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Carl Maria von Weber

(1786 - 1826)

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La vita di Carl Maria von Weber


Figlio di un violinista impegnato in un'attività itinerante, visse fin da bambino nell'ambiente teatrale.

Dopo studi disordinati, trovò uno stimolo proficuo negli insegnamenti dell'abate Vogler, a Vienna, tra il 1803 e il 1804, ma poi fu ancora a Karlsruhe nel 1806, a Stoccarda nel 1807 e quindi alla corte dei Wuerttemberg fino al 1910.

Già compositore di successo, in seguito si dedicò al concertismo, mentre il suo stile di vita rimaneva dispersivo, ma anche ricco di stimoli creativi.

Direttore dell'Opera di Praga e poi, dal 1816 alla morte, di quella di Dresda, sempre più preso da molteplici impegni rallentò molto la scrittura di nuovi lavori, accettando comunque dal Covent Garden di Londra la commissione dell'opera Oberon.

Morì di tubercolosi in Inghilterra, dove si trovava per la prima dell'Oberon e per una tournée di concerti.

Compose Opere, musiche di scena, lavori sacri, corali, Concerti, pagine liederistiche e pianistiche.

Il catalogo di musica da camera comprende un Quartetto per pianoforte e archi, un Quintetto con clarinetto, un Gran Duo per clarinetto e pianoforte, un Trio per pianoforte, flauto e violoncello, Variazioni per violino e pianoforte e per clarinetto e pianoforte, Sonate per pianoforte e violino, 3 raccolte di pezzi per pianoforte a quattro mani.


- MIDI FILE - from "Freischütz": Overture (10'28'')

- MIDI FILE - Concertino for clarinet (8'03'')

- MIDI FILE - From "Euriante": Ouverture (8'04'')

 

La musica da camera di Carl Maria von Weber

 


Gran Duo concertante in mi bemolle maggiore op. 48
per clarinetto e pianoforte


( Disponibile Versione Midi )

Già il titolo di questa composizione, datata 1816, illustra le caratteristiche generali dello svolgimento.
Si tratta infatti di un lavoro di grande impegno virtuosistico, in cui gli strumenti gareggiano in abilità, attraverso una tavolozza espressiva amplissima, per nulla di maniera.

Sebbene la destinazione concertistica porti, generalmente, ad accentuare l'esteriorità del linguaggio, qui Weber ritrova una misura ideale riuscendo ad amalgamare sapientemente valori tecnici e musicali, in una partitura animata da costante tensione espressiva.
Va da sé che i pregi del Gran Duo possano essere affermati unicamente da strumentisti di qualità, dotati di un intelligenza musicale che vada molto al di là della vuota dimostrazione tecnica.
I tempi sono 3: "Allegro con fuoco", "Andante con moto" e "Rondò: Allegro".

(durata 17 minuti)


Variazioni (7) su un tema di "Silvana " op. 33 per clarinetto e pianoforte

Queste Variazioni, che Weber scrisse nel 1811 a Praga, nel corso di una tournée di concerti in duo con il clarinettista Heinrich Baermann, non sono frequentemente eseguite e non racchiudono valori particolarmente eclatanti, ma si segnalano per l'efficace scrittura clarinettistica e l'armonioso equilibrio dei tratti espressivi, in cui il tono popolaresco convive con le suggestioni sentimentali.
Il tema sereno e regolare, in si bemolle maggiore, fu tratto dall'opera romantica in tre atti Silvana (1810), la quinta delle opere weberiane, e in particolare dall'aria "Wer mir, es ist geschehen" successivamente espunta e sostituita dallo stesso autore.

Al tema seguono le 7 Variazioni, che sfruttano le potenzialità espressive e timbriche dei due strumenti.
Caratterizzano il percorso la seconda e la quarta Variazione, per pianoforte solo, e la sesta in modo minore, d'intensa, intima tensione drammatica, mentre la brillantezza dell'ultima si smorza nella conclusione.

(durata 10 minuti)


Pezzi (8) op. 60 per pianoforte a 4 mani

La produzione weberiana per pianoforte a 4 mani non contempla alcun lavoro particolarmente impegnativo sotto l'aspetto formale e consta di 3 raccolte di pezzi vari.
La prima è "6 Piccoli pezzi facili op. 3", scritta a Salisburgo nel 1801, a soli 15 anni, durante gli studi con Michael Haydn, fratello di Franz Joseph; quindi i 6 Pezzi op. 10 del 1809 e infine gli 8 Pezzi op. 60 composti nel 1818.

Nelle prime 2 serie Weber inventa una musica leggera, di puro intrattenimento, piuttosto impersonale.
L'op. 60 denuncia invece un impegno maggiore: la scrittura si presenta più ricca e l'espressività è intensa e brillante.
Piuttosto lontana dall'idea, pe resempio di Schumann, di polittico, la successione degli 8 Pezzi appare gradevole, anche se a volte troppo superficiale.

Dopo il "Moderato" e l'"Allegro", il successivo "Adagio" possiede un fascino evocatore mentre il quarto pezzo, "Allegro", tutto ben marcato, sviluppa un virtuosismo dagli accenti ungheresi.
Il quinto pezzo è una Siciliana, utilizzata poi da Weber anche nelle musiche di scena per "Heinrich IV, Koenig von Frankreich" di Gehe, con il titolo di "Taenz"; il sesto è un Tema con variazioni (7 brevissime trasformazioni più la coda) tratto da un motivo liederistico originale.

La pagina più ampia è la Marcia, probabilmente il pezzo più noto della raccolta, percorso da una toccante gravità degna di Schubert, mentre la conclusione è affidata ad un vivace Rondò.
Pressoché ignorata dal repertorio corrente, quest'opera ha ispirato Paul Hindemith per la stesura delle sue celebri "Metamorfosi sinfoniche" (1943), su temi di Weber, appunto.

(durata 35 minuti)


Trio in sol minore op. 63 per flauto, violoncello, pianoforte

Ecco uno dei lavori più riusciti di Weber, in cui l'atteggiamento romantico che interpreta la natura e la civiltà, si esprime concretamente nella bellezza e nell'efficacia della realizzazione strumentale.
Il flauto, il violoncello, il pianoforte sembrano legare indissolubilmente i loro caratteri timbrici alle tornite traiettorie melodiche.
Gli episodi virtuosistici di bravura a cui Weber spesso si affida, hanno il pregio di non apparire mai vacui, bensì conseguenze naturali di un pensiero votato alla teatralità, ai repentini mutamenti di scena, ai viaggi avventurosi della fantasia.

Scritto nel 1819, in un momento di serenità e impegno artistico (tra l'attività di direttore dell'Opera di Dresda e il cantiere del Freischuetz) questo Trio spicca per personalità ed equilibrio formale nonché per una calda e vivace espressività.
L'inizio melanconico dell'"Allegro moderato" è affidato al cello e al flauto su uno sfondo di accordi ribattuti del pianoforte, ma presto il movimento assume increspature brillanti che non impediscono però il ritorno del clima iniziale.
Segue lo Scherzo, dal tono più spiccatamente giocoso, che va a concludersi in modo perentorio e affermativo.

Il bell'Andante espressivo intitolato Schaefers Klage ("Il lamento del pastore"), risalente al 1813 e sviluppato sul tema di una canzone popolare, lascia esibire ai tre strumenti la pienezza dei loro colori timbrici, tra fluenti e garbate frasi cantabili, di grande potere comunicativo.
Poi il "Finale: Allegro" sfoggia una maggiore elaborazione nella struttura che, tra figurazioni agili e briose, lascia spazio a squarci di severo contrappunto fugato culminanti nel liberatorio epilogo.

(durata 20 minuti)


Quintetto in si bemolle maggiore op. 34 per clarinetto e archi

Per il clarinetto Weber nutrì una vera e propria predilezione, tanto da assegnargli un ruolo rilevante nell'ambito della produzione strumentale orchestrale e cameristica.
Il Quintetto, scritto dopo una "Melodia" e dopo le Variazioni op. 33, risale al 1815 fu espressamente destinato al celebre virtuoso di clarinetto Heinrich Joseph Baermann, conosciuto a Monaco nel 1811.

Perciò in questa composizione lo strumento a fiato è quasi costantemente in primo piano, con un repertorio variegato di effetti.
Significativa anche per i vari influssi stilistici che vi si raccolgono (dalla meditatività preromantica, alla brillantezza "Biedermeier", alle tracce del classicismo viennese) essa consta di 4 movimenti.

Vi è un "Allegro" dall'incipit curiosamente simile a quello del Largo nella Sonata op. 7 di Beethoven, ma dallo svolgimento più sereno, quindi una gradevole "Fantasia: Adagio ma non troppo", il momento di maggiore intensità espressiva, seguita da un "Minuetto-Capriccio: Presto" ed un "Rondò: Allegro giocoso" leggermente prolisso.

(durata 24 minuti)

Le opere teatrali di Carl Maria von Weber

 

The Operas of C. von Weber