Lieder index:
1. Donna lombarda
2. E il mio dolore io canto
3. Erotica
4. I pastori
5. Il clefta prigione
6. La madre al figlio lontano
7. La pesca dell'anello
8. La prigioniera
9. La vita fugge e non s'arresta un'ora
10. Levommi il mio pensier in parte ov'era
11. Oscuro è il ciel
12. Passeggiata
13. Quel rosignuol che sì soave piagne
14. San Basilio
15. "Tre canti greci"
a) Augurio
b) Mirologio per un bambino
c) Canzone per ballo
1. "Donna
lombarda"
Text: popular Italian poem
Music by Ildebrando Pizzetti
Amami tu, donna lombarda!
- Non posso amarti,
Sacra corona, non posso amarti
Perchè ho marì!
- Se tu hai marito, fallo morire!
T'insegnerò,
Va nel giardino del signor padre,
Chè c'è un serpen',
Prendi la testa di quel serpente;
Pèstala ben,
Quando l'avrai ben-ben pestata,
Dannela a be',
Rivò il marito stanco assetato,
Ni chiese da be',
- Di qualo vuole, signor marito,
Del bianco o del ner?
- Del bianco che n'è, del meglio che c'è,
Parla un bambino di nove mesi
- Non ber quel vino, che c'è il velen!
- Che ha questo vino, donna lombardo,
Che l'è torbè,
- Saranno i troni dell'altra sera,
Che l'han fatto torbè.
Bévelo tu, donna lombarda!
Bévelo te,
- 'Un posso beve', signor marito,
Perchè 'un ho se',
- Con questa spada che tengo in mano
Ti ucciderò,
- E per amore del Re di Francia,
Io morirò, ah, io morirò.
2. "E il
mio dolore io canto"
Text by Jacopo Bocchialini (b. 1878)
Music by Ildebrando Pizzetti, pub. 1945
Io sono un'arida fonte.
La state ferì la mia vena
Che fluiva tranquilla e piena, un giorno.
Ora non più.
Una caduta di foglie quaggiù in fondo.
Un volo vano di piccole ali attorno.
Bocca assetata, non t'accostare.
Io sono una fonte dolente che langue
Ogni goccia è stilla di sangue,
Ogni goccia è stilla di pianto.
E il mio dolore io canto.
Bocca assetata,
La mia vena di pianto non disseta.
3.
"Erotica"
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ildebrando Pizzetti
Ondeggiano i letti di rose
Ne li orti specchiati dal mare
In coro le spose con lento cantare
Ne 'l talamo d'oro sopiscono il sir.
Da l'alto scintillan profonde
Le stelle su 'l capo immortale;
Ne 'l vento si effonde quel cantico
E sale pe 'l gran firmamento
Che incurvasi a udir.
Ignudo le nobili forme
Consparso d'un olio d'aroma,
L'amato s'addorme: la sua dolce chioma
Par tutta di neri giacinti fiorir.
Discende dai cieli stellanti
Un fiume soave d'oblio
Le spose, pieganti su 'l bel semidìo,
Ne bevon con lungo piacere il respir.
4. "I
pastori"
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ildebrando Pizzetti
Settembre, andiamo. É tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
Lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
Scendono all'Adriatico selvaggio
Che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
Alpestri, che sapor d'acqua natìa
Rimanga nei cuori esuli a conforto,
Che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
Quasi per un erbal fiume silente,
Su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
Conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
Che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquì, calpestìo, dolci romori.
Ah perchè non son io co' miei pastori?
5. "Il
clefta prigione"
Text by Niccolò Tommasèo, after a popular Greek poem
Music by Ildebrando Pizzetti
Oggi, Demo, gli è pasqua, oggi fiera:
I prodi fan festa, e tirano al bersaglio:
E tu, Demo mio, a Giànnina, alla porta del visire,
In catene, in ceppi, in trista carcere.
E tutto il mondo tel dicevano, e Turchi e Romei:
Demo caro, sta savio, se ti tocchi l'armatolato.
"E che mal vi fec'io, che piangete su me?
Faccia Iddio e la Vergine e sire san Giorgio,
Che guarisca la mia mano, ch'io cinga la spada,
E alfin venga la primavera, venga la state,
Che s'infrondino i rami e chiudano le viottole,
Ch'io prenda il mio fucile, ch'io cinga la mia spada,
Ch'io pigli l'opposto lato dei monti, dell'alte cime,
Ch'io faccia arrosto pecore pingui e grossi montoni,
Ch'io lasci madri senza figliuoli, spose senza mariti."
6. "La
madre al figlio lontano"
Text by Romualdo Pàntini
Music by Ildebrando Pizzetti
O figlio, figlio, in che mondo ti trovi?
Da quanti mesi qua sola t'aspetto!
Ogni mattina riguardo il tuo letto:
È sempre intatto coi lenzoli novi
Ed ogni sera mi rimetto a farlo
E lungamente ti sorrido e parlo.
E come spiego i candidi lenzoli,
Dico che tanta pace ti consoli.
Scuoto i cuscini, li dispongo e dico:
L'amor più bello e il più fedele amico!
E poi rincalzo sotto le coperte:
Così d'argento sette sacchi e sette!
O figlio, figlio, nel tuo letto bianco
Torna una notte sola a riposare:
Forse dormi sui monti o lungo il mare:
Ti manca un letto quando sei più stanco.
E il tuo bel letto lo ritrovo intatto,
E dentro il petto mi ribevo il pianto.
Ma questa sera son tranquilla,
Sento che torni a casa e dormi nel tuo letto.
Accendi il lume, fermati un momento,
Guarda il cuscino bello di merletto.
L'ho rinnovato quando mi sei nato:
Pel tuo ritorno, figlio, l'ho serbato.
7. "La
pesca dell'anello"
Text: popular Italian poem
Music by Ildebrando Pizzetti
Ell'eran tre sorelle, e tutt' e tre d'amò'
Rosetta, la più bella, si mise a naviga'
Nel navigar che fece, l'anello gli cascò
- O pescator dell'onde, vieni a pescar più qua
Pescami lo mio anello, che m'è cascato in mar
- Quando l'avrò pescato, cosa mi vuoi donà'?
- Cento zecchini d'oro, 'na borsa recamà.
- Non vo' tanti zecchini, nè borsa recamà'
Solo un bacin d'amore, se tu me lo vo' da'.
- Cosa dirà la gente che ci vedrà baciar?
- Dirà che l'è l'amore, che ce l'ha fatto fa'!
8. "La
prigioniera"
Text: popular Italian poem
Music by Ildebrando Pizzetti
Manda a di' alla su' sorella che la cavi di prigionia
E le' ni manda a di' che in prigione ci puol marcì'
Manda a di' alla su' mamma che la cavi di prigionia
E le' ni manda a di' che in prigione ci puol marcì'
Manda a dire allo suo padre che la cavi di prigionia
E lu' ni manda a di' che in prigione ci puol marcì'
Manda a dire allo suo damo che la levi di prigionia
E lu' se la va a prende', e se la porta via.
- Morettina, 'un balla' più, chè l'è morta la tu' sorella.
- E se l'è morta, la ci stia!
Quando l'ero in prigionia, nun mi volse mai cavà'
Suona, violino, chè voglio ballà!
- Morettina, 'un balla' più, chè l'è morta la tu' mamma.
- E se l'è morta, la ci stia!
Quando l'ero in prigionia, nun mi volse mai cavà'
Suona, violino, chè voglio ballà!
- Morettina, 'un balla' più, chè l'è morto lo tuo papà.
- E se l'è morto, lu' ci stia!
Quando l'ero in prigionia, nun mi volse mai cavà'
Suona, violino, chè voglio ballà!
- Morettina, 'un balla' più, chè l'è morto lo tuo damo.
- Se l'è morto di davero, mi farò il vestito nero,
E ballare io non vo' più.
Presto anch'io ne morirò.
9. "La
vita fugge e non s'arresta un'ora"
Text by Francesco Petrarca (1304-1374)
Music by Ildebrando Pizzetti, from "Tre sonetti del Petrarca: In morte di Madonna
Laura"
La vita fugge e non s'arresta un'ora:
E la morte vien dietro a gran giornate;
E le cose presenti e le passate
Mi danno guerra, e le future ancora.
E 'l rimembrar e l'aspettar m'accora
Or quinci or quindi sì, che 'n veritate,
Se non ch'i' ho di me stesso pietate,
I' sarei già di questi pensier fôra.
Tornami avanti s'alcun dolce mai
Ebbe 'l cor tristo; e poi dall'altra parte
Veggio al mio navigar turbati i venti:
Veggio fortuna in porto, e stanco omai
Il mio nocchier, e rotte àrbore e sarte,
E i lumi bei, che mirar soglio, spenti.
10.
"Levommi il mio pensier in parte ov'era"
Text by Francesco Petrarca (1304-1374)
Music by Ildebrando Pizzetti, from "Tre sonetti del Petrarca: In morte di Madonna
Laura"
Levommi il mio pensier in parte
Ov'era quella ch'io cerco e non ritrovo in terra:
Ivi, fra lor che 'l terzo cerchio serra,
La rividi più bella e meno altera.
Per man mi prese e disse: In questa spera
Sarai ancor meco, se 'l desir non erra:
I' son colei che ti die' tanta guerra,
E compie' mia giornata innanzi sera
Mio ben non cape in intelletto umano:
Te solo aspetto e quel che tanto amasti,
E laggiuso è rimaso, il mio bel velo.
Deh, perchè tacque ed allargò la mano?
Ch'al suon di detti sì pietosi e casti
Poco mancò ch'io non rimasi in cielo.
11.
"Oscuro è il ciel"
Text by Giacomo Leopardi (1798-1837)
Music by Ildebrando Pizzetti, from Due canti d'amore, no. 2
Oscuro è il ciel;
Nell'onde la luna già s'asconde
E in seno al mar le Plejadi
Già discendendo van.
È mezzanotte,
E l'ora passa frattanto,
E sola qui sulle piume
Ancora veglio ed attendo in van.
12.
"Passeggiata"
Text by Giovanni Papini (1881-1956)
Music by Ildebrando Pizzetti
Due in confidenza, dritti come re,
S'andava per le strade, fuor delle poesie,
Un fiore per te e una foglia per me
E sleghiamo le fantasie!
S'era in due - soli fra muro e muro,
Senza badare a chi passa, a chi vede,
Occhio vuoto ma passo sicuro
Imperatori in buona fede.
S'incontravano i monti ad uno ad uno,
I tralci salutavano in giallo altalenìo
Ma non si parlava a nessuno:
Ognuno era all'altro il suo dio.
Per quanto era largo il mondo dintorno
Fiatava per l'aria odore d'amore.
Noi, quasi amanti del primo giorno,
Si sentiva alle gote un bruciore.
Ma s'era così felici, sudati, affannati,
Brilli d'egoismo perfetto,
Ci pareva ormai d'esser soldati
Con dieci medaglie sul petto.
Alla fine, alla fine della salita,
Nell'ultima baia dell'orizzonte,
Una luna di velo senza vita
Si stacca leggera da un monte.
Tutto è uguale e compagno all'infinito,
Colmo è il cuore: per nulla rintocca;
Eppure, un momento, ho sentito
L'umido bacio della tua bocca.
13.
"Quel rosignuol che sì soave piagne"
Text by Francesco Petrarca (1304-1374)
Music by Ildebrando Pizzetti, from "Tre sonetti del Petrarca: In morte di Madonna
Laura"
Quel rosignuol che sì soave piagne
Forse suoi figli o sua cara consorte,
Di dolcezza empie il cielo e le campagne
Con tante note sì pietose e scorte;
E tutta notte par che m'accompagne
E mi rammente la mia dura sorte:
Ch'altri che me non ho di cui mi lagne:
Che 'n Dee non credev'io regnasse Morte
O che lieve è ingannar chi s'assecura!
Que' duo bei lumi, assai più che 'l Sol chiari
Chi pensò mai veder far terra oscura?
Or conosch'io che mia fera ventura
Vuol che vivendo e lagrimando impari
Come nulla quaggiù diletta e dura.
14. "San
Basilio"
Text by Niccolò Tommasèo, after a popular Greek poem
Music by Ildebrando Pizzetti
San Basilio viene di Cesarea:
Porta scarpe di bronzo e ferree vesti.
"Basilio mio, donde vieni, e ove scendi?"
"Dal maestro vengo, e a mia madre vo,"
"Se vieni dal maestro, dicci l'abbiccì.
E il pastorale era verde, e gettò un ramo,
Un ramo con fronde d'oro, trapunto in argento.
15. "Tre
canti greci"
Texts by Pio Bondioli (b. 1890), from the Greek
Music by Ildebrando Pizzetti
a) Augurio
b) Mirologio per un bambino
c) Canzone per ballo
a) Augurio
In Rumelia c'è un albero frondoso
E di grande ombra;
Alla radice ha una fresca polla
E sul tronco una croce.
Ci vanno i marinai per acqua
E fanno augurio sulla croce:
"Chi è amato e recusa amore
Muoia svenato;
E chi ha due amanti
Si abbia quaranta coltellate;
E chi n'ha tre o quattro
Se n'abbia quarantaquattro;
E chi n'ha una, unica al mondo,
Gioisca;
E chi non ne ha nemmeno una,
Una palla lo colpisca al cuore."
b) Mirologio
per un bambino
Non nella bella estate,
Ma nel cuore dell'inverno,
Proprio ora tu hai voluto andartene!
Mio bimbo, tu non hai voluto attendere
Che a poco a poco le colline fiorissero,
Rinverdissero i prati,
Sbocciassero i garofani,
E crescessero i fiori.
Avresti potuto coglierne a piene mani,
E portarli nel basso mondo,
E i giovani li avrebbero messi sul berretto,
Le giovanette sullo sparato della camicia,
E i piccoli li avrebbero tenuti in mano,
Dimenticando la mamma.
c) Canzone per
ballo
Godete, giovani; godete, belle:
I giorni scemano e Caronte ce li conta,
Ce li conta ad uno ad uno.
Incominciate il ballo, via!
Poi la nera terra ci ingoi.
Caronte non ha giudizio nè riguardi;
Strappa i figli dalle poppe e lascia i vecchi.
Ah! Balliamo dunque, poi che il ballo giova.
Sotto questa terra che calpestiamo,
Tutti una volta andremo.
Questa terra verdeggiante divora giovani e pallicari;
Questa terra fiorita divora giovanette, divora fanciulle
Divorerà anche noi questa terra che pur ci è madre;
Questa terra che ci divorerà, battetela coi piede.
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