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Ottorino Respighi

(1879 - 1936)

[ Respighi Composers | Mp3 | Home Page ]

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The Lieder of Ottorino Respighi


Lieder – index:

P???. Nebbie
P008. L'ultima ebbrezza
P011. Notturno
P012. Tanto bella
P055. Ballata alla luna (da "Re Enzo")
P063. Luce
P065. Nevicata
P066. Contrasto
P067. Invito alla danza
P068. Scherzo
P069. Stornellatrice
P070. Stornello (da "Re Enzo")
P071. Cinque Canti All'antica (song cycle)
          a) L'udir talvolta
          b) Ma come potrei
          c) Ballata
          d) Bella porta di rubini
          e) Canzone di Re Enzo
P089.
          no. 1. In alto mare
          no. 2. Abbandono
          no. 3. Mattinata
          no. 4. Povero core
P090  no. 6. Pioggia
P096. E se un giorno tornasse
P097. Sei Liriche, seconda serie (song cycle)
          a) Notte
          b) Su una violetta morta
          c) Le repos en Egypte
          d) Noël ancien
          e) Piccola mano bianca
          f) Nel giardino
P107. Deità Silvane (song cycle)
          a) I fauni
          b) Musica in horto
          c) Egle
          d) Acqua           
          e) Crepuscolo
P108. Cinque liriche, 1917
          no. 1. Tempi assai lontani
          no. 2. Canto funebre
          no. 5. La fine
P125.
          no. 1. Un sogno
          no. 2. La najade
          no. 3. La sera
          no. 4. Sopra un'aria antica
P132. Quattro liriche: Antica poesia popolare armena (song cycle)
          a) No, non è morto il figlio tuo
          b) La mamma è come il pane caldo
          c) Io sono la Madre
          d) Mattino di luce

P ??? "Nebbie"
 
 
Text by Ada Negri (1870-1945)
Music by Ottorino Respighi

Soffro,
Lontan lontano
Le nebbie sonnolente
Salgono dal tacente
Piano.
Alto gracchiando, i corvi,
Fidati all'ali nere,
Traversan le brughiere
Torvi.
Dell'aere ai morsi crudi
Gli addolorati tronchi
Offron, pregando, i brochi nudi.
Come ho freddo!
Son sola;
Pel grigio ciel sospinto
Un gemito destinto
Vola;
E mi ripete: Vieni;
Ebuia la vallata.
O triste, o disamata
Vieni! Vieni!

P 008 "L'ultima ebbrezza"
 
 
Text by Anonymous
Music by Ottorino Respighi, P008 (1896)

Un ultimo profumo inebriante
Versa, magico fiore, intorno a me:
Spandi un ultimo raggio a me dinante,
Astro di luce che mortal non è!...
O melodia sublime, indefinita,
Un'ultima tua nota io voglio udir,
Che m'echeggi nell'anima rapita
Come ardente cadenza di sospir!...
Un guardo ancor de li occhi tuoi possenti,
Un sorriso, un accento, un bacio ancor!
Dammi l'ultima ebbrezza che m'annienti
Nel fremito supremo dell'amor!...

P011 "Notturno"
 
 
Text by Anonymous
Music by Ottorino Respighi, P011 (1896)

Su' cespugli, vezzose,
In un sopor beato
Si chinan le rose;
L'usignolo, celato
Tra le foglie rugiadose,
Gorgheggia innamorato.
O, che dolce mistero,
Che fascino gentile
Pe'l tiepido sentiero!...
Vieni, a ninfa simile,
Col passo tuo leggero
Tra li aliti d'aprile;
E un bel nido fiorente,
Una capanna bruna
Míaccoglierà silente.
A la dolce fortuna,
Col raggio più lucente,
Sorriderà la luna!...

P012 "Tanto bella"
 
 
Text by Anonymous
Music by Ottorino Respighi, P012 (1897)

A la tua culla vennero le fate
E t'acceser d'incanto le pupille:
Ti guardaron gli astri e di faville
Cosparsero le ciocche inanellate.
Ninfe, sirene, in un'allegra danza
T'appreser la voce armoniosa:
A la guancia diede il color la rosa,
A l'alito, ogni fior la sua fragranza!
O tutta rilucente! O profumata!
A statua rapita ad altra età!
T'hanno fatto tanto bella et t'han lasciata
L'anima che comprender sa!...

P 055 "Ballata alla luna" (da "Re Enzo")
 
 
Text by Alberto Donini
Music by Ottorino Respighi, P055 (1906)

Quest'è l'ora in cui il poeta
Legge in te, benigna e pia,
La leggenda or triste or lieta
De l'Eterna Poesia.
Quest'è l'ora in cui il pilota
Volge l'occhio al tuo bel viso
Come ad una faccia nota
E t'accenna... ed ha un sorriso,
Poiché vede in su le nere
Onde cupe a cento a cento
Melanconiche cadere
Le tue lagrime d'argento!...
A me pur sorridi, o Luna,
E nel cor mi allieterà
La tua fulgida beltà,
Fra la notte triste e bruna!...

P063 "Luce"
 
 
Text by Ada Negri (1870-1945)
Music by Ottorino Respighi, P063 (1906)

A fasci s'effonde
Per l'aria tranquilla,
Colora, sfavilla,
La mite frescura
Del verde ravviva,
S'ingemma giuliva
Per terra e per ciel,
Vittoriosa, calda e senza vel.
Son perle iridate
Danzanti nell'onde,
Son nozze di bionde
Farfalle e di rose,
La vita pagana
Dolcissima emana
Dai baci dei fior...
Il mondo esulta e tutto grida: Amor!...
Mi sento nell'alma la speme fluire,
L'immenso gioire
Di vivere sento,
Qual schiera di rondini
I sogni ridenti
Fra i raggi lucenti
Si librano a vol...
Son milionaria del genio e del sol!...

P065 "Nevicata"
 
 
Text by Ada Negri (1870-1945)
Music by Ottorino Respighi, P065

Sui campi e sulle strade
Silenziosa e lieve,
Volteggiando, la neve
Cade.
 
Danza la falda bianca
Ne l'ampio ciel scherzosa,
Poi sul terren si posa
Stanca.
 
In mille immote forme
Sui tetti e sui camini,
Sui cippi e nei giardini
Dorme.
 
Tutto dintorno è pace:
Chiuso in oblìo profondo,
Indifferente il mondo
Tace...
 
Ma ne la calma immensa
Torna ai ricordi il core,
E ad un sopito amore
Pensa.

P066 "Contrasto"
 
 
Text by Carlo Zangarini (1874-1943)
Music by Ottorino Respighi, P066 (1906)

Piange lenta la luna
Su rugiade gemmanti:
Or lieto all'aria bruna
Sia l'oblio de li amanti;
Però che dolce è il riso
Tra il pianto de le cose!
Ben la luna compose
A mestizia il viso.
O amica, a quando a quando
Giova l'oblio: scordare
Le altrui doglianze amare,
Intorno andar cantando,
Mentre piange la luna.

P067 "Invito alla danza"
 
 
Text by Carlo Zangarini (1874-1943)
Music by Ottorino Respighi, P067 (1906)

Madonna, d'un braccio soave
Ch'io stringa l’orgoglio dell'anca:
Voi siete d’amore la nave,
La vela, madonna, vi manca:
Io sono la vela a vogare
Intorno pel cerulo mare.
Voi siete la mobile fusta
Che il mar della musica sfiora:
Io sono la vela robusta
Che il viaggio dirige e rincora;
La nave risale, discende,
La vela ammaina, distende.
Volete che l'onda si svolga
In suon di gavotta gentile?
Volete che il valzer disciolga
La larga sua corsa febbrile?
Io faccio l’inchino di rito,
Madonna, e alla danza v'invito.

P068B "Scherzo"
 
 
Text by Carlo Zangarini (1874-1943)
Music by Ottorino Respighi, P068

Una notte, al davanzale,
Ero sola, o pur non ero?
Ben mi parve un soffio d'ale
Che giungesse dal sentiero
Chi la guancia mi sfiorò?
Se fu un bacio io non lo so.
Fu la tenda, è ver, rammento,
Che la guancia mi percosse:
La carezza fu del vento,
Pur vorrei che non lo fosse...
Più ci penso e più rammento
Che fu un bacio e non il vento!

P069 "Stornellatrice"
 
 
Text by Carlo Zangarini (1874-1943) (stanzas 1 and 2) and Alberto Donini (stanzas 3 and 4)
Music by Ottorino Respighi, P069 (1906)

Che mi giova cantar: "Fior di betulla:
Vorrei tu fossi il sole ed io la stella,
E andar pel cielo e non pensare a nulla!"
Quando poi l'eco mi risponde: nulla?
 
Che mi vale cantar: "Fiore dei fiori:
Tu sei l'amore mio díoggi e di ieri:
Tu sei l'amore mio che mai non muori!"
Quando poi l'eco mi risponde: muori?
 
Che mi giova cantar: "Fior di frumento,
Tu sei la mia ricchezza ed il mio vanto,
Tu sei la mia speranza ed il mio tormento!"
Quando poi l'eco mi risponde: mento?
 
Che mi giova cantar: "Fior de' ghiacciai,
Si spegnerà nel gel la fiamma mia,
E tanto t'odierò quanto t'amai!"
Quando poi l'eco mi risponde: mai?

P070 "Stornello" (da "Re Enzo")
 
 
Text by Alberto Donini
Music by Ottorino Respighi, P070 (1906)

O fior del prato!
Maggio di fiori tutto il mondo allieta,
Ma il più bel fior ne l'alma or m'è sbocciato.
Sfida ogni brina
Il fior ch'io tengo e sullo stel sostiene
Petali d'or, corolla cilestrina.
 
O fior del verde!
Alma di donna a la ragion sta sorda
E nel torneo díamor vince chi perde!
Ansia profonda!
Amor che a cor gentil ratto s'apprende,
Occhi d'azzurro tiene e chioma bionda.

P071 "Cinque Canti All'antica"
 
 
Texts by Giovanni Boccaccio (1313-1375), Alberto Donini, and King Enzo (attr. uncertain)
Music by Ottorino Respighi, P071 (1906) 

          a) L'udir talvolta
          b) Ma come potrei
          c) Ballata
          d) Bella porta di rubini
          e) Canzone di Re Enzo

a) L'udir talvolta
 
Text by Giovanni Boccaccio (1313-1375)
 
 
L'udir talvolta nominare il loco
Dove dimori, o talvolta vedere
Chi di là venga, mi riaccende il fuoco
Nel cor mancato per troppo dolere.
E par ch'io senta alcun nascoso gioco
Nell'anima legata dal piacere,
E meco dico: quindi venissi io
Onde quel viene, o dolce mio disio!...

b) Ma come potrei
 
Text by Giovanni Boccaccio (1313-1375)
 
 
 
Ma come potrei io mai soffrire
Di partirmida te che t'amo pur tanto,
Che senza te mi par ognor morire?
Essendo teco non so giammai quanto
Più ben mi possa avere, o più disire.
Ma sallo bene Amore in quanto pianto
Istà la vita mia la notte e 'l giorno,
Mentre non veggo questo viso adorno.

c) Ballata
 
Text by Giovanni Boccaccio (1313-1375)
 
 
Non so qual io mi voglia,
O viver o morir, per minor doglia
Morir vorrei, che 'l viver m'é gravoso
Veggendomi da voi esser lasciato;
E morir non vorrei, che trapassato
Più non vedrei il bel viso amoroso
Per cui io piango invidioso
Di chi l'ha fatto suo e me ne spoglia!

d) Bella porta di rubini
 
Text by Alberto Donini
 
 
Bella porta di rubini
Ch'apri il varco ai dolci accenti,
Se nei risi peregrini
Scopri perle rilucenti,
Tu d'amor dolce aura spiri,
Refrigerio a miei martiri.
Vezzosetta e fresca rosa,
Umidetto e dolce labbro,
Ch'hai la manna rugiadosa
Sul bellissimo cinabro,
Non parlar ma ridi e taci:
Sien gli accenti i nostri baci.
 
Occhietti amati che m'incendete,
Perché spietati omai più siete?
Splendan sereni, di gioia pieni,
Vostri splendori, fiamme di cori.
Occhietti amati che m'incendete,
Perché spietati omai più siete?
Bocca vermiglia ch'hai per confini,
O meraviglia, perle e rubini,
Quando ridente, quando clemente,
Dirai: "Ben mio ardo anch'io!"?

e) Canzone di Re Enzo
 
Text supposedly by King Enzo (d. 1271)
 
 
Amor mi fa sovente
Lo meo core penare,
Dammi pene e sospiri
E son forte temente
Per lunga dimorare
Ciò che poria avveniri:
Non ch'aggia dubitanza
De la dolze speranza
Che 'n ver di me fallanza ne facesse,
Ma tenem' in dottanza
La lunga adimoranza
Di ciò e che venirne potesse!
 
Va, canzonetta mia,
E saluta Messere,
Dilli lo mal ch' i' aggio,
Quelli che m'à n' balia
Sì distretto mi tene
Ch' eo viver non poraggio.
Salutami Toscana,
Quella ched à sovrana
In cui regna tutta cortesia,
E vanne in Puglia piana,
La magna, capitana,
Là dove lo mio core à nott'e dia!

P089 no.1 "In alto mare"
 
 
Text by Enrico Panzacchi (1840-1904)
Music by Ottorino Respighi, P089 no.1

È sdruscito il navil l'ira del flotto
Tregua non da.
Ecco l'ultima antenna il nembo ha rotto.
Signor, pietà!
 
Per le saette il ciel rimbomba, scisso
Di qua e di là;
Le sue gole mugghiando apre l'abisso;
Signor, pietà!
 
Fugge dai cori l'ultima speranza,
La morte è qua
Non un'ombra di vela in lontananza;
Signor, pietà!

P089 no.2 "Abbandono"
 
 
Text by Annie Vivanti (1868-1942)
Music by Ottorino Respighi, P089 no.2

Io sono tanto stanca di lottare,
Dammi la pace tu che solo il puoi.
Io sono tanto stanca di pensare
Dammi il sereno de' grand' occhi tuoi.
Io sono tanto stanca di sognare
Tu mi risveglia a giorno glorioso.
Io sono tanto stanca di vagare
Legami l'ale e chiamami al riposo.

P089 no.3 "Mattinata"
 
 
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ottorino Respighi, P089 no.3

Spandono le campane
A la prim' alba l'ave
Spandono questa mane
Un suon grave e soave
Le campane lontane.
 
Nivea come neve
La nebbia copre il mare
Fluttua lieve lieve;
È rosea; scompare.
 
Bocca d'oro la beve
E neve e rose ed oro
Il mattin fresco mesce.
Un alto inno sonoro
Fanno come il dì cresce
Ond' e campane in coro.
 
Salve, Ianua coeli.
Co 'l dì la nostra bella
Fuor de' sogni e de' veli
Balza Ave, maris stella!
Salve, Regina coeli!

P089 no.4 "Povero core"
 
 
Text by A. Graf
Music by Ottorino Respighi, P089 no.4

O mio povero cor, morta è la pace,
Morto è l'amor, di novo a che sussulti?
Morta è la fede; a che più la vorace
Fiamma di vita nel tuo grembo occulti?
O mio povero cor, quando più tace
La fredda notte e dei patiti insulti
Grave su te la rimembranza giace,
Udirmi sembra i tuoi sordi singulti.
O mio povero cor, fossi tu morto!
Così di gel così d'angoscia stretto
Onde vuo' tu sperar gioia o conforto?
O mio povero cor, non rinvenire;
O mio povero cor del chiuso petto
Fatti una tomba e lasciati morire!

P090 no.6 "Pioggia"
 
 
Text by Vittoria Aganoor Pompilj (1855-1910)
Music by Ottorino Respighi, P090 no. 6, from Sei liriche, 1909

Piovea: per le finestre spalancate
A quella tregua di ostinati odori
Saliano dal giardin fresche folate
D'erbe risorte e di risorti fiori
S'acchettava il tumulto dei colori
Sotto il vel delle gocciole implorate;
E intorno ai pioppi ai frassini agli allori
Beveano ingorde le zolle assetate.
Esser pianta, esser foglia, esser stelo
E nell'angoscia dell'ardor (pensavo)
Così largo ristoro aver dal cielo!
Sul davanzal protesa io gli arboscelli,
I fiori, l'erbe guardavo guardavo
E mi battea la pioggia sui capelli.

P096 "E se un giorno tornasse"
 
 
Text by Vittoria Aganoor Pompilj (1855-1910)
Music by Ottorino Respighi, P096

E se un giorno tornasse che dovrei dirgli?
Digli che lo si attese fino a morirne.
E se ancora interrogasse senza riconoscermi?
Parla a lui come farebbe una sorella; forse egli soffre.
E se chiede dove siete, che debbo dirgli?
Dagli il mio anello d'oro, senza parole.
E se vorrà sapere perchè la sala è vota?
Mostragli che la lampada è spenta e l'uscio aperto.
Ma se poi mi richiede dell'ultima ora?
Digli che in quell'ora ho sorriso per non far ch'egli pianga.

P097 "Sei Liriche", seconda serie
 
 
Texts by Ada Negri (1870-1945), Percy Bysshe Shelley (1792-1822), Albert Victor Samain (1858-1900), Anonymous, and Francesco Rocchi
 
Music by Ottorino Respighi, P097

         a) Notte
          b) Su una violetta morta
          c) Le repos en Egypte
          d) Noël ancien
          e) Piccola mano bianca
          f) Nel giardino

a) Notte
 
Text by Ada Negri (1870-1945)
 
 
Sul giardino fantastico
Profumato di rosa
La carezza de l'ombra
Posa.
 
Pure ha un pensiero e un palpito
La quiete suprema,
L'aria come per brivido
Trema.
 
La luttuosa tenebra
Una storia di morte
Racconta alle cardenie
Smorte?
 
Forse perché una pioggia
Di soavi rugiade
Entro i socchiusi petali
Cade,
 
Su l'ascose miserie
E su l'ebbrezze perdute,
Sui muti sogni e l'ansie
Mute.
 
Su le fugaci gioie
Che il disinganno infrange
La notte le sue lacrime
Piange...

b) Su una violetta morta
 
Text by Anonymous, after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
 
See also:

Frank Bridge (1879-1941), "A dead violet", in English
 

 
È vanito l'odor di questo fiore,
Che, come il bacio tuo, tenero ardente
Respirava su me.
 
Anche di questo fior fuggì il colore,
Che rilucea deliziosamente
Di te, solo di te.
 
Forma languida e vana ella riposa
Sul mio povero cuor, Che non oblia,
Povero stanco cuor;
 
Immobile, di gel, silenziosa
Ella irride così l'anima mia,
L'anima calda ancor.
 
In vano, in vano io piango a lei d'accanto;
E sospirando invan su lei mi chino:
Oh! tutto in lei finì!
 
Il suo destino è muto, senza pianto.
Il suo destino è muto. Oh! il mio destino
Dovrebe esser così!

c) Le repos en Egypte
 
Text by Albert Victor Samain (1858-1900)
 
 
La nuit est bleue et chaude,
Et le calme infini.
Roulé dans son manteau,
Le front sur une pierre,
Joseph dort, le coeur pur
Ayant fait sa prière,
Et l'âne à ses pieds
Est comme un humble ami.
Entre les pieds du Sphynx
Appuyée à demi,
La vierge pâle et douce
À fermé la paupière;
Et, dans l'ombre,
Une étrange et suave lumière
Sort du petit Jésus
Dans ses bras endormi.
Autour d'eux le désert songe mysterieux.
Et tout est si tranquille
A cette heure, en ces lieux
Qu'on entendrait l'enfant
Respirer sous ses voiles.
Nul souffle... La fumée immobile
Du feu monte ainsi qu'un long fil
Se perd dans l'air bleu...
Et le Sphynx éternel atteste les étoiles.

d) Noël ancien
 
Text by Anonymous
 
 
Noël nouvelet,
Noël chantons ici,
Dévotes gens,
Crions à Dieu merci,
Chantons Noël pour le Roi nouvelet.
Quand m'eveillai,
Ayant assez dormi,
J'ouvris les yeux,
Vis un arbre fleuri,
Dont il sortait un bouton vermeillet.
Quand je le vis,
Mon coeur fut réjoui
Car grand' beauté
Resplendissait en lui,
Comme soleil levant au matinet.
D'un angelet
Après les chants ouïs
Qu'aux pasteurs disait:
"Partez d'ici, en Bethléem trouverez l'agnelet.",
En Bethléem
Marie et Joseph
Vis, l'âne et le boeuf
Près de l'Enfant au lit:
La chèche était au lieu d'un bercelet.
L'étoile y vit
Qui dans la nuit éclaircit,
Qui d'Orient
D'où son éclat jaillit
En Bethléem les trois Rois amenait.
L'un portait l'or
Et l'autre offrait la myrrhe,
Et l'autre encens qu'il faisait bon sentir:
Du Paradis semblait le jardinet!

e) Piccola mano bianca
 
Text by Francesco Rocchi
 
 
Piccola mano bianca,
Che tanto destino racchiudi,
Porgi l'esili dita
Sul mio tumido cuore.
Senti? Il palpito preme frequente
Con rapid balzi. Porgi l'orecchio:
Suona d'amore il canto.
Suona le brevi gioie che limpide teco
Suggeva ne la purezza d'oro
Del meriggio d'estate,
Suona la lunga pena de l'animo laborioso,
Che ti brama, ti adora e ti venera e teme.
Oh ne le chiome lunghe,
Fluenti su l'alabastro
De le nitide spalle,
Premere il bacio mio!
Oh a la piccola mano,
Che tanto destino racchiude,
Dare l'ultima gioia
De l'esistenza vana!

f) Nel giardino
 
Text by Francesco Rocchi
 
 
 
Mormora nel giardino a piè del colle
Una musica dolce, uníarmonia
Di note gravi ne la sera pia,
Mentre l'effluvio de le pie corolle
Sommessamente in lievi onde,
In lievi onde si estolle,
Balsamando di sé tutta la via.
Muore nel cielo e palpita una stria
Ultima d’oro; e su da l'erba molle
I mille trilli tremano dal lago,
Dove l'acqua specchiante
Abbrividisce tacita al suono
Vanescente e vago di quella
Triste musica di sera...
Il giardino nel sonno illanguidisce
Voluttuoso de la primavera.

P107 "Deità Silvane"
 
 
Texts by Antonio Rubino (1880-1964)
Music by Ottorino Respighi, P107 (1917) 

          a) I fauni
          b) Musica in horto
          c) Egle
          d) Acqua           
          e) Crepuscolo

a) I fauni
 
 
S'odono al monte i saltellanti rivi
Murmureggiare per le forre astruse,
S'odono al bosco gemer cornamuse
Con garrito di pifferi giulivi.
E i fauni in corsa per dumeti e clivi,
Erti le corna sulle fronti ottuse,
Bevono per lor nari camuse
Filtri sottili e zeffiri lascivi.
E, mentre in fondo al gran coro alberato
Piange d'amore per la vita bella
La sampogna dell'arcade pastore,
Contenta e paurosa dell'agguato,
Fugge ogni ninfa più che fiera snella,
Ardendo in bocca come ardente fiore.

b) Musica in horto
 
 
Uno squillo di cròtali clangenti
Rompe in ritmo il silenzio dei roseti,
Mentre in fondo agli aulenti orti segreti
Gorgheggia un flauto liquidi lamenti.
La melodia, con tintinnio d'argenti,
Par che a vicenda s'attristi e s'allieti,
Ora luce di tremiti inquieti,
Or diffondendo lunghe ombre dolenti:
Cròtali arguti e canne variotocche!,
Una gioia di cantici inespressi
Per voi par che dai chiusi orti rampolli,
E in sommo dei rosai, che chingon molli
Ghirlande al cuor degli intimi recessi,
S’apron le rose come molli bocche!

c) Egle
 
 
Frondeggia il bosco d'uberi verzure,
Volgendo i rii zaffiro e margherita:
Per gli archi verdi un'anima romita
Cinge pallidi fuochi a ridde oscure.
E in te ristretta con le mani pure
Come le pure fonti della vita,
Di sole e d'ombre mobili vestita
Tu danzi, Egle, con languide misure.
E a te candida e bionda tra li ninfe,
D'ilari ambagi descrivendo il verde,
Sotto i segreti ombracoli del verde,
Ove la più inquïeta ombra s'attrista,
Perle squillanti e liquido ametista
Volge la gioia roca delle linfe.

d) Acqua
 
 
Acqua, e tu ancora sul tuo flauto lene
Intonami un tuo canto variolungo,
Di cui le note abbian l'odor del fungo,
Del musco e dell'esiguo capelvenere,
Sì che per tutte le sottili vene,
Onde irrighi la fresca solitudine,
Il tuo riscintillio rida e sublùdii
Al gemmar delle musiche serene.
Acqua, e, lungh'essi i calami volubili
Movendo in gioco le cerulee dita,
Avvicenda più lunghe ombre alle luci,
Tu che con modi labii deduci
Sulla mia fronte intenta e sulla vita
Del verde fuggitive ombre di nubi.

e) Crepuscolo
 
 
Nell'orto abbandonato ora l'edace
Muschio contende all'ellere i recessi,
E tra il coro snelletto dei cipressi
S'addorme in grembo dell'antica pace
Pan. Sul vasto marmoreo torace,
Che i convovoli infiorano d'amplessi,
Un tempo forse con canti sommessi
Piegò una ninfa il bel torso procace.
Deità della terra, forza lieta!,
Troppo pensiero è nella tua vecchiezza:
Per sempre inaridita è la tua fonte.
Muore il giorno, e nell'alta ombra inquïeta
Trema e s'attrista un canto d'allegrezza:
Lunghe ombre azzurre scendono dal monte...

P108 no.1 "Tempi assai lontani"
 
 
Text by Roberto Ascoli, after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
Music by Ottorino Respighi, P108 no. 1, from Cinque liriche, 1917

Come l'ombra di cara estinta vita
Sono i giorni lontani:
Un'armonia per sempre omai fuggita,
Una speme per sempre omai vanita,
Un dolce amor che non avrà domani
Sono i giorni lontani.
E quanti sogni nella notte fonda
Di quel tempo passato!
Ogni giorno parea triste o gioconda ombra
Che si proietti e si diffonda,
Illudendo che a lungo avria durato:
Tale il tempo passato!
Che mordente rammarico e che duolo
Pei dì lontani tanto!
Son come un esil morto corpicciulo
Che il padre veglia,
E infin gli resta, solo di sua grazia,
Il ricordo ed il rimpianto del dì lontani tanto.

P108 no.2 "Canto funebre"
 
 
Text by Roberto Ascoli, after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
Music by Ottorino Respighi, P108 no. 2, from Cinque liriche, 1917

Rude vento, che diffondi in suon di pianto
Un dolore troppo triste per un canto;
Fiero vento che se il ciel di nubi è fosco,
Fai suonar di notte a morto le campane;
Uragano, le cui lagrime son vane;
E tu, cupo dalle nude rame o bosco;
O spelonche funerarie, o mar profondo,
Voi piangete, voi piangete il mal del mondo.

P108 no.5 "La fine"
 
 
Text by Roberto Ascoli, after Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
Music by Ottorino Respighi, P108 no. 5, from Cinque liriche, 1917

È tempo per me d'andare, mamma, me ne vado.
Quando nell'oscurità pallente dell'alba solitaria
Tu stenderai le braccia al tuo piccino che è nel letto,
Io ti dirò: "Il bimbo non c'è! Mamma, me ne vado."
Diventerò un delicato soffio d'aria e ti carezzerò
E incresperò l'acqua mentre ti bagni e ti bacerò,
Ti bacerò ancora.
Nella notte tempestosa mentre la pioggia batte sulle foglie
Tu m'udrai bisbigliare nel tuo letto,
E il mio riso splenderà
Con il lampo attraverso la finestra aperta
Nella tua stanza.
Se tu veglierai fin tardi nella notte
Pensando al tuo piccino
Io ti canterò dalle stelle:
"Dormi, mamma, dormi."
Sugli erranti raggi lunari io verrò pian piano
Sul tuo letto e giacerò sul tuo cuore mentre tu dormi.
Diverrò un sogno e attraverso le tue palpebre socchiuse
Scenderò nel profondo del tuo sonno
E quando ti sveglierai e guarderai intorno angosciata,
Come una lucciola scintillante m'involerò nell'oscurità.
Quando nel giorno della gran festa
I bimbi del villaggio verranno.
E giocheranno intorno alla casa,
Mi fonderò nella musica del flauto
E palpiterò nel tuo cuore tutto il giorno
La cara zi verrà coi doni della festa
E domanderà:
"Dov'è il nostro piccino, sorella?"
Mamma, tu le dirai dolcemente:
"È nelle pupille dei miei occhi,
In me stessa e nell'anima mia!"

P125 no.1 "Un sogno"
 
 
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ottorino Respighi, P125 no. 1

Io non odo i miei passi nel viale muto
Per ove il Sogno mi conduce
È l'ora del silenzio e della luce.
Un velario di perle è il cielo, equale.
Attingono i cipressi con le oscure punte quel cielo:
Immoti, senza pianto; ma sono tristi,
Ma non sono tanto tristi i cipressi
De la sepolture.
Il paese d'intorno è sconosciuto, quasi informe,
Abitato da un mistero antichissimo,
Dove il mio pensiero si perde
Andando pel viale muto.
Io non odo i miei passi,
Io sono come un'ombra;
Il mio dolore è come un'ombra;
È tutta la mia vita come un'ombra vaga,
Incerta, indistinta, senza nome.

P125 no.2 "La najade"
 
 
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ottorino Respighi, P125 no. 2

Pullula ne l'opaco bosco e lene tremula e si dilata
In suoi leggeri cerchi l'acqua;
Ed or vela i suoi misteri,
Ora per tutte le sue chiare vene ha un brivido
Scoprendo all'imo arene nuziali
Ove ancor restano interi i vestigi dei corpi
Che in piaceri d'amor commisti riguardò Selene.
Morta è Selene; morte son le Argire; i talami, deserti;
Nel sovrano silenzio de la notte l'acqua tace;
Ma pur sembrami a quando a quando udire
Il gorgoglìo d'un'urna che una mano invisible affonda,
In quella pace.

P125 no.3 "La sera"
 
 
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ottorino Respighi, P125 no. 3

Rimanete, vi prego, rimanete qui.
Non vi alzate!
Avete voi bisogno di luce?
No.
Fate che questo sogno duri ancora.
Vi prego: rimanete!
Ci ferirebbe forse, come un dardo, la luce.
Troppo lungo è stato il giorno: oh, troppo.
Ed io già penso al suo ritorno con orrore.
La luce è come un dardo!
Anche voi non l'amate; è vero?
Gli occhi vostri, nel giorno, sono stanchi.
Pare quasi che non possiate sollevare le palpebre,
Su quei dolorosi occhi;
E nulla, veramente, nulla è più triste
De l'ombra che le ciglia immote
Fanno talvolta a sommo de le gote
Quando la bocca non sorride più.

P125 no.4 "Sopra un'aria antica"
 
 
Text by Gabriele d'Annunzio (1863-1938)
Music by Ottorino Respighi, P125 no. 4

Non sorgono (ascolta ascolta) le nostre parole
Da quell'aria antica?
Io t'ho dissepolta.
E alfine rivedi tu il sole,
Tu mi parli, o amica!
Queste tu parlavi parole.
Non odi? Non odi? Ma chi le raccolse?
Dagli alvei cavi del legno i tuoi modi sorgono,
Che il vento disciolse.
Dicevi: "Io ti leggo nel cuore.
Non mi ami.
Tu pensi che è l'ultima volta!"
La bocca riveggo un poco appassita.
"Non m'ami. È l'ultima volta
Ma prima che tu m'abbandoni
Il voto s'adempia.
Oh! fa che sul cuore io ti manchi!
Tu non mi perdoni se già su la tempia baciata
I capelli son bianchi?"
Guardai que' capelli, su quel collo pallido
I segni degli anni;
E ti dissi: "Ma taci! Io t'amo."
I tuoi begli occhi erano pregni di lacrime
Sotto i miei baci.
"M'inganni, m'inganni" rispondevi tu,
Le mie mani baciando.
"Che importa? Io so che m'inganni;
Ma forse domani tu m'amerai morta."
Profondo era il cielo del letto;
Ed il letto profondo come tomba, oscuro,
Era senza velo il corpo;
E nel letto profondo parea già impuro.
Vidi per l'aperto balcone un paese lontano
Solcato da un fiume volubile,
Chiuso da un serto di rupi
Che accese ardeano d'un lume vermiglio,
Nel giorno estivo; Ed i venti recavano odori
Degli orti remoti
Ove intorno andavano donne possenti
Cantando tra cupidi fiori.

P132 "Quattro liriche: Antica poesia popolare armena"
 
 
Texts by Kostan Zarian (1885-1969) and Nersès (d. 1165)
Music by Ottorino Respighi, P132

          a) No, non è morto il figlio tuo
          b) La mamma è come il pane caldo
          c) Io sono la Madre
          d) Mattino di luce
 

a) No, non è morto il figlio tuo
 
Text by Kostan Zarian (1885-1969)
 
 
No, non è morto il figlio tuo;
Oh, non è morto, non è morto.
Se n'è andato pel giardino:
Ha raccolto tante rose;
Se n'è inghirlandata la fronte:
Ed ora dorme al loro dolce odore.

b) La mamma è come il pane caldo
 
Text by Kostan Zarian (1885-1969)
 
 
La mamma è come il pane caldo:
Chi ne mangia si sente pago.
Il babbo è come il vino schietto:
Chi ne beve si sente ebbro.
Il fratello è come il sole:
Esso schiara monti e valli.

c) Io sono la Madre
 
Text by Kostan Zarian (1885-1969)
 
Io sono la Madre...
Per sempre, per sempre è partito
Il Figliuolo mio crocefisso.
Io sono la Madre...
Ho le pupille, ho le pupille fisse
Su la strada senza fine,
Dov'è passato il mio Signore.
Io sono il Cuore, dolore e lagrima,
Il pianto di colui ch'è morto.
Io sono la Madre, Mariam,
L'ora dell'angoscia che freme d'intorno,
La mano lucente del mio Figliuolo
Che si è crocefisso.
Io sono la Madre.

d) Mattino di luce
 
Text by Nersès (d. 1165)
 
 
Mattino di luce, sole di giustizia,
Il tuo lume si levi dentro me.
Destati, o Signore, ad assisterci:
Desta me assopito:
Fa ch'io divenga simigliante agli angioli.
Destati, o Signore.
Fatti vita di me che son morto,
Fatti luce per me ottenebrato,
Lenisci il mio dolore!
Io ti prego con la mia voce,
Io ti supplico con le mie mani:
Concedimi il dono della tua Benevolenza.
Dà ai miei occhi l'acqua perchè io pianga,
Perchè io pianga a grosse lagrime,
E così cancelli i miei peccati.
Gesù in nome dell'amore,
Intenerisci nel tuo amore il mio cuore di pietra.
Versa, o Signore, nella mia anima
La rugiada del tuo sangue,
E la mia anima si rallegrerà.

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