Lieder index:
a) "Quattro strambotti di Giustiniani"
b) A un muover d'aria
c) Candida mia colomba
d) Canta un augello in voce sì suave
e) Datime a piena mano e rose e zigli
f) Di', Maria dolce
g) Diletto e spavento del mare
h) La quiete della notte
i) Mentre azzurri splendono i cieli
j) O grande spirito
k) Pellegrini del mondo
l) Presenze naturali
m) Tu te ne vai
n) Vento rude
a)
"Quattro strambotti di Giustiniani"
Texts by Leonardo Giustiniani (1383?-1466)
Music by Giorgio Federico Ghedini
1.Se li arbori sapesser favellare
2.Sia benedetto il giorno che nascesti
3.Io mi viveva senza nullo amore
4.E vengote a veder, perla lizadra
1. Se li
arbori sapesser favellare
Se li arbori sapesser favellare,
E le lor foglie fusseno le lengue,
L'inchiostro fusse l'acqua dello mare,
La terra fusse carta e l'erbe penne
Le tue bellezze non potria contare.
Quando nascesti gli angioli ci venne,
Quando nascesti, colorito giglio,
Tutti li santi furno a quel consiglio.
2. Sia
benedetto il giorno che nascesti
Sia benedetto il giorno che nascesti
E l'ora e il punto che fusti creata!
Sia benedetto il latte che bevesti,
E il fonte dove fusti battezzata!
Sia benedetto il letto ove giacesti,
E la tua madre che t'ha nutricata!
Sia benedetta tu sempre da Dio!
Quando farai contento lo cor mio?
3. Io mi
viveva senza nullo amore
Io mi viveva senza nullo amore,
Non era donna a cui volesse bene.
Denanti a me paristi, o nobel fiore,
Per dare alla mia vita amare pene;
E sì presto m'entrasti tu nel core
Come saetta che dall'arco vene,
E com'entrasti io presto serrai
Perchè null'altra donna c'entri mai!
4. E vengote
a veder, perla lizadra
E vengote a veder, perla lizadra,
E vengote a veder, caro tesoro;
Non sa'tu ben che tu se' quella ladra
Che m'hai ferito il cor tanto che moro?
Quando io passo per la to contrada
Deh lassati vedere, o viso adorno!
Quel giorno che ti vedo non potria
Aver voglia nessuna, anima mia!
b) "A
un muover d'aria"
Text by Riccardo Bacchelli (b. 1891)
Music by Giorgio Federico Ghedini
A un muover d'aria, per la costa folta,
Di pini e palme e fiori e di cipressi,
All'azzurro del mar scende l'ulivo
Col suo brivido argenteo, e vi si perde.
Poco che volti il vento, torna vivo
Quel verde argento a salir
Verso l'altro azzurro del ciel prossimo e profondo.
E l'alterna vicenda sulla sponda luminosa e piacente,
Con le rose volutuose e col funebre cipresso
Par che narri la favola dell'uomo.
c)
"Candida mia colomba"
Text by Matteo Maria Boiardo (1434-1494)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Candida mia colomba qual è toa forma degna?
Qual cosa più simiglia a la toa gran beltade?
Augello de l'Amor, segno di pace,
Come debio nomarti,
Che nulla cosa quanto te me piace?
Arboscel mio fronzuto,
Dal paradiso colto,
Qual forza di natura
Te ha fatto tanto adorno
Di schietto tronco e de odorate foglie,
E de tanta vaghezza,
Che in te racolte son tutte mie voglie?
Lucida perla colta ove se coglie
Di preziose gemme ogni richeza,
Dove l'unda vermiglia abunda in zoglie,
E sopra el lito suo le sparge intorno,
Serà già mai ventura
Che a me dimostri sì benigno il volto,
Che da te speri aiuto?
Candida mia colomba
Augella de l'Amor, segno di pace...
Arboscel mio fronzuto,
Dal paradiso colto...
Lucida perla...
d)
"Canta un augello in voce sì suave"
Text by Matteo Maria Boiardo (1434-1494)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Canta uno augello in voce sì suave,
Ove Meandro il vado obliquo agira,
Che la sua morte prende con dilletto.
Lassar le usate ripe non gli è grave;
Ma con dolce armonia l'anima spira,
Nè voce cangia alfin, nè muta aspetto.
L'unda del fiume il novo canto ammira,
E lui, fra l'erbe fresche a la rivera,
Perchè nel suo zoir doglia non spera,
Segue cantando ove natura il tira.
Così me tragge questa bella fiera
A voluntaria morte e dolce tanto,
Che per lei moro, e, pur morendo, canto.
e)
"Datime a piena mano e rose e zigli"
Text by Matteo Maria Boiardo (1434-1494)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Datime a piena mano e rose e zigli,
Spargeti intorno a me viole e fiori,
Ciascun che meco pianse e mei dolori,
Di mia leticia meco il frutto pigli.
Datime e fiori e candidi e vermigli:
Confano a questo giorno e bei colori;
Spargeti intorno d'amorosi odori,
Chè il loco a la mia voglia se assumigli.
Perdon m'ha datto et hami dato pace
La dolce mia nemica, e vuol ch'io campi.
Lei che sol di pietà se pregia e vanta.
Non vi maravigliati perch'io avampi,
Chè maraviglia è più che non se sface
Il cor in tutto d'alegreza tanta.
f)
"Di', Maria dolce"
Text by Giovanni Dominici (1356-1420)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Di', Maria dolce con quanto desio
Miravi `l tuo figliuol, Cristo mio Dio?
Quando tu il partoristi senza pena,
La prima cosa, credo, che facesti,
Tu l'adorasti, o di grazia piena,
Poi sopra il fien nel presepio il ponesti;
Con pochi e pover panni lo involgesti,
Maravigliando e godendo, cred' io.
Oh quanto gaudio avevi, oh quanto bene,
Quando tu lo tenevi nelle braccia!
Dimmi, Maria, chè forse si conviene
Che un poco per pietà mi sodisfaccia,
Baciavilo tu allora nella faccia?
Sì ben, credo, e dicei: "O figliol mio!"
Quando figliuol, quando padre e signore,
Quando Iddio, quando Gesù lo chiamavi;
Oh quanto dolce amor sentivi al core
Quando in gremio il tenevi e lo lattavi!
Oh quanti atti d'amore soavi
Avesti, essendo col tuo figliuol pio!
Quando talora un poco il dì dormìa,
E tu, destar volendo il paradiso,
Pian piano andavi, che non ti sentìa,
E poi ponevi il viso al santo viso;
Poi gli dicevi con materno viso:
"Non dormir più, che ti sarebbe rio"
Quando tu ti sentivi chiamar mamma?
Come non ti morivi di dolcezza?
Come d'amor non t'ardeva una fiamma,
Che t'avessi scoppiata d'allegrezza?
Daver che grande fu la tua fortezza
Poi che la vita allor non ti finìo
E lui figlio del sommo eterno padre,
E lui, Signor, la sua umile ancilla
Pietosamente la chiamava madre,
Che sol pensando il cor mi si distilla.
Chi vuol sentir qualche dolce favilla
Di quell'amore, il qual sempre disìo,
Ponga nel buon Gesù ogni disìo.
g)
"Diletto e spavento del mare"
Text by G. Mazzoni after Mosco
Music by Giorgio Federico Ghedini
Quando il ceruleo mare d'un'aria quieta s'increspa
Mi si commuove il core di placida gioia: la terra
Più non m'alletta e quella pace m'invita a la barca.
Ma se risuonan grigi i flutti e ribollono curve l'onde
Ed i cavalloni spumeggiano lunghi rompendo,
Guardo a la terra, guardo agli alberi, e fuggo dal mare.
Caro m'è allora il suolo, mi piace la selva tutt'ombre
Dove se il turbin soffia, pur sempre vi cantano i pini.
Misero il pescatore! Che in cambio di casa ha la barca,
Ha per travaglio il mare, ne' pesci vaganti ha le prede.
Dolce me prenda il sonno ne l'ombra d'un platano folto
E mi diletti il lene rumor d'una fonte vicina
Che non spavento induce ma caro diletto al villano.
h) "La
quiete della notte"
Text by G. Mazzoni, after da Alcmane
Music by Giorgio Federico Ghedini
De le montagne dormono le cime;
E i dirupi e i burroni e le valli ime;
E quante foglie ha in selve,
Quante montane belve
E quante serpi mai nudre la terra;
E le api, e i mostri che l'abisso serra
Del nereggiante mare,
E il popol degli augelli uso a volare.
i)
"Mentre azzurri splendono i cieli"
Text by Augusta Guidetti after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Mentre azzurri splendono i cieli,
Mentre i fiori sono giocondi,
Mentre gli occhi che mutano anzi sera
Fanno contento il giorno;
Mentre scorrono ore di pace, sogna...
E dal tuo sogno poi ridestati al pianto.
j) "O
grande spirito"
Text by Riccardo Bacchelli (b. 1891)
Music by Giorgio Federico Ghedini
O grande spirito, animo creativo,
Adesso che ti vuoi ritrar da me
Intendo ciò che è stato, al tempo mio,
Quando immanevi in me diuturno e forte!
Così anzi l'alba e dopo sera danno
Sulle montagne e in mar segno di vento
Palpitando le stelle in alto cielo.
k)
"Pellegrini del mondo"
Text by Augusta Guidetti after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Dimmi, o Stella, che sull'ali di luce
Affretti l'infuocato volo,
In qual grotta notturna ripiegherai le penne?
Dimmi, o Luna pallida e grigia,
Delle strade solinghe del Cielo pellegrina,
In quale abisso del giorno o della notte,
Vai cercando riposo?
O stanco Vento, che vai vagabondando
Come il reietto ospite del mondo,
Hai forse ancora un tuo riposto nido
Sull'albero o sull'onda?
l)
"Presenze naturali"
Text by Riccardo Bacchelli (b. 1891)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Percepire presenze naturali remote,
Pur certe benchè sol immaginate:
Su vaste terre e immensità di mare aleggiare,
Alitar primo di venti sul nascere;
Primo densar di gacie delle acque piovane
In grembo delle gravi nubi erratiche,
Germogliare, gemmare, germogliare di semi
E gemme e di germogli;
Anzi sentir da scaturigini più arcane
L'effondersi delle forze feconde e fecondanti,
Tutto ciò, quasi attratto in un'eco di silenzio,
Chiama ed illude a simboli e figure
Lo stess'atto che le inventa e le anulla.
Per capire presenze naturali remote...
m) "Tu
te ne vai"
Text by Matteo Maria Boiardo (1434-1494)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Tu te ne vai, e teco vene Amore,
E teco la mia vita e ogni mio bene;
Et io soletto resto in tante pene,
Soletto sanza spirto e sanza core.
Debbio forsi soffrir questo dolore
Ch'io non venga con teco?
E chi me tene?
Ahi, lasso me! Che con tante catene
Me legò sempre e lega il nostro onore.
Oh, se io credesse pur che alcuna volta
Di me te sovenisse, anima mia,
Quanto minor sarebbe il mio martire!
Ma, quando io penso che me sarai tolta
Oggi, e sì presso è la partita ria,
Campar non posso, o di dolor morire.
n)
"Vento rude"
Text by Augusta Guidetti after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
Music by Giorgio Federico Ghedini
Vento rude, che forte lamenti un dolore
Troppo triste per il canto;
Vento selvaggio, ove ostinate nubi
Suonano a morto per la notte intera;
Mesta bufera, che piangi inutilmente,
E nudi boschi dai rami tormentati;
Grotte profonde, ed alto mar tremendo
Sul male del mondo fate lamento...
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