Il
Conte Ory
Melodramma giocoso in due atti
di Eugène Scribe e
Charles-Gaspard Delestre-Poirson
PERSONAGGI
Il Conte Ory, giovane castellano, Tenore
L'Ajo del Conte Ory, Basso
Isoliero, paggio del Conte Ory, Mezzosoprano
Roberto, gentiluomo, amico del Conte Ory, Basso
Un cavaliere, compagno del Conte Ory, Tenore
La contessa Adele di Formoutiers, Soprano
Ragonda, custode del castello di Formoutiers, Mezzosoprano
Alice, giovane contadina, Soprano
Cavalieri compagni del Conte, Cavalieri armati, Villici del feudo
Vassalli del feudo, Dame della Contessa, Contadinelle, Guardie,
Paggi, Scudieri, Araldi
Atto I
Atto II
ATTO PRIMO
Il teatro rappresenta un paesaggio.
Nel fondo, a sinistra degli spettatori, il
castello di Formoutiers, il di cui ponte
levatoio è praticabile. A dritta, boschetti a
traverso dei quali si scopre l'ingresso ad un
romitaggio.
SCENA PRIMA
Roberto, travestito da inserviente
dell'Eremita, Alice, contadini e contadine
con fiori, canestri di frutta, ecc.
ROBERTO
(ai contadini che lo circondano)
Giovanotti, orsù venite
Ad udirlo, or che passaggio
L'Eremita a noi farà.
E rientrando al suo soggiorno,
Ricchi doni gli offerite,
Ch'ei di cuor gli accetterà.
ALICE e CORO
Per la rara sua pazienza
Avrem gioia ed opulenza,
Belli sposi,/ Belle spose, alto saper.
ROBERTO
Cheti, amici, silenziate;
Me, suo servo, rispettate;
Tremi ognun del mio poter!...
ALICE e CORO
(ridendo)
Che ognun tema il suo poter!...
ROBERTO
(sdegnato)
Voi ridete?... Voi ridete?...
ALICE e CORO
(frenando le risa)
Esultiamo di piacere!...
ROBERTO
Se di me vi deridete...
ALICE e CORO
Deh calmatevi, o signor...
ROBERTO
Egli è il cielo che offendete...
ALICE e CORO
Vi prestiamo omaggio e onor...
Non vi armate di rigor!...
ROBERTO
Là ponete, al suo passaggio,
Scelte frutta e buon formaggio...
ALICE e CORO
Lesti andiamo, ci prestiamo;
Sotto l'ombra di quel faggio
Scelte frutta prepariamo...
ROBERTO
(incamminandosi)
Presto, andiamo...
ALICE e CORO
Sofferenza!...
ROBERTO
Ma più lesti!...
ALICE e CORO
Pazienza!...
Buon amico, sofferenza:
Vi calmate, per pietà!...
ROBERTO
Grossi fiaschi deponete
Di vin vecchio al buon fratel,
Ché un presente egli è del Ciel.
ALICE e CORO
Grossi fiaschi deporremo
Di vin vecchio al buon fratel,
Ché un presente egli è del ciel!
SCENA SECONDA
Ragonda, uscendo dal castello, e detti.
RAGONDA
Or Madama la Contessa
Si abbandona alla tristezza;
Quali grida di allegrezza!...
Dei vassalli, al suo dolor,
Se la s'ama e la si apprezza,
Si conturba e attrista il cor.
Ella brama l'Eremita
Visitar quest'oggi ancora;
Vuol d'un mal che sì l'accora
Ch'ei la possa sollevar.
ALICE e CORO
Qual piacer!... qual bel desìo
Vienle il cielo ad ispirar!...
ROBERTO
Ah sì, davver!... La Contessina
Non può meglio capitar.
RAGONDA
L'infinita sua sapienza
Qualche a noi reca speranza!...
ROBERTO
Se alla rara sua sapienza
Qualche vedova si affidò,
Uno sposo ritrovò!...
RAGONDA
Ah, ch'io voglio, amico mio,
Rivederlo, udirlo, e il core
Bersagliato, oh Dio! d'amore,
Dal dolore ei guarirà.
Il buon uom che qui s'implora
A' miei voti arriderà.
ROBERTO
Ei potria per voi più ancora...
Qui ciascun l'ama e l'onora,
Né eguagliarsi a lui potrà.
ALICE e CORO
Qui ciascun l'ama e l'onora,
Né eguagliarsi a lui potrà.
SCENA TERZA
Il Conte Ory, travestito d'eremita, con
lunga barba, e detti.
CONTE
Astro sereno brilli
Di gioia e di contento;
Di pace in sen tranquilli
Scorran felici i dì.
No, non saran le stelle
Crudeli ai vostri affanni;
A me venite, o belle,
Marito io vi darò.
Congiungo le famiglie,
E sposi avran le figlie
Più vaghi dell'amor.
RAGONDA
Io dir potrò?...
CONTE
E voi... dama vezzosa,
Cari figli diletti,
Parlate, io vi rispondo:
Tutto posso accordar.
Da me che ricercate?...
Io vi secondo.
CORO
Quale insigne personaggio!
Protettor è del villaggio!
RAGONDA
Ma di grazia, ma di grazia,
Non parliamo ad una voce...
CONTE
Qual desìo qui vi conduce,
Or che da me si vuol?...
ALICE, RAGONDA, ROBERTO e CORO
Non parliamo ad una voce,
E silenzio, se si può.
ROBERTO
(additando un villico)
A voi reclama
Che la sua sposa
Si serbi saggia,
Sempre amorosa.
CONTE
Ebben... ebben...
ALICE
Io cerco e bramo
Che a me in marito
Si dia Giuliano,
Che il stringa al sen.
CONTE
Ebben... ebben...
RAGONDA
Da voi s'implora
Piacer ben grande:
Che fra brev'ora
L'amato sposo
Quivi ritorni
Dolce, affettuoso;
Questo m'attendo
Unico ben.
CONTE
(Se un eremita
Si onora e fregia,
Se si consiglia,
Molto si pregia.)
Giovine figlia,
Che ben s'appiglia,
Nel mio soggiorno
Si recherà.
ROBERTO
(additando il Conte)
Lesti corriamo
Tutti a quel saggio,
E ognun omaggio
Tributerà.
CONTE
(Propizia stella!...
Nel mio soggiorno
Giovine bella
Si recherà.)
ALICE, RAGONDA e CORO
(circondandolo)
Noi vi cerchiamo,
Buon eremita...
Pace gradita...
Ben lunga vita...
Gaia freschezza...
Brio... giovinezza...
Gioia... ricchezza...
Tutto sarà.
Tutto il villaggio!
Vi rende omaggio,
E al romitaggio
Si recherà.
CONTE
Tutto il villaggio
Mi rende omaggio
Nel romitaggio
Alla virtù.
L'un dopo l'altro
Miei cari figli.
RAGONDA
(trattenendo il Conte)
Di grazia, anco un istante.
Si tratta di Madama.
Mentre i guerrieri nostri,
Che amor di gloria infiamma,
Ne' campi mussulman colgono allori,
Le consorti, le spose
Benché nel primo fiore,
Han giurato con me
Restarsi in Formoutiers,
Per serbare ai mariti eterna fé.
CONTE
(Ove beltà e amor sono prigioni!)
(A Ragonda, additando il castello)
Là, nel castel della gentil Contessa?...
RAGONDA
...Il cui bravo german pugna coi prodi.
Agitata ed oppressa,
Sopra incognito mal che sì l'accora
Consigliarvi desia quest'oggi ancora.
CONTE
(Oh piacer! Oh contento!)
(a Ragonda)
Di cor l'assisterò.
Tutto da me s'attenda
Sollievo al suo tormento.
Recatevi da lei;
Ogni altro partirà.
Io là l'attenderò:
Venga al mio tetto umile.
(Questa rara beltà
Più vaga dell'aprile!)
Tutto il villaggio
Tributi omaggio
Nel romitaggio
Alla virtù.
ALICE, RAGONDA, ROBERTO e CORO
Buon personaggio!
Tutto il villaggio
Tributi omaggio
A sua virtù.
(Il Conte se ne va nel suo romitaggio,
seguito dalle villanelle.
Ragonda torna nel castello.
I contadini escono dal fondo).
SCENA QUARTA
L'Aio, venendo in iscena affannato, e
Isoliero che gli va incontro.
L'AIO
A che di più inoltrarsi,
Viaggiar sempre alla sorte?...
ISOLIERO
Signor, deh non vi spiaccia
Posar qui alla fresc'ombra...
L'AIO
E perché mi s'indusse
Lasciar le nostre scorte
E smarrirci così?
ISOLIERO
(Ho i miei progetti.
Giunti siamo al castello
Dell'amata cugina,
Se potessi vederla
Men soffrirei d'amor;
Ma lunge di scemar
L'ardor che mi martella,
Essa è meco crudel, siccome è bella.)
(Poi accostandosi all Aio, che si è assiso)
Ebbene, mio signor,
Riprendete coraggio.
L'AIO
Della più vana impresa io son messaggio.
L'altezza nostro prence,
A cui sommesso or son,
Suo figlio, il Conte Ory,
Che gli ricerchi ei vuol.
Quel demone fatal,
Allievo e mio signore,
Senza l'assenso mio se ne fuggì,
Recando in seno al padre aspro dolore.
ISOLIERO
Sa il ciel qual trama ordì!
L'AIO
Se lo dicea nascosto or ora qui.
Come lo scoprirò,
Se lo conduce amore?
ISOLIERO
A voi spetta di saperlo:
Siete l'aio e il precettor;
A voi spetta l'alto onor...
L'AIO
Bella gloria, alto splendor!
Vegliar mai sempre,
Tremar così,
Per il mio prence,
Per i miei dì.
D'aio fedel
D'un gran signor,
Quest'è la gloria
E l'onor.
Se alla guerra, se alla caccia,
Il periglio lo minaccia,
Io lo dovrò seguir
Se avessi anco a perir.
Se rapito è in una bella,
Dovrò star con lui, con ella?...
No, mio caro precettor;
Ci andrebbe dell'onor.
SCENA QUINTA
I suddetti, contadinelle che escono dal
romitaggio.
CORO
(osservando alla parte del romitaggio)
Voi caro al cor
Siete, o signor;
La Dio mercé,
Con voi sarò;
Buon eremita
Vi rivedrò.
Saggio profeta
Vi serbi il ciel.
Buona figliuola
Mercé il romito
Sorte e marito
Ritroverà.
L'AIO
(guardando le fanciulle)
(Se giunger vedo
Gentil donzella,
Certo il padrone
La seguirà!)
(Alle paesane)
Mie giovinotte,
Di grazia, dite,
Come giunt'è,
Quando e perché
Questo eremita?
Ditelo a me.
CORO
Ben d'otto dì...
LAIO
(Che intesi, ahimè!)
Ben d'otto dì?...
CORO
...Che qui comparve.
L'AIO
(...Che a noi disparve,
Che a noi fuggì.
Questo è un affare
Ben singolare
Che mi stordì.
Qui v'ha un mistero!...
Questo eremita
Che ognuno onora,
Che ognuno implora,
E che si adora
Forse egli mai,
Fosse il mio caro
Conte d'Ory?)
Quel malandrino
M'è qui vicino;
Certo ch'io son,
Qui nascosto egli è.
CORO
(Che volge in capo
Quel viator?
Tetro m'appare,
Di tristo umor.)
(Fissando con occhio di sospetto l'Aio)
Partir conviene,
Sortiam di qui.
(Partono).
L'AIO
(andando incontro ad Alice,
che esce dal romitaggio)
L'eremita, mia bella,
Ove potrò veder?
ALICE
Fra breve qui sarà:
Dee qui venir; Madama la Contessa
Lo brama consigliar...
ISOLIERO
(con gioia)
Davver?...
ALICE
Sopra d'ignoto mal
Che sì la tiene oppressa.
L'AIO
Grazie, mia buona figlia.
(Si farà dunque veder!)
ISOLIERO
(Ella viene!
Qual gioia e piacer!)
L'AIO
(Questa bella Contessa
Dal guardo seduttor,
Mi rafferma nel cor
Una prova più forte.)
(Ad Isoliero)
M'attendi; io vado a rintracciar le nostre
Scorte: (con loro assieme
Ritornerò per confermar miei dubbi,
O almen li struggerò.)
(Parte).
(Alice si ritira d'altra parte).
SCENA SESTA
Isoliero solo.
ISOLIERO
(guardando dalla parte del Castello)
Io rivedrò la bella che mi è cara:
Ma come disarmar
Quella virtù sì fiera,
E come in mio favor
Piegarla io tenterò?
Se l'Eremita, quel pietoso padre,
M'assisterà, allora
D'ardire io m'armerò...
Andiam, forse non sono
Paggio del Conte Ory?
(Va a suonare la campanella del
romitorio e ne esce il Conte Ory).
SCENA SETTIMA
Isoliero e il Conte Ory in abito da eremita.
ISOLIERO
Salve, saggio eremita!..
CONTE
(con un gesto di sorpresa)
(È il mio paggio; scuopriamo
Qual disegno l'invita.)
Voi qui?... che mai vi adduce,
O vezzoso Isolier?...
ISOLIERO
(attonito)
Sa ch'io mi sia!...
CONTE
Tal è l'effetto della mia sapienza.
ISOLIERO
Un così gran sapere
Non puossi compensare.
(Offrendogli una borsa)
E questa offerta
È ben debole omaggio...
CONTE
(prende la borsa)
N'importa; a me ti puoi fidar;
Di' pur, parla, bel paggio.
ISOLIERO
Una dama in questo seno
Dell'amor vibrò il veleno,
E mi accesi a sua beltà.
CONTE
Fin qui non v'ha poi mal;
Sentiam, sentiam!...
ISOLIERO
Mi credea di destarle pietade,
Ma quel cor, ahimè, sì crudele,
Più si rese a me fatal.
CONTE
Io non vi scorgo mal...
Sentiam, sentiam!...
ISOLIERO
E finché l'assente germano
I nemici combatte feroce,
Un amante a lei fedel
Non ammette al suo castel.
(Accennando il castello).
CONTE
(Quello della Contessa?... Oh ciel!)
ISOLIERO
Per vederla escir di pene,
Un pensier mi sta nel capo,
Ma difficile addiviene...
CONTE
Sentiam, sentiam,
Mio bel garzon!...
ISOLIERO
Io vorrei di pellegrina
Vestir cappa e manticel,
E introdurmi al suo castel.
CONTE
Ben, ben! Vaga idea
Che ti sta ben!...
Convenir si può, lo credo.
Gloria, onor dei più bei dì
Tu sarai del Conte Ory.
(Vedi là quel traditore,
Vuol lottar col suo signore!
Tacerò, ma si vedrà
Chi fra noi la vincerà!)
ISOLIERO
(Alla speme ed all'amore
In seno mi rinasce il core!
Dello scaltro or si vedrà
Se il saper mi servirà.)
Ma favor nel progetto reclamo
Ed allor si eseguirà.
CONTE
Orben?
ISOLIERO
L'illustre madama
Qui voi consiglierà.
CONTE
(con sorpresa)
(Anch'ei questo pur sa?)
ISOLIERO
Dite a lei che la freddezza
È cagion del suo dolor!...
CONTE
È vero, è ver,
Non v'è poi mal!...
ISOLIERO
Per guarir, se tosto il brami,
Dite a lei, convien che m'ami...
CONTE
È vero, è ver!...
Non v'è poi mal!...
Le dirò ch'è ben ch'ell'ami...
(additando Isoliero)
(Non il tristo e mio rival!)
ISOLIERO
Dite a lei, convien ch'ell'ami.
CONTE
Gloria, onor dei più bei dì
Tu sarai del Conte Ory.
(Vedi là quel traditore,
Vuol lottar col suo signore!
Tacerò, ma si vedrà
Chi fra noi la vincerà!)
ISOLIERO
(Alla speme ed all'amore
In seno mi rinasce il core!
Dello scaltro or si vedrà
Se il saper mi servirà.)
SCENA OTTAVA
La Contessa Adele, con Ragonda e seguito di dame
dal castello. Villani, villa nelle accorrenti dal villaggio.
Il Conte, Isoliero, Alice.
CONTESSA
(scorgendo Isoliero)
Isoliero, voi qui?...
ISOLIERO
(simulando)
Sopra un mal che mi accora
Voglio anch'io consultar quest'eremita.
CONTE
Offro a tutti, cu'l duol
Fero corruccia il cor, consiglio, aita.
CONTESSA
(avvicinandosi al Conte Ory)
In seno alla tristezza
Non v'ha per me che affanno.
Nel fior di giovinezza
Soffrir, destin tiranno!
Quest'è morir;
Deplorar, lagrimar paziente,
Né sperar, né impetrar che il mio fin!...
Ahimè! ahimè!... qual sofferenza!
Oh pena orrenda!...
(al Conte)
Vostra pietà difenda
Dal duolo il cor,
Né sia la pace
Sempre per me fallace...
Ah! deh fatemi guarir!
Placate il mio dolor,
Sanatemi, signor...
La pace rieda a me!...
CORO
(al Conte)
Ah sì, la vostra scienza
Le renda il lieto umor!...
CONTESSA
Ahimè! Ahimè!... Qual sofferenza!
CORO
Ah, sì, la vostra scienza
Le renda il lieto umor.
CONTESSA
Ahimè! Non v'ha speranza.
CORO
Ceda tanto dolor.
ISOLIERO
(al Conte a parte)
Udiste? Avete inteso?...
Quai commoventi preci!...
Questo è il momento, orsù;
Fate con lei mie veci.
CONTE
(alla Contessa)
Se intera in me ponete
La vostra confidenza,
Io posso, in mia coscienza,
Guarirvi dal dolor,
Dal male che sì vi accora.
Il morbo sta nel cor;
Amate... amando ancora
Si rinasce al piacer!
CONTESSA
D'eterna vedovanza
I giuri il cielo accolse,
Ahi! li dovrò tradir?...
Meglio è, meglio è perir!...
CONTE
Il ciel vi parli al core;
Ei vuol ch'ai vostri dì
La fiamma si riaccenda
Alla face d'amor.
CONTESSA
Celeste provvidenza,
Esulta il cor
Per tua clemenza!...
Buon eremita,
Finché avrò vita,
Sarete, ah sì!
Caro ai miei dì
Sempre così!...
ISOLIERO e CONTE
Sempre così...
CONTESSA
Che il vostro merto
Salvi i miei dì!...
(Isolier, la tua presenza
Mi rallegra in seno il cor.
Caro Isolier,
Sii fido a me!
Non voglio amar che te!...
Io sento il cor
D'ardente amor,
Di giovinezza,
Di tenerezza,
Tutto infiammar!)
CORO
Il mal che l'addolora
Si sente ella calmar;
(additando l'Eremita)
Il suon della sua voce
La seppe ravvivar!...
ISOLIERO
(Or ben!... Contento io sono!...)
CONTE
(a parte alla Contessa)
Una parola, in grazia:
L'avvenir vi minaccia.
Vi devo prevenir;
D'un uom hassi a temer...
CONTESSA
(piano al Conte)
Di chi?...
CONTE
(come sopra)
Del giovin Isolier...
CONTESSA
(sempre fra loro)
Oh ciel!
CONTE
(come sopra)
(È il tristo e fido paggio
Del terribil Conte Ory ...
Del galante campione...
Ma a lui dinanzi qui mi tacerò.
Sono prudente e saggio.
Entriamo nel castel...)
CONTESSA
(Oh mia rabbia crudel! Tradita fé!)
(Prende per mano il Conte, e con esso
s'incammina al castello).
Tu, mia guida fedel, deh vieni a me!...
(Il Conte Ory con Adele, seguita da tutte le
dame, ha già messo il piede sul ponte
levatoio, e fa un gesto di gioia, schernendo
Isoliero, quando, dalla sinistra, entra l'Aio,
seguito dai cavalieri della sua scorta).
SCENA NONA
I precedenti, l'Aio e i cavalieri.
L'AIO e CAVALIERI
Noi saprem ben ravvisarlo!
Avanziamo!
L'AIO
(scoprendo Roberto)
Chi vedo?... Qui Roberto!
Il fido consiglier del mio padrone!...
ROBERTO
(piano all'Aio)
Non soggiunger di più.
(Ei mi scuopri.)
L'AIO
Più secreto non v'è!... qual gioia al core!
Il mio signor è qui!
CONTE
Trema, fellone
Del mio furore.
CAVALIERI
(s'inchinano)
È il Conte Ory! ... .
DONNE
(allontanandosi con ispavento
e rifugiandosi in un angolo)
È il Conte Ory!...
CONTADINI
(avanzandosi con indignazione)
È il Conte Ory!...
CONTE
(gettando via barba, parrucca e cappa)
Ebben! Sì! Sono qui!...
TUTTI
Ciel!...
CONTESSA, ALICE e ISOLIERO
Oh terror, oh pena estrema!
Quale indegno stratagemma!
Freme il cor, gelò d'onor.
Quale orror mi stringe il cor.
RAGONDA
Oh terror, oh pena estrema;
Quale indegno stratagemma!
Tutto sparve; è crudo amor.
Quale onor mi stringe il cor.
CONTE
Oh dolor, oh pena estrema,
Tutto sparve; è crudo amor.
S'involò, fuggì la speme;
Freme il cor, gelò d'onor.
ROBERTO
Oh dolor oh pena estrema;
Tutto sparve; è crudo amor.
Il rancor si accresce ancora;
Freme il cor, gelò d'onor.
LAIO
Oh piacer, oh gioia estrema;
Si scoprì lo stratagemma!
Tutto sparve, è giusto amor.
Il nume d'amor
S'invola dal suo cor.
CORO
Oh terror/piacer oh pena/gioia estrema,
Freme il cor, gelò d'orror.
La rabbia è nel suo cor.
CONTE, ROBERTO e CORO
La rabbia é il furor
M'opprimono/Gli opprimono il cor.
(Un araldo reca un foglio a Ragonda).
RAGONDA
(alla Contessa Adele)
Un foglio, nobil castellana,
S'invia da lunge a qui.
Che ci apporti nuova, io spero,
Dei congiunti, degli sposi in questo dì.
(Porge il foglio).
CONTE
Se fosse una disgrazia?
ISOLIERO
(osservando il Conte)
Ah, no!...
TUTTI
(alla Contessa)
Leggasi, in grazia!...
L'AIO
(piano al Conte)
(Signor, gioia sparì.)
TUTTI
Udiamo che cos'è.
(Ascoltano attentamente).
CONTESSA
(apre il foglio e legge forte)
"Madama e mia sorella!...
Finita è la crociata.
Alla patria adorata
Ritorneremo alfin".
TUTTI
Finita è la crociata.
Alla patria adorata
Ritorneranno alfin!
ROBERTO e L'AIO
Fausto destin!
CONTESSA
(continuando a leggere)
"Si vide fulminando
Purgar la Palestina,
Tingersi il nostro brando
Del sangue saracen".
TUTTI
Si vide fulminando
Purgar la Palestina,
Tingersi il nostro brando
Del sangue saracen.
ROBERTO e L'AIO
Fausto destin!
CONTESSA
(seguitando a leggere)
" Partiamo per le Gallie;
Che fia del vostro fato,
L'intenderem, lo spero,
D'araldi e messaggier".
LE DONNE e ISOLIERO
Tal è la loro speme.
Verran verso la Francia,
Incontreranno, io spero,
Messaggi veritier.
CONTE
(Ahimè! Non v'è più speme!...
Verran verso la Francia:
Incontreranno, io spero,
Messaggi veritier!...)
L'AIO e ROBERTO
(Per lui non v'è più speme,
Verran verso la Francia:
Incontreranno, io spero,
Messaggi veritier!...)
CORO
Tal fu la nostra speme,
Ritorneranno in Francia;
Esulteremo insieme
Di gioia, di piacer.
CONTESSA
(al Conte, motteggiandolo)
Verrete e aggradirete
Di sentir qual gioia ho in cor.
CONTE
Ben comprendo il vostro umor.
CONTESSA
...Di sentir qual gioia ho in cor.
CONTE
(Vendicherò il mio scorno;
Raggiri inventerò!...)
(a Roberto piano)
Mi resta ancora un giorno;
Mi basta: penserò.
ROBERTO e L'AIO
Partiamo o non partiam?
CONTESSA
(Quando palpito ancora
D'un tristo traditor,
Quel che da me s'onora
Rieda contento in cor.)
ISOLIERO
(Quando ella tremi ancora
D'un tristo ingannator,
L'amante che l'adora
Renda la pace al cor.)
ALICE e RAGONDA
(fra loro)
(Quando ella tremi ancora
D'un tristo seduttor,
Il fratel ch'ella onora
Le renda pace al cor.)
CONTE
(Un dì mi resta ancora!...
Mi basta!... Udrammi allor!)
CONTADINI e CONTADINELLE
(fra loro)
(Ahimè!
Ch'io tremo ancora
D'un tristo traditori...)
CAVALIERI, L'AIO e ROBERTO
Partiamo o non partiamo?...
Perché restiamo ancor?
CONTE
(ai suoi)
Andiamo, orsù!...
Ci ritiriam,
E nella mia magion
La preda assicuriam!
Sia dal destin
Ciò che si vuol.
(Di notte al vel
Il rival potrem turbar,
E che san far vedrem!...)
ISOLIERO
(esaminando il Conte)
(Il suo pensier scopriam,
Allor così noi ci opporrem.
Schermirci a lui saprem.
CONTESSA
(La sorte già
Col suo rigor
Null'ha di più per me;
Speranza più non v'è.
Per te Isolier,
Palpitò il cor
D'affanno, di dolor!)
RAGONDA
(Ed ei che un dì
Ferimmi il cor,
Si renda alfine a me,
Ch'ardo per lui d'amor.
Di già per lui mi batte il cor
Di speme e di timor.)
L'AIO e ROBERTO
(Torniam a far silenzio,
Con calma, con prudenza
S'eviti la vendetta
Del nostro castellan
Che non pavento e temo invan.)
TUTTI
Andiam, rientriam.
CONTESSA, ISOLIERO, ALICE, RAGONDA
e CORO
Al suon della vittoria
La voce ah sì, sciogliam.
De' nostri eroi la gloria,
Le gesta ora cantiam!...
Di lor cantiam valor.
CONTE, L'AIO e ROBERTO
A noi della vittoria
Il dritto assicuriam.
Merchiam così la gloria,
Galanti eroi noi siam,
Di noi cantiam valor.
(L'Aio e Roberto, col Conte Ory nel mezzo,
partono a sinistra, seguiti dai cavalieri.
La Contessa, Ragonda, Alice e le dame si
incamminano verso il castello: Isoliero, da sé, a
destra, osserva il Conte, e rimane cogitabondo).
Atto I
Atto II
ATTO SECONDO
Il teatro rappresenta la camera da letto della Contessa,
con due porte laterali ed altra nel fondo. A sinistra un
soffice di riposo e un tavoliere sopra del quale un
lampadaro acceso. A dritta una inferriata.
SCENA PRIMA
La Contessa è su d'un seggiolone; Alice sta leggendo,
su d'un piccolo sgabello, quasi a' suoi piedi. Ragonda
e tutte le dame sono intente a diversi lavori muliebri.
La Contessa ricama una sciarpa.
CONTESSA e RAGONDA
Sereni qui
Di pace in seno
Sen volano i dì.
La calma del cor
Qui noi godiam
Contente appieno;
A che tremar
Dei traditor?...
CORO
Sereni qui,
Contente appieno;
A che tremar
Dei traditor?...
CONTESSA
Io fremo ancor
Quando vi penso!
Qual uomo è mai
Quel Conte Ory!...
Ma il destino a noi propenso
Presto a noi lo discoprì.
RAGONDA
Tradirci così!... Quale audace,
Qual perfido e mendace!...
Un sant'uomo che rende pace,
Gioia, onor, fingersi ardì!
CONTESSA
Lode al ciel! possiamo ancora
Rincorarci in queste mura!...
V'ha chi salva i nostri dì!...
CONTESSA, RAGONDA e CORO
Sereni qui
Di pace in seno
Sen volano i dì.
La calma del cor
Qui noi godiam
Contente appieno;
A che tremar
Dei traditor?...
(Comincia a infierire forte burrasca).
RAGONDA e DAME
Qual fragor? Qual minaccia?...
CONTESSA
Veh! come irato è il ciel!...
Io tremo di terror!...
Si rovescia il castel!
D'orror tutta compresa!
RAGONDA e CORO
Se il cor si calmerà,
Il ciel ci assisterà.
RAGONDA
Sotto l'ombra di placido tetto
Astro lieto per noi splenderà.
CONTESSA
Allor che la tempesta
Imperversar io sento,
In fondo al cor
Piango il destin
Dei sventurati pellegrin.
(Di sotto al verone si ode la seguente preghiera).
VOCI
(al di fuori dell'inferriata)
Oh voi generosa,
Vedete qual pena!...
Siate pietosa!
S'implora bontà.
Finché sien placate
Quest'aure furenti,
Vi prego, accordate
L'ospitalità...
CONTESSA
Oh Dio!... Che sarà mai?...
Che si cerca a quest'ora?...
Se un infelice ei fosse
Sommesso al mio poter,
Venga pur, ché in mia dimora
Nessun cercato ha invano
Un tetto ospitatier.
CONTESSA, RAGONDA e CORO
Gran Dio! Per tua bontà suprema
Deh calma degli astri il rigor!...
Puote soffrir, ahi, pena estrema!
Quei che ci stringe in dolce laccio, amor!...
(Ragonda sorte a vedere).
SCENA SECONDA
Le suddette, Ragonda torna agitata.
RAGONDA
Sull'empio, e non cadran l'ire divine?...
(sdegnata)
Quale orror!
CONTESSA
Che mai fu?...
RAGONDA
Che mai s'udì!...
CONTESSA
(agitata)
Parla, ti spiega ormai!...
RAGONDA
Trista colpa e peggior del Conte Ory!...
Alquante sciagurate pellegrine,
Che l'infame persegue,
Ahimè! giunser fin qui;
E per la notte almeno
Vi cercano ricetto...
CONTESSA
Tutto ottengan da me.
RAGONDA
Vi seppi prevenir... Tutto disposi.
Serbiamo ai lor martir qualche mercé.
CONTESSA
Quante saranno, amica, le meschine?...
RAGONDA
Dieci saranno...
CONTESSA
Ahi! troppo!...
RAGONDA
E forse più!
Quale contegno!
CONTESSA
Gli anni lor?
RAGONDA
Quaranta.
CONTESSA
La figura?
RAGONDA
Orrenda!
Quel Conte Ory mi dà timor.
Chete le ho fatte entrar
In pace e sofferenza.
Esse tremano ancor
Di freddo e di terror.
Tributarvi una vuol
La sua riconoscenza.
Di vedervi un istante
Ricerca essa il favor...
Ma sen viene... mi sembra...
Si avvicina...
CONTESSA
Va ben!...
Lasciateci, per or...
RAGONDA
(al Conte Ory, presentandolo
alla Contessa e partendo colle altre)
A lei... senza timor.
CONTESSA
(Dicea Ragonda il ver;
Quanto modesta ell'è!)
Venite, madama; venite a me.
SCENA TERZA
Il Conte Ory, travestito da pellegrina.
Rimane alquanto distante dalla Contessa,
con molta riserva. La Contessa Adele.
CONTE
Ah! qual rispetto, o donna,
De' pregi tuoi m'accende!...
L'anima mia pretende
Spiegarti alfin l'ardor.
CONTESSA
(attonita)
L'ardor!
CONTE
(correggendosi)
La tua bontade, la tua bell'alma
A noi salvò l'onor.
CONTESSA
Di me superba io sono
Se un'alma vil domai;
Son lieta se salvai
Sì amabile virtù.
CONTE
(tra sé sorridendo)
Virtù!...
CONTESSA
A questo core tornò la calma
Né languirà mai più.
CONTE
Nel mio core sempre impresso
Resterà cotanto amore.
(Va per baciarle la mano).
Questa mano sul mio core
Sempre, sempre resterà.
CONTESSA
(con qualche risentimento ritira la mano)
Che fate, oh ciel!... Vi prego...
CONTE
Di mia riconoscenza
Io v'offro il sol tributo,
E senza il vostro aiuto...
Ohimè, qualor io penso
Che offeso era il mio onor,
Io tremo e gelo in cor.
CONTESSA
(con bontà stendendogli la mano)
Calmate il vostro foco...
CONTE
(baciandole la mano con trasporto)
Ah, signora!...
CONTESSA
Qui salvo è il vostro onor.
(Da sé)
Di quale ardor si accende?...
La man, la man le trema:
L'opprime ancor la tema,
Tranquilla ancor non è.
(Al Conte)
Qui voi potete alfin
Sfidare il Conte Ory.
CONTE
(da sé)
Convien l'ardor ch'io provo
Sopir nel petto mio;
Un sol pensiero, oh Dio,
Soltanto regna in me!
(Alla Contessa)
Qui voi potete lieta
Sfidare il Conte Ory.
Lo dicon temerario.
CONTESSA
Meco esser de' il contrario.
CONTE
Si crede ch'egli vi ami.
CONTESSA
Ah, invan fia che lo brami.
CONTE
Per ottener mercede
S'ei vi cadesse al piè,
Che mai fareste allor?
CONTESSA
L'audacia sua d'un punto
Saprei punire allor.
Quel vil che insulta
La nostra pace,
Tremar l'audace
Del ciel dovrà.
A me fia caro
Quel solo oggetto,
Che il foco in petto
Celar saprà.
Ma chi alla forza
Si affida, insano,
Pretende invano
La mia pietà.
CONTE
(da sé)
(Con me severa,
Crudel, tu sei;
Ma i lacci miei
Son tesi a te.
Io già la veggo
Smaniosa, irata,
Già sconsolata
Cadermi al piè.
Poi d'un sorriso
Mi mostra appieno
Che il suo bel seno
Crudel non è).
(Odesi rumore al di fuori).
CONTESSA
Son qui le vostre fide compagne.
CONTE
(Io li sento... essi son!)
(Osservando nel fondo della scena e ridendo)
Ah sì! Son esse!...
(In veste femminile i cavalier!...)
CONTESSA
(fa un cenno e si appronta
una tavola con latte e frutta)
Io vuo' che vi si appresti
Del latte e delle frutta...
CONTE
(bacia la mano della Contessa,
che esce osservandolo con interesse)
Quale bontà celeste!...
(Il Conte la segue cogli occhi,
indi accennando la tavola)
L'ordinario è frugal
Ed il cibo è modesto;
Così non è fatal.
SCENA QUARTA
Il suddetto, lAio e i cavalieri del Conte Ory,
sono vestiti da pellegrine, ma quando non vi
fanno attenzione, scorgonsi al di sotto i loro
abiti di cavalieri.
CORO
Alla buona follia
Sia goder, sia goder,
La pace con noi sia!
Cerchiamo di goder!...
CONTE
(all'Aio)
L'avventura è graziosa!
Dimmi, non è egli vero,
Mio sostegno ed onor?
L'AIO
Così la penso
Come voi, o signor...
Ma se il Duca?...
CONTE
Mio padre?...
L'AIO
...Intende la pazzia, qual fia la sorte mia?
È mestier che vi pensi.
CONTE
Segui gli uffizi tuoi:
Tu veglierai per noi,
Noi riderem per te.
Nulla vi mancherà.
Calma e pazienza,
Tutto disposi all'opra.
(Additando la brigata)
I miei fidi alla gioia,
(all'Aio)
Tu guida e direttor per la prudenza.
L'AIO
(al Conte)
Chi vi poté ispirar tale stranezza?...
CONTE
Il mio paggio Isoliero, il mio rivale,
Che, ignaro del mio cor
Qual fosse il caro oggetto,
Questo mi consigliò
Muliebre vestimento,
Perché glielo involassi al suo progetto.
L'AIO
Ed il ciel lo punì...
CONTE
E me rese contento.
CORO
Alla buona follia
Sia goder, sia goder.
La pace con noi sia!
Cerchiamo di goder!...
L'AIO
(osservando la tavola)
Ma qual trista inconvenienza!
Altro che latte e frutta non v'ha infin!...
CONTE
(con ironia)
È il cibo giornalier dell'innocenza,
Madame...
L'AIO e TUTTI
Non c'è vin?...
SCENA QUINTA
Roberto e detti. Roberto sotto il mantello di
pellegrina, porta un paniere.
ROBERTO
Amici, eccomi a voi.
CONTE, L'AIO e CORO
Roberto!
ROBERTO
Il prode che ha tentato un'avventura,
Che divide con voi la sua cattura.
Cheti qua; zitti a me.
Quel che arrischiai per voi
Tutto vi narrerò.
In questo solitario
Asilo del mistero,
In ozio, a dir il vero,
La noia mi colpì.
Quel genio d'intrapresa
Che sì mi ferve in seno,
Rapido qual baleno
Di ridestarsi ardì.
CORO
Deh, sentiam qual piano ordì!
ROBERTO
Pensai fra me che onore
Me ne venia non poco,
Osando in questo loco
La sorte a cimentar.
Parto all'azzardo, e trovo
Nobile appartamento,
Laddove a suo talento
Un re potrebbe star.
CORO
Avanti! udiam l'affar!...
ROBERTO
Armonic'arpa d'oro,
Seriche stoffe intorno,
E, di tessuto adorno,
Il romanziere ispan.
Vi ritrovai cosette
Per cembalo ridotte;
Le Mille ed una Notte
Dell'arabo Sultan.
CORO
O qual genio! genio stran!
ROBERTO
Vedo deserta mensa,
Mi volgo alla dispensa...
Spero di trovar molto,
Eppur non fu così!
Mi avanzo alla ventura
Sotto una volta oscura...
Ferrata porta arrestarmi,
Ma il braccio mio l'aprì.
CORO
Ebben! che v'era lì?...
ROBERTO
V'erano tai bellezze
Che con trasporto adoro!...
Amici! che tesoro!...
Che scena di piacer!...
Ampia cantina è questa,
Che mostra all'apparenza
La rigida astinenza
Che regna in Formoutiers!...
CORO
Qual gioia! Qual piacer!...
ROBERTO
Vasto arsenale è quivi
Che ispira ardor feroce
Per cimentar l'atroce
Tremendo Saracen!...
Armata bella, immensa,
Che Saladino il forte
Non mosse, allor che morte
Spinse ai nemici in sen!
CORO
Berrem contenti appien!
ROBERTO
Qui l'Alemagna brilla,
Là il Reno, qua la Spagna,
Qui freme lo Sciampagna
Che chiuso non può star.
Dei vini d'Aquitania,
Dei vini di Turrena,
Qual mente più serena
Può il numero narrar?...
CORO
Oh liquor che fa bear!...
ROBERTO
Vaneggio, non mi freno
Di schiere tali a vista;
E pronto alla conquista
Di quel nemico altier,
Mi slancio nell'agone,
Reno e Turrena sfido,
Atterro, urto, conquido
Il liquido drappel!...
(Accenna d'essere un po' ebbro)
Piena vittoria
Per me si appresta;
Ma qual m'arresta
Cupo frastuon?...
Il capo girami,
Traballa il suolo,
Il giorno oscurasi,
Non son più solo;
Di mille voci
Già sento il suon.
L'un grida: arresta!
Gli altri: cedete!
Da quelle spoglie,
Io fuggo allor Senza timor.
Di gioia e festa Amici è il dì!
(Stringendosi al seno una bottiglia)
Solo per questa
Il cor tutto ardì!...
CORO
Di gioia e festa
È questo il dì!
Delle sue gesta
Godiam noi qui.
CONTE
L'onor della vittoria
Tributi omaggio all'amistà.
Per le sue gesta e per la gloria
Sian pace e sanità!...
TUTTI
Beviam, beviam!... Almen
Ci lasciò del buon vin
Il signor castellan,
E non lo lasciò invan!...
Or che lo invita allarmi
Il Turco e il Saracen,
Al suo valor beviamo,
Orsù, senza confin,
Fino al mattin!
Quale ambrosia delicata!
Dolce umor che l'alma accende!
Celebriamo di cor
Il vino e la follia
Al genio dell'amor.
(Bevono);
CONTE
(osservando)
Chi vien?... E la torciera!...
Silenzio, in carità;
Ponetevi in preghiera,
O di noi che sarà?...
(Tutti i cavalieri chiudono il loro mantello,
nascondono la loro bottiglia e simulando
di non vedere Ragonda che giunge).
SCENA SESTA
I suddetti e Ragonda, che traversa in fondo
la scena per vedere se le pellegrine han
bisogno di qualche cosa.
IL CONTE e TRE COMPAGNI
Oh tu, che si onora,
Ascolta mia prece!
Ah! tu che si adora,
Ci accorda pietà!
Deh! salva innocenza,
Diffondi clemenza,
Un dì ricompensa
L'ospitalità.
(Ragonda li guarda con tenerezza,
alza gli occhi al cielo e si allontana).
ROBERTO
Essa se ne partì!...
Il licore di Bacco, eccolo qui!...
(Trae la bottiglia e tutti gli altri
fanno lo stesso).
CORO
Beviam, beviam,
Senza confin,
Fino al mattin!...
Ci lasciò del buon vin
Il signor castellan!
CONTE
(udendo rumore fa acquetare
i compagni)
Essa torna... Silenzio!
(Tutti nascondano le bottiglie).
SCENA SETTIMA
I suddetti, la Contessa, Ragonda, dame
e villanelle; queste ultime portano dei
candellieri accesi per le pellegrine.
CONTESSA
(Oh qual raccoglimento!
M'è ragion che le ammiri!...) Di riposo
Ecco il momento che ciascuna di voi,
Madame, si ritiri
Nel proprio appartamento.
CONTE
Addio, nobil Contessa!
Ah, se m'ascolta il cielo
L'ora verrà, l'istante,
Che vi dimostri il cor, dama clemente,
Ciò che prova per voi riconoscente!...
(Si ritira cogli altri.
Ognuno, in atto di scherzo fa travedere
la bottiglia, che nasconde).
SCENA OTTAVA
La Contessa, Ragonda e le dame.
CONTESSA
(si asside e sta per disfare la sua
acconciatura)
Sì, quest'è il dover nostro,
E chi, nel nostro zelo,
Al ben altrui si adopra...
(Si ode il suono di campanello all'esterno).
Chi mai, chi mai sarà? Chi viene ancora?
(Ragonda va a vedere).
RAGONDA
Un paggio...
CONTESSA
Un paggio?... ed a quest'ora,
Nel cheto asilo agli uomini interdetto?
Conoscerò colui che s'avvicina...
(Fa qualche passo verso il parlatorio).
SCENA NONA
Le suddette e Isoliero.
ISOLIERO
Io son, bella cugina,
Né vi faccia dispetto.
Brilli sereno il volto e calma al cor.
CONTESSA
Che vi condusse qui?
ISOLIERO
Il Duca mio signor.
Ei m'impose di render anco noto
Alle dame ed a voi
Che i mariti, il germano,
Oggi dì... questa notte... a mezzanotte,
Saran fra noi.
TUTTE
Fia ver?... qual mai contento!...
ISOLIERO
Riedon di Palestina.
Di sorpresa e in segreto
Verranvi a ritrovar.
TUTTE
Oh qual contento al cor!
I voti si avveràr!...
ISOLIERO
Lo crede il Duca ancor:
Ma il pensiero lo coglie
Che un marito prudente
Previen sempre la moglie...
Un'improvvisa gioia
Cangiarsi può in dolor.
RAGONDA
Verran, verranno alfin! Ritorneranno.
Ah, lo doveva il cielo
Al nostro puro affetto!...
Io corro a prevenir le ospiti nostre...
ISOLIERO
(sorpreso)
Chi son?...
CONTESSA
Tante virtù che il Conte Ory
Perseguitò fin qui.
ISOLIERO
(Io gelo di terror... Ahi, folle!...)
(alla Contessa)
Proseguite...
Alcune pellegrine?
CONTESSA
A dir il vero...
ISOLIERO
Male per noi! Con vestiti stranieri
Ei stesso, il Conte Ory,
Ah, s'introdusse qui
Con i suoi cavalieri!...
TUTTE
Oh ciel!...
CONTESSA
Terrore estremo!...
RAGONDA
Che dirà mio marito,
Trovando ai focolari
La casta sposa assiem
Di tante alme sfrenate?
TUTTE
A quel periglio siamo riservate!...
ISOLIERO
Un'ora solamente,
E voi siete salvate.
Vi si soccorrerà,
Un'ora basterà...
TUTTE
Ahimè! che tutta io tremo!...
CONTESSA
Più degl'altri fatal
M'infonde atro spavento
Il Conte Ory... Ahi cielo! è qui... lo sento!...
(Tutte le dame fuggono datolo un grido e con
segni di spavento. Isoliero spegne i lumi che
sono sulla tavola. Poi avvolgendosi nel velo
deposto dalla Contessa, si colloca sulla
poltrona, e fa segno alla Contessa di
avvicinarsegli).
ISOLIERO
Lunge, lunge il timor:
Di mia vita al periglio
Io vi difenderò dal traditor.
CONTESSA
Qual freddo gelo il cor tutto mi opprime!...
ISOLIERO O voi, per cui nel sen
Fido il cor si serbò, Non vi turbi il timor,
Con voi sempre sarò. (Spegne il lume).
SCENA DECIMA
Il conte Ory dalla sua stanza, Isoliero, sulla
poltrona. La Contessa, ritta, accanto a lui.
La scena è nella più profonda oscurità.
CONTE
(piano)
Cheti al favor
Di notte tenebrosa,
Moviam il piè,
Lieti avanziam
E senza ella destar:
Ch'io ceda è ben
All'alma crucciosa!
Amor mi colse,
Né potrei riposar.
D'amor e di speranza
In sen mi batte il cor.
La notte ed il silenzio
M'infondono lieto umor.
CONTESSA
Di tema e di speranza
In sen mi batte il cor.
La notte ed il silenzio
Mi accrescono il terror.
ISOLIERO
Di tema e di speranza
In sen mi batte il cor.
La notte ed il silenzio
Raddoppiano il suo error.
(Piano alla Contessa)
Parlate!
CONTESSA
Chi va là?
CONTE
(Ell'è!) Suora Giannetta,
In questa stanza sola,
Ove non può dormir...
Ahi! tutto langue!
Tutto l'inquieta!...
Tanto ha timor...
Mi permettete
Ch'io possa a voi venir?...
ISOLIERO
(E cólto nella rete!)
CONTESSA
(Infame traditore!)
CONTE
(avvicinandosi a Isoliero)
Oh dolce e caro istante,
Se in due noi siam!
Qual gioia al cor!
ISOLIERO
(Sì, in due noi siam!)
CONTE
Ah, non si ha timor.
CONTESSA
Che fate voi!
CONTE
(stringendo la mano d'Isoliero)
Non s'ha, non s'ha timor
Se questa man
Mi preme il cor.
(Isoliero stringe al core la mano della
Contessa).
CONTESSA
(Ei preme la mia mano al cor! )
ISOLIERO
(piano alla Contessa, con passione)
Beltà severa,
Non vi opponete,
Sola potete,
Far lieto un cor!
CONTE
Oh ciel, qual gioia!...
Oh qual piacer!
D'amore e di speranza
In sen mi batte il cor.
La notte ed il silenzio
M'infondon lieto umor.
ISOLIERO
Di tema e di speranza
In sen mi batte il cor.
La notte ed il silenzio
Raddoppiano il suo error.
CONTESSA
Di tema e di speranza
In sen mi batte il cor.
La notte ed il silenzio
M'accrescono il terror.
Di lasciarmi or vi scongiuro,
Suor Giannetta, ite da me.
CONTE
Voi lasciar? ah no! giammai!...
Io rimango a' vostri piè.
CONTESSA
(Io tremo, oh ciel! Che mai vorrà!)
CONTE
È l'ardor che mi divora,
Sono amante che vi adora.
CONTESSA
Giusto Ciel! Qual traditor!
CONTE
L'amor che offusca la ragion
M'otterrà da voi perdon.
(Baciando la mano a Isoliero)
Lasciate, a voi io la reclamo...
Questa man da voi, sol bramo.
CONTESSA
(Troppo a me lo stringe amor.)
Cheta orsù!...
CONTE
Un nume ancor
Puote amarvi egli di più?
(Si sente suonare replicatamente
la campanella del castello.
Poi suonano le trombe, prima
da lontano, poi da vicino).
CONTESSA, ISOLIERO e CONTE
Qual sento mai fragore
Di trombe ad echeggiar!...
CONTESSA e ISOLIERO
Non più timor; ci vengono a liberar!
CONTE
(Oh qual periglio! È vano lo sperar!...)
(La Contessa si ritira).
Oh Ciel! Quale rumor!
ISOLIERO
(avanzandosi)
È l'ora del ritorno,
È d'uopo di partire, o mio signor...
CONTE
(assai sorpreso e sdegnato)
È il mio paggio Isolier!...
ISOLIERO
Quegli che al sen vi strinse
E che voi supponeste la Contessa.
CONTE
Ah! che tradito or son!...
(minaccioso)
Temi il mio sdegno!...
ISOLIERO
Non vi rendete a vostro padre indegno.
(Odesi di nuovo squillo di trombe più vicino).
Ei giunge qui... Odo l'araldo...
CONTE Oh ciel!...
SCENA ULTIMA
I precedenti, la Contessa, Ragonda, Alice,
le dame, le villanelle con candellieri e faci.
CONTESSA
(al Conte)
Voi che fate guerra alle donne, siete
Dunque di noi prigionier.
CONTE
(si prostra ad essa)
Ai vostri piè, Madama,
Favor da voi si brama
Per tutti i cavalier. Per lor riscatto,
Che mai vi si può offrir?
CONTESSA
(sollevandolo)
Il pegno è di partir,
(indicando le dame)
D'evitare ogni affanno ai loro sposi.
ISOLIERO
Per segreto passaggio
Vi può guidar il paggio. Ed ei più destro
Schiuderà l'ingresso al di fuor.
CONTE
Egli è fra noi più destro giuocator!...
CONTESSA
Giubiliamo al bel suon di vittoria,
Onore ai prodi vincitor,
Che il desire d'onore e di gloria
Loro eterni fama e splendor.
CONTE
All'imene cediam la vittoria,
E che regni fra gioia e l'amor.
Lasciam il solitario orror.
CONTE e CAVALIERI
Lasciam il solitario orror.
(Isoliero conduce il Conte Ory ad un uscio segreto.
Intanto si schiude la grande porta di fondo e vedonsi
il Duca Ory e il Conte di Formoutiers coi suoi
cavalieri, reduci dalla Palestina, preceduti dai loro
scudieri, con armi, stendardi, ecc.
Ragonda e le altre dame si precipitano nelle braccia
dei loro mariti, e la Contessa Adele in quelle di suo
fratello. Poi Isoliero va a baciare la mano al Conte
di Formoutiers, che lo abbraccia).
CONTESSA, RAGONDA, ISOLIERO e
CORO
Fia lode ai figli della gloria,
Onor ai prodi vincitor,
Che il desire d'onore e di gloria
Loro eterni fama e splendor.
F I N E
Atto I
Atto II
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