di popolo.
La scena si finge in una delle Isole fortunate.

SCENA PRIMA
Bottega di Caffè. Narciso, Mongibello, indi Don
Nibbio; Coro di popolo e di supposti virtuosi di
Musica.

CORO
[Musica del Turco in Italia]
Nostra Patria è il mondo intero,
Ed al suono de' dobbloni,
Fra le danze, i canti, e i suoni,
Sappiam ridere e scherzar.

NARCISO
Hanno tutti il cor contento
Solo il misero son io;
Perché mancami l'argento
Onde i debiti pagar.
Ma vo far alfin coraggio,
Voglio star di buon umore;
E se viene il creditore
Farò dirgli di tornar.

MONGIBELLO
Ho da far un dramma buffo,
E non trovo l'argomento;
E questo ha poco sentimento,
Questo insipido mi par.

CORO
Nostra patria …[ripete come prima]

MONGIBELLO
Una bella introduzione
Mi bisogna ritrovar.

NARCISO
Si dice che a momenti
Dee la nave arrivar ove imbarcossi
La nostra Prima Donna; è già gran tempo
Che l'Impresario, e la Città l'aspetta
Veggiam un po' che dice la gazzetta.

MONGIBELLO
Ma ecco l'Impresario: ei viene avante
A passi di gigante,
Acceso in volto come un farfarello:
Oh, compar Nibbio, addio; che ci è di bello?

DON NIBBIO
[Di Cimarosa]
Udite, amici, udite,
L'orecchie spalancate,
Di giubilo saltate,
La nave che aspettavasi
È giunta, e in porto è già.
La bella Veneziana
Domani canterà;
E l'opera italiana
Ancor trionferà.
"Già suonano i danari,
La borsa si prepari,
Gioite tutti quanti
Di tal felicità".
Ecco che sulle favole
Come sogliamo dir, cadde lo zucchero
In momento più bello
Giungere non potea questa sirena
Preveggo già che avrem la casa piena.

MONGIBELLO
E credi tu, Don Nibbio mio, che sia
Veramente cantante da cartello
Questa nostra Madama?

DON NIBBIO
Anzi da cartellissimo,
Se si crede alla fama; bella voce,
Gentil figura, espression, maniera:
Noi la giudicherem doman da sera.

NARCISO
Ma sai che sulla scena
Costei pria non apparve; e quale effetto
Il venerando aspetto
D'un pubblico tremendo,
In cor di giovin donna aver potria...
Chi indovinar sapria?

DON NIBBIO
Quanto cortesi, generosi, umani
Sieno questi isolani,
Tu, ed io lo sappiam: io giocherei
Che tra il suon degli applausi, i lieti evviva,
E il frequente dibattito di mani,
La novella venuta
Da tutti spettator fia ricevuta.
Ma il vascello qui giunge... E già si sente
L'ognor crescente mormorio dell'onde;
Andiamla ad incontrar fino alle sponde.
(Partono).

SCENA SECONDA
Entrata di Albergo con veduta di fiume navigabile
cc. e Lucinda che giunta alla sponda di quello e
accompagnata da viaggiatori, e da popolo entra.

CORO DI POPOLO
[Musica di Zingarelli]
Vieni, gentil donzella,
Tanto da noi bramata;
Il ciel per te s'abbella,
E spira gioja e amor.

LUCINDA
Queste le sponde sono, e questo è il cielo
Di mia Patria novella.
Quasi timido il piè premer non osa
Questa per libertà terra famosa.
Nuove dolcezze a nuovi amici in seno
Vengo a cercar: voi m'accogliete, il veggo
Con sensi di bontà: vostra ora sono;
Al mio lieto destro io m'abbandono.
[Tutti i versi segnati s’omettono per brevità]
"Agitata dall'onde, o da' marosi,
Io non credea di visitarvi mai.
Or m'è presago il por, ch'aure di pace
Sperar posso tra voi; più non rammento
Tutti i perigli che passai; la calma
Destar io sento, e un nuovo ardir nell'alma.
Tu, suol natio, che ancora
Come Patria amerò, deh, mi perdona
Gli affetti che dover mi crea nel petto;
Per te ancora saprò serbare affetto.
Ma l'albergo quest'è dov'ora io deggio
Trovar quanto quest'alma ha di più caro,
Ove in seno de' miei sarò felice;
Oh come palpitando il cor mel dice";
Di piacer mi balza il cor,
Ah bramar di più non so!
Qui l'amico e il genitor,
Finalmente rivedrò.
L'un al sen mi stringerà,
L'altro, l'altro che farà,
Dio d'amor confido in te,
Già tu premj la mia fe!
Tutto sorridere. - Mi vedo intorno
Più lieto giorno - brillar non può
Ah già dimentico - i miei tormenti
Quanti contenti - alfin godrò,
(Parte e il coro si ripete).

Gran sala nell'albergo.

SCENA TERZA
Don Nibbio, Mongibello, Narciso.

DON NIBBIO
Ecco l'istante, amico, in cui tu puoi
Far conoscere al mondo, e all'Impresario
Quanto val la tua musa, e il tuo rimario.

MONGIBELLO
Se v'è... m'intendi, un pocolin di salsa,
Saprò fare perfin moneta falsa.
(Fa colle dita il moto di chi conta il danaro).

DON NIBBIO
Dunque ascoltami attento,
Caro poeta mio; Narciso bello,
Ascoltami anche tu.

MONGIBELLO
Parla, Non ti sento.

DON NIBBIO
Sapete quanto a core
Mi stia l'onor di tutta la Nazione,
E della professione, e quanto bramo
Di divertir un pubblico cortese.
Perciò non guardo a spese
A fatiche, a sudor, come vedete.

NARCISO
Tutto questo si sa:

MONGIBELLO
Ma che chiedete?

DON NIBBIO
Che tu mi faccia subito
Col tuo solito foco mongibellico,
Una specie di dramma, una cantata,
Un'azion teatrale od un quid simile,
Per la piccola nostra compagnia,
Ove con qualche effetto s'introduca
Questa nostra novella virtuosa,
E si vegga da ognun tutto il suo merto.

NARCISO
Tutto questo può farsi in un concerto.

MONGIBELLO
Non Signor, né concerti
Non v'è alcun interesse: udite un poco
Quello ch'io vi propongo. Ogni cantante
A me que' pezzi dia che cantar vuole:
Io con altre parole
Introdurolli poscia a mio capriccio
Nel dramma che farò.

NARCISO
Sarà un pasticcio.

MONGIBELLO
Ebben, sarà un pasticcio;
Ma di tanto piacevoli ingredienti,
Che gustato sarà da tutti i denti;
E che noi chiameremo
Con frase teatrale
Tecnicamente "L'Ape Musicale"
Come ape ingegnosa
Su lucidi albori
Da teneri fiori
Sa il mele cavar.
Così da un tesoro
Di musiche note
Coll'arte si puote
Un dramma formar.

DON NIBBIO
Va là poeta mio,
Che se' il grand'uom; e questo tuo pensiero
Mi sorprende e mi piace; Se va bene
Conoscerai chi son: zitto... mi pare
Udire solfeggiar la prima donna.
(S'ode cantar dentro le scene).

NARCISO
Non solfeggia ma canta.

MONGIBELLO
Ha una voce che incanta.

Lucinda solfeggia dentro le scene
(Intanto gli altri fanno degli atti d'ammirazione).

DON NIBBIO
Oh che voce, che metodo, che grazia!
Andiamo subito amici - Una visita a farle,
Ed a saper da lei
Quel ch'ella cantar vuol nel nostro dramma;

MONGIBELLO
Oh come il canto suo l'estro m'infiamma!
(Partono).

SCENA QUARTA
Camera con clavicembalo e Don Canario
seduto al clavicembalo
[Di Cimarosa.] indi Lucinda poi
Mongibello e Don Narciso indi Don Nibbio.

LUCINDA
Strano mi par che l'Impresario ancora
A vedermi non venga: io saper bramo
Quando comincierem, in qual carattere
Si vuol ch'io comparisca, e di chi fia
La musica del Dramma:

DON NARCISO
Oh del nostro Rossini,
L'idolo di quest'Isola, e del Mondo,
Il maestro di moda,
Che quanto il gran Mozart s'ammira, e loda.

LUCINDA
Se fan la Semiramide
Io ci avrei proprio gusto; v'è un duetto
Che per me sembra fatto: eccolo: udite,
Ed il vostro parer anche voi dite.
(Canta la prima parte del duetto, al suono
solo del Clavicembalo).

DON CANARIO
Veramente è bellissimo!
Ma chi lo canterà? veder conviene se si può trasportar.

LUCINDA
Qualcuno viene.
(Entra Nibbio, Mongibello e coro).

DON NIBBIO
Senza senza cerimonie
Alla buona vengo avanti,
Riverisco tutti quanti;
Pien d'affetto do un abbraccio
Al Maestro amico mio.
Che veder tanto desio;
Dal dover non m'allontano;
Chiedo a lei la bella mano.
Parlo a lei, sì parlo a lei
Ch'ha quegli occhi così bei,
Mongibello, Don Narciso,
Che vi par di quel bel viso?
Che respiri via lasciate,
Oh il polmon mi creperà.
(Qui Mongibello, Narciso, e Canario gli si fanno
intorno, mostrando voler parlargli della Lucinda).

CORO
(risponde)
Prendi pure prendi fiato,
Seguitar poi si potrà.

DON NIBBIO
Ora, padroni miei
Non c'è tempo da perdere; in sei giorni
Promisi andar in scena
E in sei giorni v'andrò!

LUCINDA
Non volete ch'io rida?

MONGIBELLO
Madamina, ci ascolti, e poi decida.
Sappia un po' per sua regola
Che non havvi in quest'Isola un spartito,
Che convenga alla nostra compagnia;
Ond'egli che desia
Di soddisfar a un pubblico sì buono
Vuol coll'ajuto mio,
(Poeta, e servo suo, per ubbidirla,)
Che vantaggiosamente ella debuti,
Onde un dramma io farò...

LUCINDA
Ma come posso
La mia parte imparar in sei dì soli?

NARCISO
Ei sul Pegaso suo farà che voli,
Gli dia sol le parole di que' pezzi
Che destina cantar, e fia sua cura
Introdurli nel dramma che far vuole.

LUCINDA
Ma sappiate, signori,
Ch'io non canto che il serio; e i pezzi miei
Son tutti del gran genere.

DON NIBBIO
Ella ha buon gusto.
E tutto quel che sceglie, piacerà
A tutta la città.

LUCINDA
Ascoltatemi dunque; già che tanto
S'ama il Rossini, io canterò il duetto
Della sua Semiramide.

MONGIBELLO
Vorrebbe
Farmi udire il motivo?

LUCINDA
Ben volontieri, e col recitativo.

DON NIBBIO
Piano; un pensier mi passa per la mente,
Che le dirò con sua permissione;
Vorrebbe ella pruovarlo coll'azione?

LUCINDA
Signor sì; ma chi canta l'altra parte?

NARCISO
Avrò io questo onor, sella è contenta.

LUCINDA
Veggiam: qua' lo spartito.

DON NIBBIO
Avrò un manto per lei, e per te un casco:
(a Narciso).

NARCISO
Se vestiti non siam faremo fiasco.

DON NIBBIO
Ebben; la Guardaroba del teatro
È appunto in questo albergo,
I passi miei seguite.

NARCISO
Son contento.

DON NIBBIO
Tu puoi cantar per tuo divertimento.

DON CANARIO
Io non canto italiano.

DON NIBBIO
Canta in inglese, in turco, o in indiano.
(Parte)
E per pompa del giorno
Suoni il nostro Trombon fin ch'io ritorno.

SCENA QUINTA
Don Canario seduto al cembalo canta
un'aria ad arbitrio, dopo la quale parte.

SCENA SESTA
Reggia di Semiramide, Nibbio, Mongibello,
Lucinda e Narciso in carattere.

NARCISO
Eccoci: cominciami Assur io sono.

DON NIBBIO
Semiramide voi.

MONGIBELLO
Degnissima tra noi di regio trono.

(Qui si canta il recitativo e duetto della
Semiramide. e poi Lucinda e Narciso
partono).

DON NIBBIO
Questo davver è un pezzo da sessanta;
Poeta, or tocca a te.

MONGIBELLO
Ma qual intreccio all'opera dar posso
Con un sì picciol numero d'attori?

DON NIBBIO
Per accrescere il numero
Pigliamoci una parte e tu, ed io.

MONGIBELLO
Tu sai che il mestier mio
Di cantante non è, ma di poeta.
Ma per farti piacere
Posso cantarvi l'aria del Barbiere.
(Ecco ridente il Cielo).

DON NIBBIO
Non mi ricordo di averla udita mai;

MONGIBELLO
Or canterolla e piaceratti assai.
(Canta l'aria).

DON NIBBIO
Bravo davvero; se invece di poeta
Ti facevi cantante,
Avresti men disturbi, e più contante.

MONGIBELLO
Torna Lucinda, che vorrà?

LUCINDA
Signori,
Per darvi un contrassegno
Della premura mia, vengo ad offrirvi
Di cantar un'altr'aria,
Ovver due se volete.
Eccovi la mia musica, scegliete.
Generali.
(Lucinda prende in mano vari pezzi di
musica).

MONGIBELLO
Non piace.

LUCINDA
Mercadante.

DON NIBBIO
Da pochi è conosciuto.

LUCINDA
Cimarosa,
Anfossi, Pergolesi, Paisiello.

MONGIBELLO
Son tutti fuor di moda.

LUCINDA
Rossini.

MONGIBELLO
Eccovi quello
Che piace a tutti quanti.

DON NIBBIO
Per cortesia, Madama ce lo canti.

LUCINDA
Dove sono i Coristi?
(I coristi entrano).

MONGIBELLO
Sono qui.

LUCINDA
Ho le parti cavate, Datele a tutti.

DON NIBBIO
Presto, incominciate.
(Lucinda dà alcuni pezzi di musica a
Don Nibbio che li dispensa a' Coristi.
Lucinda canterà qui ad arbitrio un recitativo
ed un'aria; finita la quale partirà).

DON NIBBIO
Spero che questa nostra cantatrice
Da tutti gl'intendenti
Applaudita sarà.

MONGIBELLO
La sua maniera
È del tutto moderna,
E credo è la miglior; poche volate,
Una nota tenuta, un bel mordente,
Or smorzato, or crescente,
Un trillo a tempo, ed una poggiatura,
Son tutte cose che ti vanno al core;
E gli stridi stuonati son banditi,
Gli urli da scimuniti,
I trilli da cavalli,
Ed i curucucù di tutti i Galli.

MONGIBELLO
Il vero canto è questo;
Ma pochi lo capiscono: or veggiamo,
Se v'è qualch'altro pezzo
Da cantarsi da noi.

DON NIBBIO
Vuoi che cantiamo
Il leggiadro duetto
Del nostro spagnoletto?

MONGIBELLO
Sì; pruoviamo,
E musica e parole.

DON NIBBIO
Incominciamo.
(Duetto di Don Nibbio,
e Mongibello ad arbitrio).

SCENA SETTIMA
I Suddetti e Narciso.

NARCISO
Amici, allegramente; io vengo adesso
Dal teatro dell'opera:
E credo d'aver fatto un capo d'opera.

DON NIBBIO
Che facesti? favella.

NARCISO
La nostra prima Donna
Veder volle il teatro; ed io le feci
Esaminar le scene, gli spartiti,
La guardaroba, e scegliere
Per finale del Dramma, il bel Rondò
Colla gran Scena della Cenerentola.
Provar volle i vestiti,
Le scene preparar, unir l'orchestra,
Ed a momenti ne farà la prova.

MONGIBELLO
Andiamci ancora noi.

DON NIBBIO
Che bella nuova!
(Partono).

SCENA ULTIMA
Sala principesca con trono come nell'ultima
scena della Cenerentola, dove Lucinda con
cori, e cantanti canterà il recitativo, e il
Rondò di quell'opera.

E si calerà il Sipario
Fine del Dramma.




F I N E




- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -