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Giuseppe Verdi

(1813 - 1901)


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The Operas of Giuseppe Verdi

"UN BALLO IN MASCHERA"


Cast:

Gustavo, Tenor
Renato, Baritone
Amelia, Soprano
Ulrica, Mezzo-Soprano
Oscar, Soprano
Cristiano, Bass
Horn, Bass
Ribbing, Bass
Un giudice, Tenor
Servitore di Amelia, Tenor

Nobili, Guardie, seguaci di Horn e Ribbing, marinai, deputati, svedesi, servi, coppie danzanti, ecc.
Stoccolma, Svezia, marzo 1792.

- Atto I           Quadro I, II

- Atto II        

- Atto III         Quadro I, II, III

 
Atto I


Quadro I
                                        Quadro I, II                                                (Atto I)

In fondo, l'ingresso nelle stanze del re. È il mattino.
Deputati, gentiluomini, popolani, ufficiali;
sul dinanzi, Horn, Ribbing e loro ardenti.
Tutti aspettano che si desti il re.

 
 
UFFICIALI, GENTILUOMINI
Posa in pace, a' bei sogni ristora,
O Gustavo, il tuo nobile cor.
A te scudo su questa dimora
Sta d'un vergine mondo l'amor.
 
HORN, RIBBING, E LORO ARDERENTI
E sta l'odio che prepara il fio,
Ripensando ai caduti per te.
Come speri, disceso l'oblio
Sulle tombe infelici non è.
 
(Entra Oscar dalla stanze del re.)
 
OSCAR
S'avanza il re.
 
GUSTAVO
(salutando gli astanti)
Amici miei . . . Soldati . . .
(ai deputati nel ricevere delle suppliche)
E voi del par diletti a me! Porgete:
A me s'aspetta; io deggio
Su' miei figli vegliar, perchè sia pago
Ogni voto, se giusto.
Bello il poter non è, che de' soggetti
Le lagrime non terge, e ad incorrotta
Gloria non mira.
 
OSCAR
(a Gustavo)
Leggere vi piaccia
Delle danze l'invito.
 
GUSTAVO
Avresti alcuna
Beltà dimenticato?
 
OSCAR
(porgendogli un foglio)
Eccovi i nomi.
 
GUSTAVO
(leggendo, tra sè)
(Amelia . . . ah, dessa ancor! L'anima mia
In lei rapita ogni grandezza oblia!
La rivedrà nell'estasi
Raggiante di pallore . . .
E qui sonar d'amore
La sua parola udrà.
O dolce notte, scendere
Tu puoi gemmata a festa:
Ma la mia stella è questa
Che il ciel non ha!)
 
HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
(sommessamente)
L'ora non è, chè tutto
Qui d'operar ne toglie
Dalle nemiche soglie
Meglio l'uscir sarà.
 
OSCAR, UFFICIALI, GENTILUOMINI
Con generoso affetto
Entro se stesso assorto,
Il nostro bene oggetto
De' suoi pensier farà.
 
GUSTAVO
(Ah! E qui sonar d'amore
La sua parola udrà.)
(ad Oscar)
Il cenno mio di là con essi attendi.
 
(Tutti s'allontanano.
Oscar esce per ultimo e incontra Anckarström al limitare.)

 
OSCAR
(a Anckarström)
Libero è il varco a voi.
 
ANCKARSTRÖM
(Deh, come triste appar!)
 
GUSTAVO
(Amelia!)
 
ANCKARSTRÖM
(chinandosi)
Sire . . .
 
GUSTAVO
(O ciel! lo sposo suo!)
 
ANCKARSTRÖM
(accostandosi)
Turbato il mio
Signor, mentre dovunque il nome suo
Inclito suona?
 
GUSTAVO
Per la gloria è molto,
Nulla per col. Segreta, acerba cura
M'opprime.
 
ANCKARSTRÖM
E d'onde?
 
GUSTAVO
Ah no . . . non più . . .
 
ANCKARSTRÖM
Dirolla Io la cagion.
 
GUSTAVO
(Gran Dio!)
 
ANCKARSTRÖM
So tutto . . .
 
GUSTAVO
E che?
 
ANCKARSTRÖM
So tutto.
Già questa soglia istessa
Non t'è securo asilo.
 
GUSTAVO
Prosegui.
 
ANCKARSTRÖM
Un reo disegno
Nell'ombre si matura,
I giorni tuoi minaccia.
 
GUSTAVO
(con gioia)
Ah! . . . gli è di ciò che parli?
Altro non sai?
 
ANCKARSTRÖM
Se udir ti piace i nomi . . .
 
GUSTAVO
Che importa? Io li disprezzo.
 
ANCKARSTRÖM
Svelarli è mio dover.
 
GUSTAVO
Taci: nel sangue
Contaminarmi allor dovrei. Non fia,
Nol vo'. Del popol mio
L'amor mi guardi e mi protegga Iddio.
 
ANCKARSTRÖM
Alla vita che t'arride
Di speranze e gaudio piena,
D'altre mille e mille vite
Il destino s'incatena!
Te perduto, ov'è la patria
Col suo splendido avvenir?
E sarà dovunque, sempre
Chiuso il varco alle ferite,
Perchè scudo del tuo petto
È del popolo l'affetto?
Dell'amor più desto è l'odio
Le sue vittime a colpir.
 
OSCAR
(all'entrata)
Il primo giudice.
 
GUSTAVO
S'avanzi.
 
GIUDICE
(offrendogli dispacci a firmare)
Sire!
 
GUSTAVO
Che leggo! . . . il bando ad una donna! Or d'onde?
Qual è il suo nome? . . . di che rea?
 
GIUDICE
S'appella Ulrica, dell'immondo
Sangue gitano.
 
OSCAR
Intorno a cui s'affollano
Tutte le stirpi. Del futuro l'alta
Divinatrice . . .
 
GIUDICE
Che nell'antro abbietto
Chiama i peggiori, d'ogni reo consiglio
Sospetta già. Dovuto è a lei l'esiglio,
Nè muta il voto mio.
 
GUSTAVO
(ad Oscar)
Che ne di' tu?
 
OSCAR
Difenderla vogl'io.
Volta la terrea
Fronte alle stelle,
Come sfavilla
La sua pupilla,
Quando alle belle
Il fin predice
Mesto o felice
Dei loro amor!
È con Lucifero
D'accordo ognor.
 
GUSTAVO
Che vaga coppia . . .
Che protettor!
 
OSCAR
Chi la profetica
Sua gonna afferra,
O passi 'l mare,
Voli alla guerra,
Le sue vicende
Soavi, amare
Da questa apprende
Nel dubbio cor.
È con Lucifero
D'accordo ognor.
 
GIUDICE
Sia condannata!
 
OSCAR
(verso il re)
Assolverla degnate.
 
GUSTAVO
Ebben, tutti chiamate:
Or v'apro un mio pensier.
 
(Anckarström ed Oscar invitano a rientrar gli usciti.)
 
GUSTAVO
Signori: oggi d'Ulrica
Alla magioni v'invito,
Ma sotto altro vestito;
Io là sarò.
 
ANCKARSTRÖM
Davver?
 
GUSTAVO
Sì, vo' gustar la scena.
 
ANCKARSTRÖM
L'idea non è prudente.
 
OSCAR
La trovo anzi eccellente,
Feconda di piacer.
 
ANCKARSTRÖM
Te ravvisar taluno
Ivi potria.
 
GUSTAVO
Qual tema!
 
HORN E RIBBING
(sogghignando)
Ve', ve', di tutto trema
Codesto consiglier.
 
GUSTAVO
(ad Oscar)
E tu m'appronta un abito
Da pescator.
 
HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
(sottovoce)
Chi sia
Che alla vendetta l'adito
Non s'apra alfin colà?
 
GUSTAVO
Ogni cura si doni al diletto,
E s'accorra nel magico tetto:
Tra la folla de' creduli ognuno
S'abbandoni e folleggi con me.
 
ANCKARSTRÖM
E s'accorra, ma vegli 'l sospetto
Sui perigli che fremono intorno,
Ma protegga il magnanimo petto
Di chi nulla paventa per sè.
 
OSCAR
L'indovina ne dice di belle,
E sta ben che l'interroghi anch'io;
Sentirò se m'arridon le stelle,
Di che sorti benefica m'è.
 
GUSTAVO
Ogni cura si doni al piacer.
 
ANCKARSTRÖM
E s'accorra e si vegli.
 
GUSTAVO
Dunque, signori, aspettovi,
Incognito, alle tre
Nell'antro dell'oracolo,
Della gran maga al piè.
 
OSCAR, UFFICIALI, GENTILUOMINI
Teco sarem di subito,
Incogniti, alle tre
Nell'antro dell'oracolo,
Della gran maga al piè.
 
ANCKARSTRÖM
E s'accorra, ma vegli 'l sospetto ecc.
 
HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
Senza posa vegliamo all'intento,
Nè si perda ove scocchi il momento.
Forse l'astro che regge il suo fato
Nell'abisso là spegnersi de'.
 
GUSTAVO
Alle tre nell'antro dell'oracolo.
 
Ogni cura si doni al diletto,
E s'accorra al fatidco tetto:
Per un di si folleggi, si scherzi,
Mai la vita più cara non è.
 
UFFICIALI, GENTILUOMINI
Sì! Alfin brilli d'un po' di follia
Questa vita che il cielo ne diè.
 
ANCKARSTRÖM
Ma protegga il magnanimo petto
Di chi nulla paventa per sè.
 
OSCAR
Sentirò se m'arridon le stelle,
Qual presagio le dettan per me.
 
HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
Forse l'astro che regge il suo fato
Nell'abisso là spegnersi de'.
 
TUTTI
Alle tre, alle tre.
 
GUSTAVO
Dunque, signori, aspettovi, ecc.
 
TUTTI GLI ALTRI
Teco sarem di subito, ecc.
 
 
Quadro II
                                       Quadro I, II                                                (Atto I)

A sinistra un camino, il fuoco è acceso,
e la caldaia magica fuma sovra un treppiè;
dallo stesso lato l'uscio d'un oscuro recesso.
Sul davanti, una piccola porta segreta.
Nel fondo, l'entrata della porta maggiore
con ampia finestra da lato.
In mezzo, una rozza tavola, e pendenti dal tetto
e dalle pareti stromenti ed arredi analoghi che al luogo.
 
Nel fondo uomini e donne del popolo.
Ulrica presso la tavola; poco distanti,
un fanciullo ed una giovinetta che le domandano la buona ventura.

 
 
 
POPOLANE
Zitti . . . l'incanto non dèssi turbare.
Il demonio tra breve halle a parlare.
 
ULRICA
Re dell'abisso, affrettati,
Precipita per l'etra,
Senza librar la folgore
Il tetto mio penètra.
Omai tre volte l'upupa
Dall'alto sospirò;
La salamandra ignivora
Tre volte sibilò . . .
E delle tombe il gemito
Tre volte a me parlò.
 
(Gustavo entra vestito da pescatore,
avanzandosi tra la folla, nè scorgendo alcuno dei suoi.)

 
GUSTAVO
Arrivo il primo!
 
POPOLANE
(respingendolo)
Villano, dà indietro.
(Gustavo s'allontana ridendo.)
Oh, come tutto riluce di tetro!
 
ULRICA
(con esaltazione, delcamando)
È lui, è lui! ne' palpiti
Come risento adesso
La voluttà riardere
Del suo tremendo amplesso!
La face del futuro
Nella sinistra egli ha.
M'arrise al mio scongiuro,
Rifolgorar la fa:
Nulla, più nulla ascondersi
Al guardo mio potrà!
 
(Batte al suolo e sparisce.)
 
POPOLANE
Evviva la maga!
 
ULRICA
(di sotterra)
Silenzio, silenzio!
 
CRISTIANO
(rompendo la calca)
Su, fatemi largo, saper vo' il mio fato.
Del re sono servo, son suo marinaro:
La morte per esso più volte ho sfidato;
Tre lustri son corsi del vivere amaro,
Tre lustri che nulla s'è fatto per me.
 
ULRICA
(ricomparendo)
E chiedi?
 
CRISTIANO
Qual sorte pel sangue versato mi attende.
 
GUSTAVO
(Favella da franco soldato.)
 
ULRICA
(a Cristano)
La mano.
 
CRISTIANO
Prendete.
 
ULRICA
(osservando la mano)
Rallegrati omai:
In breve dell'oro e un grado t'avrai.
 
(Gustavo trae un rotolo e vi scrive su.)
 
CRISTIANO
Scherzate?
 
ULRICA
Va pago.
 
GUSTAVO
(ponendolo in tasca a Cristiano che non s'avvede)
(Mentire non de'.)
 
CRISTIANO
A fausto presagio ben vuolsi mercè.
(Frugando trova il rotolo su cui legge estatico:)
"Gustavo al suo caro Cristiano uffiziale."
Per bacco! . . . non sogno! dell'oro ed un grado!
Evviva! Evviva!
 
POPOLANE
Evviva la nostra Sibilla immortale,
Che spande su tutti ricchezze e piacer.
 
(S'ode picchiare alla piccola porta.)
 
POPOLANE
Si batte!
 
(Ulrica va ad aprire ed entra un servo.)
 
GUSTAVO
(Che veggo! sull'uscio segreto
Un servo d'Amelia!)
 
SERVO
(sommessamente ad Ulrica, ma inteso da Gustavo)
Sentite: la mia
Signora, che aspetta là fuori, vorria
Pregarvi in segreto d'arcano parer.
 
GUSTAVO
(Amelia!)
 
ULRICA
S'inoltri, ch'io tutti allontano.
 
GUSTAVO
(Non me.)
 
(Il servo parte.)
 
ULRICA
Perchè possa rispondere a voi
È d'uopo che innanzi m'abbocchi a Satano;
Uscite, lasciate ch'io scruti nel ver.
 
CRISTIANO, POPOLANE
Usciamo, si lasci che scruti nel ver.
 
(Mentre tutti s'allontanano, Gustavo s'asconde.
Amelia entra agitatissima.)

 
ULRICA
Che v'agita cosi?
 
AMELIA
Segreta, acerba
Cura che amor destò . . .
 
GUSTAVO
(nascosto)
(Che ascolto!)
 
ULRICA
E voi cercate?
 
AMELIA
Pace . . . svellermi dal petto
Chi sì fatale e desïato impera!
Lui, che su tutti il ciel arbitro pose.
 
GUSTAVO
(Che ascolto? Anima mia!)
 
ULRICA
L'oblio v'è dato. Arcane
Stille conosco d'una magic'erba,
Che rinnovella il cor . . . Ma chi n'ha d'uopo
Spiccarla debbe di sua man nel fitto
Delle notti. Funereo
È il loco.
 
AMELIA
Ov'è?
 
ULRICA
L'osate voi?
 
AMELIA
(risoluta)
Sì, qual esso sia.
 
ULRICA
Dunque ascoltate:
Della città all'occaso,
Là dove al tetro lato
Batte la luna pallida
Sul campo abbominato . . .
Abbarbica gli stami,
A quelle pietre infami,
Ove la colpa scontasi
Coll'ultimo sospir!
 
AMELIA
Mio Dio! qual loco!
 
ULRICA
Attonita e già tremante siete?
 
GUSTAVO
(Pover cor!)
 
ULRICA
V'esanima?
 
AMELIA
Agghiaccio . . .
 
ULRICA
E l'oserete?
 
AMELIA
Se tale è il dover mio
Troverò possa anch'io.
 
ULRICA
Stanotte?
 
AMELIA
Sì.
 
GUSTAVO
(Non sola:
Chè te degg'io seguir.)
 
AMELIA
Consentimi, o Signore,
Virtù ch'io lavi 'l core.
E l'infiammato palpito
Nel petto mio sopir.
 
ULRICA
Va, non tremar, l'incanto
Inaridisce il pianto.
Osa e berrai nel farmaco
L'oblio de'tuoi martir.
 
GUSTAVO
(Ah! Ardo, e seguirla ho fisso
Se fosse nell'abisso,
Pur ch'io respiri, Amelia,
L'aura de' tuoi sospir.)
 
VOCI
(dal fondo)
Figlia d'averno, schiudi la chiostra,
(spinte alla porta)
E tarda meno a noi ti mostra.
 
ULRICA
(ad Amelia)
Presto, partite . . . Addio.
 
AMELIA
Stanotte . . . Addio.
 
GUSTAVO
(Non sola: chè te degg'io seguir!)
 
(Amelia fugge per la porta segreta.
Ulrica apre l'entrata maggiore:
entrano Horn, Ribbing e aderenti, Oscar,
gentiluomini e ufficiali travestiti bizzarramente,
ai quali s'unisce Gustavo.)

 
HORN, RIBBING, CORO
Su, profetessa, monta il treppiè,
Canta il futuro,
 
OSCAR
Ma il re dov'è?
 
GUSTAVO
(fattosi presso a lui)
Taci, nascondile che qui son io.
(poi volto rapidamente ad Ulrica)
Or tu, Sibilla, che tutto sai,
Della mia stella mi parlerai.
 
HORN, RIBBING, CORO
Canta il futuro, canta il futuro!
 
GUSTAVO
Di' tu se fedele
Il flutto m'aspetta,
Se molle di pianto
La donna diletta
Dicendomi addio
Tradì l'amor mio.
Con lacere vele
E l'alma in tempesta,
I solchi so franger
Dell'onda funesta,
L'averno ed il cielo
Irati sfidar.
Sollecita esplora,
Divina gli eventi:
Non possono i fulmin,
La rabbia de' venti,
La morte, l'amore
Sviarmi dal mar.
 
OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
Non possono i fulmin,
La rabbia de' venti,
La morte, l'amore
Sviarlo dal mar.
 
GUSTAVO
Sull'agile prora
Che m'agita in grembo,
Se scosso mi sveglio
Ai fischi del nembo,
Ripeto fra' tuoni
Le dolci canzoni,
Le dolci canzoni
Del tetto natio,
Che i baci ricordan
Dell'ultimo addio,
E tutte raccendon
Le forze tua profezia,
Di ciò che può sorger
Dal fato qual sia;
Nell'anime nostre
Non entra terror.
 
OSCAR, HORN, RIBBING, CORO,
Nell'anime nostre
Non entra terror.
 
ULRICA
Chi voi siate, l'audace parola
Può nel pianto prorompere un giorno,
Se chi sforza l'arcano soggiorno
Va la colpa nel duolo a lavar.
Se chi sfida il suo fato insolente
Deve l'onta nel fato scontar.
 
GUSTAVO
Orsù, amici.
 
HORN
Ma il primo chi fia?
 
OSCAR
Io.
 
GUSTAVO
(offrendo la plama ad Ulrica)
L'onore a me cedi.
 
OSCAR
E lo sia.
 
ULRICA
(solennemente, esaminando la mano)
È la destra d'un grande, vissuto
Sotto gli astri di Marte.
 
OSCAR
Nel vero ella colse.
 
GUSTAVO
Tacete.
 
ULRICA
(staccandosi da lui)
Infelice . . . Va . . . mi lasica . . .
Non chieder di più.
 
GUSTAVO
Su, prosegui.
 
ULRICA
No . . . lasciami.
 
GUSTAVO
Parla.
 
ULRICA
(evitando)
Va . . . Te ne prego.
 
OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
(a Ulrica)
Eh, finiscilla omai.
 
GUSTAVO
Te lo impongo.
 
ULRICA
Ebben, presto morrai.
 
GUSTAVO
Se sul campo d'onor, ti so grado.
 
ULRICA
(con più forza)
No . . . per man d'un amico.
 
OSCAR
Gran Dio!
Quale orror!
 
HORN, RIBBING, CORO
Quale orror!
 
ULRICA
Così scritto è lassù.
 
GUSTAVO
(guardandosi intorno)
È scherzo od è follia
Siffatta profezia:
Ma come fa da ridere
La lor credulità!
 
ULRICA
(passando innanzi a Horn e Ribbing)
Ah voi, signori, a queste
Parole mie funeste
Voi non osate ridere;
Che dunque in cor vi sta?
 
HORN E RIBBING
La sua parola è dardo,
È fulmine lo sguardo,
Dal confidente dèmone
Tutto coestei risà.
 
OSCAR, CORO
Ah! Tal fia dunque il fato?
Ch'ei cada assassinato?
Al sol pensarci l'anima
Abbrividendo va.
 
GUSTAVO
Finisici il vaticnio.
Di', chi fia dunque l'uccisor?
 
ULRICA
Chi primo
Tua man quest'oggi stringerà.
 
GUSTAVO
(con vivacità)
Bennissimo.
(offrendo la destra ai circostanti che non osano toccare)
Qual è di voi, che provi
L'oracolo bugiardo?
Nessuno!
 
(Anckarström appare all'entrata.)
 
GUSTAVO
(accorrendo a lui e stringendogli la mano)
Eccolo.
 
HORN, RIBBING, CORO
È desso!
 
HORN E RIBBING
(ai loro aderenti)
Respiro; il caso ne salvò.
 
CORO
(contro Ulrica)
L'oracolo mentiva.
 
GUSTAVO
Sì; perchè la man che stringo
È del più fido amico mio!
 
ANCKARSTRÖM
Gustavo!
 
ULRICA
(riconoscendo il re)
Il re! . . .
 
GUSTAVO
(a lei)
Nè chi fossi il genio tuo
Ti rivelò, nè che voleano al bando
Oggi dannarti.
 
ULRICA
Me?
 
GUSTAVO
(gettandole una borsa)
T'acqueta e prendi.
 
ULRICA
Magnanimo tu sei, ma v'ha fra loro
Il traditor; più d'uno
Forse . . .
 
HORN E RIBBING
(Gran Dio!)
 
GUSTAVO
Non più.
 
CRISTIANO, CORO
(da lontano)
Viva Gustavo!
 
OSCAR, ULRICA, GUSTAVO, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Quai voci?
 
CORO
(da lontano)
Viva!
 
CRISTIANO
(dal fondo, volto ai suoi)
È lui, ratti movete, è lui:
Il nostro amico e padre.
(Marinai, uomini e donne del popolo s'affollano all'entrata.)
Tutti con me chinatevi al suo piede
E l'inno suoni della nostra fè.
 
CRISTIANO, CORO
O figlio della patria,
Amor di questa terra!
Reggi felice, arridano
Gloria e salute a te.
 
OSCAR
Il più superbo alloro
Che vince ogni tesoro
Alla tua chioma intrecciano
RIconoscenza a fè.
 
GUSTAVO
E posso alcun sospetto
Alimentar nel petto,
Se mille cuori battono
Per immolarsi a me?
 
ANCKARSTRÖM
Ma la sventura è cosa
Pur ne' trionfi ascosa,
Là dove il fato ipocrita
Veli una rea mercè.
 
HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
(fra loro)
Chiude al ferir la via
Questa servil genìa,
Che sta lambendo l'idolo,
E che non sa il perchè.
 
ULRICA
Non crede al proprio fato
Ma pur morrà piagato.
Sorrise al mio presagio
Ma nella fossa ha il piè.
 

 
Atto II

 

Campo solitario nei d'intorni di Stoccolma
appiè d'un colle scosceso.
A sinistra, nel basso, biancheggiano due pilastri;
la luna leggermente velata illumina alcuni punti della scena.
Amelia appare dalle eminenze, s'inginocchia e prega,
poi si alza ed a poco a poco discende dal colle.

 
 
 
AMELIA
Ecco l'orrido campo ove s'accoppia
Al delitto la morte!
Ecco là le colonne . . .
La pianta è là, verdeggia al piè. S'inoltri,
Ah, mi si aggela il core!
Sino il rumor de' passi miei, qui tutto
M'empie di raccapriccio e di terrore!
E se perir dovessi?
Perire! ebben, tal è, s'adempia, e sia.
(Fa per avviarsi.)
Ma dall'arido stelo divulsa
Come avrò di mia mano quell'erba,
E che dentro la mente conulsa
Quell'eterea sembianza morrà,
Che ti resta, perduto l'amor . . .
Che ti resta, mio povero cor!
Ah! chi piange, qual forza m'arretra?
M'attraversa la squallida via?
Su, corraggio . . . e tu fatti di pietra,
Non tradirmi, dal pianto ristà;
O finisci di battere e muor,
T'annienta, mio povero cor!
(S'ode un tocco d'ore.)
Mezzanotte! - Ah, che veggio? una testa
Di sotterra si leva . . . e sospira!
Ha negli occhi il baleno dell'ira
E m'affisa e terribile sta!
(Cade in ginocchio.)
Deh! mi reggi, m'aita, o Signor,
Miserere d'un povero cor!
 
GUSTAVO
(uscendo improvvisamente)
Teco io sto.
 
AMELIA
Gran Dio!
 
GUSTAVO
Ti calma!
 
AMELIA
Ah!
 
GUSTAVO
Di che temi?
 
AMELIA
Ah, mi lasciate . . .
Son la vittima che geme . . .
Il mio nome almen salvate . . .
O lo strazio ed il rossore
La mia vita abbatterà.
 
GUSTAVO
Io lasciarti? No, giammai;
Nol poss'io; che' m'arde in petto
Immortal di te l'affetto.
 
AMELIA
Ah, Signor, abbiatemi pietà.
 
GUSTAVO
Così parli a chi t'adora?
Pietà chiedi, e tremi ancora?
Il tuo nome intemerato,
L'onor tuo sempre sarà.
 
AMELIA
Ma, Gustavo, io son d'altrui . . .
Dell'amico più fidato . . .
 
GUSTAVO
Taci, Amelia . . .
 
AMELIA
Io son di lui,
Che darìa la vita a te.
 
GUSTAVO
Ah crudele, e mel rammemori,
Lo ripeti innanzi a me!
Non sai tu che se l'anima mia
Il rimorso dilacera e rode,
Quel suo grido non cura, non ode,
Sin che l'empie di fremiti amor? . . .
Non sai tu che di te resterìa,
Se cessasse di battere il cor!
Quante notti ho vegliato anelante!
Come a lungo infelice lottai!
Quante volte dal cielo implorai
La pietà, che tu chiedi da me!
Ma per questo ho potuto un instante,
Infelice, non viver di te?
 
AMELIA
Ah! deh, soccorri tu, cielo, all'ambascia
Di chi sta fra l'infamia e la morte:
Tu pietoso rischiara le porte
Di salvezza all'errante mio piè.
(a Gustavo)
E tu va, ch'io non t'oda, mi lascia:
Son di lui, che il suo sangue ti diè.
 
GUSTAVO
La mia vita . . . l'universo,
Per un detto . . .
 
AMELIA
Ciel pietoso!
 
GUSTAVO
Di' che m'ami . . .
 
AMELIA
Va, Gustavo!
 
GUSTAVO
Un sol detto . . .
 
AMELIA
Ebben, sì, t'amo . . .
 
GUSTAVO
M'ami, Amelia!
 
AMELIA
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!
 
GUSTAVO
(fuori di sè.)
M'ami, m'ami! . . . oh sia distrutto
Il rimorso, l'amicizia
Nel mio seno: estinto tutto,
Tutto sia fuorchè l'amor!
Oh, qual soave brivido
L'acceso petto irrora!
Ah, ch'io t'ascolti ancora
Rispondermi così!
Astro di queste tenebre
A cui consacro il core:
Irradiami d'amore
E più non sorga il di!
 
AMELIA
Ahi! sul funereo letto
Ov'io sognava spegnerlo,
Gigante torna in petto
L'amor che mi feri!
Chè non m'è dato in seno
A lui versar quest'anima?
O nella morte almeno
Addormentarmi qui?
 
GUSTAVO
Amelia, tu m'ami?
 
AMELIA
Sì . . . t'amo.
 
GUSTAVO
Irradiami d'amor!
 
AMELIA
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!
 
GUSTAVO
Tu m'ami, Amelia?
 
Oh, qual soave brivido ecc.
 
AMELIA
Ah, sul funereo letto ecc.
 
(La luna illumina sempre più.)
 
AMELIA
Ahimè! S'appressa alcun!
 
GUSTAVO
Chi giunge in questo
Soggiorono della morte?
(fatti pochi passi)
Ah, non m'inganno . . .
(Si vede Anckarström.)
Anckarström!
 
AMELIA
(abbassando il velo atterrita)
Il mio consorte!
 
GUSTAVO
(incontrando Anckarström)
Tu qui?
 
ANCKARSTRÖM
Per salvarti da lor, che celati
Lassù, t'hanno in mira.
 
GUSTAVO
Chi son?
 
ANCKARSTRÖM
Congiurati.
 
AMELIA
(O ciel!)
 
ANCKARSTRÖM
Trasvolai nel manto serrato,
Così che m'han preso per un dell'agguato,
E intesi taluno proromper: L'ho visto,
È il sire; un'ignota beltade è con esso.
Poi altri qui volto: Fuggevole acquisto!
S'ei rade la fossa, se il tenero amplesso
Troncar di mia mano repente saprò.
 
AMELIA
(Io muoio . . .)
 
GUSTAVO
(a lei)
Fa core.
 
ANCKARSTRÖM
(coprendolo col suo mantello)
Ma questo il do.
(poi additandogli un viottolo a destra)
E bada, lo scampro t'è libero là.
 
GUSTAVO
(Prende per mano Amelia.)
Salvarti degg'io . . .
 
AMELIA
(sottovoce a lui)
Me misera! Va . . .
 
ANCKARSTRÖM
(passando ad Amelia)
Ma voi non vorrete segnarlo, o signora,
Al ferro spietato!
 
(Dilegua nel fondo e va a vedere se s'avanzano.)
 
AMELIA
(a Gustavo)
Deh, solo t'invola.
 
GUSTAVO
Che qui t'abbandoni? . . .
 
AMELIA
E’ libero ancora
Il passo, deh, fuggi . . .
 
GUSTAVO
E lasciarti qui sola
Con esso? No, mai! piuttosto morrò.
 
AMELIA
O fuggi, o che il velo dal capo torrò.
 
GUSTAVO
Che dici?
 
AMELIA
Risolvi.
 
GUSTAVO
Desisti.
 
AMELIA
Lo vo'.
(Gustavo esita, ma ella rinnova l'ordine colla mano.)
(Salvarlo a quest'alma se dato sarà,
Del fiero suo fato più tema non ha.)
 
(Al ricomparire di Anckarström, il re gli va incontro.)
 
GUSTAVO
(solennemente)
Amico, gelosa t'affido una cura:
L'amor che mi porti garante mi sta.
 
ANCKARSTRÖM
Affidati, imponi.
 
GUSTAVO
(indicando Amelia)
Promettimi, giura
Che tu l'addurrai, velata, in città,
Nè un detto, nè un guardo su essa trarrai.
 
ANCKARSTRÖM
Lo giuro.
 
GUSTAVO
E che tocche le porte, n'andrai
Da solo all'opposto.
 
ANCKARSTRÖM
Lo giuro, e sarà.
 
AMELIA
(sommessamente a Gustavo)
Odi tu come fremono cupi
Per quest'aura gli accenti di morte?
Di lassù, da quei negri dirupi
Il segnal de' nemici partì.
Ne' lor petti scintillano d'ira . . .
E già piomban, t'accerchiano fitti . . .
Al tuo capo già volser la mira . . .
Per pietà, va, t'invola di qui.
 
ANCKARSTRÖM
(staccandosi dal fondo ove stava esplorando)
Fuggi, fuggi, per l'orrida via
Sento l'orma dei passi spietati.
Allo scambio dei detti esecrati
Ogni destra la daga brandi,
Va, ti salva, o che il varco all'uscita
Qui fra poco serrarsi vedrai;
Va, ti salva; del popolo è vita,
Questa vita che getti così.
 
ANCKARSTRÖM
(Traditor, congiurati son essi
Che minacciano il vivere mio?
Ah, l'amico ho tradito pur io . . .
Son colui che nel cor lo ferì!
Innocente, sfidati li avrei:
Or d'amore colpevole . . . fuggo.
La pietà del Signore su lei
Posi l'ale, protegga i suoi di!)
 
(Gustavo esce.)
 
ANCKARSTRÖM
Seguitemi.
 
AMELIA
(Mio Dio!)
 
ANCKARSTRÖM
Perchè tremate?
Fida scorta vi son, l'amico accento
Vi risollevi il cor!
 
(Dalle alture compariscono Horn e Ribbing con seguito.)
 
HORN, RIBBING, CORO
(dall'alto)
Avventiamoci su lui,
Ché scoccata è l'ultim'ora.
 
AMELIA
Eccoli!
 
ANCKARSTRÖM
Presto.
Appoggiatevi a me.
 
AMELIA
(Morir mi sento.)
 
HORN, RIBBING, CORO
Il saluto dell'aurora
Pel cadavere sarà.
 
HORN
Scerni tu quel bianco velo
Onde spicca la sua dea?
 
RIBBING
Sì precipiti dal cielo
All'inferno.
 
ANCKARSTRÖM
(forte)
Chi vi là?
 
HORN
Non è desso!
 
RIBBING
O furor mio!
 
CORO
Non è desso!
 
ANCKARSTRÖM
No, son io
Che dinnanzi a voi qui sta.
 
RIBBING
Il suo fido!
 
HORN
Men di voi
Fortunati fummo noi;
Chè il sorriso d'una bella
Stemmo indarno ad aspettar.
 
RIBBING
Io per altro il volto almeno
Vo' a quest'Iside mirar.
 
(Alcuni dei suoi rientrano con fiaccole accese.)
 
ANCKARSTRÖM
(colla mano sull'elsa)
Non un passo: se l'osate
Traggo il fero . . .
 
HORN
Minacciate?
 
RIBBING
Non vi temo.
 
(La luna è in tutto il suo splendore.)
 
AMELIA
(O ciel, aita!)
 
CORO
(verso Anckarström)
Giù l'acciaro!
 
ANCKARSTRÖM
Traditori!
 
RIBBING
(Va per instrappare il velo ad Amelia.)
Vo' finirla . . .
 
ANCKARSTRÖM
(snudando la spada)
E la tua vita
Quest'insulto pagherà.
 
AMELIA
No; fermatevi . . .
 
(Nell'atto che tutti s'avventano contro Anckarström,
Amelia fuori di sè, inframmettendosì, lascia cadere il velo.)

 
ANCKARSTRÖM
(colpito)
Che! . . . Amelia!
 
HORN, RIBBING, CORO
Lei! . . . Sua moglie!
 
AMELIA
O ciel! pietà!
 
ANCKARSTRÖM
Amelia!
 
HORN
(sogghignando)
Ve', se di notte qui colla sposa
L'innamorato campion si posa
E come al raggio lunar del miele
Sulle rugiade corcar si sa!
 
HORN E RIBBING
Ah! ah! ah!
E che baccano sul caso strano
E che commenti per la città!
 
ANCKARSTRÖM
(fisso alla via onde fuggi Gustavo)
Così mi paga se l'ho salvato!
Per lui non posso levar la fronte,
Sbranato il cor per sempre m'ha!
 
AMELIA
A chi nel mondo crudel più mai,
Misera Amelia, ti volgerai? . . .
La tua spregiata lacrima, quale,
Qual man pietosa rasciugherà?
 
HORN, RIBBING, CORO
Ah! ah! ah!
E che baccano sul caso strano
E che commenti per la città!
Ve', la tragedia mutò in commedia.
 
ANCKARSTRÖM
(Si avvicina a Horn e Ribbing e risolutamente dice loro:)
Converreste a casa mia
Sul mattino di domani?
 
HORN
Forse ammenda aver chiedete?
 
ANCKARSTRÖM
No, ben altro in cor mi sta.
 
HORN
Che vi punge?
 
ANCKARSTRÖM
Lo saprete se verrete.
 
HORN E RIBBING
E ci vedrai.
(nell'uscire seguiti dai loro)
Dunque andiam: per vie diverse
L'un dall'altro s'allontani.
 
HORN, RIBBING, CORO
Il mattino di domani
Grandi cose apprenderà.
Andiam, andiam.
Ve', la traggedia mutò in commedia.
Ah! ah! ah! ecc.
 
ANCKARSTRÖM
(Rimasto solo con Amelia, le dice fremendo:)
Ho giurato che alle porte
V'addurrei della città.
 
AMELIA
(Come sonito di morte
La sua voce al cor mi va!)
 
HORN, RIBBING, CORO
(in lontanaza)
Ah! ah! ah!
 
ANCKARSTRÖM
Andiam! Andiam!
 
AMELIA
Oh no! pietà!
 
HORN, RIBBING, CORO
(fuori scena)
E che baccano sul caso strano ecc.
 
 
Atto III

 

Quadro I
                                       Quadro I, II, III                                                (Atto I)
  

Una stanza da studio nell'abitazione di Anckarström.
Sovra un caminetto di fianco due vasi di bronzo,
rimpetto a cui la biblioteca.
Nel fondo v'ha un magnifico ritratto del re Gustavo in piedi,
e, nel mezzo della scena, una travola.
 
 
 
(Entrano Anckarström a Amelia.)

 
ANCKARSTRÖM
(deposta la spada e chiusa la porta)
A tal colpa è nulla il pianto,
Non la terge e non la scusa.
Ogni prece è vana ormai;
Sangue vuolsi, e tu morrai.
 
AMELIA
Ma se reo, se reo soltanto
È l'indizio che m'accusa?
 
ANCKARSTRÖM
Taci, adultera!
 
AMELIA
Gran Dio!
 
ANCKARSTRÖM
Chiedi a lui misericordia.
 
AMELIA
E ti basta un sol sospetto?
E vuoi dunque il sangue mio?
E m'infami, e più non senti
Né giustizia, né pietà?
 
ANCKARSTRÖM
Sangue vuolsi, e tu morrai.
 
AMELIA
Un istante, è ver l'amai
Ma il tuo nome non macchiai.
Sallo Iddio, che nel mio petto
Mai non arse indegno affetto.
 
ANCKARSTRÖM
(ripigliando la spada)
Hai finito? Tardi è omai . . .
Sangue vuolsi, e tu morrai.
 
AMELIA
Ah! mi sveni! . . . ebbene sia . . .
Ma una grazia . . .
 
ANCKARSTRÖM
Non a me.
La tua prece al ciel rivolgi.
 
AMELIA
(genuflessa)
Solo un detto ancora a te.
M'odi, l'ultimo sarà.
Morró, ma prima in grazia,
Deh! mi consenti almeno
L'unico figlio mio
Avvincere al mio seno.
E se alla moglie nieghi
Quest'ultimo favor,
Non rifiutarlo ai prieghi
Del mio materno cor.
Morrò, ma queste viscere
Consolino i suoi baci,
Or che l'estrema è giunta
Dell'ore mie fugaci.
Spenta per man del padre,
La man ei stenderà
Sugli occhi d'una madre
Che mai più non vedrà!
 
ANCKARSTRÖM
(additandole, senza guardarla, un uscio)
Alzati; là tuo figlio
A te concedo riveder. Nell'ombra
E nel silenzio, là,
Il tuo rossore e l'onta mia nascondi.
(Amelia esce.)
Non è su lei, nel suo
Fragile petto che colpir degg'io.
Altro, ben altro sangue a terger dèssi
L'offesa! . . .
(fissando il ritratto)
Il sangue tuo!
E lo trarrà il pugnale
Dallo sleal tuo core,
Delle lagrime mie vendicator!
Eri tu che macchiavi quell'anima,
La delzia dell'anima mia;
Che m'affidi e d'un tratto esecrabile
L'universo avveleni per me!
Traditor! che compensi in tal guisa
Dell'amico tuo primo la fé!
O dolcezze perdute! O memorie
D'un amplesso che l'essere india! . . .
Quando Amelia sì bella, sì candida
Sul mio seno brillava d'amor!
È finita, non siede che l'odio
E la morte nel vedovo cor!
O dolcezze perdute, o speranze d'amor!
 
(Horn e Ribbing entrano salutando Anckarström freddamente.)
 
ANCKARSTRÖM
Siam soli. Udite. Ogni desgno vostro
M' è noto. Voi di Gustavo la morte
Volete.
 
RIBBING
È un sogno.
 
ANCKARSTRÖM
(mostrando alcune carte che ha sul tavolo)
Ho qui le prove!
 
HORN
(fremendo)
Ed ora la trama al re tu svelerai?
 
ANCKARSTRÖM
No, voglio dividerla.
 
HORN E RIBBING
Tu scherzi.
 
ANCKARSTRÖM
E non co' detti:
Ma qui col fatto struggerò i sospetti.
Io son vostro, compagno m'avrete
Senza posa a quest'opra di sangue.
Se vi manco.
 
HORN
Ma tal mutamento
È credibile appena.
 
ANCKARSTRÖM
Qual fu la cagion non cercate.
Son vostro per la vita dell'unico figlio!
 
HORN
Ei non mente.
 
RIBBING
No, non mente.
 
ANCKARSTRÖM
Esitate?
 
HORN E RIBBING
Non più.
 
ANCKARSTRÖM
Non più.
 
ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Dunque l'onta di tutti sol una,
Uno il cor, la vendetta sarà,
Che tremenda, repente, digiuna
Su quel capo esecrato cadrà!
 
ANCKARSTRÖM
D'una grazia vi supplico.
 
HORN
E quale?
 
ANCKARSTRÖM
Che sia dato d'ucciderlo a me.
 
HORN
No, Anckarström: l'avito castello
A me tolse, e tal dritto a me spetta.
 
RIBBING
Ed a me cui spegneva il fratello,
Cui decenne agonia di vendetta
Senza requie divora, qual parte
Assegnaste?
 
ANCKARSTRÖM
Chetatevi, solo
Qui la sorte decidere de'.
(Prende un vaso dal camino e lo colloca sulla tavola.
Horn scrive tre nomi e vi getta dentro i biglietti.
Entra Amelia.)

E chi viene?
(incontrandola)
Tu? . . .
 
AMELIA
V'è Oscarre che porta
Un invito del sire.
 
ANCKARSTRÖM
(fremente)
Di lui! . . .
Che m'aspetti.
(ad Amelia)
E tu resta, lo dêi:
Poi che parmi che il cielo t'ha scorta.
 
AMELIA
(Qual tristezza m'assale, qual pena!
Qual terribile lampo balena!)
 
ANCKARSTRÖM
(additando sua moglie a Horn e Ribbing)
Nulla sa: non temete. Costei
Esser debbe anzi l'auspice lieto.
(ad Amelia traendola verso la tavola)
V'ha tre nomi in quell'urna: un ne tragga
L'innocente tua mano.
 
AMELIA
(tremante)
E perche?
 
ANCKARSTRÖM
(fulminandola con lo sguardo)
Obbedisci: non chieder di più.
 
AMELIA
(Non è dubbio; il feroce decreto
Mi vuol parte ad un'opra di sangue.)
 
(Con mano tremante estrae dal vaso un biglietto
che suo marito passa a Horn.)

 
ANCKARSTRÖM
Qual è dunque l'eletto?
 
HORN
(con dolore)
Renato.
 
ANCKARSTRÖM
(con esalatazione)
Il mio nome! O giustizia del fato;
La vendetta mi deleghi tu!
 
AMELIA
(Di Gustavo la morte si vuole!
Non celâr le crudeli parole!
Su quel capo snudati dall'ira
I lor ferri scintillano già!)
 
ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Sconterà della patria il pianto
Lo sleal che ne fece suo vanto.
Se traffisse, soccomba trafitto,
Tal mercede pagata gli va!
 
ANCKARSTRÖM
(alla porta)
Il messaggio entri.
 
(Entra Oscar.)
 
OSCAR
(verso Amelia)
Alle danze questa sera, se gradite,
Con lo sposo, il mio signore
Vi desidera . . .
 
AMELIA
(turbata)
Nol posso.
 
ANCKARSTRÖM
Anche il sire vi sarà?
 
OSCAR
Certo.
 
HORN E RIBBING
(fra loro)
O sorte!
 
ANCKARSTRÖM
(al paggio, ma guardando i compagni)
Tanto invito so che valga.
 
OSCAR
È un ballo in maschera
Splendidissimo!
 
ANCKARSTRÖM
Benissimo!
(accennando Amelia)
Ella meco interverrà.
 
AMELIA
(Gran Dio!)
 
HORN E RIBBING
(fra loro)
E noi pur, se da quell'abito
Più spedito il colpo va.
 
OSCAR
Ah! di che fulgor, che musiche
Esulteran le soglie,
Ove di tante giovani
Bellezze il fior s'accoglie,
Di quante altrice palpita
Questa gentil città!
 
AMELIA
(Ed io medesma, io misera,
Lo scritto inesorato
Trassi dall'unra complice,
Pel mio consorte irato:
Su cui del cor più nobile
Ferma la morte sta.)
 
ANCKARSTRÖM
(Là fra le danze esanime
La mente mia sel pinge . . .
Ove del proprio sangue
Il pavimento tinge.
Spira, dator d'infamie,
Senza trovar pietà.)
 
HORN E RIBBING
(fra loro)
Una vendetta in domino
È ciò che torna all'uopo.
Fra l'urto delle maschere
Non fallirà lo scopo;
Sarà una danza funebre
Con pallide beltà.
 
AMELIA
(Prevenirlo potessi, e non tradir
Lo sposo mio!)
 
OSCAR
Regina della festa sarete.
 
AMELIA
(Forse potrallo Ulrica.)
 
(frattanto Anckarström, Horn e Ribbing
rapidamente in disparte)

 
HORN E RIBBING
E qual costume indosserem?
 
ANCKARSTRÖM
Azzurra la veste, e da vermiglio
Nastro le ciarpe al manco lato attorte.
 
HORN E RIBBING
E qual accento a ravvisarci?
 
ANCKARSTRÖM
(sottovoce)
"Morte!"
 
AMELIA
(Prevenirlo potessi!)
 
OSCAR
Regina sarete!
 
ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Morte!
 
 
Quadro II
                                       Quadro I, II, III                                                (Atto I)

Tavola coll'occorrente per iscrivere;
nel fondo un gran cortinaggio
che scoprirà la festa da ballo.

 
 
 
GUSTAVO
(solo)
Forse la soglia attinse,
E posa alfin. L'onore
Ed il dover fra i nostri petti han rotto
L'abisso. Ah, sì, Renato
Rivedrà la sua patria . . . e la sua sposa
Lo seguirà Senza un addio, l'immenso
Mar ne sepàari . . . e taccia il core.
(Scrive e nel momento di apporre la firma
lascia cader la penna.)

Esito ancor? ma, o ciel, non lo degg'io?
(Sottoscrive e chiude il foglio in seno.)
Ah, l'ho segnato il sacrifizio mio!
Ma se m'è forza perderti
Per sempre, o luce mia,
A te verrà il mio palpito
Sotto qual ciel tu sia.
Chiusa la tua memoria
Nell'intimo del cor.
Ed or qual reo presagio
Lo spirito m'assale,
Che il rivederti annunzia
Quasi un desio fatale . . .
Come se fosse l'ultima
Ora del nostro amor?
(musica di dentro)
Ah! dessa è là . . . potrei vederla . . . ancora
Riparlarle potrei . . .
Ma no: ché tutto or mi strappa da lei.
 
(Oscar entra con un foglio in mano.)
 
OSCAR
Ignota donna questo foglio diemmi.
È pel sire, diss'ella; a lui lo reca
E di celato.
 
(Gustavo legge il foglio.)
 
GUSTAVO
(dopo letto)
Che nel ballo alcuno
Alla mia vita attenterà, sta detto.
Ma se m'arresto,
Ch'io pavento diran. Nol vo': nessuno
Pur sospettarlo de'. Tu va: t'appresta,
E ratto per gioir meco alla festa.
(Oscar esce; Gustavo rimasto solo vivamente prorompe:)
Sì, rivederti, Amelia,
E nella tua beltà,
Anco una volta l'anima
D'amor mi brillerà.
 
 
Quadro III                                      Quadro I, II, III                                                (Atto I)

Già all'aprirsi delle cortine una moltitudine d'invitati
empie la scena.
Il maggior numero è in maschera, alcuni in domino,
altri in costume di gala a viso scoperto.
Chi va in traccia, chi evita, chi ossequia e chi persegue.
Tutto spira magnificenza ed ilarità.

 
 
 
CORO
Fervono amori e danze
Nelle felici stanze,
Onde la vita è solo
Un sogno lusinghier.
Notte de' cari istanti,
De' palpiti e de' canti,
Perché non fermi 'l volo
Sull'onda del piacer?
 
(Horn, Ribbing e i loro aderenti
in domino azzurro col cinto vermiglio.
Anckarström nello stesso costume s'avanza lentamente.)

 
HORN
(additando Anckarström a Ribbing)
Altro de'nostri è questo.
(e fattosi presso a Anckarström sottovoce)
"Morte!"
 
ANCKARSTRÖM
(amaramente)
Sì, morte!
Ma non verrà.
 
HORN E RIBBING
Che parli?
 
ANCKARSTRÖM
Qui l'aspettarlo è vano.
 
HORN
Come?
 
RIBBING
Perché?
 
ANCKARSTRÖM
Vi basti saperlo altrove.
 
HORN
O sorte ingannatrice!
 
RIBBING
(fremente)
Sempre ne sfuggirà di mano!
 
ANCKARSTRÖM
Parlate basso; alcuno lo sguardo a noi fermò.
 
HORN
E chi?
 
ANCKARSTRÖM
Quello a sinistra dal breve domino.
 
(Si disperdono,
ma Anckarström viene inseguito da Oscar in maschera.)

 
OSCAR
(a Anckarström)
Più non ti lascio, o maschera; mal ti nascondi.
 
ANCKARSTRÖM
(scansandolo)
Eh via!
 
OSCAR
(inseguendolo sempre, con vivacità)
Tu se' Renato.
 
ANCKARSTRÖM
(spiccandogli la maschera)
E Oscarre tu sei.
 
OSCAR
Qual villania!
 
ANCKARSTRÖM
Ma bravo, e ti par dunque convenienza questa
Che mentre il sire dorme, tu scivoli alla festa?
 
OSCAR
Il re è qui . . .
 
ANCKARSTRÖM
(trasalendo)
Che! . . . dove?
 
OSCAR
L'ho detto . . .
 
ANCKARSTRÖM
Ebben! . . . qual è?
 
OSCAR
Non vel dirò! . . .
 
ANCKARSTRÖM
Gran cosa!
 
OSCAR
(voltandogli le spalle)
Cercatelo da voi.
 
ANCKARSTRÖM
(con accento amichevole)
Orsù!
 
OSCAR
È per fargli il tiro che regalaste a me?
 
ANCKARSTRÖM
Via, calmati: almen dirmi del suo costume puoi?
 
OSCAR
(scherzando)
Saper vorreste
Di che si veste,
Quando l'è cosa
Ch' ei vuol nascosa.
Oscar lo sa,
Ma nol dirà,
Tra là là là là
Là là là là.
Pieno d'amor
Mi balza il cor,
Ma pur discreto
Serba il segreto.
Nol rapirà
Grado o beltà,
Trà là là là
Là là là là.
Oscar lo sa, ecc.
 
(Gruppi di maschere e coppie danzanti
attraversano il dinanzi della scena
e separano Oscar da Anckarström.)

 
CORO
Fervono amori e danze
Nelle felici stanze,
Onde la vita è solo
Un sogno lusinghier.
 
ANCKARSTRÖM
(raggiungendolo di nuovo)
So che tu sai distinguere gli amici suoi.
 
OSCAR
V'alletta interrogarlo, e forse celiar con esso un po'?
 
ANCKARSTRÖM
Appunto.
 
OSCAR
E compromettere di poi chi ve l'ha detto?
 
ANCKARSTRÖM
M'offendi. È confidenza che quanto importi so.
 
OSCAR
Vi preme assai?
 
ANCKARSTRÖM
Degg'io di gravi cose ad esso,
Pria che la notte inoltri, qui favellar. Su te
Farò cader la colpa, se non mi fia concesso.
 
OSCAR
Dunque!
 
ANCKARSTRÖM
Fai grazia a lui, se parli, e non a me.
 
OSCAR
(più dappresso e rapidamente)
Veste una cappa nera, con roseo nastro al petto.
 
(Fa per andarsene)
 
ANCKARSTRÖM
Una parola ancora.
 
OSCAR
(dileguandosi tra la folla)
Più che abbastanza ho detto.
 
CORO
Fervono amori e danze ecc.
 
(Danzatori e danzatrici s'intrecciano al proscenio;
Anckarström scorge lontano taluno de'suoi e scompare di là.
Poco dopo, al volger delle coppie nel fondo,
Gustavo in domino nero con nastro rosa, s'affaccia pensieroso,
e dietro a lui Amelia in domino bianco.)

 
AMELIA
(sottovoce in modo da non essere riconosciuta)
Ah! perchè qui! fuggite . . .
 
GUSTAVO
Sei quella dello scritto?
 
AMELIA
La morte qui v'accerchia . . .
 
GUSTAVO
Non penetra nel mio petto il terror.
 
AMELIA
Fuggite, fuggite, o che trafitto cadrete qui!
 
GUSTAVO
Rivelami il nome tuo.
 
AMELIA
Gran Dio! Nol posso.
 
GUSTAVO
E perchè piangi . . . mi supplichi atterrita?
Onde contanta senti pietà della mia vita?
 
AMELIA
(tra singulti che svelano la sua voce naturale)
Tutto, per essa, tutto il sangue mio darei!
 
GUSTAVO
Invan ti celi, Amelia: quell'angelo tu sei!
 
AMELIA
(con disperazione)
T'amo, sì, t'amo, e in lagrime
A' piedi tuoi m'atterro,
Ove t'anela incognito
Della vendetta il ferro.
Cadavere domani
Sarai sei qui rimani:
Salvati, va, mi lascia,
Fuggi dall'odio lor.
 
GUSTAVO
Sin che tu m'ami, Amelia,
Non curo il fato mio,
Non ho che te nell'anima,
E l'universo oblio.
Né so temer la morte,
Perché di lei più forte
È l'aura che m'inebria
Del tuo divino amor.
 
AMELIA
Dunque vedermi vuoi
D'affanno morta e di vergogna?
 
GUSTAVO
Salva ti vo'. Domani con Renato andrai . . .
 
AMELIA
Dove?
 
GUSTAVO
Al natio tuo cielo.
 
AMELIA
Alla mia terra!
 
GUSTAVO
Mi schianto il cor . . . ma partirai . . . ma, addio.
 
AMELIA
Gustavo!
 
GUSTAVO
Ti lascio, Amelia.
 
AMELIA
Gustavo!
 
GUSTAVO
(Si, stacca, ma dopo pochi passi
tornando a lei con tutta l'anima:)

Anco una volta addio.
 
AMELIA
Ahimè!
 
GUSTAVO
L'ultima volta, addio!
 
AMELIA E GUSTAVO
Addio!
 
ANCKARSTRÖM
(Lanciatosi inosservato tra loro, trafigge Gustavo.)
E tu ricevi il mio!
 
GUSTAVO
Ahimè!
 
AMELIA
(d'un grido)
Soccorso!
 
OSCAR
(accorrendo a lui)
O ciel!
(Entrano da tutte le parti dame, ufficiali e guardie.)
Ei trucidato!
 
ALCUNI
Da chi?
 
ALTRI
Dov'è l'infame?
 
OSCAR
(accennnando Anckarström)
Eccol! . . .
 
(Tutti lo circondano e gli strappano la maschera.
Nel fondo veggonsi apparire Horn e Ribbing.)

 
AMELIA, OSCAR, CORO
Renato!
 
CORO
Ah! Morte, infamia,
Sul traditor!
L'acciaro lo laceri
Vendicator!
 
GUSTAVO
No, no . . . lasciatelo.
(a Anckarström)
Tu . . . m'odi ancor.
(Tratto il dispaccio, fa cenno a lui di accostarsi.)
Ella è pura, in braccio a morte
Te lo giuro, Iddio m'ascolta;
Io che amai la tua consorte
Rispettato ho il suo candor.
(Gli dà il foglio.)
A novello incarco asceso
Tu con lei partir dovevi . . .
Io l'amai, ma volli illeso
Il tuo nome ed il suo cor!
 
AMELIA
O rimorsi dell'amor
Che divorano il mio cor,
Fra un colpevole che sanguina
E la vittima che muor!
 
OSCAR
O dolor senza misura,
O terribile sventura!
La sua fronte è tutta rorida
Già dell'ultimo sudor!
 
ANCKARSTRÖM
Ciel! che feci! e che m'aspetta
Esecrato sulla terra! . . .
Di qual sangue e qual vendetta
M'assetò l'infausto error!
 
GUSTAVO
Grazia a ognum; signor qui sono:
Tutti assolve il mio perdono.
 
(Horn e Ribbing occupano sempre il fondo della scena.)
 
TUTTI GLI ALTRI
Cor sì grande e generoso
Tu ci serba, o Dio pietoso:
Raggio in terra a noi miserrimi
È del tuo celeste amor!
 
GUSTAVO
Addio per sempre, miei figli . . .
 
AMELIA, OSCAR, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Ei muore!
 
GUSTAVO
Addio . . . diletta patria . . .
 
Addio . . . miei figli . . . per sempre . . .
Ah! . . . ohimè! . . . io moro! . . . miei figli . . .
Per sem . . . Addio.
 
(Gustavo cade e spira.)
 
TUTTI
Notte d'orror!

F I N E