OTELLO
Prima esecuzione assoluta il 5.2.1887, Teatro alla Scala, Milano
Opera in 4 atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, dall’ Othello di Shakespeare
Montano, Basso, predecessore di Otello al Governo
Cassio, Tenore, un Capitano
Iago, Baritono, alfiere di Otello
Roderigo, Tenore, un gentiluomo Veneziano
Otello, Tenore, un Generale dell’arma Veneziana
Desdemona, Soprano, moglie di Otello
Emilia, Mezzo-Soprano, moglie di Iago e attendente di Desdemona
Herald, Baritono
Lodovico, Basso, Ambasciatore della repubblica Veneziana
Soldati, marinai veneziani e popolo di Cipro
L’opera si svolge alla fine del XV secolo, in un porto di Cipro.
Atto I
L'esterno del Castello.
Una taverna con pergolato. Gli spaldi nel fondo e il mare.
É sera. Lampi, tuoni, uragano.
CIPRIOTTI
Una vela! Una vela! Un vessillo! Un vessillo!
(Lampi e Tuoni)
MONTANO
È l'alato Leon!
CASSIO
(Entro le scene lontano.)
Or la folgor lo svela.
ALTRI CHE SOPRAGGIUNGONO
Uno squillo!
(Colpo di Cannone)
TUTTI
Ha tuonato il cannon!
CASSIO
E’ la nave del Duce.
MONTANO
Or s'affonda or s'inciela. . .
CASSIO
Erge il rostro dall'onda.
ALCUNI CIPRIOTTI
(continui Lampi.)
Nelle nubi si cela e nel mar,
e alla luce dei lampi ne appar.
TUTTI
(Lampi è Tuono)
Lampi! tuoni! gorghi! turbi tempestosi e fulmini!
(un fulmine.)
Treman l'onde! treman l'aure! treman basi e culmini.
(entrano dal fondo molte donne del popolo)
Fende l'etra un torvo e cieco spirto di vertigine.
Iddio scuote il cielo bieco, come un tetro vel.
Tutto è fumo! tutto è fuoco! l'orrida caligine
si fa incendio, poi si spegne più funesta.
Spasima l'universo, accorre a valchi l'aquilon fantasima,
i titanici oricalchi squillano nel ciel.
(con gesti di pavento e di supplicazione e rivolti verso lo spaldo)
(Fulmini, Lampi, e Tuoni continui.)
Dio, fulgor della bufera!
Dio, sorriso della duna!
Salva l'arca e la bandiera
della veneta fortuna!
Tu, che reggi gli astri e il Fato!
Tu, che imperi al mondo e al ciel!
Fa che in fondo al mar placato
posi l'àncora fedel.
IAGO
(Un lampo.)
È infranto l'artimon!
RODERIGO
(Altro lampo.)
Il rostro piomba su quello scoglio!
CHORUS
Aita! Aita!
IAGO
(a Roderigo)
(ancora un lampo.)
(L'alvo frenetico del mar sia la sua tomba!)
CIPRIOTTI
È salvo! è salvo!
VOCI INTERNE
(6 voci)
Gittate i palischermi!
(Tuono lontano e Lampo)
Mano alle funi! Fermi!
CIPRIOTTI
(Tuono lontano)
Forza ai remi! Alla riva!
(scendono la scala dello spaldo)
VOCI INTERNE
All'approdo! allo sbarco!
CIPRIOTTI
Evviva! Evviva! Evviva!
OTELLO
(dalla scala della spiaggia salendo sullo spaldo
con seguito di marinai e soldati)
Esultate! L'orgoglio musulmano
sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!
Dopo l'armi lo vinse l'uragano.
CIPRIOTTI
Evviva Otello! Evviva! evviva! evviva!
Vittoria! Vittoria! Vittoria!
Stermino, dispersi, distrutti, sepolti nell' orrido
{Tumulto piombâr.}
Avranno per requie la sferza dei flutti,
Avranno per requie la sferza dei flutti,
la ridda dei turbini, la ridda dei turbini,
l'abisso, l'abisso del mar.
Vittoria! Vittoria! Vittoria! Vittoria!
{Dispersi, distrutti, sepolti nell'orrido}
tumulto piombàr.
Vittoria! Evviva!
Si calma la bufera.
IAGO
(in disparte a Roderigo)
Roderigo, ebben, che pensi?
RODERIGO
D'affogarmi.
IAGO
Stolto è chi s'affoga per amor di donna.
(Alcuni del popolo formano da un lato una catasta di legna:
la folla s'accalca intorno turbolenta e curiosa.)
RODERIGO
Vincer nol so.
IAGO
Suvvia, fa senno, aspetta
l'opra del tempo. A Desdemona bella,
che nel segreto de' tuoi sogni adori,
presto in uggia verranno i foschi baci
di quel selvaggio dalle gonfie labbra.
(dolce)
Buon Roderigo, amico tuo sincero
mi ti professo, nè in più forte ambascia
soccorrerti potrei. Se un fragil voto
di femmina non è tropp'arduo nodo
pel genio mio nè per l'inferno, giuro
che quella donna sarà tua. M'ascolta -
benchè finga d'amarlo, odio quel Moro.
(Entra Cassio: poi s'unisce a un crocchio di soldati)
IAGO
(sempre in disparte a Roderigo)
E una cagion dell'ira, eccola, guarda.
(Indicando Cassio)
Quell'azzimato capitano usurpa
(continua il passaggio della bassa ciurma nel fondo)
il grado mio, il grado mio che in cento
ben pugnate battaglie ho meritato;
tal fu il voler d'Otello, ed io rimango
di sua Moresca Signoria. . .l'alfiere!
(dalla catasta incominciano ad alzarsi
dei globi di fumo sempre più)
Ma, come è ver che tu Roderigo sei,
cosi è pur vero che se il Moro io fossi
vedermi non vorrei d'attorno un Iago.
Se tu m'ascolti...
(Il fuoco divampa.
I tavernieri illuminano a festa il pergolato)
CHORUS
Fuoco di gioia, l'ilare vampa
fuga la notte col suo splendor.
Guizza, sfavilla, crepita, avvampa
fulgido incendio che invade il cor.
Dal raggio attratti vaghi sembianti
movono intorno mutando stuol,
e son fanciulle dai lieti canti,
e son farfalle dall'igneo vol.
Arde la palma col sicomoro,
canta la sposa col suo fedel;
sull'aurea fiamma, sul lieto coro
soffia l'ardente spiro del ciel.
Fuoco di gioia, rapido brilla!
Rapido passa, fuoco d'amor!
Splende, s'oscura, palpita, oscilla,
l'ultimo guizzo, lampeggio e muor.
{Fuoco di gioia rapido brilla!
Splende, s'oscura, palpita, etc. . .}
(il fuoco si spegne a poco a poco: la bufera è cessata.)
(Iago, Roderigo, Cassio e parecchi altri uomini d'arme
intorno a un tavolo dove c'è del vino:
parte in piedi, parte seduti.)
IAGO
Roderigo, beviam! Qua la tazza, Capitano.
CASSIO
Non bevo più.
IAGO
(avvicinando il boccale alla tazza di Cassio)
Ingoia questo sorso.
CASSIO
(Ritirando il bicchiere)
No.
IAGO
Guarda! Oggi impazza tutta Cipro!
É una notte di gioia, dunque. . .
CASSIO
Cessa. Già m'arde il cervello
per un nappo vuotato.
IAGO
Si, ancora bever devi.
Alle nozze d'Otello e Desdemona!
CIPRIOTTI
Evviva!
CASSIO
(alzando il bicchiere e bevendo un poco)
Essa infiora questo lido.
IAGO
(sottovoce a Roderigo)
(Lo ascolta.)
CASSIO
Col vago suo raggiar chiama i cuori a raccolta.
RODERIGO
Pur modesta essa è tanto.
CASSIO
Tu, Iago, canterai le sue lodi!
IAGO
(piano a Roderigo)
(Lo ascolta.)
(Forte a Cassio)
Io non sono che un critico.
CASSIO
Ed ella d'ogni lode è più bella.
IAGO
(come sopra, a Roderigo, a parte.)
(Ti guarda da quel Cassio.)
RODERIGO
Che temi?
IAGO
(ancora a piano a Roderigo)
(Ei favella
già con troppo bollor, la gagliarda
giovinezza lo sprona, è un astuto
seduttor che t'ingombra il cammino.
Bada. . .)
RODERIGO
Ebben?
IAGO
(ancora a piano a Roderigo)
(S'ei inebria è perduto!
Fallo ber.)
(ai tavernieri)
Qua, ragazzi, del vino!
(Iago riempie tre bicchieri:
un per sè, uno per Roderigo, uno per Cassio.)
(I tavernieri circolano colle anfore.)
(a Cassio, col bicchiere in mano:
la folla gli si avvicina e lo guarda curiosamente.)
Inaffia l'ugola!
Trinca, tracanna!
Prima che svampino
canto e bicchier.
CASSIO
(a Iago, col bicchiere in mano.)
Questa del pampino
verace manna
di vaghe annugola
nebbie il pensier.
IAGO
(a tutti)
Chi all'esca ha morso
del ditirambo
spavaldo e strambo
beva con me! beva con me,
beva, beva, beva con me!
TUTTI
{Chi all'esca ha morso etc. . .}
. . .beve, beve con te, etc. . .
IAGO
(a Roderigo indicando Cassio)
(Un altro sorso è brillo egli è.)
RODERIGO
(a Iago)
(Un altro sorso è brillo egli è.)
IAGO
Il mondo palpita quand'io son brillo!
Sfido l'ironico Nume e il destin!
CASSIO
(bevendo acora)
Come un armonico liuto oscillo;
La gioia scalpita sul mio cammin!
IAGO
Chi all'esca ha morso, etc. . .
TUTTI
Chi all'esca ha morso, etc. . .
IAGO
(a Roderigo)
Un altro sorso e brillo egli è!
RODERIGO
(a Iago)
Un altro sorso e brillo egli è!
IAGO
(a tutti)
Fuggan dal vivido nappo i codardi. . .
CASSIO
(interrompendo)
In fondo all' anima ciascun mi guardi!
(beve)
IAGO
. . . che in cor nascondono frodi.
CASSIO
Non temo, non temo il ver.
IAGO
Chi all'esca ha. . . . . .morso del ditiramb. . .
CASSIO
(barcollando)
non temo il ver, . . .
. . .non temo il ver.
IAGO
. . .bevi con me. . .
CASSIO
non temo il ver. . .
IAGO
bevi, bevi con me.
CASSIO
e bevo e bevo e bevo. . .
CIPRIOTTI
(La metà del Coro. Ridendo)
Ah! Ah ah! Ah ah! Ah ah!. . .
. . .Ah ah! Ah ah! Ah ah!
CASSIO
(vorrebbe ripetere il primo motivo,
ma non si sovviene)
Del calice. . .
IAGO
(a Roderigo)
(Ègli è briaco fradicio.)
CASSIO
del calice. . .
. . .gli orli. . .
IAGO
(Ti scuoti.
Lo trascina a contesa.
È pronto all'ira),
CIPRIOTTI
(gli altri ridono di Cassio)
Ah ah! Ah ah!
IAGO
(t'offenderà. . .ne seguirà tumulto!)
CASSIO
(ripiglia, ma con voce soffocata)
del calice. . .gli orli. . .
IAGO
(Pensa che puoi così del lieto Otello
turbar la prima vigilia d'amor!)
RODERIGO
(risoluto)
(Ed è chò che mi spinge.)
CASSIO
. . .s'impor. . .s'impor. . .s'imporporino.
CIPRIOTTI
Ah! Ah ah! Ah ah!
RODERIGO, IAGO, CASSIO, CIPRIOTTI
Bevi, bevi con me, bevi con me.
(Tutti bevono)
MONTANO
(venendo dal Castello, si rivolge a Cassio.)
Capitano,
v'attende la fazione ai baluradi.
CASSIO
(barcollando)
Andiamo.
MONTANO
Che vedo?
IAGO
(a Montano)
(Ogni notte in tal guisa Cassio preludia al sonno.)
MONTANO
(a Iago)
(Otello il sappia.)
CASSIO
Andiamo ai baluardi.
RODERIGO è CIPRIOTTI
Ah, ah! Ah, ah!
CASSIO
Chi ride?
RODERIGO
(provocandolo)
Rido d'un ebro. . .
CASSIO
(scagliandosi contro Roderigo)
Bada alle tue spalle! Furfante!
RODERIGO
(difendendosi)
Briaco ribaldo!
CASSIO
Marrano! Nessun più ti salva!
MONTANO
(separandoli a forza e dirigendosi a Cassio)
Frenate la mano, Signor, ve ne prego.
CASSIO
(a Montano)
Ti spacco il cerebro se qui t'interponi.
MONTANO
Parole d'un ebro. . .
(sguainando la spada. Montano s'arma anch'esso.
Assalto furibondo. La folla si ritrae)
CASSIO
D'un ebro?!
IAGO
(a parte a Roderigo)
(Va al porto, con quanta più possa
ti resta, gridando: sommossa! sommossa!
Va! spargi il tumulto, l'orror. Le campane
risuonino a stormo.)
(Roderigo esce correndo.
Iago si rivolge rapidamente ai due combattenti)
IAGO
Fratelli! l'immane conflitto cessate!
DONNE CIPRIOTTI
(fuggendo)
Fuggiam!
IAGO
Ciel! già gronda di sangue Montano!
Tenzon furibonda!
DONNE
Fuggiam, fuggiam!
IAGO
Tregua!
UOMINI
Tregua!
DONNE
S'uccidono!
UOMINI
Pace!
IAGO
(agli astanti)
Nessun più raffrena quel nembo pugnace!
Si gridi l'allarme! Satana gl'invade!!
(Continua il combattimento.
Donne fuggendo ed altre entro le scene)
CHORUS
All'armi!! All'armi!! Soccorso!! Soccorso!!
OTELLO
(Otello seguito da genti con fiaccole)
Abbasso le spade!
(I Combattenti s'arrestano.
Le nubi si diradano a poco a poco.)
Olà! Che avvien? Son io fra i Saraceni?
O la turchesa rabbia è in voi trasfusa
da sbranarvi l'un l'altro? Onesto Jago,
per quell'amor che tu mi porti, parla.
IAGO
Non so. . . qui tutti eran cortesi amici,
dianzi, e giocondi. . .ma ad un tratto, come
se un pianeta maligno avesse a quelli
smagato il senno, sguainando l'arme
s'avventano furenti. . .avess io prima
stroncati i pie' che qui m'addusser!
OTELLO
Cassio,
come obliasti te stesso a tal segno?
CASSIO
Grazia. . . perdon. . . parlar non so. . .
OTELLO
Montano. . .
MONTANO
(sostenuto da un soldato)
Son ferito. . .
OTELLO
Ferito!. . . pel cielo
Già il sangue mio ribolle. Ah! l'ira volge
l'angelo nostro tutelare in fuga!
(accorendo a Desdemona)
Che? La mia dolce Desdemona anch'essa
per voi distolta da' suoi sogni?
Cassio, non sei più capitano.
(Cassio lascia cadere la spada che è raccolta da Iago)
(pergendo la spada di Cassio ad un soldato)
IAGO
(a stesso)
(Oh, mio trionfo!)
OTELLO
Iago, tu va nella città sgomenta
con quella squadra a ricompor la pace.
(Iago esce)
Si soccorra Montano. Al proprio tetto
(Montano è accompagnato nel Castello)
Ritorni ognun. Io da qui non mi parto
(a tutti con gesto imperioso)
se pria non vedo deserti gli spaldi.
(La Scena si vuota.
Otello fa cenno agli uomini
colle fiaccole che lo accompagna)
(Restano soli Otello e Desdemona)
Già nella notte densa
s'estingue ogni clamor.
Già il mio cor fremebondo
s'ammansa in quest'amplesso e si rinsensa.
Tuoni la guerra e s'inabissi il mondo
(dolce)
se dopo l'ira immensa
vien quest'immenso amor!
DESDEMONA
Mio superbo guerrier! Quanti tormenti,
(dolce)
quanti mesti sospiri e
(sempre dolce)
quanta speme
ci condusse ai soavi abbracciamenti!
Oh! com'è dolce il mormorare insieme:
(come una voce lontano)
te ne rammenti!
Quando narravi l'esule tua vita
e i fieri eventi e i lunghi tuoi dolor,
ed io t'udia coll'anima rapita
in quei spaventi e coll'estasi in cor.
OTELLO
Pingea dell'armi il fremito, la pugna
e il vol gagliardo alla breccia mortal,
l'assalto, orribil edera, coll'ugna
al baluardo e il sibilante stral.
DESDEMONA
Poi mi guidavi ai fulgidi deserti,
all'arse arene, al tuo materno suol;
narravi allor gli spasimi sofferti
(dolce)
e le catene e dello schiavo il duol.
OTELLO
Ingentilia di lagrime la storia
il tuo bel viso e il labbro di sospir;
scendean sulle mie tenebre la gloria,
il paradiso e gli astri a benedir.
DESDEMONA
Ed io vedea fra le tue tempie oscure
splender del genio l'eterea beltà.
OTELLO
E tu m'amavi per le mie sventure
ed io t'amavo per la tua pietà.
DESDEMONA
(dolce)
Ed io t'amavo per le tue sventure
e tu m'amavi per la mia pietà.
OTELLO
(dolce)
E tu m'amavi. . .
DESDEMONA
(dolce)
E tu m'amavi. . .
OTELLO
Ed io t'amavo. . .
OTELLO, DESDEMONA
. . .per la {tua, mia} pietà.
OTELLO
(sempre dolce)
Venga la morte! e mi colga nell'estasi
di quest'amplesso
il momento supremo!
(Il cielo si sarà tutto rasserenato:
si vedranno alcune stelle e sul lembo dell'orizzonte
il riflesso ceruleo della nascente luna.)
Tale è il gaudio dell'anima che temo,
temo che piu non mi sara concesso
quest'attimo divino
nell'ignoto avvenir del mio destino.
DESDEMONA
Disperda il ciel gli affanni
e amor non muti col mutar degli anni.
OTELLO
A questa tua preghiera
Amen risponda la celeste schiera.
DESDEMONA
Amen risponda.
OTELLO
(appoggiandosi ad un rialzo degli spaldi)
Ah! la gioia m'innonda
si fieramente. . .che ansante mi giacio. . .
Un bacio. . .
DESDEMONA
Otello!
OTELLO
Un bacio. . .ancora un bacio,
(alzandosi e mirando il cielo)
Gia la pleiade ardente al mar discende.
DESDEMONA
Tarda e la notte.
OTELLO
Vien. . .Venere splende.
DESDEMONA
Otello!
(s'avviano abbracciati verso il castello)
Atto II
Una sala terrena nel Castello.
Una invetriata la divide da un grande giardino. Un verone.
IAGO
(al di qua del verone, a Cassio.)
Non ti crucciar. Se credi a me, tra poco
farai ritorno ai folleggianti amori
di Monna Bianca, altiero capitano,
coll'elsa d'oro e col balteo fregiato.
CASSIO
(al di là del verone)
Non lusingarmi. . .
IAGO
Attendi a ciò ch'io dico.
Tu dêi saper che Desdemona è il Duce
del nostro Duce, sol per essa ei vive.
Pregala tu, quell'anima cortese
per te interceda e il tuo perdono è certo.
CASSIO
Ma come favellarle?
IAGO
È suo costume
girsene a meriggiar fra quelle fronde
colla consorte mia. Quivi l'aspetta.
Or t'è aperta la via di salvazione.
Vanne.
(Cassio s'allontana.)
IAGO
(seguendo coll'occhio Cassio)
Vanne;
(cupo)
la tua meta già vedo.
Ti spinge il tuo dimone,
e il tuo dimon son io.
(cupo)
E me trascina il mio, nel quale io credo,
inesorato Iddio.
(allontanandosi dal verone seza più guardar Cassio
che sarà scomparso fra gli alberi.)
Credo in un Dio crudel che m'ha creato
simile a sè e che nell'ira io nomo.
Dalla viltà d'un germe o d'un atòmo
vile son nato.
Son scellerato
perchè son uomo;
e sento il fango originario in me.
Si! questa è la mia fè!
Credo con fermo cuor, siccome crede
la vedovella al tempio,
che il mal ch'io penso e che da me procede,
per il mio destino adempio.
Credo che il guisto è un istrion beffardo,
e nel viso e nel cuor,
che tutto è in lui bugiardo:
lagrima, bacio, sguardo,
sacrificio ed onor.
E credo l'uom gioco d'iniqua sorte
dal germe della culla
al verme dell'avel.
Vien dopo tanta irrision la Morte.
E poi? E poi? La Morte è' il Nulla.
È vecchia fola il Ciel.
(Si vede passare nel giardino Desdemona con Emilia.
Iago si slacia al verone, al di là del quale è appostato.)
IAGO
(a Cassio)
Eccola. . .Cassio. . .a te. . .Questo è il momento.
Ti scuoti. . .vien Desdemona.
(Cassio va verso Desdemona, la saluta, le s'accosta.)
S'è mosso; la saluta
e s'avvicina.
Or qui si tragga Otello!. . .aiuta, aiuta
Sàtana il mio cimento!
Già conversano insieme. . .ed essa inclina,
sorridendo, il bel viso.
(si vedono ripassare nel giardino Cassio e Desdemona)
Mi basta un lampo sol di quel sorriso
per trascinare Otello alla ruina.
(fa per avviarsi rapido all'uscio del lato destro,
ma s'arresta subitamente.)
Andiam. . .Ma il caso in mio favor s'adopra.
Eccolo. . .al posto, all'opra.
(Si colloca immoto al verone,
guardando fissamente verso il giardino,
dove stanno Cassio e Desdemona.)
IAGO
(simulando di non aver visto Otello e fingendo di parlare fra sè.)
Ciò m'accora.
OTELLO
Che parli?
IAGO
Nulla. . .voi qui? una vana
voce m'uscì dal labbro. . .
OTELLO
Colui che s'allontana
dalla mia sposa, è Cassio?
IAGO
Cassio? No. . .quei si scosse
come un reo nel vedervi.
OTELLO
Credo che Cassio ei fosse.
IAGO
(dolce)
Mio signore. . .
OTELLO
Che brami?
IAGO
Cassio, nei primi dì del vostro amor,
Desdemona non conosceva?
OTELLO
Sì.
Perchè fai tale inchiesta?
IAGO
Il mio pensiero è vago d'ubbie,
non di malizia.
OTELLO
Di' il tuo pensiero, Iago.
IAGO
Vi confidaste a Cassio?
OTELLO
(dolce)
Spesso un mio dono o un cenno
portava alla mia sposa.
IAGO
Dassenno?
OTELLO
Si, dassenno.
(calmo)
Nol credi onesto?
IAGO
(imitando Otello)
Onesto?
OTELLO
Che ascondi nel tuo core?
IAGO
Che asondo in cor, signore?
OTELLO
"Che ascondo in cor, signore?"
Pel cielo, tu sei l'eco dei detti miei, nel chiostro
dell'anima ricetti qualche terribil mostro.
Sì,
(declamato)
ben t'udii poc'anzi mormorar: "Ciò m'accora."
Ma di che t'accoravi? Nomini Cassio e allora
tu corrughi la fronte. Suvvia, parla, se m'ami.
IAGO
Voi sapete ch'io v'amo.
OTELLO
Dunque senza velami
t'esprimi, e senza ambagi.
T'esca fuor dalla gola
il tuo piì rio pensiero colla più ria parola.
IAGO
S'anco teneste in mano tutta l'anima mia
nol sapreste.
OTELLO
Ah!
IAGO
(avvicinandosi molto ad Otello e sottovoce)
Temete, signor, la gelosia!
(cupo e legato)
È un'idra fosca, livida, cieca, col suo veleno
sè stessa attosca, vivida piaga le squarcia il seno.
OTELLO
Miseria mia! No! il vano sospettar nulla giova.
Pria del dubbio l'indagine, dopo il dubbio la prova,
dopo la prova (Otello ha sue leggi supreme),
amore e gelosia vadan dispersi insieme!
IAGO
(con piglio più ardito.)
Un tal proposto spezza di mie labbra il suggello.
IAGO
Non parlo ancor di prova, pur, generoso Otello,
vigilate. . .soventi le oneste e ben create
coscienze non vedono la frode:
(come prima sottovoce)
vigilate.
Scrutate le parole di Desdemona, un detto
può ricondur la fede, può affermare il sospetto.
VOCI LONTANO
Dove guardi splendono
raggi, avvampan cuori,
dove passi scendono
nuvole di fiori.
Qui fra gigli e rose,
come a un casto altare,
padri, bimbi, spose
vengono a cantar.
(Si vede ricomparire Desdemona nel giardino,
dalla vasta apertura del fondo:
esse è circondata da donne dell'isola, da fanciulla,
da marinai cipriotti e albanesi che si avanzano e le offrono
fiori e rami fioritti ed altri doni.
Alcuni s'accompagnano, cantando, sulla guzla (una specie di Mandòla),
altri hanno delle piccole arpe ad armascollo.)
IAGO
Eccola. . .vigilate.
(Una parte del Coro in scena;
uniti a questa vi sarrano dei figuranti con Mandonlini, Chitarre e Cornamuse.
L'altra parte resterà dietro la tela,
unitamente ai suonatori di Mandolini, Chittare e Cornamuse.)
VOCI
Dove guardi splendono
raggi, avvampan cuori,
dove passi scendono
nuvole di fiori.
Qui fra gigli e rose,
come a un casto altare,
padri, bimbi, spose
vengono a cantar.
FANCIULLI
(spargendo al suolo fiori di giglio)
T'offriamo il giglio soave stel
che in man degl' angeli fu assunto in ciel,
che abbella il fulgido manto
e la gonna della Madonna
e il santo vel.
DONNE E MARINAI
Mentre all' aura vola
lieta la canzon,
l'agile mandòla
ne accompagna il suon.
MARINAI
(offrendo a Desdemona dei monili di corallo e di perle)
A te le porpore, le perle e gli ostri,
nella voragine còlti del mar.
Vogliam Desdemona coi doni nostri
come un'immagine sacra adornar.
DONNE E FANCIULLI
Mentre all' aura vola
lieta la canzon,
l'agile mandòla
ne accompagna il suon.
LE DONNE
(spargendo fronde e fiori)
A te la florida messe dai grembi
spargiam al suolo, a nembi, a nembi.
L'april circonda la sposa bionda
d'un etra rorida che vibra al sol.
FANCIULLI E MARINAI
Mentre all' aura vola etc. . .
TUTTI
Dove guardi splendono raggi etc. . .
DESDEMONA
(dolcissimo)
Splende il cielo, danza
l'aura, olezza il fior.
OTELLO
(dolce)
Quel canto mi conquide.
S'ella m'inganna, il ciel se stesso irride!
IAGO
Beltà ed amor in dolce inno concordi!
I vostri infrangerò
(dolce)
soavi accordi.
DESDEMONA
Gioia, amor, speranza
cantan nel mio cor.
CIPRIOTTI
Vivi felice! vivi felice!
Addio. Qui regna Amor.
OTELLO
Quel canto mi conquide.
(Finito il Coro, Desdemona bacia la testa d'alcuni tra i fanciulli,
e alcune donne le baciano il lembo della veste,
ed essa porge una borsa ai marinai.
Il Coro s'allontana. Desdemona, seguita poi da Emilia, entra nella sala
e s'avanza verso Otello.)
DESDEMONA
(a Otello)
D'un uom che geme sotto il tuo disdegno
la preghiera ti porto.
OTELLO
Chi è costui?
DESDEMONA
Cassio.
OTELLO
Era lui
che ti parlava sotto quelle fronde?
DESDEMONA
Lui stesso,
(con epressione)
e il suo dolor che in me s'infonde
tanto è verace che di grazia è degno.
Intercedo per lui, per lui ti prego.
Tu gli perdona.
OTELLO
(con asprezza)
Non ora.
DESDEMONA
Non oppormi il tuo diniego.
Gli perdona.
OTELLO
Non ora.
DESDEMONA
Perchè torbida suona la voce tua?
Qual pena t'addolora?
OTELLO
M'ardon le tempie.
DESDEMONA
(spiegando il suo fazzoletto
come per fasciare la fronte d'Otello)
Quell'ardor molesto
svanirà, se con questo
morbido lino la mia man ti fascia.
OTELLO
(getta il fazzoletto a terra)
Non ho d'uopo di ciò.
DESDEMONA
Tu sei crucciato, signor.
OTELLO
(aspramente)
Mi lascia! mi lascia!
(Emilia raccoglie il fazzoletto dal suolo)
DESDEMONA
(dolcissimo)
Se inconscia, contro te, sposo, ho peccato,
(calmo)
dammi la dolce e lieta parola del perdono.
OTELLO
(a parte)
(Forse perchè gl'inganni
d'arguto amor non tendo. . .)
DESDEMONA
La tua fanciulla io sono
umile e mansueta;
ma il labbro tuo sospira,
hai l'occhio fiso al soul.
(con espressione)
Guardami in volto e mira
come favella amor.
(dolcissimo)
Vien ch'io t'allieti il core,
(con calore)
ch'io ti lenisca il duol.
Guardami in volto e mira, etc. . .
OTELLO
(. . .forse perchè discendo
nella valle degli anni,
forse perchè ho sul viso
quest'atro tenebror. . .
forse perchè gl'inganni d'arguto
amor non tendo, etc. . .
Ella è perduta è irriso
io sono e il core m'infrango
e ruinar nel fango
vedo il mio sogno d'or.
Ella è perduta e irriso, etc. . .)
IAGO
(a Emilia sottovoce)
(Quel vel mi porgi
ch'or hai raccolto.
EMILIA
(sottovoce a Iago)
Qual frode scorgi?
Ti leggo in volto.
IAGO
T'opponi a vôto
quand'io commando.
EMILIA
Il tuo nefando
livor m'è noto.
IAGO
Sospetto insano!
EMILIA
Guardia fedel
è questa mano.
IAGO
Dammi quel vel!
(afferra violentemente il braccio di Emilia)
Su te l'irosa mia man s'aggrava!
EMILIA
Son la tua sposa,
non la tua schiava.
IAGO
La schiava impura
tu sei di Iago.
EMILIA
Ho il cor presago
d'una sventura.
IAGO
Nè mi paventi?
EMILIA
Uomo crudei!
IAGO
A me.
EMILIA
Che tenti?
IAGO
A me quel vel!
(con un colpo di mano Iago ha carpito
il fazzoletto ad Emilia)
EMILIA
Uomo crudel!
IAGO
(e stesso)
(Già la mia brama
conquido, ed ora
su questa trama
Iago lavora!)
EMILIA
(e stesso)
(Vinser gli artigli
truci e codardi.
Dio dai perigli
sempre ci guardi.)
DESDEMONA
Dammi la dolce e
(dolcissima)
lieta parola del perdon.
OTELLO
Escite! Solo vo' restar.
IAGO
(sottovoce ad Emilia che sta per escire.)
Ti giova tacer. Intendi?
(Desdemona ed Emilia escono.
Iago finge d'escire dalla porta del fondo,
ma giuntovi s'arresta.)
OTELLO
(accasciato, su d'un sedile)
Desdemona rea!
IAGO
(nel fondo guardando di nascosto il fazzoletto,
poi riponendolo con cura nel giustacuore)
(Con questi fili tramerò la prova
del peccato d'amor. Nella dimora
di Cassio ciò s'asconda.)
OTELLO
Atroce idea!
IAGO
(fissando Otello)
(Il mio velen lavora.)
OTELLO
Rea contro me! contro me!
IAGO
(cupo)
(Soffri e ruggi!)
OTELLO
Atroce! atroce!
IAGO
Non pensateci più.
(dopo essersi portato accanto ad Otello,
bonariamente)
OTELLO
(balzando)
Tu? Indietro! fuggi!
M'hai legato alla croce! Ahimè!
Più orrendo d'ogni orrenda inguiria
dell' ingiuria è il sospetto.
Nell' ore arcane della suà lussuria
(e a me furate!) m'agitava il petto
forse un presagio! Ero baldo, giulivo.
Nulla sapevo ancora; io non sentivo
sul suo corpo divin
(dolce)
che m'innamora
e sui labbri mendaci
gli ardenti baci
di Cassio! Ed ora! ed ora. . .
Ora e per sempre addio sante memorie,
addio, sublimi incanti del pensier!
Addio schiere fulgenti, addio vittorie,
dardi volanti e volanti corsier!
Addio, vessillo trionfale e pio,
e diane squillanti in sul mattin!
Clamori e canti di battaglia, addio!
Della gloria d'Otello è questo il fin.
IAGO
Pace, signor.
OTELLO
Sciagurato! mi trova una prova secura
che Desdemona è impura. . .
Non sfuggir! nulla ti giova!
Vo' una secura, una visibil prova!
O sulla tua testa
s'accenda e precipiti il fulmine
del mio spaventoso furor che si desta!
(Afferra Iago alla gola e lo atterra)
IAGO
Divina grazia difendimi!
(alzandosi)
Il cielo vi protegga. Non son più vostro alfiere.
Voglio che il mondo testimon mi sia
che l'onestà è periglio.
(fa per andarsene)
OTELLO
No. . .rimani. Forse onesto tu sei.
IAGO
(sulla soglia fingendo d'andarsene)
Meglio varebbe ch'io fossi un ciurmador.
OTELLO
Per l'universo!
Credo leale Desdemona e credo
che non lo sia. Te credo onesto e credo
disleale. . .La prova io voglio!
Voglio la certezza!
IAGO
(ritornando verso Otello)
Signor, frenate l'ansie.
E qual certezza v'abbisogna?
(cupo)
Avvinti verderli forse?
OTELLO
Ah, morte e dannazione!
IAGO
Ardua impresa sarebbe; e qual certezza
sognate voi se quell' immondo fatto
sempre vi sfuggirà? Ma pur se guida
è la ragione al vero, una si forte
congettura riserbo che per poco alla
certezza vi conduce. Udite.
(avvicinandosi molto ad Otello e sottovoce)
(mezza voce)
Era la notte, Cassio dormia,
gli stavo accanto.
Con interrotte voci tradia
l'intimo incanto.
Le labbra lente, lente movea,
nell' abbandono
del sogno ardente, e allor dicea,
con flebil suono:
(sottovoce parlate)
"Desdemona soave! Il nostro amor s'asconda.
Cauti vegliamo!
(legato, strisciando e ancora più piano)
L'estasi del ciel
tutto m'innonda."
Seguia più vago l'incubo blando;
con molle angoscia
l'interna imago quasi baciando,
(parlando)
ei disse poscia:
(sempre sottovoce)
(cupo)
"Il rio destino impreco
che al Moro ti donò".
E allora il
(dolcissimo)
sogno
in cieco letargo si mutò.
OTELLO
Oh! mostuosa colpa!
IAGO
Io non narrai che un sogno.
OTELLO
Un sogno che rivela un fatto.
IAGO
Un sogno che può dar forma di prova
ad altro indizio.
OTELLO
E qual?
IAGO
Talor vedeste
in mano di Desdemona un tessuto trapunto
a fior e più sottil d'un velo?
OTELLO
È il fazzoletto ch'io le diedi,
pegno primo d'amor.
IAGO
Quel fazzoletto ieri
(certo ne son)
(cupo e lento)
lo vidi in man di Cassio.
OTELLO
Ah! Mille vite gli
(con forza)
donassse Iddio!
Una è povera preda al furor mio!
Iago, ho il cor di gelo.
Lungi da me le pietose larve!
Tutto il mio vano amor esalo al cielo,
guardami, ei sparve.
Nelle sue spire d'angue l'idra m'avvince!
Ah! sangue! Sangue! Sangue!
(s'inginocchia)
(solenne)
Si, pel ciel marmoreo guiro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l'oscuro mar sterminator!
D'ira e d'impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man
(levando le mani al cielo)
ch'io levo e stendo!
(fa per alzarsi Iago lo trattiene inginocchiato)
IAGO
(s'inginocchia anch'esso)
Non v'alzate ancor!
Testimon è il Sol ch'io miro,
che m'irradia e inanima
l'ampia terra e il vasto spiro
del Creato inter,
che ad
(cupo)
Otello io sacro ardenti,
core, braccio ed anima
s'anco ad opere cruenti
s'armi il suo voler!
IAGO e OTELLO
(alzando le mani al cielo come chi giura)
Si, pel ciel marmoreo guiro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l'oscuro mar sterminator!
D'ira e d'impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man ch'io levo e stendo!
Dio vendicator!






