Atto 3
Quadro 3
"La voce di Mimì aveva una sonorità che penetrava nel cuore di Rodolfo
come i rintocchi di un'agonia...
"Egli però aveva per lei un amore geloso, fantastico, bizzarro, isterico...
"Venti volte furono sul punto di dividersi.
"Convien confessare che la loro esistenza era un vero inferno.
"Nondimeno, in mezzo alle tempeste delle loro liti, di comune accordo
si soffermavano a riprender lena nella fresca oasi di una notte d'amore...
ma all'alba del domani una improvvisa battaglia faceva fuggire spaventato l'amore.
"Così - se fu vita - vissero giorni lieti alternati a molti pessimi
nella continua attesa del divorzio...".
"Musetta, per originaria malattia di famiglia e per materiale istinto,
possedeva il genio dell'eleganza".
"Questa curiosa creatura dovette, appena nata, domandare uno specchio".
"Intelligente ed arguta, ribelle soprattutto a quanto sapesse di tirannia,
non aveva che una regola: il capriccio".
"Certo il solo uomo da lei veramente amato era Marcello - forse perché
egli solo sapeva farla soffrire, - ma il lusso era per lei una condizione di salute".
La barriera d'Enfer.
Al di là della barriera, il boulevard esterno e, nell'estremo fondo,
la strada d'Orléans che si perde lontana fra le alte case e la nebbia del febbraio,
al di qua, a sinistra, un Cabaret ed il piccolo largo della barriera;
a destra, il boulevard d'Enfer; a sinistra, quello di Saint-Jacques.
A destra, pure, la imboccatura della via d'Enfer,
che mette in pieno Quartiere Latino.
Il Cabaret ha per insegna il quadro di Marcello "Il passaggio del Mar Rosso",
ma sotto invece, a larghi caratteri, vi è dipinto "Al porto di Marsiglia".
Ai lati della porta sono pure dipinti a fresco un turco e uno zuavo
con una enorme corona d'alloro intorno al fez.
Alla parete del Cabaret, che guarda verso la barriera,
una finestra a pianterreno donde esce luce.
I platani che costeggiano il largo della barriera, grigi, alti e in lunghi filari,
dal largo si ripartono diagonalmente verso i due boulevards.
Fra platano e platano sedili di marmo.
È il febbraio al finire, la neve è dappertutto.
All'alzarsi della tela la scena è immersa nella incertezza della luce
della primissima alba.
Seduti davanti ad un braciere stanno sonnecchiando i Doganieri.
Dal Cabaret, ad intervalli, grida, cozzi di bicchieri, risate.
Un doganiere esce dal Cabaret con vino.
La cancellata della barriera è chiusa.
(Dietro la cancellata chiusa, battendo i piedi dal freddo
e soffiandosi su le mani intirizzite, stanno alcuni Spazzini.)
SPAZZINI
Ohè, là, le guardie!... Aprite!... Ohè, là!
Quelli di Gentilly!... Siam gli spazzini!...
(I Doganieri rimangono immobili;
gli Spazzini picchiano colle loro scope e badili sulla cancellata urlando.)
(battendo i piedi)
Fiocca la neve... Ohè, là!... Qui s'agghiaccia!
UN DOGANIERE
(alzandosi assonnato e stirandosi le braccia)
Vengo!
(Va ad aprire, gli Spazzini entrano e si allontanano per la via d'Enfer.
Il Doganiere richiude la cancellata.)
VOCI INTERNE
(dal cabaret, accompagnano il canto battendo i bicchieri)
Chi nel ber trovò il piacer
nel suo bicchier,
ah! d'una bocca nell'ardor,
trovò l'amor!
MUSETTA
(dal cabaret)
Ah! Se nel bicchiere sta il piacer,
in giovin bocca sta l'amor!
VOCI INTERNE
(dal cabaret)
Trallerallè...
Eva e Noè!
(Dànno in una risata clamorosa)
LATTIVENDOLE
(dall'interno)
Hopplà! Hopplà!
(Dal Corpo di Guardia esce il Sergente dei Doganieri,
il quale ordina d'aprire la barriera.)
DOGANIERE
Son già le lattivendole!
CARRETTIERI
(Tintinnio di campanelli e schioccare di fruste.
Pel Boulevard esterno passano dei carri colle grandi lanterne
di tela accese fra le ruote.)
(interno)
Hopplà !
LATTIVENDOLE
(vicinissime)
Hopplà !
(La nebbia dirada e comincia a far giorno.
Entrando in scena a dorso di asinelli, ai doganieri,
che controllano e lasciano passare:)
Buon giorno!
CONTADINE
(entrando in scena con ceste a braccio)
(ai doganieri)
- Burro e cacio!
- Polli ed uova!
(Pagano e i Doganieri le lasciano passare.)
(giunte al crocicchio)
- Voi da che parte andate?
- A San Michele!
- Ci troverem più tardi?
- A mezzodì!
(Si allontanano per diverse strade.)
(I Doganieri ritirano le panche e il braciere.)
(Mimì, dalla via d'Enfer, entra guardando attentamente intorno
cercando di riconoscere i luoghi,
ma giunta al primo platano la coglie un violento accesso di tosse:
riavutasi e veduto il Sergente, gli si avvicina.)
MIMÌ
(al Sergente)
Sa dirmi, scusi, qual'è l'osteria...
(non ricordando il nome)
dove un pittor lavora?
SERGENTE
(indicando il Cabaret)
Eccola.
MIMÌ
Grazie .
(Esce una fantesca dal Cabaret; Mimì le si avvicina.)
O buona donna, mi fate il favore
di cercarmi il pittore
Marcello? Ho da parlargli. Ho tanta fretta.
Ditegli, piano, che Mimì lo aspetta.
(La fantesca rientra nel Cabaret.)
SERGENTE
(ad uno che passa)
Ehi, quel panier!
DOGANIERE
(dopo aver visitato il paniere)
Vuoto!
SERGENTE
Passi!
(Dalla barriera entra altra gente, e chi da una parte,
chi dall'altra tutti si allontanano.
Le campane dell'ospizio Maria Teresa suonano mattutino.
È giorno fatto, giorno d'inverno, triste e caliginoso.
Dal Cabaret escono alcune coppie che rincasano.)
MARCELLO
(Esce dal Cabaret e con sorpresa vede Mimì.)
Mimì?!
MIMÌ
Son io. Speravo di trovarti qui.
MARCELLO
È ver. Siam qui da un mese
di quell'oste alle spese.
Musetta insegna il canto ai passeggeri;
Io pingo quel guerrier
sulla facciata.
(Mimì tossisce.)
È freddo. Entrate.
MIMÌ
C'è
Rodolfo?
MARCELLO
Sì.
MIMÌ
Non posso entrar.
MARCELLO
(sorpreso)
Perché?
MIMÌ
(Scoppia in pianto)
O buon Marcello, aiuto!
MARCELLO
Cos'è avvenuto?
MIMÌ
Rodolfo m'ama. Rodolfo m'ama
mi fugge e si strugge per gelosia.
Un passo, un detto,
un vezzo, un fior lo mettono in sospetto...
Onde corrucci ed ire.
Talor la notte fingo di dormire
e in me lo sento fiso
spiarmi i sogni in viso.
Mi grida ad ogni istante:
Non fai per me, prenditi un altro amante.
Ahimè! In lui parla il rovello;
lo so, ma che rispondergli, Marcello?
MARCELLO
Quando s'è come voi non si vive in compagnia.
Son lieve a Musetta ed ella è lieve
a me, perché ci amiamo in allegria...
Canti e risa, ecco il fior
d'invariabile amor!
MIMÌ
Dite bene. Lasciarci conviene.
Aiutateci voi; noi s'è provato
più volte, ma invano.
Fate voi per il meglio.
MARCELLO
Sta ben! Ora lo sveglio.
MIMÌ
Dorme?
MARCELLO
E piombato qui
un'ora avanti l'alba; s'assopì
sopra una panca.
(Fa cenno a Mimì di guardare per la finestra dentro il Cabaret.)
Guardate...
(Mimì tossisce con insistenza.)
(compassionandola)
Che tosse!
MIMÌ
Da ieri ho l'ossa rotte.
Fuggì da me stanotte
dicendomi: È finita.
A giorno sono uscita
e me ne venni a questa
volta .
MARCELLO
(osservando Rodolfo nell'interno del Cabaret)
Si desta...
s'alza, mi cerca... viene.
MIMÌ
Ch'ei non mi veda!
MARCELLO
Or rincasate...
Mimì... per carità,
non fate scene qua!
(Spinge dolcemente Mimì verso l'angolo del Cabaret
di dove però quasi subito sporge curiosa la testa.
Marcello corre incontro a Rodolfo.)
RODOLFO
(Esce dal Cabaret ed accorre verso Marcello.)
Marcello. Finalmente!
Qui niun ci sente.
Io voglio separarmi da Mimì.
MARCELLO
Sei volubil così?
RODOLFO
Già un'altra volta credetti morto il mio cor,
ma di quegli occhi azzurri allo splendor
esso è risorto.
Ora il tedio l'assale.
MARCELLO
E gli vuoi rinnovare il funerale?
(Mimì non potendo udire le parole, colto il momento opportuno,
inosservata, riesce a ripararsi dietro a un platano,
presso al quale parlano i due amici.)
RODOLFO
Per sempre!
MARCELLO
Cambia metro.
Dei pazzi è l'amor tetro
che lacrime distilla.
Se non ride e sfavilla
l'amore è fiacco e roco.
Tu sei geloso.
RODOLFO
Un poco.
MARCELLO
Collerico, lunatico, imbevuto
di pregiudizi, noioso, cocciuto!
MIMÌ
(fra sé)
(Or lo fa incollerir! Me poveretta!)
RODOLFO
(con amarezza ironica)
Mimì è una civetta
che frascheggia con tutti. Un moscardino
di Viscontino
le fa l'occhio di triglia.
Ella sgonnella e scopre la caviglia
con un far promettente e lusinghier.
MARCELLO
Lo devo dir? Non mi sembri sincer.
RODOLFO
Ebbene no, non lo son. Invan nascondo
la mia vera tortura.
Amo Mimì sovra ogni cosa al mondo,
io l'amo, ma ho paura, ma ho paura !
Mimì è tanto malata!
Ogni dì più declina.
La povera piccina
è condannata!
MARCELLO
(sorpreso)
Mimì?
MIMÌ
(fra sé)
Che vuol dire?
RODOLFO
Una terribil tosse
l'esil petto le scuote
e già le smunte gote
di sangue ha rosse...
MARCELLO
Povera Mimì!
(Vorrebbe allontanare Rodolfo.)
MIMÌ
(piangendo)
Ahimè, morire!
RODOLFO
La mia stanza è una tana
squallida...
il fuoco ho spento.
V'entra e l'aggira il vento
di tramontana.
Essa canta e sorride
e il rimorso m'assale.
Me, cagion del fatale
mal che l'uccide!
Mimì di serra è fiore.
Povertà l'ha sfiorita;
per richiamarla in vita
non basta amore!
MARCELLO
Che far dunque?
Oh, qual pietà!
Poveretta !
Povera Mimì!
MIMÌ
(desolata)
O mia vita!
(angosciata)
Ahimè! È finita
O mia vita! È finita
Ahimè, morir!
(La tosse e i singhiozzi violenti rivelano la presenza di Mimì.)
RODOLFO
(vedendola e accorrendo a lei)
Che? Mimì! Tu qui?
M'hai sentito?
MARCELLO
Ella dunque ascoltava?
RODOLFO
Facile alla paura
per nulla io m'arrovello.
Vien là nel tepor!
(Vuol farla entrare nel Cabaret.)
MIMÌ
No, quel tanfo mi soffoca!
RODOLFO
Ah, Mimì!
(Stringe amorosamente Mimì fra le sue braccia e l'accarezza.)
(Dal Cabaret si ode ridere sfacciatamente Musetta.)
MARCELLO
È Musetta
che ride.
(Corre alla finestra del Cabaret.)
Con chi ride? Ah, la civetta!
Imparerai.
(Entra impetuosamente nel Cabaret)
MIMÌ
(svincolandosi da Rodolfo)
Addio.
RODOLFO
(sorpreso)
Che! Vai?
MIMÌ
(affettuosamente)
D'onde lieta uscì
al tuo grido d'amore,
torna sola Mimì
al solitario nido.
Ritorna un'altra volta
a intesser finti fior.
Addio, senza rancor.
- Ascolta, ascolta.
Le poche robe aduna che lasciai
sparse. Nel mio cassetto
stan chiusi quel cerchietto
d'or e il libro di preghiere.
Involgi tutto quanto in un grembiale
e manderò il portiere...
- Bada, sotto il guanciale
c'è la cuffietta rosa.
Se... vuoi... serbarla a ricordo d'amor!...
Addio, senza rancor.
RODOLFO
Dunque è proprio finita?
Te ne vai, te ne vai, la mia piccina?!
Addio, sogni d'amor!...
MIMÌ
Addio, dolce svegliare alla mattina!
RODOLFO
Addio, sognante vita...
MIMÌ
(sorridendo)
Addio, rabbuffi e gelosie!
RODOLFO
... che un tuo sorriso acqueta!
MIMÌ
Addio, sospetti!...
MARCELLO
Baci...
MIMÌ
Pungenti amarezze!
RODOLFO
Ch'io da vero poeta
rimavo con carezze!
MIMÌ e RODOLFO
Soli d'inverno è cosa da morire!
Soli! Mentre a primavera
c'è compagno il sol!
(nel Cabaret fracasso di piatti e bicchieri rotti)
MARCELLO
(di dentro)
Che facevi, che dicevi
presso al fuoco a quel signore?
MUSETTA
(di dentro)
Che vuoi dir?
(Esce correndo.)
MIMÌ
Niuno è solo l'april.
MARCELLO
(fermandosi sulla porta del Cabaret, rivolto a Musetta:)
Al mio venire
hai mutato colore.
MUSETTA
(con attitudine di provocazione)
Quel signore mi diceva:
Ama il ballo, signorina?
RODOLFO
Si parla coi gigli e le rose.
MARCELLO
Vana, frivola, civetta!
MUSETTA
Arrossendo rispondeva:
Ballerei sera e mattina.
MARCELLO
Quel discorso asconde mire disoneste.
MIMÌ
Esce dai nidi un cinguettio gentile...
MUSETTA
Voglio piena libertà!
MARCELLO
(quasi avventandosi contro Musetta)
Io t'acconcio per le feste
se ti colgo a incivettire!
MIMÌ e RODOLFO
Al fiorir di primavera
c'è compagno il sol!
Chiacchieran le fontane
la brezza della sera.
MUSETTA
Ché mi gridi? Ché mi canti?
All'altar non siamo uniti.
MARCELLO
Bada, sotto il mio cappello
non ci stan certi ornamenti...
MUSETTA
Io detesto quegli amanti
che la fanno da mariti...
MARCELLO
Io non faccio da zimbello
ai novizi intraprendenti.
MIMÌ e RODOLFO
Balsami stende sulle doglie umane.
MUSETTA
Fo all'amor con chi mi piace!
MARCELLO
Vana, frivola, civetta!
MUSETTA
Non ti garba? Ebbene, pace.
ma Musetta se ne va.
MARCELLO
Ve n'andate? Vi ringrazio:
(ironico)
or son ricco divenuto. Vi saluto.
MIMÌ e RODOLFO
Vuoi che spettiam
la primavera ancor?
MUSETTA
Musetta se ne va
(ironica)
sì, se ne va! Vi saluto.
Signor: addio!
vi dico con piacer.
MARCELLO
Son servo e me ne vo!
MUSETTA
(S'allontana correndo furibonda, a un tratto si sofferma e gli grida:)
Pittore da bottega!
MARCELLO
(dal mezzo della scena, gridando:)
Vipera !
MUSETTA
Rospo !
(Esce.)
MARCELLO
Strega !
(Entra nel Cabaret.)
MIMÌ
(avviandosi con Rodolfo)
Sempre tua per la vita...
RODOLFO
Ci lasceremo...
MIMÌ
Ci lasceremo alla stagion dei fior...
RODOLFO
... alla stagion dei fior...
MIMÌ
Vorrei che eterno
durasse il verno!
MIMÌ e RODOLFO
(dall'interno, allontanandosi)
Ci lascerem alla stagion dei fior!
Atto 4
Quadro 4
"...in quell'epoca già da tempo gli amici erano vedovi.
"Musetta era diventata un personaggio quasi ufficiale;
da tre o quattro mesi Marcello non l'aveva incontrata.
"Così pure Mimì; - Rodolfo non ne aveva più sentito parlare
che da se medesimo quando era solo.
"Un dì che Marcello di nascosto baciava un nastro dimenticato da Musetta,
vide Rodolfo che nascondeva una cuffietta - la cuffietta rosa –
dimenticata da Mimì:
"Va bene! mormorò Marcello, egli è vile come me!
"Vita gaia e terribile!...".
In soffitta.
(La stessa scena del Quadro 1.)
(Marcello sta ancora dinanzi al suo cavalletto,
come Rodolfo sta seduto al suo tavolo:
vorrebbero persuadersi l'un l'altro che lavorano indefessamente,
mentre invece non fanno che chiacchierare.)
MARCELLO
(continuando il discorso)
In un coupé?
RODOLFO
Con pariglia e livree.
Mi salutò ridendo. To', Musetta!
Le dissi: - e il cuor? - "Non batte o non lo sento
grazie al velluto che il copre".
MARCELLO
(sforzandosi di ridere)
Ci ho gusto
davver !
RODOLFO
(fra sé)
(Loiola, va! Ti rodi e ridi.)
(Ripiglia il lavoro.)
MARCELLO
(Dipinge a gran colpi di pennello.)
Non batte? Bene! Io pur vidi...
RODOLFO
Musetta?
MARCELLO
Mimì.
RODOLFO
(Trasalendo, smette di scrivere.)
L'hai vista?
(Si ricompone.)
Oh, guarda!
MARCELLO
(Smette il lavoro.)
Era in carrozza
vestita come una regina.
RODOLFO
(allegramente)
Evviva !
Ne son contento.
MARCELLO
(fra sé)
(Bugiardo, si strugge d'amor.)
RODOLFO
Lavoriam.
MARCELLO
Lavoriam.
(Riprendono il lavoro.)
RODOLFO
(Getta la penna.)
Che penna infame!
(sempre seduto e molto pensieroso.)
MARCELLO
(Getta il pennello.)
Che infame pennello!
(Guarda fissamente il suo quadro, poi di nascosto da Rodolfo
estrae dalla tasca un nastro di seta e lo bacia.)
RODOLFO
(O Mimì tu più non torni.
O giorni belli,
piccole mani, odorosi capelli,
collo di neve!
Ah! Mimì, mia breve gioventù!
(Dal cassetto del tavolo leva la cuffietta di Mimì).
E tu, cuffietta lieve,
che sotto il guancial partendo ascose,
tutta sai la nostra felicità,
vien sul mio cuor!
Sul mio cuor morto, poich'è morto amor.)
MARCELLO
(Io non so come sia
che il mio pennel lavori
ed impasti colori
contro la voglia mia.
Se pingere mi piace
o cieli o terre o inverni o primavere,
egli mi traccia due pupille nere
e una bocca procace,
e n'esce di Musetta
e il viso ancor...
E n'esce di Musetta
il viso tutto vezzi e tutto frode.
Musetta intanto gode
e il mio cuor vil la chiama
e aspetta il vil mio cuor...)
RODOLFO
(Pone sul cuore la cuffietta, poi volendo nascondere a Marcello
la propria commozione, si rivolge a lui e disinvolto gli chiede:)
Che ora sia?
E Schaunard non torna?
MARCELLO
(Rimasto meditabondo, si scuote alle parole di Rodolfo
e allegramente gli risponde:)
L'ora del pranzo di ieri.
(Entrano Schaunard e Colline,
il primo porta quattro pagnotte e l'altro un cartoccio.)
SCHAUNARD
Eccoci.
RODOLFO
Ebben?
MARCELLO
Ebben?
(Schaunard depone le pagnotte sul tavolo.)
(con sprezzo)
Del pan?
COLLINE
(Apre il cartoccio e ne estrae un'aringa che pure colloca sul tavolo.)
È un piatto degno di Demostene:
un 'aringa...
SCHAUNARD
... salata.
COLLINE
Il pranzo è in tavola.
(Siedono a tavola, fingendo d'essere ad un lauto pranzo.)
MARCELLO
Questa è cuccagna
da Berlingaccio.
SCHAUNARD
(Pone il cappello di Colline sul tavolo
e vi colloca dentro una bottiglia d'acqua.)
Or lo sciampagna
mettiamo in ghiaccio.
RODOLFO
(a Marcello, offrendogli del pane)
Scelga, o barone;
trota o salmone?
MARCELLO
(Ringrazia, accetta, poi si rivolge a Schaunard
e gli presenta un altro boccone di pane.)
Duca, una lingua
di pappagallo?
SCHAUNARD
(Gentilmente rifiuta, si versa un bicchiere d'acqua poi lo passa a Marcello;
l'unico bicchiere passa da uno all'altro.
Colline, che ha divorato in gran fretta la sua pagnotta, si alza.)
Grazie, m'impingua.
Stasera ho un ballo.
RODOLFO
(a Colline)
Già sazio?
COLLINE
(con importanza e gravità)
Ho fretta.
Il Re m'aspetta
MARCELLO
(premurosamente)
C'è qualche trama?
RODOLFO
Qualche mister?
(Si alza, si avvicina a Colline, e gli dice con curiosità comica:)
Qualche mister?
MARCELLO
Qualche mister?
COLLINE
(Passeggia pavoneggiandosi con aria di grande importanza.)
Il Re mi chiama
al Minister.
RODOLFO, SCHAUNARD e MACRELLO
(Circondan Colline e gli fanno grandi inchini.)
Bene!
COLLINE
(con aria di protezione)
Però...
vedrò... Guizot!
SCHAUNARD
(a Marcello)
Porgimi il nappo.
MARCELLO
(Gli dà l'unico bicchiere.)
Sì, bevi, io pappo!
SCHAUNARD
(Solenne, sale su di una sedia e leva in alto il bicchiere.)
Mi sia permesso al nobile consesso...
RODOLFO e COLLINE
(interrompendolo)
Basta!
MARCELLO
Fiacco !
COLLINE
Che decotto!
MARCELLO
Leva il tacco!
COLLINE
(prendendo il bicchiere a Schaunard)
Dammi il gotto!
SCHAUNARD
(Fa cenno agli amici di lasciarlo continuare.)
(ispirato)
M'ispira irresistibile
l'estro della romanza!...
GLI ALTRI
(urlando)
No!
SCHAUNARD
(arrendevole)
Azione coreografica
allora?...
GLI ALTRI
(Applaudendo, circondano Schaunard e lo fanno scendere dalla sedia.)
Sì! Sì!...
SCHAUNARD
La danza
con musica vocale!
COLLINE
Si sgombrino le sale...
(Portano da un lato la tavola e le sedie e si dispongono a ballare.)
Gavotta.
MARCELLO
(proponendo varie danze)
Minuetto.
RODOLFO
Pavanella.
SCHAUNARD
(marcando la danza spagnola)
Fandango.
COLLINE
Propongo la quadriglia.
(Gli altri approvano.)
RODOLFO
(allegramente)
Mano alle dame.
COLLINE
Io détto!
(Finge di essere in grandi faccende per disporre la quadriglia.)
SCHAUNARD
(Improvvisando, batte il tempo con grande, comica importanza.)
Lallera, lallera, lallera, là.
RODOLFO
(Si avvicina a Marcello, gli fa un grande inchino offrendogli la mano.)
Vezzosa damigella...
MARCELLO
(con modestia, imitando la voce femminile)
Rispetti la modestia.
(con voce naturale)
La prego.
SCHAUNARD
Lallera, lallera, lallera, là.
COLLINE
(dettando le figurazioni)
Balancez.
(Rodolfo e Marcello ballano la quadriglia.)
MARCELLO
Lallera, lallera, lallera,
SCHAUNARD
(provocante)
Prima c'è il Rondò.
COLLINE
(provocante)
No, bestia !!
SCHAUNARD
(con disprezzo esagerato)
Che modi da lacchè!
(Rodolfo e Marcello continuano a ballare.)
COLLINE
(offeso)
Se non erro,
lei m'oltraggia.
Snudi il ferro.
(Corre al camino e afferra le molle.)
SCHAUNARD
(Prende la paletta del camino.)
Pronti.
(mettendosi in posizione per battersi)
Assaggia.
Il tuo sangue io voglio ber.
COLLINE
(Fa altrettanto.)
Uno di noi qui si sbudella.
(Rodolfo e Marcello cessano dal ballare e si smascellano dalle risa.)
SCHAUNARD
Apprestate una barella.
COLLINE
Apprestate un cimiter.
(Schaunard e Colline si battono.)
RODOLFO e MARCELLO
(allegramente)
Mentre incalza
la tenzone,
gira e balza
Rigodone.
(Ballano intorno ai duellanti, che fingono di essere sempre più inferociti.)
(Si spalanca l'uscio ed entra Musetta in grande agitazione.)
MARCELLO
(scorgendola)
Musetta
MUSETTA
(ansimante)
C'è Mimì...
(Con viva ansietà attorniano Musetta.)
C'è Mimì che mi segue e che sta male.
RODOLFO
Ov'è?
MUSETTA
Nel far le scale
più non si resse.
(Si vede, per l'uscio aperto, Mimì seduta sul più alto gradino della scala.)
RODOLFO
Ah!
(Si precipita verso Mimì; Marcello accorre anche lui.)
SCHAUNARD
(a Colline)
Noi accostiam
quel lettuccio.
(Ambedue portano innanzi il letto.)
RODOLFO
(Coll'aiuto di Marcello porta Mimì fino al letto.)
Là.
(agli amici, piano:)
Da bere.
(Musetta accorre col bicchiere dell'acqua e ne dà un sorso a Mimì.)
MIMÌ
(con grande passione)
Rodolfo!
RODOLFO
(Adagia Mimì sul letto.)
Zitta, riposa.
MIMÌ
(Abbraccia Rodolfo.)
O mio Rodolfo!
Mi vuoi qui con te?
RODOLFO
Ah! mia Mimì,
sempre, sempre !
(Persuade Mimì a sdraiarsi sul letto e stende su di lei la coperta,
poi con grandi cure le accomoda il guanciale sotto la testa.)
MUSETTA
(Trae in disparte gli altri, e dice loro sottovoce:)
Intesi dire che Mimì, fuggita
dal Viscontino, era in fin di vita.
Dove stia? Cerca, cerca... la veggo
passar per via
trascinandosi a stento.
Mi dice: "Più non reggo...
Muoio! lo sento...
(Agitandosi, senz'accorgersene alza la voce.)
Voglio morir con lui! Forse m'aspetta...
M'accompagni, Musetta?..."
MARCELLO
(Fa cenno di parlar piano e Musetta si porta a maggior distanza da Mimì.)
Sst.
MIMÌ
Mi sento assai meglio...
lascia ch'io guardi intorno.
(con dolce sorriso)
Ah, come si sta bene qui!
Si rinasce, ancor sento la vita qui...
(alzandosi un poco e riabbracciando Rodolfo)
No! tu non mi lasci più!
RODOLFO
Benedetta bocca,
tu ancor mi parli!
MUSETTA
(da parte agli altri tre)
Che ci avete in casa?
MARCELLO
Nulla !
MUSETTA
Non caffè? Non vino?
MARCELLO
(con grande sconforto)
Nulla! Ah! miseria!
SCHAUNARD
(osservata cautamente Mimì, tristemente a Colline, traendolo in disparte:)
Fra mezz'ora è morta!
MIMÌ
Ho tanto freddo!...
Se avessi un manicotto! Queste mie mani
riscaldare non si potranno mai?
(Tossisce.)
RODOLFO
(Prende nelle sue le mani di Mimì riscaldandogliele.)
Qui nelle mie! Taci!
Il parlar ti stanca.
MIMÌ
Ho un po' di tosse!
Ci sono avvezza.
(Vedendo gli amici di Rodolfo, li chiama per nome:
essi accorrono premurosi presso di lei.)
Buon giorno, Marcello,
Schaunard, Colline... buon giorno.
(sorridendo)
Tutti qui, tutti qui
sorridenti a Mimì.
RODOLFO
Non parlar, non parlar.
MIMÌ
Parlo piano,
non temere, Marcello,
(facendogli cenno di appressarsi)
date retta: è assai buona Musetta.
MARCELLO
Lo so, lo so.
(Porge la mano a Musetta.)
(Schaunard e Colline si allontanano tristemente:
Schaunard siede al tavolo, col viso fra le mani;
Colline rimane pensieroso.)
MUSETTA
(Conduce Marcello lontano da Mimì, si leva gli orecchini
e glieli porge dicendogli sottovoce:)
A te, vendi, riporta
qualche cordial, manda un dottore!...
RODOLFO
Riposa.
MIMÌ
Tu non mi lasci?
RODOLFO
No! No!
(Mimì a poco a poco si assopisce, Rodolfo prende una scranna
e siede presso al letto)
(Marcello fa per partire,
Musetta lo arresta e lo conduce più lontano da Mimì.)
MUSETTA
Ascolta!
Forse è l'ultima volta
che ha espresso un desiderio, poveretta!
Pel manicotto io vo. Con te verrò.
MARCELLO
(commosso)
Sei buona, o mia Musetta.
(Musetta e Marcello partono frettolosi.)
COLLINE
(Mentre Musetta e Marcello parlavano, si è levato il pastrano.)
(con commozione crescente)
Vecchia zimarra, senti,
io resto al pian, tu ascendere
il sacro monte or devi.
Le mie grazie ricevi.
Mai non curvasti il logoro
dorso ai ricchi ed ai potenti.
Passâr nelle tue tasche
come in antri tranquilli
filosofi e poeti.
Ora che i giorni lieti
fuggîr, ti dico: addio,
fedele amico mio.
Addio, addio.
(Colline, fattone un involto, se lo pone sotto il braccio,
ma vedendo Schaunard, si avvicina a lui,
gli batte una spalla dicendogli tristemente:)
Schaunard, ognuno per diversa via
(Schaunard alza il capo.)
mettiamo insiem due atti di pietà;
io... questo!
(Gli mostra la zimarra che tiene sotto il braccio)
E tu...
(accennandogli Rodolfo chino su Mimì addormentata)
lasciali soli là!...
SCHAUNARD
(Si leva in piedi.)
(commosso)
Filosofo, ragioni!
(guardando verso il letto)
È ver!... Vo via!
(Si guarda intorno, e per giustificare la sua partenza
prende la bottiglia dell'acqua e scende dietro Colline
chiudendo con precauzione l'uscio.)
MIMÌ
(Apre gli occhi, vede che sono tutti partiti
e allunga la mano verso Rodolfo, che gliela bacia amorosamente.)
Sono andati? Fingevo di dormire
perché volli con te sola restare.
Ho tante cose che ti voglio dire,
o una sola, ma grande come il mare,
come il mare profonda ed infinita...
(Mette le braccia al collo di Rodolfo.)
Sei il mio amore e tutta la mia vita!
RODOLFO
Ah, Mimì,
mia bella Mimì!
MIMÌ
(Lascia cadere le braccia.)
Son bella ancora?
RODOLFO
Bella come un'aurora.
MIMÌ
Hai sbagliato il raffronto.
Volevi dir: bella come un tramonto.
"Mi chiamano Mimì,
il perché non so...".
RODOLFO
(intenerito e carezzevole)
Tornò al nido la rondine e cinguetta.
(Si leva di dove l'aveva riposta, sul cuore,
la cuffietta di Mimì e gliela porge.)
MIMÌ
(gaiamente)
La mia cuffietta...
Ah!
(Tende a Rodolfo la testa, questi le mette la cuffietta.
Mimì fa sedere presso a lei Rodolfo
e rimane colla testa appoggiata sul petto di lui.)
Te lo rammenti quando sono entrata
la prima volta, là?
RODOLFO
Se lo rammento!
MIMÌ
Il lume si era spento...
RODOLFO
Eri tanto turbata!
Poi smarristi la chiave...
MIMÌ
E a cercarla
tastoni ti sei messo!...
RODOLFO
...e cerca, cerca...
MIMÌ
Mio bel signorino,
posso ben dirlo adesso:
lei la trovò assai presto...
RODOLFO
Aiutavo il destino...
MIMÌ
(ricordando l'incontro suo con Rodolfo la sera della vigilia di Natale)
Era buio; e il mio rossor non si vedeva...
(Sussurra le parole di Rodolfo).
"Che gelida manina...
Se la lasci riscaldar!..."
Era buio
e la man tu mi prendevi...
(Mimì è presa da uno spasimo di soffocazione
e lascia ricadere il capo, sfinita.)
RODOLFO
(Spaventato, la sorregge.)
Oh Dio! Mimì!
(In questo momento Schaunard ritorna:
al grido di Rodolfo accorre presso Mimì).
SCHAUNARD
Che avvien?
MIMÌ
(Apre gli occhi e sorride per rassicurare Rodolfo e Schaunard.)
Nulla. Sto bene.
RODOLFO
(La adagia sul cuscino.)
Zitta, per carità.
MIMÌ
Sì, sì, perdona,
ora sarò buona.
(Musetta e Marcello entrano cautamente, Musetta porta un manicotto
e Marcello una boccetta.)
MUSETTA
(a Rodolfo)
Dorme?
RODOLFO
(avvicinandosi a Marcello)
Riposa.
MARCELLO
Ho veduto il dottore!
Verrà; gli ho fatto fretta.
Ecco il cordial.
(Prende una lampada a spirito, la pone sulla tavola e l'accende.)
MIMÌ
Chi parla?
MUSETTA
(Si avvicina a Mimì e le porge il manicotto.)
Io, Musetta.
MIMÌ
(Aiutata da Musetta si rizza sul letto,
e con gioia quasi infantile prende il manicotto.)
Oh, come è bello e morbido! Non più
le mani allividite. Il tepore
le abbellirà...
(a Rodolfo)
Sei tu
che me lo doni?
MUSETTA
(pronta)
Sì.
MIMÌ
(Stende una mano a Rodolfo).
Tu, spensierato!
Grazie. Ma costerà.
(Rodolfo scoppia in pianto.)
Piangi? Sto bene...
Pianger così, perché?
(Mette le mani nel manicotto,
si assopisce inclinando graziosamente la testa sul manicotto
in atto di dormire.)
Qui.. amor... sempre con te!
Le mani... al caldo... e... dormire.
(Silenzio).
RODOLFO
(Rassicurato nel vedere che Mimì si è addormentata,
cautamente si allontana da essa e fatto un cenno agli altri di non far rumore,
si avvicina a Marcello.)
Che ha detto
il medico?
MARCELLO
Verrà.
MUSETTA
(Fa scaldare la medicina portata da Marcello sul fornello a spirito,
e quasi inconsciamente mormora una preghiera.)
(Rodolfo, Marcello e Schaunard parlano assai sottovoce fra di loro;
di tanto in tanto Rodolfo fa qualche passo verso il letto,
sorvegliando Mimì, poi ritorna verso gli amici.)
Madonna benedetta,
fate la grazia a questa poveretta
che non debba morire.
(interrompendosi, a Marcello)
Qui ci vuole un riparo
perché la fiamma sventola.
(Marcello si avvicina e mette un libro ritto sulla tavola
formando paravento alla lampada.)
Così.
(Ripiglia la preghiera.)
E che possa guarire.
Madonna santa, io sono
indegna di perdono,
mentre invece Mimì
è un angelo del cielo.
(mentre Musetta prega, Rodolfo le si è avvicinato.)
RODOLFO
Io spero ancora. Vi pare che sia
grave?
MUSETTA
Non credo.
SCHAUNARD
(Camminando sulla punta dei piedi va ad osservare Mimì,
fa un gesto di dolore e ritorna presso Marcello.)
(con voce strozzata)
Marcello, è spirata...
(Intanto Rodolfo si è avveduto che il sole della finestra della soffitta
sta per battere sul volto di Mimì e cerca intorno come porvi riparo;
Musetta se ne avvede e gli indica la sua mantiglia,
sale su di una sedia e studia il modo di distenderla sulla finestra.)
(Marcello si avvicina a sua volta al letto e se ne scosta atterrito;
intanto entra Colline che depone del danaro sulla tavola presso a Musetta.)
COLLINE
Musetta, a voi!
(Poi visto Rodolfo che solo non riesce a collocare la mantiglia
corre ad aiutarlo chiedendogli di Mimì)
Come va?...
RODOLFO
Vedi?... È tranquilla.
(Si volge verso Mimì, in quel mentre Musetta gli fa cenno
che la medicina è pronta, scende dalla scranna,
ma nell'accorrere presso Musetta si accorge dello strano contegno
di Marcello e Schaunard.)
(con voce strozzata dallo sgomento)
Che vuol dire
quell'andare e venire,
quel guardarmi così...
MARCELLO
(Non regge più, corre a Rodolfo e abbracciandolo con voce angosciata grida:)
Coraggio !
RODOLFO
(Si precipita al letto di Mimi, la solleva
e scotendola grida colla massima disperazione:)
(piangendo)
Mimì... Mimì!...
(Si getta sul corpo esanime di Mimì)
(Musetta, spaventata corre al letto, getta un grido angoscioso,
buttandosi ginocchioni e piangente ai piedi di Mimì
dalla parte opposta di Rodolfo.
Schaunard si abbandona accasciato su di una sedia a sinistra della scena.
Colline va ai piedi del letto, rimanendo atterrito per la rapidità della catastrofe.
Marcello singhiozza, volgendo le spalle al proscenio.)
F I N E






