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Gioacchino Rossini

(1792 - 1868)


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The Operas of Gioacchino Rossini

 

Eduardo e Cristina


Dramma per musica in due atti
di T. Andrea Leone Tottola
S. Giovanni Schmidt e
B. Gherardo Bevilacqua Aldobrandini


PERSONAGGI

Carlo, re di Svezia, Tenore
Cristina, sua figlia, segreta moglie d'Eduardo, Soprano
Eduardo, duce delle armi di Svezia, Contralto
Giacomo, principe reale di Scozia, Basso
Atlei, capitano delle guardie reali, amico d'Eduardo, Basso
Gustavo, piccolo figlio d'Eduardo e di Cristina, Mimo
La sua governante, Mimo

Cavalieri, Dame, Damigelle, Guardie reali,
Uffiziali, Soldati, Popolo, Prigionieri

La scena è in Stokolm.


Atto I
Atto II




ATTO PRIMO

Atrio magnifico, adorno di trofei, dipendente
dalla reggia e contiguo ad una piazza.
Trono da un lato.

SCENA PRIMA
Atlei, cavalieri, dame, guardie reali nell'atrio;
popolo spettatore nella piazza.


CORO
Giubila, o patria, omai:
Cessò del Ciel lo sdegno.
Finor gemesti assai:
Trionfa o Sveco regno;
Ritorna a questo lido
L'eroe di nostra età.
Vittoria a lui disserra
Le vie d'amica sorte;
Per contrastargli in guerra
Braccio non v'ha sì forte;
Di lui perfino il vinto
Ammirator si fa.

ATLEI
(Torni, amico, trionfante...
Io pavento quell'istante
Che fra noi ti renderà.)

SCENA SECONDA
Carlo, Giacomo seguiti da nobile corteggio.
I precedenti.

GIACOMO
Dopo tanti e tanti affanni,
Pace riede a queste mura.
Lieto giorno! omai sicura
La corona al crin ti sta.

ATLEI
(a' cavalieri)
Già Cristina a noi si appressa.

CORO
Oh ben degna principessa!
Qual virtude! qual beltà!

SCENA TERZA
Cristina, dame e cavalieri. I precedenti.

CRISTINA
(Misera! innanzi al padre
Più fiero è il mio tormento,
Tutto del fallo io sento
Fiero il rimorso in me.)

GIACOMO
(a Cristina)
Di gioia ognun s'accende,
Benigna stella splende,
E in sì propizio giorno
Solo è mestizia in te.

CARLO
Ah! quando, amata figlia,
Serene avrai le ciglia?
Tutto ti brilla intorno:
Tempo di duol non è.

CRISTINA
(Come celarvi mai,
Palpiti, fier dolore!)

GIACOMO
Donasti al pianto assai:
Giubili omai quel core.

CARLO
Oltre il confin, l'affanno
In te passando va.

CRISTINA
(Ciel, che vedi a qual cimento
Mi riduce il mio tormento,
Qualche raggio omai ridesta
Di clemenza e di pietà.)

CARLO e GIACOMO
(Quai sospiri in tal momento!
Qual dolor! qual turbamento!
Un sospetto in me si desta,
Che penar, tremar mi fa.)
(Strumenti militari in distanza).

CARLO
Mala schiera vincitrice
Alla reggia s'avvicina.

CRISTINA
(Tremo... Oh istante!... Il cor mi dice
Ch'altro duol mi si destina.)

CARLO
Giunge il prode.

CRISTINA
(Amato sposo!
Io ti bramo e per te peno.)

GIACOMO
(Altra fiamma asconde in seno:
Turba amore il suo riposo.)

CRISTINA
(Coniugal, materno amore,
Non tradir questo mio core,
Ch'altra speme or più non ha.)

CARLO e GIACOMO
(La cagion di quel dolore
A momenti al genitore,
Suo malgrado, svelerà.)

CORO
(Geme, oppressa dal dolore...
Giusto ciel, che mai sarà?)

CARLO
Delle lagrime tue La sorgente verace,
Che al genitor sia nota è tempo omai.

CRISTINA
Signor, come! non sai
Quanto costommi, oh dio!
Quella perdita amara,
Che te pur tanto oppresse?

CARLO
Or volge l'anno
Che a me la sposa, a te la genitrice
Morte involò. Si pianse, e giusto il pianto,
Figlia, era in noi; ma di ragione il lume
Dà il tempo alfine. I limiti del duolo
La tua mestizia eccede,
Perch'io presti al tuo labbro intera fede.

CRISTINA
(Oimè!)

ATLEI
Signor! S'avanza il duce.

CARLO
Siedi,
Principessa, al mio fianco, e pensa intanto
Che in sì bel giorno è intempestivo il pianto.

(Carlo va sul trono; Cristina siede a dritta
del medesimo sopra un sedile più basso;
Giacomo, al cenno del re, siede dalla parte
opposta; ognuno del corteggio si situa
secondo il suo grado. Frattanto vedonsi
sfilare sulla piazza le truppe condotte da
Eduardo).

ATLEI
Inno di gloria alto risuoni.

CRISTINA
(Cielo!
Ben prevede il mio core
Il più fiero dolor d'ogni dolore.)

CORO
Serti intrecciar le vergini
De' più pregiati fiori;
Ordir corone i giovani
Di sempre verdi allori
Quando a battaglia intrepido
Duce, volgesti il piè.
(Vedesi comparire Eduardo).

SCENA QUARTA
Eduardo, che sarà stato incontrato da'
grandi sull'ingresso. I precedenti.

CORO
Più belli in fronte ridano
Al vincitor i fiori,
Più belli al crin verdeggino
Di tanto eroe gli allori,
A lui che della gloria
Seguace ognor si fe'.
(Durante questo coro Eduardo vien
condotto appiè del trono).

EDUARDO
D'un potente nemico
Il domator felice ecco al tuo piede.
(S'inginocchia; il re gli fa cenno d'alzarsi).
Sire, se di mia fede, in questo giorno,
Per la Svezia beato,
Darti prove novelle ancor poss'io
Imponi: è la tua gloria il desir mio.
Vinsi, ché fui d'eroi
Avventuroso duce;
Perché i vessilli tuoi
La gloria ognor conduce,
Perché di Carlo al nome
Trema il nemico ognor.
(Guardando furtivamente Cristina).
(Vinsi alfin, perché quel volto
Sol mi rese vincitor.)

CRISTINA
(Or che il miro e che l'ascolto,
Più s'accresce il mio timor.)

CARLO e GIACOMO
Giovin prode, è in te raccolto
Tutto il pregio del valor.
(Carlo scende dal trono, e tutti si alzano).

EDUARDO
Tu regni lieto omai,
E giubila quest'alma.
(Guardando Cristina)
(Vedo in que' mesti rai
La sua perduta calma.)
Pace ti brilla intorno.
(Ma guerra è in questo cor.)

CRISTINA
(Ti cela in petto,
Fiero dolor.)
(Cristina sebbene procuri di sfuggire
l'incontro de' furtivi sguardi d'Eduardo,
non può celare al padre ed agli altri i suoi
sospiri, ancorché faccia forza a se stessa
per reprimerli).

CARLO e GIACOMO
(Il mio sospetto
Si fa maggior.)

EDUARDO
(fingendo maraviglia nel veder
Cristina in tanta mestizia, lentamente
se le avvicina, inchinandosi)
Serena il ciglio
Real donzella;
Ogni periglio
Omai cessò.
(Poi sottovoce e di nascosto)
Deh! frena i palpiti;
Forse una stella
Per noi propizia
In ciel spuntò.

CARLO
Duce, per te respira
Lo Sveco suolo, e respirar tu dei
Del riposo nel seno.
I tuoi sudori omai
Han d'uopo di mercé; chiedi: l'avrai.

EDUARDO
Generoso mio re!... che dici?... Ah! dunque
Posso... (che fo?) posso al tuo cor... (che tento?)

CARLO
Tutto puoi.

EDUARDO
(Su coraggio: ecco il momento.)

CARLO
Voglio ciascun felice;
Prova questa ne sia.
(A Giacomo)
Prence, bramasti
La mia figlia in consorte,
E tua sarà.

CRISTINA
(Stelle! il previdi.)

GIACOMO
Oh sorte!

EDUARDO
(Cielo!)
(Atlei, vicino ad Eduardo, lo avverte di
contenersi).

CRISTINA
(Che fiero colpo!)

ATLEI
(Oh! sventurati, qual destin vi aspetta!)

CARLO
Cessi omai lo stupor, figlia diletta.

CRISTINA
(Oimè!)

EDUARDO
(Crudel ambascia!)

CARLO
Che! non rispondi?

CRISTINA
Ah! genitor...

GIACOMO
(Comprendo.)

CARLO
A che rinnovi il tuo dolor? Credei,
All'annunzio di sposa,
Vederti, oltre il piacer, splendere in volto
Gratitudin di figlia.

CRISTINA
Signor... (Che dir poss'io?
Affanno più crudel non v'è del mio!)

CARLO
E taci ancor? Parla: l'impongo.

GIACOMO
Spiega
Di quel dolor l'origine funesta.,

CRISTINA
(Cielo, pietoso cielo!
Reca soccorso a un'infelice!)

EDUARDO
(da un lato, assistito da Atlei)
(Io gelo.)

CARLO
(severo)
Ebben?

EDUARDO
(Che mai dirà?)

CRISTINA
Lascia ch'io possa
Dalla sorpresa estrema
Gli spirti rinfrancar... Deh! mi concedi
Spazio a pensar...

CARLO
(come sopra)
Che sento!

CRISTINA
(Oh dio!)

CARLO
Figlia...

GIACOMO
Signore,
Deh! l'appaga. (Lo dissi: ama quel core.)

CARLO
(dopo qualche pausa, a Giacomo)
Tu il vuoi? M'arrendo.
(A Cristina)
Alle tue stanze riedi,
E in breve ti disponi
Al paterno comando.

CRISTINA
(È un prodigio s'io reggo a duol sì fero.)

CARLO
Prence, mi segui. (Omai scoprasi il vero.)
(Partono tutti, fuorché Eduardo e Atlei).

SCENA QUINTA
Eduardo, Atlei.

EDUARDO
Amico!

ATLEI
Sventurato!

EDUARDO
Ove son io!
Soccorrimi

ATLEI
Che puote
Impossente amistà?

EDUARDO
Dunque altro scampo,
Fuorché morte, per togliermi d'ambascia,
Non v'è?

ATLEI
Che dici? Ah! lascia
Così funesta idea. Pensa alla sposa,
All'innocente figlio,
E, celando il tuo duol, fuggi il periglio.
Ma vanne: alcun potrebbe
Sospettar nel vederci.

EDUARDO
E se, costretta
Dal genitor, la sposa...

ATLEI
Fia mia cura
D'invigorir la debil sua costanza.

EDUARDO
Perdei, me sventurato! ogni speranza.
(Parte).

Gabinetto.

SCENA SESTA
Grandi del regno.

CORO
O ritiro, che soggiorno
Fosti un tempo del dolor,
Ah! ti cangia in questo giorno
In asilo dell'amor.

L'adorata principessa
Dall'affanno cesserà.
Il momento già s'appressa
Della sua felicità.

SCENA SETTIMA
Cristina e detti.

CRISTINA
(si abbandona sopra un sofà)
È svanita ogni speranza,
Giunse al colmo il mio martir.
Sventurata! non mi avanza
Altro scampo che il morir.
(Alzandosi).

CORO
Per pietà, ti rasserena.

CRISTINA
Troppo grave è il mio dolor.

CORO
Abbia calma la tua pena.

CRISTINA
Lacerar mi sento il cor.

CORO
Stella forse un dì più mite
Per te in ciel risplenderà.

CRISTINA
Deh lasciatemi, fuggite;
Per me in ciel non v'è pietà.
(Il coro parte).
Del mio crudel destino
Si compie omai l'orribile minaccia.
Fra poco... oh ciel! fra poco
Dunque sarà palese
La fiamma che m'accese?... Ma di voi,
Sposo, figlio, che fia
Adorabili oggetti all'alma mia?
Che miro... è desso... Ah! fuggi... fuggi... trema.

SCENA OTTAVA
Eduardo, Allei e Cristina.

CRISTINA
Involati al rigore
Del fiero genitore...
(Atlei rimane sull'ingresso).

EDUARDO
Amata sposa!
Calmati: inosservato
Qui volgo i passi. È lungi il re, celarmi
Colà posso a mia voglia
(accennando un angolo)
Nel sen di quella soglia.

CRISTINA
Alfine... ahi lassa!
Alfin... fremo d'Orror!... giunse quel giorno,
Tanto per noi tremendo,
Giorno fatal di morte!... ed io l'attendo.

EDUARDO
Deh! quel pianto raffrena;
Nel soccorso del cielo
Sperar ti giovi...

CRISTINA
Ah! no: sperar non deve
Chi al genitor fu infida.

EDUARDO
Per quel soave oggetto,
Pegno del nostro affetto,
Dal tuo pensier le immagini d'orrore
Disgombra, per pietà... Deh! sposa amata,
Fa' che bearmi io possa
Negl'innocenti sguardi
Del mio Gustavo.

CRISTINA
Oh sposo! in qual momento
Rivederlo tu brami.

EDUARDO
Va', lo reca al mio sen: vanne, se m'ami.
(Cristina si accosta alla parete di prospetto,
fa un concertato segno, ed apresi una porta
segreta, ch'essendo ricoperta dal parato è
invisibile a tutti).

SCENA NONA
Gustavo, dall'accennata porta, condotto
dalla sua governante. I precedenti.

Eduardo corre a lui e lo colma di baci.

CRISTINA
In que' soavi sguardi
Quest'alma vedi impressa;
Ecco l'immago istessa
Di chi m'avvinse il cor.

EDUARDO
Compensa in parte almeno,
O figlio, i nostri affanni;
Per te gli dèi tiranni
Sospendono il rigor.

CRISTINA
I crudi miei sospiri
Confondo a' suoi lamenti.

EDUARDO
(a Cristina)
Raffrena il tuo dolor.

CRISTINA ed EDUARDO
(Pietade, o ciel! deh! senti
D'un sventurato amor.)

EDUARDO
(come sopra)
A dispetto d'empio fato,
Sarò teco ognor, mia vita.

CRISTINA
Dal mio sen, consorte amato,
Ogni speme è omai sbandita.

CRISTINA ed EDUARDO
Ah! non sempre la fortuna
Fiera, avversa a noi sarà.
Tu che i puri e dolci affetti,
Santo amor, nell'alme accendi,
Tu proteggi, tu difendi
(accennando il figlio)
Innocenza e fedeltà.

EDUARDO
Amato figlio, oh quanto
Questo momento il padre tuo bramava!
Misero padre! ed ora
Il vederti gli è grato, e in un lo accora.
(Procurando che Cristina non senta queste parole)
Pargoletto infelice,
Che fia di te! son io de' mali tuoi
L'iniquo autor: tu sei
Testimonio fatal de' falli miei.

CRISTINA
Sposo, tu piangi... Ah! invano
Tenti celarti...

EDUARDO
E questo pianto mio
Pianto di tenerezza.

CRISTINA
Ah! no: m'inganni.
De' nostri acerbi affanni,
Del destin che ci attende,
È foriero quel pianto, e vuoi ch'io speri?
Ah! ti lusinghi indarno.

EDUARDO
(dopo breve pausa)
Dì: la vita di questo
Innocente bambin, la tua, la mia
Brami salvar?

CRISTINA
Vana è l'inchiesta.

EDUARDO
Or senti.
Al mal che ci sovrasta, altro riparo
Non v'è, che d'involarci a queste mura...

CRISTINA
Che dici!... Oimè!

EDUARDO
Natura,
Pietà, materno amore
Ti favellin per me. Fingi col padre
Che alla novella aurora
Sommessa al suo voler... Sospiri!... Oh Dio!
Il finger, idol mio,
È omai necessità.

CRISTINA
Che mi proponi!

EDUARDO
L'unico a tanto mal rimedio estremo.

CRISTINA
Ah! che solo in pensarlo agghiaccio e fremo.

ATLEI
(avanzandosi)
Oh stelle! A questa volta
Il corteggio real inoltra il passo...
Forse il re... Dividetevi...
(Ritorna sull'ingresso e subito retrocede).

EDUARDO
(alla governante che prende il fanciullo
ed entra nella porta segreta)
Deh vanne. Il cela.

CRISTINA
Ahi sposo! ahi figlio!...

EDUARDO
(a Cristina)
Resta...

ATLEI
Vieni... Non più...
(Eduardo va per entrare nella porta segreta,
ma non è in tempo essendo i Grandi quasi
sull'ingresso. Allei lo tira in disparte).

CRISTINA
Fatal periglio!

SCENA DECIMA
Cavalieri. I precedenti.
Nell'avanzarsi de' cavalieri, Eduardo ed
Atlei, passando dietro a' medesimi, non
veduti escono.

CORO
Vieni al tempio, o principessa;
Là t'invita il genitor.
Il momento già s'appressa.
Sacro a Imene ed all'amor.

SCENA UNDICESIMA
Carlo, Giacomo. I precedenti.

CARLO
Al tempio, sì; non lice
Dello sposo, del padre,
Del popolo che attende
Le brame differir... Che vedo!... Accolto
Tutto mostri nel volto,
Misto al duol, lo spavento...
Che fia?... Mi fai tremar.

CRISTINA
(Fatal momento!)
(Con voce tremula)
Signor... credimi... solo
Cagion di giusto duolo
In cor mi sta... la madre...
(dandosi anima)
Or come vuoi
Ch'io pensi a regie nozze,
Mentre solo per lei
Mi favellano in sen gli affetti miei?

CARLO
(Ben ti comprendo.)
E il padre Sopra gli affetti tuoi
Non ha possanza?

CRISTINA
(tremante)
E vero...

CARLO
Quale ascondi mistero?... Errante il guardo
Intorno giri... Invan t'infingi: io scorgo
Alta disperazion su quel sembiante...
Parla.

CRISTINA
(Misera me.)

CARLO
Che! non rispondi?
Ebben, taci a tua voglia:
Ma pensa ad obbedirmi.

CRISTINA
Al nuovo sol...

CARLO
Non odo
Che il mio voler. Vieni.

CRISTINA
(Che angustia, oh dio!)

CARLO
Al tempio.

CRISTINA
Al tempio!

CARLO
(prendendola per mano)
Sì.

CRISTINA
Deh! padre mio!...

SCENA DODICESIMA
Gustavo, nel sentire la voce di Cristina,
esce dalla porta segreta e corre verso la
madre, che sbigottisce e cade quasi
tra mortita sul sofà. La governante, che lo
ha seguito, vedendo il re fugge spaventata,
senza che nessuno se ne accorga, per
la porta comune. I precedenti, poi Atlei.

CRISTINA
(Stelle!)

CARLO
Che miro!... Qual mai varco ignoto?
Questo bambin chi fia?...
(Oh ciel! darsi potria!... Langue costei...)
Figlia, palesa, spiega
Di quel fanciul...

GIACOMO
Favella.

ATLEI
(Oh vita! oh affanno!)
(Cristina, nel massimo sbigottimento,
non ardisce alzargli occhi).

CARLO
Saper il vo'.

GIACOMO
Chi è mai?

ATLEI
(fingendo di voler fare la stessa interrogazione
a Cristina, se le accosta e di nascosto le dice)
Non iscoprir lo sposo.

GIACOMO
Ah! sì, tu il sai.

CARLO
Obbedisci... Ricusi?

GIACOMO
(Morir mi sento!)

CARLO
E taci ancora?...
(Ad un uffiziale delle guardie)
Osmondo,
Snuda quel ferro.
(Al vero Si squarci omai la benda.)
E sul capo al fanciullo in alto penda.
(L'uffiziale eseguisce, afferrando per un braccio Gustavo).

CRISTINA
(si alza e va verso il bambino)
Fermati... Osmondo, vibra
Nel mio sen quella spada.

ATLEI
(Oh ciel!)

CARLO e GIACOMO
Perché?

CRISTINA
D'ascondere il mio fallo
Più non è tempo.
In me tu vedi, o padre,
Una perfida figlia: io son sua madre.
(Sorpresa generale).

CARLO
Qual fulmine improvviso
Piomba sul capo mio!...
Ascolto il vero?...
Oimè!... sogno?... son desto?...
Oh me infelice!... È questo
Dunque l'orrendo arcano
Che racchiudevi in sen?

CRISTINA
(precipitandosi a' piedi di Carlo)
Ah!...

CARLO
(respingendola)
Fuggi, indegna,
Orror mi fai... Ma d'un iniquo amore
Il complice dov'è? dove s'asconde?

GIACOMO
Deh! il palesa.

CRISTINA
Ah! non mai. Se un'empia figlia
Io fui, non deggio a meno
Esser empia consorte.

CARLO
Cangerai di favella in faccia a morte.
D'esempio alle alme infide,
Perfida, or or sarai...
(La rabbia mi divide
In mille brani il cor.)
Solo in quell'empio sangue,
Solo in mirarti esangue
Estinguerò lo sdegno,
E placherò il furor.

CRISTINA
M'uccidi.

GIACOMO
(Fier momento!)

ATLEI
(Tutto in quest'alma io sento
Quel duol, che ognor mi desti
Pura amistade e fé.)

CARLO
A sì crudele affanno,
Crudo destin, tiranno,
Perché serbar volesti
Un genitore, un re?

ATLEI, GIACOMO e CORO
(Quel core omai di pace
Capace più non è.)

CARLO
(All'eccesso della pena
Giusto cielo, io reggo appena!
(Gettandosi sul sofà)
No, che un padre sventurato
Più di me non si può dar.)
(Carlo rimane alquanto pensieroso;
poi, vedendo Cristina abbracciare il
figlio e piangere con lui, mostra qualche
tenerezza d'animo; ma, scuotendosi ad un
tratto, si alza, dicendo).

CARLO
Ah sgombrate da me bassi affetti
Di clemenza e paterna pietade.
Ira, sdegno, furor, crudeltade,
Tutti uniti vi bramo con me.
(Alle guardie)
L'avvincete di crude ritorte.
Morte a lei fia condegna mercé.

CRISTINA, GIACOMO e ATLEI
(Più non reggo/regge al mio/suo affanno;
Per quest'/quell’alma più speme non v’è

CORO
(Più consiglio, più freno non sente
L'ira ardente di padre, di re.)
(Carlo parte con Giacomo, i Grandi lo seguono.
Cristina, col fanciullo, va fra le guardie).

SCENA TREDICESIMA
Allei.

ATLEI
Tremendo caso!... Orribil dì!... Pur troppo
Fosti presago, o core,
Di sì fatal dolore. Or non ti resta
Che pianto d'amistade.
(In atto dipartire).

SCENA QUATTORDICESIMA
Giacomo, Atlei.

GIACOMO
Atlei, t'arresta.

ATLEI
(inchinandosi)
Signor.

GIACOMO
Vedesti?... O ciel!

ATLEI
Che dirti posso
Se non gemer con te?

GIACOMO
Ma chi potea
Ridur Cristina rea?

ATLEI
Chi? Amor ch'è sempre
Cagion di mille affanni.

GIACOMO
Ma il seduttor?...

ATLEI
Chi sa? Forse respira
Lungi da questo suol.

GIACOMO
Come il supponi?...

ATLEI
Io mel figuro...
In questa reggia almeno
Alma ardita cotanto
Ritrovar non saprei. Tutti a me noti
I Grandi sono; esperienza è meco;
Di ciascuno la fede appieno io vedo.

GIACOMO
Ma Cristina il dirà.

ATLEI
(No, non lo credo!)

GIACOMO
Misera! Il padre irato
I suoi giudici aduna in quest'istante.
E perirà tanta beltade?

ATLEI
Ah! prence,
Siegui i moti del core: prega, piangi
A pro dell'infelice;
Deh! la togli al rigor di cruda stella.
Degna è d'alma real pietà sì bella.

GIACOMO
Che non farei? Ma temo
Vana qualunque opra pietosa, e gemo.
(Parte con Atlei).

Ampia sala.

SCENA QUINDICESIMA
Carlo, Grandi del regno, guardie.
Il re è seduto a destra d'una tavola con
recapito da scrivere; i Grandi sono
parimente seduti, attorno alla stessa.

CORO DI GRANDI
(A che, spietata sorte,
Ne riducesti mai!)

PARTE DEL CORO
(Astro fatal di morte
Sull'etra balenò.)

ALTRA PARTE
(Parea che lieti i rai
L'apportator del giorno
A noi vibrasse intorno...)

TUTTI
(Ahi! speme c'ingannò.)

SCENA SEDICESIMA
Cristina fra le guardie; Giacomo, dal lato
opposto, rimanendo indietro. I precedenti.

CARLO
T'avanza. Il re tu vedi
Fra' tuoi giudici, o donna. È tempo omai
Che di tua colpa orrenda
Il complice sia noto.
Invan restarsi ignoto
Potria l'infame seduttor: il cielo,
Punitor de' malvagi,
La verità discopre.

CRISTINA
Il ciel punisca
Una perfida figlia.
Non me ne lagno: morte
È dovuta al mio fallo, e in suon tremendo,
Ministri delle leggi, ecco, l'attendo.

CORO DI GRANDI
Svela il reo.

CRISTINA
Ah! fulminate
Sul mio capo omai la pena;
Ma ch'io parli non sperate:
Frena il labbro un fido amor.

CARLO
E tant'osi al mio cospetto?
E ostinata ancor non cedi?
Alma infida, invan tu credi
Farti scudo a un traditor.

CORO
(Infelice!)

GIACOMO
(Sventurata!
Chi non geme al suo dolor?)

CORO
All'impero della legge
Contrastar di più non dei.

CRISTINA
Vi son noti i sensi miei.

CARLO
Ah! fra poco, scellerata,
Men costanza avrà quel cor.

GIACOMO e CORO
(Che insoffribile tormento!
Che momento di terror!)

SCENA DICIASSETTESIMA
Eduardo, facendo forza ad Atlei, che vuole
impedirgli il passo. I precedenti.

EDUARDO
Ah!... mi lascia... In me ravvisa
Della figlia il seduttor.
(Sorpresa generale).

CRISTINA
Oh Dio!...

CARLO
Fia ver!...

CRISTINA e CARLO
Tu
Ei stesso...

ATLEI
(Oimè!)

EDUARDO
(al re)
Signor...

CRISTINA, CARLO, GIACOMO e ATLEI
(Oh ciel!)

CRISTINA ed EDUARDO
(Fatal momento!)

GIACOMO
(Oh eccesso!
Oh istante il più crudel!)

CRISTINA, EDUARDO, CARLO,
GIACOMO e ATLEI
(Che fiero stato è il mio!)
Che far, che dir non so...
Sì crudo affanno, oh dio!
Come soffrir si può?)

CARLO
Vil vassallo!

EDUARDO
Morte io chiedo.
Salva il figlio, lei che adoro,
Ed appien contento io moro;
Altra brama il cor non ha.

CARLO
No, fellon! per te fian poco
Il supplizio, l'ora estrema. Olà!
(Parte una guardia).
Il figlio... indegno trema,
Colla madre perirà.

SCENA DICIOTTESIMA
Gustavo, condotto dalla suddetta guardia.
I precedenti.

EDUARDO
Stelle!

CRISTINA
Il figlio!
(accorrendo)

CARLO
Sien divisi.
(Le guardie eseguiscono).

CRISTINA, EDUARDO, GIACOMO,
ATLEI e CORO
Deh! pietade...

CARLO
Non ascolto.
Quel furor che ho in seno accolto
Chi frenar in me potrà?

GIACOMO, ATLEI e CORO
(Quel furor che ha in seno accolto
Chi frenar omai potrà?)

CRISTINA ed EDUARDO
(accennando il fanciullo che piange)
Signor, deh! moviti
Al suo tormento;
Età si tenera Merta pietà.

CARLO
Sgombrate, o perfidi: Pietà non sento.
Mi deste esempio Di crudeltà.

CRISTINA ed EDUARDO
(facendo forza alle guardie)
Ah! pria di perderti,
O figlio amato,
Tua madre
Tuo padre esanime
Cader dovrà.

GIACOMO, ATLEI e CORO
(Tremenda folgore
L'ira del fato
Sopra que' miseri
Scagliando va.)
(Come resistere
Può il cor straziato?
Oh inesorabile Avversità!)

(Le guardie strascinano a forza Eduardo
verso l'ingresso e dalla parte opposta
conducono Cristina. Gustavo, preso in
braccio dalla guardia che lo ha condotto, si
divincola per andare verso i genitori, i quali
inutilmente si sforzano per giungere al figlio.
In fine tutti tre son condotti altrove. Carlo
parte seguito dagli altri).






Atto I
Atto II

ATTO SECONDO

Sala come nell'atto primo.

SCENA PRIMA
Cortigiani in aspetto mesto.

CORO
Giorno terribile
Di duol, d'affanno,
D'amare lagrime!
Giorno d'onor!

PARTE DEL CORO
Sempre de' miseri
Congiuri a danno
Destin crudel!

ALTRA PARTE DEL CORO
Godi: si svenano
Due care vittime,
Beltà, valor.

TUTTO IL CORO
Chi mai può reggere
A duol si barbaro
Non vanta un'anima
Dono del ciel.

SCENA SECONDA
Atlei. I precedenti.

ATLEI
(Il comun duolo, in ogni volto espresso,
Amico sventurato!
Mi palesa il tuo fato.) Dunque il prode
Difensor della patria,
Una real donzella
Preda di morte?... Oh dio!...
A tanto annunzio regger mai poss'io?

CORO
Impera severa
La legge possente,
Né sente pietà.
(I cortigiani partono).

SCENA TERZA
Atlei.

ATLEI
Dunque spenta ogni speme?...
Ah! no, che se non basta
A risvegliar l'altrui pietade quanto
Puote in alma gentile amistà vera,
Altro mezzo si tenti, e poi si pera.
(Parte).

SCENA QUARTA
Carlo, Giacomo, guardie.

CARLO
Non più. L'onor del trono
Vendicato sarà. Favola al mondo
Un perfido vassallo, un'empia figlia
Fecer di me. Tutte le mie speranze
Se perdei, sventurato, almen vogl'io
Vendicar col mio sangue il sangue mio.

GIACOMO
Dunque...

CARLO
La coppia rea
Perir dovrà.

GIACOMO
M'ascolta.
Se ad intera pietade
Piegar te non poss'io, la figlia almeno
Da si crudele scempio...

CARLO
No; d'ingiustizia allor darei l'esempio.

GIACOMO
Ti rammenta, signor, che a me promessa
Fu da te la sua mano;
Or la reclamo a te. Vedova e madre,
Esser mi può consorte
Chi nol poté donzella. Ah! del tuo sangue
L'unico avanzo in lei,
Sire, conserva, e appaga i voti miei.

CARLO
Tanto può tua virtude!...
Vieni, stringemi al seno. A me la figlia.
(Partono alcune guardie).
Tu mi rendi la vita
Colla pace del cor, ch'era smarrita.
Ardito di proporti io non avrei
Quanto proponi a me. Sappia l'ingrata
Da te qual alma nutri generosa.

GIACOMO
No, tanto il labbro mio, signor, non osa.
Per me le parli il padre.
Deh! tu pensa frattanto
A mitigarle il grave duolo e il pianto.
Questa man la toglie a morte,
Questa man le rende un figlio;
Ma non salva il suo consorte,
Tempra solo il suo dolor.
Se recarle non poss'io
Quel conforto che vorrei,
Non ardisce il labbro mio
Dirle i voti, del mio cor.
(Parte).

SCENA QUINTA
Carlo, guardie.

CARLO
Oh giusto ciel! respiro
Quando meno il credea.
Principe generoso!...
Ecco la rea.

SCENA SESTA
Cristina fra le guardie. Carlo.

CRISTINA
(Oimè! vieppiù quel volto a me palesa
L'ira del cor.)

CARLO
T'inoltra.

CRISTINA
Padre...

CARLO
Non proseguir. Nome sì sacro
Mal ti convien.

CRISTINA
(Misera me!)

CARLO
Già sai
Qual destino t'aspetta.

CRISTINA
La morte. A me l'affretta.
Ma il figlio, ma lo sposo...

CARLO
Quest'abborrito nome
Più non t'esca dal labbro. Odimi: pende
Da un sol mio cenno la tua vita e quella
Del tuo Gustavo.

CRISTINA
Di mio figlio!... Ah! parla.

CARLO
Fian brevi i detti miei. Brami salvarti?
Brami salvarlo?

CRISTINA
Ah! non per me: pel figlio
Vita ti chiedo, e per...

CARLO
Non più... Quel mostro,
Quel suddito rubello avrà la morte.
A te la stessa pena,
Traditrice del tuo real onore,
A ragion riserbava il genitore.
Ma un'alma grande... chi potea pensarlo?
Renderà, se lo vuoi, se di rimorso
Il tuo core è capace,
A te l'onore, e al genitor la pace.

CRISTINA
Chi potria tanto oprar?

CARLO
Di Scozia il prence.

CRISTINA
Ed in qual modo?

CARLO
Oggi consorte a lui.

CRISTINA
(con impeto)
Ah! d'Eduardo io son...

CARLO
Obblia costui.

CRISTINA
Ahi qual orror!... oh stelle!
Mi si divide il core...
Ah! troppo, o genitore,
Troppo si vuol da me.

CARLO
Che re son io rammenta;
Pensa all'onor del soglio.
Tempo non è d'orgoglio;
Cerca ottener mercé.

CRISTINA
Cielo...

CARLO
Irritar nol dei.

CRISTINA
Pietà!

CARLO
Non ode i rei.

CRISTINA
Più barbaro tormento
Chi mai potria provar?

CARLO
Pensa che in un momento
Può il fato tuo cangiar.

CRISTINA
(Appaga, avversa sorte,
Il tuo rigor appieno.
Squarciami, o morte, il seno;
Da' fine al mio penar.)

CARLO
(Sfogasti, avversa sorte,
Il tuo rigor appieno.
Fa che di calma in seno
Io torni a respirar.)

SCENA SETTIMA
Cortigiani, i precedenti.

CORO
Signor, di Scozia il prence
Il suo destino attende.

CARLO
Udisti?

CRISTINA
Udii.

CORO
Dipende
Da te il salvarti, o misera.
Deh! cedi al genitor.

CARLO
Per te, lo vedi, ogni anima
S'ingombra di terror.

CRISTINA
(Oh come il cor mi palpita
Di coniugale amor!)

CARLO
Sei risoluta?

CRISTINA
Il sono:
Chiedo la morte in dono;
Ti vendica, signor.

CARLO
Se sprezzi il mio perdono,
Ben merti il mio furor.
(Al cenno di Carlo, le guardie si avanzano).

CRISTINA e CARLO
(Più lacerata un'alma
Dove si vide ancor!)

CRISTINA
Sol morte a me dia calma,
Mi tolga a tanto orror.

CARLO
Fuggì la dolce calma
M'uccide il mio dolor.

CRISTINA e CARLO
(A pena così barbara
No, più non puoi resistere
Mio disperato cor.)

CORO
(Di quante rie vicende
Tu sei cagione, amor!)
(Carlo parte furibondo, seguito dai cortigiani;
Cristina, nell'estrema desolazione, circondata
dalle guardie, va dalla parte opposta).

SCENA OTTAVA
Giacomo.

GIACOMO
(dopo aver guardato dai due lati)
Al carcer suo sen torna
Cristina sventurata.
In preda all'ira il re sen va...
Questo, purtroppo! è il segno
Ch'ella sdegna ogni offerta, e uscir di vita
Brama allo sposo unita.
Oh mie lusinghe vane, oh inutil cura!
Miseri affetti miei!
E vederla potrei su palco infame
L'alma esalar?... Oh immagine d'orrore!
Deh! tu, pietoso cielo,
A pro dell'infelice apri una via...

SCENA NONA
Carlo frettoloso, Giacomo.

CARLO
Oh giorno! oh infausto giorno! oh sorte ria!

GIACOMO
Dunque la principessa...

CARLO
Altri pensieri
Occupan la mia mente.

GIACOMO
Oh ciel! nuovo disastro...

CARLO
Son fuor di me!

GIACOMO
Che fu?

CARLO
Di fellonia
Odi inaudito eccesso. A' prigionieri
Togliendo le catene, la cittade
Assegnai per confin. Gli empi, abusando
Del dono, e profittando
Del popolar tripudio
Che destò la vittoria, oggi inviaro
Messaggiero furtivo
Al nemico ammiraglio
Che veleggia d'intorno,
Onde al cader del giorno a queste mura
D'approssimar tentasse. Io fremo!

GIACOMO
E come l'attentato sapesti?

CARLO
Un di costoro,
Sperando guiderdon, lo fe' palese.
Ma forse tardo ogni riparo...

SCENA DECIMA
Atlei. I precedenti.

ATLEI
Sire,
De' perfidi l'ardire
Giunse tant'oltre, che, dov'ha confine
Col porto la città, s'impossessaro
Delle guardate mura.
Ah! ripara, signor, tanta sventura.

CARLO
(a Giacomo)
Amico, a te m'affido,
Anima tu le schiere, corri, vola...

GIACOMO
Vado...

CARLO
Punisci i rei;
Vendica, prence amato, i torti miei.
(Partono).

SCENA UNDICESIMA
Atlei.

ATLEI
Che risolvo? che fo?... Mi schiude il cielo
Opportuno un sentiero
Per salvar colla sposa anch'Eduardo...
Vadasi: saria colpa ogni ritardo.
(Parte).

Atrio contiguo alle carceri dov'è rinchiuso
Eduardo.

SCENA DODICESIMA
Alcuni amici d'Eduardo rivolti verso la sua
prigione.


CORO
Nel misero tuo stato
Lagrime di dolor,
Sospiri di pietà,
Amico sventurato!
Qual ciglio mai, qual cor
Frenar potrà?

PARTE DEL CORO
Miratelo... Oh terror!
Del suo tremendo fato
Ad ascoltar sen va
Tutto il rigor.
(Approssimandosi a lui)
Amico!

SCENA TREDICESIMA
Eduardo fra le guardie, traversando l’ atrio.
I precedenti.

EDUARDO
(fermandosi)
Ah! chi sa
Se la sposa, se il figlio dirmi
Rispettò della morte il fero artiglio?

CORO
Sì, respirano entrambi aure di vita.

EDUARDO
E fia vero!... Oh contento!...
Creder vi posso?

CORO
Sì, ti rassicura.

EDUARDO
Oh ciel, prendine cura,
Salvali, o ciel. Sul capo mio soltanto
Vibra i fulmini tuoi. Con più coraggio
Il decreto di morte a udir men vado.
Teneri amici, appiè del soglio andate.
Per la sposa implorate,
Per Gustavo innocente
Del mio re la pietà. Sol questo chiede
Quell'Eduardo che serbogli il trono;
La mia morte gli basti, e pago io sono.
La pietà che in sen serbate
Or vi guidi al mio signor;
Deh! correte, ed implorate
La clemenza del suo cor.
Giusto cielo! in tal periglio,
In tal giorno di terror,
Per la sposa e il caro figlio
Solo invoco il tuo favor.

CORO
Per la sposa e il caro figlio,
Sì, t'affida al suo favor.

SCENA QUATTORDICESIMA
Atlei, seguito da molti soldati e da popolo.

ATLEI e CORO
(di dentro)
Viva Eduardo!

IL PRIMO CORO
Quai voci!

ATLEI e CORO SECONDO
(venendo fuori)
Viva!
Duce, la patria vieni a salvar.

IL PRIMO CORO
Come!...

EDUARDO
Che sento!

ATLEI e CORO SECONDO
Vieni: ravviva
Le sveche schiere; vieni a pugnar.

EDUARDO
Amico, ah! parla...

ATLEI
Il Russo audace
Di questo suolo turba la pace.
(Porgendogli una spada)
Prendi.

EDUARDO
Stupisco... Sogno? son desto?...

CORO
Andiam...

EDUARDO
Lasciatemi pria respirar.

CORO
Viva Eduardo!

EDUARDO
Che giorno è questo!...

ATLEI e CORO
Duce, la patria vieni a salvar.

EDUARDO
Come rinascere
Vi sento in core,
Primieri palpiti
Di gloria e onore!
Come quest'anima
Brillando va!

ATLEI e CORO
Provino i perfidi Il tuo rigore;
Per te la patria
Trionferà.
(Partono).

Interno di una torre. Notte.

SCENA QUINDICESIMA
Cristina, dormendo sopra un sasso.

CRISTINA
(sognando)
Arresta il colpo... arresta...
Vibralo a me... Rispetta, o disumano,
Quell’adorata vittima... M'attendi...
Già cadde!...
(Si desta improvvisamente spaventata,
si alza e vacillando cammina).
Ove son io?...
Egli morì... sparì... Fu sogno il mio.
(Respirando e dopo lunga pausa)
Barbara sposa! cruda madre! come?
Mentre in ques'atra notte
Veglian contro de' tuoi
Tirannide e furor, dormir tu puoi?
Ah no, non fu riposo!
Di rea visione un velo
Svenati e figlio e sposo,
Ahi, contemplar mi fa.
Per me deh senti, oh cielo,
Se non amor, pietà.
Ah! ch'io vaneggio... No; forse avverati
Sono i presagi miei; forse il disprezzo
Ch'io mostrai della vita,
L'altrui morte affrettò. Se madre e sposa,
Misera! io più non sono,
O se mi è tolto il dono
D'esalar l'alma mia lungi dal figlio,
Divisa dal consorte,
Vieni, più non tardar, t'invoco, o morte.
Vieni pur: terror non hai
Per quest'alma desolata;
T'offro il sen, ferisci omai:
Il ritardo è crudeltà.
(Sparo di cannone in distanza).
Ma che sento!... Ah! forse è questo
Il fatal segno tremendo
Che mi dice: odi, infelice:
Per te speme più non v'ha.
(Replicato sparo di cannoni più da vicino).
Raddoppia il fragore...
L'annunzio è di guerra...
(Le cannonate percuotono la torre).
M'uccida il furore...
M'inghiotta la terra...
(Cade parte del muro in prospetto).
La tomba alla morte
Preceda per me...
(Precipita gran parte della parete, ed offre la
vista del mare con alcune navi russe, in atto
di bombardare la città. Vedesi nel tempo
stesso gettare a terra la porta del carcere).

SCENA SEDICESIMA
Eduardo, Atlei e molti svedesi armati, alcuni
de' quali portano delle faci, vengono dalla
porta atterrata, ed altri dall'apertura fatta dal
cannone. Cristina.

EDUARDO
Respira, consorte...

ATLEI e CORO
Salvarti vogliamo...

CRISTINA
Che vedo! Ah! mio bene...

EDUARDO, ATLEI e CORO
Difesa arrechiamo.

CRISTINA
Tu vivi!

EDUARDO
Per te.

CRISTINA
Soavi mie pene!
(Restano abbracciati).

EDUARDO
Mi siegui...

ATLEI e CORO
T'invola;
S'accresce il periglio...
T'affretta.

CRISTINA
Ma il figlio...

ATLEI
E Salvo.

CRISTINA
Oh contento!
Più lieto momento
Di questo non v'è!

CRISTINA ed EDUARDO
Ah nati in ver noi siamo
Sol per amarci ognor!
Ciò che tu brami io bramo,
Noi non abbiam che un cor.

CORO
Vieni, a pugnar t'invita
Il raro tuo valor.
(Escono tutti in fretta per la porta indicata).
Atrio.

SCENA DICIASSETTESIMA
Giacomo con alcuni seguaci.

GIACOMO
Della città, del porto e della reggia
Ogni recesso, ogn'angolo, ogni via
Dunque fin ora investigammo invano?
Del monarca le tracce
Dunque nessun ci addita?
O peggior d'ogni morte infausta vita!
Ma il tumulto rinforza,
Il periglio si accresce... Ah ravvivate
Amici, il vostro ardir! Ché s'è deciso
L'eccidio universal, da forti almeno
Si resista, si pugni, e poi si mora:
Ché un bel morir tutta la vita onora.
(Partono).

Piazza. Notte.

SCENA DICIOTTESIMA
Fra il rimbombo dei tamburi e lo scoppio
dell'artiglieria sempre più d'ogn'intorno
cresce l'ostinato alternare del più fiero
combattimento, che gradatamente si va
approssimando. Alcuni fuggitivi attraversano
di tratto in tratto la piazza, finché, con poco
seguito Carlo da una parte, e Giacomo
dall'altra, s'incontrano.

CARLO
Ove corro, ove fuggo? Ah di salvezza
Non v'è per noi più speme!

GIACOMO
Ah!, non m'inganno!
Ti trovo alfin, mio re.

CARLO
Ma qual mi trovi,
Principe sventurato!

GIACOMO
Per noi tutto cangiò, sei vendicato.

CARLO
Come! Che dici?

GIACOMO
Ai cenni tuoi fedele
Tutti raccolsi i prodi,
Mali raccolsi invan.
L'immensa piena
Dei ribelli cattivi
Fu maggior d'ogni sforzo,
Oppresse ogni valor.
Quando improvviso
Tolto ai ceppi Eduardo
Sostenne il forte e ravvivò il codardo.

CARLO
Eduardo!

GIACOMO
Alle schiere Atlei lo rese.
Per te ei pugnò, vinse per te.

CARLO
Fia vero?...
Ma intanto va crescendo
D'ogni parte il tumulto...

GIACOMO
Ah, non temere.
Vinti i perfidi son.

GIACOMO
Stelle! che intendo?
(Si rinforza lo strepito della pugna,
quando, improvvisamente incalzati da
tutte le parti, si raccolgono i vinti nella
gran piazza, ed ivi sopraffatti cedono al
vincitore).

(Eduardo alla testa de' suoi al chiarore delle
faci fa cenno che si arresti la strage; indi,
scorgendo Carlo, si precipita alle sue
piante).

EDUARDO
Sire! Al tuo piè l’acciar, che vinse, io rendo.

CARLO
Come! Tu sei?...

EDUARDO
Son io.
Per vendicarti armato.

CARLO
E osasti?...

EDUARDO
Il braccio mio
Ministro è sol del fato.

CARLO
Confonde il mio consiglio
Sì generoso ardir.

EDUARDO
Salvami e sposa e figlio,
E lasciami morir.

CARLO
Nel debellar quei perfidi
Vincesti il mio rigore:
Tanta virtù e valore
No che non dee perir.

EDUARDO
Ah mio signor! Quest'anima
Tanto sperar non osa:
Salvami e figlio e sposa,
E lasciami morir.

CARLO
Prendi un reale amplesso.

EDUARDO
Oh di clemenza eccesso!

CARLO
T'abbraccio e ti perdono.

EDUARDO
Ah che confuso io sono!

CARLO
Dopo i sofferti guai
Premio, qual merti, avrai:
Maggior del tuo periglio
Diventi il tuo gioir.

EDUARDO
Ah mi richiama in vita
La tua bontà infinita:
Rendimi e sposa e figlio,
E mi vedrai gioir.

CARLO
Non più: tutto il passato
Si ricopra d'obblio. Sarai...
(vedendo comparire Cristina)
Sì... Vieni.

SCENA ULTIMA
Cristina, Gustavo, seguito e detti.

CARLO
(a Cristina)
Amalo: a te lo rendo.

CRISTINA
Ah! padre mio!

EDUARDO
Ah! sire, e puoi?...
(S'inginocchiano).

CARLO
Sorgete: or tutto oblio.
Figlia, sia quest'amplesso
Segno del mio perdono;
Mi parla in sen pietà: sì, padre io sono.

CRISTINA
Scordo i passati affanni,
Se il tuo paterno amore
La sua felicità rende al mio core.

ATLEI
(a Eduardo)
Cessano i tuoi tormenti.

GIACOMO
(a Cristina)
Cessano le tue pene.
(Soffri mio cor... no, godi all'altrui bene.)

EDUARDO
Tanta pietà confonde
Un infido vassallo.
Ah! il mio delitto
Sincera fé riparerà, tel giuro.

CRISTINA Felici miei sospiri!

CARLO
Omai tranquillità per tutto spiri.
(Carlo abbraccia il piccolo Gustavo).

CRISTINA, EDUARDO e CARLO
Or più /A voi dolci intorno al core
Stringe/Stringa amor le sue catene.

TUTTI
Più soave dalle pene
Ei fa sorgere il piacer.


Atto I
Atto II

F I N E


- Karadar Bertoldi Ensemble - Studio Informatico Anesin -